Nell'unione dei corpi è la risposta
Federica ha scritto: Ieri sera, 12 dicembre, ho fatto un favore a un amico, mi aveva chiesto di travestirmi da Santa Lucia (al Nord si usa così) per portare i regali alla sua nipotina e farla contenta. Così, in accordo con lui e con i suoi genitori, ci sono andata. Non mi ero studiata niente, avevo deciso di improvvisare. Una parte perfetta: la bambina al settimo cielo c’era cascata in pieno. Una volta uscita ho immaginato le sensazioni inebrianti in preda alle quali si era coricata grazie a me, a tutti gli angioletti e le favolette e i mondi fantastici nei quali stava danzando nei suoi sogni infantili. Soprattutto, mentre scendevo le scale, e il mio amico mi accompagnava alla macchina, ho pensato alle sue braccine intorno al collo.
Non le sembrava vero di avere avuto dinanzi Santa Lucia che portava i regali. Il languore e la dolcezza che mi hanno pervasa mi hanno fatto dire d'istinto “voglio una bimba, subito!”. Il mio amico, sentendomi, ha risposto: “Infatti non ho mai capito perché non hai mai voluto; ti ho vista stasera, con un bimbo diventi un'altra”. I motivi? I più disparati. La grave delusione per non essere mai riuscita a trovare un lavoro nonostante l'alto livello di istruzione, la mancanza pressoché assoluta di aiuti (sono sola e mio marito torna alle otto di sera), la mancanza di strutture (signora, se lei non lavora non ha diritto!), forse anche e soprattutto la scarsa pazienza. Il non sentirmi mai la stessa energia tutti i giorni. Il bisogno di avere spazi miei di silenzio e di indipendenza in cui pensare, vivere, creare. Non so cosa abbia prevalso di più alla fine, per farmi ritrovare a trentotto anni senza figli.
Non ho mai illuso mio marito, sapevo che il mio desiderio era sempre stato scarso. Non siamo tutti uguali, non me ne faccio un problema. E non mi sono fatta mai condizionare dall'idiozia di certe persone ottuse che chiamerebbero egoista quelle come me. I figli sono per chi ha la vocazione. La vocazione non è scontata, non è perché sei donna. Non so se sia per l'orologio biologico che si è messo a ticchettare più veloce, ma adesso ormai non è quasi più possibile, avverto un senso di vuoto. Adesso sì, lo sento bene il peso degli anni che mi si prospettano avanti tutti uguali, con tanti miei progetti ed iniziative, ma senza quella “ciliegina”. E a tutt'oggi non sono in grado di capire se stavolta sono io o se è solo il risultato del condizionamento culturale.
Mi sono battuta una vita contro i condizionamenti culturali. Ho sempre cercato di capire prima di tutto cosa volevo io. Ma lo so davvero cosa voglio, adesso? No. Se scoprissi di colpo che in realtà un bambino lo volevo? A volte, per fermare questa trottola impazzita nella mente, provo a pensare se, tornando indietro di alcuni anni, avrei deciso diversamente, e concludo che avrei rifatto esattamente le stesse scelte, perché avrei avuto la stessa testa. Lo stesso livello altissimo di frustrazione, che non mi faceva accettare di diventare a tutti gli effetti una “casalinga” quando fin da piccola avevo sognato l'indipendenza. Avrei visto ugualmente il bimbo come un ostacolo. E alla fine ho preferito tenermi il soldino che mi guadagno in nero, insegnando privatamente, perché alla lunga non avrei sopportato di dover andare a chiedere a mio marito pure i soldi per uno shampoo, anche se per lui il problema non esiste. Ma oggi, che tutto è superato, che i giochi sembrano fatti, che lui dichiara di stare bene anche solo con me e non gli importa di altro, inizio a sentire maggiormente quel senso di vuoto, di possibilità mancata. E la trottola del pensiero ritorna a girare non permettendomi di trovare vera serenità. Vorrei tanto fermarla, respirare...
Pier ha risposto: Se ricerchi i pro e i contro, puoi ragionare all'infinito. “Voglio un figlio perché sta suonando la sveglia biologica e scatta la paura del non poter più tornare indietro, di ciò che è irrimediabile? Lo voglio perché ho paura della vecchiaia e della solitudine? Non lo voglio perché sto ancora lottando contro i condizionamenti del mio passato, contro tutti coloro che mi hanno sempre detto che la donna può al massimo aspirare a un lavoretto per qualche tempo, poi la gravidanza e poi… speriamo che il marito sia una brava persona? Lo voglio o non lo voglio?”
Se ascolti la mente le domande e i dubbi non finiranno mai poiché dal pensiero ricaverai solo analisi, valutazioni, ma mai scelte. Perché? Perché nella realtà dei fatti il bicchiere della vita è sempre mezzo vuoto e mezzo pieno. “Scelgo di vedere il mondo con ottimismo o con pessimismo? Non so!”, dice la mente. “Sembra che si possa vedere in tutti e due i modi: sia bene che male. Sembra che non esista una verità assoluta, ma che dipenda tutto dal punto da cui si decide di guardare. Che fare allora?”. Questa è la situazione in cui cadiamo quando cerchiamo di risolvere i problemi usando unicamente la testa: stallo, paralisi, impasse!
I figli nascono, o almeno dovrebbero, attraverso un atto d'amore. Due persone si fondono in un unico abbraccio che culmina nella generazione di una nuova vita. Che cosa meravigliosa! L'atto sessuale permette che dalla divisione prenda vita l'unità! Dal due nasce l'uno.
Tutto, nel mondo fatto dall’uomo, agisce attraverso la divisione, si frantuma in pezzi sempre più piccoli: guerre, confini, incomprensioni, bombe fatte d’armi o parole, crolli di palazzi e di relazioni... La legge che noi conosciamo è quella secondo cui dopo il due segue il conflitto, nemmeno a tre arriviamo.
Ma l'amore dei corpi, che è dono della natura primordiale, ci insegna, prima ancora di tutta la nostra spiritualità e progredita civiltà, che nella molteplicità si cela uno straordinario potere di unità: che dal due nasce il tre, ma non come divisione, ma come generazione di perfetta unità.
Personalmente credo che la risposta si celi lì, in quell'istante che apre le porte al tempo di un altro Essere. Ma lo dobbiamo sentire, lo dobbiamo percepire che i nostri cuori, mentre ci lasciamo andare al piacere dei corpi, dobbiamo provare a sentire se lì, fra un respiro e l’altro, c’è qualcosa che ci trascende e unisce. Per me la risposta si trova solo in quel luogo, in quel momento, dopo essersi conosciuti a lungo, dopo essersi amati e rispettati nonostante le difficoltà e le incomprensioni di ogni giorno, allora, ascoltandosi profondamente, mentre si è amore riusciamo a scoprire se c’è spazio per aprire la porta a una nuova vita.
Un caro saluto,
Pier
Tags: Problemi di coppia, disagio esistenziale, consapevolezza, libertà interiore, mente e pensiero, disidentificazione, condizionamenti mentali, risveglio spirituale, osservazione di sé, autocoscienza, trasformazione interiore, serenità, psicologia spirituale, presenza consapevol
Commenti
Poi quando mi son sposata,ero in una ditta straniera dove si stava benino, ma c'eran tante donne incinte, io avevo allora un contratto interinale, quindi senza diritti...aveva no anche problemi loro, essendo iraniani e quindi avendo le esportazioni in difficoltà...so n rimasta a casa, per fortuna ancora con 1 anno di mobilità pagata. Son subito rimasta incinta della piccola, è stato un bel regalo,e adesso, intanto che aspetto il secondo figlio, vedo un po' di riallenarmi a far qualcosa di pseudo-lavorati vo, da casa. Sono laureata, specializzazion e in tedesco. Cara Federica, le donne trovan tante ostilità, ma hanno anche la forza, le idee , la fantasia per affrontarle e aggirarle.e 38 anni non son molti, per mettere su famiglia. bacioni.
ciao.
nadia
penso di capire abbastanza il tuo stato d'animo perché anche io ho vissuto frustrazioni simili.
Sognavo di fare la scienziata e dopo sacrifici enormi mi ritrovo a fare il lavoro che detestavo di piu' , la programmatrice. Da piccola odiavo l'idea di avere figli miei e di sacrificare del tempo ai miei futuri studi per scoprire chissà cosa... poi successivamente , visto che non dovevo scoprire più nulla, sacrificare del tempo per tutte le mie avventure e viaggi in bicicletta, in montagna...
I bambini però in fondo mi piacevano, così ogni tanto facevo volontariato per qualche associazione, casa famiglia.
Mi sono sposata forse per fuggire, senza "divorziare" definitivamente , dalla mia famiglia d'origine. Abbiamo tentato, senza molta convinzione, ad avere figli. Non venivano e non ci siamo mai disperati tanto perche' in fondo ci divertivamo sempre alle prese con qualche avventura e nessuno dei due aveva il chiodo fisso.... pero' scattato il terzo anno di matrimonio mi sentivo che dovevo fare qualcosa e cosi' ho proposto a mio marito di fare domanda di adozione nazionale: la piu' improbabile per cui non ci abbiamo mai contato tanto e poi viste tutte le peripezie per avere l'idoneita' dal tribunale (e in questo devo dire che se non fosse stato per mio marito io mi sarei ritirata), eravamo entrambi convinti che a domanda scaduta non avremmo ripetuto il percorso. E cosi' a domanda scaduta ci e' piombato da un giorno all'altro un bimbo di un mese....
L' avventura piu' bella e impegnativa fino ad oggi. Certo le avventure di una volta sono diventate difficili da effettuare ma ne abbiamo fatte comunque di belle: trekking da rifugio a rifugio con bimbo in spalla, viaggi in bicicletta con bimbo+tenda al seguito e poi ora che queste cose sono quasi impossibili ci siamo re-inventati e cosi' , per non sacrificare troppo tempo al bimbo, ci siamo appassionati di corse e gare di corsa in montagna.
Ad oggi non mi pento delle scelte fatte e anche se a volte ho nostalgia di qualche bella avventura di una volta, mi diverto nel cercare formule diverse.
In bocca al lupo e che tu possa seguire serenamente il percorso delle tue scelte.
Ho una laurea anch'io, di fronte al progetto di avere un figlio mi sentivo inadeguata, poi ne sono arrivati due, forse perchè non ho scelto il marito a tavolino ma guidata dall'amore. Siamo della stessa generazione io e te, di possibilità di insegnare nelle scuole pubbliche non ce n'è nessuna da tanti anni:io ho lavorato anche in fabbrica, anche in imprese di pulizie. Non cerco la mia realizzazione come persona nei ruoli, come quello lavorativo o quello all'interno della famiglia: non saranno una posizione di prestigio nella società o un tenore di vita comodo e agiato ad aiutarmi a scoprire chi sono veramente.
proprio molto bello!!!
anche se è un po' brutto che tante persone valide e intelligenti non abbiano un lavoro adeguato, io spero in una"rinASCITA ITALIANA" ,basata sul merito e la serietà, che sarebbe oltremodo auspicabile.
istruzione? delusione? mancanza di energia? l'avere o non avere? un figlio è solo amore, il massimo dalla vita, è gioia infinita, è dolcezza, è energia a palate, è lavoro a tempo pieno, è vivere il tutto: solo e sempre se c'è amore..guarda negl'occhi di chi ti sta accanto, li c'è la risposta. I figli si fanno in due.
un caro saluto
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E stato già importante trovare qui voi, i confronti sono sempre utili. Resto in attesa.
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Gianfranco
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