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Venerdì 12 Settembre 2008 14:27 |
Il sermone della montagna (Vangelo di Mateo 5 - 7)
Gesù, vedendo le folle, salì sul monte e si mise a sedere. I suoi discepoli si accostarono a lui, ed egli, aperta la bocca, insegnava loro dicendo:
Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono afflitti, perché saranno consolati.
Beati i mansueti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché a loro misericordia sarà fatta.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per motivo di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli.
Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia. Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli, poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi.
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Venerdì 12 Settembre 2008 14:10 |
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L'inno all'amore (S. Paolo, prima lettera ai Corinzi - Vangelo Corinzi 13)
Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi amore, sarei un rame risonante o uno squillante cembalo.
Se avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare i monti, ma non avessi amore, non sarei nulla.
Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi amore, non mi gioverebbe a niente.
L'amore è paziente, è benevolo; l'amore non invidia; l'amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s'inasprisce, non addebita il male, non gode dell'ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa.
L'amore non verrà mai meno. Le profezie verranno abolite; le lingue cesseranno e la conoscenza verrà abolita poiché noi conosciamo in parte e in parte profetizziamo, ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte sarà abolito.
Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino, ma quando sono diventato uomo ho smesso le cose da bambino.
Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in parte, ma allora conoscerò pienamente, come anche sono stato perfettamente conosciuto.
Ora dunque queste tre cose durano: fede, speranza, amore, ma la più grande di esse è l'amore.
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Venerdì 12 Settembre 2008 13:57 |
Il Cantico delle Creature (Canticus o Laudes Creaturarum), anche noto come Cantico di Frate Sole, è fra i testi più antichi della letteratura italiana. Ne è autore Francesco d'Assisi: secondo la leggenda, la sua stesura risalirebbe a due anni prima della morte del Santo 1226. È peraltro più probabile ciò che riportano le biografie di Francesco, secondo le quali sarebbe stato scritto in tre momenti diversi.Il Cantico è una lode a Dio che si snoda con intensità e vigore attraverso le sue opere, divenendo così anche un inno alla vita; è una preghiera permeata da una visione positiva della natura, poiché nel creato è riflessa l'immagine del Creatore: da ciò deriva il senso di fratellanza fra l'uomo e tutto il creato, che molto si distanzia dal contemptus mundi, dal distacco e disprezzo per il mondo terreno, segnato dal peccato e dalla sofferenza, tipico di altre tendenze religiose medioevali. La creazione diventa così un grandioso mezzo di lode al Creatore.
Il Cantico delle Creature
Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.
Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumeni noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si', mi Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si', mi' Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.
Laudato si', mi' Signore, per sor Aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si', mi Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore
et sostengono infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke 'l sosterranno in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si' mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po' skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no 'l farrà male.
Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate
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Pubblicazioni varie
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Venerdì 12 Settembre 2008 13:40 |
"Forse il tentare porta persino all’infelicità. Forse tutto il rumore del mio desiderare ha tenuto lontano lo strano uccello dalle mie spalle.
Ho inseguito la felicità così a lungo e così fortemente. Ho cercato nei luoghi più remoti, in lungo e in largo. Ho sempre immaginato che la felicità fosse un’isola nel fiume. Forse essa è il fiume. Pensavo che la felicità fosse il nome di una taverna in fondo alla strada. Forse essa è la strada. Credevo che la felicità fosse sempre domani, e poi domani, domani ancora. Forse essa è qui. Forse essa è ora. E io ho guardato in qualsiasi altro luogo.
Ma qui e ora, chiaramente, c’è infelicità. Forse, allora, non esiste una cosa come la felicità, forse la felicità non esiste. È solo un sogno creato da una mente infelice. Certamente, non può essere come io infelicemente la immagino. Qui e ora non c’è felicità. Quindi la felicità non esiste. Dunque non ho bisogno di sprecare ulteriormente me stesso in qualcosa che non esiste. Posso dimenticarmi della felicità; posso smetterla di preoccuparmi e interessarmi invece a qualcosa che conosco, che sono in grado di sentire e sperimentare pienamente. La felicità è un sogno vano: e adesso è mattina. Mi posso svegliare in compagnia dell’infelicità, di ciò che è realmente sotto il sole in questo momento.
Ma ora vedo quanto della mia infelicità viene dal cercare di essere felice; sono in grado persino di vedere che il cercare è infelicità. La felicità non cerca…
Finalmente sono qui e ora. Finalmente dono quello che sono. Non pretendo nulla, sono a mio agio. Sono infelice – e allora?... Ma è questo ciò da cui scappo? È davvero infelicità?... e quando smetto di provare ad essere felice, o qualunque altra cosa, quando non cerco più, quando non mi preoccupo di andare da qualche parte, di ottenere qualcosa, allora si direbbe che sono già arrivato in uno strano luogo: sono qui e ora. Quando mi rendo conto che non c’è niente che io possa fare, che tutto il mio fare è lo stesso sogno, nel momento in cui mi accorgo di ciò, la mia mente vecchia sognatrice e girovaga, in quel momento è immobile e presente. In quel momento, qui e ora, appare il mondo reale; vedi: qui e ora è già e sempre tutto ciò che avevo visto e che ho cercato di conseguire in qualunque posto lontano da me.
E ancora di più: sono andato a caccia di ombre; la realtà è qui, in questo luogo soleggiato, in questo canto di uccelli, adesso. Era il mio inseguire la realtà che mi ha allontanato da essa, il desiderio mi assordava. L’uccello stava cantando qui, per tutto il tempo… se io sono immobile e non mi preoccupo di trovare la felicità, allora si direbbe che la felicità sia in grado di trovare me.
Essa esiste se io sono davvero immobile, come morto – se io sono completamente morto, qui e ora".
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Venerdì 12 Settembre 2008 13:34 |
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Hakuin Ekaku Zenji (道元禅師, Hakuin Zenji; Hara, 1686 – Hara, 1769) è stato un monaco e maestro zen giapponese
Il Canto della Mediatzione
Sin dal principio tutti gli esseri sono dei Buddha.
È come l’acqua e il ghiaccio: senza acqua, non c’è ghiaccio,
al di fuori degli esseri viventi, non ci sono buddha.
Non sapendo che è vicino, lo si cerca lontano.
Che peccato!
È come essere nell’acqua e lamentarsi per la sete;
è come il bambino di una casa ricca che si è perso tra i poveri.
La causa del nostro vagabondare attraverso i sei mondi è che viviamo nell’oscuro sentiero dell’ignoranza.
Di oscuro sentiero in oscuro sentiero, quando sfuggiremo al binomio nascita morte?
La meditazione Zen del Mahayana va oltre ogni nostra lode.
Il dare, la moralità e le altre perfezioni, ricevere l’iniziazione,
il pentimento, la disciplina e le molte altre azioni giuste,
tutto riporta alla pratica della meditazione.
Grazie a una sola seduta si distruggono innumerevoli peccati in lui accumulati.
Come potrebbero esserci sentieri sbagliati per costui?
Il Paradiso della Terra Pura non è lontano.
Quando si ascolta questa verità anche solo una volta con venerazione,
colui che l’apprezza e con gioia la coglie ha meriti infiniti.
Quanto più colui che si rivolge all’interno e conferma direttamente la propria natura,
che la sua natura è non natura – tanto più ha trasceso le parole vane.
La soglia si schiude, la causa e l’effetto sono un'unica cosa;
dritta corre la strada – non due, non tre.
Prendendo come forma la forma della non forma,
che vada o che ritorni, egli è sempre a casa.
Prendendo come pensiero il pensiero del non pensiero,
che canti o che danzi, tutto è la voce della verità.
Ampio è il cielo dello sconfinato Samadhi,
raggiante la luna piena della saggezza con i suoi quattro pilastri.
Che resta da vedere?
Il Nirvana è chiaro davanti a lui, proprio questo luogo è il Paradiso del Loto,
proprio questo corpo è il Buddha.
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Mercoledì 10 Settembre 2008 11:00 |
Breve Biografia di Tilopa
Tilopa (928 - 1009) è conosciuto più col suo nome tibetano che col suo nome originale sanscrito di Talika.
Fu un mahasiddha indiano del Buddhismo Vajrayana e inventore del sistema di pratica spirituale noto come Mahamudra volto al conseguimento veloce dell'illuminazione.
Viene considerato il primo patriarca della tradizione Kagyu (bKa'-rgyud) del Buddhismo tibetano e nove suoi libri sono conservati, tradotti, nel canone tibetano.
Nato in una famiglia di brahmini a Pataliputra fu ordinato monaco buddhista e divenne abate nel monastero di Somapura. Secondo un'altra tradizione si stabilì invece a Visnunagara dove fu produttore di olio di sesamo.
In seguito ad esperienze mistiche di visualizzazione di Dakini come yidam e dell'adibuddha Vajradhara, abbandonò il monastero e si diede alla vita vagabonda nel Bengala.
Fu maestro di Naropa che divenne il suo successore e portò in Tibet i suoi insegnamenti. Una delle frasi più celebri attirbuitegli è: "Il problema non è il piacere, il problema è l'attaccamento."
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Sulla spiritualità
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Lunedì 08 Settembre 2008 20:39 |
Nell'essere dimora l'essere, ma per poter comprendere questa semplice affermazione, quante forme si devono attraversare, da quanti corpi devono uscire altri corpi!
Verso il padre e la madre è implicito un debito di sangue che si tramanda di generazione in generazione, e benedetto è il figlio che nasce da uomini che non impongono pesi antichi sulle sue giovani spalle.
Ma verso lo spirito, quest'anima, cosa e come potrebbe mai contraccambiare?.
La materia soggiace alle sue leggi, la causa rivive nell'effetto, ma l'uomo, paradigma di se stesso, su chi o che cosa può fondare il significato della sua esistenza?
Chi stabilisce ciò che è vero e ciò che è falso quando si comprende l'ignoranza di coloro che ci hanno da sempre imposto i loro credo e quando s'intravede il terrore e lo smarrimento negli occhi di coloro che si proclamano nostre guide?
Ma prima di poter andare oltre le strade tracciate dagli uomini del nostro tempo, bisogna attraversare l'inferno delle opinioni, delle leggi figlie del bisogno, delle azioni nate dall'impotenza.
Quando guardai per la prima volta il mondo le mie mani erano vuote ed i miei piedi leggeri e veloci, ma non trascorse molto tempo prima che mi ritrovassi a trascinare pietre pesanti convinto d'aver ricevuto doni preziosi.
Da vecchi ciechi nascono infanti veggenti, ma che vincolati dalle catene dell'insufficienza sono costretti a chiudere i loro occhi per pagare il loro debito di sangue, per adempiere le stupide volontà di chi li lega con le necessità del corpo.
E' così che l'amore viene velato dall'inganno del bisogno. È così che la libertà viene perduta e le leggi della materia si rendono assolute.
E' per questo che i veggenti dimenticano di avere occhi, confinando altri esseri potenzialmente liberi nelle tenebre dell'ignoranza, in un eterno girotondo nauseante, in un vorticoso, inconcludente, niente.
Esseri immortali intrappolati da un ingannevole ricatto, una semplice illusione, caduti nell'assurda idea di poter morire.
Dolci e malinconici sono i ricordi che mi riportano alla mente gli anni dell'adolescenza, quando i sogni volavano sulle ali della speranza e l'amore era ancora un fuoco che bruciava senza ferire, poiché nell'innocenza dell'inesperienza non si conoscono le vie del desiderio e non si è consci che un giorno le fiamme divamperanno e il cuore sarà ridotto in cenere.
La Vita attraversò il mio cuore come un ladro silenzioso, mi incantò con uno sguardo e prese tutti i miei sogni, ma quale buon padrone resta ammaliato dallo sguardo di una ladra penetrata nella sua dimora, le mostra dove tiene tutti i suoi oggetti più preziosi, consegna le chiavi di tutte le porte, e chiede: puoi andare più adagio?, ho paura che tu te ne vada prima che il sole sia risorto, perché in te io vedo la luce, e mai come ora ho avuto paura del buio.
Si, proprio questo feci: Le spiegai come ferirmi, lasciai un pugnale stretto fra Le sue mani e Le porsi in dono la mia anima, solo per renderLa sicura del mio amore.
Ma come potevo fare altrimenti?
Lei veniva portando con Se un mistero antico, immersa nella tenue luce che avvolge le terre di confine, come quando sfuma il giorno, ma non è ancora notte, e il cielo si tinge di un rosso cupo, dando alle forme terrestri ombre e profondità.
In Lei scorsi le ultime luci del tramonto prima di sprofondare nel cuore delle tenebre.
L'ho odiata così a lungo, ma ora che sono ad un passo dall’aurora, tutto il passato mi appare un dolce e caro amico con cui ho condiviso un lungo viaggio, ed è per questo che ora mi permetto di sorridere, e perché no, di ringraziare.
Chissà quanto sarei rimasto nel limbo dell'incoscienza se Lei non mi avesse gettato nella fornace del mondo.
Provo ad immaginare la prima volta che i nostri corpi s'incontrarono e unirono nel più profondo e penetrante abbraccio che la materia possa concedere, provo a rievocare le sensazioni che provai quando i miei sensi sentirono per la prima volta l’eco della sua voce il giorno in cui abbandonai il ventre di mia madre per entrare nell’ignoto di questo mondo.
Son certo che quel bimbo che ero visse il suo nascere come un morire: “che strana questa nostra esistenza!”.
Deve esser stato come toccare la superficie di un limpido e fresco lago di montagna, nel quale lentamente sprofondavo e svanivo sino a divenire io stesso pura e scintillante acqua baciata dai raggi del sole.
Nudo fui gettato fra le braccia del mondo, e con gli occhi socchiusi e la testa leggermente inclinata iniziai un lungo e potente pianto.
Che gioco stupendo è il nascere e il morire, senza fine alcuno, senza piacere scontato.
Lei rimase in silenzio mentre ascoltava il mio lamento, ma le sue lacrime caddero fra le mie dita mentre sussurrava al mio orecchio: “È meraviglioso, non è mai stato così stupendo, resteremo insieme per sempre perché il tuo pianto è il mio pianto e la tua nascita è la mia resurrezione”.
Ed io bevevo ogni parola, ogni sensazione, aperto e vulnerabile, perché Lei era sempre stata con me, anche se allora non potevo saperlo.
La notte di quel giorno sprofondai poi in un dolce sonno, inconsapevole che all’indomani il gioco del tempo sarebbe iniziato.
È così che oggi immagino quel mio primo giorno, e per questo, con queste parole, vorrei adesso ripagarLa per questo miracolo:
Il cielo ha i Tuoi occhi
quando il sole nasce e scalda la terra
nel silenzio dell'aurora.
Commosso è il mio cuore
ora nel tramonto,
poiché solo la poesia
può parlarTi del mio amore.
Sto accarezzando la pelle del Tuo corpo
mente un pianto lieve
scende dal mio viso.
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Dadrim
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Sulla spiritualità
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Lunedì 08 Settembre 2008 19:59 |
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A sedici anni
Livide nuvole crollano dal cielo
nei cupi miei occhi,
bramosi di possederti
nell'intimità della tua alcova,
ma corvi dalle ali spezzate
gracidano doloranti
tra le rovine della mia mente
a pochi passi da un regno incantato.
Ti rivorrei limpido,
chiaro,
non più confuso,
mio occhio piagato,
rovinato dal tempo.
Forse un giorno
mi riposerò ancora
nell'umido tuo ventre.
Come il vento del sud
soffierò fra le tue valli,
aldilà delle tue vesti.
Ma ora sento solo il gelo
penetrarmi le ossa,
mentre vacilla la ragione
scossa dal dubbio.
Quel bambino che donasti al mondo
ora piange disperato
nel silenzio della notte.
Urla il tuo nome,
singhiozza nel sudore,
si stringe paralizzato
nell'angolo di una stanza.
Perché m'hai parlato
della voce degli angeli
lasciandomi nel cielo
senza ali per volare?
A volte mi pare di ricordare
la luce calda e rassicurante
di una terra lontana,
dove la tua presenza
permeava ogni luogo.
Quante menzogne,
quante bugie!
Smetti di fuggire,
smetti di nasconderti.
Ascolta il rumore della pioggia
cadere tra le mie mani
e guarda il tuo riflesso
immacolato e puro,
perché solo nel volto
di chi ti ha amata
potrà rivelarsi
la verità di Te Stessa.
O teneri respiri
assopiti qui nel silenzio,
cullate la mia mente
riaffiorando esili e dolci,
mentre passano veloci,
attraverso i miei occhi incantati,
le immagini del mio amore.
Ti prego sussurra ancora,
sussurra ancora il mio nome.
Fra le ombre mi nascondo,
e con gli animali mi confido.
Piango ipocrita,
tollero in silenzio,
fra le nuvole amiche
dei sogni della mente.
Stanco del dubbio,
furioso ora è il mio grido.
Quanto vorrei essere
il pilota del mio inconscio!
Oblio,
lento svanire di coscienza,
portami alla frontiera,
capolinea del dolore.
Ma da qui non v'è più ritorno,
qui terminano tutte le strade
fra luci soffuse e ombre dei corpi.
È qui che giacciono tutte le cose perdute!
Qui saremo per sempre vicini
oltre i tramonti del tempo impietoso
in una scatola di lacrime
nascosta nei nostri cuori.
Mondo famelico, assetato di patiboli,
comprenderai il tuo inganno
solo il giorno in cui ti piegherai
all’insegnamento del Custode del Tempo.
Dove sei mio silenzio
quando porgo il viso alla notte
che tormentata dalle voci
di volti mai perduti,
scava nel regno del sonno
portando in superficie
mille memorie dannate?
Luce lontana,
con uno squarcio del suono
ti maledico,
perché non brilli su di me?
Lo senti questo grido,
ora muto come la morte?
E' la mia vita che si perde nel vento.
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Dadrim |
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Dio e religioni
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Venerdì 05 Settembre 2008 11:02 |
Qualcuno ha chiesto: Mi sento confuso, non so più in cosa credere o in cosa dubitare. I miei occhi sono stanchi di guardare questo mondo e la mia mente non riconosce più la giusta via. Tu credi in Dio? E pensi che dopo la morte continueremo a vivere in qualche modo?
Dadrim ha risposto: I bambini sono una pura espressione di fiducia e amore, ma i loro occhi sono ancora immersi nel sonno dell'innocenza e dell'inesperienza.
Le mie prime memorie di vita si sono dissolte. Uno spazio vuoto è il tempo della nascita e del primo bisogno, quando chiedevo ogni cosa, nel suono del vagito, a quelle persone che mi circondavano stupite e impaurite per la mia venuta.
Ma si sa, l'infante è un mistero allo sguardo dell'uomo invecchiato e curvato dal peso del tempo.
L'uomo invecchiato procrea chiamando amore il suo desiderio d'immortalità.
Il piccolo guarda il mondo con occhi stupefatti e meravigliati. Tocca e sperimenta ogni cosa con il sapore del miracoloso. L'adulto non sente e non vede più nulla, ucciso dal fardello dell'esperienza incompleta e del dolore che sorge dall'incomprensione.
Osserva, penetra nel mistero del tempo, trova la chiave che apre la porta della visione. Tutto è qui di fronte a noi fra l'intervallo che unisce la nascita e la morte.
Con il tuo primo respiro inalasti l'esistenza, ma cosa ne potevi sapere di tutto ciò? Bambino, immemore di te stesso, dolce angelo inconsapevole del paradiso, hai seguito la corrente del desiderio e ti sei incamminato lungo le vie del mondo.
Ora guarda, ora comprendi. Il bene e il male, la nascita e la morte, l'amore e l'odio, dio e il demonio, intrecciati assieme nella commedia dell'Esistenza.
V’è Dio oltre dio, l'Amore oltre l'amore, la Vita oltre la nascita, il Sommo Bene al di la del bene e del male, perché ciò che è reale contiene in sé tutti gli opposti in perfetta armonia, senza subire corruzione alcuna.
Annullati al cospetto di quest'immensità, dissolviti nell'osservare i limiti dei contrari che si elidono a vicenda lasciando la tua mente smarrita nell'oceano dell'ignoto.
Amico mio, i tuoi occhi non guardano più fuori, la tua mente non distingue più la giusta via….. bene, magnifico, questo è il miracoloso.
Vai oltre la logica, vai oltre il bisogno di controllare, che è figlio bastardo della paura di morire.
Il pensiero vuole il controllo perché esiste come frammento e sa di essere limitato, mentre la coscienza com-prendere, perché è dimora dell’Essere divino che non teme mai nulla.
La mente per capire deve dividere la realtà in parti, estrinsecando la sua potenza nell'analisi, perdendo così la visione del Tutto. Interrogandosi sulle cause prime del mondo e di se medesima, questa forza rimane puro vaniloquio se non converte la sua rotta verso la sorgente della coscienza, esperendo la totalità dell'essere, il fulcro, il cuore dell'universo visibile e invisibile.
La mente, quando lavora per la scienza, seziona la materia tramite l'attività analitica, mentre, quando serve il cuore, spazia nel dominio della spiritualità tramite l'attività dialettica confutatoria e intuitiva, dissipando, così, le ombre dell'immaginazione e aprendo un sentiero verso il tempio della vera Religione.
Sino alle porte del Sacro la mente ha ancora un'utilità, se pur esclusivamente confutatoria e dubitativa, ma per varcare la soglia ogni struttura logica deve cadere per lasciare spazio alla fiducia incondizionata, all'Amore Visionario.
Rifletti! Anche se ti spiegassi per filo e per segno tutti gli attributi del divino, se portassi ragionamenti convincenti per soffocare ogni tuo dubbio e paura, cosa otterresti?
Una mente ottusa e istupidita da credenze! La verità, per quanto razionalmente e magistralmente qualcuno tenti di comunicartela, sino a quando non diverrà una tua esperienza personale, vissuta dalla totalità del tuo Essere, sarà sempre e solo una semplice credenze.
Che ti convinca logicamente sull'immortalità dell'anima e sull’esistenza di Dio, o che tu mi creda sulla parola, non fa differenza alcuna, tu rimarresti nella tua ignoranza.
Il dubbio celato dal velo del convincimento è come uno scorpione nascosto sotto le lenzuola del letto. Pensi che non ti morda solo perché tu non lo vedi?
Il dubbio non va represso, ma liberato, ascoltato e vagliato sino alla sua totale dilatazione e dissoluzione. Il dubbio è il fuoco del tuo intelletto che ti guiderà verso la reale fiducia nell'Esistenza.
La vera fede, quella che io chiamo fiducia per distinguerla da secoli di filosofie plebee e distorsioni della Religione, nasce dal totale dissolvimento del dubbio grazie ad un perfetto uso della Ragione e del dubitare stesso.
Solo così si possono evitare credenze, dotate di folli sovrastrutture, madri d'ogni sorta di conflitto, persecuzione e discriminazione dell’uomo verso l’uomo.
Vai oltre tutti gli opposti, trascendi ogni dualità, perché l'angoscia s'annida nelle fenditure che la mente analitica apre nel corpo del Tutto senza più riuscire a riconciliarle nell'Unità.
Per giungere alla fiducia bisogna abbandonare il pensiero analitico e il giudizio soggettivo
Osserva in maniera imparziale e perfetta, solo così trascenderai il pensiero, poiché ciò che giunge a perfezione giunge anche alla sua estinzione.
Lascia perdere i vari credo perchè sono tutti figli illegittimi della realtà, e lasciati semplicemente avvolgere da una profonda fiducia nella vita. Non aver paura e segui la via, la mete, così facendo, verrà da sola.
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Dadrim |
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Sulla spiritualità
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Giovedì 28 Agosto 2008 01:50 |
Quante immagini, sensazioni, pensieri e significati hanno attraversato il mio corpo e la mia mante, mentre gli occhi dell'anima si aprivano ad una visione sempre più ampia, sino a perdere ogni confine, sino a non poter più incontrare limiti.
Quando ogni distinzione svanisce, dove termina il cielo e dove comincia la terra?
Dove finisce il tuo respiro e comincia il mio?
Noi uomini siamo occhi che guardano uno spazio infinito.
Più la nostra vista è concentrato su di un unico punto e più la comprensione è ristretta, più lo sguardo è ampio e diffuso, più la visione è vasta e onnicomprensiva.
Veniamo educati sin dalla nascita ad interpretare piccoli frammenti della totalità, ma ogni interpretazione è per sua natura una falsificazione, quindi conflitto con la realtà, da qui la sofferenza.
Fratelli miei, ogni più piccola cosa, se vista all'interno di un quadro più grande, ha un immenso significato, e se noi potessimo portare la nostra comprensione oltre i limiti dettati dalla paura, il tutto ci apparirebbe nel suo immane splendore.
Guardate oltre la vostra prigione solo per un istante.
Dal caldo salotto della nostra confortevole dimora, fatta di sogni e credenze, muoviamo lo sguardo oltre la buia finestra che ci separa dalle gelide notti dell'inverno.
Il vento taglia il viso come la lama di un rasoio, il cielo sembra una lastra di ghiaccio nero costellata da punti dorati, e le creature della terra corrono veloci verso luoghi incantati: è fra questi spazi ignoti che lo Spirito regna da sempre immacolato e selvaggio.
Tra il finire delle tenebre e il nascere del primo albore potrete scorgere uno spiraglio fra le maglie del tempo, e in questo istante, lasciando il vostro sguardo fluttuare verso l'orizzonte, senza cercare di fissare i contorni delle figure, potrete affacciarvi sull'abisso dell'Anima.
Rimanendo soli con voi stessi potrete riscoprire la potenza della vita, liberi dalle nebbie della storia e dai lacci delle opinioni volgari.
E' nella solitudine che potrete distinguere la voce della verità fra il latrare delle menzogne.
Sedetevi, pertanto, lontano dal frastuono del mondo, lasciate scorrere i vostri pensieri, non tratteneteli, non respingeteli, e così, immobili e rilassati, osservate quanta importanza diamo ai giudizi della gente, come abbiamo confuso la libertà con la schiavitù, come siamo divenuti servi nel nostro stesso regno.
A quante menzogne vogliamo ancora credere per poter continuare a fuggire dal nostro silenzio e scivolare così nuovamente nel sonno?
Ormai e troppo tardi, il martello del dubbio sta già sfondando il muro delle vostre certezze, e fra pochi istanti pregherete di non sentir più quei vani e plebei rumori: le striscianti e volgari opinioni della gente.
Quanto desidera il vostro cuore incamminarsi lungo gli sconfinati sentieri dello Spirito, per potersi lasciare per sempre alle spalle l'avvilente recita di questo patetico teatrino!
Eccomi, io sono pronto.
Procediamo assieme, e vi prometto che non faremo mai più ritorno!
Giungeremo in un luogo dove le parole degli uomini non hanno più alcun senso, dove l'unico suono che vibra è la dolce melodia del silenzio.
Le catene del dolore si spezzano in fretta, sotto i possenti colpi della verità.
Aprite tutte le vostre porte, abbattete ogni barriera, e lasciate che la tempesta purifichi i cieli del vostro cuore.
Avete già sofferto abbastanza, ora è tempo di danzare!
Venite vicino a me, sedetevi qui al mio fianco, su quest'argine di torrente, e permettete alle acque di raccontare la loro storia: “Cadono impetuose dalle vette, attraversano il buio delle valli, riposando poi calme nel grembo di un fiume, ed in fine, fiduciose, abbandonano i loro confini, per partecipare al gioco delle maree, per tornare fra le braccia del vasto oceano”.
E' questo il destino di noi tutti.
Non chiedetemi con quale autorità possa affermare tutto ciò.
Io parlo solo di ciò che vedo, e voi non potrete mai comprendermi se prima non verrete dove io sono: sulla sponda di questo torrente.
Chi sono io? Questa e la domanda che ogni ricercatore deve porsi.
Perciò indagate sempre quel che v’è più vicino ed evidente, e non partite mai da ciò che è lontano e confuso.
Guardate sempre prima in voi stessi, perché è lì che scoprirete di non aver bisogno dell'autorità di nessuno.
Se in voi troverete qualcosa di vero, questo qualcosa sarà inevitabilmente in ogni essere, e ciò che è vero è eterno, poiché la verità non muore mai, mentre il falso muore mille e una volta.
Ora siamo solo voi ed io in questo viaggio senza fine. Dimenticate tutto ciò che vi circonda. Mentre l'oscurità sta per giungere camminiamo lungo le rive della nostra mente, sino ad una sconfinata radura.
Iniziamo a raccogliere della legna per accendere un fuoco mentre il cielo stellato brilla e un fresco vento soffia tra gli alberi portando i primi odori dell'inverno ormai prossimo.
Quando il fuoco è acceso ci sediamo a poca distanza dal calore delle fiamme, usando tronchi d'albero sradicati dalla furia delle piene primaverili come seggiole.
Ora non esiste più nulla oltre questo luogo e questo istante.
Il tempo e lo spazio sono svaniti. Questo luogo, rischiarato dalla luce del fuoco, vi riporta alla memoria dolci e rassicuranti immagini del vostro passato, mentre attraverso i miei occhi rivedete lo sguardo di tutte le persone a cui avete voluto bene e che vi hanno amato.
Qui, in questo istante, siete totalmente rilassati, aperti, senza alcuna paura. Questo è il vostro rifugio segreto, il vostro spazio inviolabile dove nessuno potrà mai entrarvi, dove non potrete mai essere feriti. Chiudete gli occhi e cercate questo luogo nel vostro cuore.
Tutto è ciò che deve essere e tutti ne possono disporre.
L'esistenza è di fronte a noi e continuamente ci ripete di non aver paura, di lasciarci andare, di non trattenere più nulla.
Il fiume della vita ci sta passato accanto, anzi, attraverso, ma noi siamo sempre stati troppo indaffarati nel dover cambiare il mondo per prestare attenzione ad una cosa così evidente.
Dovevamo capire, controllare, pianificare, mentre la vita è sempre stata lì, paziente, rispettosa di tutte le nostre follie.
Quest'esistenza è così compassionevole da lasciarci la libertà di seguire sogni in eterno se è ciò che desideriamo.
Ma noi ora cosa vogliamo?
Elemosinare una goccia d'acqua dalle labbra di mille uomini e donne o scavare dentro le nostre coscienze sino a raggiungere la nostra sorgente eterna?
Noi non siamo qui per supplicare nessuno, ne per la volontà di qualcuno.
Accadiamo e basta, come la pioggia in estate o il fulmine nella tempesta.
Senza un motivo, senza uno scopo.
Non siamo un affare, ne il progetto di un Dio architetto.
Noi siamo puro Essere che celebra la sua Esistenza!
Ancora pochi sono i giorni che ci separano dal giorno della partenza, sempre che vi sia stato mai un arrivo, pertanto, credo sia doveroso lasciare una traccia del mio passaggio donando la mappa del mio viaggio, perché forse qualcuno ora è smarrito fra tempeste che io già ho attraversato, e miserabile sarebbe superare la burrasca lasciando annegare dietro a sè altri uomini desiderosi di vivere. Immaginate la gioia che si prova quando si trova una bussola mentre si sta vagando alla deriva?
Le mie parole sono per coloro che stanno cercando: hai sordi non giungerà nulla, hai sapienti non ho niente da dire.
Così è sempre stato e così sarà per sempre.
Fratelli miei….prendete quel che vi serve e poi donalo nuovamente. Forse ciò che raccoglierete vi basterà per non sentirvi più soli in voi stessi. Forse basterà per far divampare in ogni luogo il fuoco che ora stiamo alimentando.
A voi porgo questo auspicio, a voi dono il mio mazzo di chiavi!
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Dadrim
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Sulla spiritualità
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Domenica 24 Agosto 2008 17:49 |
I cimiteri sono pieni di sognatori.
Qual è la nostra meta?
Qual è il senso di tutto questo nostro affannarci?
C'è chi ara la terra, chi va in guerra con grandi ideali, chi insegue il successo, chi accumula denaro, chi mendica, chi lavora il ferro, chi spazza le strade, chi suona uno strumento e guadagna milioni, chi uccide per professione, chi legifera, chi governa, chi e ancora chi……….
Dove vanno tutti questi uomini, cosa cercano realmente?
Cosa dovremmo fare noi, cosa dovremmo essere per essere veramente?
Il lavoro è finalizzato a una meta o è fine in sé? Molti credono che il lavoro sia solo un mezzo per ottenere qualcos’altro, altrimenti non si capirebbe come tante persone possano sopportare determinati lavori.
Ma se il lavoro è solo una mezzo, qual è la meta ultima?
Inoltre, vi pare sensato occupare più della metà delle nostre vite lavorando per raggiungere un qualcosa che non risiede in quella stessa attività che lentamente divora la gran parte della nostra esistenza? Non so se capite quel che intendo? Quanti di noi trovano serenità facendo il proprio lavoro? Quanti di noi svolgono un’attività, oltre che per il pane e il companatico, per il puro piacere che tale attività comporta? Non credete che la maggior parte delle persone svolga attività tese all’ottenimento di ben altre cose?
Basta con le domande retoriche. Chi vuol pensare a queste cose può pur proseguire da solo. Le conseguenze di questo discorso sono autoevidenti!
Io affermo che la meta, lo scopo, il significato primo e ultimo che dovrebbe ricercare un essere umano è la comprensione, la libertà e l’amore.
Io affermo che noi siamo e non diveniamo mai nulla, ma possiamo sognare e fantasticare pensando di dover divenire mille e una cosa!!
Affermo che l'unica nostra meta è la rivelazione della libertà e l'amore di cui è intriso il nostro Essere!
Comprensione, libertà e amore sono tutte cose che ci sono o non ci sono, non possono essere causata da nulla, non v’è alcun mezzo che le possa afferrare, non v’è nessun capitale che le possa comprare!
Ciò che è causato è schiavo della propria causa e ne dipende, ma la libertà non può dipendere da nulla, l’amore non può dipendere da nulla, la comprensione non può dipendere da nulla.
Ogni cosa che poniamo come condizione alla nostra possibilità di essere liberi determina sin dal principio l'impossibilità della sua realizzazione.
La vera libertà nasce dalla comprensione che per Essere noi stessi non dobbiamo divenire niente e nessuno, poiché noi nasciamo già come “noi stessi”, nasciamo già come Esseri. Sfortunatamente, anni d’educazione e condizionamenti sociali ci rendono individui schizofrenici e dimentichi di noi stessi.
Quando comprendiamo che non dobbiamo divenire nulla, ma che dobbiamo semplicemente smettere di desiderare d’essere qualcuno o qualcosa, finalmente iniziamo ad incamminarci verso il un vero sentiero di liberazione.
La strada verso la riscoperta del nostro Essere è, pertanto, una via a ritroso, un sentiero di eliminazione dell'inessenziale e di riappropriazione dell’Essenziale, inteso come la nostra Essenza, il nostro Essere.
È indispensabile vedere, sentire, comprendere con ogni cellula del nostro corpo che ciò che ci fa soffrire non è l’impossibilità di divenire qualcuno, di avere determinate cose o di raggiungere le più svariate e bizzarre mete, MA E’ IL DESIDERIO STESSO DI VOLER DIVENIRE E RAGGIUNGERE!!! È vivere senza mai esser paghi di quel che siamo e che abbiamo a renderci infelici di noi stessi e delle nostre vite.
Posso abbandonare solo ciò che riconosco come dannoso e inutile alla mia serenità, ma non posso cercare qualcosa che mi dia pace e amore se la condizione in cui vivo è la frustrazione. La libertà non è un oggetto e non è una meta, è l’essenza stessa delle nostre anime o coscienze o come le volete chiamare, il nome è irrilevante!!.
Una via positiva è insostenibile e nasce solo dal sogno e dal desiderio di fuggire da ciò che ci lega, senza aver compreso che quel vincolo è la causa stessa della nostra sofferenza.
Comprendere che qualcosa ci limita interiormente porta all'immediata rottura delle catene a cui ci siamo vincolati.
L’unico modo che abbiamo per riappropriarci del nostro Essere è osservare attentamente e passivamente le mille idee e i continui attriti che abbiamo lasciato germogliare nel nostro spazio interiore.
Bisogna chiedersi perché non si è liberi e non come si può raggiungere la libertà.
Ripeto: la libertà non può essere raggiunta, ma viene a noi quando abbiamo rimosso gli ostacoli che la nascondono.
Tutto ciò che riteniamo un fine necessita inevitabilmente di mezzi, ma tutto ciò che dipende da qualcosa vive nell'ambito della causalità, della dipendenza. Se non posso ottenere i mezzi, non posso ottenere il fine, ma per quanto riguarda la nostra pace interiore nulla e nessuno può ostacolarci, per il semplice motivo che non serve nulla per ottenerla, tranne il coraggio di vedere a quali assurdità abbiamo appeso le nostre vite.
L’infelicità che spesso ci tormenta è unicamente il prodotto di una mente che non sa più distinguere il falso dal vero, il superfluo dall’indispensabile, il proprio sentire dall’altrui volere!
Il nostro Essere ci viene rivelato solo quando la nostra coscienza giace immobile, slegata da fenomeni interni e da fenomeni esterni. Nell’immobilità assoluta le scorie dei nostri passati vengono bruciate, allontanando dai nostri cuori tutto ciò che ci tormenta. Quando le ferite del passato non trovano più appigli, lentamente, ci si sente "rientrare" nel momento presente, e si ritorna ad essere giovani e freschi come quando abbiamo aperto per la prima volta gli occhi su questo mondo.
L’Essere porta con se la capacità di riflettente la vita senza distorsioni.
L'essere nella sua natura è beatitudine, libertà e amore.
Non si può ricercare direttamente una condizione di pace e gioia, poiché ciò sarebbe solo il sogno di una mente infelice e priva di comprensione. Quando una mente infelice ricerca la felicità, l’unica cosa che ottiene è la composizione di un mondo immaginifico.
Non si può desiderare l'estasi, non si può desiderare la comprensione.
La comprensione fiorisce dall’abbandono, dal sorgere di una fiducia incondizionata nella vita, generata dal aver visto la totale impotenza di ogni nostra azione volontaria e incentrata sulla nostra personalità.
Questa comprensione iniziale è il frutto di una lunga serie di fallimenti, è il risultato di un’anima che ha ripetutamente sperimentato, provato, osservato, sofferto e viaggiato lungo i sentieri del mondo.
Quando la sofferenza raggiunge le profondità della coscienza, accompagnata da un’osservazione attenta e passiva, si aprono le porte della facoltà intuitiva.
L'uomo, che lo sappia o meno, anela disperatamente alla riappropriazione del suo Essere, della sua pace e libertà interiore.
L'essere si autorivela quando il desiderio di divenire viene visto per quel che realmente è: un inganno del nostro tempo, un’illusione del pensiero.
La via è a ritroso.
La via è dentro di noi, fuori di noi, in ogni luogo e in ogni tempo.
La meta non è alla fine del viaggio ma è il viaggio stesso.
La cosa cercata non è fuori da colui che ricerca ma è il ricercatore stesso.
La libertà non accadrà mai un giorno, ma è già qui, ora, dove è sempre stata, dobbiamo semplicemente riconoscerla!!
Quando vorrete mi troverete sempre qui, seduto sulla sponda del torrente!
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Dadrim |
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Sulla spiritualità
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Sabato 23 Agosto 2008 20:08 |
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Nella vita di ognuno di noi giungono rari momenti in cui si comprende nitidamente come tutto ciò in cui si ha da sempre creduto e per cui ci si è da sempre caparbiamente battuti, sia totalmente privo di significato. Sono istanti che arrivano come lampi in una notte senza nuvole e che permettono alla nostra debole e disabituata vista di cogliere, per il tempo d’un batter di ciglia, forme e colori di un mondo sconosciuto, che nel suo improvviso manifestarsi sembra capace di confutare e dissolvere le più radicate certezze.
È solo allora che quella spossante voce che da sempre ci giudica non trova più ragioni e attenzione. Quella maledetta vecchia lumaca stanca, che continuamente lascia, dietro al nostro faticoso avanzare, bave di vischiosa inquietudine. In quegli istanti tutto perde di significato, proprio perché ciò che giustifica il nostro vivere affannato, guardandosi attraverso i suoi stessi occhi, si scorge stupido e insignificante. Come è meraviglioso vedere che quel poco che rimane è tutto ciò di cui si ha sempre avuto veramente bisogno, ma tutto questo, senza un forte desiderio di uscire dalla propria prigione, può solo emergere per brevi e fugaci momenti, venendo poi nuovamente nascosto e soffocato dall’inutile peso dei nostri assurdi bisogni e logoranti giudizi. Invero, ho a lungo rimpianto il non aver avuto nessuno accanto capace di mostrarmi l’abisso che separa “l’indispensabile” dal “superfluo”, salvandomi, così, dall’immane inganno in cui è caduto il nostro tempo, reo d’aver sostituito e confuso il valore reale delle cose con valori effimeri. Credo, infatti, che si sarebbero potute evitare molte inutili sofferenze, se a quel bambino che ero, fosse stato donato amore, invece d’un pesante fardello d’ambizioni e pregiudizi. Amici miei, vi dico queste cose per cercare di condividere con voi, che viaggiate lungo la mia stessa via, quella piccola ma perpetua luce che in lunghi e faticosi anni di ricerche sono riuscito a scovare. Cercate di non fraintendermi, non sto accusando nessuno per quel che ho sofferto, e mai nessuno deve caricarsi di colpe inutili. Sono convinto, infatti, che ogni uomo faccia sempre ciò che in quel momento ritiene la cosa migliore per sé, per i propri figli e per tutti coloro che gli stanno accanto, ma ciò non significa che quel che fa sia effettivamente cosa buona. Molte volte vedrete sovrapporre i bisogni di chi vi sta accanto ai vostri, e se sarete sufficientemente accorti, vedrete come anche in voi possa facilmente nascere questo ingannevole bisogno. Ma non vi dovrete preoccupare, perchè questo è un errore che può facilmente essere superato se veramente lo si vuole, e non ha nulla a che vedere con la colpa, il peccato o i rimorsi. Quando si commette un errore e lo si riconosce come tale, l’inconsapevolezza che lo ha generato si dissolve in un istante. Dovrete pertanto imparare a riconoscere anche l’importanza della vostra stupidità, perché è il letame da cui germoglierà una solida e incorruttibile intelligenza. Riconoscete, inoltre, fin da subito, che nessun errore commesso da altri può giustificare la vostra infelicità. Pensare così sarebbe solo un modo per evitare le responsabilità che abbiamo verso noi stessa, e non v’è nulla di più pericoloso d’una simile credenza. Con gli anni ho capito che solo quando ci assumiamo la piena responsabilità verso noi stessi e le nostre azioni possiamo sperare di divenire uomini liberi. Dobbiamo solo comprendere ciò che è veramente indispensabile per la nostra serenità, poiché quando il superfluo prende il posto dell’indispensabile, il naturale corso della nostra esistenza viene completamente stravolto, e ahimè, questo e lo stato attuale della nostra società, tutta. . Dadrim |
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