Silvio ha scritto: Caro Pier, ho trentacinque anni, mezzo lavoro, una mezza casa e una domanda nella testa e nel cuore più grande di me.
La crisi economica, che sembra aver colpito l’intero pianeta, pare non debba finire mai. I governi e le banche sembrano guidati da persone affette da disturbo bipolare: un giorno affermano che il peggio è passato e le borse volano, il giorno dopo smentiscono e le borse crollano.
Miliardi che vanno in fumo o nelle tasche di pochi, e popoli che hanno sempre più fame e paura. I posti di lavoro si perdono, le grandi imprese fuggono all’estero, le piccole aziende chiudono, strozzate da una tassazione smisurata; il sistema sanitario crolla, trascinando con sé servizi sociali, scuole, enti pubblici…
I giornali riportano quotidianamente arresti o inquisizioni di politici, dirigenti e amichetti vari. E per non farci mancare nulla, le guerre si espandono: il Medio Oriente è in fiamme, l’odio interreligioso divampa.
Mi sento piccolo, schiacciato da un sistema impazzito, immensamente più grande di me. Non credo d’essere il solo a provare tutto questo, ma ciò per nulla mi consola, anzi, se possibile, mi spaventa ancor di più, poiché so — la storia lo insegna — che quando sempre più persone si percepiscono senza futuro, oppresse e umiliate, spesso la risposta alle ingiustizie subite è ancor più dannosa.
Non credo nella rivoluzione come esplosione emotiva, cieca rabbia senza ragione e senza coscienza. Se ciò funzionasse, non saremmo in queste condizioni. Quante volte la storia ha visto dittatori decapitati, schiacciati e scacciati da insurrezioni popolari? Tante! È servito a qualcosa? Forse per un po’ di tempo, ma poi la corruzione e l’egoismo umano tornano sempre, come un male subdolo, strisciante e apparentemente ineliminabile.
La Libia dei nostri giorni insegna. Il terribile dittatore Gheddafi, così descritto di punto in bianco da tutti i media, è stato ucciso. “Il paese è finalmente libero!”, tuonavano i nostri politici. I giornali parlavano di “primavera araba”, di risveglio delle coscienze… Ma ora che non se ne parla più, che ne è di tutto quel tripudio?
I pochi articoli che sono riuscito a scovare, riportando notizie delle “grandi rivoluzioni arabe”, raccontano di città distrutte, precipitate in guerre civili, fame e disperazione.
Insomma, se le rivolte di popolo non portano alla vera pace, e se i governi sembrano più associazioni criminali che organismi di tutela e guida dei paesi, credo — come tu stesso hai spesso sostenuto — che la risposta stia solo nell’agire sempre più consapevoli e liberi interiormente.
Spesso però le menzogne e le ingiustizie che ci circondano sono così tante che a volte mi sembra di affogare nella disperazione. Come conciliare la libertà interiore con un mondo schiavo d’ignoranza, ingiustizia e violenza?
Auguro vera pace e amore a tutti noi!
Grazie tante,
Silvio
Pier ha risposto: Caro Silvio, che dire? Molti sostengono che stiamo attraversando una fase storica unica, decisiva per il genere umano, che ci condurrà verso un nuovo ordine mondiale. Quale tipo di “ordine” non è ben chiaro, le teorie sono divergenti: c’è chi teme che stiamo entrando in una dittatura globale del capitale e chi, al contrario, profetizza la nascita di una nuova coscienza collettiva, più ampia e luminosa.
Personalmente non ho un pensiero definito sul domani, poiché credo che il futuro si crei istante dopo istante, attraverso le scelte che ogni singolo individuo compie. Nella realtà, non v’è nulla di certo.
I singoli individui possono cambiare le cose? “Impossibile”, dicono i più. “Spetta ai governi, ai partiti, alle corporation, agli ordini massonici o ai gruppi economici più o meno segreti.” Altri pensano che il cambiamento verrà da grandi anime, da Dio o persino dagli alieni. A me sembrano pensieri poco concreti.
Il futuro lo creiamo noi, tutti insieme, istante dopo istante, con le nostre scelte e le nostre azioni. Ciò che siamo interiormente, collettivamente, determina le condizioni esteriori del mondo che viviamo.
Si può dire che l’esistenza fa la sua parte se l’uomo fa la propria, ma proviamo a riflettere: da cosa sono composte le corporation, i governi, gli eserciti, le economie mondiali? Molti immaginano che il mondo sia governato da blocchi di potere omogenei che si reggono da soli. Non mi pare proprio; anzi, credo che i fatti confutino ampiamente questa visione. Ogni organizzazione, gruppo, governo o società è il risultato dell’accadere sempre nuovo delle scelte di miliardi di singoli individui potenzialmente liberi e consapevoli.
Come dicevo, ciò che siamo interiormente diviene la società che costruiamo esteriormente. Se dentro di noi siamo avidi, impauriti e ignoranti, il mondo esterno ne sarà la copia esatta. E ciò che siamo dipende prevalentemente da noi, non certo da un ignoto potere.
È comodo, quanto deleterio, pensare che il mondo lo determini qualcuno seduto nella stanza dei bottoni. Se il mondo è malato, non è soltanto colpa di qualche lobby economica o gruppo politico, ma anche — e soprattutto — il risultato di uno stato generale di ignoranza e indifferenza delle coscienze.
I mass media possono mentire, manipolare la realtà; i politici possono legiferare come solo dei criminali farebbero; la finanza può speculare sopra tutto e tutti… Ma, se ci pensiamo bene, questo sistema sta in piedi solo perché, in varia misura, ne siamo tutti coinvolti: conniventi, complici o disinteressati.
Volenti o nolenti, questo stato di profondo disagio collettivo è merito — o colpa — di tutti noi, o perlomeno della maggioranza delle persone che abitano il cosiddetto “mondo sviluppato”. Leggi sbagliate o ingiuste vengono create da politici ignoranti o corrotti, che a loro volta devono avere un elettorato simile o perlomeno pesantemente disinteressato. Allo stesso modo, giornali menzogneri devono avere giornalisti e lettori altrettanto falsi.
Pensare che il povero cittadino non possa fare nulla perché manipolato, disinformato o condizionato, significa aver gettato le “armi” prima ancora di aver capito se vi è davvero una battaglia.
Siamo condizionati dalla nostra stessa paura di vedere, pensare e cambiare. L’unica speranza è svegliarsi. La nostra mente, con tutti i suoi convincimenti, è il più grande ostacolo che abbiamo.
Un esempio? Ti ricordi, caro Silvio, perché siamo andati al fianco degli americani a bombardare l’Iraq? Per “portare la democrazia”, “scovare e distruggere le armi di distruzione di massa” che il regime possedeva, “fermare i terroristi” che minacciavano l’America e “arrestare Saddam”.
Ora, bugie così grandi le può credere solo una popolazione cieca o totalmente priva di pensiero critico e autonomo. Bisogna pensare, riflettere e studiare un pochino prima di aderire a partiti, andare in piazza a sostenere o osteggiare qualcuno: tutte cose che molti non fanno. Pensare, ascoltare, osservare, dubitare costa fatica ed è sgradevole, perché quando si vede e si conosce veramente si diviene liberi e responsabili di quel che accade.
Da quando la democrazia si esporta a cannonate e si bombarda un altro popolo perché non approviamo il governo che lo guida? Da quando è legittimo dirsi buoni e giusti e andare a uccidere chi riteniamo brutto e cattivo, anche se costui personalmente non ci ha fatto nulla? E anche se stesse effettivamente commettendo orrendi crimini contro la sua gente, da quando dare aiuto può significare provocare più morti e distruzione di quelli che si vorrebbe fermare? Da quando il concetto di guerra preventiva è divenuto legittimo e “democratico”?
«Ti attacco perché forse un domani tu potresti attaccarmi.» Questa è la logica della guerra preventiva, che, tradotta in parole reali, è l’applicazione della legge della giungla: il più forte fa ciò che gli pare. Questa è la realtà.
Infatti, ti ricordi come è andata a finire la storia del cattivo governo iracheno e della meravigliosa democrazia che dovevamo “importare”? Le armi di distruzione di massa non sono state trovate, i terroristi di Osama bin Laden non provenivano da quel paese, ma in compenso oggi la nazione è nel caos, dilaniata da guerre civili e bande criminali, per non parlare dell’odio profondo che covano e che cresce nei confronti del virtuossissimo, giusto e benedetto Occidente.
Ma come? Abbiamo bombardato un’intera nazione per sbaglio? No, no: stiamo sereni, i pozzi di petrolio sono stati presi e ben protetti, e quell’Iraq, che era un paese economicamente forte in una zona dalle grandi risorse geopolitiche, è ridotto in pezzi. Missione compiuta.
Alcuni si chiedono: cosa c’entriamo noi in tutto questo? Migliaia di soldati che combattevano al fronte e più della metà degli italiani che davano il loro consenso all’invasione dell’Iraq non centrano nulla? Io direi di sì. Forse non siamo responsabili personalmente come i politici che presero le decisioni, ma noi facciamo parte di quella nazione. Quindi anche noi partecipiamo, nostro malgrado. L’unica cosa che possiamo fare è decidere come parteciparvi.
Possiamo aderire, far finta di non vedere, andare in piazza o alle convention e sostenere i politici che promuovono queste scelte, oppure possiamo lavorare per aiutare giovani, vecchi e bambini a pensare, guardare e sentire con chiarezza l’intero movimento delle cose. Io ho scelto questa strada.
Migliaia di soldati occidentali che combattono in giro per il mondo o non sanno perché combattono, o, se lo sanno, sono più interessati al prestigio della divisa e allo stipendio che alle ricadute globali delle loro azioni. Aggiungi che ogni soldato ha una famiglia: spesso moglie e figli. Ciò significa che migliaia di soldati, più le loro famiglie, costituiscono milioni di persone che non ripudiano la guerra e, soprattutto, che non vagliano quel che viene loro raccontato dai giornali o ordinato dai governi. Credo sia un bel problema, non credi?
E che dire di polizia, carabinieri e finanza, che invece di manganellare e arrestare politici corrotti e mafiosi spesso finiscono per divenire il braccio armato di chi dovrebbero invece contrastare? Anche costoro, ovviamente, hanno a casa almeno una madre, un padre, una moglie, un figlio. Solo con l’esercito e le forze dell’ordine abbiamo milioni di persone che, se non si ribellano attraverso l’uso del pensiero più profondo e vero, possono divenire i tutori o gli esecutori di azioni politiche folli.
Ho raccolto un po’ di numeri. Le Forze Armate italiane (Esercito, Aeronautica, Marina, Guardia di Finanza) sono composte da circa 320.000 persone. Le Forze di Polizia contano circa 210.000 unità. In totale, dunque, 530.000 uomini e donne rispondono agli ordini del Parlamento.
Per ogni uomo e donna che compone questo enorme numero, aggiungiamo almeno un genitore, una moglie e un figlio, tanto per restare prudenti con le stime. Arriviamo così a dover moltiplicare 530.000 per quattro, che fa 2.120.000.
Abbiamo poi 945 parlamentari, che si tirano dietro portaborse, partiti, regioni, comuni ed enti vari. E così la frittata è fatta!
Che dire poi dei professori universitari? Chi dà lauree, master e riconoscimenti a tutti quei criminali che lavorano nella finanza, nelle banche e nelle corporation? E che dire degli insegnanti, dalle scuole materne alle scuole superiori?
Con questa fascia di persone ci lavoro quasi ogni giorno e posso dire per esperienza diretta che, dal mio punto di vista, a un 20% si dovrebbe fare un monumento, a un 60% si dovrebbe dare appena lo stipendio, e a un 20% il licenziamento immediato con richiesta di risarcimento per danni psicologici.
Perché questa digressione? Per far notare con chiarezza che, se le cose non vanno, se ogni gruppo lotta per i propri interessi, se le guerre persistono e i giornali scrivono falsità, il merito è di una coscienza collettiva che ha fatto dell’ignoranza, dell’indifferenza, della menzogna e dell’interesse personale la propria bandiera, il proprio valore reale.
Non sto attaccando le Forze dell’Ordine, gli insegnanti o una categoria in particolare: sto attaccando la nostra stessa coscienza nella sua totalità. Sto attaccando la responsabilità di ogni singolo individuo che dorme o pensa di fare il proprio interesse abusando o dimenticando chi gli sta accanto.
Com’è comodo pensare che il mondo sia governato da organizzazioni occulte superpotenti o da leader politici astuti e spietati. Balle! Il mondo è il risultato delle relazioni che tutti noi generiamo quotidianamente. È dunque evidente che la maggior parte di noi vive in un grave stato di confusione e di conflitto psicologico.
Questo pianeta è infestato da un numero ancora troppo elevato di individui inconsapevoli del loro vero bene e della loro reale natura interiore, che ritengono il denaro, il potere, gli interessi privati e l’immagine di sé i valori fondamentali.
Se non iniziamo a comprendere che la vera rivoluzione è un fatto spirituale ed educativo — di amore e cura reciproci, non economico o strategico-politico — le cose continueranno a peggiorare.
Abbiamo un’unica strada: cambiare noi stessi per cambiare il mondo. Non serve a nulla cambiare partito politico, leader o teoria sociale. Quando il cuore della maggioranza delle persone sarà mutato, i rappresentanti giusti emergeranno spontaneamente, come funghi d’autunno nel bosco. Perché quando la maggioranza delle coscienze sarà libera e consapevole, solo a uomini consapevoli e liberi sarà dato il privilegio di gestire posizioni di potere.
Per esempio, un esercito formato da persone libere e consapevoli non potrà mai andare a combattere una guerra criminale; come forze di polizia non potranno mai massacrare persone inermi (ricordiamo la scuola Diaz).
La vera rivoluzione inizia in noi stessi, ora, se comprendiamo che la vita trova significato e pace solo quando viene spesa per superare i propri egoismi e agire con amore e cura in ogni cosa che si fa.
La vera rivoluzione inizia ora — dagli insegnanti, dai genitori, da tutti gli educatori — se comprendiamo che la coscienza che ama e soffre dentro di noi è la stessa che ama e soffre in un bambino del Sud America, in una donna dell’Afghanistan, in un venditore ambulante dell’Iraq, in un operaio cinese.
L’unica vera rivoluzione inizia ora, se comprendiamo che la coscienza che vive in noi — come in ogni altro essere che abita questa terra — è libera e felice solo quando riceve amore, quando lavora per il bene comune, quando dal genio della ricerca scientifica trae cura e protezione per l’umanità intera e per la natura.
La vera rivoluzione inizia ora, se comprendiamo che la morte e la disperazione sono prodotti della guerra, delle speculazioni economiche, delle brame di potere settarie, religiose o razziali, del bisogno che l’ego ha di dominare e di ergersi su un piedistallo per essere applaudito, servito e temuto.
Se noi adulti iniziassimo a occuparci della pulizia delle nostre case interiori, potremmo permettere alle nuove generazioni di nascere in un mondo che non instilli odi e veleni, condizionamenti e paure di ogni sorta. Ma se non iniziamo da noi stessi, da dove potremo mai partire?
Ci sentiamo impotenti? Crediamo che agire nel piccolo sia inutile? E così ci infiliamo nel partito o nel gruppo che riteniamo “meno peggio” o più potente? Queste idee sono puro veleno! Come possiamo agire in grande, se le masse non sono pronte, se noi stessi non lo siamo?
Se un popolo non è pronto al cambiamento, ogni tentativo di rinnovamento è destinato a cadere nel vuoto. Può durare per un po’, ma poi — come sempre — i semi della corruzione, non estirpati dall’animo dei molti, infesteranno nuovamente la politica, l’economia, il lavoro e la società in generale.
Condivido pienamente ciò che dici, Silvio, quando affermi di non credere in una rivoluzione che sia unicamente frutto di una reazione emotiva. La storia ce lo ha mostrato più volte, ma soprattutto la consapevolezza, se riflette con un po’ di attenzione, lo intuisce da sé.
Tutte le rivoluzioni a cui abbiamo assistito sino a oggi non sono state altro che esplosioni di popoli stremati dalla fame e dall’ingiustizia. Ma insorgere non significa saper poi creare e mantenere una dimensione di armonia sociale e personale. La vera pace, come la vera condivisione, nasce solo da una piena consapevolezza dei reali bisogni della nostra natura più profonda.
Gli scoppi dei popoli sono di solito solo il preludio all’instaurazione di un nuovo ordine di potere nocivo. Prendiamo, per esempio, l’Italia di oggi. Tutti si lamentano della classe politica e vorrebbero un cambiamento. Ma questo desiderio nasce da una reale volontà di bene comune, o dal fatto che negli anni ci siamo così feriti e derubati l’un l’altro da desiderare ora un po’ di tregua?
Non è forse che vogliamo un po’ di risanamento economico e sociale solo perché non abbiamo più nulla da rubare o da sfruttare? Se così fosse — e temo che sia così — quando questa crisi passerà, fra qualche decennio, i nostri figli si ritroveranno a vivere condizioni simili alle nostre, se non peggiori. È ciò che è già accaduto dopo la prima guerra mondiale, e poi ancora dopo la seconda. È ciò che accade da secoli, da millenni.
Per questo insisto nel dire che il potere che abbiamo nelle nostre mani, se agiamo consapevoli e liberi interiormente, con autentica cura e amore per tutto ciò che quotidianamente facciamo e incontriamo nel nostro piccolo raggio d’azione, è enorme.
L’azione che si esprime nel “piccolo” rivela solo dopo il suo effettivo potere di trasformazione sociale; anzi, spesso non lo rivela affatto, e noi non comprendiamo quale sia stato il nostro contributo. Ma questo è l’effettivo movimento del vero cambiamento: invisibile, silenzioso, concreto.
«Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra.»
(Matteo 6,3)
Ciò che deve preoccuparci è unicamente la sorgente da cui sgorgano le nostre azioni e i nostri pensieri. La vastità della ricaduta che avranno sul piano sociale è nelle mani della vita, e la vita è infinitamente più saggia di noi.
Cosa intendo? Di potenziali Hitler nel mondo ve ne sono sempre stati e ve ne sono ancora, come di potenziali grandi uomini. Il fatto che un Hitler rimanga un povero malato di mente rinchiuso in un manicomio, o divenga il capo di una nazione, non dipende tanto da lui. Dipende da molti fattori, e il più importante è il livello della coscienza di massa.
Un santo come un folle non possono fare nulla per i molti se le masse non lo consentono, attraverso il loro sostegno diretto, la connivenza o la beata ignoranza. Mi pare cosa ovvia. Dobbiamo comprendere che, nella vita, in determinati momenti, noi tutti permettiamo che alcuni individui occupino posizioni e compiano azioni che in realtà portiamo già nel cuore e nella mente, almeno come semi.
Per molti è difficile intuire queste cose, perché siamo stati condizionati da una visione frammentata della vita o dal mito del self made man, l’uomo che si è fatto da sé. Fesserie a cui ci piace tanto credere!
La vita è un fenomeno unitario, dove il mito del self made man può essere raccontato solo da chi si è trovato un potere tra le mani senza nemmeno sapere da dove provenisse. Il potere che un uomo può gestire non è mai suo: è sempre e solo il potere della vita nella sua globalità.
E se osserviamo bene, è proprio quando l’uomo crede di essere il creatore e il gestore del proprio potere che iniziano ad accadere le cose peggiori. Chi non comprende — o non vuole vedere — che il potere deriva sempre dal movimento globale dell’esistenza, e che pertanto è funzionale all’intera umanità, tenta sempre di plasmarlo per il proprio esclusivo interesse, ritenendosene proprietario.
Ma quando il potere del Tutto viene manipolato a favore di una singola parte, di un individuo o di un clan, esso si perverte, divenendo strumento di coercizione e di abuso delle parti escluse. Solo chi comprende di essere un semplice strumento nelle mani del Tutto può utilizzare creativamente la propria energia, poiché, quando questa non è frammentata da posizioni egoiche, scorre libera, immensamente potente e trasformativa.
Il mito del self made man si fonda sull’idea che, se un individuo ha carattere, furbizia e capacità, può raggiungere ciò che vuole. Non v’è dubbio che l’intelligenza e la determinazione aiutino più dell’ignoranza o dell’ignavia, ma se l’insieme degli eventi non è propizio, nulla è sufficiente. Diciamo che queste componenti sono forse necessarie, ma non sufficienti.
Ciò che è davvero causa necessaria e sufficiente è unicamente la “disposizione” del Tutto. Questa disposizione, fatta di infinite combinazioni misteriose, è sempre in azione — imprevedibile — e fa sì che, in determinati momenti, un perfetto sconosciuto si ritrovi investito di un potere e di possibilità che mai avrebbe potuto immaginare.
Va compreso poi che il Tutto consente alla coscienza di realizzare scopi personali unicamente per impartire lezioni universali. Gli scopi personali sono sempre transitori, destinati a finire e a lasciarci a mani vuote, se non addirittura sanguinanti.
Perseguire scopi personali significa voler glorificare se stessi, ma poiché la nostra esistenza tende inesorabilmente verso la vecchiaia e la morte, ogni gloria dell’ego è destinata a subire la medesima sorte. Non v’è gloria del mondo o dell’ego capace di placare il desiderio di significato che abita la coscienza più profonda e vera dell’uomo.
L’uomo, che lo sappia o no, trova pace solo quando realizza quella dimensione interiore capace di dare risposta alla malattia e al dolore, alla nascita e alla morte, al tempo e al limite. Cosa può valere tutto il denaro del mondo, la fama, il successo, i piaceri e le lusinghe, quando comprendiamo chiaramente che siamo costantemente esposti alla malattia, all’incidente, al fallimento, al rifiuto e alla morte?
Quanti uomini potenti muoiono nell’angoscia e nella solitudine? Quante persone famose piombano nel vuoto quando si spengono i riflettori?
Qualunque arte, abilità o dote sono vane senza la luce della consapevolezza. Non sono che giocattoli con cui divertirsi per un po’, prima che si rompano o che ci vengano sottratti. Sappiamo quanto può piangere e soffrire un bambino che, privo dell’amore dei suoi genitori, vede portarsi via il suo unico giocattolo: così saremo noi adulti, nell’ora della morte, della perdita o del fallimento, se non avremo scoperto quel fiume sotterraneo e inesauribile di luce che regge la nostra intera esistenza e dà senso a ogni respiro, tanto più all’ultimo.
Sostengo dunque che il Tutto, la Vita, dando risposta ai nostri desideri più egoici, attraverso il dolore che inevitabilmente ci procurano, ci permette di ricercare e realizzare vera saggezza e libertà. Senza l’esperienza del male non potremmo desiderare il risveglio e la comprensione del bene. Ciò che è veramente nocivo non è il male in sé, ma la sua reiterazione, la perseveranza nell’agire senza comprendere e senza cambiare.
Cuiusvis hominis est errare: nullius nisi insipientis in errore perseverare.
«È cosa comune l’errare; è solo dell’ignorante perseverare nell’errore.»
(Cicerone, Filippiche, XII, 5)
Humanum fuit errare, diabolicum est per animositatem in errore manere.
«Cadere nell’errore è proprio dell’uomo, ma è diabolico insistervi per superbia.»
(Sant’Agostino d’Ippona, Sermones, 164, 14)
Un’ultima cosa che vorrei dirti, caro Silvio, è che ogni generazione pensa di vivere la fase più importante e critica della storia umana: è una peculiarità dell’ego pensarsi sempre al centro dell’universo, o non avere abbastanza conoscenze per riconoscere la ripetitività della drammaticità e dell’imprevedibilità della storia.
Ma se non ci lasciamo ingannare da noi stessi e volgiamo lo sguardo al passato, credo che il periodo che stiamo attraversando non sia poi tanto dissimile dai precedenti, per importanza e per intensità. L’umanità, da tempi immemorabili, tribola nel tentativo di realizzare una realtà fatta di pace e di amore.
L’unica cosa che forse è cambiata è la potenza distruttiva che abbiamo tra le mani. Pensa solo alla differenza fra i danni che poteva provocare una guerra di mille anni fa e quelli di una guerra nucleare moderna. Al di là di questa differenza, poco è mutato.
Penso a mio nonno, un vecchietto nato nel 1918, che in meno di un secolo di vita ha visto e vissuto due guerre mondiali — di cui una da soldato — l’intero periodo della guerra fredda, lo sbarco sulla luna, e solo lui sa cos’altro. Cosa poteva pensare del mondo e di se stesso? Forse che l’essere umano è un mostro, che l’apocalisse fosse vicina, che stesse vivendo i più grandi cambiamenti della storia.
Pensa poi agli anni dell’Impero Romano, al Medioevo, alla scoperta delle Americhe, alla rivoluzione industriale e a quella francese. L’uomo, da sempre, si sente a un punto di svolta; peccato che, sino a oggi, non sia mai stato capace di cogliere il punto essenziale: quello che dall’eccitazione e dalla paura per i cambiamenti esterni conduce alla grande pace del cambiamento interiore, ciò che Socrate chiamava “la seconda navigazione”.
Insomma, qualcosa di realmente nuovo può giungere solo per chi, su piccola scala, inizia ogni giorno a fare verità dentro e intorno a sé.
Infatti, anche se domani il mondo si fermasse, le guerre cessassero e ognuno avesse il necessario per vivere, pensi davvero che saremmo felici?
Non moriremmo ugualmente? Non ci ammaleremmo comunque? Non resteremmo gelosi, possessivi, impauriti di fronte a un universo infinito, a una vita e a una natura immensamente più potenti di noi, che non possiamo dominare?
Ed è proprio perché non vogliamo scrutare e comprendere pienamente queste domande — immense e inquietanti — su noi stessi, che ci affanniamo a controllare e cambiare il mondo esterno.
Pensare poi che i politici, i massoni, le corporation o chissà cos’altro siano la causa della nostra inquietudine interiore non fa che accrescerla. Ci procura nuove paure e angosce, spingendoci sempre più lontani dalla sola soluzione reale: conoscere noi stessi.
Non ci conosciamo, ed è per questo che cerchiamo sicurezza e potere nel mondo esterno. Ma dal desiderio di sicurezza nasce sempre il bisogno di difesa, e dalla difesa si genera l’offesa. Così cominciano tutte le guerre e tutte le violenze: dall’ignoranza di ciò che realmente siamo.
Se risolviamo noi stessi, abbiamo risolto la vita. Se liberiamo il mondo dalla nostra paura e dalla nostra ignoranza, abbiamo compiuto la più grande opera di carità, l’unica vera rivoluzione possibile.
L’umanità, intesa come massa, forse un giorno comprenderà tutto questo. Ma quel giorno è lontano.
Cominciamo da noi.
Pier
Commenti
PS: Silvio anch'io ero molto angosciato dalle cose che mi accadevano intorno a livello globale tempo fa, ero più concentrato sull'albero che cadeva e avevo fatto anche una domanda a Dadrim a questo proposito che forse potrebbe ulteriormente ispirarti; se vuoi leggerla si intitola credo "Scie chimiche, HAARP e il destino del mondo" o qualcosa di simile..
Intanto un caro saluto e buona ricerca..
1) Rispetta la Terra e l'ambiente dove devi vivere.
2) Goditi questo Paradiso Terrestre che ti e' stato concesso,miglio ralo e non distruggerlo.
3)Uomo: questa e' la donna, tua compagna, e Donna questo e' l'uomo tuo compagno, comprendetevi e sopportatevi, le differenze superatele non con l'odio che pagheranno i vostri figli; l'Amore dipende da voi e le tentazioni sono infinite. La " Felicita" dipende dal buon senso sap- piate scegliere...
4) Vivete la vita secondo la vostra coscienza, il be-ne e' gioia il male e' dolore, la tentazione una cala-
mita', il libero arbitrio una fallacia.
5) La vita e' una sola non disperderla, sappiala vive-
re secondo le tue capacita' e quelle che apprenderai durante il suo corso, accetta la durata,
lunga o breve.
6) Non odiare chi ti fa un torto, quello puoi esserlo anche tu, meno che meno ucciderlo.
7) Accetta le distorsioni della natura esse fanno
parte della vita, quali esse siano....
8) I fgli sono la continuita' della vita, amali, insegnali, conducili attraverso gli inganni...
9) Le virtu, la bonta', la tolleranza e i vizi sono un
fardello che ti porterai addosso, sappilo amministtare.
10) SE.....LA RISPOSTA STA SOLO IN TE!
Uno scoppio che sembrava una bomba mi sveglio' completamente, era il pneumatico di un camion sulla strada...la brusca realta'. Fuori dalla
finestra il cielo plumbeo, la ´primavera non c'e' piu', la televisione annunciava le calamita' del mondo...
Peccato!
Pace!
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