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Meditazione

Liberarsi dal dolore fisico e interiore

 Mauro ha scritto: È quasi un anno che mi sono operato di ernia del disco e per recidive varie tutti i giorni combatto con il dolore che mi invalida molte attività vitali. Ho un bimbo di otto mesi che non posso prendere in braccio e questa cosa mi rattrista molto. Ti vorrei chiedere qualche riflessione sulla malattia e la tristezza. A volte, per quanto soffro, mi verrebbe voglia di farla finita, ma non ne avrei il coraggio e forse mio figlio preferirebbe avere un padre invalido piuttosto che un padre morto. Il problema credo sia proprio l'immagine che io proietto sul senso dell'essere padre, cosa di cui sono molto contento. Grazie dell'attenzione.

Pier ha risposto: Le questioni mi paiono essere due: il dolore fisico e la percezione di essere un padre con dei problemi fisici. Per quanto riguarda la prima, quella del dolore fisico, là dove non possono gli antidolorifici, può sempre la coscienza. In che senso? Spesso una malattia, soprattutto se dolorosa e/o invalidante, assorbe gran parte della nostra attenzione, dei nostri pensieri e delle nostre emozioni. Questo assorbimento imprigiona la nostra coscienza dentro la malattia, privandoci delle nostre energie e andando paradossalmente ad amplificare gli effetti e la degenerazione del male.

Spostare la nostra consapevolezza dal corpo fisico al “corpo interiore” spesso attenua enormemente la percezione del dolore, a volte ferma l’avanzare di un male, in alcuni casi risolve la malattia. Spostare la nostra consapevolezza dal corpo fisico al corpo interiore non significa negare il male o reprimersi. Significa non alimentare o aumentare il disagio con pensieri, emozioni o azioni, convogliando tutta la nostra energia in altra direzione. Se ci pensi bene, i nostri pensieri e le nostre emozioni non sono altro che energia. Quando l’energia è positiva i suoi effetti sono conservativi o rigenerativi, quando è negativa sono degenerativi.

Ora, nella maggior parte dei casi, un male fisico innesca un vortice di pensieri ed emozioni negative che vanno ad alimentare e aumentare lo stesso male, rinchiudendoci in una prigione di dolore e disperazione. È difficile trovare qualcuno che, al cospetto di una malattia o di un evento negativo, risponda con pensieri, emozioni e azioni positive. Che fare allora? Iniziamo con il disidentificarci dal circolo vizioso dolore fisico–pensiero negativo–emozione negativa–ulteriore dolore fisico.

Quando il dolore si fa intenso, ascoltiamolo come se stessimo ascoltando il rumore di un torrente in piena, senza giudizi, senza opporci con il pensiero, senza proiettarvi emozioni di alcun tipo. Lasciamo che il dolore venga spogliato da ogni sovrastruttura mentale ed emotiva, lasciamo che sia pura percezione corporea, accolta totalmente, libera. Se dovessero affiorare pensieri o stati d’animo, bene, nessun problema: lasciamoli scorrere, ascoltiamoli come ascoltiamo il dolore, come ascolteremmo il suono di una campana o le grida di bambini che litigano in strada. Fondamentale è non collaborare, non alimentarli, non identificarvisi.

Ecco, questo è l’atteggiamento con cui la nostra consapevolezza dovrebbe approcciare i fatti del mondo interiore quanto quelli del mondo esteriore, per potersi emancipare e risvegliare, per poter sciogliere tutti i condizionamenti e il carico di dolore fisico e psichico che questi comportano.

Gentile Mauro, lascia che il dolore faccia il suo lavoro e vedrai quali miracoli possono accadere. Non sovrapporgli interpretazioni della mente, non identificarti, non opporre resistenza. Quel male è lì per un motivo, fidati, lascialo parlare, lascia che si sciolga, che ti sciolga. Se mantieni la tua consapevolezza libera da schemi mentali o emotivi e la dirigi sempre più nella percezione della tua semplice presenza interiore, molte cose potranno accadere. Per approfondire questi aspetti ti invito a leggere Il potere di Adesso di Eckhart Tolle: vi sono molti meravigliosi spunti sul tema “dolore-guarigione-accettazione”.

Per quanto riguarda l’essere padre, ritengo che un figlio abbia più bisogno di essere accompagnato nelle tante “corse” del suo mondo interiore che fra le piste di un campo sportivo, cosa che può benissimo fare un bravo allenatore. Vi sono tanti padri sanissimi nel corpo che spesso, quando non procurano danni, non servono a nulla, perché non è il corpo fisico ciò che più di ogni altra cosa può offrirci una vita piena e profonda, ma la conoscenza e la cura del proprio corpo emotivo e mentale.

Vorrei poi sottolineare che la cura del corpo interiore spesso determina una salute più forte o la guarigione da molti mali fisici: gastriti, mal di testa, dolori muscolari (spesso alla schiena). Il pensiero comune ritiene che il corpo si ammali per fattori genetici, ambientali o spontanei, e che questi determinino poi ricadute psicologiche. La realtà, il più delle volte, è l’opposto. È il malessere interiore che sfocia spesso in mali fisici che, con il tempo e l’inconsapevolezza, divengono cronici o mortali.

Se impariamo a curare e mantenere sana la sorgente (la consapevolezza) del fiume (la coscienza) della nostra vita, l’acqua (lo stato energetico di salute) sarà più limpida anche alla foce (il corpo), nonostante i tanti detriti (problemi esistenziali e di salute) che inevitabilmente incontrerà lungo il suo viaggio.

Un caro saluto,
Pier

Tags: Sofferenza, Aiuto psicologico, Salute, dolore, consapevolezza, guarigione interiore, accettazione, paternità

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Commenti   

+1 # Mauro 2013-08-26 12:31
Bellissimo. Grazie mille.

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