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Tu sei la nave, il faro e le tempeste della vita

Sara ha scritto: "Sento che in questo tempo pieno di difficoltà perdo continuamente il mio equilibrio interiore. Qualche suggerimento? Un abbraccio grande!"

Pier ha risposto: Cara Sara, l’identificazione con ciò che accade, pensieri, emozioni, stati d’animo, ci allontana dalla presenza quieta del nostro essere. Più siamo identificati, meno siamo presenti; meno siamo identificati, più siamo interi, vivi, reali. Non è facile, certo. Ma la via non è un funambolico equilibrismo fra poli opposti, è un dolce esserci e lasciar andare.

Per cogliere questa verità, permetti che un’immagine ti venga incontro. Immaginati seduta, comoda, all’interno di un faro alto e solido, piantato come una sentinella sulla roccia viva di una scogliera che fronteggia l’oceano. A volte, fuori dai vetri, la vista è splendida: il cielo limpido, la luce dorata che danza sull’acqua e i delfini che saltano, giocano, si rincorrono tra le onde. Altre volte, invece, il cielo si vela, il vento del nord ulula come un’antica creatura del profondo e le onde si alzano gigantesche, si frangono con fragore sulla scogliera e contro i vetri, come grida dell’anima.

Tu sei lì, dentro il faro, a osservare. Non sei il mare, non sei le intemperie, non sei nemmeno le navi che lottano per orientarsi nella furia della tempesta; ma tutto questo ti appartiene. I delfini sono le tue emozioni leggere, giocose, luminose. Le onde impetuose sono le tue paure, i dolori che attraversano l’anima, le correnti oscure che ti scuotono. Le navi sono le tue molte identità: le mille versioni di te che affrontano la vita, coraggiose e tremanti, cercando un approdo.

E il faro? Anche quello sei tu. Anzi, sei soprattutto il faro: quel centro silenzioso, presente, quella consapevolezza che non giudica, non si agita, non ha bisogno di nulla per essere piena. Sei la luce che non cerca, non dubita, non trema, ma illumina ogni cosa dandole significato e vita.

Il problema nasce quando dimentichi chi sei. Quando ti credi i delfini nei giorni felici, le onde nei momenti bui, un marinaio perduto nella notte del cuore. Ma tu sei tutto questo e oltre: sei anche colei che guarda, che accoglie, che resta. Sei la coscienza stessa che osserva se stessa mentre dimora stabile in mezzo al fluire del mondo. La tua vera essenza è un faro e un porto, per te stessa e per le persone che ami.

Nel mare dell’esistenza, ogni giorno qualcosa nasce e qualcosa muore. Emozioni, pensieri, stati d’animo: tutto è movimento, tutto cambia. Ma l’Essere che abita il faro, che è la luce del faro, quieto, fiero, libero dal tempo, non viene mai toccato da ciò che accade là fuori. Non vacilla, non si spezza, non svanisce. La tua libertà inizia quando riconosci questo spazio e impari a restarvi. Non c’è punto d’equilibrio da raggiungere, solo un’essenza da scoprire.

Rimani in compagnia di te stessa. Riscopriti luce ogni volta che puoi. Guarda senza attaccarti, senti senza farti trascinare. Non dimenticare mai: sei il faro che illumina il mare, e sei anche il porto in cui riposano tutte le navi di ieri e di domani.

Un caro abbraccio a te,
Pier

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