Uno specchio, una spugna e un pennarello
Nadia ha scritto: Ciao Pier, sono Nadia e ci siamo sentiti un paio di volte. Leggo sempre le tue risposte e molte volte vorrei scrivere o commentare, ma poi rimango in silenzio. A volte mi chiedo a cosa serva tutto questo parlare, se poi continuiamo a comportarci come ci pare. Leggiamo, ascoltiamo, andiamo a conferenze, ma la realtà è diversa e ogni giorno ci scontriamo con mille conflitti e con tanta gente che non sa, o non vuole sapere, quanto sia difficile vivere. A volte vorrei sparire e non sentire più niente.
Un saluto,
Nadia
Pier ha risposto: Ciao Nadia, condividi! Perché non farlo? Che cosa hai da perdere? Il desiderio di sparire e di non sentire più niente? Non mi sembra davvero una grande ricchezza. Lasciati andare, libera ciò che hai dentro, sensato o insensato, saggio o sciocco. Il punto non è ciò che diciamo, né quante parole utili o inutili pronunciamo, ma il permettere a noi stessi di fluire dentro un processo più grande di noi, un processo di cambiamento, di presenza, di vita.
Mi chiedi a cosa serva tutto questo parlare. La mia risposta, onesta e semplice, è che non serve a nulla. Non ha scopi, non ha obiettivi. È figlio del puro piacere di sentirsi parte di qualcosa di vivo, di organico, di un luogo interiore ed esteriore in cui non siamo soli. Che senso ha l’amore? Che senso ha bere un caffè ogni mattina, passeggiare con i figli, accompagnare i genitori nella loro fragilità? Non lo so. So però che, se ci si abbandona pienamente al sentire, tutto questo appare di un valore immenso. Ma un ‘senso’, nel senso comune del termine, no, non lo trovo.
‘Un senso’ significa fare una cosa in vista di qualcos’altro, considerare il presente come un mezzo per raggiungere un fine futuro. L’ego funziona così: fa tutto in vista di un domani che, appena raggiunto, non vale già più nulla, e subito inventa un nuovo fine. È così che sopravvive. Il presente, invece, è la casa dell’essenziale, di ciò che non ha scopo: amore, silenzio, gioco, creatività. Il silenzio non ha un senso, ha un valore. L’amore non ha un senso, ha una realtà propria.
Per questo ti dico: condividi per il puro piacere di condividere. Lascia che le parole escano come vengono, si incontrino, si confondano, ritornino, evaporino. A forza di parlare, un giorno arriverà anche il silenzio, quello vero, quello che non nasce dallo sforzo di zittirsi, ma da un cuore finalmente leggero.
Mi chiedi perché tanta gente non voglia sapere quanto sia difficile vivere. Forse perché per molti non è così difficile, o forse perché il dolore li spaventa e si difendono come possono. Qualcuno sta meglio e se la gode; qualcuno sta peggio ma non lo sa, e quindi per ora non è un suo problema. ‘Vivi e lascia vivere’ è spesso la strada più saggia. Il nostro fuoco d’attenzione dovrebbe essere innanzitutto noi stessi, almeno finché il nostro giardino interiore non abbia iniziato a fiorire.
Tutti ci perdiamo nel labirinto della vita. E ogni vicolo cieco, se affrontato con consapevolezza, aumenta le possibilità di trovare l’uscita. I condizionamenti sono limitati, proprio perché la loro natura è limitare. Se fossero infiniti, non sarebbero condizionamenti ma misteri. Perciò, sbagliando e ricominciando, la conoscenza si approfondisce e la speranza cresce. Questa è la vera forza: comprendere che la sofferenza è transitoria, mentre la coscienza è stabile.
Dici che parlare spesso non serve. È vero per molti. C’è chi parla di spiritualità da mattina a sera, ma solo per evitare se stesso. Le vie di fuga sono infinite, e spesso quelle col cartello “ricerca spirituale” sono le più ingannevoli. C’è poi chi dice poco, ma ascolta molto, e quando arriva il momento propizio si lascia trasformare dalla vita senza resistenze. E ci sono tutti gli altri, la grande maggioranza, che desidera cambiare ma teme il passo decisivo. Il cambiamento è un gioco di pazienza, coraggio e resa.
Infine dici che vorresti sparire. Non è vero. Non sei tu a voler sparire: è la nebbia che ti avvolge, è il dolore che vuole dissolversi, non tu. Tu non puoi sparire. Nessuno di noi può. Possiamo cambiare, trasformarci, ma non sparire. L’esistenza non contempla il verbo ‘svanire’.
Immagina la vita come uno specchio, una spugna e un pennarello. Lo specchio sei tu. Il pennarello è la mente che disegna senza sosta, strato dopo strato, sino a oscurare ogni riflesso. La spugna è la consapevolezza, che dorme finché il dolore non la risveglia. Quando inizia a muoversi, non cancella lo specchio, cancella l’inchiostro. Lo specchio non può rompersi, l’inchiostro non è indelebile. Serve solo sfregare, con costanza e verità.
Nadia, non confondere lo specchio con l’inchiostro. Non sei il tuo dolore né la tua stanchezza. Sei la superficie che attende di tornare lucida. E questa non è filosofia astratta, è vita quotidiana: una semplice faccenda di pulizie domestiche spirituali.
Un caro abbraccio,
Pier
Tags: Sofferenza, Aiuto psicologico, consapevolezza, osservatore interiore, silenzio della mente, spiritualità pratica, risveglio della coscienza
Commenti
Vedi,D. perche' mi piace e mi fa bene leggerti?Perche ' ho ancora bisogno,tutti i giorni,di leggere le tue parole come una Preghiera,esse mi danno la spinta,un Senso,anche nel mio non-Senso,Esse mi spronano,con sempre nuovi spunti, a resistere alle lusinghe dell'ego che tanto mi provoca..
Mi sento confortata,a sentirmi paragonata ad una gallina che starnazza nell'aia, perche' almeno le mie
cazzate si confondono con le altre,e possono poi disperdersi nell'ampio cortile, lasciando "un senso?" esternato e trasformato,li, dove si e' consumato.
Buon razzolamento
Anime Campestri
Stavo stirando,oggi ed ero tutta presa dalle pieghe della camicia,nessun pensiero mi prendeva, mentre ascoltavo a tutto volume il Vasco,E Gia',dal bagno cantava a squarciagola mia figlia,mio marito chinato a giocare col cane,e l'altro figlio a urlare,Abbassat e,abbassate!!Ho pensato,che grazia,che meraviglia!e' forse questo un Senso?
Credo di si,perche' questi "quadretti" familiari sono sempre accaduti,ma io,presa dai miei pensieri,non mi fermavo mai dentro un istante,tra un pensiero e l'altro a porgermi al silenzio,ed ascoltare "cosa accade ora".Mi sono commossa come se stesse succedendo per la prima volta,e per l'ennesima volta ho goduto di una "sciocchezza".Q uello che volevo dire a Nadia e' che e' proprio vero il detto "il silenzio e' d'oro" esso puo' veramente "parlarci" di tante cose. Nadia dice:
perche',Nadia non ci racconti di quei silenzi? tutte le cose che vengono fuori,da quei silenzi?Potrebb e essere un bel modo di continuare a strarnazzare nell'aia,tanto, sono solo Coccode'....
Grazie Pier
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