Per vivere senza paura devi perdere

Le persone ci donano felicità nella misura in cui le amiamo, non nella misura in cui ci restituiscono amore. Questa verità, tanto semplice quanto disarmante, ha il potere di sovvertire l’orientamento di intere esistenze. Chi cerca la felicità come via di fuga dalla propria miseria interiore, infatti, non cerca la felicità, ma semplicemente tenta di allontanarsi da sé stesso, come chi, smarrito nella nebbia, corre senza meta, illudendosi che basti muoversi per non sentirsi perduto. Finché l’amore sarà inteso come anestetico del dolore, come stampella dell’insicurezza, come specchio che rimandi un’immagine desiderabile di noi stessi, esso rimarrà prigioniero dell’interesse e della paura, e non potrà mai fiorire nella libertà che gli è propria.
Se si vuole davvero incontrare qualcosa di nuovo, autentico, vivo, occorre rinunciare all’idea che l’altro possa colmare un vuoto. È necessario volgersi con sincerità verso i pensieri e le emozioni che nascono nell’incontro, osservarli con attenzione, senza afferrarli né giudicarli, finché progressivamente si dimentica sé stessi, si perdono le trame del bisogno, si dissolvono le pretese, si fa silenzio. In quello spazio può allora affacciarsi una nuova comprensione, non ottenuta con la forza del ragionamento ma nata dal disarmo dell’ego. È lì che inizia la possibilità di amare senza motivo.
Aspettare che l’altro ci venga incontro, che ci scopra, ci scelga, ci riscatti, è l’ennesima illusione. L’amore non è un poliziotto né un detective compassionevole: non indaga tra le macerie di chi si è nascosto, non perquisisce le prigioni interiori dove ci siamo chiusi per paura. Se rimani nell’ombra non puoi pretendere che qualcuno ti illumini. La vita non consola chi si nega. E non tende la mano a chi si finge assente. Perché nascondersi, allora? Cosa si teme? E cosa si spera di ottenere con la fuga?
Forse nemmeno serve porsi queste domande, perché troppe domande annebbiano l’istinto e ritardano il passo. Meglio uscire allo scoperto, con tutto ciò che questo comporta: l’esposizione, il rischio, il desiderio che brucia, lo sbaglio che insegna. Meglio incontrare la vita nel suo volto intero che attenderla dalla finestra di un pensiero. E se ad attenderti ci fosse la paura?
La paura non si dissolve combattendola. Non si elimina cercando di comprenderla con l’intenzione segreta di annientarla. Se ti muove la paura, anche il tuo desiderio di libertà sarà un inganno. Ma se la guardi con occhi disincantati, senza volerla cambiare, allora forse vedrai che non c’era nulla da temere. Perché il terrore più grande non nasce dalla realtà, ma dal desiderio di evitarla. La paura si genera là dove tu vuoi che le cose vadano in un certo modo e ti rifiuti di accettare che possano andare diversamente. È figlia del desiderio, del convincimento, della fissità. Non appena qualcosa minaccia ciò che vuoi o ciò in cui credi, nasce prima il fastidio, poi l’inquietudine, poi l’angoscia. Eppure ciò che sfugge ai nostri schemi è proprio ciò che accadrà, se non oggi, domani. L’infinito non è tenuto a sapere della nostra piccola mente, non conosce i suoi confini, né le sue regole. Passa oltre, e ci chiama comunque.
Ed è qui che entra in gioco qualcosa di più vasto: l’anima, che nulla teme, perché non partecipa della confusione mentale, e quindi non percepisce come problemi ciò che per la mente sono drammi insormontabili. Non ha alcun interesse ad aiutarci a superare ciò che non considera ostacolo. L’anima non risponde ai nostri richiami perché non li riconosce come necessari. Forse, più semplicemente, occorre cominciare a vedere attraverso i suoi occhi. L’anima, se esiste, non è un’entità astratta, né qualcosa di esterno. L’anima sei tu stesso, quando smetti di fingerti altro, quando cessi di lottare per essere qualcuno. Allora ti scopri già intero, già degno, già completo. Allora smetti di essere mente — sogno parziale — e ritorni a essere anima — realtà totale.
I pensieri che ti avvolgono, come bene hai intuito, sono il miglior alleato dell’immobilità. Ti tengono bloccato proprio mentre ti illudono di muoverti. E più pensi, più ti allontani dal sentire. Più elabori, più ti convinci che nulla andrà come vuoi. Ma è proprio quel pensare eccessivo a generare il disagio che poi cerchi di curare. Un labirinto che si alimenta da solo.
Occorre uscire da questo meccanismo. Non rompendo le pareti del labirinto, ma smettendo di camminarvi dentro. Occorre fermarsi, smettere di pensare tanto, e vivere. Offrirsi alla vita, senza rete. Esporsi al dolore e alla gioia, senza chiedere protezione. Solo così è possibile tornare vivi. Solo così è possibile scoprire che il rischio della vita è anche la sua bellezza.
Quando si smette di nascondersi, la vita accade davvero. Quando si smette di pensare, si comincia a sentire. E quando si smette di fuggire, si incontra finalmente ciò che si è sempre cercato.
Tags: Aiuto psicologico