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Una relazione piena di conflitti e incomprensioni

Sara ha scritto: Cosa fare di una relazione piena di conflitti e incomprensioni? Dov’è l’amore in tutto ciò, in tutta questa inconsapevolezza? Dovrei troncare tutto e vivere sola, ma il mio desiderio, sogno, di vivere una relazione esclusiva non me lo permette. Che grande confusione!

Pier ha scritto: A ben guardare, l’amore non inizia con la consapevolezza, né termina con l’ignoranza. L’amore è, semplicemente, ciò che sostiene ogni movimento dell’esistenza, anche i più caotici, dolorosi, incomprensibili. C’è amore perfino là dove non sembra esserci: negli errori, negli urti, nelle illusioni. Anche nell’inconsapevolezza più profonda l’amore pulsa, cerca, desidera, come un fiume sotterraneo che scorre muto sotto una terra ancora arida.

L’amore è come la sete. È ciò che ci spinge a cercare, a muoverci, a tendere le mani anche quando non sappiamo dove stiamo andando. La consapevolezza, invece, è come una lampada accesa nella stanza della coscienza: non crea l’acqua, non genera il bicchiere, ma ci permette di vederli, di afferrarli, di dissetarci. Prima di addormentarci, in quella stanza oscura, abbiamo posato il bicchiere sul comodino della vita, pieni di speranza e di confusione. La luce della consapevolezza non inventa nulla, ma ci restituisce ciò che già c’era — solo che non riuscivamo a vederlo.

Per questo, il vero invito non è quello di cercare amore, ma di occuparsi della consapevolezza. Se essa si accende, l’amore trova la sua via, la sua misura, la sua pace. E nel frattempo, nel lungo e spesso doloroso frattempo, non abbattiamoci. Ricordiamo che anche nel buio, quando ci si urta e ci si ferisce, lo si fa spinti dallo stesso anelito: desiderare, incontrare, toccare, unirsi, sapere che non si è soli. Persino l’inciampo più goffo, quando nasce dal bisogno d’amare, è intriso di sacralità.

Le illusioni che proiettiamo sul mondo sono immagini confuse, riflessi distorti di ciò che realmente è. Ma sono tutto ciò che abbiamo in un primo tempo, e proprio per questo sono fondamentali. Non c’è risveglio che non parta da un sogno. Non c’è verità che non abbia avuto origine in un fraintendimento. Le illusioni sono la materia prima dell’anima che si costruisce: sono l’unica base da cui può partire il viaggio verso la verità. Ecco perché non vanno disprezzate. Perdersi è spesso la sola via per ritrovarsi.

E poi c’è la questione dell’esclusività, un nodo che molti confondono con l’amore maturo, ma che spesso è il riflesso di un amore ancora immaturo, impaurito, bisognoso. Se l’esclusività viene intesa come rifugio privato, come chiusura, come spazio in cui difendersi dal mondo, allora è solo un’altra forma dell’inconsapevolezza. Un tentativo nobile ma infantile di fermare il tempo, di proteggersi dal cambiamento, di aggrapparsi a qualcosa che possa colmare la propria mancanza. Ma se l’esclusività diventa il naturale fiorire di una particolare complicità, di un’affinità d’anima, di un’intimità che nasce non dal bisogno, ma dalla libertà — allora si trasforma in una danza sottile, in un dialogo che non esclude, ma amplifica.

In questo caso, l’altro non è più rifugio, né necessità. È presenza che arricchisce, non condizione che determina. È come in un’orchestra: una chitarra può suonare da sola e provare gioia nel suo canto, ma quando si unisce ad altri strumenti, se l’armonia è autentica, la sua voce si espande, si moltiplica, si esalta. L’unione non cancella l’autonomia, la esalta. La relazione non colma il vuoto, ma celebra la pienezza.

Ogni cammino spirituale autentico passa per questa comprensione: che l’amore non va cercato come qualcosa che manca, ma lasciato fluire come qualcosa che già è. E per farlo, non si deve sforzare il cuore, ma illuminare la mente. In questa luce, anche gli errori diventano sentieri. Anche il buio diventa grembo. Anche l’altro, finalmente, viene visto non come salvezza o minaccia, ma come fratello nell’essere, compagno nella sete, scintilla dello stesso fuoco.

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