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Come gestire il giudizio dei genitori e delle persone

Anonima ha scritto: Caro Pier, mi trovo a scoprirti e a scriverti in questo momento di mia grande difficoltà emotiva. Cercherò di essere breve: l'anno scorso ho conosciuto un ragazzo del quale mi sono invaghita subito. Si chiama Luca è una persona brillante e lavora a Bruxelles quindi abbiamo vissuto sei mesi intensi nei quali era bellissimo vedersi, tuttavia lui era sempre sfuggente e io avrei desiderato più stabilità. L'estate scorsa da Roma (città dove lavoro) sono tornata a Salerno per accompagnare mia madre (presenza ingombrante nella mia vita) giù e, ritrovando dei bigliettini che mi aveva scritto, ho sentito il desiderio di rivedere un caro amico, un ex ragazzo (Marco) con il quale non ero andata mai oltre il bacio ai tempi dell'università. Le mie intenzioni erano amichevoli ma, ritrovando cresciuta una persona alla quale avevo voluto bene in passato e percependo affetto da parte sua nei miei confronti ho iniziato a riconsiderare l'efficacia della mia relazione a distanza e l'ultima volta che sono stata a Bruxelles non c'è stata la stessa sintonia con Luca (tra l'altro sospettavo da tempo avesse un'altra anche se lui ha sempre negato). Tornando a Roma decido di dare a Luca un ultimatum: o stiamo insieme come coppia o è meglio non vederci più perché io mi sto legando troppo a te. Le risposte sono state evasive e così abbiamo tagliato ed ho iniziato la mia storia con Marco. Storia apparentemente perfetta, è un ragazzo fantastico, unica pecca, troppo legato alla Chiesa, troppo religioso e troppo diverso da me in questo. Mentre cercavo a poco a poco di far parte del mondo di Marco, durante il mio primo ed unico ritiro spirituale a cui ho partecipato con lui, Luca torna a farsi sentire e vuole stare con me, vuole me e solo me, gli manco, crede in noi. Tutto quello che avevo desiderato prima stava accadendo ma avevo accanto un santo che non volevo deludere, un rapporto in cui credevo, e così gli ho detto che mi aveva persa per sempre. Anche il dover (per sua volontà) aspettare per il sesso con Marco (cosa che non avevo fatto con Luca) l'ho vissuto abbastanza bene, mi sembrava una cosa saggia, bella, giusta. Da quando il sesso però è entrato a far parte del mondo mio e di Marco (cinque mesi dopo il nostro primo nuovo incontro) sono iniziati i problemi: il non sentirmi desiderata, quando mi dormiva accanto di giorno o di notte pur vedendoci solo il fine settimana... A 27 anni mi sono resa bruscamente conto di aspettarmi un altro entusiasmo dalla vita e che un mondo vissuto in funzione della Chiesa proprio non faceva per me. Ho sentito forte il desiderio di riparlare con Luca ed ho trovato una porta aperta. Non volevo lasciare Marco, non volevo tradirlo, volevo solo una boccata d'aria. L'aria, sia pure a distanza, è stata tanto fresca che ho lasciato Marco due settimane fa. Luca sarà a Roma per Pasqua e abbiamo entrambi molta, moltissima voglia di vederci, l'unica verità oggettiva che mi viene da descrivere al momento è questa. Da quando lavoro a Roma mia madre, sola, ha deciso di trasferirsi con me e, pur avendo io 27 anni, devo renderle conto di qualsiasi cosa, quindi ieri sera ho dovuto dirle che vorrei vedere Luca a Pasqua. Le è crollato il mondo addosso, dice che non ho rispetto di me stessa e non ho dignità, che ho preso fin troppe cantonate e dovrei stare sola e aspettare quello che lei definisce il "vero amore". Ma che ne sa lei del vero amore che ha sempre fatto l'amante di un uomo sposato (mio padre) e che per questo soffre di depressione fin da quando sono piccola? Vivo malissimo questi giudizi, sono quanto di più pesante al mondo per la mia anima e ne soffro davvero tanto. Mi sento inadeguata, non capita. Rivedere Luca, staccarmi da lui, sentire il bisogno di rivederlo e vivermela, vedere come va… Non è solo sesso, come dice mia madre, anzi, per me è vita. La mia. So bene che se lo vedo inevitabilmente succederà che finiremo a letto, ma inevitabilmente perché lo vogliamo entrambi. Ho serie difficoltà a capire perché mia madre la veda come una mancanza di rispetto che faccio a me stessa. Hai una risposta anche per me?
Grazie per tutto quello che fai …

Pier ha risposto: Genitori, amici, parenti, tutti hanno la loro personale visione, la loro personale ricetta ai mali altrui, spesso dettata da dolorose esperienze passate non risolte o non capite, spesso onesta quanto poco lucida e pertinente. Altre volte hanno valide intuizioni, ma inutile perché non maturata dal cuore e dalla mente del soggetto interessato. È infatti spesso più utile aiutare a vedere piuttosto che dire cosa c’è da vedere. Altro grosso guaio è che i più hanno usualmente saggi consigli per chiunque tranne che per loro stessi, e chi ben parla ma male "cammina", si sa che spesso è causa del suo non essere ascoltato. Non volendo pertanto aggiungermi al fiume di parole di coloro che sanno sempre come vivere le vite altrui dimenticando se stessi, cosa posso dirti? Quale potrebbe essere il consiglio o la risposta migliore da dare ai tuoi dubbi? Credo sia quel che ho sempre riproposto, in varie salse, a tutti coloro che sono passati per queste pagine.

Impara a fidarti di te stessa, della tua intelligenza e sensibilità! Impara a sviluppare la tua intuizione e consapevolezza. Le risposta alla tua vita le hai solo tu.

Se nella relazione che vivi con questo ragazzo non vedi nulla di male, se vi trovi gioia, se senti di rispettarti ed essere rispettata perché ti occupi così tanto delle parole altrui? Perché è tua madre? Dirò una cosa forse poco gradita da molti, ma dal mio punto di vista i danni emotivi maggiori, le proiezioni più distorte ed egoistiche, come i giudizi più pesanti, se li permettono proprio i parenti più stretti. È pertanto saggio divenire indipendenti a livello emotivo e psicologico il prima possibile, imparando a valutare ogni cosa unicamente attraverso la nostra sensibilità e intelligenza. Questo non significa che non si debba ascoltare chi ci sta accanto, anzi, significa che si dovrebbe imparare ad ascoltare quieti ed aperti anche le parole più dure o maligne. Ascoltare, valutare, meditare, osservarsi, mettersi in discussione, sino a poter dare una risposta pienamente consapevole e libera, prima di tutto a se stessi, poi a chi ci è accanto. Se dopo aver riflettuto attentamente non si trova alcun riscontro di quel che ci è stato detto, bisogna imparare a mettere la parola fine a ciò che ci appare unicamente come un’inconsapevole invasione della nostra intimità e libertà di scelta e azione. Se invece ci si scopre in errore o in pericolo, facile e spontaneo sarà ringraziare e cambiare direzione.

Per fare ciò con chiarezza e determinazione è però importante essere liberi dal bisogno di essere approvati o stimati. So che spesso è molto difficile comprendere e accettare un’eventuale posizione di biasimo e rifiuto da parte dei genitori, ma so anche che libertà e maturità non possono convivere e crescere con la dipendenza.

Quante persone desiderano essere uomini e donne maturi e liberi a discapito del desiderio di compiacere i propri cari? Vedo in continuazione persone, anche di età “matura”, riempire e gettare le loro vite rimuginando in continuazione sul dolore che gli ha provocato il disappunto di madri, padri, fratelli, mariti o compagni.

Per quanto i nostri genitori possano non condividere delle nostre scelte, a mio avviso, mai si dovrebbe piegare o tradire il nostro personale sentire e pensare, rimanendo incatenati all’ideale di armonia o accettazione famigliare spesso imperante. Per essere liberi a volte si deve essere soli. Se dopo aver pienamente valutato, ascoltato, sentito e provato a dialogare non troviamo alcuna valida ragione per cambiare vita, perché continuare a torturarsi o limitarsi?

Perché i genitori non vanno fatti soffrire? Perché il loro disappunto ci fa stare troppo male? Bel guaio! Se faccio ciò che sento lo faccio sentendomi a disagio perché qualcuno sta male per me. Se non faccio quel che sento per non far stare male qualcuno per me, sto male due volte: perché non faccio quel che sento e perché non lo faccio per fare piacere a qualcuno verso cui porto rancore perché so che mi limita, mi giudica e non mi accetta.

Torno a ribadire che dal mio punto di vista l’unica soluzione è dialogare, ascoltare, osservarsi profondamente e totalmente, per poi giungere ad una decisione il più consapevole e libera possibile.

Infine vorrei dire che se sempre più persone smettessero di soffrire per le scelte di vita che riguardano esclusivamente gli altri questo mondo sarebbe un luogo ben più sereno e libero. Evidentemente la libertà non è stimata e desiderata quanto la dipendenza e la manipolazione.

Ascoltati e osserva, la risposta verrà! Forse tua madre vive annebbiata dagli errori e dai dolori delle sue scelte ed esperienze passate, e per questo proietta su di te cose che nei fatti riguardano solo lei. Se vedi chiaramente che le cose stanno così forse inizierai ad essere più compassionevole nei suoi confronti e contemporaneamente capace di mantenere quell’indipendenza emotiva che ti permetterà di vivere la tua vita più serena e decisa.

Se dall’ascolto e dall’osservazione dovesse invece risultare che tua madre sta cercando di farti vedere qualcosa che a te ora sfugge, bene altrettanto, non ti pare?

In definitiva la mia risposta è che la risposta è solo tua e può nascere unicamente dal tuo libero pensare e sentire, in questo caso come in ogni altra situazione.

Un caro saluto

Pier

Buona primavera

rose
Buon risveglio e buona Primavera,
mi dissi prima di dormir, ieri sera.
Sognai soleggiati campi di grano..
e vidi i Maestri sorridermi da lontano,
stavan seduti soavi, alla leggera brezza,
e le mani tese come in un abbraccio.
Io volevo andar, ma poi,
Io volevo esser lì, ma come...
Non c'erano più nomi, né tempo,
ma non riuscivo ad arrivare
su quel dorato campo per danzare..
È stato solo un sogno,
compresi appena sveglia,
ma che stia ancora, nel destare,
continuando a sognare...?
 
Un'amica... 

 

L'instancabile domanda di verità e pace

Adelaide ha scritto: Ho un paio di cose da dirti. Non chiedo risposte perché non sono domande, magari se qualcosa di questo rimane, potremmo parlarne quando verrò… Se qualcosa di buono finora ho combinato, lo devo alla serietà della domanda instancabile, con incrollabile fede, sempre ritrovata, rinnovata e rafforzata dopo ogni disagio interiore, ad un durissimo lavoro di radicamento, di presenza, pur sapendo che sono solo all'inizio, una costanza della quale mai mi sarei creduta capace, supportata da tutta l'energia che ho, concentrata unicamente a tale intento.

È facile dire “sei libero subito, qui e ora”, sì, di fatto è la verità, ma nei fatti è di un impegno totale, che  lascia ben poco spazio per altro, e ad un certo punto vuoi spazio solo per questo. Da certe comprensioni non si torna più indietro, ma non c'è più neanche un avanti, rimane solo il "dentro" che è infinito, buio e silenzioso. Ebbene, adesso che tanto si è dissolto, sento come se la mente avesse paura, mi chiedo come è possibile, essa stessa mi ha aiutato fin qui.

Io mente-Adelaide ho voluto, desiderato, intrapreso un percorso a ritroso, ma ora che c'è sempre meno mente, chi ha paura? Non credevo che sarebbe successo, ero pronta, conosco tutta la teoria, attraverso i grandi Maestri so cosa avviene, ma nella pratica, a viverlo, è tutt'altra faccenda.

Proprio ora che cominciavo a giocare, proprio ora che comincio ad esperire cosa vuol dire godere, sentire, vivere questa straordinaria e meravigliosa Esistenza, senza scopo e motivi egoici, ora che comprendo profondamente le parole dei saggi… Ad un certo punto senti che puoi solo dare.

Prima mi chiedevo: “ma cosa posso dare, se nulla ho, se nulla sono”.

Oggi comprendo che appunto perché nulla sono e ho, posso dare, ma non io, e non so come, è qualcosa che c'è sempre stato oltre me ed ora fluisce spontaneo, cosi è percepito. Un bene materiale finisce, cambia, ma questa “cosa” non è umana, è illimitata, per tutti e ogni cosa. E mi ritorna più allargata, più vasta, inspiegabile, e sento che non posso tenerla per me.

Allora dicevo, la mente ha paura, in quei frangenti in cui sta sospesa, quando torna è allarmata, si chiede com'è possibile che qualcosa sia accaduto senza di lei, ha paura del non far nulla, vede come noia e perdita di tempo l'abbandono silenzioso a quel che c'è.

Certe volte è un brivido di terrore, me ne sento coinvolta, sconvolta.

Basta, punto, osservo e vado avanti…

Pier ha risposto: Dal mio punto di vista non è la mente che ti ha portato sino a qui, o perlomeno non quel che intendiamo solitamente con “mente”, cioè quell’identificazione del pensiero con il corpo e il suo passato, la memoria . È il desiderio di libertà che ti ha mossa, o meglio, che si è mosso. Questo è ciò che ha guidato il pensiero, inteso come energia riflessiva e investigativa, ad indagare ed eliminare le identificazioni della mente che reggono la struttura di personalità. Ora la mente non trova più nulla a cui identificarsi, il pensiero non trova più nulla da indagare, pertanto si è al cospetto di un’ultima idea: “Io sono”. Che fare ora? Davanti non v’è nulla, dietro non v’è nulla, dentro non v’è nulla, fuori non v’è nulla. Solo la mente con la sua idea di essere qualcosa, perlomeno un “Io”, almeno un pensiero di identità che scisso dall’esistenza ricerca l’integrazione. Che fare ora? Perdere anche questo, anche l’idea di essere qualcosa che cerca l’ineffabile, l’immenso, l’eterno? È no!, dice la mente, sino a quando ti spingevi a ricercare l’immenso mi poteva pure andare bene, la ricompensa mi sembrava appropriata alla perdita, per questo ho gradualmente abbassato le difese, ma questo no! Se perdo colei che cercava, perdo me stessa, e si va a far benedire tutto: sforzo, raggiungimento, senso e scopo, meta e ottenimento, vita e morte, gioie e dolori.

 

Un anno pieno di luce!

Sabrina ha scritto: Ciao Pier, spero questo Natale ti abbia portato un po' di meritato riposo dopo le giornate intense degli ultimi tempi. Continuo a rincorrere i miei sogni perché mi dona una parvenza di identità ma in realtà risulto solo ridicola e grottesca. E in fondo anch'io non credo più in me. Pensavo che senza l'approvazione la motivazione si spegne, non ha più senso di esistere e vien voglia di smettere di sognare. Altrimenti siamo solo degli alienati deliranti, un po' come quei malati di mente che credono di essere degli uccelli e girano per il centro facendo finta di volare scatenando il riso o la pietas dei passanti. Volevo dimostrare che valevo qualcosa anch'io ma non ce l'ho fatta. Sono stanca di incorrere sempre nelle solite delusioni, tanto stanca. La via sarà anche staccarsi dall'ego e le sue smanie ma sfido chiunque, anche un illuminato, a non ammettere che esprimersi in qualcosa che ci appartiene e per la quale siamo riconosciuti sia una grande fonte di felicita e benessere per l'anima e ci doni la forza di andare avanti nonostante tutto.

Un abbraccio

Sabrina

Pier ha risposto: "La via sarà anche staccarsi dall'ego e le sue smanie ma sfido chiunque, anche un illuminato, a non ammettere che esprimersi in qualcosa che ci appartiene e per la quale siamo riconosciuti sia una grande fonte di felicita e benessere per l'anima e ci doni la forza di andare avanti nonostante tutto".

Il tuo obbiettivo è quello di far guardare il mondo intero attraverso gli occhi di Sabrina? Ti farebbe stare meglio se tutti pensassero e sentissero così? Ma perché? Se è così che la vedi per me non v'è alcun problema. Ma se qualcosa non ti quadra non sarebbe più facile far cambiare lo sguardo e le idee di Sabrina?

Vuoi pure mettere i santi nella cella del bisogno di riconoscimento e dell'andare avanti nonostante tutto?

 

Pace e silenzio, silenzio e pace

Come sintesi degli incontri e degli scambi avuti in queste settimane condivido con tutti Voi le parole del Maestro Maharaj Nisargadatta...

Visitatore: Se le parole non hanno realtà in se stesse, perché parlare allora?
Maharaj: Perché le parole servono al loro scopo limitato, che è la comunicazione interpersonale. Non spiegano i fatti, li comunicano soltanto. Quando hai trasceso la persona, non hai più bisogno di parole.
V. Cosa può portarmi al di là dell'individuo? Come oltrepassare la coscienza?
M. Le parole e le domande provengono dalla mente, e ti mantengono là. Per trascendere la mente, devi essere quieto e silenzioso. Pace e silenzio, silenzio e pace: questa è la via che porta oltre. Smetti di fare domande.
V. E dopo aver smesso, che faccio?
M. Che altro vuoi fare? Osserva e aspetta.
V. Cosa devo aspettare?
M. Che il centro del tuo essere emerga dalla coscienza. I tre stati, sonno, sogno e veglia, appartengono tutti alla coscienza, al manifesto. Ciò che tu chiami non-cosciente si manifesterà comunque, col tempo. Il non-manifesto è oltre la coscienza. Al di là di tutto, e in tutto, si trova il cuore dell'essere che batte costantemente: manifesto/non-manifesto; manifesto/non-manifesto (saguna-nirguna).(...)
M. Tu sei responsabile solo di ciò che puoi cambiare, e l'unica cosa che puoi cambiare è il tuo atteggiamento. È tutto ciò di cui sei responsabile.

Sri Nisargadatta Maharaj

Frammento tratto da: "Io sono Quello, Sri Nisargadatta Maharaj, Pag 343-344, Ubaldini editore".

L'essenza delle parole e dei fatti

Sara ha scritto: Caro Pier, buongiorno! Una breve domanda. Spesso le persone fanno un abbondante uso di parole come: la mia Coscienza, il mio Spirito, la mia Anima, il mio Inconscio, il mio Sesto senso, il mio Sé Superiore, il mio Io, il mio Dio, ecc.. Ma quando parliamo di queste cose ci capiamo? Secondo te come vengono usate dai più queste terminologie?

Pier ha risposto: Detto fra noi, come certa gente usa i termini che mi hai riportato è impossibile saperlo, dipende dal loro personale condizionamento o intendimento, e sappiamo che questo può assumere infinite forme. Per quanto riguarda invece la nostra diretta osservazione interiore e il linguaggio che abbiamo sempre usato fra queste pagine cosa possiamo dire? Se ci osserviamo scopriamo l'esistenza dei pensieri. I pensieri identificati al corpo generano l'idea base della personalità "io sono questo corpo", che nel tempo appiccica a sé le varie esperienze che incontra, ampliandosi sempre più. Quindi abbiamo la consapevolezza che nell'incontro con la mente-corpo dà forma alla coscienza delle cose e di un “Io”. L’Io è uno strumento utile se “connesso alla sua radice”, un fenomeno devastante se percepito come identità personale scissa. Quando la coscienza viene ben investigata e l'idea di un “Io” separato viene messa al suo posto, cioè alla periferia dell’Essere e non più al centro, ciò che rimane cos'è? Pura Coscienza che filtra attraverso una mente-corpo per il tempo di vita che il destino offre, per amare, vivere, creare... L'Io nel suo stato di idea pura (sola), libera da condizionamenti, può essere detto anche anima individuale. Ma tale anima non è nulla di separato dalla pura Consapevolezza come fenomeno impersonale. E’ solo un riflesso perfetto, un’estensione della medesima essenza. È come un onda che dall'Oceano emerge per poi farvi ritorno. L'Io vive in pace il suo tempo quando diviene conscio della sua reale natura (potremmo anche dire quando la consapevolezza si risveglia a sé poiché l’Io confuso è la stessa Coscienza Originaria confusa in un particolare punto dello spazio-tempo). Questo è, a mio avviso, ciò che si vede, ciò che si realizza, se si indaga senza condizionamenti, senza a priori immaginifici. Che cosa poi molti intendano con parole quali spiritualità, anima, coscienza, non lo possiamo sapere se non discutiamo a lungo...

Un caro abbraccio
Pier

Le differenze sono solo nella mente

Luca ha scritto: Ciao Pier, volevo chiederti, secondo te la vita ha uno scopo, perché c’è la morte, che seno ha nascere? Quante differenze vedo, quanta follia. Che senso ha tutto ciò? Non so!

Un caro saluto

Pier ha risposto: Le differenze sono solo nella mente ma noi non siamo la mente! La mente è solo un pensiero, un frammento, una forma momentanea legata alla coscienza di sé. Pensiero più consapevolezza, identificati e confusi, generano quel che solitamente nel misticismo è detto "mente": un flusso di pensieri ritenuti personali, propri, relati al "me", al mio "Io". La "mente" generando un riflesso confuso della realtà, confonde la coscienza impersonale in uno specifico punto dello spazio e del tempo, generando l'illusione della personalità. Ecco allora che l'unico scopo che possiamo trovare nel dolore e nella follia del mondo è quello di pulire lo specchio mente. Tutti gli scopi e le differenze sussistono solo nella mente sino a quando il suo riflesso sarà deformante. Come in uno specchio rotto la nostra immagine si riflette in mille pezzi, nello specchio mente invaso da pensieri il mondo si frantuma in mille parti contrapposte e conflittuali.  Fra noi e un cane non v'è molta differenza. Se guardi un uomo e un topo attraverso la mente vi trovi grandi differenze. Se li guardi partendo dall'essenza non sono due cose diverse ma espressioni della medesima vita.

Anche un topo ha i suoi dolori, i suoi parenti e la sua ricerca di dio. Tu non lo sai perché non conosci la sua lingua o perlomeno non gli presti sufficiente attenzione.

L'essere umano ha un'unica peculiarità: soffre così tanto di egoismo da ricercare più disperatamente di ogni altro essere la libertà. Questa condizione di acuta malattia interiore è anche la sua possibilità di massima realizzazione. Ma tutto ciò è sempre e solo un movimento del pensiero. Morto io e morto il topo torniamo entrambi alla medesima essenza.

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