Lo spettacolo del mondo: sotto i riflettori della vita
Federico ha scritto: È da qualche settimana che leggo i tuoi post e guardo i tuoi video e devo dire che vi trovo un po’ di conforto. Sto attraversando un momento tremendo. Ho subito un torto che ritengo profondamente ingiusto e dalle gravi conseguenze per la mia reputazione, sia come professionista sia come padre. Vivo oppresso da una pesante sensazione di aver perso ogni cosa: d’essere stato ingannato e abbandonato da tutti, d’aver smarrito la mia dignità… la mia stessa vita. Non so quanto ancora riuscirò a resistere. Ho paura di perdermi irrimediabilmente, di cedere, di mollare. Non so esattamente cosa stia cercando nelle tue parole, forse solo un po’ d’onestà in cui ritrovare almeno un frammento di me… e di speranza.
Grazie.
Pier ha risposto: Caro Federico, per quanto il mondo possa farci a pezzi, se ci raccogliamo nello spazio più profondo della nostra Coscienza possiamo liberarci da qualsiasi paura, sofferenza o torto subito. Il centro più profondo della nostra Coscienza è come la nostra ombra: mai ci può essere sottratto, mai ci può abbandonare, perché è noi, è la nostra stessa, più vera essenza. Come può il fuoco perdere il suo calore o il cielo la sua vastità? È impossibile.
Ma ciò che può accaderci, e che credo stia accadendo a te proprio ora, è la dimenticanza, l’oblio di ciò che siamo, a causa di un eccesso di sollecitazioni negative esterne. Questo accade quotidianamente, a molti di noi, per svariate ragioni. È comprensibile, è drammaticamente facile e comune, viste le condizioni sociali e culturali in cui siamo costretti a muoverci.
Ma la cosa più importante ora è che tu comprenda che puoi uscire da questo stato di profondo smarrimento. Libertà e pace sono come la nostra ombra: possono sfuggire alla nostra vista, possono essere dimenticate, proprio perché sono sempre con noi, “alle nostre spalle”, ma non possono essere perse realmente, irrimediabilmente.
Questa “dimenticanza” succede più facilmente proprio quando i potenti riflettori di quel grande palcoscenico che è il mondo ci pongono, nostro malgrado, al centro dell’attenzione. Quando perdiamo una persona cara, quando veniamo profondamente traditi, truffati o persino ingiustamente colpiti nelle parti più intime del nostro essere, può sembrare che gli occhi del mondo intero siano puntati su di noi, contro di noi, per umiliarci e annientarci.
Ma se qualcuno o qualcosa, proprio mentre viviamo questi tragici momenti, riesce a scuoterci, richiamandoci a noi stessi, alla nostra essenza più vera, da quel sentirsi profondamente soli, traditi e abbandonati può nascere una grande opportunità. Infatti, quando iniziamo a sentirci soli e abbandonati, significa anche che i riflettori del mondo si stanno allontanando da noi.
Dopo essere stati feriti profondamente, dopo aver urlato e pianto fino a cadere esanimi sul palco dell’assurdo teatrino improvvisato dal fato, a un certo punto i riflettori si spengono e finalmente usciamo di scena. Il dolore, a quel punto, rimbomba e si muove nella nostra testa come fosse il suono delle confuse e gravi voci di un pubblico che abbandona, pieno di scherno e insoddisfazione, uno spettacolo. Ma proprio in questi momenti, se non ci abbandoniamo alla disperazione, se ci aggrappiamo con tenacia e fiducia alle parole di chi ci invita con forza a risvegliarci e rialzarci, possiamo notare l’ombra della nostra dignità e della nostra Coscienza più vera espandersi sempre più tutto intorno a noi.
Infatti, quando anche l’ultimo e più lontano riflettore del mondo si spegne, ogni cosa diviene solo notte e silenzio. E proprio in quel silenzio, in quell’oscurità, possiamo finalmente veder brillare e sentir cantare la più libera, profonda e serena dimensione della Coscienza, dove, se ci lasciamo sprofondare con fiducia, liberi dagli echi degli scherni e dal dolore che ci ha procurato il mondo, ogni sofferenza cessa, ogni paura si dissolve, ogni cosa ridiviene possibile e desiderabile.
Caro Federico, tu, come ognuno di noi, non puoi mollare la vita. Chi può mollare la sua ombra? Non cercare scorciatoie che non portano a nulla. Ascoltiamo con sempre maggiore attenzione il canto che si nasconde nel silenzio; abituiamo, con pazienza, i nostri occhi alla luce che splende nel buio, perché ogni inferno, se percorso sino alla fine, conduce alle porte del paradiso.
Cos’hai da perdere? Cosa abbiamo tutti noi da perdere? Fra non molto sarà la stessa vita a mandare a bussare alle nostre porte la sua unica e amata sorella gemella: la morte. Se il mondo ci ha sottratto ogni cosa, perché gettare anche l’ultima proprietà che ci rimane anzitempo, e cioè il nostro corpo?
Invitiamo la morte a danzare con noi nel pieno della vita. Impariamo ad abbandonare quel potente “bisogno di possesso che ci possiede”, restando freschi e giovani nel corpo e nella coscienza, mantenendo il gusto e il piacere di amare e giocare con le cose e con le persone.
Solo così le due meravigliose e tremende sorelle si possono incontrare e fondere in un unico abbraccio. E quando questa rarità accade, la loro riconoscenza e ricompensa sono immense: ci permettono infatti di entrare a far parte del loro amore senza tempo, di quel Ventre da cui tutto nasce e in cui tutto ritorna per rinnovarsi fra un soffio di vita e una pausa di morte.
A te vicino,
Pier