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Sul sesso e il corpo

Il sesso come via di fuga dall'amore

Andrea ha scritto: Mi pare che tutto quello che vorrei intraprendere lo faccia solo con lo scopo di ricercare una relazione profonda. La pulsione sessuale è una spinta piena di energia, ma spesso mi annebbia la vista, distogliendomi lo sguardo da ciò che è forse più importante. La sessualità è come la fame, un bisogno; reprimerla non credo sia una soluzione. Ma allora, come posso costruire una sana relazione e viverla liberamente?

Pier ha risposto: Quando la sessualità viene vissuta come un surplus di una relazione fondata sull’amore incondizionato, non crea mai problemi. In una relazione basata su questo tipo d’amore, la sessualità diventa una via estremamente piacevole per entrare sempre più in intimità, per fondersi sempre più l’uno nell’altra. Diversamente accade quando il sesso viene confuso con l’amore, e la sessualità viene vista come un mezzo capace di rispondere al nostro bisogno più profondo di realizzazione interiore. Sfortunatamente, la maggior parte delle persone vive in questo fraintendimento, proiettando nella relazione di coppia il desiderio di vedere appagati tutti i propri sogni di felicità, e pensando la sessualità come apogeo di piacere, intimità e vicinanza.

Se siamo onesti, dobbiamo ammettere che la ricerca della felicità nasce dall’infelicità, e che nessuna persona può colmare una mancanza interiore con qualcosa di esterno. Se nell’altro trovo rifugio e conforto, inevitabilmente inizio anche a percepire la paura di perderlo, con tutto il corollario di sofferenze, gelosie e conflitti. Ed ecco che ciò che in principio sembrava amore – proprio perché non lo era – in breve tempo si trasforma in disillusione e dolore. La dura verità è che ama e gioisce solo chi è in pace con se stesso. Mi dispiace per Hollywood, per le mezze mele e per tutti i poeti, ma cosa ci possiamo fare se le cose vanno così?

Quasi per prendersi gioco di noi e dei nostri bisogni di compensazione e romanticismo, l’esistenza ha fatto in modo che chi è libero e sereno in se stesso diventi ancor più felice e soddisfatto anche nelle relazioni. Viceversa, chi si sente solo e mancante, e cerca di colmare tale disagio nella relazione con l’altro, ne ricava unicamente ulteriori frustrazioni. In effetti è un’azione un po’ assurda, non ti pare? Se l’orto di casa mia è arido, non risolvo la mia fame andando a chiedere una vecchia melanzana raccolta mesi prima dalla vicina. Bisogna prendere semi, concime, acqua, e poi lavorare con pazienza e sapienza il proprio orto. Solo così si può essere certi di potersi nutrire liberamente. Allo stesso modo, non si trova pace andando a chiedere un po’ di piacere e comprensione alla vicina di casa che, oltretutto, chiede altrettanto. Forse si può trovare un po’ di sollievo, ma svanirà in fretta, perché chi non è in pace con se stesso riesce a dare e ricevere piacere solo per un tempo estremamente breve. Generalmente, il tempo necessario a far credere di essere speciali. Ma quanto può durare uno sforzo? Ciò che non è naturale e spontaneo non può andare molto lontano. Senza nulla togliere al sesso o alle relazioni di coppia, con le mie parole vorrei solo ricordare che soltanto la conoscenza della nostra Essenza può darci quella pace e serenità che di solito cerchiamo per vie inadeguate. Viviamo angosciati perché pensiamo di essere entità fragili, esposte alla malattia e alla morte. Anche quando amiamo, viviamo nella paura, perché nulla ci può proteggere dalla possibilità della perdita. Non è forse il caso di indagare chi siamo realmente, anziché sognare di potersi nascondere tra le braccia di una relazione?

Siamo davvero mortali, fragili, totalmente dipendenti dai sensi e dalle esperienze del mondo e del tempo? Chi siamo, realmente? Lo sappiamo? Se abbiamo la risposta a queste domande, possiamo godere di tutte le relazioni del mondo. Senza di essa, ogni relazione diventa potenzialmente un disastro. Solo chi si è scoperto unito all’esistenza può dirsi veramente “sposato” a qualcuno o a qualcosa. Questo era, in origine, anche uno dei significati più profondi del matrimonio. Nella comune ricerca di Dio si garantiva l’unità della relazione; si riteneva infatti che solo chi si scopre appartenere a Dio può essere certo di restare con i propri cari anche oltre la morte. Ma poi, nei fatti, quanti sono i fortunati che, dopo una vita di coppia, pregherebbero Dio di rimanere eternamente vicini al proprio marito o alla propria moglie?

Questa fortuna ti auguro. Ma, per ottenerla, dal mio punto di vista, occorre prima di tutto ricercare il fondamento stesso della propria vita – o, perlomeno, trasformare ogni relazione in un cammino condiviso di verità e di trascendenza del sé.

Pier

Tags: Equilibrio interiore, Emozioni

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Commenti   

# Marì Zivkovic 2014-05-27 06:01
Sono lontana, per quel che mi riguarda, anni luce dal relazionarmi così in amore. Come faccio a stare con lui? Dovremmo come minimo lasciarci e se il destino vorrà ci ritroveremo quando e se io saro riuscita a seminare qualcosa nell'orto.
Notte
# Dadrim 2014-05-27 06:07
È solo nello specchio delle relazioni che si impara a coltivare “l'orto”, non certo stando da soli. Come fai a comprendere i tuoi limiti, il tuo egoismo, i sogni assurdi che proietti sull'altro, se non tenti di amare, comprendere e avvicinarti all'altro? In questo articolo il mio suggerimento era più rivolto all'abbandonare un po' alla volta le illusioni e le falsità, andando sempre più dentro se stessi, e pertanto sempre più dentro l'altro, alla ricerca della vera unità. Inoltre, se questo lavoro deve essere fatto in due, altrimenti la distanza che si genera fra la consapevolezza e l’ignoranza produce da sé la frattura. Anche se è vero che a volte il risveglio di uno genera miracoli nell’altro…
Buon lavoro!
# sera cipollone 2014-06-19 06:31
L'AMORE è l'attitudine più consona alla evoluzione, liberando l'energia personale che incontra quella dell'altro in un vortice di scoperta continua,.La sessualità è il linguaggio inconscio e sublime che include il corpo come strumento di viaggio.Una relazione è l'incontro di noi stessi nell'altro, solo attraverso il dono totale, noi esploriamo la parte migliore di noi, cioè l'altro.

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