| Madre e figlia: dipendenza e libertà |
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mia madre è completamente diversa da me, come madre le si potrebbero trovare mille difetti, ma solo dal mio o dal tuo punto si vista, perché lei ha fatto quello che poteva, entro i suoi limiti, ed io l’ho capito da tanto tempo, infatti, "andavamo e andiamo d'accordo". Meschinità, ipocrisia, invadenza, isteria, falsità, piccole miserie di vario tipo, mia madre è capace di tutto questo, ho sempre visto tutto, forse più e prima degli altri, ma ho giustificato tutto e continuo farlo, adesso più che mai, visto che ha problemi di salute. Faccio questo, perché ho sempre visto mia madre come una vittima, perché era figlia di un tempo, forse meno amata dai suoi fratelli perché femmina, perché si è sposata molto giovane e ha fatto una vita di sacrifici, perché ha sposato un uomo piacente e basta, perché non ha mai lavorato fuori casa e non mi ha mai lasciato senza un pasto caldo, perché mio padre non le ha mai regalato quei tanto amati fiori, perché è andata sotto la pioggia battente a raccogliere per me le ciliege, perché è ammalata e sempre più indifesa? Mi sento sempre in debito con mia madre, nonostante io fossi la figlia "buona" che ha sempre cercato di non darle troppi grattacapi, in qualche modo sento di averla lo stesso delusa e ferita, (compresa la mancanza di un figlio mio). Mi rendo conto che tutto questo da l’idea di un rapporto patologico, ma secondo me lo è solo in quanto tutti rapporti, se vengono analizzati bene, possono sembrare tali. Ma allora, di che cosa si tratta? Forse è semplicemente un amore incondizionato verso chi ti ha dato la vita, oppure un senso di dovere e rispetto innato che io ho, o magari il cordone ombelicale tra mia madre e me c'è ancora... Questa è una cosa mia, sono io che mi domando sulla normalità di tutto questo, quindi il "difetto" è mio, ma dove sta? Intendiamoci, io vivo normalmente, cerco di non trascurare nessuno dei miei ruoli , ma devo ammettere che quando so che mia madre non sta bene o ha bisogno di qualcosa, vengo avvolta in una leggera depressione che mi toglie interesse per tutto il resto, mia madre diventa il centro dei miei pensieri e delle mie azioni. Ma un giorno quando lei non ci sarà più, che cosa succederà? Diventerò un’orfana o una madre inconsolabile? Con affetto SM Dadrim ha risposto: Tua madre è completamente diversa da te? Ne sei certa? Quando qualcuno mi dice d’essere completamente diverso dai suoi genitori, mi viene sempre in mente l’immagine di una clessidra: anche se la rovesci misura sempre lo stesso tempo.
La maggior parte dei genitori semina nei campi dell’anima dei loro figli una quantità di fiori malati che nemmeno riusciamo ad immaginare. È raro trovare dei genitori che cercano unicamente di far crescere, sani e forti, quei fiori e quei frutti che già si nascondono nel giardino dell’anima di un individuo.
I nostri genitori, o chi ci ha cresciuti, troppo spesso agiscono come degli stampi che danno una forma alla nostra struttura caratteriale, mentale, emotiva, a tutto ciò che siamo, e nonostante, spesso, si abbia il desiderio di essere o divenire diversi da loro, la realtà è che quello “stampo” che viene impresso in noi non può essere rinnegato, cancellato o modificato, ma unicamente trasceso.
“Trascendere i nostri genitori” significa vivere, comprendere e superare totalmente quei condizionamenti che vivono in noi e che ci sono stati trasmessi nell’infanzia.
Cosa totalmente diversa riguarda invece la vera educazione.
Educare significa “portare fuori”, far emergere quel qualcosa di misterioso, unico e immortale che dimora in ogni individuo. Quel che spesso fanno i genitori, invece, è condizionare, plasmare, costringere l’intelligenza creativa del bambino entro i confini di una tradizione culturale vecchia e spesso malata.
La maggior parte dei genitori sa solo condizionare i propri figli, rara cosa è, infatti, trovare genitori che sanno educare! Per poter educare bisogna essere individui educati, e per essere individui educati, o si è stati educati o ci si è educati con grande fatica, sofferenza e volontà da soli. Essere educati non centra nulla con le buone maniere, il galateo o idiozie simili.
Essere educati significa vivere avendo scoperto quel tesoro che si nasconde in noi. Educata è la persona che ha condotto fuori da sé, che ha estratto dalle profondità e dalle oscurità dell’anima la propria coscienza. Il termine “educare” deriva infatti dal latino “e-ducere”, che significa portare fuori, liberare, e se iniziamo a vedere le cose da questa prospettiva, fa veramente schifo vedere le forme e i modi in cui oggi intendiamo l’atto educativo!! La vera educazione nasce solo da un naturale, spontaneo e amorevole rapporto fra un individuo libero (educato) e un individuo disposto a mettersi in gioco completamente. I bambini sono per eccellenza anime educabili per il semplice fatto che il loro modo d’esistere è un’assoluta e totale apertura alla vita. I problemi nascono sempre e solo quando un bambino viene condizionato. Un bambino condizionato diverrà inevitabilmente un individuo chiuso alla vita e pieno di autodifese, sino al punto in cui, divenuto adulto, non sarà più capace di reperire autonomamente la via che conduce alla sorgente da cui zampilla la sua luce interiore.
Ecco che allora diverranno necessari molti sforzi e sofferenze, molti pellegrinaggi e molti maestri, tutto unicamente per poter riscoprire quella limpida coscienza che è maestra di se stessa.
La nostra società ci inietta un virus che poi tenta di curare attraverso quel che chiama “educazione”, ma che della vera Educazione non ha proprio nulla.
Cara SM, dici d’essere totalmente diversa da tua madre. Se così fosse, questo vorrebbe dire che sei riuscita a trascendere il tuo passato, i tuoi condizionamenti, e che sei riuscita a divenire una persona educata, cioè una persona che è stata in grado di far emergere la luce che si nasconde in lei.
Ma da quel che scrivi nella tua lettera, credo che questo tuo ritenerti totalmente diversa da tua madre sia soprattutto un desiderio di rimuovere e cancellare tutte quelle ombre che la figura materna che vive in te ancora nasconde.
Tu scrivi: “Meschinità, ipocrisia, invadenza, isteria, falsità, piccole miserie di vario tipo, mia madre è capace di tutto questo, ho sempre visto tutto, forse più e prima degli altri, ma ho giustificato tutto e continuo a farlo, adesso più che mai, visto che ha problemi di salute”.
Perché giustifichi tutto questo? Noi giustifichiamo qualcosa solo quando non abbiamo la capacità d’accettare la realtà di quel qualcosa. Giustificare è un’operazione razionale atta a lenire la sofferenza che nasce dal contatto con una realtà che non riusciamo a comprendere e che ci genere sofferenza. Giustifichiamo l’esistenza della morte con l’esistenza di dio, l’esistenza del male con l’idea di una colpa originaria dell’uomo… Per ogni cosa la nostra mente può trovare una qualche giustificazione, ma giustificare qualcosa non ci permette di comprendere veramente la natura di quel qualcosa, e quando non possiamo penetrare la reale consistenza di un fenomeno, non possiamo nemmeno trascendere quel fenomeno.
Dici di aver giustificato tutto e di continuare a farlo, adesso più che mai, visto che ha problemi di salute. Ma le meschinità e le varie ombre di tua madre c’erano anche prima che la malattia venisse, pertanto come potrebbe la malattia fungere da giustificazione dei suoi limiti.
Quel che cerco di dirti è che non è attraverso la giustificazione che possiamo risolvere una relazione complicata, ma unicamente grazie alla disidentificazione da quella relazione. Osserva in maniera attenta e passiva tutto ciò che accade in te e in tua madre quando vi incontrate. Ascolta tutte le emozioni e i pensieri che ti passano per la mente e per il cuore quando siete l’una accanto all’altra, e lentamente vedrai che fra voi si genererà una distanza che vi permetterà una nuova forma di dialogo e di comprensione, perlomeno in te. Se fra noi e un oggetto non v’è alcuna distanza, come ci sarà possibile vedere cos’è di fronte ai nostri occhi? Stessa cosa vale per le nostre relazioni. Quando siamo troppo coinvolti in una relazione, non siamo più capaci di vedere le dinamiche che governano e dirigono quel rapporto, divenendo così prigionieri di un treno che corre impazzito verso il capolinea.
Spesso, inoltre, giustifichiamo i nostri genitori per il semplice motivo che il vedere e l’accettare i loro limiti e i loro difetti, significherebbe per noi dover accettare il fatto che non v’è più qualcuno di superiore a noi a cui potersi abbandonare totalmente e ciecamente. Ma tutti noi in realtà, per l’intero arco della nostra esistenza, conserviamo il desiderio di voler avere dei genitori perfetti, capaci di capirci sempre, di accudirci e di consolarci nel momento del bisogno.
Uno dei nostri primi risentimenti nei loro confronti nasce, infatti, al primo sorgere della consapevolezza dell’esistenza della morte. Quando diveniamo consapevoli del fatto che tutti dobbiamo morire, diveniamo anche consapevoli del fatto che in questo mondo non esiste nessuno capace di proteggerci dalle sfide che l’esistenza ci impone, ed è per questo che tutti coloro che vivono negando il pensiero della morte vivono anche negando i limiti e le fragilità dei propri genitori.
Chi affronta l’idea della propria fine, comprende anche che la vita è un mistero che si può indagare unicamente da soli, e che durante questa indagine ogni individuo fa tutto quel che gli è possibile per aprirsi un varco verso la luce, nonostante, spesso, finisca per preferire e imboccare le caverne più buie e gelide dell’anima.
Ma quando si comprende chiaramente l’inevitabile solitudine, libertà e responsabilità a cui è chiamata la nostra anima, ogni limite e difetto che vediamo in chi ci sta accanto non fa più sorgere in noi alcuna giustificazioni o alcun risentimenti, ma genera unicamente una naturale e spontanea empatia e compassione per il dolore che prova chi vive nell’ignoranza e nella stupidità. E qualora, colui che vive nell’ignoranza e nell’oscurità, fosse così cieco e avviluppato in sé da non provare ancora alcun dolore e ripensamento, ancor più grande sarà la nostra compassione, comprendendo, infatti, quanto lontano ancora si muova quest’anima dalla pace e dalla serenità, e quanti dolori e fatiche ancora l’attendono.
Vedi tua madre come una vittima? Cara SM, basta giustificare, vittima è solo colui che vuole vivere come tale!!
Tua madre ha trascorso più di sessant’anni di vita, e vuoi dirmi che v’è sempre stato un colpevole, qualcuno o qualcosa che le ha impedito di trovare un po’ di fiducia e di serenità?
Sei in debito con tua madre? In debito è solo chi non ha trovato la ricchezza che si nasconde in lui!!
Sei sempre stata la figlia buona? Ma chi ha deciso ciò che è buono e ciò che non lo è? Tua madre? Sempre quella persona che, si certo ha sofferto, ma che di tutta la sofferenza che ha vissuto ha ricavato solo meschinità, ipocrisia, invadenza, isteria, falsità e piccole miserie di vario tipo?
Che idea di buono deve avere dentro di sé? Buono è averti dato la possibilità di sentire tutto questo suo soffrire come un sacrificio fatto per te? Ma sai quanto pesa l’insoddisfazione di una vita non vissuta posta sulle spalle di un altro? Credo proprio di sì! Buono è averti dato la possibilità di sentirti sempre in debito?
Buono è averti fatto sentire anche il peso del desiderio mancato di avere dei nipoti, per dei figli che ancora non hai, ma non certo per tua scelta?
Tu sei la figlia buona, vivi normalmente, senza trascurare nessuno dei ruoli che hai, poi ti chiedi se è amore incondizionato o un senso di dovere innato quello che provi nei confronti di tua madre.
La mia risposta è semplice: ogni bambino nasce con un amore incondizionato nei confronti dei suoi genitori. Il bambino non viene al mondo dicendo: “papà, tu non sei laureato, non guadagni bene, non hai sposato la donna giusta per me, non mi hai dato i fratellini che volevo… papà mi hai deluso!”.
Il bambino viene al mondo con una promessa di amore assoluto e incondizionato verso i propri genitori, sono solo e sempre i genitori che nel tempo mettono una serie di condizioni a questo amore, e quando l’amore incondizionato viene imbrigliato a dei desideri personali ecco allora che si trasforma in un senso di dovere innato.
Il senso del dovere che proviamo verso i nostri genitori è la prova tangibile che il nostro amore incondizionato è stato manipolato, negato, incompreso e non ricambiato.
Tutto questo, se mi hai capito, non lo dico per accusare tua madre, ma per spingerti a vedere l’enorme dolore che questa donna porta con sé, e l’enorme errore che tu continueresti a commettere se dovessi proseguire la tua esistenza entro queste logiche d’amore negato.
Non v’’è nulla di patologico, nessun cordone ombelicale da tagliare, ma v’è solo un enorme cuore che vuole vivere, esplodere e uscire allo scoperto.
Questa è la storia di un amore che non è mai riuscito a cantare la sua canzone, ma che ha sempre e solo dovuto usare il linguaggio dei sordomuti!
Quando sai che tua madre non sta bene vieni avvolta da una “leggera depressione” che ti toglie interesse per tutto il resto, così tua madre diviene il centro di tutti i tutti pensieri e di tutte le tue azioni. Non mi sembra poi così leggera questa depressione. Se fosse pesante cosa accadrebbe?
L’amore che si nasconde in te è stato risucchiato nel vuoto che logora l’anima della tua povera mamma, e a sua volta, tua madre a riversato il suo amore nel vuoto dell’anima di qualcun altro…
ma le leggi dell’esistenza non permettono che qualcuno viva la vita al posto nostro. Quando spendiamo tutte le nostre energie per colmare le mancanze di chi ci sta accanto o per corrispondere ai loro desideri, compiamo un duplice errore. Da un lato sosteniamo il comportamento dipendente, parassitario e tiranno di chi ci vive accanto, dall’altro lato consumiamo la nostra linfa vitale gettandola in un pozzo di disperazione che non vedremo mai colmo.
L’unica cosa assennata che possiamo fare se veramente iniziamo a volerci incamminare verso la vera realizzazione dell’amore e della libertà è iniziare a preoccuparci di più per noi stessi senza pretendere che siano gli altri un mezzo per il raggiungimento dei nostri fini. Se iniziassimo a ricercare una felicità che non dipende dal corrispettivo che ci può venire da chi ci è affianco, riesci a immaginare quanta forza, libertà e amore saremmo capaci di generare in noi e attorno a noi?
Se riuscirai a rimanere in un’osservazione attenta e passiva anche quando sarai colta dal senso di colpa e dalla depressione che senti quando comprendi che nonostante tutto quel che hai fatto, mai e poi mai, riuscirai a rendere felice una persona che non sa cosa sia la vera felicità;
se riuscirai a vivere senza asservirti al desiderio di assecondare i bisogni egoistici di chi ti sta accanto e se, così radicata in te stessa, riuscirai ad accompagnare tua madre verso la fine continuando a donarle quell’amore incondizionato che sempre le hai dato, ma finalmente purificato dal senso del dovere, ecco che quel poco che per lei puoi fare tu l’avrai fatto, e quel molto che per te puoi ancora fare l’avrai continuato a portare avanti!!
Dadrim
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