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Etichettine sempre nuove e sempre uguali

Ormai, dopo i miei ultimi articoli e video che potrei scherzosamente definire “senza mamma e papà”, in modo martellante continuo a ricevere commenti e mail di disappunto e di delusione, per non parlare delle chiusure degli abbonamenti, il tutto accompagnato da etichettine sempre nuove e sempre uguali allo stesso tempo. L’ultima, in ordine di apparizione, è stata: “Sei un rosso senza speranza!”.
Rosso, cioè comunista (a parte il fatto che qualcuno mi deve spiegare cosa significhi oggi comunista), quindi una scorciatoia linguistica che riduce, semplifica e infine mortifica il tentativo di aprire la coscienza e di andare oltre l’ordine degradante del discorso imposto. A giorni alterni mi vengono appuntate addosso varie spillette: “fassista”, comunista, retrogrado, progressista, maschilista, femminista. In base al posizionamento di chi ascolta quel che dico, finisco così un po’ più a destra o a sinistra, un po’ sopra o sotto, nel tentativo costante di contenere, dentro una mappa bidimensionale o dentro una tifoseria ideologica, un movimento di coscienza che in realtà cerca di andare oltre i confini che il sistema vorrebbe imporci come appartenenza o come opposizione, due polarità che non sono altro che le facce della medesima medaglia.
Con la pandemia avevo persino sperato che, con tutto quel vaccinare, fossimo stati almeno vaccinati dalle etichette, considerando il male colossale che hanno prodotto nelle relazioni, nel tessuto sociale e nella capacità stessa di ascoltarci. La realtà è stata opposta, porca paletta eolica, poiché il pensiero dicotomico ne è uscito ulteriormente rafforzato. Al di là di queste categorie logore, continuamente riproposte all’interno di un pensiero binario e divisivo, funzionale a frammentare le persone e a speculare sopra le nostre teste, con i nostri soldi e con le nostre vite, esiste però una realtà più silenziosa, più vasta e più soleggiata. È la realtà di un pensiero incondizionato che osserva, condivide, riflette, ritorna a confrontarsi, con affetto e con l’intenzione autentica di scorgere il vero e il bene insieme, con amore.
Guardate la luna e non il dito, argomentate partendo dall’ipotesi che ci si voglia incontrare, che forse non ci si sia capiti, e resistete alla tentazione di lanciare etichette come frecce contro un nemico immaginario.
Vabbè, io continuo “senza mamma e papà”, non perché orfano, ma perché uscito di casa da un po’. Se vi riconoscete, continuiamo a passeggiare amorevolmente e simpaticamente assieme verso il sole.

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