Banner
Piacere e dolore, senso e significato PDF Stampa E-mail
EraclitoNoi uomini esistiamo all’interno di una rete di relazioni.
Le relazioni si fondano su una serie di scambi reciproci, una sorta di costante “dialogare” a differenti livelli.
L’individuo attraverso i sensi riceve stimoli che nella loro forma base vengono vissuti come piacevoli o dolorosi. Il piacere e il dolore hanno vari gradi d’intensità. L’esperienza del dolore e del piacere è completata dall’innato istinto di evitare il dolore e di perseguire il piacere. Quindi, quando osserviamo un fenomeno sensibile che entra in contatto con un organismo umano (contatto con il fuoco), o che si genera all’interno di un organismo umano (fame), vediamo il verificarsi della seguente dinamica: fenomeno – contatto - modificazione dell’organo - percezione di piacere o dolore – risposta ( evitamento o perseguimento). La consapevolezza è il sostrato che permette di decodificare le percezioni – risposte. Le modificazioni dell’organismo (che possiamo anche leggere come fenomeno unitario tra mondo esterno e organismo) Stimolo – percezione – risposta – memoria, sono i quattro passaggi che vanno a comporre l’esperienza. Le esperienze dei sensi accumulandosi permettono di adattarsi al mondo e di poter interagire a livelli di complessità maggiore sotto l’aspetto motorio.
Negli individui la capacità di percepire ha un primo livello, quello del corpo fisico. Qualunque percezione a cui viene sottoposto il corpo fisico produce una modificazione del corpo (più o meno luce restringe o dilata la retina). Il corpo fisico esiste all’interno di determinati livelli percettivi. Troppo calore lo uccide, troppo freddo pure. Troppo cibo lo uccide troppo poco pure. Il corpo ha un suo equilibrio di percezione e d’interazione con il mondo, che deve rispettare per potersi mantenersi in uno stato di buona esistenza.
Quando il corpo inizia a perdere il suo stato di equilibrio, percepisce un disagio-dolore più o meno intenso. Questo accade perché il nostro corpo nasce con una sua struttura ben determinata (non immutabile) che risponde a percezioni di disagio – dolore entro una precisa soglia di intensità. La percezione del dolore spinge il corpo ad agire per ottenere la cessazione del dolore. Da queste osservazioni possiamo concludere che il corpo è dotato di una meccanismo innato di autoregolazione, funzionale al mantenimento del suo equilibrio.
Il corpo fisico , attraverso i sensi, oltre a dialogare costantemente con il mondo fisico esterno, funziona anche da “porta” attraverso cui passano tutte le interazioni tra il mondo interiore dell’individuo e il mondo interiore degli altri individui.
L’individuo è costantemente esposto a stimoli sensoriali, emotivi, concettuali, ai quali non può sottrarsi.
Gli stimoli che riceve producono in lui delle reazioni che si tramutano automaticamente in risposte che vengono rimandate all’ambiente esterno, creando così una costante attività circolare di “dialogo” tra interno ed esterno.
Questo dialogo coinvolge ogni forma vivente, è un’intrinseca attività dell’universo intero, pensiamo ad esempio alla peculiare forma di dialogo che esiste fra la luce solare e le piante, detta fotosintesi clorofilliana.
Quando questo processo dialettico coinvolge gli esseri umani, entra in gioco un elemento particolare.
Gli individui non rispondono in maniera predeterminata alle sollecitazioni degli stimoli esterni ma vi interagiscono interpretandoli all’interno di un paradigma di significati e un paradigma di senso.
Nel mio pensiero, attribuire un senso a qualcosa equivale a poter determinare quel qualcosa come funzionale al raggiungimento di determinati obbiettivi, mentre attribuire un significato equivale a poter esperire un fenomeno come fine in sè.
Qualcosa trova un senso se viene percepito come funzionale rispetto ad un fine. Non è necessario che la percezione di funzionalità sia racchiusa in un quadro di significati, ma è sufficiente, al generarsi di un senso, che vi sia una percezione di funzionalità. La percezione può anche rivelarsi priva di orizzonti significativi, ciò è irrilevante alla determinazione di azioni sensate.
Uccidere in guerra ha un senso poiché l’obbiettivo è sopraffare il nemico
Tale azione è però priva di significato poiché non trova alcun fine in sé ma unicamente in altro, e ciò che non ha fine in sé vive in un perpetuo meccanismo di logorante reiterazione dell’azione volta al raggiungimento di un orizzonte inesistente.
Sono munite di senso quelle azione che vengono compiute in vista di un fine, che sono quindi puramente strumentali, mezzi per raggiungere uno scopo.
Il significato (escludendo la valenza semantica, semiotica del termine), nella mia visione delle cose, è attribuibile a quelle azioni che trovano la propria giustificazione in sè, che sono fine in sé e non mezzi per qualcos’altro, pertanto rientrano in un quadro di lettura etica.
Canto perché l’azione di cantare mi da gioia in sé, il canto ha un significato e non un senso.
Passeggiare con un amico da serenità in sé. L’azione di passeggiare con un amico trova significato e non senso.
Il senso si muove all’interno di una logica finalista, che vive nel processo temporale.
Il significato si muove all’interno di un’esistenza compiuta, vissuta nel presente.
.
Dadrim
Trackback(0)
Commenti (0)Add Comment

Scrivi commento

security code
Scrivi i caratteri mostrati


busy
 
SEO by Artio
© 2010 Il Blog di Dadrim
Joomla! is Free Software released under the GNU General Public License.
P.IVA: 03553520242
CREATIVE COMMONS Creative Commons License
Il blog di Dadrim by Dadrim is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.
Based on a work at www.dadrim.org.
Googlerank, pagerank di Google