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Disagio interiore

Un anno pieno di luce!

Esiste un gesto raro e potente che l’anima riconosce come proprio, anche quando il mondo non lo applaude: fare per il puro piacere di fare, donarsi senza aspettarsi nulla, esprimere sé stessi senza domandare conferma, lode o approvazione. È un gesto che appartiene ai liberi, ma che chiunque può apprendere — anche lentamente, anche tra mille esitazioni — se solo smette di cercare fuori ciò che già matura dentro.

Amare, creare, offrire senza tornaconto richiede un coinvolgimento totale, una nudità interiore, una disposizione profonda a lasciare che il cuore agisca senza garanzie. È difficile, certo. Nessuno ha mai detto che le cose più belle della vita si compiano senza attraversare anche il timore, il dubbio, a volte il dolore. Ma proprio lì si trova il confine tra l’arte e l’ambizione, tra la libertà e la dipendenza, tra l’amore e il bisogno.

Esprimersi è una gioia. Quando nasce da uno slancio sincero e naturale, quando scaturisce da un’urgenza dell’anima, diventa un atto creativo che nobilita la vita. Ma se a quel gesto si appiccica il bisogno di essere riconosciuti, applauditi, celebrati, allora qualcosa si spezza. La meraviglia si corrompe. La libertà si fa calcolo. L’amore si trasforma in merce da scambiare. E in quel preciso istante, ciò che era vivo comincia a morire.

Il bisogno di esprimersi appartiene all’anima. Il desiderio di riconoscimento è l’ombra della mente. Il primo è una sorgente, il secondo una dipendenza. Il primo è limpido, fertile, fecondo. Il secondo è insaziabile, divora tutto ciò che tocca. Nessuna quantità di approvazione, nessuna montagna d’oro, nessuna folla plaudente potrà mai saziare un cuore che non ha ancora imparato a guardarsi con verità. Ecco perché chi dipende dal plauso non è mai libero: è sempre in attesa che qualcun altro legittimi la sua esistenza.

Si può ricevere l’ammirazione di mille persone e sentirsi comunque vuoti. Si può guadagnare ricchezza e notorietà e avvertire, al fondo, una crepa sottile che nessun trionfo riesce a colmare. Perché il vero riconoscimento non può venire da fuori. La pace non arriva dal numero di mani che ti battono le spalle, ma dallo sguardo con cui, ogni giorno, ti rivolgi a te stesso.

Chi non si riconosce interiormente, continuerà a chiedere agli altri parole rassicuranti. Ma così facendo diventerà dipendente dalle lodi e vulnerabile ai biasimi. Anche un solo sguardo indifferente avrà il potere di spegnere la luce che cento elogi avevano acceso. È una spirale pericolosa: più dipendi dal riconoscimento esterno, più perdi contatto con la tua sorgente, più ciò che fai diventa performance, messinscena, travestimento.

La via d’uscita non è rinunciare a ricevere amore, apprezzamento, gratitudine. Ma è smettere di averne bisogno per poter fare ciò che si ama. Le parole degli altri possono incoraggiare, certo. Ma non devono mai diventare il nutrimento principale. Prendile, se arrivano, come fiaccole che illuminano un sentiero che già conosci. Se non arrivano, cammina lo stesso. Il sole non ha bisogno di essere applaudito per sorgere.

Se qualcuno vede la tua luce, ne sarà toccato. Ma non è questo che dà senso alla tua luce. È la luce stessa a giustificarsi, a splendere per ciò che è, non per come viene accolta. La vera forza nasce nel momento in cui smettiamo di mendicare conferme e iniziamo a vederci davvero, a sentire fino in fondo il valore di ciò che fluisce spontaneamente da noi. La bellezza, quando è vista, illumina. Ma finché non la vediamo noi, resta in ombra, anche se il mondo ce la mostra ogni giorno.

Ciò che conta, allora, non è quante persone ci riconoscono, ma se siamo finalmente capaci di riconoscere noi stessi. Se impariamo a farlo, se ci apriamo a questa visione interiore, allora il bisogno di essere elogiati perde forza, la paura del giudizio svanisce, e si spalanca una libertà che non teme più né il silenzio, né l’incomprensione.

Solo a quel punto, il nostro agire torna ad essere un dono. Puro, gratuito, leggero. Un gesto che nasce dal cuore e al cuore ritorna. Un gesto che non chiede, ma che esiste, e basta.

Buon anno nuovo a tutti!
Pier

Tags: Ricerca della felicità, Aiuto psicologico

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