Era la fine dell’anno e un viaggiatore stava attraversando una terra sconosciuta. Camminava da tempo e si sentiva stanco, non solo nel corpo, ma anche nel cuore. A un certo punto vide una piccola casa e sulla porta lesse una scritta che lo colpì: Dispensatore dei doni del tempo. Incuriosito, bussò. Venne ad aprire un anziano al quale era impossibile dare un’età, sembrava vecchio quanto il mondo. Il viaggiatore gli chiese cosa significasse quella scritta. «Io sono colui che dispensa i doni a tutte le creature della terra», rispose l’anziano. «Entra pure, viandante. Ti vedo molto stanco. Ti preparerò una tazza calda di memoria». L’uomo entrò, si sedette vicino al camino e bevve un po’ di quello strano liquido fumante. Subito iniziò a rivedere, nella mente, susseguirsi velocissimi tutti i momenti dell’anno appena passato. Sconvolto, esclamò: «Allora è vero, lei è davvero il dispensatore dei doni del tempo». «Certo», rispose il vecchietto.
Il viaggiatore esitò un istante, poi disse: «Mi permetta una domanda. L’anno sta finendo e ho camminato in lungo e in largo cercando un po’ di felicità. Fra poco dovrò ripartire. Posso sapere perché ho passato mesi così vuoti, poveri e fallimentari? Lei elargisce in base ai meriti? Ho forse fatto qualcosa di sbagliato? Perché le giuro che ho cercato in ogni modo di essere un buon uomo e mi sono impegnato tanto, ma le cose non sono per nulla andate come speravo». L’anziano lo fissò a lungo. «Mi dispiace che tu senta questo. Lascia che controlli il mio libro del tempo».
Aprì un grande libro e iniziò a leggere: «In questi ultimi dodici mesi ti ho donato albe e tramonti limpidi, piogge che hanno reso fertile la terra e ti hanno bagnato il corpo, onde del mare, vento e canto d’uccelli. Ti ho donato persone e animali che ti hanno amato immensamente, sorrisi, abbracci, notti di silenzio e ore di lavoro per sostenerti e migliorarti. Ti ho donato ripide salite e comode discese. Ho liberato tuo padre da una lunga malattia. Ti ho inviato molti messaggeri per sostenerti e aprirti gli occhi, alcuni delicati, altri molto duri, lo so, ma la medicina per guarire il vostro ego non può essere sempre dolce».
Chiuse il libro e aggiunse: «A me pare di averti donato un anno irripetibile e prospero. Comprendo anche le tue parole di dolore. Questo accade spesso perché voi umani vi fissate nel cercare cose che avete ingrandito nella vostra testa e così perdete tutto ciò che vi cade addosso, in ogni istante, come una pioggia dorata. La vostra ricerca di felicità, paradossalmente, diventa spesso la causa prima della vostra miseria».
«Ma io ho lavorato tanto per ottenere certe cose», replicò il viaggiatore. «Perché non dovrei avere la possibilità di raggiungerle?»
«Io dispenso i doni che la vita mi chiede di offrire», rispose il vecchietto. «Non esaudisco desideri. Il raggiungimento dei vostri desideri dipende in larga parte da come usate i doni che ricevete. Ma quando il desiderare diventa così cieco da nascondervi i doni, come pensi che possano andare le cose?»
Dopo un momento di riflessione il viaggiatore chiese: «L’anno sta per finire. Può dirmi cosa mi attende nel nuovo anno?»
Il vecchietto riaprì il libro e disse: «Sai, figliolo, la vita dona ciò che serve per maturare. Qui vedo che ora ti attendono: l’abbandono, per imparare il valore della presenza; la povertà, per imparare il valore delle piccole cose; la malattia, per imparare il valore del tempo e della vita».
A quelle parole il viaggiatore cadde in ginocchio, piangendo.
«Ho capito, signore. Ho capito. Non serve che mi faccia attraversare tutto questo. Glielo giuro, ho compreso la lezione». «Dimmi allora qual è questa lezione», disse il vecchietto. «Se le tue parole saranno sincere, le pagine del mio libro cambieranno, perché in realtà non sono io a decidere di cosa avete bisogno, ma siete voi stessi, in base alla vostra maturazione».
Il viaggiatore gli prese le mani e, con gli occhi colmi di lacrime, rispose:
«La gratitudine, signore. La gratitudine per tutto ciò che c’è, qui e ora».
Il vecchietto sorrise e chiuse il libro.
In quell’istante il viaggiatore si svegliò nel suo letto, tutto sudato e tremante, accanto alla sua bellissima moglie che dormiva. Pianse a lungo in silenzio, ma questa volta di gioia e di gratitudine.