10 tori zen

iten
Sei in: Home

Test per valutare se siamo pazzi

sbarre del manicomio

Durante una visita ad un reparto psichiatrico, un uomo domandò al capo sala come facessero a stabilire se un paziente dovesse essere ricoverato. "Vede", rispose il capo sala, "riempiamo una vasca da bagno e quindi forniamo al paziente un cucchiaino da caffè, una tazza da tè e un secchio, poi gli chiediamo di svuotarla." "Ahhh capisco...", disse il visitatore. "Una persona normale userebbe il  secchio perché è più grande..." "No", disse il Direttore. "Una persona normale toglierebbe il tappo! Preferisce un letto vicino alla finestra o alla corsia?"

Oggi mi hanno spedito questo interessante racconto che ritengo estremamente simbolico.

Questo nostro mondo è un grande manicomio ed è pieno di “dottori” (politicanti e falsi religiosi) che riempiono le menti delle persone (le vasche) di problemi, conflitti, ansie, urgenze, colpe, divisioni di razza e di credo (l’acqua sporca nella vasca).
Poi, sempre i cari "dottori" ci raccontano che abbiamo un problema e che per risolverlo sono così amorevoli  e preparati da poterci offrire un cucchiaio da caffè, una tazza da tè e un secchio.

Una società superflua

Fontana dei nani a Tresché Conca di Roana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dovremmo rivedere completamente ciò che riteniamo veramente indispensabile per la nostra serenità, per le nostre vite, per i nostri affetti, poiché quando il superfluo prende il posto dell’indispensabile, il naturale corso delle nostre esistenze viene completamente stravolto, deformato, sfigurato, e, ahimè, questo e lo stato attuale della nostra intera società.

Dadrim

Volevo che lo sapessi

Mamma e figlia

 

 

 

 

 

 

 

Adelaide ha scritto: Caro Dadrim, vorrei dedicare questo mio pensiero a tutte le Mamme (…).

Volevo che lo sapessi,
ora più di sempre,
perché è sempre ora…
per tutte le volte che non te l'ho detto…
per tutte le volte che ti è mancato,
per tutte le volte che l'hai sentito distante,
per tutte le volte che hai dubitato,
per tutte le volte che l'hai cercato,
per tutte le volte che era nascosto,
per tutte le volte che l'hai pensato,
per tutte le volte che non l'hai voluto,
per tutte le volte che ti è stato stretto,
per tutte le volte che è stato invadente,
per tutte le volte che non ho saputo dartelo,
per tutte le volte che non l'hai visto,
per tutte le volte che era sbagliato,
per tutte le volte....
E per quanto ognuno di questi aggettivi lo contenga,
e per quanto è stato descritto,
e per quanto sia stato dato,
il mio Amore per te È!

mamma

Sull'inferiorità spirituale della donna

Paula ha scritto: Sono nuovamente su questa riflessione, non a caso, sarò per sempre lì, vicino, avendo la fortuna di essere nata donna, (anche se la dico con tanti sensi e abbastanza riserbo): “Se preferisco le donne agli uomini è perché hanno il vantaggio di essere più squilibrate, quindi più complicate, più perspicaci e più ciniche, senza contare quella superiorità misteriosa che conferisce una schiavitù millenaria”. Emil Cioran
Ti chiedo la cortesia di commentare queste parole e quelle di Osho. Ieri sera, infatti, ho ascoltato una sua risposta in inglese, dove, alla domanda “perché c’è tanta incomprensione fra uomo e donna, Osho rispondeva che la divisione fra l’uno e l’altra la fa, prima di tutto, l’incapacità della donna di arrivare in modo naturale alla meditazione, attraverso il sesso. Metteva come motivi il suo dono sessuale, quello di avere più orgasmi di un uomo (da questo una guerra psico-fisiologica eterna). La donna non ha la possibilità diretta di entrare nello stato di meditazione attraverso il sesso, non avendo accesso ai suoi orgasmi, per questo una perenne scontentezza da parte sua, una continua sofferenza, un continuo urlo di insoddisfazione fisico-spirituale. Continuava invocando l’indotta inferiorità che le è stata conferita nel tempo attraverso la religione, all’organizzazione sociale che ha instaurato il matrimonio come cellula di base per la società, società che ha dato alla donna il ruolo riproduttivo, questo, non dovendo essere un ruolo, ma un dono, un privilegio che deve essere riconosciuto come tale.
Questo e un tema che tutte le donne amano.
Domando, retoricamente: siamo proprio senza speranza?
In sintesi la mia domanda più concreta è: come riusciamo noi donne a superare i nostri complessi, che nascono da tanta ira e che ci allontanano dal risveglio spirituale?

Grazie,
Paula

Dadrim ha risposto: Cara Paula, per quanto riguarda Emil Cioran non ne so nulla, è un filosofo a me sconosciuto. Per quanto riguarda Osho e la risposta che riporti ne so meno ancora. Di Osho, però, conosco due testi interamente dedicati alle donne e alla meditazione.

Uno specchio, una spugna e un pennarello

Viaggiatore sull'astico

Nadia ha scritto: Ciao Dadrim, sono Nadia e ci siamo scritti un paio di volte, ti seguo molto e tante volte vorrei scrivere o commentare, ma poi... il silenzio, e tutto questo parlare mi chiedo a cosa serve se non a continuare a comportarci ognuno come ci va. Leggiamo, ascoltiamo, andiamo alle conferenze e tanto altro, ma la realtà è ben diversa e tutti i giorni ci scontriamo con mille conflitti e tanta gente che non sa e non vuole sapere quanto è difficile vivere!!!! A volte vorrei sparire e non sentire più nulla. Ciao Dadrim e a presto

Dadrim ha risposto: Ciao Nadia, mi fa piacere risentirti! Peccato che partecipi poco alle discussioni di questo blog. Magari tra un commentino e l’altro, tra uno sfogo e una condivisione, una briciola di peso in meno la potresti sentire. Condividi! Perché non farlo? Cos’hai da perdere? Il tuo desiderio di sparire e non sentire più nulla? Non mi sembra nulla di gran valore! Lasciati andare, sputa tutto quel che hai dentro, sensato, insensato, saggio o sciocco. Il punto non sta in cosa condividiamo, in quante parole utili o inutili spendiamo, ma nel lasciarsi andare alla bellezza di sentirsi parte di un processo di cambiamento più grande di noi.
Ti chiedi a cosa serva tutto questo parlare. Me lo chiedo anch’io in generale, ma soprattutto qui, dato che fra queste pagine sono il più chiacchierone di tutti. La mia risposta è che non serve a nulla! Non ha nessun fine, nessun obbiettivo. Tutto ciò è figlio del puro piacere dell’essere insieme, del sentire che non si è parte di un mondo alienato ma di una realtà organica, viva, che si cura di sé stessa e delle sue parti. Che senso ha l’amore, il piacere di bere il caffè ogni mattina, per trenta, sessanta anni, di fumarsi una sigaretta, di fare un passeggiata con i propri figli, di accompagnare i propri vecchi genitori nella fragilità della vecchiaia? Che senso ha tutto ciò? Non lo so! So che se ci si abbandona al sentire e al vivere pienamente le cose, tutto ci appare di immenso valore, tremendamente estetico e potenzialmente estatico.

....................................Gli articoli più letti

del blog di Dadrim..........................................