Trump in missione per conto di Dio
Vedo che non sono poche le persone che credono che Trump sia impegnato in una sorta di missione per conto di Dio, come Jake ed Elwood nel film Blues Brothers. Dopo il mio video ironico e provocatorio sulla Machado che simbolicamente investe Trump del premio Nobel per la pace, ho ricevuto alcune osservazioni che vedo ripetersi un po’ ovunque, anche sui nostri media: sostanzialmente quel che facevo altrettanto ironicamente notare con un altro video di pochi giorni fa dal titolo “La badante mi ha detto”. Infatti, da quando Trump ha rapito Maduro, pare che tutti abbiano d’un tratto almeno un amico, un parente o una badante venezuelana che testimonia l’orrore del regime. Strano che nessuno avesse una badante del Donbass prima dell’operazione militare speciale russa. Ad ogni modo, i problemi di comprensione più elementari si stanno diffondendo a macchia d’olio. Vale quindi la pena, come ormai rito, fare alcune precisazioni per tentare di ripristinare il minimo buon senso. Non ho mai detto che i governi “sono tutti uguali”, né che non esistano differenze storiche. Ho ad esempio detto, in un commento, che sono contro tutti nel senso che non mi schiero con nessun potere armato, che non sacralizzo alcuna guerra e che sono contro tutte le forme di aggressione oggi in atto. Se facciamo l’esempio del nazismo (come mi è stato fatto, dicendo che se le persone durante quel periodo fossero state contro tutti oggi ci sarebbero ancora i campi di concentramento), vale la pena ricordare le molte persone che vi si opposero senza essere né comuniste né filo-statunitensi, ma semplicemente umane. Se questa posizione viene letta come complicità alle varie malefatte del nostro tempo, a mio avviso siamo di fronte a un errore ermeneutico fondato sulla binarietà del pensiero contemporaneo, secondo cui o si è con qualcuno o contro qualcuno, come se alternative ulteriori non esistessero, quando nei fatti ve ne sono sempre infinite. Essere critici verso un potere o un sistema, inoltre, non esclude la possibilità di riconoscerne o sostenerne singole azioni in specifici momenti drammatici della storia, senza per questo trasformarlo in un riferimento morale assoluto. Il punto più rilevante, per me, non è scegliere tra poteri armati contrapposti, ma interrogare la logica che li produce. Ogni volta che la storia viene usata per giustificare nuove guerre, il pensiero critico viene sospeso e la violenza torna a essere legittimata. A me interessa questo. Inoltre, se iniziamo a dare premi Nobel per la pace a chi conduce o sostiene guerre, diventa difficile capire a chi andranno domani le medaglie al valore per le azioni militari. È questa l’assurdità che facevo notare nel breve video, anche se pare non immediatamente comprensibile. Non ho valutato il governo Maduro, ma il senso stesso del termine pace, che sembra essersi evidentemente dissolto da quando la propaganda mediatica ha iniziato a cambiare le etichette ai fatti. Curioso vedere come le persone mangino carne putrefatta se sopra al piatto viene messa l’etichetta “specialità fiorentina”. Non lo trovate curioso? Usare poi ancora una volta il nazismo come paragone automatico per obbligare gli altri a schierarsi è una scorciatoia dialettica di tipo sofista, logora, non un’analisi storica accurata. Rifiutare la logica della guerra non significa negare le differenze tra i regimi, ma non concedere a nessun potere il diritto di giustificare la violenza come soluzione dei conflitti e, soprattutto, di farci aderire. Sembra essersi completamente persa l’idea che da un contenzioso si possa uscire senza violenza, ed è stato proprio questo, storicamente, il passaggio che ha legittimato a livello di massa le guerre più atroci.
Ad maiora semper, Frati.
Pier
Tags: Crisi economica, Politica
Commenti
RSS feed dei commenti di questo post.