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Gaza e la guerra: due visioni a confronto

Gaza-lacrime

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dall'inizio dell'operazione israeliana, l'8 luglio scorso, il bilancio dei morti palestinesi, quasi tutti civili, è di 1200 persone. 55 le vittime israeliane, di cui 52 soldati.

Benjamin Netanyahu oggi, 29/07/2014, afferma: "Non c'è guerra più giusta di questa!"

Don Carlo Gnocchi ci spiegava: "La guerra nasce da un disordine morale, molto prima che da uno squilibrio economico, o da una perturbazione dell'ordine politico. La guerra nasce dalla colpa".

L'educazione ci rende liberi!

Pier ha scritto: Il mio precedente articolo (clicca qui per leggere), che parlava di Berlusconi e degli italiani, ha ricevuto due commenti che toccano aspetti sui quali vorrei approfondire meglio il mio punto di vista.

La prima osservazione invitava ad essere più cauti nell’attribuire ogni responsabilità agli italiani. Questo perché le lobbies di potere sono altrettanto responsabili della nostra incapacità di agire adeguatamente e pensare liberamente, poiché ci influenzano enormemente attraverso i potenti sistemi di condizionamento di cui dispongono: TV, radio, giornali…

Il secondo intervento, essendo breve, lo riporto integralmente: “Pienamente d'accordo sulla responsabilità individuale e nell'investire sull'etica. Nel frattempo, però, bisogna anche pensare a come risolvere tutto il pregresso che ci portiamo dietro. I soldi non sono tutto, certo, però l'aumento della povertà a causa dello schiacciante debito che ci portiamo sulle spalle non aiuta ad essere sereni”.

Da queste parole mi sembra di capire che al cambiamento etico non viene dato il potere di stabilire nuovi e sani equilibri anche sul piano economico. A mio avviso invece non può nascere un’economia sana senza prima costruire un’etica e un’educazione collettive sane.

Nelle pagine che seguono vorrei partire da questi due spunti di riflessione per meglio completare la mia argomentazione. Per chi avrà la pazienza di arrivare alla fine di queste parole auguro buon viaggio!

Partiamo!

Stupido uomo!

 

Pensando ai fatti nauseanti che stanno investendo il mondo in queste settimane, una canzone e un video contro tutte le forme di violenza e stupidità giustificate e camuffate con le parole più sacre e, paradossalmente, proprio per questo, meno pensate e condivise!

Clicca qui per vedere il video


Berlusconi assolto! Ma Noi italiani?

Pier ha scritto: Perdonatemi, ma non posso trattenermi dal condividere una riflessione, che definirei di carattere fortemente etico, valoriale ed educativo, su Berlusconi, ma soprattutto su Noi italiani.

Berlusconi è stato assolto dall’accusa di prostituzione. Bene, questo riguarda l’aspetto penale. Ora vorrei però valutare alcuni fatti da un punto di vista etico, educativo e sociale.

Sono fatti provati che Berlusconi organizzasse orgette varie. Non è un reato, ma forse non è nemmeno un valore aggiunto per un individuo che rappresentava e vorrebbe rappresentare ancora valori e percorsi educativi, istituzionali e legali in nome di un intero paese. Paese che per giunta si dice essere, nella sua maggioranza, cattolico. Non ho personalmente chiesto al Papa cosa ne pensi in merito, ma non lo immagino molto accondiscendente, né sereno! Ci tengo poi a ricordare che il paese pare composto ancora (se non sono già espatriati tutti) da molti neo maggiorenni e minorenni.  A queste “festine disinvolte” partecipavano donne e uomini con ruoli pubblici e istituzionali, tutti avatar d’integrità e libertà intellettuale. E già qui la questione etica, educativa, spirituale, o come la si voglia chiamare, dovrebbe dirci qualcosa senza troppe riflessioni.

È fatto provato che a questi festini, per errore, sia pure finita una minorenne, ricompensata in vari modi per le sue  elevate prestazioni “artistiche”.

L’ex ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini, coordinatrice lombarda di Forza Italia, in una dichiarazione a caldo ad Affaritaliani.it, pochissimi minuti dopo la sentenza, esprime tutta la sua gioia per l’assoluzione di Berlusconi: "E' una emozione fortissima. Quasi non ci speravo più. Ovviamente con il presidente l'abbiamo sempre saputo che era innocente, ma eravamo talmente abituati a sentenze negative che sembra incredibile. Sono davvero felice per lui e per tutti noi. Per una volta ha prevalso la giustizia, ed è un grande sollievo".

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Grazie a tutti

Pier

Balla per amore

Giorgia ha scritto: In questo momento sono fuori di me. Completamente scollegata, in preda al panico, alla rabbia, con la sola voglia di stare FERMA. Come un animale che finge di esser morto.

Sono appena rientrata da una prova di ballo, l’ennesima! Sfacchinata e soldi per girare un video demo con un gruppo teatrale che mi aveva contattato. Tralasciando le solite emozioni devastanti che mi hanno colto il primo giorno per l'ennesima volta, ho ballato di merda, fuori ritmo, davvero bello!

Il gruppo di ballo doveva coprire un buco e così hanno preso la prima che ha risposto. Sono STUFA e mi sento tremendamente sola. Sono stufa marcia di non avere frecce al mio arco e sentirmi sempre trattata come una pezza. Evidentemente ci sarà del vero. Evidentemente io non ho scelto di ballare perché mossa da una reale passione, ma, chissà, forse per un'inconscia rivalsa su mia madre, che anche lei ballava da giovane per divertimento con il gruppo della scuola, o per recuperare con mio padre che a 4 anni voleva mandarmi ad una scuola di ballo ma io mi rifiutai. O forse ho iniziato perché speravo che sul palco, facendo qualcosa che credevo di saper fare bene, avrei ottenuto quella visibilità, quell'attenzione che cercavo. Dovrei abbandonare definitivamente le mie velleità da ballerina? Esplodo dentro all'idea di dover dare ragione a chi mi ha sempre considerata non adatta. Devo dare ragione a mio padre, a mia madre e a tutte le loro pesanti osservazioni taciute?

Pier ha risposto: Non ti va proprio di ballare per il puro piacere di farlo, di vivere per amore di vita e di te stessa, senza mamme, papà e amici a cui dover dimostrare qualcosa, tutti appesi alle tue gambe? Per forza non trovi il ritmo!
Ho visto un unico tuo spettacolo l'ho trovato stupendo, il resto sono affari della tua mente, del suo senso di inferiorità che rovina tutto cercando la visibilità. Io mi interesso di Giorgia, non di MagalomaniaGiorgia.

Pensa a me, forse può servirti un po’ come spunto di riflessione. Non sono nessuno, scrivo su un blog per sfigati, ho fatto due album musicali e scritto sei libri inutili, non ho ancora nemmeno coperto le spese. Sono un fallito o uno sfigato o come meglio vuoi etichettare risultati di questo genere. Questo posso dire se mi guardo attraverso i numeri e con quello che la società sembra voler imporre come metro di valutazione assoluto: i numeri del conto in banca, i fans, i "mi piace" come “predica l’oracolo” Facebook. Chissà come mi dovrei definire se mi guardassi con gli occhi attraverso cui tu guardi te stessa. Una volta lo facevo, mi guardavo con gli occhi attraverso cui molti pensano di doversi guardare e valutare. Poi ho capito che tutto ciò distruggeva l'amore, la libertà e la pace della mente, creando sempre più disperati o invasati-megalomani convinti di essersi realizzati (per quel che dura questa convinzione). Ho scelto l'amore per le cose e le persone. Lo riaffermo giorno dopo giorno, nelle parole e nelle azioni, per evitare di dimenticarmi, di perdermi. Forse rimarrò un fallito sociale secondo lo sguardo che va per la maggiore. Ai miei occhi mi sono salvato, certo che quando morirò potrò riguardare le cose e la vita che ho fatto solo con i miei occhi. Quel giorno non ci sarà più spazio per i lustrini, per quella cosa aliena che nella nostra mente chiamiamo società. Dal mio punto di vista sei ancora ad un possibile bivio. Hai due strade di fronte a te. Una va verso due traguardi possibili: la disperazione, che pare essere momentaneamente il tuo raggiungimento, o la megalomania, cosa a cui sembri auspicare. L'altra strada va verso l'amore e la dimenticanza di sé. L'amore spesso non porta molti soldi e molti "mi piace", ma libera dalla disperazione e dalla morte. Giorgia, balla per amore, vivi per amore e dimentica tutto il resto: il giudizio dei tuoi genitori, della società, i paragoni…

Non sei sola in questo!

Scienza e misticismo sono sempre più vicini

Anna ha scritto: Mi azzardo in una riflessione più con curiosità che con arrogante e inesistente sapere, su questo articolo, chiedendo non solo il tuo punto di vista, ma il parere di un vero filosofo. Clicca qui per leggere l’articolo intervista al prof. Vittorio Marchi insegnante e ricercatore di fisica.

La scienza dopo più di cinquemila anni ritorna a cinquemila anni fa. È stato confermato, come già allora il Buddha e lo Zen asserivano: Viviamo, siamo, tutto e niente! Tutto ciò che è e che percepiamo si frantuma in ciò che non è. I limiti della forma umana sono immensamente spaziosi, ma questo possiamo comprenderlo perché percepiamo la forma. Senza limiti il corpo non avrebbe confini, e senza confini cesserei di essere, per cui i confini del corpo non sono limiti dove cesso di essere fine a me stessa, ma occasione di espandermi illimitatamente nel non-essere, di guisa, nell’essere "tutto questo niente". "Questo" cos'è allora, se non uno sfondo, una base senza base, da cui si creano gli esseri? E se l'essere di per se non è nessun tipo di essere, come posso essere con un altro essere lo stesso essere? Però suona strano, perché se ogni cosa esistente possiede o è essere, esso è già implicitamente presente nel continuo flusso e movimento di tutti gli esseri. Posso allora affermare che "esso" include un essere e tutti gli esseri, non è diverso dall'uno né dall'altro, pur non essendo né l'uno né l'altro?

Pier ha risposto: Vero filosofo? Non lo siamo tutti nel momento in cui ci interroghiamo seriamente e onestamente sulla vita e sulla morte, sul significato ultimo delle nostre esistenze? Ogni uomo ha il dovere e il piacere di divenire nel tempo “filosofo”, lo pretende la potente sete di risposte e felicità che abita la sua coscienza più profonda. Nessun uomo ha il dovere o la necessità di divenire ricco, famoso o potente. Premesso ciò passiamo alla riflessione sui nuovi passi della scienza e i vecchi passi del misticismo.

Le forme sono una focalizzazione della consapevolezza. La materia come assoluto è uguale all'assoluto della Coscienza originaria. Sono la medesima cosa. In questo infinito vagano bolle di ricordi, che sono dette solitamente “mente”. Quando la consapevolezza si focalizza su queste bolle genera l'illusione che riteniamo di essere quando ci identifichiamo al pensiero "Io sono questo e quello...".

Questo è il movimento dell'esistenza. Meraviglioso se visto con la mente derivata dalla consapevolezza di appartenere al Tutto. Doloroso se caduti nell'illusione di essere un qualcosa di piccolo, insensato, sbattuto fra desideri contrastanti, destinato a morire.

La realizzazione di tutto ciò può anche essere un iniziale comprensione mentale, ma deve finire in una pura percezione interiore. Una percezione che accade solo nel silenzio totale, in meditazione.

La scienza arriverà sempre più alla conclusione a cui sono arrivati i mistici, ma vi arriverà unicamente a livello intellettuale. Ed è per questo che quando la scienza dice che tutto è uno, l'anima non vi ricava il minimo sollievo. Quando lo afferma l'anima per sua diretta comprensione interna è la redenzione, la fine della sofferenza.

Ave

Anna ha risposto: Non credere, silenzio ne faccio tanto, (parlando in termini temporali le giornate sono lunghe e il da fare è poco), e non solo perché ho creato parecchie condizioni favorevoli nel privato, ma soprattutto perché ormai sono ben poche le cose sulle quali la mente mette becco. Nel tempo e col tempo, vuoi con le meditazioni, vuoi per diretta comprensione e conseguenza spontanea, la mente o il pensiero son sempre più flebili. Sento, percepisco, anche se mentalmente ,che quello che dici è verità, ma questa, tu come fai a saperla? È un sapere accademico, filosofico o percezione interiore? Se contesti lo sterile sapere scientifico, da dove affiora la tua credenza che ritieni più sentita e inconfutabile?

In ogni caso, anche se riesci sempre a farmi risuonare l'anima con le tue parole, non ho il bisogno di crederti, non solo perché mi sento in assonanza con esse, ma mi basta, appunto, fare silenzio, quando la mente tace e il pensiero non sceglie e divide, dove, quando, cosa e in cosa sono io?

Ovviamente siamo sempre nell'esperienza-mente. Si?

Questo è un non-fare consapevole, venuto in essere con serietà e intento, ma tutti inconsapevolmente hanno di questi momenti, lo sai bene, solo che non c’è l'attenzione, quindi il tutto sfuma velocemente senza lasciare traccia.

Pier ha risposto: Mi chiedi come faccio a sapere quel che dico? Semplice, osservo la vita e ascolto le intuizioni e i suggerimenti di chi intuitivamente riconosco come più saggio di me, vivo o morto che sia (non nel senso che parlo con i morti, ma che sfortunatamente molti dei più grandi uomini che ritengo veri maestri spirituali sono defunti). Quando poi, attraverso accurata sperimentazione, riesco a vedere che anche in me le cose vanno come sostenevano o sostengono coloro che ritengo “maestri”, quel che in principio era una vaga intuizione diviene poi un’inconfutabile comprensione.  Ma proviamo ad osservare e ascoltare assieme. Ti pare che qualcosa possa essere separato da qualcos'altro? Non è evidente che le separazioni possono esistere unicamente nella mente identificata a delle idee alienanti? Io posso pensarmi cattolico e pertanto diverso da un'induista, posso pensare che il colore nero della pelle faccia una differenza sociale dal colore bianco, ma nei fatti dov'è la separazione fra me e un'induista, fra me e un nero? V'è un confine fra l'aria che respiro io e quella che respira l'altro, fra il sole che riscalda me e quello che riscalda te? V'è una differenza fra il dolore che provo io e quello che provi tu, fra la mia nascita e la tua, fra la mia morte e la tua? Le fratture interiori, sociali, relazionali e i comportamenti malati e dolorosi che ne conseguono sono tutti prodotti in origine da distorsioni della consapevolezza prodotte da identificazioni a pensieri alienanti e conflittuali. La sempre più evidente unità del mondo fisico-naturale, rispecchia la ben più profonda ed essenziale unità del nostro mondo interiore quando questo viene liberato dalla “nebbia” dei condizionamenti.

A mio avviso osservare la natura ci porta ben più vicini alla comprensione dell'unità profonda dell'esistenza di un qualsiasi libro di filosofia o spiritualità. Il problema è che la maggior parte di noi ha ancora molto bisogno di parole. La maggior parte delle persone non riuscirebbe a stare in semplice osservazione della vita che si muove all'unisono tutto intorno a noi. Ecco allora che lo scrivere, il riflettere, il discutere e il meditare sono molto importanti, almeno in principio.

Insomma, la vita non conosce frammentazione, separazione, ma unicamente differenze, oltretutto molto superficiali, direi formali. Differenze che sono comunque e sempre prodotti del movimento del pensiero umano. Tutte le fratture profonde sono ideate e agite dalla mente, quando la consapevolezza impersonale si lega, prima all'idea “io sono questo corpo”, di guisa a mille convinzioni che generano sempre più paura, alienazione e megalomanie. Più rimuoviamo le convinzioni, più ci svuotiamo di appartenenze, più diveniamo profondamente, consapevolmente e amorevolmente vicini alle persone e a noi stessa, due aspetti che in profondità, come dicevamo, non sono divisi, semmai superficialmente differenti.

La consapevolezza liberata dall’identificazione con i pensieri, non è più vittima dei processi mentali, pertanto, pienamente padrona dell’utilizzo dei pensieri, utilizza le categorizzazioni e la conoscenza mentale per godere e armonizzare le superficiale differenze che sussistono sul piano fisico-naturale, sempre guidata da quel senso di bene comune e d’amore che nascono dal sapersi e sentirsi appartenenti ad un'unica Vita.     

La scienza attraverso lo studio delle relazioni fra le “forme della materia" è sempre più cosciente dell'unità organica dell'universo. È però evidente che questa comprensione teoretica-pratica-fisica, anche se importante a livello empirico, soprattutto per nuovi sviluppi tecnologici, non è capace di dissipare la frammentazione che contraddistingue la mente umana e svelare direttamente alla coscienza del singolo l’unità che contraddistingue la Coscienza originaria più profonda. Perché? Perché la scienza vede e comprende l'unità nelle cose che stanno “fuori” dalla coscienza del singolo e non l'unità che alberga nel centro più profondo del nostro essere, dietro le nebbie del pensiero identitario alienante.

È evidente che per quanto la scienza intuisca e approfondisca la conoscenza dell'unità dell’universo e delle infinite interrelazioni del piano materiale-organico, guerre e divisioni sociali non accennano a diminuire. V'è sicuramente più attenzione all'ecosistema, alla salvaguardia dell’ambiente, che non è cosa da poco, ma non è certo sufficiente per fare del mondo e del cuore dell’uomo posti sicuri e felici!

Osservandoci interiormente è altrettanto intuitivamente evidente che unicamente l'eliminazione delle divisioni generate dall’inconsapevolezza che caratterizza la maggior parte delle coscienze umane può far affiorare amore e cooperazione reali e definitive fra le genti, superando così ogni idiota ideologia politica, religiosa o di altro genere.

Queste parole a mio avviso si provano da sé. Se avessero bisogno di ulteriori conferme non sarebbero realmente essenziali, definitive.

Inizialmente le possiamo intuire unicamente mentalmente, poiché il “ritrovarsi” può iniziare unicamente dal punto in cui ci si è inizialmente persi, e cioè la mente. Prima capisce la mente, poi ci si sente mancanti di qualcosa, si sente che la comprensione non è profonda, totale. Ecco allora che si ascolta e osserva sempre più silenziosi, attenti, chiari e totalmente assorbiti, sino a vedere direttamente con il “cuore” nel “cuore delle cose e di se stessi”.

All’inizio è un po’ come parlare del nuoto ad un uomo che non sa nuotare e che sta seduto sul bordo della piscina. In principio si capisce mentalmente che il segreto per stare a galla e per nuotare è l’abbandono, il rilassamento del corpo e il movimento armonico. Poi, lentamente, ci si immerge in acqua, magari con i braccioli. Poi ci togliamo pure i braccioli sino a scoprire per esperienza diretta che era tutto vero, possibile e che nulla ci serve più come sostegno.

Le mia parole nascono così: un po’ dal nuotare ed un po’ dal galleggiare con i braccioli che mi hanno regalato i maestri che ho trovato lungo la via, quando le correnti del pensiero si fanno troppo insidiose.

Certo è che anche se un uomo non sa stare ancora a galla da solo in ogni situazione, la sua incapacità non dovrebbe confutare a se stesso come a nessuno altro l’esistenza del mare infinito e della possibilità di  nuotarvi attraverso liberamente e definitivamente in ogni situazione.

Pier

Dove sono arrivato?

Luca ha scritto: Ciao Pier, mi sta accadendo una cosa strana. Sai che sono anni che medito, che osservo me stesso e il mondo che mi circonda nel tentativo di comprendere i miei condizionamenti e di scoprire cosa v'è oltre quel velo di abitudini e valori distorti che offre la nostra società. E ora, dove sono arrivato? Sono giunto ad una strana situazione. Mi rendo conto di non voler essere completamente libero. Mi rendo conto che vi sono dei desideri che mi legano, dei desideri che sento intensamente e che pertanto non mi permettono di andare oltre il loro campo di azione e pensiero. Mi sembra di non voler andare oltre il punto in cui sono. Anzi, a volte ho la sensazione di voler tornare indietro, di voler vivere o rivivere esperienze e situazioni che ritenevo superficiali, limitanti e superate. Non che ora le ritenga diversamente, ma evidentemente, a livello emotivo, le desidero, vi sono ancora legato. Caro Pier, la situazione è un po' confusa e conflittuale. Avresti un suggerimento da darmi per aiutarmi a sbrogliare questo nodo che mi sembra sorto fra ragione ed emozione?

Grazie, un abbraccio
Luca

Pier ha risposto: Caro Luca, la mente può capire molte cose, ma se il cuore non l'accompagna il tutto si limita ad un esercizio intellettuale. Puoi dire e scrivere cose immensamente sagge pur rimanendo buio e sordo interiormente. Il fatto che tu stia vedendo che vi sono cose che desideri, che nei fatti ti legano a pensieri ed azioni limitanti, in realtà è un passo avanti, non certo un passo indietro. Se la coscienza non si rivolge all'interno di noi stessi, iniziando a comprendere "ciò che c'è e ciò che realmente è", mentalmente possiamo raccontarci di tutto, persino di essere pienamente liberi, felici e realizzati. Quanti di noi vivono frammentati, su più livelli, raccontandosi una cosa e facendone un'altra? La mente ci racconta storie meravigliose, i fatti, invece, parlano un'altra lingua, una lingua che tutti coloro che ci stanno intorno comprendono, tranne noi. Pensiamo di essere amorevoli e dediti alla famiglia e agli amici. Nei fatti siamo gelosi, possessivi e dediti a difendere i nostri interessi. Nel lavoro pensiamo di essere creativi, solidali e competenti. Nei fatti risultiamo banali ed egoisti. Pensiamo di essere poveri e privi di qualità interiori. Nei fatti risultiamo amabili e stimati. La mente ci può raccontare di tutto sino a quando abbiamo un particolare desiderio o una paura di vederci rispecchiare con una specifica immagine.  E possiamo quasi sempre stare certi che la mente ci racconta l'opposto di ciò che è. La mente parla quasi sempre per nascondere o evitare qualcosa, bello o brutto che sia. Altrimenti accadrebbe quel silenzio e quella consapevolezza che permettono l'intuizione diretta della cose.  Infatti il reale cambiamento inizia quando non proiettiamo più immagini ma vediamo la realtà per quella che è.

Oggi ti scopri abitato da desideri, pensieri ed emozioni che ritenevi superate, e in un certo senso te ne rammarichi.

Io credo invece che tu oggi possa vedere tutto ciò perché a forza di osservare e voler scoprire te stesso sei riuscito ad abbattere uno dei desideri più infingardi: il desiderio di immaginarti come ti piacerebbe essere o come hai paura di scoprirti.

Ora che vedi ciò che realmente c'è in te, non iniziare una lotta senza senso. Non denigrarti, non rammaricarti, non voler essere più in là di dove sei. Rimani con te stesso, con i tuoi desideri, i tuoi pensieri, le tue frustrazioni e le tue ambizioni. E come hai fatto finora, osservati, ascoltati, con grande libertà, amore e attenzione. Vedrai che certi desideri perderanno realmente senso, altri probabilmente verranno realizzati, altri ancora dimenticati.

"Spiritualità" non significa morire alla vita e al desiderio, anzi! Per me significa vivere pienamente ogni aspetto della vita, bello, brutto, doloroso o piacevole che sia. La vera differenza fra una vita inconsapevole ed una vita saggiamente spesa è data dalla presenza di un desiderio in più e non dalla mancanza di desideri. È il desiderio di scoprire, d'essere sempre più liberi, chiari a se stessi e sensibili all'atro che ci permette di bruciare progressivamente ogni scoria mentale ed emotiva.

Il desiderio è un qualcosa che devi far crescere in ampiezza ed intelligenza. Non qualcosa che deve essere soffocato o ucciso. Desidera sempre più comprendere i tuoi desideri, i tuoi pensieri e le tue emozioni. Alcuni svaniranno, altri verranno vissuti sino in fondo. Più il desiderio di comprendere scenderà in profondità, più troveremo pace e libertà.

Possiamo anche dirla in un altro modo. La massima espressione del desiderio porta all'estinzione del legame che ci vincola al desiderare, che nei fatti si traduce in pace e stabilità interiore. É la limitatezza e la ripetitività dei nostri desideri che genera sofferenza, producendo senso di noia, di stagnazione e di stupidità.

Quando il desiderio e l'intelligenza si combinano insieme l'essere umano trova la forza e la volontà per andare oltre ogni confine.

In sintesi vorrei quindi dirti di continuare con la tua osservazione. Continua ad osservare e penetrare anche queste tue nuove comprensioni personali. Non pensare di essere giunto ad un punto morto o che la scoperta di vecchi o nuovi desideri sia un male o un ostacolo al tuo cammino.

Infine vorrei chiederti: chi si rende conto di non vuole essere libero? Tu non vuoi essere libero o v'è la consapevolezza della presenza di questa sensazione? Sei consapevolezza o sei desiderio? Può esservi desiderio senza consapevolezza?

Spero di esserti stato di aiuto.

Un caro abbraccio

Pier

Nisargadatta Maharaj

Cara Adelaide, come proseguo del nostro incontro di ieri pubblico i seguenti frammenti tratti dal libro “Io sono quello”, spunti fondamentali di riflessione non sono per noi ma per tutti i nostri amici.

Un abbraccio
Pier

Il Sé è al di là della mente

Visitatore: Da bambino ho provato abbastanza spesso stati di completa felicità che sfioravano l’estasi, poi sono passati. Ma, da quando sono venuto in India, sono riaffiorati, specialmente dopo averti incontrato. Eppure, per quanto siano meravigliosi, non sono duraturi. Vanno e vengono, e non so mai quando torneranno.

Maharaj: Come può esserci qualcosa di stabile in una mente che è la prima a non esserlo?

V. come posso renderla stabile?

M. Come fa una mente instabile a rendersi stabile? Ovvio che non può. La natura della mente è quella di vagabondare da una parte e dall’altra. L’unica cosa che puoi fare è spostare l’attenzione dalla coscienza al di là della mente.

Io sono quello, Nisargadatta Maharaj, pag. 19

Il testimone

V: Cosa vuol dire conoscere me stesso? Una volta che mi conosco, cosa arrivo a conoscere esattamente?

M. Tutto ciò che non sei.

V. E non quello che sono?

M. Ciò che sei lo sei già. Quando conosci ciò che non sei, te ne liberi e rimani nel tuo stato naturale. Accade tutto spontaneamente e senza sforzo.

V. E cosa scopro?

M. Scopri che non c’è niente da scoprire. Tu sei ciò che sei, e basta.

V. Ma in ultima analisi, che cosa sono io?

M. L’ultima negazione di tutto ciò che non sei.

V. Non capisco.

M. è la tua idea fissa di dover essere qualcuno o qualcosa che ti acceca.

V. Come mi sbarazzo di questa idea?

M. Se hai fiducia in me, credimi quando ti dico che sei la pura consapevolezza che illumina la coscienza e il suo contenuto infinito. Realizza questo e vivi di conseguenza. Se non mi credi, indaga dentro di te e chiediti: “Chi sono io?”, oppure fissa la mente sull’“io sono”, che è puro e semplice essere.

Io sono Quello, Nisargadatta Maharaj, pag. 25

Consapevolezza e coscienza

V. Torniamo alla questione del sonno. Tu sogno?

M. Certamente.

V. Che cosa sono i tuoi sogni?

M. Echi dello stato di veglia.

V. E il tuo sonno profondo?

M. La coscienza del cervello è sospesa.

V. Allora non sei cosciente?

M. Non sono cosciente di ciò che mi circonda, questo sì.

V. Non è che non sei cosciente di tutto?

M. Rimango consapevole di non essere cosciente.

V. Tu usi i termini “consapevole” e “cosciente”. Non sono sinonimi?

M. La consapevolezza è primordiale. È lo stato originario, senza inizio, senza fine, non causato, senza base di sostegno, indiviso e immutabile. La coscienza è per contatto, è un riflesso su una superficie, uno stato di dualità. Non può esserci coscienza senza consapevolezza, come nel sonno profondo. La consapevolezza è assoluta, la coscienza è relativa la suo contenuto. La coscienza è sempre coscienza di qualcosa, è parziale e mutevole. La consapevolezza è totale, immutabile, quieta e silenziosa. È la matrice di ogni esperienza.

Io sono Quello, Nisargadatta Maharaj, pag. 26

La persona non è la realtà

M. Il mio destino è stato quello di essere un uomo semplice e comune, un umile commerciante poco istruito. La mia vita è stata ordinaria, come i desideri che e le paure che ho provato. Quando ho realizzato il mio vero essere, grazie alla fede nel maestro e all’obbedienza alle sue parole, ho abbandonato la mia natura umana lasciando che badasse a se stessa fino all’esaurimento del suo destino. Ogni tanto accade che una vecchia reazione emotiva o mentale riaffiori nella mente, ma viene subito osservata e scartata. Dopotutto, finché si porta il fardello di essere una persona fisica, si è esposti alle sue idiosincrasie e abitudini.

Io sono Quello, Nisargadatta Maharaj, pag. 29

Un mondiale pieno di solidarietà!

Ieri guardavo l’inaugurazione dei mondiali. Mentre nello stadio si festeggiava, Jennifer Lopez, un certo Pitbull e un’altra signorina cantavano, fuori si tenevano manifestazioni e scontri con la polizia.

I nostri giornalisti erano molto preoccupati che la festa del calcio non venisse rovinata dagli incidenti. Hanno speso fiumi di parole per comunicare la loro ansia e il loro disappunto per le violenze. Hanno speso due parole confuse per spiegare i motivi delle manifestazioni.

Il giornalista Massimo Cavallin riassume così il senso delle proteste: “Gente che chiede una cosa semplice: che questa crescita si traduca in un nuovo (e vero) benessere: in più educazione, servizi più efficienti, in una vita davvero migliore (i più sofisticati dicono in un ‘diverso modello di sviluppo’), e non soltanto in tronfie esibizioni di potenza sportiva che si vanno consumando all’interno di stadi inutilmente faraonici. ‘Copa para quem?’, coppa per chi?, si chiama uno dei movimenti sorti in queste ore a ridosso delle proteste e delle repressioni”. (http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/19/cosa-sta-accadendo-in-brasile/631256/)

Tutta la cerimonia inaugurale del mondiale era incentrata sul valorizzare le tre ricchezze della nazione brasiliana.

1. La natura

2. Il popolo

3. Il calcio

Una buona parte del popolo era  ben valorizzato fuori dallo stadio con il dono di lacrimogeni e proiettili di gomma sparati ad altezza uomo.

La spesa per l’organizzazione e la preparazione del mondiale è stata circa di 11 miliardi di dollari. L’ottanta percento preso da fondi pubblici.

La palla è rotonda… oggi loro, domani noi…  ma la cosa più importante qual è?

Il medico che cura la morte

Sara ha scritto: Ciao Pier, stavo leggendo la tua risposta alla signora che ha perso il figlio (clicca qui per leggere la risposta). Mille pensieri di tutti i tipi hanno iniziato a riempirmi la mente e improvvisamente di nuovo i crampi allo stomaco, fortissimi. Sono da 2 ore con questi dolori, mai avuto una cosa simile. Che mi sta succedendo?

Pier ha scritto: Di norma la mia risposta è: visita un medico, se non hai nulla di chiaramente riferibile unicamente al corpo si procede con la cura interiore, con il farmaco che cura anche la morte Mai dare tutte le cause alla mente, ma nemmeno tutte al corpo. È sempre da vagliare, spesso da lavorare su entrambe le dimensioni. Forse il dolore allo stomaco che a volte ti prende è la sana risposta di chi legge e sente profondamente le cose senza limitarsi ad ascoltare e basta. Se prendiamo seriamente la questione vita-morte, in principio è inevitabile sentire paura e dolore fisico e/o psichico. Bene, perché solo prendendo seriamente qualcosa abbiamo anche il coraggio e la forza di portarlo a compimento. Se qualcosa non ci scuote, di norma ce ne freghiamo. Certo, leggiamo, riteniamo anche di aver capito, ma tutto si limita ad una faccenda intellettuale. Diversamente, se si persevera nell'indagare la realtà dei fatti con il cuore, con la totalità di noi stessi, con quell’urgenza che nasce quando si comprende che saremo noi a morire realmente fra non molto, un po' alla volta si emerge dal mondo della paura e si fanno i prima passi nel mondo della Vita libera e sempre aperta al nuovo.

La mente è sempre aggrappata al passato, per questo teme la fine e il cambiamento come la peste. Ma noi siamo il passato? Siamo i pensieri e le emozioni relati allo ieri o al domani?

Abituarsi a prendere distanza da ciò che non è “mio” e non sono “io” è l'inizio del vero equilibrio, della vera scoperta di ciò che è reale, della pace fra il dentro e il fuori.

Quel ragazzo è morto, ma noi sappiamo chi era veramente quel ragazzo? Se lo crediamo un corpo allora è morto totalmente, ed anche se fosse totalmente morto, la madre per chi soffre? Per lui? Per qualcosa che non esiste più e pertanto non può nemmeno più soffrire? Ovviamente no! Soffre per se stessa, per tutto ciò che aveva proiettato sul figlio come necessario al suo benessere identitario, per ciò che sente di non aver completato, detto o fatto. Ma tutto ciò ci riporta unicamente alla vita, e cioè alla pacificazione e alle scoperte che deve fare in sé la coscienza della madre.

Tornando al giovane, se non è solo un corpo, allora la questione cambia notevolmente.

Come fare per rispondere a questa domanda? Dobbiamo scoprire chi siamo noi, non abbiamo altre vie. Al giovane non si può più chiedere nulla, come a tutti coloro che hanno lasciato questo mondo. Ma noi tutti non siamo fatti della medesima sostanza? Non siamo diversi unicamente nelle frivolezze, ma non nella struttura essenziale? Senza troppi giri di parole possiamo dire di si e pertanto, per scoprire cosa significa morire, abbiamo solo una strada: conoscere la nostra realtà personale. Ma come fare? Prendendo le distanza da tutto ciò che non è "mio" e non sono "io", avvicinandomi così sempre più al cuore della vita che è in me. Unicamente quando si entra nel cuore della Vita si può dire cos’è la morte, se esiste qualcosa di incorruttibile o se tutto è destinato all’annientamento, non certo prima, attraverso i sentito dire o le fedi variegate e mutevoli della gente.

Ma cosa non siamo? Il corpo lo percepisci, la mente la percepisci, i pensieri vanno e vengono, in più di trenta anni ogni cellula del tuo corpo si è rinnovata, anche più volte, praticamente non hai mai avuto un corpo, ma un processo biologico in continuo cambiamento. Cosa non è mai cambiato? La tua possibilità di percepire, di sperimentare. Ciò che sperimenti cambia in continuazione, ma quell’essenza che permette ogni sperimentazione cos'è, chi è, è mia cambiata, ha sesso, ha età, e dipendente dalla mente, dai processi biologici e neuronali? Non possiamo dire si o no senza averla indagata, ricercata, incontrata, sentita e osservata. Ma per fare ciò dobbiamo avere la capacità di staccarci del flusso delle esperienze, dei pensieri e delle emozioni, per rimanere unicamente alla radice, alla presenza della nostra essenza. Per fare ciò è necessaria la voglia di scoprire e la costanza nell’indagare.

Bisogna volersi conoscere più del voler avere e godere le cose del “fuori”. Non dico che non si debba godere e volere, ma se tutto ciò è più potente del nostro voler scoprire, comprendere ed andare verso l’essenziale, sarà tutto vano. Non si possono fare due passi a nord e due a sud. Magari si possono fare tre passi a nord e due a sud, ma questo è un’altra faccenda.

Di norma non prestiamo mai attenzione alla nostra essenza, non stiamo mai in compagnia di noi stessi perché siamo troppo coinvolti dai mutamenti esterni, vi siamo troppo identificati, troppo interessati. Crediamo che la nostra vita sia in pericolo se non lottiamo, se non elaboriamo ed espandiamo la nostra immagine personale, la nostra posizione sociale. La cara amica morte è lì proprio per negare tutto ciò. Possiamo elaborare quanto vogliamo, espanderci più di Napoleone, ma alla fine tutto resta qui. Con noi cosa portiamo?

La nostra essenza, che nel fare e nel vivere quotidiano si manifesta come coscienza, è sempre presente, ma paradossalmente mai evidente. Non siamo consapevoli di chi o cos’è cosciente. In sostanza ci interessiamo di tutto tranne che di noi stessi intesi come realtà essenziale, e questo è il principio di ogni sofferenza, di ogni alienazione.

E' un po' come se ti chiedessi che sapore ha la tua lingua. Nessuno, mi diresti, eppure quel “nessuno” è ciò che ti permette di percepire ogni cosa: senza quel “nulla”, nulla sarebbe percepibile. Sapere che la tua lingua può tutto proprio perché è libera da ogni contenuto ti rende estremamente felice e serena, mai dipendete da alcun gusto, poiché sai che sempre potrai sentire, gustare ed essere il potenziale di ogni nuovo sapore.

Ma se tu dimenticassi che la tua lingua ha il sapore della "libertà" ecco che forse potresti iniziare a pensare che con il finire dell'assaporare un dolce la tua possibilità di percepire i cibi morirebbe.

Allo stesso modo, interiormente, non essendo presenti alla natura libera e profonda della nostra essenza, ogni volta che finisce una relazione, qualcuno muore o noi stessi siamo prossimi al trapasso, iniziamo a ritenere che tutto sia destinato a finire fra le fauci dell'annientamento. Iniziamo a credere l'esistenza un vano spettacolo o un atroce luogo di strazianti addii e sofferenze.

E' l'inconsapevolezza dell'essenza che deforma ogni percezione.

Dovremmo divenire tanto consapevoli dei sapori quanto del "dolce" vuoto di sapori che è l'essenza del potere racchiuso nella nostra lingua.

Dovremmo divenire tanto consapevoli delle relazioni e delle cose del mondo quanto dell'infinito Essere che sta alla base di ogni esperienza, che è il fondamento di ogni vera felicità e nuova possibilità.

Ma per attingere a questa consapevolezza non si può avere sempre qualcosa in bocca, non si può temere di deglutire e così digerire le cose del mondo, morte compresa!

Completa la tua digestione, non tenerti tutto sullo stomaco, poi ti viene mal di pancia!

Un caro abbraccio
Pier

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