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Le fiabe prosperano, la realtà viene punita

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una proliferazione incontrollata di narrazioni su qualunque cosa: sulla guerra in Ucraina, sulla Russia, su Putin, su Trump, su Netanyahu, su Gaza, sull’Iran e su molto altro ancora. Il dato inquietante non è la pluralità delle interpretazioni, che in sé sarebbe segno di vitalità critica, ma il progressivo svuotamento del rapporto con i fatti. Il diritto internazionale, il senso elementare di giustizia, la realtà concreta dei corpi, delle città distrutte, delle vite spezzate, persino l’istinto primario di sopravvivenza sembrano essere stati soppiantati da una febbre interpretativa che si nutre di congetture sterili, quando non apertamente fantasiose.
Si è arrivati al punto che qualunque evento può essere spiegato ricorrendo a trame segrete, giochi di specchi, piani occulti di portata cosmica, fino ad attribuire ciò che accade all’intervento di entità extraterrestri. Non è un’iperbole: chi sostiene simili tesi raccoglie talvolta decine di migliaia di visualizzazioni, senza subire alcuna conseguenza. Paradossalmente, quanto ovviamente, chi prova a riportare l’attenzione su dati verificabili, su documenti, su fatti storicamente accertabili, viene colpito da sanzioni, oscuramenti, delegittimazioni. Le fiabe prosperano, la realtà viene punita.
In questo clima, chiunque può improvvisarsi qualsiasi cosa, purché rinunci a partire dai fatti. Le narrazioni che circolano sono spesso incoerenti persino al loro interno, ma vengono difese con una furia quasi religiosa. Leader mondiali dipinti come segreti alleati che complottano per un nuovo ordine multipolare; guerre presentate come finzioni teatrali; bombardamenti negati mentre avvengono; embarghi cancellati dalla memoria collettiva; popoli ridotti a comparse entusiaste che festeggiano la propria liberazione, come se la sofferenza economica e sociale non esistesse. Ogni smentita viene assorbita senza lasciare traccia: se un fatto contraddice la narrazione, non è la narrazione a essere rivista, è il fatto a essere negato, ridimensionato, reinterpretato fino a sparire. A questa mitologia alternativa si affianca, in modo speculare, quella prodotta dai media dominanti: un universo altrettanto grottesco, popolato da caricature demoniache, leader trasformati in mostri mitologici, eserciti dipinti alternativamente come invincibili orde apocalittiche o come bande di primitivi armati di ferrivecchi, a seconda delle esigenze del momento. Il risultato è una dissonanza permanente: lo stesso nemico è presentato come ridicolo e onnipotente, arretrato e ipertecnologico, prossimo al collasso ma sul punto di conquistare il continente. Ogni contraddizione viene accolta senza imbarazzo, purché alimenti la paura e giustifichi nuove escalation.
In mezzo a queste narrazioni contrapposte, ciò che scompare è la capacità di distinguere. Non distinguiamo più tra propaganda e analisi, tra ipotesi e fatti, tra chi trae profitto dal conflitto e chi prova, goffamente ma onestamente, a rimettere al centro la realtà. E così finiamo per difendere con accanimento simboli, leader, salvatori immaginari, mentre restiamo ciechi di fronte a gruppi ben reali di criminali, interessi economici concreti, responsabilità politiche precise che operano a danno di milioni di persone.
A questo punto sorge una domanda che è insieme filosofica ed esistenziale: perché mai qualcuno dovrebbe ancora tentare di restituire un po’ di realtà allo sguardo collettivo, se sono proprio le persone a rifiutarla? Se la realtà è faticosa, ambigua, priva di eroi puri, mentre la fantasia offre trame rassicuranti, colpevoli assoluti e salvatori provvidenziali, perché scegliere la prima?
Forse perché, al di là di ogni analisi geopolitica, è in gioco qualcosa di più profondo: la nostra relazione con la verità e la paura. Quando la verità diventa insopportabile, la coscienza preferisce rifugiarsi nel mito. Non è una novità storica, ma oggi il mito viaggia alla velocità degli algoritmi.
E allora, tra le favole del mainstream e le contro-favole dei social, scegliamo ciò che ci consola di più, non ciò che ci rende più lucidi.
Meglio gli alieni, meglio i salvatori di turno, meglio credere che tutto sia già deciso altrove, piuttosto che sostenere il peso di guardare in faccia il reale, con la sua complessità, la sua crudeltà e la nostra responsabilità dentro di esso.
Buona serata a tutti coloro che sentono quanto la verità sia un'eterna tensione dell'anima e mai un possesso della mente e della parola. Buona serata anche agli altri, tanto per loro è sempre notte.
Un abbraccio,
Pier

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