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Risposta al non convenzionale PDF Stampa E-mail
CappelloQualcuno ha chiesto: Gent.mi,
ho letto di recente un interessante libro (
Filosofia del non convenzionale. Paura e verità
di Maurizio Pierpaolo) in cui si conclude che la filosofia in oggetto non è altro che semplice tendenza al conformismo. A tal riguardo cito testualmente ciò che appare sulla retrocopertina del testo : "Se le vostre scelte sono condizionate dal dilemma di dover appartenere ad un sistema di pensiero "convenzionale" o "non convenzionale" e nonostante abbiate cercato di seguire scrupolosamente i dettami di uno dei prescelti sistemi e ne avete abbastanza dei consigli di maestri,guru,tecnocrati,capiscuola e quant'altro, questo è il libro che fa per voi.
Nella storia dell'umanità, infatti, non esiste regola che non sia stata violata per un qualsiasi motivo, almeno una volta, mostrando che le modalità di interpretazione degli eventi sono sempre transitorie e, spesso, sono dettate da ragioni opportunistiche o da ragioni dogmatiche.
Seguendo scrupolosamente le suddette ragioni si può correre il rischio di perdere di vista la qualità del nostro progresso cognitivo, orientandolo verso un ruolo d'asservimento nei confronti dei "centri di potere dogmatico" che tutelano i canoni della "scienza normale" o della "scienza istituzionale".
Il contesto postmoderno che viviamo,non smentisce questa regola della storia, anzi la riassume nell'attuale esigenza da parte della società, di sviluppare forme di "cultura non convenzionale" meglio identificabili come "cultura emergente", spesso alimentate da forze di compromesso fra vecchio e nuovo sapere.
Il nuovo sapere si trasforma così in un qualcosa di latente oppure in un qualcosa di utilizzabile per trattare solamente evenienze particolari o, addirittura, eccezionali.
Questo atteggiamento di difesa è molto resistente ma non impedisce tuttavia ad ognuno di noi di restare disponibili a modificare il proprio sistema di interpretazione in relazione a ciò che è reputato utile o inutile, in relazione a ciò che, in definitiva, non è altro che semplice conformismo" .

Cosa ne pensate, potete darmi qualche risposta, sono un insegnante di filosofia e credo che l'autore abbia colto alcuni spunti di grande attualità.

Grazie
Dadrim ha risposto:
Egr. Professore,
Come Lei ben sa, Ludwig Wittgenstein scrisse: "Il compito della filosofia è insegnare alla mosca a uscire dalla bottiglia".
Assolutamente vero!!
Il problema, però, è che non esiste "una" filosofia, ma tante filosofie, e alcune Filosofie portano la mosca alla libertà, mentre altre "filosofie" spingono la mosca ad arrovellarsi sino alla follia.
Rimettiamo pertanto alla nostra coscienza la capacità di saper discernere!
Mi permetto poi di farLe notare quanto segue.
Mi pone un quesito copiando la retrocopertina di un libro e ponendovi un punto di domanda alla fine. Da questa Sua azione deduco che Le deve esser sembrato un testo non molto chiaro e interessante. Solitamente nel retrocopertina è riportato il tema centrale trattato da un testo, e se Lei ora si sente spinto a chiedere un mio parere, presupponendo che io possa offrirLe una interessante riflessione partendo dalla semplice lettura di una retrocopertina, figuriamoci cosa devono averLe lasciato centinaia di pagine che giustificano quel retrocopertina.
Ma se così non fosse, mi sorge spontanea una domanda: ma Lei l’ha letto questo libro?
Lei dice inoltre che l’autore ha colto alcuni spunti di grande attualità, ma se, come pare Lei sostenga, l’autore ha unicamente colto questi punti, non le bastava andare al bar e leggere il giornale, invece di spendere denaro per un libro? Anche se forse sarebbe meglio parlare con il barista e con qualche cliente: sono certamente più solari e franchi delle solite quattro cose stampate su deprimente carta grigia.
Aaah no, mi scuso!! Per un attimo avevo dimenticato che, per la maggioranza di coloro che si ritengono filosofi o professori di tale disciplina, il concetto comune di attualità non coincide con quello della maggioranza delle persone. In merito a questa discrepanza di vedute ricordo la frase, che Lei certamente ben conosce, pronunciata da Platone nel Teeteto: “Come anche di Talete si racconta che mentre mirava gli astri e guardava in su, cadde nel pozzo, e una servetta di Tracia, piuttosto in gamba e carina, prendendolo in giro gli disse che lui desiderava conoscere i fenomeni celesti, ma si lasciava sfuggire quelli che aveva davanti a sé e sotto ai suoi piedi".
Lei, Professore, conclude poi la Sua domanda affermando: “Sono un insegnante di filosofia”. Ora io mi chiedo che rilevanza ha questa puntualizzazione all’interno della Sua ultima proposizione? È un’informazione assolutamente irrilevante se la valutiamo unicamente considerando l’aspetto logico e semantico della frase, ma se la valutiamo da un punto di vista psicologico può sicuramente offrire molti spunti di riflessione, questi sì, di “grande attualità”.
Ciò che maggiormente mi interessa, però, è il punto di vista spirituale, partendo dal quale Le posso dire con certezza che la Sua affermazione è errata. Lei non è un professore di filosofia, ma fa il professore di filosofia, e questa distinzione non è da sottovalutare, perchè il Suo essere non è soggetto a mutamento, mentre il Suo stato di professore è un fenomeno contingente, e chi identifica il proprio essere con eventi transitori è una persona che soffre o che soffrirà.
Vorrei concludere questa mia banale risposta rievocando “Ananke”.
Il termine Ananke o Ananche, (in greco Ἀνάγκη), come altrettanto Lei ben sa Professore, nella mitologia greca significava destino, ma anche necessità. Che bellezza! Una parola sola per indicare una duplice realtà: ogni necessità è un destino, ogni destino è una necessità.
Qual è la necessità da cui nasce questa Sua domanda, Egr. Professore, tale è il suo destino.
Con il più profondo augurio di ricevere una Sua domanda, che affiora da necessità più reali e personali, Le porgo distinti saluti.
Dadrim.
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Commenti (1)Add Comment
grazie per la preziosa attenzione.
scritto da \" il professore\", ottobre 13, 2008
Egr Dadrim,
sono veramente contento di aver ricevuto una sua così chiara risposta, relativamente alla sua domanda di aver letto il libro "filosofia del non convenzionale" le segnalo che ho gradito tantissimo la sua relazione con il bar perchè credo, come penso anche lei, che al bar nascano dinamiche comunicative reali e tangibili.Il non convenzionale secondo me è proprio questo, nel libro traspare tutto ciò anche in un senso epistemologico(la modalità di conoscenza).Lei converrà con me se faccio riferimento a Wittgenstein, sempre pensando al bar : " il mondo è tutto ciò che accade". La filosofia del non convenzionale sembra avere proprio a che fare con ciò che accade, per questo è affascinate.

cordiali saluti

" il professore"

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