• Leggi il mio nuovo libro
    LEGGI IL MIO NUOVO LIBRO: Il Virus benefico. Aprirsi la strada per la libertà e la verità in un mondo di sopraffazioni e menzogne

    Acquista ora

  • Dadrim Copertina Originale
    LEGGI IL MIO NUOVO LIBRO: Il Virus benefico. Aprirsi la strada per la libertà e la verità in un mondo di sopraffazioni e menzogne

    Acquista ora

Il sesso come ossessione

Image Qualcuno ha scritto: Sono ossessionato dal sesso, non penso ad altro tutto il giorno. Non ne posso più, ma allo stesso tempo non riesco a farne a meno. Cosa posso fare?

Pier ha risposto: L’impulso sessuale è un bisogno naturale del nostro organismo. Solitamente affiora, ben definito, nell’età adolescenziale, e tende ad affievolirsi con il passare degli anni, sino a svanire definitivamente al sopraggiungere della senilità. Questo accadrebbe se la nostra vita seguisse un naturale corso, ma pare proprio che le cose non vadano più in questa direzione per nessuno ormai. La nostra società è drogata di sesso, per cui non sentirti un caso speciale. Con questo non voglio certo dire che le cose vadano bene così. Quando la nostra mente si attacca a qualcosa è inevitabile che la sofferenza inizi ad apparire, per il semplice motivo che la nostra libertà interiore diminuisce con l’aumentare della forza con cui un pensiero ci possiede.

Quando i nostri pensieri e le nostre emozioni scorrono sulla superficie della nostra coscienza come nuvole che attraversano il cielo, cioè senza lasciare traccia del loro passaggio, lasciando lo sfondo immacolato e indisturbato, la nostra capacità di rispondere alle sfide della vita si esprime al massimo del suo potenziale, facendoci percepire un senso di pienezza e di vitalità interiori. Quando, invece, la nostra mente e il nostro cuore vengono manipolati e costretti, la loro pace naturale è perduta.

Il nascere di un pensiero ossessionante è il prodotto di una mente e di un cuore che hanno perso il contatto con la loro dimensione più profonda, con la dimensione dell’Essere. Il paradosso della nostra società è questo: più l’angoscia e l’incapacità di rispondere intelligentemente alle sfide della vita aumentano, più ci vengono offerte, e noi di buon grado le accettiamo, risposte malate. È come se stessimo tentando di curare un malato di cancro ai polmoni, provocato dal fumo, facendogli fumare quaranta spinelli al giorno. Questa non è una vera risposta alla sua malattia, è qualcosa che nell’immediato può anche fargli sentire meno dolore, ma che in breve lo porterà a morte certa. L’angoscia, la confusione, la paura e la violenza aumentano, e le uniche cose in cui cerchiamo risposte sono i piaceri del corpo, il denaro, il potere e il successo. Considerando che il denaro, il potere e il successo sono cose non molto semplici da ottenere, la maggior parte della gente si tuffa nei piaceri del corpo: cibo, alcool, droghe e sesso. Queste sono tutte vie di fuga. Non sono vere risposte alla malattia che affigge la maggior parte di noi.

Personalmente non ho nulla contro i piaceri del corpo, il successo, il potere e il denaro. Dico solo che se cerchiamo queste cose per rispondere ai bisogni più profondi della nostra coscienza, siamo in guai seri. Cercare queste cose per rispondere alla nostra sete di pace, amore e significato, equivale a curare il cancro con la morfina. Ai bisogni della coscienza si risponde con la ricerca interiore, per il semplice motivo che l’unica cosa che ci può realmente dare pace e armonia è la scoperta della nostra vera identità, della nostra vera essenza.

Quando diveniamo consapevoli di chi realmente siamo, di quale sia la reale natura della Coscienza che ci abita, possiamo anche ottenere tutto il potere e il denaro del mondo, giacché non li useremo mai per appagare nostri brucianti desideri egoici, brame di dominio e prevaricazione, ma unicamente per espandere e realizzare quell’armonia che sentiamo in noi.

Se in noi v’è amore, il sesso e i piaceri del corpo non possono mai divenire problemi e ossessioni, ma vengono vissuti come ulteriori doni che l’esistenza ci offre. È come se un uomo si fosse perso nel deserto e con sé avesse solo delle damigiane di vino: molto probabilmente, dopo poco tempo, inizierebbe ad avere problemi di alcolismo. Ma se con sé porta una riserva enorme d’acque e qualche damigiana di vino, non vi sarà problema alcuno, anzi, “qualche sera potrà invitare i nomadi del deserto a bere un buon bicchiere di vino, perché si sa che le notti in quei luoghi sono gelide, e non v’è alcun motivo per non bere qualche bicchiere in compagnia”. Tutti noi siamo uomini smarriti nel deserto, che vagano con svariate damigiane di vino, completamente immemori di portare, nascosta nel profondo del nostro cuore, un’inesauribile sorgente d’acqua.

Hai bevuto troppe sostanze inebrianti, hai vagato alla ricerca della vera sorgente senza trovarla per troppo tempo, per questo ora ti ritrovi ossessionato dal sesso. Dai uno sguardo dentro di te e scopri finalmente che la vera pace te la sei sempre portata appresso: hai solo sognato di non averla mai avuta.

Osserva i tuoi pensieri ossessionanti e le tue pulsioni brucianti distaccato, come un bambino seduto sulla riva di un fiume in piena osserva i giochi dell’acqua. Vedrai che lentamente le acque si placheranno e finalmente la luce del sole tornerà a riflettersi sulla superficie del tuo fiume interiore.  

Pier

 

Scelte d'amore: lui o i figli

Angelo sui BinariLuisa ha scritto: Caro Pier, mio marito non vuole figli, nonostante la mia età non mi permetta di rimandare ancora per molto. Ho provato a fargli cambiare idea, ma non c’è stato verso. Sono disperata, mi sento fra l’incudine e il martello: lo lascio, o, se rimango con lui, non avrò mai un figlio mio. Cosa devo fare? Ti prego, dammi un consiglio.
Pier ha risposto: Mi dispiace ma non vedo molte soluzioni. Da come parli mi sembra di sentire un desiderio di maternità molto forte in te. Allo stesso tempo, se tuo marito, di fronte a questo tuo intenso desiderio, non si è mosso di un millimetro, questo può significare solo che anche in lui c’è un forte desiderio di non diventare padre. Ora, se così è la situazione, prova a immaginare una tua ipotetica rinuncia a questo desiderio di diventare mamma. Lo faresti solo per rimanere con lui? E se così fosse, non credi che da quel giorno in poi lui potrebbe iniziare ad apparirti sempre più come quell’uomo che ti ha fatto rinunciare alla tua potenzialità di diventare madre? Non credi che lui, da quel giorno in poi diverrebbe ciò per cui hai dovuto rinunciare a qualcosa di grande. E tu lo sai che quando rinunciamo a qualcosa di grande per qualcuno, se la nostra scelta e il nostro amore per quel qualcuno non sono immensamente forti e consapevoli, da quel momento in poi la nostra relazione non sarà mai più quel che era prima perché fra noi si è insinuato il puzzo del compromesso.

Tutto ciò che ti ho appena detto, probabilmente, vale anche per tuo marito. Se dovesse scendere a compromessi per te, decidendo così di diventare padre, come crescerebbe questo figlio? Forse bene, forse male. Ma se dovesse andare male, di chi credi che sarebbe la responsabilità di una scelta che non voleva fare. Come credi che inizierebbe a vederti? Forse come quella persona che l'ha cacciato in una situazione più grande di lui? Come quella donna che per il suo personale egoismo l’ha voluto legare e caricare di pesi a cui lui pensava "giustamente" di non poter reggere?

Luisa, ciò che ti vorrei dire attraverso queste poche parole è che se uno di voi due dovesse scendere a compromessi, sono certo che vi rovinereste la vita. Fare un compromesso significa scegliere mossi dalla paura. Cerca di capirmi: tu rimani con lui perché hai paura di perderlo, per questo rinunci a un tuo grande desiderio. In questo caso hai rinunciato per paura di perdere qualcosa e non per amore di qualcuno, e quando in una scelta si agisce mossi dalla paura , quel che ne deriva non è mai una decisione consapevole, libera e fruttuosa, ma è sempre un compromesso, un qualcosa dettato dall’impotenza, dall’egoismo, dall’incertezza e dall’opportunismo. Quando, in una scelta (soprattutto d’amore), si è mossi dalla paura, tutto lentamente si trasforma in un peso, in un rimpianto, in una recriminazione, in una ripicca o, peggio ancora, in una lenta vendetta.

Luisa, non scendere mai a compromessi. Se il tuo amore per questo uomo è vero e forte, qualunque cosa tu scelga sarà benedetta, perché il vero amore è veggente, e non ceco come dicono gli stolti. Gli stupidi chiamano amore le loro passioni egoistiche, cose intrinsecamente destinate a morire e a deludere, e quando queste si rivelano per la loro inconsistenza, nessuno vuole ammettere la realtà riconoscendo di aver scambiato un capriccio per l'amore. Tutti preferiscono dire che l’amore è cieco. Ma lo voglio ripetere ancora una volta, dal mio punto di vista, il vero amore è veggente, è saggio, coraggioso, forte, e lentamente si rivela sempre come il nostro unico vero maestro.

Se ami quest’uomo veramente, non farai la scelta sbagliata. Questo non vuol dire che rimarrai con lui a discapito dei tuoi desideri. Questo vuol solo dire che se deciderai di rimanere con lui, non lo farai per paura di perderlo, ma per l’immensa gioia che senti nascere dal vostro crescere assieme. E se così sarà, non accadrà mai un solo giorno in cui tu gli rinfaccerai d’aver dovuto mettere da parte i tuoi sogni per lui. Amare veramente qualcuno, però, può voler dire anche dover scegliere di terminare il rapporto e vivere il dolore che comporta la generazione di una nuova forma di relazione. Se vi amate veramente, nessuno di voi due imporrà la propria volontà all’altro, ma accetterete entrambi la modificazione che inevitabilmente viene in essere quando due vite non corrono più sugli stessi binari.

Amare veramente, a volte, significa anche prendere la strada più dolorosa per evitare che un domani il nostro amore viva recluso in una cella del nostro egoismo, poiché ciò che alimenta senza tempo la fiamma dell’amore è la libertà, e ciò che più d’ogni altra cosa uccide la nostra libertà è l’egoismo. Amare non significa rimanere tutta una vita l'uno attaccato all'altra, ma prendersi cura l'uno dell'altra, anche a costo di doversi dividere. Pertanto, Luisa, sii certa di scegliere in libertà e amore. Se così farai, qualunque sarà la tua decisione, sono certo che non te ne pentirai. Prova a calarti con tutto il tuo cuore in un futuro dove sei sola con il tuo uomo, senza figli, e cerca di sentire cosa provi. Prova, poi, ad immaginarti in un futuro dove sei con i tuoi bambini. E' dove il nostro cuore sorride e danza, che fioriscono i giorni del nostro futuro.

Con affetto,
Pier

 

Per cosa vale la pena combattere?

Bandiera bianca Qualcuno ha scritto: Per cosa vale la pena di vivere sempre e comunque?
 

Pier ha risposto: Per comprendere il valore di ciò che è essenziale bisogna patirne la perdita, perché ciò che si possiede da sempre facilmente diviene lo sfondo invisibile su cui si muovono gli oggetti cangianti del nostro perpetuo bramare. Così diveniamo come quel pesce che non conosceva l’esistenza dell’acqua siano al giorno in cui non cadde in una rete da pesca e venne gettato sulla banchina rovente di un porto. Ma fortunatamente ciò che in noi “è” veramente non può mai esser perso realmente, infatti, è solo grazie ai sogni generati dei desideri che possiamo vivere la meravigliosa quanto tremenda illusione d’esser un “Io” solitario, impaurito e arrogante, svincolato dall’indiviso corpo dell’esistenza, come quando nel sonno possiamo credere d’esser Re in un castello o schiavi rinchiusi in un’orrenda prigione nonostante si sia sempre e solo comodamente sdraiati sul nostro letto.

Tutto ciò accade perché, sin dal nostro primo istante di vita, il gioco mutevole delle forme e dei colori del mondo diviene per noi così importante e attraente da farci smarrire la consapevolezza della nostra stessa presenza, che altro non è che la stessa essenza che vive in ogni forma e colore mutevole che sperimentiamo attraverso i sensi. Tutto ciò alla mente appare assurdo, folle, contraddittorio, ma è la natura stessa della coscienza, il modo attraverso cui si manifesta, e prima lo comprenderemo e accetteremo, prima troveremo pace.

Pochi di noi sono felici e riconoscenti alla vita per il continuo dono della pioggia, del sole o dell’aria. Ma se un giorno, per un qualche scherno del destino, tutte queste cose ci dovessero esser sottratte per un solo istante, non credete che da quel momento in poi, ogni qualvolta un raggio di sole ci dovesse accarezzare la pelle o una leggera brezza muovere i capelli, proveremmo un’immensa gratitudine e gioia?

Pochi sono gli uomini che vivono la propria vita sentendo d’esser benedetti per il semplice fatto d’esistere e d’assistere alla manifestazione di un miracolo, di un mistero in cui non v’è nulla di scontato e dovuto! E sfortunatamente tanti sono gli uomini che vivono le proprie esistenze sentendo di non aver avuto mai abbastanza o di esser stati gettati in un mondo dove lottare e competere per avere sempre di più perché tutto gli è dovuto ed è scontato! Chi pensa in questo modo dimostra un’unica cosa: che la vita non l’ha ancora gettato sulla banchina rovente del porto, dove gli verrà sottratta ogni cosa, dove sognerà di aver perso persino la sua stessa vita. E quel giorno verrà, come viene per tutti, e lì capirà che c’è una cosa sola per cui valga la pena di vivere sempre e comunque: la vita.

Pier

 

Il Cantico dei Cantici

Re SalomoneIl nome del libro, con la ripetizione della parola cantico, secondo il modo di costruire le frasi degli antichi ebrei, è da considerarsi come un superlativo e andrebbe reso come Il più sublime tra i cantici. Viene conosciuto anche come Cantico di Salomone, poiché se ne attribuisce la paternità all'antico re di Israele del X secolo a.C.: la tradizione ebraica vuole sia stato scritto con la costruzione del Tempio di Gerusalemme. In realtà si ritiene sia opera di uno scrittore anonimo del IV secolo a.C. che ha fatto confluire nel testo diversi poemi antecedenti originari dell'area mesopotamica...
 
Cantico 1,1-4
 
La sposa desidera ardentemente e ricerca lo sposo

Il Cantico dei Cantici che è di Salomone. Mi baci con i baci della sua bocca! Poiché il tuo amore è migliore del vino. Per la fragranza dei tuoi gradevoli olii profumati il tuo nome è un olio profumato versato; per questo ti amano le fanciulle. Attirami a te! Noi ti correremo dietro. Il re mi ha portato nelle sue camere. Noi gioiremo e ci rallegreremo in te; noi ricorderemo il tuo amore più del vino. A ragione ti amano.
 
Cantico 1,5-2,7
 
Io sono nera ma bella, o figlie di Gerusalemme, come le tende di Kedar, come le cortine di Salomone. Non guardate se son nera, perché il sole mi ha abbronzata. I figli di mia madre si sono adirati con me; mi hanno posto a guardia delle vigne, ma la mia propria vigna non l'ho custodita. Dimmi, o tu che il mio cuore ama, dove pascoli il gregge e dove lo fai riposare a mezzogiorno. Perché mai dovrei io essere come una donna velata presso le greggi dei tuoi compagni? Se non lo sai, o la più bella delle donne, segui le tracce del gregge e fa' pascolare le tue caprette presso le tende dei pastori.
 
 
Espressioni del reciproco amore tra sposo e sposa

Amica mia, io ti assomiglio alla mia cavalla tra i carri del Faraone. Le tue guance sono belle con ornamenti, e il tuo collo con collane di perle. Noi faremo per te collane d'oro con borchie d'argento. Mentre il re siede a mensa, il mio nardo effonde la sua fragranza. Il mio diletto è per me un sacchetto di mirra; egli riposerà tutta la notte fra le mie mammelle. Il mio diletto è per me un mazzo di fiori di alcanna nelle vigne di En-ghedi. Ecco sei bella, amica mia, ecco sei bella! I tuoi occhi sono come quelli delle colombe. Come sei bello, mio diletto, e anche amabile! Per di più il nostro letto è verdeggiante. Le travi delle nostre case sono cedri e i nostri soffitti di cipresso.
 
Io sono la rosa di Sharon, il giglio, delle valli. Come un giglio tra le spine, così è l'amica mia tra le fanciulle. Come un melo fra gli alberi del bosco, così è il mio diletto fra i giovani. Ho grandemente desiderato di stare alla sua ombra e là mi sono seduta, e il suo frutto era dolce al mio palato. Mi ha condotto nella casa del banchetto, e il suo vessillo su di me è amore. Sostenetemi con focacce d'uva, ristoratemi con pomi, perché io sono malata d'amore. La sua sinistra è sotto il mio capo e la sua destra mi abbraccia. Io vi scongiuro, o figlie di Gerusalemme, per le gazzelle e per le cerve dei campi, non destate e non svegliate l'amore mio, finché così le piace.
 
Cantico 2,8-3,5
 
Il re fa visita alla casa della sposa

Ecco la voce del mio diletto! Ecco, egli viene saltando sui monti, balzando sui colli. Il mio diletto è simile a una gazzella o ad un cerbiatto. Eccolo, egli sta dietro al nostro muro, guarda dalle finestre, lancia occhiate attraverso l'inferriata Il mio diletto mi ha parlato e mi ha detto: «Alzati, amica mia, mia bella, e vieni! Poiché, ecco, l'inverno è passato, la pioggia è cessata, se n'è andata. I fiori appaiono sulla terra, il tempo del cantare è giunto, e nel nostro paese si ode la voce della tortora. Il fico mette fuori i suoi fichi acerbi, e le viti in fiore diffondono una soave fragranza. Alzati, amica mia, mia bella, e vieni. O mia colomba, che stai nelle fenditure delle rocce, nei nascondigli dei dirupi, fammi vedere il tuo viso, fammi udire la tua voce, perché la tua voce è piacevole, e il tuo viso è leggiadro». Prendete le volpi, le piccole volpi che danneggiano le vigne, perché le nostre vigne sono in fiore. Il mio diletto è mio, e io sono sua; egli pascola il gregge fra i gigli. Prima che spiri la brezza del giorno e le ombre fuggano, ritorna, o mio diletto, e sii come una gazzella o un cerbiatto sui monti che ci separano.
 
La separazione dallo sposo

Sul mio letto durante la notte, ho cercato colui che il mio cuore ama; ho cercato, ma non l'ho trovato. Ora mi alzerò e andrò attorno per la città; per le strade e per le piazze cercherò colui che il mio cuore ama. L'ho cercato, ma non l'ho trovato. Le guardie che vanno attorno per la città mi hanno incontrata. Ho chiesto loro: «Avete visto colui che il mio cuore ama?». Le avevo appena oltrepassate, quando trovai colui che il mio cuore ama. L'ho stretto saldamente e non intendo lasciarlo finché non l'avrò condotto in casa di mia madre e nella camera di colei che mi ha concepito. Vi scongiuro, o figlie di Gerusalemme, per le gazzelle e per le cerve dei campi, non destate e non svegliate l'amore mio finché così le piace.
 
Cantico 3,6-5,1
 
Il corteo nuziale

Chi è costei che sale dal deserto, come colonne di fumo, profumata di mirra e d'incenso, e d'ogni polvere aromatica dei mercanti? 7 Ecco il letto di Salomone, intorno al quale stanno sessanta uomini valorosi, dei prodi d'Israele. Tutti maneggiano la spada, sono esperti nella guerra; ognuno porta la sua spada al fianco per gli spaventi notturni. Il re Salomone si è fatto una lettiga con legno del Libano. Ha fatto le sue colonne d'argento, la sua spalliera d'oro, il suo seggio di porpora; il suo interno è ricamato con amore dalle figlie di Gerusalemme. Uscite, figlie di Sion, mirate il re Salomone con la corona di cui l'ha incoronato sua madre, nel giorno delle sue nozze, nel giorno dell'allegrezza del suo cuore.
 
Lo sposo esprime il suo amore per la sposa decantando la sua bellezza

Come sei bella, amica mia, come sei bella! I tuoi occhi dietro al tuo velo sono come quelli delle colombe; i tuoi capelli sono come un gregge di capre, che pascolano sul monte Galaad. I tuoi denti sono come un gregge di pecore tosate, che tornano dal lavatoio; tutte hanno gemelli, e nessuna di esse è sterile. Le tue labbra sono come un filo di scarlatto, e la tua bocca è graziosa; le tue tempie dietro al tuo velo sono come uno spicchio di melagrana. Il tuo collo è come la torre di Davide, costruita per un'armeria, su cui sono appesi mille scudi, tutti scudi di uomini valorosi. Le tue due mammelle sono come due cerbiatti, gemelli di gazzella, che pascolano fra i gigli. Prima che spiri la brezza del giorno e le ombre fuggano, me ne andrò al monte della mirra e al colle dell'incenso.Tu sei tutta bella, amica mia, e non c'è in te alcun difetto. Vieni con me dal Libano, o mia sposa, vieni con me dal Libano! Guarda dalla sommità dell'Amana, dalla sommità del Senir e dell'Hermon, dalle tane dei leoni, dai monti dei leopardi. Tu mi hai rapito il cuore, o mia sorella, sposa mia; tu mi hai rapito il cuore con un solo sguardo dei tuoi occhi, con uno solo dei monili del tuo collo. Quanto è piacevole il tuo amore, o mia sorella, sposa mia! Quanto migliore del vino è il tuo amore e la fragranza dei tuoi olii profumati è più soave di tutti gli aromi! O sposa mia, le tue labbra stillano come un favo di miele, miele e latte sono sotto la tua lingua, e la fragranza delle tue vesti è come la fragranza del Libano. La mia sorella, la mia sposa è un giardino chiuso, una sorgente chiusa, una fonte sigillata. I tuoi germogli sono un giardino di melograni con frutti squisiti, piante di alcanna con nardo, nardo e croco, cannella e cinnamomo, con ogni specie di alberi d'incenso, mirra ed aloe, con tutti i migliori aromi. Tu sei una fonte di giardini, un pozzo di acque vive, ruscelli che scaturiscono dal Libano. Lèvati, aquilone, e vieni, austro, soffia sul mio giardino, e i suoi aromi si effondano! Entri il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti!
 
Sono entrato nel mio giardino, o mia sorella, sposa mia, ho colto la mia mirra col mio balsamo; ho mangiato il mio favo col mio miele, ho bevuto il mio vino col mio latte. Amici, mangiate, bevete; sì inebriatevi, o diletti!
 
Cantico 5,2-6,3
 
Lo strazio della seconda separazione dallo sposo

Io dormivo, ma il mio cuore vegliava. Sento la voce del mio diletto, che picchia e dice: «Aprimi, sorella mia, amica mia, colomba mia, mia perfetta, perché il mio capo è pieno di rugiada, e i miei riccioli di gocce della notte». Mi sono tolta la veste, come me la rimetterei? Mi sono lavata i piedi, come li sporcherei di nuovo? Il mio diletto ha messo la mano nel buco della porta, e le mie viscere si sono commosse per lui. Mi sono alzata per aprire al mio diletto, e le mie mani hanno stillato mirra, le mie dita mirra liquida, che scorreva sulla maniglia della serratura. Ho aperto al mio diletto, ma il mio diletto si era ritirato e se n'era andato. Il mio cuore veniva meno mentr'egli parlava. L'ho cercato, ma non l'ho trovato; ho chiamato, ma non mi ha risposto. Le guardie che vanno attorno per la città mi hanno trovata, mi hanno percossa, mi hanno ferita; le guardie delle mura mi hanno strappato il velo. Io vi scongiuro, o figlie di Gerusalemme, se trovate il mio diletto, che gli direte? Ditegli che sono malata d'amore. Che cos'è il tuo diletto più di un altro diletto, o la più bella fra le donne? Che cos'è il tuo diletto più di un altro diletto perché ci scongiuri così?
 
La sposa decanta la bellezza dello sposo

Il mio diletto è bianco e vermiglio, e si distingue fra diecimila. Il suo capo è oro finissimo, i suoi riccioli sono crespi, neri come il corvo. I suoi occhi sono come colombe presso ruscelli d'acqua, lavati nel latte, propriamente incastonati come una pietra preziosa in un anello. Le sue guance sono come un'aiuola di balsamo, come aiuole di erbe aromatiche; le sue labbra sono gigli, che stillano mirra liquida. Le sue mani sono anelli d'oro, tempestate di pietre preziose, il suo ventre è avorio lucente, ricoperto di zaffiri. Le sue gambe sono colonne di marmo, fondate su basi d'oro puro. Il suo aspetto è come il Libano, maestoso come i cedri. La sua bocca è la dolcezza stessa; sì, egli è attraente in tutto. Questo è il mio diletto, questo è il mio amico, o figlie di Gerusalemme.
 
Reciproco elogio d'amore

Dov'è andato il tuo diletto, o la più bella fra le donne? Dove si è recato il tuo diletto, perché lo possiamo cercare con te? Il mio diletto è sceso nel suo giardino, nelle aiuole di balsamo a pascolare il gregge nei giardini e a cogliere gigli. Io sono del mio diletto, e il mio diletto è mio; egli pascola il gregge fra i gigli.
 
Cantico 6,4-8,4
 
Amica mia, tu sei bella come Tirtsah, leggiadra come Gerusalemme, tremenda come un esercito a bandiere spiegate. Distogli da me i tuoi occhi, perché mi turbano. I tuoi capelli sono come un gregge di capre, che pascolano sul monte Galaad. I tuoi denti sono come un gregge di pecore, che tornano dal lavatoio, tutte hanno gemelli e nessuna di esse è sterile. Le tue tempie dietro al tuo velo sono come uno spicchio di melagrana. Ci sono sessanta regine e ottanta concubine, e fanciulle senza numero. Ma la mia colomba, la mia perfetta, è unica; è l'unica di sua madre, la prescelta di colei che l'ha partorita. Le fanciulle l'hanno vista e l'hanno proclamata beata, sì, anche le regine e le concubine, e l'hanno lodata. Chi è costei che appare come l'alba, bella come la luna, pura come il sole, tremenda come un esercito a bandiere spiegate? Io sono discesa nel giardino dei noci per vedere le piante verdeggianti della valle, per vedere se le viti erano in fiore, e i melograni mettevano le gemme. Non so come, ma il mio desiderio mi ha posta sui carri del mio nobile popolo. Ritorna, ritorna, o Shulammita, ritorna, ritorna, perché possiamo ammirarti. Che cosa vedete nella Shulammita? Come una danza a due schiere?
 
Espressioni di ammirazione dello sposo nei confronti della sposa

Come sono belli i tuoi piedi nei calzari, o figlia di principe! Le curve dei tuoi fianchi sono come gioielli, opera di mano d'artista. Il tuo ombelico è una coppa rotonda, ove non manca mai vino aromatico. Il tuo ventre è un mucchio di grano, circondato di gigli. Le tue due mammelle sono come due cerbiatti, gemelli di gazzella. Il tuo collo è come una torre d'avorio; i tuoi occhi sono come le piscine di Heshbon presso la porta di Bath-Rabbim. Il tuo naso è come la torre del Libano, che guarda verso Damasco. Il tuo capo si eleva su di te come il Karmel e i capelli del tuo capo sono porpora; un re è fatto prigioniero dalle tue trecce. Come sei bella e come sei leggiadra, o amore mio, con tutte le tue delizie! La tua statura è simile alla palma, e le tue mammelle a grappoli. Ho detto: «Salirò sulla palma e afferrerò i suoi rami». Siano le tue mammelle come i grappoli della vite, la fragranza del tuo alito come quello dei pomi, e i baci della tua bocca come un vino squisito, che scende dolcemente per il mio diletto, sfiorando delicatamente le labbra di chi dorme.
 
Unione d'amore

Io sono del mio diletto, e il suo desiderio è verso di me. Vieni, mio diletto, usciamo nei campi, passiamo la notte nei villaggi! Alziamoci presto al mattino per andare nelle vigne e per vedere se la vite ha messo i germogli e i suoi fiori sono sbocciati, e se i melograni sono in fiore. Là ti darò il mio amore. Le mandragole, effondono la loro fragranza, e sulle nostre porte ci sono frutti squisiti di ogni genere, freschi e appassiti, che ho conservato per te, mio diletto.
 
Oh, fossi tu come un mio fratello, allattato alle mammelle di mia madre! Trovandoti fuori ti bacerei, e nessuno mi disprezzerebbe. Ti condurrei e ti introdurrei in casa di mia madre; tu mi ammaestreresti e io ti darei da bere vino aromatico, del succo del mio melograno. La sua sinistra sia sotto il mio capo e la sua destra mi abbracci! O figlie di Gerusalemme, vi scongiuro non destate e non svegliate l'amore mio, finché così le piace.
 
Cantico 8,5-7
 
L'amore inalterabile tra sposo e sposa

Chi è costei che sale dal deserto appoggiata al suo diletto? Ti ho svegliata sotto il melo, dove tua madre ti ha partorito, dove quella che ti ha partorito ti ha dato alla luce. Mettimi come un sigillo sul tuo cuore, come un sigillo sul tuo braccio; poiché l'amore è forte come la morte, la gelosia è dura come lo Sceol. Le sue fiamme sono fiamme di fuoco, una fiamma ardente. 7 Le grandi acque non potrebbero spegnere l'amore, né i fiumi sommergerlo. Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell'amore, sarebbe certamente disprezzato.
 
Cantico 8,8-14
 
Noi abbiamo una piccola sorella, che non ha ancora mammelle; che cosa faremo per la nostra sorella, nel giorno in cui si parlerà di lei? Se è un muro, costruiremo su di lei un palazzo d'argento; se è una porta, la rafforzeremo con tavole di cedro. Io sono un muro, e le mie mammelle sono come torri; perciò ai suoi occhi sono divenuta come colei che ha trovato pace. Salomone aveva una vigna a Baal-Hamon; egli affidò la vigna a dei guardiani, ognuno dei quali doveva portare come suo frutto mille sicli d'argento. La mia vigna, che è mia, sta davanti a me. Tu, Salomone, tieni pure i mille sicli, e i guardiani del suo frutto ne abbiano duecento. O tu che dimori nei giardini, i compagni stanno ascoltando la tua voce; fammela sentire. Fa' presto, mio diletto e sii simile a una gazzella o a un cerbiatto, sui monti degli aromi!
 

Il Sermone della Montagna

Gesù(Vangelo di Mateo 5 - 7)

Gesù, vedendo le folle, salì sul monte e si mise a sedere. I suoi discepoli si accostarono a lui, ed egli, aperta la bocca, insegnava loro dicendo:

Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono afflitti, perché saranno consolati.

Beati i mansueti, perché erediteranno la terra.

Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi, perché a loro misericordia sarà fatta.

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per motivo di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli.
 
Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia.
 
Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli, poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi.
 

L'Inno all'Amore

L'inno dell'amoreL'inno all'amore (S. Paolo, prima lettera ai Corinzi - Vangelo Corinzi 13) 

Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi amore, sarei un rame risonante o uno squillante cembalo.

Se avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare i monti, ma non avessi amore, non sarei nulla.

Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi amore, non mi gioverebbe a niente.

L'amore è paziente, è benevolo; l'amore non invidia; l'amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s'inasprisce, non addebita il male, non gode dell'ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa.

 

L'amore non verrà mai meno. Le profezie verranno abolite; le lingue cesseranno e la conoscenza verrà abolita poiché noi conosciamo in parte e in parte profetizziamo, ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte sarà abolito.

Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino, ma quando sono diventato uomo ho smesso le cose da bambino.

Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in parte, ma allora conoscerò pienamente, come anche sono stato perfettamente conosciuto.

Ora dunque queste tre cose durano: fede, speranza, amore, ma la più grande di esse è l'amore.

 

Il Cantico delle Creature

S. FrancescoIl Cantico delle Creature (Canticus o Laudes Creaturarum), anche noto come Cantico di Frate Sole, è fra i testi più antichi della letteratura italiana.

Ne è autore Francesco d'Assisi: secondo la leggenda, la sua stesura risalirebbe a due anni prima della morte del Santo 1226. È peraltro più probabile ciò che riportano le biografie di Francesco, secondo le quali sarebbe stato scritto in tre momenti diversi.

 Il Cantico è una lode a Dio che si snoda con intensità e vigore attraverso le sue opere, divenendo così anche un inno alla vita; è una preghiera permeata da una visione positiva della natura, poiché nel creato è riflessa l'immagine del Creatore: da ciò deriva il senso di fratellanza fra l'uomo e tutto il creato, che molto si distanzia dal contemptus mundi, dal distacco e disprezzo per il mondo terreno, segnato dal peccato e dalla sofferenza, tipico di altre tendenze religiose medioevali. La creazione diventa così un grandioso mezzo di lode al Creatore.

Il Cantico delle Creature

Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.

Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumeni noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si', mi Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si', mi' Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.

Laudato si', mi' Signore, per sor Aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si', mi Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore
et sostengono infirmitate et tribulatione.

Beati quelli ke 'l sosterranno in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si' mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po' skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no 'l farrà male.

Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate
 

Parole di Michael Adam

Image"Forse il tentare porta persino all’infelicità. Forse tutto il rumore del mio desiderare ha tenuto lontano lo strano uccello dalle mie spalle.
Ho inseguito la felicità così a lungo e così fortemente. Ho cercato nei luoghi più remoti, in lungo e in largo. Ho sempre immaginato che la felicità fosse un’isola nel fiume. Forse essa è il fiume. Pensavo che la felicità fosse il nome di una taverna in fondo alla strada. Forse essa è la strada. Credevo che la felicità fosse sempre domani, e poi domani, domani ancora. Forse essa è qui. Forse essa è ora. E io ho guardato in qualsiasi altro luogo.
Ma qui e ora, chiaramente, c’è infelicità. Forse, allora, non esiste una cosa come la felicità, forse la felicità non esiste. È solo un sogno creato da una mente infelice. Certamente, non può essere come io infelicemente la immagino. Qui e ora non c’è felicità. Quindi la felicità non esiste. Dunque non ho bisogno di sprecare ulteriormente me stesso in qualcosa che non esiste. Posso dimenticarmi della felicità; posso smetterla di preoccuparmi e interessarmi invece a qualcosa che conosco, che sono in grado di sentire e sperimentare pienamente. La felicità è un sogno vano: e adesso è mattina. Mi posso svegliare in compagnia dell’infelicità, di ciò che è realmente sotto il sole in questo momento.
Ma ora vedo quanto della mia infelicità viene dal cercare di essere felice; sono in grado persino di vedere che il cercare è infelicità. La felicità non cerca…
Finalmente sono qui e ora. Finalmente dono quello che sono. Non pretendo nulla, sono a mio agio. Sono infelice – e allora?... Ma è questo ciò da cui scappo? È davvero infelicità?... e quando smetto di provare ad essere felice, o qualunque altra cosa, quando non cerco più, quando non mi preoccupo di andare da qualche parte, di ottenere qualcosa, allora si direbbe che sono già arrivato in uno strano luogo: sono qui e ora. Quando mi rendo conto che non c’è niente che io possa fare, che tutto il mio fare è lo stesso sogno, nel momento in cui mi accorgo di ciò, la mia mente vecchia sognatrice e girovaga, in quel momento è immobile e presente. In quel momento, qui e ora, appare il mondo reale; vedi: qui e ora è già e sempre tutto ciò che avevo visto e che ho cercato di conseguire in qualunque posto lontano da me.
E ancora di più: sono andato a caccia di ombre; la realtà è qui, in questo luogo soleggiato, in questo canto di uccelli, adesso. Era il mio inseguire la realtà che mi ha allontanato da essa, il desiderio mi assordava. L’uccello stava cantando qui, per tutto il tempo… se io sono immobile e non mi preoccupo di trovare la felicità, allora si direbbe che la felicità sia in grado di trovare me.
Essa esiste se io sono davvero immobile, come morto – se io sono completamente morto, qui e ora".    
 
Michael Adam
 

Il Canto della Meditazione di Hakuin

HakuinSin dal principio tutti gli esseri sono dei Buddha.

È come l’acqua e il ghiaccio: senza acqua, non c’è ghiaccio,
al di fuori degli esseri viventi, non ci sono buddha.
Non sapendo che è vicino, lo si cerca lontano.
Che peccato!
È come essere nell’acqua e lamentarsi per la sete;
è come il bambino di una casa ricca che si è perso tra i poveri.
La causa del nostro vagabondare attraverso i sei mondi è che viviamo nell’oscuro sentiero dell’ignoranza.
Di oscuro sentiero in oscuro sentiero, quando sfuggiremo al binomio nascita morte?
La meditazione Zen del Mahayana va oltre ogni nostra lode.
Il dare, la moralità e le altre perfezioni, ricevere l’iniziazione,
il pentimento, la disciplina e le molte altre azioni giuste,
tutto riporta alla pratica della meditazione.
Grazie a una sola seduta si distruggono innumerevoli peccati in lui accumulati.
Come potrebbero esserci sentieri sbagliati per costui?
Il Paradiso della Terra Pura non è lontano.
Quando si ascolta questa verità anche solo una volta con venerazione,
colui che l’apprezza e con gioia la coglie ha meriti infiniti.
Quanto più colui che si rivolge all’interno e conferma direttamente la propria natura,
che la sua natura è non natura – tanto più ha trasceso le parole vane.
La soglia si schiude, la causa e l’effetto sono un'unica cosa;
dritta corre la strada – non due, non tre.
Prendendo come forma la forma della non forma,
che vada o che ritorni, egli è sempre a casa.
Prendendo come pensiero il pensiero del non pensiero,
che canti o che danzi, tutto è la voce della verità.
Ampio è il cielo dello sconfinato Samadhi,
raggiante la luna piena della saggezza con i suoi quattro pilastri.
Che resta da vedere?
Il Nirvana è chiaro davanti a lui, proprio questo luogo è il Paradiso del Loto,
proprio questo corpo è il Buddha.   
 
Hakuin Ekaku Zenji (道元禅師, Hakuin Zenji; Hara, 1686 – Hara, 1769) è stato un monaco e maestro zen giapponese
 

Ode alla Vita

Nell'essere dimora l'essere, ma per poter comprendere questa semplice affermazione, quante forme si devono attraversare, da quanti corpi devono uscire altri corpi

Verso il padre e la madre è implicito un debito di sangue che si tramanda di generazione in generazione, e benedetto è il figlio che nasce da uomini che non impongono pesi antichi sulle sue giovani spalle.

Ma verso lo spirito, quest'anima, cosa e come potrebbe mai contraccambiare?.

La materia soggiace alle sue leggi, la causa rivive nell'effetto, ma l'uomo, paradigma di se stesso, su chi o che cosa può fondare il significato della sua esistenza?

Chi stabilisce ciò che è vero e ciò che è falso quando si comprende l'ignoranza di coloro che ci hanno da sempre imposto i loro credo e quando s'intravede il terrore e lo smarrimento negli occhi di coloro che si proclamano nostre guide?

Ma prima di poter andare oltre le strade tracciate dagli uomini del nostro tempo, bisogna attraversare l'inferno delle opinioni, delle leggi figlie del bisogno, delle azioni nate dall'impotenza. 

Quando guardai per la prima volta il mondo le mie mani erano vuote ed i miei piedi leggeri e veloci, ma non trascorse molto tempo prima che mi ritrovassi a trascinare pietre pesanti convinto d'aver ricevuto doni preziosi.

Da vecchi ciechi nascono infanti veggenti, ma che vincolati dalle catene dell'insufficienza sono costretti a chiudere i loro occhi per pagare il loro debito di sangue, per adempiere le stupide volontà di chi li lega con le necessità del corpo.

E' così che l'amore viene velato dall'inganno del bisogno. È così che la libertà viene perduta e le leggi della materia si rendono assolute.

E' per questo che i veggenti dimenticano di avere occhi,  confinando altri esseri potenzialmente liberi nelle tenebre dell'ignoranza, in un eterno girotondo nauseante, in un vorticoso, inconcludente, niente.

Esseri immortali intrappolati da un ingannevole ricatto, una semplice illusione, caduti nell'assurda idea di poter morire. 

Dolci e malinconici sono i ricordi che mi riportano alla mente gli anni dell'adolescenza, quando i sogni volavano sulle ali della speranza e l'amore era ancora un fuoco che bruciava senza ferire, poiché nell'innocenza dell'inesperienza non si conoscono le vie del desiderio e non si è consci che un giorno le fiamme divamperanno e il cuore sarà ridotto in cenere.

La Vita attraversò il mio cuore come un ladro silenzioso, mi incantò con uno sguardo e prese tutti i miei sogni, ma quale buon padrone resta ammaliato dallo sguardo di una ladra penetrata nella sua dimora, le mostra dove tiene tutti i suoi oggetti più preziosi, consegna le chiavi di tutte le porte, e chiede: puoi andare più adagio?, ho paura che tu te ne vada prima che il sole sia risorto, perché in te io vedo la luce, e mai come ora ho avuto paura del buio.

Si, proprio questo feci: Le spiegai come ferirmi, lasciai un pugnale stretto fra Le sue mani e Le porsi in dono la mia anima, solo per renderLa sicura del mio amore.

Ma come potevo fare altrimenti?

Lei veniva portando con Se un mistero antico, immersa nella tenue luce che avvolge le terre di confine, come quando sfuma il giorno, ma non è ancora notte, e il cielo si tinge di un rosso cupo, dando alle forme terrestri ombre e profondità.

In Lei scorsi le ultime luci del tramonto prima di sprofondare nel cuore delle tenebre.

L'ho odiata così a lungo, ma ora che sono ad un passo dall’aurora, tutto il passato mi appare un dolce e caro amico con cui ho condiviso un lungo viaggio, ed è per questo che ora mi permetto di sorridere, e perché no, di ringraziare.

Chissà quanto sarei rimasto nel limbo dell'incoscienza se Lei non mi avesse gettato nella fornace del mondo.

Provo ad immaginare la prima volta che i nostri corpi s'incontrarono e unirono nel più profondo e penetrante abbraccio che la materia possa concedere, provo a rievocare le sensazioni che provai quando i miei sensi sentirono per la prima volta l’eco della sua voce il giorno in cui abbandonai il ventre di mia madre per entrare nell’ignoto di questo mondo.

Son certo che quel bimbo che ero visse il suo nascere come un morire: “che strana questa nostra esistenza!”.

Deve esser stato come toccare la superficie di un limpido e fresco lago di montagna, nel quale lentamente sprofondavo e svanivo sino a divenire io stesso pura e scintillante acqua baciata dai raggi del sole.

Nudo fui gettato fra le braccia del mondo, e con gli occhi socchiusi e la testa leggermente inclinata iniziai un lungo e potente pianto.

Che gioco stupendo è il nascere e il morire, senza fine alcuno, senza piacere scontato.

Lei rimase in silenzio mentre ascoltava il mio lamento, ma le sue lacrime caddero fra le mie dita mentre sussurrava al mio orecchio: “È  meraviglioso, non è mai stato così stupendo, resteremo insieme per sempre perché il tuo pianto è il mio pianto e la tua nascita è la mia resurrezione”.

Ed io bevevo ogni parola, ogni sensazione, aperto e vulnerabile, perché Lei era sempre stata con me, anche se allora non potevo saperlo.

La notte di quel giorno sprofondai poi in un dolce sonno, inconsapevole che all’indomani il gioco del tempo sarebbe iniziato.

È così che oggi immagino quel mio primo giorno, e per questo, con queste parole, vorrei adesso ripagarLa per questo miracolo:

Il cielo ha i Tuoi occhi

quando il sole nasce e scalda la terra

nel silenzio dell'aurora.

Commosso è il mio cuore

ora nel tramonto,

poiché solo la poesia

può parlarTi del mio amore.

Sto accarezzando la pelle del Tuo corpo

mente un pianto lieve

scende dal mio viso.

E' pace, è Grazia Divina!

Pier

 

Tu credi in Dio e nella vita dopo la morte?

Qualcuno ha chiesto:Tu credi in Dio? Pensi che dopo la morte continueremo a vivere in qualche modo? Io non so più in cosa credere! Grazie.

Pier ha risposto: I bambini sono una pura espressione di fiducia e amore, ma i loro occhi sono ancora immersi nel sonno dell'innocenza e dell'inesperienza. L'infante è un mistero allo sguardo dell'uomo invecchiato e curvato dal peso del tempo. L'uomo invecchiato procrea chiamando amore il suo desiderio d'immortalità. Il piccolo guarda il mondo con occhi stupefatti e meravigliati. Tocca e sperimenta ogni cosa con il sapore dell’ignoto. L'adulto non sente e non vede più chiaramente le cose, amareggiato dal fardello dell'esperienza incompleta e dal dolore dalle cose incomprese.

Osserva, penetra nel mistero del tempo, trova la chiave che apre la porta della visione. Tutto è qui di fronte a noi fra l'intervallo che unisce la nascita e la morte. Con il tuo primo respiro inalasti l'esistenza, ma cosa ne potevi sapere di tutto ciò? Bambino, immemore di te stesso, hai seguito la corrente del desiderio e ti sei incamminato lungo le vie del mondo. Ora guarda, comprendi. Il bene e il male, la nascita e la morte, l'amore e l'odio, dio e il demonio, intrecciati assieme nella commedia dell'esistenza. V’è Dio oltre dio, l'Amore oltre l'amore, la Vita oltre la nascita, il Sommo Bene al di la del bene e del male, perché ciò che è reale contiene in sé tutti gli opposti senza subire corruzione alcuna. Annullati al cospetto di quest'immensità, dissolviti nell'osservare i limiti dei contrari che si elidono a vicenda lasciando la tua mente smarrita nell'oceano dell'ignoto. Amico mio, i tuoi occhi non guardano più fuori, la tua mente non distingue più la giusta via, bene, magnifico, questo è un vero miracolo. Vai oltre la logica, oltre il bisogno di controllare, che è figlio bastardo della paura di morire. Il pensiero vuole il controllo perché esiste come frammento e sa di essere limitato, mentre la coscienza com-prende, perché è dimora dell’Essere divino che non teme mai nulla.

La mente per capire deve dividere la realtà in parti, estrinsecando la sua potenza nell'analisi, perdendo così la visione del Tutto. Interrogandosi sulle cause prime del mondo e di sé medesima, questa forza rimane puro vaniloquio se non converte la sua rotta verso la sorgente della coscienza, esperendo la totalità dell'Essere, il fulcro, il cuore dell'universo visibile e invisibile. La mente, quando lavora per la scienza, seziona la materia tramite l'attività analitica, mentre, quando serve il cuore, spazia nel dominio dell’Essere tramite l'attività dialettica confutatoria e intuitiva, dissipando, così, le ombre dell'immaginazione e aprendo un sentiero verso il tempio della vera religione. Sino alle porte del sacro la mente ha ancora un'utilità, se pur esclusivamente confutatoria e dubitativa, ma per varcare la soglia ogni struttura logica deve cadere per lasciare spazio alla fiducia incondizionata, all'amore visionario.

Rifletti! Anche se ti spiegassi per filo e per segno tutti gli attributi del divino, se portassi ragionamenti convincenti per soffocare ogni tuo dubbio e paura, cosa otterresti? Una mente ottusa da credenze! La verità, per quanto razionalmente e magistralmente qualcuno tenti di comunicartela, sino a quando non diverrà una tua esperienza personale, vissuta dalla totalità del tuo Essere, sarà sempre e solo una semplice credenze. Che ti convinca logicamente sull'immortalità dell'anima e sull’esistenza di Dio, o che tu mi creda sulla parola, non fa differenza alcuna, tu rimarresti nella tua ignoranza. Il dubbio celato dal velo del convincimento è come uno scorpione nascosto sotto le lenzuola del letto. Pensi che non ti punga solo perché tu non lo vedi? Il dubbio non va represso, ma liberato, ascoltato e vagliato sino alla sua totale dilatazione e dissoluzione. Il dubbio è il fuoco del tuo intelletto che ti guiderà verso una reale fiducia nell'Esistenza. La vera fede, quella che io chiamo semplicemente fiducia, nasce dal totale dissolvimento del dubbio grazie ad un perfetto uso della ragione e del dubitare stesso. Solo così si possono evitare credenze, dotate di folli sovrastrutture, madri d'ogni sorta di conflitto, persecuzione e discriminazione dell’uomo verso l’uomo.

Vai oltre tutti gli opposti, trascendi ogni dualità, perché l'angoscia s'annida nelle fenditure che la mente analitica apre nel corpo del Tutto senza più riuscire a riconciliarle nell'unità. Per giungere alla fiducia bisogna abbandonare il pensiero analitico e il giudizio soggettivo. Osserva, solo così trascenderai il pensiero, poiché ciò che giunge a perfezione perviene anche alla sua estinzione. Lascia perdere i vari credo e lasciati semplicemente avvolgere da una profonda fiducia nella vita, non aver paura.

Un abbraccio,

Pier

 

Le mie parole sono per coloro che stanno cercando

fuocoQuante immagini, sensazioni, pensieri e significati hanno attraversato il mio corpo e la mia mante, mentre gli occhi dell'anima si aprivano ad una visione sempre più ampia, sino a perdere ogni confine, sino a non poter più incontrare limiti.
Quando ogni distinzione svanisce, dove termina il cielo e dove comincia la terra?
Dove finisce il tuo respiro e comincia il mio?
Noi uomini siamo occhi che guardano uno spazio infinito.
Più la nostra vista è concentrato su di un unico punto e più la comprensione è  ristretta, più lo sguardo è ampio e diffuso, più la visione è vasta e onnicomprensiva.
Veniamo educati sin dalla nascita ad interpretare piccoli frammenti della totalità, ma ogni interpretazione è per sua natura una falsificazione, quindi conflitto con la realtà, da qui la sofferenza. 
Fratelli miei, ogni più piccola cosa, se vista all'interno di un quadro più grande, ha un immenso significato, e se noi potessimo portare la nostra comprensione oltre i limiti dettati dalla paura, il tutto ci apparirebbe nel suo immane splendore.  
Guardate oltre la vostra prigione solo per un istante.
Dal caldo salotto della nostra confortevole dimora, fatta di sogni e credenze, muoviamo lo sguardo oltre la  buia finestra che ci separa dalle gelide notti dell'inverno.
Il vento taglia il viso come la lama di un rasoio, il cielo sembra una lastra di ghiaccio nero costellata da punti dorati, e le creature della terra corrono veloci verso luoghi incantati: è fra questi spazi ignoti che lo Spirito regna da sempre immacolato e selvaggio.
Tra il finire delle tenebre e il nascere del primo albore potrete scorgere uno spiraglio fra le maglie del tempo, e in questo istante, lasciando il vostro sguardo fluttuare verso l'orizzonte, senza cercare di fissare i contorni delle figure, potrete affacciarvi  sull'abisso dell'Anima.  
Rimanendo soli con voi stessi potrete riscoprire la potenza della vita, liberi dalle nebbie della storia e dai lacci delle opinioni volgari.
E' nella solitudine che potrete distinguere la voce della verità fra il latrare delle menzogne.
Sedetevi, pertanto, lontano dal frastuono del mondo, lasciate scorrere i vostri pensieri, non tratteneteli, non respingeteli, e così, immobili e rilassati, osservate quanta importanza diamo  ai giudizi della gente, come abbiamo confuso la libertà con la schiavitù, come siamo divenuti servi nel nostro stesso regno.
A quante menzogne vogliamo ancora credere per poter continuare a fuggire dal nostro silenzio e scivolare così nuovamente nel sonno?
Ormai e troppo tardi, il martello del dubbio sta già sfondando il muro delle vostre certezze, e fra pochi istanti pregherete di non sentir più quei vani e plebei rumori: le striscianti e volgari opinioni della gente.
Quanto desidera il vostro cuore incamminarsi  lungo gli sconfinati sentieri dello Spirito, per potersi lasciare per sempre alle spalle l'avvilente recita di questo patetico teatrino!
Eccomi, io sono pronto.
Procediamo assieme, e vi prometto che non faremo mai più ritorno!  
Giungeremo in un luogo dove le parole degli uomini non hanno più alcun senso, dove l'unico suono che vibra è la dolce melodia del silenzio.
Le catene del dolore si spezzano in fretta, sotto i possenti colpi della verità.
Aprite tutte le vostre porte, abbattete ogni barriera, e lasciate che la tempesta purifichi i cieli del vostro cuore.
Avete già sofferto abbastanza, ora è tempo di danzare!
Venite vicino a me, sedetevi qui al mio fianco, su quest'argine di torrente, e permettete alle acque di raccontare la loro storia: “Cadono impetuose dalle vette, attraversano il buio delle valli, riposando poi calme nel grembo di un fiume, ed in fine, fiduciose, abbandonano i loro confini, per partecipare al gioco delle maree, per tornare fra le braccia del vasto oceano”.
E' questo il destino di noi tutti.
Non chiedetemi con quale autorità possa affermare tutto ciò.
Io parlo solo di ciò che vedo, e voi non potrete mai comprendermi se prima non verrete dove io sono: sulla sponda di questo torrente.
Chi sono io? Questa e la domanda che ogni ricercatore deve porsi.
Perciò indagate sempre quel che v’è più vicino ed evidente, e non partite mai da ciò che è lontano e confuso. 
Guardate sempre prima in voi stessi, perché è lì che scoprirete di non aver bisogno dell'autorità di nessuno.
Se in voi troverete qualcosa di vero, questo qualcosa sarà inevitabilmente in ogni essere, e ciò che è vero è eterno, poiché la verità non muore mai, mentre il falso muore mille e una volta. 
 
Ora siamo solo voi ed io in questo viaggio senza fine. Dimenticate tutto ciò che vi circonda. Mentre l'oscurità sta per giungere camminiamo lungo le rive della nostra mente, sino ad una sconfinata radura.
Iniziamo a raccogliere della legna per accendere un fuoco mentre il cielo stellato brilla e un fresco vento soffia tra gli alberi portando i primi odori dell'inverno ormai prossimo.
Quando il fuoco è acceso ci sediamo a poca distanza dal calore delle fiamme, usando tronchi d'albero sradicati dalla furia delle piene primaverili come seggiole.
Ora non esiste più nulla oltre questo luogo e questo istante.
Il tempo e lo spazio sono svaniti. Questo luogo, rischiarato dalla luce del fuoco, vi riporta alla memoria dolci e rassicuranti immagini del vostro passato, mentre attraverso i miei occhi rivedete lo sguardo di tutte le persone a cui avete voluto bene e che vi hanno amato.
Qui, in questo istante, siete totalmente rilassati, aperti, senza alcuna paura. Questo è il vostro rifugio segreto, il vostro spazio inviolabile dove nessuno potrà mai entrarvi, dove non potrete mai essere feriti. Chiudete gli occhi e cercate questo luogo nel vostro cuore.   
Tutto è ciò che deve essere e tutti ne possono disporre.
L'esistenza è di fronte a noi e continuamente ci ripete di non aver paura, di lasciarci andare, di non trattenere più nulla.
Il fiume della vita ci sta passato accanto, anzi, attraverso, ma noi siamo sempre stati troppo indaffarati nel dover cambiare il mondo per prestare attenzione ad una cosa così evidente.
Dovevamo capire, controllare, pianificare, mentre la vita è sempre stata lì, paziente, rispettosa di tutte le nostre follie.
Quest'esistenza è così compassionevole da lasciarci la libertà di seguire sogni in eterno se è ciò che desideriamo.
Ma noi ora cosa vogliamo?
Elemosinare una goccia d'acqua dalle labbra di mille uomini e donne o scavare dentro le nostre coscienze sino a raggiungere la nostra sorgente eterna?
Noi non siamo qui per supplicare nessuno, ne per la volontà di qualcuno.
Accadiamo e basta, come la pioggia in estate o il fulmine nella tempesta.
Senza un motivo,  senza uno scopo.
Non siamo un affare, ne il progetto di un Dio architetto.
Noi siamo puro Essere che celebra la sua Esistenza!
Ancora pochi sono i giorni che ci separano dal giorno della partenza, sempre che vi sia stato mai un arrivo, pertanto, credo sia doveroso lasciare una traccia del mio passaggio donando la mappa del mio viaggio, perché forse qualcuno ora è smarrito fra tempeste che io già ho attraversato, e miserabile sarebbe superare la burrasca lasciando annegare dietro a sé altri uomini desiderosi di vivere. Immaginate la gioia  che si prova quando si trova una bussola mentre si sta vagando alla deriva?
Le mie parole sono per coloro che stanno cercando: ai sordi non giungerà nulla, ai sapienti non ho niente da dire.
Così è sempre stato e così sarà per sempre.
Fratelli miei….prendete quel che vi serve e poi donalo nuovamente. Forse ciò che raccoglierete vi basterà per non sentirvi più soli in voi stessi. Forse basterà per far divampare in ogni luogo il fuoco che ora stiamo alimentando.
A voi porgo questo auspicio, a voi dono il mio mazzo di chiavi!
Pier

 

I dieci tori Zen

La ricerca spirituale vista attraverso i "dieci tori Zen"

Toro11. LA RICERCA DEL BUE
Nei pascoli di questo mondo, mi apro senza posa un varco tra l'erba alta in cerca del bue.
Seguendo il corso di fiumi senza nome, perso lassù tra gli intricati sentieri di monti lontani, le forze mi vengono meno e la mia vitalità è esausta: non riesco a trovare il bue. Odo soltanto le locuste lanciare il loro verso stridulo attraverso la foresta, nella notte.
 
 
 
toro2
2. SCOPERTA DELLE ORME
Lungo la sponda del fiume, sotto gli alberi, scopro le orme!
Anche sotto l'erba fragrante scorgo le sue impronte.
Si trovano nelle profondità di remote montagne.
Queste tracce sono perfettamente visibili come il tuo naso rivolto all'insù.
 
 
 
toro33. SCOPERTA DEL BUE
Odo il canto dell'usignolo.
Il sole è caldo, il vento dolce, i salici verdeggiano lungo la riva.
Qui nessun bue può nascondersi!
Quale artista riesce a delineare quella testa massiccia, quelle magnifiche corna?
 
 
 
 
toro44. CATTURA DEL BUE
Lo afferro grazie ad una lotta terrificante la sua grande volontà e forza sono inesauribili.
Esso si dirige verso i più elevati altipiani
assai più in alto delle nuvole,
oppure si staglia sopra un invalicabile burrone.
 
 
 
toro55. DOMARE IL BUE
Sono necessarie frusta e corda.
Altrimenti, esso potrebbe sfuggirmi per qualche strada polverosa.
Se bene addestrato, diviene naturalmente mite.
Allora, senza pastoie, obbedisce al proprio padrone.
 
 
 
toro66. CAVALCARE IL BUE VERSO CASA
Montando sopra il bue, torno lentamente verso casa.
La voce del mio flauto salmodia nelle ombre della sera.
Scandendo con battiti di mani la vibrante armonia, dirigo il ritmo senza fine.
Chiunque udrà questa melodia si unirà a me.
 
 
 
 
 
toro77. SUPERAMENTO DEL BUE
A cavalcioni del bue giungo a casa.
Sono sereno e anche il bue può riposarsi.
E' giunta l'alba. Immerso in un beato riposo.
Nella mia dimora di paglia ho abbandonato frusta e corda.
 
 
 
 
toro88. SUPERAMENTO DEL BUE E DEL SE'
Frusta, corda, persona e bue: tutto si fonde nel Nulla.
Questo cielo è così vasto che nessun messaggio potrà intaccarlo.
Come può esistere un fiocco di neve in un fuoco ardente?
Ecco le orme dei patriarchi.
 
 
 
 
toro99. RAGGIUNGERE LA FONTE
Troppa strada si è resa necessaria per tornare alle origini e alla fonte.
Sarebbe stato meglio essere sordi e ciechi fin dall'inizio!
Restando nella propria dimora senza curarsi di nulla.
Il fiume scorre tranquillamente ed i fiori sono rossi.
 
 
 
toro1010. RITORNO ALLA PIAZZA DEL MERCATO
Scalzo e a petto nudo, mi mescolo alla gente del mondo.
I miei vestiti sono a brandelli, pieni di polvere e io sono sempre immerso nella beatitudine.
Non adopero alcuna magia per prolungare la mia vita.
Ora, davanti a me, gli alberi diventano vivi.
 
 
 
 

Osservando la corrente: "questa è la mia sola preghiera, la mia unica meditazione"

riva_torrente
Vivo seduto sulla sponda del torrente.
Questo torrente è il nostro mondo interiore.
Immobile e distaccato osservo la corrente impetuosa, i potenti vortici d’acqua che trascinano sul fondo tronchi d’alberi, carcasse d’animali, oggetti smarriti e mille altre cose strappate lungo i tortuosi sentieri scavati nei secoli.
I vortici e le correnti sono i nostri pensieri che vivono e si nutrono dei detriti del nostro passato.
Immobile e distaccato lascio che la piena del torrente faccia il suo corso.
A volte sento affiorare tremende paure.
Immobile e distaccato, tengo gli occhi chiusi mentre lascio che tutto il caos della mia mente si rifletta nello spazio limpido della mia coscienza.
A volte cado nel torrente e vengo trascinato per metri, a volte chilometri, verso la valle. A volte vengo trascinato sul fondo da enormi mulinelli d’acqua, ma poi, come sempre, tutto d’un tratto mi ritrovo nuovamente immobile e distaccato, seduto sulla riva.
Noi non siamo i nostri pensieri, non siamo le nostre angosce, le nostre paure, le nostre bramosie. Quando smettiamo di voler dominare le correnti del nostro mondo interiore, e semplicemente rimaniamo silenti ed immobili al loro cospetto, pazienti e fiduciosi, scopriamo meravigliati come la violenta piena del nostro torrente interiore si plachi da sola.
Sedetevi, pertanto, lungo le rive del torrente, mentre lasciate che la superficie dell’acqua torni a riflettere le nuvole e le stelle del cielo.
Quando vorrete mi troverete sempre qui, seduto sulla sponda del torrente!
Questa è la mia unica preghiera, la mia sola meditazione!
Pier

 

Frasi da meditare tratte dagli scritti di Platone

Platone“Per chi intraprende cose belle è bello anche soffrire”. (Fedro, 274 A-B)

“Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta”. (Apologia di Socrate, 30 A-B)

“Io vado intorno facendo nient’altro se non cercare di persuadere voi, e più giovani e più vecchi, che non dei corpi dovete prendervi cura, né delle ricchezze né di nessun’altra cosa prima e con maggiore impegno che dell’anima in modo che diventi buona il più possibile, sostenendo che la virtù non nasce dalle ricchezze, ma che dalla virtù stessa nascono le ricchezze e tutti gli altri beni per gli uomini, e in privato e in pubblico”. (Apologia di Socrate, 30 A-B)

“Non il vivere è da tenere in massimo conto, ma il vivere bene…E il vivere bene è lo stesso che il vivere con virtù e con giustizia”. (Critone, 48 B)

“Neppure se si subisce ingiustizia si deve rendere ingiustizia, come, invece, crede la gente, perché per nessuna ragione si deve commettere ingiustizia”. (Critone, 49 B)

“Vuoi che ti esponga, o Cebete, la seconda navigazione che intrapresi per andare alla ricerca di questa causa?”. (Fedone, 99 C-D)

“Poniamo dunque, se vuoi, due forme di esseri: una visibile e l’altra invisibile”. (Fedone, 79 A)

“L’anima è in sommo grado simile a ciò che è divino, immortale, intelligibile, uniforme, indissolubile, sempre identico a se medesimo, mentre il corpo è in sommo grado simile a ciò che è umano, mortale, multiforme, inintelligibile, dissolubile e mai identico a se medesimo”. (Fedone, 80 B)

“Visto che sei giovane, esercitati, impegnandoti a fondo in quell’attività che può sembrare inutile e che i più considerano puro gioco di parole, altrimenti la verità ti sfuggirà”. (Parmenide, 135 D)

“La giusta maniera di procedere da sé o di essere condotti da un altro nelle cose d’amore è questa: prendendo le mosse dalle cose belle di quaggiù, al fine di raggiungere il Bello, salire sempre di più, come procedendo per gradi, da un solo corpo bello a due, e da due a tutti i corpi belli, e da tutti i corpi belli alle belle attività umane,e da queste alle belle conoscenze, e dalle conoscenze procedere fino a che non si pervenga a quella conoscenza che è conoscenza di null’altro se non del Bello stesso, e così, giungendo al termine, conoscere ciò che è bello in sé”. (Simposio, 211 B – C)

“La bellezza splendeva fra le realtà di lassù come Essere. E noi, venuti quaggiù, l’abbiamo colta con la più chiara delle nostre sensazioni, in quanto risplende in modo luminoso […]: solamente la Bellezza ricevette questa sorte di essere ciò che è più manifesto e più amabile. (Fedro, 250 D)

“ Il motivo per cui le anime mettono tanto impegno per poter vedere la Pianura della Verità è questo: il nutrimento adatto alla parte migliore dell’anima proviene dal prato che è là, e la natura dell’ala con cui l’anima può volare si nutre proprio di questo”. (Fedro, 348 B – C)

“L’anima ci comanda di conoscere colui che ci ammonisce ‘Conosci te stesso’ “. (Alcibiade Maggiore, 130 E)

“Quello, Teodoro, che si racconta anche di Talete, il quale, mentre studiava gli astri e stava guardando in alto, cadde in un pozzo: una sua giovane schiava di Tracia, intelligente e graziosa, lo prese in giro, osservando che si preoccupava tanto di conoscere le cose che stanno nel cielo, e, invece, non vedeva quelle che aveva davanti, tra i piedi. La medesima facezia si può riferire a tutti quelli che dedicano la loro vita alla filosofia. In realtà, ad un uomo simile sfugge non solo che cosa fa il suo prossimo, persino il suo vicino di casa, ma quasi quasi anche se è un uomo o qualche altro animale. Invece, che cosa sia un uomo o che cosa convenga alla natura umana fare o subire in modo diverso dalle altre nature, di questo va in cerca, e si impegna a fondo nell’indagine”. (Teeteto, 174 A-B)

“Dunque, non è in queste impressioni sensibili che c’è scienza, bensì nel ragionamento su di esse: infatti, è in questo che è possibile, come pare, toccare l’essere e la verità; in quella, invece, è impossibile”. (Teeteto, 186 D)

“Invece, quanto a ciò che noi ora abbiamo detto, ossia che il non-ente è, o qualcuno dovrà cercare di persuaderci che non diciamo bene, confutandoci, oppure, fintanto che non ne sarà capace, bisogna che anche lui dica come diciamo noi, ossia che i generi si mescolano fra di loro, e che l‘ente e il diverso penetrano attraverso tutti i generi e l’uno nell’altro, e che il diverso, partecipando dell’ente, non è però a motivo di questa partecipazione, ciò di cui partecipa, bensì è diverso; e poiché è diverso dall’ente, è evidentissimo che è necessario che sia non ente”. (Sofista, 250 A)

(Tutti i brani sono tratti dagli scritti di Platone)

 

Libri

Contengono alcune fra le risposte più significative del blog su amore, meditazione, realizzazione di sé, libertà dai condizionamenti.

Canzoni

Ascolta le nostre canzoni: un viaggio nel mondo delle emozioni e del pensiero umano alla ricerca del significato ultimo delle cose.

Iscriviti

Iscrizione gratuita e illimitata permette l'inserimento di commenti e la ricezione newsletter.