Liberi di non essere liberi

Qualcuno ha chiesto: Tu credi che “libertà” possa essere anche vivere qualunque condizione di apparente mancanza di libertà esterna con estrema e quieta libertà interiore?
Pier ha risposto: Non è che “credo possa anche essere”: questa è la prima e l’ultima libertà. L’unica vera quiete interiore è quella che non dipende dalle cose del mondo e che, proprio per questo, risulta inattaccabile dal continuo mutamento degli eventi esterni. E in questo periodo credo proprio che ce ne sia un gran bisogno.
Questo, però, non significa, come molti fraintendono, che, qualora dovessi trovarmi a vivere una situazione esterna mortificante, o anche solo avversa al mio sano desiderio di sognare e realizzare cose sempre nuove e più belle, io non mi prodigherò anima e corpo per superare ogni ostacolo e perseguire una vita esteriore più degna e più ricca di significato. Significa, piuttosto, che vivrò e agirò partendo da una mente e da un cuore quieti e centrati, e proprio per questo ogni mia lotta, ogni mio sforzo, saranno massimamente lucidi, forti e dunque realmente efficaci.
Fintanto che saremo in questo corpo, la vita esteriore non potrà che presentarsi attraverso sfide sempre nuove, più o meno grandi. È la sua natura, la sua bellezza e, talvolta, la sua ferocia, che abbiamo in qualche modo desiderato e voluto, anche se spesso non lo comprendiamo, o codardamente lo rifiutiamo quando le cose si mettono al peggio. C’è chi affronta questo viaggio interamente travolto da paure e desideri contraddittori, e c’è chi lo percorre in modo quieto e sobrio, perché è divenuto libero dall’ossessione del risultato, capace di modificare ciò che può essere cambiato e di accettare ciò che, per il momento, resta inalterabile.
Dico “momentaneamente” poiché nulla dura per sempre, né ciò che amiamo, né ciò che odiamo. Nella più duratura delle condizioni, sarà la morte a liberarci dal dolore o a privarci del piacere.
In verità, ciò che portiamo sempre con noi è lo stato interiore attraverso cui affrontiamo ogni cosa, poiché esso è l’espressione viva della nostra consapevolezza, l’unica “cosa” che ci appartiene davvero. Ne consegue che solo chi cura la propria consapevolezza scopre ciò che è senza tempo… senza morte…
Un caro abbraccio e buon Natale a tutti gli amici del blog!
Pier