Qualcuno ha chiesto: Mi sento confuso, non so più in cosa credere o in cosa dubitare. I miei occhi sono stanchi di guardare questo mondo e la mia mente non riconosce più la giusta via. Tu credi in Dio? E pensi che dopo la morte continueremo a vivere in qualche modo?
Dadrim ha risposto: I bambini sono una pura espressione di fiducia e amore, ma i loro occhi sono ancora immersi nel sonno dell'innocenza e dell'inesperienza.
Le mie prime memorie di vita si sono dissolte. Uno spazio vuoto è il tempo della nascita e del primo bisogno, quando chiedevo ogni cosa, nel suono del vagito, a quelle persone che mi circondavano stupite e impaurite per la mia venuta.
Ma si sa, l'infante è un mistero allo sguardo dell'uomo invecchiato e curvato dal peso del tempo.
L'uomo invecchiato procrea chiamando amore il suo desiderio d'immortalità.
Il piccolo guarda il mondo con occhi stupefatti e meravigliati. Tocca e sperimenta ogni cosa con il sapore del miracoloso. L'adulto non sente e non vede più nulla, ucciso dal fardello dell'esperienza incompleta e del dolore che sorge dall'incomprensione.
Osserva, penetra nel mistero del tempo, trova la chiave che apre la porta della visione. Tutto è qui di fronte a noi fra l'intervallo che unisce la nascita e la morte. (...)
Frammento di articolo tratto da "Il libro di Dadrim".
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