• Dadrim Copertina Originale
  • Dadrim Copertina Originale2

Il destino dell'evoluzione umana

Nico ha scritto: Ciao Pier, è un po’ che non ti scrivo… Come va? Quella che voglio porti è una domanda aperta che, nella sua apparente semplicità, somiglia a quelle che a volte mi fa mio figlio di sei anni.
Passano i secoli, si susseguono le generazioni, ma in fondo sembra non cambiare nulla. L’uomo non cambia, non progredisce, non evolve spiritualmente. Per la maggior parte di noi, la vita resta una continua lotta per la sopravvivenza. Non è che, forse, l’“Architetto” ci vuole così… primitivi?

Pier ha risposto: Qui tutto bene, grazie! Lasciamo da parte l’“Architetto”, che con la crisi degli immobili che c’è oggi temo sia disoccupato e depresso più che mai… Ma battute a parte, capisco bene la portata della tua domanda e la percezione amara che porta con sé. Se guardiamo alla maggioranza degli esseri umani, sul piano della consapevolezza interiore e della maturità sociale, è difficile negare che i secoli sembrino aver prodotto ben pochi mutamenti essenziali. E mentre la tecnologia corre a grandi falcate, migliorando strumenti e prestazioni, l’animo umano sembra spesso arrancare, schiavo di paure arcaiche, desideri compulsivi, relazioni dominate da dinamiche ripetitive e distruttive.

Questo scarto, questa dissonanza è drammatica: abbiamo nelle mani strumenti potentissimi, eppure li usiamo, troppo spesso, come bambini che giocano con armi da fuoco. È qui che si annida il rischio più grande: mettere una potenza immensa nelle mani di chi non ha ancora risvegliato in sé alcuna forma di sapienza.

Ma è altrettanto interessante notare che, proprio come accade per la tecnologia, anche l’evoluzione spirituale non è mai stata un affare di massa. La maggior parte delle persone non sa nulla né della scienza che le circonda né della propria interiorità. Ne fa uso, la consuma, la subisce. Le grandi trasformazioni, siano esse tecniche o interiori, sono sempre il frutto della fatica di pochi. Pochi che aprono sentieri, che fanno da ponte, che cadono e si rialzano non solo per se stessi ma, spesso inconsapevolmente, per molti altri.

Come scriveva Spinoza, “Tutto ciò che è grande è tanto raro quanto difficile.” È una frase tanto semplice quanto vertiginosa. Se ci pensi, afferma che la trasformazione autentica, quella profonda, che cambia davvero il nostro modo di essere nel mondo, è e sarà sempre un processo faticoso, lento, esposto alla solitudine e alla dimenticanza.

Eppure, proprio per questo, il tuo sguardo non deve soffermarsi troppo su ciò che gli altri non fanno o non capiscono. Come diceva il Buddha, “prima di cambiare il mondo, fai tre giri nella tua casa”. Ciò che davvero conta è cosa stai facendo tu, ora, della tua vita. Quali illusioni stai sciogliendo? Quanta libertà hai conquistato rispetto alle opinioni, alle paure, ai desideri che non ti appartengono? Non perché gli altri siano irrilevanti, ma perché senza questo primo movimento, intimo, radicale, ogni tentativo di cambiare l’umanità resta velleitario, fragile, perfino arrogante.

Certo, potresti temere che la follia del mondo ti travolga, che la stupidità organizzata dei potenti rovini ciò che hai costruito, che un crollo collettivo annienti ogni possibilità. Ed è un timore legittimo, umano. Ma se impari a vivere ogni istante con la piena coscienza della sua fragilità, come qualcosa che non ti è mai stato promesso, allora anche le azioni dei folli perdono potere su di te. È nel riconoscere la precarietà che scopriamo il valore, è nel sapere che possiamo perdere tutto che impariamo ad abitare davvero quello che abbiamo.

La filosofa Hannah Arendt ha scritto che “il più radicale di tutti i fattori rivoluzionari è la nascita: l’apparizione di un nuovo essere umano che è capace di iniziare.” In ogni gesto consapevole, in ogni istante in cui scegliamo di non reagire meccanicamente, ma di rispondere con presenza e responsabilità, qualcosa di nuovo viene al mondo. Ed è questo il vero atto evolutivo: non una mutazione di massa, ma la possibilità reale, concreta, di iniziare.

Quando risolviamo noi stessi, o almeno iniziamo a farlo, ci accorgiamo che i problemi del mondo cambiano forma. Alcuni si dissolvono, altri restano, ma non ci tormentano più nello stesso modo. Smettono di bloccarci. È così che funziona il risveglio: non ci rende indifferenti, ma ci restituisce a noi stessi, ci rende capaci di agire con lucidità, senza collassare nella disperazione.

In fondo, il problema della follia collettiva non appartiene né al folle né al saggio: riguarda solo chi si trova a metà del guado, chi cerca ancora dove mettere tutta la violenza e l’assurdità che percepisce. Ma anche quella è una tappa: quando le cose trovano il loro posto, quando la sofferenza si traduce in comprensione, anche la follia si mostra come parte della strada, e non più come il suo ostacolo.

Un caro saluto a te, e al tuo piccolo filosofo!
Pier

Negozio

Libro, maglietta, CD musicali e altri pensieri per entrare sempre più nel mondo di Dadrim.

Canzoni di Dadrim

Ascolta le canzoni che ho composto negli anni: un viaggio nel mondo delle emozioni e del pensiero umano alla ricerca del significato ultimo delle cose.

Iscriviti

Iscrizione gratuita e illimitata permette l'inserimento di commenti e la ricezione newsletter.