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Violenza famigliare e sulle donne: “Picchiata solo qualche volta!” PDF Stampa E-mail

maniLucia ha scritto: Caro Dadrim, sto attraversando un momento molto difficile e non so proprio cosa fare. Sono assieme a un uomo, che amo molto, da quasi un anno, e da pochi mesi siamo andati a vivere nella stessa casa. Da quando abbiamo iniziato a vivere assieme, però, lui è molto cambiato. È diventato più chiuso, prepotente, arrogante e, in alcune occasioni, dopo un banale litigio, mi ha anche picchiata. Questo è successo solo qualche volta e senza l’intenzione di farmi veramente male, ma nonostante ciò non so più cosa pensare. Forse non mi ama veramente o forse c’è un modo per far cambiare il nostro rapporto… Già in un precedente rapporto ho attraversato una fase molto simile, ora inizio a chiedermi se sia io ad avere qualche problema. Scrivo a te nella speranza di non sentirmi dire ancora d'essere una stupida e di non essere giudicata nuovamente, inoltre ho visto che sei sempre riuscito a dare una risposta illuminate anche alle situazioni più difficili. Per favore aiutami a far andare diversamente le cose.

Un caloroso saluto, Lucia.

Dadrim ha risposto: Cara Lucia hai ragione, per quel che posso, cerco sempre di non giudicare, ma di portare semplicemente le persone a guardare la nuda verità delle loro vite, perchè so che quando la nostra consapevolezza riesce a penetrare pienamente nel cuore del presente, non più offuscata dal passato e dai nostri meccanismi di difesa, ecco che nascono da sé un pensare e un agire veramente risolutivi e nuovi! Altra cosa, però, riguarda la possibilità di aiutare qualcuno. Nessuno può aiutare chi non vuole essere aiutato. Spesso la fine di un problema significa anche il dover mettere fine a un nostro sogno e desiderio, ma non tutti sono disposti a lasciare la propria casa in fiamme per salvarsi la vita. Tu lo sei? Premesso ciò, quel che ti posso dire è che troppe volte i nostri cosiddetti rapporti d’amore non sono altro che prigioni e luoghi di tortura che inconsapevolmente scegliamo, spesso, per il semplice motivo che siamo cresciuti vivendo unicamente un certo tipo di relazioni. Non serve essere degli illuminati, ma basta conoscere un po’ i modi e le forme attraverso cui si sviluppa la nostra mente, per dire che, con un’altissima probabilità, hai trascorso un’infanzia accanto ad un padre padrone e violento o con una madre mortificante, giudicante e una figura paterna assente. Spesso, partendo da queste premesse, si sviluppa in noi un senso di inferiorità, di dipendenza da certi dolorosi e opprimenti modi d’entrare in relazione con l’altro e di ricevere attenzioni dall’altro.

Le cose potrebbero essere andate così o anche no, ma questo, nel presente che stai vivendo, non ha poi molta importanza. Ciò che conta veramente è che tu riesca a vedere i pensieri e le emozioni che vivono dentro di te e che ti portano ad accettare un tale livello di relazione. Vivi con una persona che, poco tempo dopo aver iniziato a condividere con te lo stesso tetto, è mutata caratterialmente, iniziando ad essere arrogante, prepotente e violenta, non solo verbalmente, ma anche fisicamente. Dopo aver osservato e subito questo anomalo mutamento, quel che tu fai è chiederti se costui ti ama veramente e giustificare i suoi violenti agiti affermando che non aveva reali intenzioni di farti male e che comunque sono accaduti solo qualche volta.

Cara Lucia, ti prego di provare per qualche istante ad ascoltare le parole che mi hai scritto come se le stesse pronunciando una tua carissima amica, prova ad osservare tutta questa vicenda con disinteresse, come se non stesse accadendo a te. Perché ti chiedi se lui ti ama o meno? Perché giustifichi le sue azioni? Perché non poni la tua attenzione su te stessa, su quel che provi tu per lui e su quel che senti in questo preciso istante, dopo aver visto e subito gli effetti di questo comportamento? Da quel che dici si capisce come tu sia unicamente centrata sulla sua figura e totalmente dimentica di te stessa. Da questo atteggiamento, però, non ricaverai mai libertà e serenità, poiché, dimenticando noi stessi nell’altro, l’unica cosa che otteniamo è l’oblio della nostra coscienza attraverso la consegna della nostra vita nelle mani di qualcuno. Ora è probabile che tu abbia consegnato la tua esistenza a un qualcuno che è capace di portare unicamente tempesta e rovina fra gli spazi della tua vita, ma anche se tu ti fossi consegnata a mani accudenti e buone, cosa ne ricaveresti? Capisci cosa intendo? Ora ti trovi con un uomo distruttivo, e ciò è un male che puoi riconoscere subito, se vuoi, ma se anche ti trovassi con un uomo protettivo, la tua forza e la tua libertà rimarrebbero comunque negate. In più, quando ciò che ci nega la nostra possibilità di divenire quello per cui siamo nati, è un qualcosa di comodo e rassicurante, la prigione in cui ci siamo andati a nascondere, per paura di volare alti e soli nel cielo, è ben più difficile da abbandonare. Vi sono pertanto relazioni distruttive e relazioni protettive. Noi solitamente ci muoviamo fra questi due poli. Esiste, poi, anche un terzo tipo di relazioni, cioè quelle creative, che dal mio punto di vista, sono le uniche che meritano d'essere consapevolmente cercate e approfondite. Ma per cercare e approfondire consapevolemente questo tipo di relazioni, dobbiamo prima aver cercato e approfondito consapevolmente la dimensione creativa che vive in noi! Il tuo problema principale non è quest’uomo, ma chi sei tu, cosa vuoi da te stessa e cosa ritieni sia l'amore. Ciò che ora chiami amore, per me, non è amore, ma dipendenza, perché il vero amore non nasce mai dall’oblio di sé, ma sempre e solo dalla comprensione e dallo scioglimento dei limiti e delle ferite del nostro ego. L’amore nasce da uno stato di autoconoscenza e autotrascendenza. L’amore sgorga del nostro essere, e da lì si diffonde indistintamente su ogni cosa e persona quando noi riusciamo a trovare il coraggio per camminare soli e liberi entro gli sconfinati spazi del nostro mondo interiore. Il vero amore è sempre e solo un atto di potenza, coraggio e libertà, mai un’espressione di bisogno, dipendenza e paura. Il vero amore non centra nulla con il sesso, l’infatuazione, il condividere con qualcuno un progetto di vita, dei figli o altre cose del genere. Se in noi c’è amore tutte queste cose sono un in più che arricchisce le nostre vite, se in noi c’è paura e dipendenza, lentamente, tutte queste cose si tramuteranno in pesi sempre maggiori e più opprimenti, che ci porteranno a fondo nel mare della disperazione.

Questa tua relazione, come molte altre, deve essere cominciata con la consueta recita che le persone sole e bisognose mettono in piedi per ingannarsi a vicenda. Se fossimo realmente consapevoli di quanto tristi e soli siamo e andassimo in giro a dire le cose per come stanno, e cioè, “mi sento solo, perso e impaurito, qualcuno è disposto a vivere con me per riempire ogni giorno questo vuoto?”, credo che la maggior parte delle persone fuggirebbero a gambe levate. Ma noi, inconsapevoli e bisognosi come siamo, cadiamo continuamente nel tranello della recita dell’amore. Tutti recitano la parte dei forti, sicuri di sé, affascinanti e intriganti, pensando di essere fra quei pochi che, in realtà, dentro di sé si sentono completamente privi di vita. Quando attorno a noi vediamo un modo che sembra fatto di persone forti, non ci sfiora nemmeno minimamente l’idea di dichiarare a noi stessi il vuoto che sentiamo vivere nel nostro cuore, ecco che allora ci costringiamo a recitare la parte di chi ha qualcosa da offrire, sperando che una volta entrati in relazione con l’altro, questo sappia rispondere ai nostri bisogni di appagamento. Così l’inganno è compiuto, e da qui inizia una lotta di rivendicazioni e delusioni reciproche.

La nostra intera cultura si fonda sull’inganno dei sogni che nascono da quel castello di vuote immagini che ogni giorno collaboriamo tutti a costruire. Pensiamo a tutti i nostri tanto amati film d’amore, libri, romanzi e poesie: per la maggior parte una serie interminabile di vuote parole! Due persone sole e impaurite non fanno un individuo aperto alla vita e coraggioso, ma generano unicamente una solitudine e una paura ancor maggiori.

Cara Lucia, ti prego di guardare dentro te stessa e di avere il coraggio di vedere da quale vuoto e oblio di te stessa nasce questa storia. Non avere paura della tua solitudine, non avere paura di entrare in confidenza con te stessa, anche se potrà accadere che per molto tempo tu non veda null’altro che deserti e rovine, perchè so per certo che alla fine di questo viaggio si apre una radura battuta da una luce rigenerante, si entra in uno stato di coscienza ineffabile, dal quale non si trova più motivo di alcun bisogno, supplica o recriminazione.

Cara Lucia, tu dici: “… dopo un banale litigio, mi ha anche picchiata. Questo è successo solo qualche volta e senza l’intenzione di farmi veramente male, ma nonostante ciò non so più cosa pensare”. Ascolta, senti e osserva queste tue parole, guarda da dove nascono, come vengono e perché, non pensarle, ma ascoltale, cerca di sentire con il cuore, ripetitele e lasciale riecheggiare nella tua coscienza. Vedrai che se così farai, ad un certo punto non riuscirai nemmeno più a ripeterle, proverai una profonda amarezza per quel che stai permettendo che accada, e da ciò nascerà una nuova azione, un diverso modo di vederti, pensarti, amarti e accudirti. Non cercare più qualcuno che si occupi di te all’infuori della tua stessa intelligenza e sensibilità. Quando saprai amarti e accudirti, riuscirai ad accompagnarti sempre e solo a chi ricambia questo tuo stato interiore. La vita è come uno specchio, quel che siamo e abbiamo lo ritroviamo riflesso nel mondo e nelle persone.

Dopo un banale litigio ti ha anche picchiata, ma è successo solo qualche volta. Cosa significa tutto ciò? Quante volte deve accadere una cosa perché la si possa definire dannosa e pericolosa. Se ti dicessi che attraversando la strada ad occhi chiusi sono finito solo qualche volta sotto una macchina, tu cosa mi risponderesti? Quante volte ancora devo finire sotto una macchina per iniziare ad attraversare la strada ad occhi aperti? E se ti dicessi che ogni volta che sono stato investito non mi sono fatto tanto male e che l’autista non aveva intenzione di ferirmi. Quanto male mi dovrei fare per capire che finire sotto un’auto è un fatto potenzialmente mortale? Dovrei attendere la morte? Capisci cosa intendo? Se rimani entro i confini di questo pensiero giustificativo, tutto, lentamente, sarà permesso e razionalizzato. Inoltre, ciò che peggiora lentamente non permette alla nostra consapevolezza di subire quegli shock spesso drammatici, ma utilissimi a spezzare dei meccanismi viziosi. Una rana gettata in una pentola bollente con un colpo di zampe salta fuori dall’acqua, ma se viene messa in una pentola tiepida riscaldata lentamente, il suo organismo si abituerà piano alla temperatura sino a morire lessata.

L’ultima cosa che ti voglio dire, ma questa prendila come un ordine e non come un suggerimento, è: rivolgiti immediatamente al consultorio famigliare della tua città. In alcuni momenti della nostra vita ci serve una mano esperta, lucida e vicina, capace di indirizzare i nostri passi quando le nostre gambe sono troppo deboli per reggersi da sole.

Fammi sapere come vanno le cose!

Sempre a te vicino,

un grande abbraccio,

Dadirm

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