| Sulla paura di avere figli |
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Adesso sto molto meglio e devo ringraziare il mio psicoterapeuta, ma sopratutto te, ho seguito le tue indicazioni e ho usato molte delle letture da te consigliate, come vere e proprie " MEDICINE PER L'ANIMA" e ne ho tratto davvero giovamento. Sopratutto ho capito che non dobbiamo fuggire la sofferenza ma usarla a nostro beneficio, accettarla pienamente perchè ci fa capire tante cose. Ora mi faccio una domanda perchè sono sposata da due anni e al di là del fatto che non si sa perchè, ma dopo che ti sei sposato tutti premono e insistono nel cercare di convincerti a figliare, io penso che sia una cosa che, come tutte, devi fare se e quando lo vuoi veramente e quando ti senti pronto. In effetti però io non mi sento mai pronta e sopratutto ora sono consapevole di quanto i bambini siano rovinati dalle aspettative e dalle convinzioni della società, dei genitori,della scuola e mi rendo conto che nessuno di noi da piccolo è stato libero di essere davvero se stesso. Come conciliare perciò questa consapevolezza col mettere al mondo e far crescere un figlio lasciandolo libero di esprimersi e di realizzare pienamente la sua natura? Grazie con affetto Alessia Dadrim ha risposto: Ciao Alessia, certamente che mi ricordo di te e non sai quanto mi renda felice sapere che le cose stanno cambiando!!! Rispondendo alla tua domanda, la mia personalissima opinione sul perché quando qualcuno si sposa tutti intorno iniziano a spingere affinché abbia dei figli è che noi conosciamo un’unica immortalità, quella che si crede di raggiungere attraverso l’atto riproduttivo. Chi non ha conosciuto o nemmeno intravisto la pienezza di vita, la pace e l’immortalità che si nascondono nel profondo dei nostri cuori, trova come unica risposta all’ineluttabile destino della morte l’avere figli. Chi, nell’arco della sua esistenza, lentamente inizia a ritenere di non poter raggiungere una dimensione di vita appagata e serena, priva di frustrazioni e brucianti ambizioni fallite o mancate, pone nella possibilità di avere figli l’unica forma di compensazione del dolore che sente. Quanti figli hanno sofferto tremendamente proprio perché i loro genitori non li hanno mai amati, ascoltati e guardati unicamente per quello che effettivamente erano e potevano divenire, ma unicamente per quel che volevano che fossero, che diventassero e che portassero a termine?! Troppe persone vedono la felicità racchiusa unicamente nel loro piccolo, particolare e spesso misero desiderio di appagamento, e per questo ritengono che il mondo intero, ma soprattutto i loro figli, possano trovare felicità unicamente rincorrendo quel loro medesimo pensiero, senza mai accorgersi che la pace di un uomo sta unicamente nella possibilità di conoscersi liberamente e solo poi, partendo da quella conoscenza, percorrere gli avventurosi sentieri del suo destino. Quando un individuo vive libero e sereno non perde il suo tempo ficcando il naso nel matrimonio degli altri e nemmeno ossessionandosi con l’idea di dover avere per forza dei figli. Chi vive consapevolmente sa che i figli sono la verifica più tremenda della profondità e vastità del nostro amore, poiché, affinché crescano forti, equilibrati e sereni, si dovrà essere in grado di istruirli alla guida della barca delle loro vite dosando fermezza, dolcezza ed esperienza, senza mai viaggiare verso rotte da noi desiderate, ma unicamente in attesa che questi imparino sufficientemente bene l’arte della navigazione, sino a quando potranno finalmente divenire capitani della loro stessa nave. È un compito estremamente difficile istruire qualcuno alla guida di una nuova e potente nave, dovendo viaggiare per migliaia di chilometri, attraverso mari in tempesta e terre ignote, sapendo che alla fine si dovrà lasciare fiduciosi quell’imbarcazione al suo legittimo proprietario e capitano, per riprendere il viaggio su di una vecchia e spesso fragile nave che si sta lentamente dirigendo verso il porto da cui era partita tanti anni prima. Solo chi sa cos’è veramente l’amore può fare una cosa simile, solo chi ama i propri figli e le loro “barche” più di se stesso è pronto per essere un buon istruttore di navigazione. Educare per me significa insegnare ad essere capitani di se stessi capaci di affrontare con forza e fiducia anche le onde più grandi e i tragitti più lontani e ignoti. Educare significa insegnare a navigare, non certo insegnare a tenere fermo un timone verso una rotta prestabilita. Cara Alessia, tu dici: “io penso che (l’avere figli) sia una cosa che, come tutte, devi fare se e quando lo vuoi veramente e quando ti senti pronto. In effetti però io non mi sento mai pronta e sopratutto ora sono consapevole di quanto i bambini siano rovinati dalle aspettative e dalle convinzioni della società, dei genitori,della scuola e mi rendo conto che nessuno di noi da piccolo è stato libero di essere davvero se stesso. Come conciliare perciò questa consapevolezza col mettere al mondo e far crescere un figlio lasciandolo libero di esprimersi e di realizzare pienamente la sua natura?” Io credo che si possano sentire pronti ad avere figli solo gli incoscienti! Come si può essere pronti ad affrontare qualcosa di cosi grande, imprevedibile e miracoloso? Credo che ritenere di non essere pronti sia un segno di grande saggezza e maturità che ci dovrebbe accompagnare per tutta la vita. In realtà noi non siamo e saremo mai pronti per nulla, proprio perché la vita è quella cosa che accade sempre imprevedibile. Se siamo pronti per qualcosa, quel qualcosa non è nulla di grande, di meraviglioso, di nuovo, ma è semplicemente il frutto dell’abitudine, del vecchio e del banale. Anthony De Mello diceva sempre che la vita è quella cosa che ci accade quando siamo impegnati a fare altri progetti: quanto è vero! Ma con il tempo, se prestiamo attenzione alle cose vere che l’esistenza ci dona, smettiamo di rendere più importanti i nostri progetti dello stesso accadere della vita. Un figlio non può essere un progetto, una cosa sicura per la quale possiamo essere pronti. Sono proprio le persone pronte, sicure, che credono di essere nate per fare i genitori, quelle che poi rendono i loro figli degli schiavi, delle anime condizionate, sofferenti e istupidite. Scorate verso la fine della sua vita disse:”ora so di non sapere”. Cosa intendeva con questo? Finalmente ho smesso di sovrapporre le mie idee a quel che realmente “è”, alla vita; finalmente posso sentire, guardare e ascoltare senza distorsioni, pregiudizi, condizionamenti. Se non so nulla, ogni cosa richiede la mia massima attenzione e sensibilità, il mio massimo amore. Se so di non sapere, se so che sono un essere estremamente ignorante, quanto sarò attendo alla lezione che la vita prepara per me ogni giorno? Infinitamente! Tu dici: “…sono consapevole di quanto i bambini siano rovinati dalle aspettative e dalle convinzioni della società, dei genitori,della scuola e mi rendo conto che nessuno di noi da piccolo è stato libero di essere davvero se stesso”. Perfetto, sei consapevole di quel che non si deve fare, questo è il presupposto migliore. Sai che chi crede di sapere sovrapporrà il suo pensiero su coloro che dovrebbero sviluppare i propri pensieri. Sai che chi desidera e pianifica per gli altri, con il suo volere, sfigura il volto dei cuori altrui, e sai che tutto ciò ha effetti devastanti specialmente se stiamo parlando di bambini e figli, ma se vedi e senti tutto ciò, chi se non quelli come te dovrebbero procreare? Dici di non sentirti pronta ad avere figli, ma se concordi con me, pronta non lo sarai mai e questo è proprio ciò che ti renderà una madre sempre attenta, sensibile e disposta a cambiare quando il viaggio della vita dei tuoi bambini lo pretenderà. Cosa diversa è se tu non vuoi dei figli. Per quanto riguarda il condizionamento della società, della scuola e dell’ambiente esterno, io non mi preoccuperei molto, poiché l’amore e la fiducia che una madre può donare ai suoi figli nei loro primi anni di età è sempre una cosa immensamente più potente e grande di qualsiasi altra forza. Ovviamente questo vale anche per la paura e la sfiducia che una madre può infondere ai suoi bambini, non per niente si deve sudare una vita per cancellare quel che in poco tempo dell’infanzia è stato fatto. Se ancora non vuoi dei figli o mai li vorrai è un conto, ma se li vuoi e non ti senti “pronta”, per me, è proprio un buon segno! Con affetto, Dadrim Alessia ha risposto: Ti ringrazio moltissimo per la tua risposta, come al solito estremamente illuminante,le tue metafore sono davvero azzeccate! In effetti ciò che dici coincide esattamente con quello che ho sempre pensato, certamente in forma meno articolata e di cui forse mi vergognavo un pò perchè mi sembrava di essere strana, di avere un'opinione che andava in un'altra direzione rispetto a tutte le donne della mia età e dunque ho sempre pensato di non essere "normale" con tutte le mie incertezze...ma mi capita spesso di andare " contro corrente " rispetto alle convinzioni della maggior parte della gente, solo che questo di solito mi fa pensare che ci sia in me qualcosa che non va, se 100 persone la pensano allo stesso modo e io no... Comunque se vuoi pubblicare queste nostre "conversazioni" sul tuo sito potrebbe esserci qualche persona che, come me, magari ha bisogno che qualcuno le faccia notare che forse se 100 persone la pensano allo stesso modo e lei no, non è detto che sia lei quella che sbaglia! Grazie ancora, come sempre sei un faro nella nebbia!!! Alessia
(La prima parte di questa conversazione è intitolata: Malessere profondo, insonnia e incendi vari)
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Commenti (1)
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anch'io come lei....... scritto da viviana, giugno 12, 2010
cara Dadrin...anch'io come alessia ho sofferto di attacchi di panico e di una forte depressione cominciata a 23 anni e che sto' ancora cercando di combattere ora che ne ho 29.In questi anni tanto difficili ho visto la maggior parte della gente a me vicina allontanarsi...amiche,parenti,conoscenti...l'unico a no avermi mai abbandonato e' DANILO,il mio ragazzo da 4 anni.ci siamo conosciuti perche' lui suona ed io....cantavo,e da li' non ci siamo piu' lasciati.Ora il punto e' che io circa 3 anni fa' sono rimasta incinta,ma a causa degli antidepressivi che prendevo non ho potuto tenere il bambino,anche perche' erano solo 3 mesi che stavo con danilo.oggi che la nostra relazione e' molto piu' solida,sento forte dentro di me il desiderio di averlo,anche perche' credo che sia il dono piu' grande che mi ridarebbe quella gioia e spinta verso la vita che purtroppo in questi anni ho perduto.La mia paura piu' grande???la mia insicurezza verso la gente,fobia sociale si chiama...come faro' ad avere rapporti con le altre mamme...maestre etc etc.....posso farcela???in fede viviana scoccimarro
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Alessia ha scritto: Ciao Dadrim, non so se ti ricordi di me, sono quella che aveva problemi di insonnia, depressione e attacchi di panico da quando mia madre era venuta a vivere nel mio palazzo l'estate scorsa.


