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I terroristi sono ovunque

Terrorismo

Si stima che solo negli Stati Uniti d’America circolino oltre 350 milioni di armi da fuoco. Gli abitanti sono circa 320 milioni: fate voi i conti. Nel mondo, il numero di armi possedute da civili è incalcolabile. I musulmani sono circa 1,6 miliardi. Su una tale massa di persone, è inevitabile che ci sia un folle pronto a sparare. È probabile che in casa sua ci sia anche un Corano. A questo punto, basta poco: i media parlano subito di “possibile matrice islamica”, e non tarderà a spuntare qualche squilibrato che, su un sito o una pagina Facebook, rivendicherà il gesto, lo esalterà, lo racconterà come parte di un piano più grande. Et voilà: un nuovo caso su cui far montare l’allarme globale. Alimentare la paura oggi è facile, veloce, gratuito. E molto, molto redditizio.

I mass media ci guadagnano: non c’è nulla di più morbosamente irresistibile della paura, nulla che attiri più attenzione del panico ben confezionato. Telegiornali e talk show si riempiono di “esperti di Medio Oriente” che, con voce grave, ci spiegano che il terrorismo è ormai ovunque e che saltare in aria mentre si compra un gelato al centro commerciale è più che plausibile.

Ci guadagnano gli armaioli, ovviamente. Per loro il vero problema non è la diffusione incontrollata di armi, ma l’eventualità che qualcuno resti disarmato. Se potessimo montare mitragliatrici su ogni veicolo, se la nuova Cinquecento venisse equipaggiata con missili terra-aria, ci venderebbero tutto con lo slogan: “Sicurezza è libertà”. Per loro, più armi non significano più menti instabili con potere distruttivo: significa semplicemente più libertà.

Ci guadagnano i politicanti, che finalmente possono parlare di qualcosa che svia l’attenzione da chi li manovra davvero. Hanno bisogno di un nemico, di una minaccia visibile, e il terrorismo, così come viene raccontato, è perfetto. Permette di controllare, dividere, distrarre. Permette di consolidare il potere. Permette di legittimare l’illegittimo.

In questo gioco al massacro ci guadagnano in tanti, tranne la maggioranza dell’umanità, che vive in un mondo sempre più fragile, spaventato, povero. Più paura, più guerre, più malattie mentali. È un’equazione semplice.

Guardando bene, i terroristi non indossano solo turbanti e non abitano soltanto grotte polverose. Alcuni portano giacche e cravatte, vivono in attici blindati, si muovono con la scorta, parlano in parlamento, firmano contratti in banca. Sul loro comodino può esserci una Bibbia, un Corano, un Vangelo o una rivista pornografica. Guidano indifferentemente jeep militari, macchine di lusso o droni telecomandati. Alcuni di loro decidono quante bombe sganciare oggi, e su chi.

Chi provoca più danni? Un attentatore suicida o un sistema economico che annienta i poveri e arricchisce pochi eletti? Una bomba in aeroporto o una banca che fallisce e lascia migliaia di famiglie in rovina? Una dichiarazione delirante su internet o un piano geopolitico studiato a tavolino per destabilizzare intere aree del pianeta? Chi sono i veri seminatori di terrore? Scegliete voi. Per me è uguale: cambiano le maschere, ma il volto del potere resta lo stesso.

Scrivo queste righe non per unirmi al coro della disperazione, ma per invitare a riconoscere chi sono davvero i fomentatori del terrore. E spesso non hanno la barba, né credono in Dio: credono solo nel denaro e nel proprio ego, e non usano armi da fuoco, perlomeno non direttamente. Forse, se li smascherassimo, potremmo cominciare davvero a difenderci. E difendersi significa, prima di tutto, vedere. Perché la paura vive e si nutre del non detto, dell’occultato, del taciuto.

Il colpo più duro che possiamo infliggere al male che ci circonda è continuare a vivere con onestà, con giustizia, con coraggio, con amore. È questo l’atto rivoluzionario: non lasciare che la guerra entri nel cuore. Non lasciarsi contagiare dalla follia, dalla menzogna, dalla sete di dominio. Continuare, ostinatamente, a seminare umanità.

Un caro saluto,
Pier

Tags: Politica, Come vincere la paura

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