Banner
Sulla sensibilità, la forza e l'amore PDF Stampa E-mail

Nadia ha scritto: Sono madre da 29 anni e ho un figlio meraviglioso, ed è proprio a causa della sua sensibilità e creatività che ha attraversato un periodo molto delicato che lo ha lasciato molto fragile. Io gli sono potuta stare solo vicino e dargli tanto amore, e lui, con la sua consapevolezza, ne è uscito, ma ti voglio comunicare quanto mi sono sentita impotente e mi sento ancora impotente di fronte alla sua dipendenza dal padre dal quale mi sono allontanata dopo tanta sofferenza, ma ho potuto capire tutto questo solo quando non ero più nella scena e guardavo tutto da lontano, come se non mi appartenesse più. Questo a volte mi fa stare male e mi sembra di avere lasciato mio figlio in balia di una tempesta, ma i messaggi che gli mando e il mio amore spero che lo portino fuori. Spero che tu, Dadrim, mi possa dare la tua opinione.

Un abbraccio Nadia

Dadrim ha risposto: Da quel che mi racconti tuo figlio ha ormai 29 anni ed è una persona sensibile e creativa. Essere sensibili, dal mio punto di vista, significa avere la capacità di percepire i significati e gli stati emotivi che determinano le nostre relazioni, sia nell'effetto che provocano nel nostro mondo interiore che in quello di chi ci sta accanto. Essere sensibili significa quindi vivere esposti alla realtà della vita, senza volerla manipolare e deformare in base ai nostri bisogni di sicurezza. Essere sensibili significa non aver potuto o voluto creare tutta quella serie di difese mentali ed emotive che permettono alla maggior parte delle persone di vivere relativamente immuni al dolore, ma pertanto prive di ogni possibilità di crescere in bellezza, armonia e saggezza.

La sensibilità di un bambino è un dono innato che va preservato in ogni modo, è la caratteristica umana fondamentale, ma questa nostra peculiarità non può essere semplicemente mantenuta, poiché in questo caso ci potremmo trovare, un giorno, di fronte ad un adulto fragile, insicuro ed esposto a quella perpetua sofferenza che si genera nell'incontro fra un'anima inconsapevolmente sensibile e un mondo “astutamente ottuso”. La nostra sensibilità deve crescere parimenti alla nostra consapevolezza di noi stessi e delle "furbizie dell'ignoranza umana".

È quindi fondamentale spronare la persona al viaggio di scoperta di quella dimensione a lei interiore, quella dimensione dalla quale è unicamente possibile rimanere aperti e sensibili al mondo senza esserne corrotti o distrutti. Quando un individuo prende “confidenza” con la bellezza, la vastità e la potenza del suo spazio interiore, la miseria di chi lo circonda, con tutta la sua cattiveria e necessità di succhiare energia vitale, viene vista, sentita, riconosciuta, ma non più subita. Ecco allora che la nostra sensibilità si esprime massimamente, divenendo per noi un limpido specchio su cui si riflette la realtà che ci circonda e grazie al quale possiamo interagire creativamente con le sfide della vita. Ma se la nostra sensibilità è da noi percepita come la superficie di un lago nel quale ogni volta che ci rispecchiamo vi cadiamo dentro, lo smarrimento e la confusione saranno inevitabili.

Dico questo unicamente per sottolineare quanto sia importante riuscire a mantenere la capacità di sentire pienamente le cose e quanto sia altrettanto importante trovare in noi quel centro dal quale è possibile gestire poi la forza degli eventi senza subirli.

Mi parli della dipendenza di tuo figlio dal padre. Quel che ti posso dire è che per me il problema non è tanto il padre ma la disposizione d'animo ad essere dipendente di tuo figlio. Questo padre può anche essere una figura disturbante, ma qualunque figura, alla lunga, diviene disturbante se ne siamo dipendenti, e la dipendenza è spesso il risultato a cui approda un'anima sensibile che non è ancora riuscita a trovare in se stessa quello spazio di quiete ed equilibrio necessario per affrontare le tempeste delle vita senza finire sempre in mare fra le onde.

Tu stessa dici che hai potuto capire tutto questo solo quando non eri più nella scena (nella tempesta) e guardavi tutto da lontano, come se non ti appartenesse più. Credo che questo sia il passo che lentamente dovrà fare anche il tuo ragazzo, ma considerando che tu stessa , la madre, sei riuscita a farlo per prima, sono certo che questa disposizione d'animo avrà, nel tempo, un forte riverbero anche in tuo figlio.

Ritengo sia ora fondamentale che tu non focalizzi la tua attenzione sulla relazione che tuo figlio vive con il padre, per quanto questa possa essere nociva, poiché da lui questo potrebbe essere vissuto, più o meno consapevolmente, come un dover scegliere con chi schierarsi: con te o con il padre. E questa scelta per un figlio è sempre e comunque devastante. Se il tuo amore e la tua consapevolezza lo sapranno guidare verso la scoperta del suo centro interiore, verso la piena consapevolezza del dolore che inevitabilmente nasce dall'essere dipendenti da qualcuno, bello o brutto, buono o cattivo che sia, sono certo che autonomamente scoprirà i modi e le forme per gestire liberamente e serenamente il suo rapporto con le persone, padre compreso.

Per fare ciò dobbiamo però essere riusciti a trovare in noi stessi quella dimensione di giusta distanza nelle relazioni, evitando così di curare una dipendenza creandone un'altra.

L'amore non crea dipendenza, ma come un fuoco perpetuo arde vicino al cuore di chi ci sta accanto, riscaldandolo e guidandolo lungo quelle tortuose e spesso dolorose strade che ognuno di noi deve attraversare per riuscire a trovare il luogo del suo personalissimo focolare interiore. L'amore, nella mia percezione delle cose, non è mai una guida direttiva, non è una strada ben tracciata da potenti lampioni con infiniti cartelli stradali e magari con una guida per ciechi che ci prende in braccio e ci porta alla meta, ma è più simile ad un faro che nella notte aiuta i capitani delle navi ad entrare autonomamente nel porto.

Credo infatti che la nostra esistenza trova significato non tanto nel tornare a casa, nel rientrare in un porto sicuro, questo sarebbe un po' come far ritorno all'utero materno, ma nell'imparare ad aprire gli occhi e sapersi muovere anche nelle situazioni più difficili. Quando questo è accade, tornare a casa sarà un gioco da ragazzi e avrà un bellezza incommensurabile, poiché torneremo come esseri innocenti e saggi e non più solo come innocenti bambini sempre esposti alla possibilità d'essere corrotti.

Ti auguro con tutto il cuore di poter essere sempre un potente faro per il tuo ragazzo e per tutte le persone che incontrerai lungo la tua via.

Con affetto,

Dadrim

Trackback(0)
Commenti (0)Add Comment

Scrivi commento

security code
Scrivi i caratteri mostrati


busy
 
SEO by Artio
© 2010 Il Blog di Dadrim
Joomla! is Free Software released under the GNU General Public License.
P.IVA: 03553520242
CREATIVE COMMONS Creative Commons License
Il blog di Dadrim by Dadrim is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.
Based on a work at www.dadrim.org.
Googlerank, pagerank di Google