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Come non perdere la quiete interiore?

giochi sulla spiaggia

Linus ha scritto: Ciao Pier, nel mio viaggio di ricerca interiore mi capita a volte di riuscire a sentire e percepire quel luogo di pace e tranquillità dentro me dove tutto è perfetto così com’è, ma presto vengo trascinata via dai piccoli e grandi impegni che fanno parte di questa vita, ed è difficile poi “farvi ritorno”! (…) Come mantenere il distacco e la tranquillità interiore? Aiuta molto il fermarsi e trovare un po’ di silenzio dentro e fuori ma realisticamente parlando manca il tempo materiale. Come riuscire a calmare la mente e l’anima pur continuando a svolgere le varie attività inderogabili di ogni giornata?

Grazie di tutto,
Linus

Pier ha risposto: Gentile Linus, nel viaggio di scoperta di noi stessi, osservandoci e ascoltandoci, comprendiamo che quell’essenza che vive dentro di noi, la presenza che percepisce ogni cosa, che è consapevole di ogni cosa, rappresenta il fondamento di ogni realtà e possibilità. Gli stati interiori di pace o di agitazione non sono che interpretazioni mutevoli degli eventi: transitori, incostanti, dipendono dal filtro del pensiero.

Non cercare la pace che puoi percepire, perché tutto ciò che puoi percepire può essere perduto. Piuttosto, radicati nella consapevolezza della tua realtà essenziale. L’inquietudine non nasce dal fare in sé, né dalla quantità di impegni, ma dal modo in cui la mente filtra ogni cosa. Non è il fare che stanca, ma il pensare ciò che si fa. Se il pensiero non si intromettesse, tutto accadrebbe con naturalezza, senza sforzo né tensione. Il problema non è l’azione, ma l’interpretazione automatica che la mente ne dà.

La domanda che spesso sorge è: come far sì che il pensiero non interferisca più con ciò che viviamo? La risposta non sta nel fare qualcosa, ma nel disimparare a voler controllare. Non cercare la pace. Non desiderare la mente quieta. Non fare della tranquillità uno scopo. Semplicemente osserva. Fai ciò che va fatto con cura e attenzione.

E là dove senti pesantezza, infondi ironia, leggerezza. Prendi le cose con impegno, sì, ma senza quel senso di gravità e irreversibilità che spesso ci opprime. Vivere con leggerezza non significa essere superficiali, ma liberi da drammatizzazioni mentali.

Ritagliarsi uno spazio di silenzio in contrasto al caos quotidiano è una strategia fragile. Il silenzio vero non si oppone al rumore: lo attraversa. La realtà essenziale può essere riconosciuta proprio, e forse più facilmente, dentro le attività quotidiane, quando smettiamo di agire con la mente altrove. Tutto ciò che serve è spostare il fuoco dell’attenzione dal pensare all’essere.

Siamo costantemente immersi in un turbine di pensieri, aspettative, giudizi, speranze. Ma ciò che davvero serve, nella maggior parte delle nostre azioni quotidiane, non occupa più di pochi minuti di pensiero autentico. La mente, invece, lavora ininterrottamente, spesso per ripetere ciò che non serve, per ruminare ciò che è già passato, per temere ciò che non è ancora accaduto.

La domanda allora cambia: quanto della mia energia perdo in pensieri inutili? Più ci liberiamo da questo traffico mentale, più riscopriamo energia per amare, agire, scegliere con chiarezza.

Non è una questione di tempo.
Il tempo non manca. Manca l’essenzialità.
Si perde tempo ogni giorno in attività superflue, e la più insidiosa di tutte è la mente meccanica, ripetitiva, autosabotante.

Non serve andare altrove. Serve tornare qui, in ciò che c’è, mentre accade. Con presenza, senza commento.

Un caro abbraccio,
Pier

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