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Frammenti di uno specchio

La mente umana è simile a un prisma. Quando un raggio di luce lo attraversa, si scompone in una molteplicità di colori, ognuno con la sua tonalità, la sua vibrazione, la sua promessa di realtà. Così accade anche in noi: quando la coscienza attraversa il filtro dell’identificazione mentale, si frantuma in esperienze parziali, percezioni cangianti, emozioni in continuo mutamento. Ogni frammento diventa un’identità: ora siamo gioiosi, ora afflitti, ora coraggiosi, ora tremanti. La mente, rivolta unicamente verso l’esterno, finisce per confondersi con ciò che percepisce. Assume di volta in volta la forma, il colore, il suono degli oggetti, delle emozioni, delle opinioni. E proprio in questa instabilità prende dimora la sofferenza.

Poiché tutto ciò che è fenomenico è impermanente, l’io costruito sulla mutevolezza è destinato alla disillusione. Nulla resta, nulla permane: eppure noi ci ostiniamo ad aggrapparci a ciò che per sua natura sfugge. Così l’anima si lacera, si appesantisce, si disorienta. Ma vi è un altro movimento possibile. Un ritorno. Una svolta.

Se la mente, attraverso l’indagine silenziosa e la riflessione pura — intesa non come elaborazione mentale, ma come limpido rispecchiarsi nel reale — comincia a volgersi verso la sorgente della luce, allora accade qualcosa di raro e prezioso: il prisma non è più visto come l’unica realtà, ma come uno strumento. Un ponte. Non è più l’identità, ma il mezzo. E a poco a poco, ciò che prima appariva conflitto si trasforma in chiarificazione, ciò che pareva caos diventa ordine, e la coscienza sperimenta una pace nuova, non fondata sul possesso o sul controllo, ma sulla trasparenza dell’essere.

Il mondo osservato attraverso il prisma della mente identificata appare come un luogo di opposizioni laceranti, di desideri irrealizzati, di lotte e guerre che si ripetono sotto nuove vesti, ma con antica fame. Il nostro presente ne è testimonianza: ovunque si levano grida di separazione, di scontro, di disperazione. Ma se il mondo è contemplato dalla consapevolezza della sua origine indivisa, se la visione parte dalla luce e non dai colori, allora tutto si trasfigura. Le diversità non sono più minacce, ma forme dell’unità. Le ferite non sono più colpe, ma inviti alla compassione. La frammentazione si dissolve nella bellezza di un disegno più ampio, che non possiamo comprendere con la mente, ma che l’anima riconosce con gratitudine.

A noi, esseri umani coscienti, spetta un compito nobile e urgente: ricondurre la mente alla sorgente, spezzare l’incantesimo dell’identificazione, sciogliere i legami invisibili che ci tengono prigionieri delle cose, delle idee, delle opinioni. È questa l’unica vera liberazione: non l’affermazione di un io più forte, ma la rinuncia al suo giogo. Non l’aggiunta, ma il lasciar andare.

Non lasciamoci dunque travolgere dall’angoscia che i tempi attuali sembrano diffondere come veleno sottile. Non investiamo la nostra energia nel reagire, nel combattere o nel difendere la forma dell’io, ma nel coltivare il coraggio della leggerezza interiore. Rimanere vuoti, onesti, presenti. Questo è il gesto rivoluzionario. Non resistere, ma attraversare.
Lascia che la confusione, la paura, le immagini inquietanti che ti giungono dal mondo passino, come nuvole cariche di pioggia che attraversano il cielo. Non temerle, non respingerle, non seguirle. Osservale e torna a te.

Raccogliti nella Presenza che precede ogni pensiero. Non sei ciò che appare nella mente, ma ciò che osserva, ciò che abbraccia, ciò che è sempre stato. Siamo costantemente rivolti all’esterno, immersi in un flusso di stimoli e contenuti che ci consumano. Ma raramente ci voltiamo verso ciò che è dentro: verso quella sorgente silenziosa, luminosa, indivisa da cui tutto sorge e tutto ritorna.
Lì dimora l’Essenza. Il principio e il fine.

Se non ci identifichiamo con le forme del pensiero e del sentire, se lasciamo che le immagini mentali vadano e vengano come onde sul mare, allora la sensazione di frammentazione, di alienazione, di estraneità gradualmente si dissolve. Nulla dura se non vi aderiamo con desiderio o paura — che in fondo sono due volti della stessa illusione.

Il ritorno alla sorgente non è fuga dal mondo, ma immersione più profonda nella sua verità nascosta. Non è astrazione, ma incarnazione luminosa. Non è rinuncia, ma offerta.

E in questa offerta silenziosa, nasce un mondo nuovo.

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