L'educazione ci rende liberi!

Non condivido l’idea secondo cui le multinazionali ci comandano, la televisione ci stordisce, e le grandi famiglie del pianeta cospirano nell’ombra per controllare e sfruttare le povere masse. O, meglio, riconosco l’esistenza di questi poteri, ma non li considero il cuore del problema. Perché il vero centro, la vera radice di questo mondo ammalato, siamo ancora e sempre noi. È in noi che dimora il desiderio di espansione, di dominio, di furberia; è dentro di noi che si annidano l’arroganza, l’indifferenza, la paura. Se tutto questo esiste su larga scala è perché si alimenta nella vita quotidiana di milioni di individui che, nel loro piccolo, reiterano le stesse logiche.
Non pensiamo mai che essere arroganti o opportunisti nel nostro angolo di mondo sia grave quanto esserlo ai vertici del potere. Ma lo è. Perché ogni grande ingiustizia è solo la moltiplicazione di tante piccole ingiustizie tollerate. Ogni abuso istituzionale è lo specchio di una cultura dell’abuso che abbiamo interiorizzato. Se mille cittadini non collaborassero, un politico corrotto sarebbe impotente.
Nel nostro agire quotidiano, nei rapporti di lavoro, nelle file agli sportelli, nelle relazioni di vicinato, siamo spesso attraversati da egoismo e paura. Non sempre, certo, ma troppo spesso. E così il Noi diventa complice. Le multinazionali non sono entità astratte: vi lavorano migliaia di persone. I servizi pubblici inefficienti non sono solo istituzioni: sono individui che rispondono, o non rispondono, con umanità e competenza. Il padrone che compra l’auto da ottantamila euro mentre ritarda gli stipendi dei dipendenti è uno di noi. Non è un demone. È il prodotto di una cultura che abbiamo lasciato prosperare.
L’indignazione è evaporata. E senza indignazione, il disprezzo per la dignità altrui diventa prassi. In Giappone, un funzionario corrotto può arrivare a togliersi la vita. In Italia, ci si fa beffe del senso di vergogna. Non invoco l’estremo gesto, ma un risveglio del senso di responsabilità collettivo, sì. Perché se troppe persone agirebbero allo stesso modo del peggiore, è segno che la società ha smarrito il senso della misura e del limite.
Quando la globalizzazione ha spalancato le porte alla delocalizzazione selvaggia, non siamo insorti per difendere il lavoro. Abbiamo cercato il vantaggio personale. Abbiamo detto: "Vaiii che fasemo schei!". E via, a licenziare chi chiedeva diritti, ad assumere manodopera a basso costo, a rincorrere il profitto anche a costo dell’umano. È successo nel piccolo laboratorio artigiano come nella grande industria. È accaduto e accade ovunque.
Ma se la responsabilità è diffusa, la speranza lo è altrettanto. Esiste una minoranza — dignitosa, ostinata, silenziosa — che vive nell’indignazione attiva, nell’astensione dal male, nell’azione indipendente. Sono coloro che non cedono all’apatia, che non si lagnano cinicamente, che resistono senza diventare risentiti. Sono coloro che non sono schiavi del denaro, perché sanno che ciò che nessuna ricchezza può comprare, nessuna povertà può corrompere.
Queste persone sanno che ciò che siamo oggi è il risultato di ciò che eravamo ieri. Hanno vissuto la crisi con la stessa coerenza con cui vivevano prima. Perché vedevano già allora l’insostenibilità di un sistema basato sullo sfruttamento, sull’arroganza, sull’espansione illimitata. La globalizzazione non ha creato il disastro: ha solo fatto esplodere la polvere da sparo che da decenni avevamo nascosto sotto i nostri letti.
La vera rivoluzione comincia sempre dal singolo. È l’individuo, con il suo pensiero integro, che può cominciare a generare un’onda nuova. Non è facile, ma è l’unica via. E questa via nasce dal pensiero libero, critico, spoglio da ogni illusione di salvezza delegata. "Ci hanno insegnato cosa pensare, non come pensare", ed è così che ci hanno resi addomesticabili.
L’istruzione, così come l’abbiamo concepita, non educa: programma. Non aiuta a scoprire, ma a ripetere. I bambini, invece, andrebbero aiutati a portare fuori, a e-ducere, ciò che già possiedono: intuizione, empatia, sensibilità. Il vero maestro non istruisce: accompagna. Non propone verità: suscita domande. Non addestra: desta.
La scuola dovrebbe essere il luogo della rivolta gentile contro ogni automatismo, non un cimitero dello spirito. E invece, spesso, è solo la fucina di nuovi sudditi: rapidi, efficienti, ma privi di profondità. E così cresciamo tecnicamente brillanti e umanamente spenti, capaci di costruire bombe intelligenti ma incapaci di riconoscere l’idiozia delle guerre.
La libertà non si esporta. La democrazia non si impone. I popoli non si liberano con le bombe. Pensarlo è follia, è ipocrisia, è interesse mascherato da ideale. L’Iraq, la Siria, la Libia lo dimostrano: i dittatori, per quanto orrendi, erano gli unici argini temporanei a odi tribali e tensioni secolari. Non si può imporre una democrazia a chi non ha ancora elaborato una cultura della responsabilità condivisa.
E nel frattempo, i morti aumentano. In Afghanistan, nel primo anno di guerra morirono 3.000 civili. Negli Stati Uniti, ogni anno, muoiono 30.000 persone per arma da fuoco. Qual è la nazione in guerra? Qual è la civiltà? Abbiamo scambiato la libertà per la licenza, la sicurezza per l’arroganza armata.
E nel cuore dell’Europa, che si illudeva pacificata, sono tornati i fantasmi della divisione, dell’avidità, del razzismo. Perché, nel dopoguerra, abbiamo inseguito la crescita economica senza un vero progetto etico. Abbiamo abbandonato le ideologie, ma non abbiamo saputo partorire nuovi valori comuni. Abbiamo vissuto in tregua, non in pace. E ora i nodi vengono al pettine.
L’unica vera speranza è che un numero crescente di uomini e donne, affetti da questa rara malattia chiamata onestà interiore, continuino a vivere e agire secondo coscienza, senza attendere che il mondo cambi prima di loro. Perché solo chi è in pace dentro di sé può abitare il mondo senza esserne schiavo. La libertà autentica non dipende dalle condizioni esterne: nasce da un cuore che ha smesso di avere paura.
E quando non ci identifichiamo più con l’"io" e il "mio", allora il pensiero si riordina, la volontà si purifica, la vita si trasforma. Questa è la vera educazione: aiutare l’essere umano a conoscere sé stesso, a sentire la propria responsabilità verso l’insieme, a vivere con gentilezza e lucidità anche in mezzo al disordine del mondo.
Solo allora la storia potrà smettere di ripetersi come tragedia mascherata da progresso. Solo allora, forse, potremo finalmente dire che la pace non è una tregua tra due guerre, ma una fiamma viva che arde nel cuore libero di ogni essere umano.
Tags: Riflessioni sulla vita, Crisi economica, Crisi spirituale, Politica
Commenti
Sottolineo, poi, nuovamente, come scritto nelle prime righe, che prendevo questi due commenti come spunto per ampliare la riflessione, ecco allora che "Talebani e altri riferimenti non possono e non devono essere connessi ai due commenti d'incipit.
Infine, pensavo che fosse chiara la mia idea in merito alla responsabilità individuale, che significa anche e necessariamente possibilità "giurisdizional e". In che senso? Io sono responsabile di quel che posso direttamente cambiare senza perdere la vita, morire di fame i divenire folle. Il camionista è chiamato a guidare prudentemente (magari ad educare bene i suoi figli e amare sua moglie o chi gli sta intorno), non certo a decidere e influire sulle sorti del sistema energetico planetario. Benzina, gas, e quant'altro, è evidente responsabilità individuale d'altri. Se non fai benzina, almeno per il momento, muori di fame dato che non puoi nemmeno più andare a lavoro. Una volta i lavori erqano sotto casa, ora di devi fare anche 50 km per 800 euro al mese (esperienza diretta). Vi sono dei mali necessari che dobbiamo tollerare, è evidente. Quel che non è tollerabile è il male di cui siamo direttamente responsabili.
Esempio, la caccia. Chi caccia è direttamente responsabile dei morti che procura. In tal caso la responsabilità delle fabbriche che producono armi è anche minore.
Se non compro armi e non vado a cacciare non muoio certo di fame (esclusi ovviamente quei pochi individui che ancora, nel pianeta, cacciano per sopravvivere e non per sadico piacere o animalesco retaggio istintuale).
Altrettanto vero che se domani mattina potessi scegliere fra una macchina ad acqua e una a gasolio, ecco che scegliendo il gasolio diverrei io il primo responsabile dell'inquinamen to veicolare.
Di questi esempi ne potremmo fare milioni, la sostanza è sempre la stessa. Fulcro della responsabilità dei singoli è proprio questo: cambia ciò che puoi, cura e ama il tuo spazio “giurisdizional e”! Se ognuno facesse con amore per la collettività il proprio lavoro il mondo diverrebbe un paradiso in due anni.
Le banche lavorerebbero per aiutare chi è in difficoltà e la creatività dei giovani, non per accumulare somme spropositate attraverso lo strozzinaggio legalizzato.
Le case farmaceutiche si impegnerebbero per lavorare unite alla ricerca delle cure e non per ostacolarsi una con l'altra per fare soldi.
I politici del pianeta sarebbero tutti indaffarati ad appianare conflitti e diffondere educazione e valori universali non per fomentare guerre e divisioni.
I gelatai farebbero buon gelato.
I padroni di industri avrebbero in mente tanto il loro benessere quanto quello di ogni dipendente serio e onesto. Non girerebbero in Ferrari mentre i cassaintegrati vanno a piedi sino all'ufficio di ricollocamento del quartiere.
I costruttori edili e gli assessori all'urbanistica sarebbero madidi di sudore per l'impegno profuso nel riqualificare aree fatiscenti e non tronfi e gonfi per aver preso milioni dagli USA per fare un'altra base militare (Vicenza docet).
E così via, sino ad arrivare a mamme e papà, all'uovo e la gallina, in un mondo che forse non ci piacerebbe più per la troppa quiete e armonia...
Tutto qui!
Pier
Ora l'hai presa ancor più personale o convieni che sia un buon momento per iniziare a prendersi per il culo?
:P
pero' una vocina dentro, mentre leggevo la tua prima risposta, mi diceva che forse la tua reazione era dovuta al fatto che non avevi percepito un vero ascolto da parte mia ma un'azione meramente difensiva e quindi di chiusura.
alle 2.29 mi piace giocare al "piccolo psicanalista"
notte e grazie :-)
La bicicletta la puoi fermare in questo istante, hai tutto quel che ti serve, usalo! Altro che insana di mente...
Anzi tutto un grazie di cuore per tutto quello che hai scritto....in effetti la consequenzialit à denaro->serenit à è un condizionamento che mi porto fin da quando ero piccolo (dai discorsi in famiglia) e nonostante stia facendo grossi passi avanti ancora non me ne sono liberato....Poi ancora più importante sarebbe liberarsi dai condizionamenti veri o presunti che si possono ricevere dall'esterno o dall'interno... .la paura...questo è il vero nemico, e la paura non è mai semplice da trattare. A proposito di questo ho letto un libro bellissimo che consiglio vivamente "A tu per tu con la paura"...eviden temente anche dopo aver letto questo libro e molti altri non ho ancora risolto i miei problemi...la paura continua a fare il suo lavoro....porca puttana. In questi giorni sto soffrendo molto una situazione economica che va peggiorando e un figlio da mantenere, a volte sembra una spirale e non vorrei mai fare delle scelte dettate dalla disperazione. Il coraggio che manca è quello di cambiare vita, soprattutto poi quando non si è da soli...allora cambiare vita potrebbe mettere a repentaglio tante situazioni e questo mi spaventa....son o comunque certo che prima o poi ci riuscirò...molt i passi avanti intanto li ho fatti ma la strada è ancora lunga.
Grazie,
Mauro
Che ognuno di noi possa liberarsi per sempre dalla scimmia che opprime le coscienze!
Un caro saluto
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