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Viviamo un tempo di autocensura e grande responsabilità

Vi confesso, con totale onestà, che molte delle cose che penso su numerosi argomenti scelgo semplicemente di tenerle per me. Arrivo sempre fino a un certo punto del discorso, e non per mancanza di argomenti, ma per una forma di autocensura difensiva e strategica, non tanto per paura del dissenso, che è fisiologico e persino utile, quanto per evitare una censura che so arriverebbe in modo definitivo e attraverso modalità particolarmente lesive, tali da impedirmi qualsiasi possibilità di parola.
Non è una bella situazione, eppure è una condizione che molti non vogliono vedere o, peggio ancora, contribuiscono attivamente ad aggravare e cristallizzare. Molto spesso continuano ad alimentare uno scontro ormai puramente immaginifico e strumentale fra supposte destre e sinistre, quando, a ben vedere, l’unico scontro reale è fra poteri che desiderano l’accentramento delle risorse e del controllo.
Oggi, ad esempio, soprattutto nell’Unione Europea, è sufficiente mettere in discussione l’idea di vivere in una meravigliosa democrazia, anche solo sul piano simbolico, culturale o comunicativo, per scatenare reazioni scomposte e aggressive. Questo, a ben vedere, dimostra per paradosso proprio ciò che si vorrebbe negare, perché una realtà davvero solida non ha bisogno di difendersi con tale furia da ipotetiche critiche. La reazione isterica è quasi sempre il segnale di una fragilità non riconosciuta. E una democrazia che non può essere messa in discussione non è forse, sic et simpliciter, la negazione della democrazia stessa.
Ancora più significativo è osservare come molti semplici cittadini, che da una critica lucida al sistema mediatico e alle dinamiche di potere avrebbero solo da guadagnare in termini di libertà, prosperità, consapevolezza e dignità, reagiscano invece mettendosi spontaneamente a difesa di quello stesso sistema. Questo atteggiamento non nasce da una riflessione autonoma, ma rappresenta uno dei sintomi più evidenti di una coscienza collettiva sottoposta a un lavoro lungo, intenso ed efficace di condizionamento, fino al punto di identificarsi con ciò che la limita.
Se poi non si riconosce che oggi sostenere determinate tesi, o anche solo proporre alcune riflessioni quando si dispone di un pubblico significativo, può diventare pericoloso non solo per la propria carriera, ma talvolta anche per la propria incolumità, allora ci si muove tra la malafede e l’ignoranza della gravità che abita il tempo storico che stiamo attraversando. In entrambi i casi, viene meno la possibilità di una comprensione autentica.
Eppure, nonostante tutto questo, non è questo il tempo della resa né del cinismo. È il tempo di una responsabilità più sottile, accorta e profonda, quella di restare vigili, presenti, interiormente liberi, misurati nella parola e nell’intenzione. Ogni volta che una persona smette di reagire in modo automatico e ricomincia a pensare, sentire e osservare con onestà, qualcosa si incrina nel meccanismo del condizionamento.
L’azione più radicale oggi non è lo scontro frontale, né una negazione ingenua, talvolta innocente ma spesso ignorante, della forza e del funzionamento del sistema, bensì la creazione di spazi di coscienza, di linguaggi nuovi, di relazioni non addomesticate e al tempo stesso profondamente lucide. È il coraggio e l’intelligenza di attraversare la falsità senza farsi inglobare, senza rifugiarsi nelle semplificazioni rassicuranti o in boschi fatati dove, a ben vedere, le fate non ci sono mai state. È la scelta quotidiana di non tradire ciò che si è compreso e realizzato, anche quando questo comporta un prezzo, che talvolta assume la forma paradossale del ritrarsi, del tacere, del fare un passo indietro.
Da qui può nascere una forma diversa di impegno e di esserci, meno rumorosa ma più incisiva, perché intima, fatta di passaggi da cuore a cuore, di casa in casa, di piccoli incontri, capace di generare comunità vive, pensiero critico e una riscoperta del senso del sacro nella vita ordinaria. Un lavoro sotterraneo, come acqua profonda che, accumulando pressione nel tempo, finisce per frantumare anche la roccia più dura. È questo, oggi più che mai, un atto creativo che ciascuno può compiere.
Un abbraccio,
Pier

Tags: disagio esistenziale, consapevolezza, libertà interiore, mente e pensiero, disidentificazione, condizionamenti mentali, risveglio spirituale, osservazione di sé, autocoscienza, trasformazione interiore, serenità, psicologia spirituale, presenza consapevol

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