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Libertà, democrazia, politica, ideologie e follia

Pietro ha scritto: “Caro Pier, che ruolo hanno, secondo la tua visione del mondo e della vita, la politica e le religioni?”

Grazie,
Pietro

Pier ha risposto: Carissimo Pietro, vorrei risponderti raccontandoti una storia.

Un gruppo di giovani si risveglia misteriosamente tra le mura di un carcere. Sono tutti privi di memoria e, tra loro, c’è anche una bambina. Inizialmente tutto appare loro tremendamente inquietante e confuso, ma presto comprendono che l’unica possibilità di sopravvivere è adattarsi alla situazione e solo successivamente cercare di capire cosa sia accaduto.
Dopo aver preso confidenza con il luogo e gli altri prigionieri, apprendono che tra i detenuti circolano storie su alcuni evasi, fuggiti grazie alla scoperta di una via di uscita. Tuttavia, i detenuti più anziani sostengono che siano solo leggende, tramandate da tempo immemorabile. Nessuno, affermano, è mai riuscito a fuggire, e neppure coloro che li hanno preceduti sostenevano di conoscere qualcuno che ci fosse riuscito.

Tra i nuovi arrivati emergono opinioni contrastanti. Alcuni credono ai vecchi prigionieri: quelle storie sono solo miti, consolazioni per una condizione altrimenti insopportabile. Altri, invece, pensano che l’assenza di prove non escluda la possibilità dell’esistenza di una via di fuga.

Con il passare dei mesi, i giovani iniziano a notare le spaventose disuguaglianze e violenze che i prigionieri subiscono o infliggono tra loro. Un giorno, incaricati di riordinare alcune stanze al terzo piano, sentono grida provenire dal fondo di un corridoio. Si avvicinano, e attraverso le inferriate di una porta blindata scorgono una moltitudine di prigionieri ammassati in un’unica, fetida cella. Un uomo emaciato si avvicina alla feritoia e sussurra: “Siamo lasciati giorni interi senza cibo e con pochissima acqua. Siamo costretti a lavorare anche diciotto ore al giorno per produrre cose che serviranno ad altri. Se ci ribelliamo, ci lasciano morire qui dentro”.

Sconvolti, i giovani decidono che qualcosa dev’essere fatto. Ma da dove iniziare? Non conoscono ancora le cause profonde di ciò che accade. Poco dopo, assegnati a mansioni al primo piano, scoprono un’altra realtà: qui i prigionieri godono di immense stanze sfarzose, beni di lusso, libertà di movimento. Consumano tutto ciò che viene prodotto dai piani inferiori, ma nonostante ciò sono costantemente in conflitto tra loro per accaparrarsi tutto.

I secondini controllano che tutto si svolga secondo le regole stabilite dai direttori del carcere. Anche loro hanno un certo potere, ma nessuno di loro è mai uscito da lì. I direttori non sono uno solo, ma molteplici, ognuno con potere su una sezione del penitenziario. Alcuni sono giunti al potere per autoproclamazione, altri tramite rivolte, altri ancora per elezione “libera”, dove i nomi dei candidati sono scelti dal direttore uscente e dai suoi collaboratori. Ma nessuno di loro ha mai lasciato il carcere, e anzi, sembrano essere i più inconsapevoli della prigione in cui si trovano.

I giovani, sempre più consapevoli della situazione, iniziano a discutere animatamente. Tutti concordano che qualcosa deve cambiare, ma ognuno ha una visione diversa.

Alcuni propongono una rivolta: bisogna ottenere il controllo assoluto per redistribuire equamente tutto. Solo così, affermano, si potrà fermare la logica del dominio e dello sfruttamento.

Altri suggeriscono che sia sufficiente liberalizzare le regole dello scambio e della produzione, garantendo pari opportunità per tutti. Un terzo gruppo pensa che serva un uomo forte al comando, che con decisione possa ristabilire giustizia e libertà.

Ma proprio mentre la discussione sta per degenerare in una rissa, un vecchio detenuto, noto come “il matto”, interviene: “Siete qui da così poco e già vi siete fatti sedurre dalle illusioni del potere. Vi siete già dimenticati che questo è un carcere. Vi siete già persi nelle stesse lotte che hanno condotto tanti altri alla rovina. Io ho visto susseguirsi nei millenni infinite rivoluzioni, ideologie, teorie, utopie, riforme. Nulla ha mai funzionato.

Dite di volere l’uguaglianza? Per garantirla dovrete controllare ogni singolo uomo, reprimere ogni deviazione. Ma chi controllerà i controllori? Chi è così puro da gestire un tale potere senza corrompersi? Il potere non corrompe: il potere rivela. Mostra ciò che giace nascosto nel cuore dell’uomo.

Parlate di libero mercato? Anche qui i più furbi e forti prevarranno sui più deboli. Potreste affidare la giustizia al voto, ma anche lì vedreste quanto facilmente si manipolano le menti. Le dittature moderne non si impongono solo con la forza, ma anche e soprattutto con le parole: con la paura, con la retorica, con il controllo emotivo, e si chiamano democrazia! Finché non cambierà l’animo umano, nulla cambierà davvero.

L’unica vera ribellione nasce in chi è libero dentro, nella mente e nel cuore. Colui che cammina silente, senza paura, senza odio, contagia il mondo con la sua presenza. Quando gli uomini smetteranno di osannare chi grida da un palco o da uno schermo, e inizieranno a sedersi in cerchio per riflettere insieme, allora potremo dire che l’umanità è maturata.”

Uno dei giovani esclama: “Ma tu vaneggi! Non esiste alcun ‘fuori’ da questo posto. La libertà è solo un’illusione. Nessuno è mai evaso.”

Il vecchio, calmo, risponde: “Molti qui dentro hanno addirittura eretto statue con i volti di quei pochi che si dice siano stati capaci di evadere. Hanno anche costruito dei templi in loro onore, dove predicano, fanno riti e profetizzano il loro ritorno. Ma se io ti dicessi che posso uscire e rientrare a mio piacimento? Che tutto ciò che vedi non è come pensi?”

Il giovane ride: “Capisco perché ti chiamano il matto!”

“Può darsi, ma parlo solo per vedere se qualcuno è pronto a seguirmi.”

A questo punto, una bambina si fa avanti. Guarda il vecchio negli occhi e gli chiede con dolcezza: “Si può giocare là dove stai per portarmi? Le persone ridono, là?”
Il vecchio, con le lacrime agli occhi, risponde: “Là si ride e si gioca sempre, perché là nessuno ha mai smesso di amare.”

Poi passa le sue dita sulla fronte della bambina formando un piccolo cerchio. “Per arrivare in quel luogo non devi fare un solo passo. Devi solo rispondere a una domanda.”

“Dimmi, nonnino?”

“Come può un passero fuggire da una gabbia che non esiste?”

“Basta che provi a volare.”

“Ma se crede che la gabbia sia reale, e non prova nemmeno più a volare, cosa si può fare?”

La bambina riflette. “Bisogna spaventarlo, così volerà per istinto, e capirà che non era in gabbia.”

Sara si sveglia di soprassalto con il cuore in gola. Le è parso di sentire un enorme boato. Si alza dal letto, apre la finestra: la luce del sole le scalda il volto. Gli alberi nel parco accanto ondeggiano al vento. Sente il profumo del caffè e le voci dei suoi figli dalla cucina. È una splendida domenica di primavera.

“Che incubo assurdo”, pensa, dirigendosi verso il bagno. Ma nello specchio, guardandosi la fronte, le sembra di intravedere sulla pelle il segno di un piccolo cerchio che svanisce piano.

Un abbraccio,
Pier

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