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Giovanna ha scritto: Sono una donna single di 38 anni con esperienze sentimentali finite, quasi tutte non per mia scelta. Cosa dovrei aspettarmi dagli uomini oggi, senza andare incontro alla delusione? Che visione della vita dovrei maturare per non soffrire la frustrazione del mio stato e delle sofferenze che derivano da fallimenti sentimentali?
Dadrim ha risposto: Cara Giovanna, non aspettarti nulla dagli uomini di oggi e nemmeno da quelli di domani, non perché gli uomini siano un problema, ma perché il vero ed unico problema di ogni essere umano, uomo o donna che sia, è l’aspettativa. Il vivere filtrando l’esistenza attraverso le nostre aspettative genera un inferno. Sono le nostre pretese, i nostri sogni, i nostri rigidi progetti sul futuro a crearci delusioni. Se iniziamo a pensare che il fulcro dei nostri problemi risieda in chi o in cosa non corrisponde al nostro desiderio, cadiamo in una prigione senza via di uscita, perchè questa esistenza è un fenomeno ben più grande di noi, e non ci è dato il potere di decidere nemmeno sulle sorti di un filo d’erba. So che per molte persone queste parole suonano disperanti, ma ciò accade unicamente perché abbiamo perso il contatto con il presente, iniziando, così, a vivere unicamente nel futuro e nel passato. Ognuno di noi, crescendo, sviluppa progressivamente un modello mentale, una gabbia progettuale entro cui cerchiamo di plasmare le nostre vite. La società in cui viviamo, con la sua pseudo cultura, la sua pseudo educazione e le sue pseudo leggi, ci indottrina sin dalla nascita a perpetrare certi modelli. Abbiamo poi i modelli che ci vengono imposti dai desideri inappagati dei nostri genitori e, infine, abbiamo anche le recriminazioni che nascono da tutte quelle esperienze incomplete che noi stessi ci portiamo appresso. Viviamo schiacciati da macigni enormi che soffocano la nostra anima, che ci costringono a strisciare come vermi fra la polvere del suolo, impedendoci di spiegare quelle immense ali che per diritto di nascita ci sono state donate. Siamo figli del cielo che vivono come talpe, in stretti cunicoli del pensiero. Quanti pensieri abbiamo? Quanti doveri, dogmi e desideri lacerano la nostra anima? Quanti “se” e “ma” ci siamo imposti prima di poter dire un tremendo e totale “SI” alla Vita? Lo senti anche tu, Giovanna, questo odioso rumore di fondo che istupidisce le nostre coscienze? “Devi andare bene a scuola, devi essere un bravo bambino, devi rispettare gli adulti, devi avere successo, devi fare i soldi, devi avere una casa con giardino e piscina, devi essere colto, sensibile, arrogante, spietato, seducente e brillante. Devi avere pazienza, ma senza essere pigro, devi vivere freneticamente, ma senza essere agitato, devi fare successo, ma senza far vedere quante persone hai calpestato per raggiungerlo, devi essere potente e temuto, ma facendo passare l’immagine di una persona buona e mite. A diciotto anni devi aver finito le superiori, a venticinque l’università e la specializzazione, a trenta devi aver terminato la gavetta, cioè il leccare il culo a qualcuno che comanda perché ha già leccato molto più di te. A quarant’anni devi aver ormai raggiunto una posizione di prestigio altrimenti entri subito nella categoria dei falliti, e nel frattempo devi aver avuto come minimo un bambino e un matrimonio, se c’è anche un divorzio meglio, perché dà quel “fascino” in più che alla sera, durante il momento dell’aperitivo al bar, torna sempre utile per qualcosa. Se non hai fatto l’università, non hai imparato un mestiere o magari nemmeno finito le superiori non c’è problema, tanto oggi si può essere popolari, ricchi e famosi senza saper dire o fare nulla. Forse servirà qualcosa in più di una leccata di culo, ma che importanza ha, se il metro della dignità di un individuo oggi si misura in denaro, visibilità e stupidità. Quindi puoi anche non andare bene a suola, puoi anche non essere un bravo bambino, puoi anche non rispettare gli adulti, puoi anche non avere alcuna coscienza, pazienza, sensibilità, mitezza e onestà, ma tutto ciò solo se mostri quei tratti narcisistici e megalomani sufficienti da far sperare che prima o poi qualche zoo televisivo ti accoglierà fra le sue bestie. Le uniche cose che non si devono assolutamente mai fare sono: pensare con la propria testa, cercare di essere sempre se stessi, senza mai seguire nulla e nessuno all’infuori della propria voce interiore. No, quella voce non deve mai parlare, deve essere soffocata subito sotto un cumulo di immondizie. Non accettarti mai per quello che sei, non amarti per il semplice motivo che sei vivo, intelligente, cosciente e figlio di questa misteriosa vita. Non essere libero, non scoprire, parlare e diffondere l’amore incondizionato, altrimenti sarai escluso, emarginato e ostacolato da tutto e da tutti. Mai che tu possa divenire un vero essere umano altrimenti che fine farà tutta questa patetica recita di scimmie, scimmiotte e pupazzi? Non chiederti mai qual è il significato ultimo di questa esistenza, se esiste qualcosa dopo la morte, non chiederti mai nulla, non ricercare, non pensare! Perché fare questa fatica, perché uscire dai binari che la nostra secolare e “sapiente” cultura ci ha riservato, perché andare contro corrente? È stato già tutto preparato sin nei minimi dettagli, devi solo addormentarti e goderti questo meraviglioso e incantevole sogno che ci è stato preparato. Tutto uguale, tutto già scritto, detto, vissuto, consumato, usato e recitato. Non è meraviglioso vivere in questo modo?” Sai da cosa nasce tutta questa follia? Dal tempo! Noi viviamo imprigionati entro i confini del tempo e questi confini sono generati dall’idea di nascita e dall’idea di morte. Entro queste due parole la nostra mente crea l’idea di divenire, di raggiungere. Noi umani “diveniamo”, proprio perché riteniamo di dover finire, morire, svanire nel nulla. È la paura della morte che genera tutto questo circo di vuoti significati, valori e scopi. Se la nostra prospettiva fosse eterna non si potrebbe generare questa tremenda spinta di desideri e traguardi, ma il presente tornerebbe ad essere l’unica vera prova d’esistenza. L’idea di divenire è partorita dall’idea di dover morire, mentre l’esperienza dell’essere è prodotta dall’immersione nel presente. Solo nel presente accade la vita, mai nel passato o nel futuro. Solo ora puoi amare, sentire il vento, bere un bicchiere d’acqua, danzare, ridere e giocare. Vivere il presente significa iniziare ad amare la vita incondizionatamente, ma per vivere il presente bisogna abbandonare ogni desiderio futuro, ogni aspettativa. Questo non significa non fare più progetti o sogni, anzi, questo significa iniziare a generare unicamente quei sogni e quei progetti che mai ci lasceranno inappagati e delusi, proprio perché il loro essere non esiste in funzione di una meta ventura, ma unicamente in funzione di un quotidiano e sempre presente costruirsi. Io non amo quest’uomo perché rientra in un mio progetto che troverà realizzazione solo un domani, ma amo quest’uomo perché il mio progetto si concretizza nell’amarlo ogni giorno, a prescindere da qualunque cosa egli decida di fare domani, fosse anche andare lontano da me il mio amore lo seguirà come una benedizione, nella speranza che ovunque vada la pace e la felicità lo accompagnino. Quando viviamo sentendo che, anche se la morte dovesse accadere in questo istante, nulla è incompiuto, poiché troviamo il nostro scopo di vita nel consumare sino all’osso ogni singolo istante che c’è dato, ecco che tutto è possibile! L'augurio più grande che posso farti è di riscoprire la tua voce interiore, perchè a quel punto non sarai mai più una donna single o una donna fidanzata, ma sarai sempre e solo una donna libera, qualunque situazione dovessi trovarti a vivere, e questa è l'unica cosa che conta veramente! Sempre a tua disposizione per qualunque chiarimento o approfondimento. Un abbraccio, Dadrim
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Con affetto,
Dadrim.