Senza fiducia non si fa nulla

Quando sorgono pensieri ed emozioni che giudicano, invalidano o disturbano, la mente abitualmente risponde con la lotta. Non li si vorrebbe, non li si sopporta, non li si accetta. Si cerca di opporvisi generando pensieri antagonisti, e così ha inizio la guerra interiore: una battaglia mentale in cui lo stesso fenomeno, la mente, si scinde illusoriamente in due parti, come se il ladro giocasse a fare il poliziotto nel vano tentativo di arrestarsi da solo. Può forse l’ombra rimuoversi da sé?
La radice di tutto questo travaglio sta in un fraintendimento fondamentale: credere veri, reali, identificanti quei pensieri. Li si assume come la propria essenza. È come voler colorare di bianco l’ombra proiettata dal sole a terra: l’unico modo per farla svanire è accendere la luce. Così avviene nella mente: la sua ombra può dissolversi solo se la si illumina, solo se la si permea di presenza viva, se ci si immerge totalmente nel qui e ora, nel fare e sentire liberi dal passato, dalla paura e dalle immagini di sé.
Il buio non è un’entità in sé, ma solo assenza di luce. Non si può agire sul buio, si può solo aumentare la luce. Allo stesso modo, paura, ansia, odio, collera sono tutte espressioni di un vuoto di Presenza. Raccogliersi nel momento presente, abitarlo profondamente, vivere con lucidità il sentire e il fare, è ciò che permette alla luce della coscienza di espandersi, dissolvendo l’oppressione dell’ombra.
La pratica della disidentificazione, quella che nel linguaggio dei Vangeli viene chiamata “non resistere al male”, è il sentiero maestro verso la liberazione. Non è fuga, non è rassegnazione: è ascolto radicale, è il coraggio di rimanere centrati nell’Essere, di non partecipare più alla reattività della mente, ma di agire da una Presenza più ampia, quieta, fondata. Se non si sente vera questa via, o non la si percorre almeno per un atto di fede fiduciosa, come potrebbe generare trasformazione? Ma se si decide di viverla, anche per un piccolo tratto, i frutti non tardano ad apparire. Sono spesso lievi, sottili, ma inesorabili. E con ogni piccolo frutto matura anche la fiducia, che genera nuova pratica, e così via, in un circolo virtuoso che lentamente ribalta l’intero vissuto.
Molti si chiedono: ma è davvero possibile liberarsi senza dare retta alla mente? Sì, non solo è possibile: è l’unica vera via. Chi ha compreso non ci crede, lo sa. Non perché lo ha letto in un libro, ma perché lo ha vissuto. E non serve qui fare appello solo a maestri come Krishnamurti o Nisargadatta. Bastano il silenzio e l’ascolto sincero per riconoscere che nessun pensiero è mai riuscito a donarci quella pace che tanto aneliamo. Il pensiero può organizzare, spiegare, evocare, ma non può placare la sete d’essere. Quando tentiamo di dominare la mente con la mente, stiamo semplicemente spostando le carte sul tavolo, ma il gioco resta lo stesso.
Il grande errore nasce nell’infanzia, quando iniziamo a identificare la nostra coscienza con ciò che il mondo riflette su di noi. In quel momento innocente ma fatale, la coscienza comincia a percepire se stessa come immagine, come storia, come personaggio, e il flusso naturale della vita si blocca. Non è colpa di nessuno. I bambini sono spugne, assorbono tutto: parole, emozioni, paure, atmosfere. E il mondo che li accoglie non è sempre pronto ad accompagnarli con amore e consapevolezza. Ma l’errore originario, come il cosiddetto peccato di Adamo ed Eva, non è un peso da portare, bensì un invito a risvegliarsi, a ritornare alla fonte, a svuotare quella spugna, a renderla di nuovo viva e limpida.
Ogni istante di vita ci offre questa possibilità. In ogni attimo possiamo scegliere il nuovo e dismettere il vecchio. È difficile, a tratti doloroso, ma cosa abbiamo davvero da perdere se non la sofferenza stessa che ci tiene imprigionati?
Chi non oppone resistenza alle emozioni, chi le attraversa con sguardo lucido e cuore aperto, scopre che esse non sono che voci di una coscienza che chiede di essere riconosciuta, guarita, ascoltata. L’ascolto è la cura. La presenza è la guarigione. Il qui e ora è la via.
E allora non resta che abbracciare il viaggio, con tutte le sue ombre e luci. Non per lottare, non per negare, non per reprimere, ma per comprendere. Solo ciò che è compreso si dissolve. E ciò che si dissolve lascia spazio alla libertà, alla pace, all’amore che non ha bisogno di essere inventato: è semplicemente ciò che rimane quando non c’è più nulla da difendere.
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