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Elena ha scritto: Ciao Dadrim, in diversi tuoi articoli ti ho sentito dire che uno dei motivi che stanno alla base della sofferenza umana è la dimenticanza della morte, il nostro vivere come se la vita fosse eterna. Nel tuo ultimo scritto però dici che il problema sta nel pensiero di dover morire. Come stanno le cose?
Con affetto, Elena! Dadrim ha risposto: Cara Elena, la tua domanda è molto importante e spero di riuscire ad essere chiaro e semplice nella risposta. La nostra sofferenza deriva dal tentativo continuo di rimuovere dalla nostra coscienza la consapevolezza di dover morire. Questa rimozione la pratichiamo tessendo un’infinita ragnatela di sogni e progetti che sostengono l’idea d’essere in continuo divenire. Sino a quando mi sto impegnando per divenire qualcosa o qualcuno non dovrò fare i conti con l’angoscia dell’ignoto che si cela nella consapevolezza del dover morire. Da questo desiderio di evitamento nasce un pensiero di continuità, di perpetuo divenire, che come un fuoco alimenta il nostro piccolo e tremante ego. Dalla paura del contatto con l’infinito che si nasconde in noi generiamo tutta quella serie di stupide attività a cui dobbiamo inevitabilmente attribuire massima importanza per non fare i conti con la nostra irrilevanza. Questo modo di vivere si fonda su un’idea di tempo scandita da progetti e mete che progressivamente rinnoviamo sino a quando l’esistenza, nostro malgrado, non cala il sipario, spezzando un circolo vizioso d’attività unicamente finalizzate all’intrattenimento. È curioso vedere quanto ci lamentiamo di quei tanto odiati contratti di lavoro a progetto, che oggi vanno per la maggiore, quando, in fin dei conti, sono le nostre stesse vite ad essere vissute entro una dimensione meramente progettuale: per paura dell’ignoto, della morte e del cambiamento iniziamo a vivere sospesi in un mondo mentale fittizio, solipsistico, fatto di sogni che cerchiamo di raggiungere rilanciando sempre avanti il confine del tempo. Questa concezione dell’esistenza ci fa vivere mossi da bisogni temporanei, superficiali ed entro una visione del mondo e di noi stessi fragile e sempre esposta alla frustrazione. Quando iniziamo a dare massima importanza a tutte quelle cose che per essere realizzate e raggiunte hanno bisogno di tempo e di spazio la nostra mente inizia a creare un’illusoria idea d’eternità, indispensabile per dare continuità al nostro desiderio di divenire e possedere. Tutt’altra cosa accade invece quando comprendiamo che per quanto riusciremo a fare e divenire in questa società di allucinati, nulla sarà servito a colmare la profondità della nostra ignoranza in merito al nostro Essere e al nostro dover morire. Quando comprendiamo la futilità delle nostre aspirazioni, desideri, progetti e volontà cadono in secondo piano, lasciando così emergere dalla nostra coscienza la piena consapevolezza di ciò che da sempre e per sempre si manifesta nell’unicità della realtà del presente. Questa dimensione non conosce morte alcuna, ma non perché si estende in un tempo infinito, ma perché si consuma totalmente estasiata nella pienezza di vita che ogni istante del nostro esistere porta con se. L’uomo immortale non è colui che non muore, ma colui che vive ogni istante senza paura dell’istante successivo, perché nel continuo accadere del presente scioglie ogni catena che lo vincola al passato e al futuro. L’uomo immortale non è colui che non fa più sogni e progetti , ma colui che sogna ben consapevole d’essere sveglio e che progetta senza mai far divenire un progetto più importante della bellezza del poter progettare. Cara Elena, vi sono uomini che pensano d’essere eterni sino a quando non scoprono d’essere in punto di morte, vi sono poi uomini che scoprono ogni giorno un eterno presente, perché pensano sempre d’avere ancora un solo istante per poter sentire d’essere veramente vivi. Non so se sono stato effettivamente chiaro e semplice come avrei voluto, ma so che per questo istante ho dotato tutto quel che potevo, e questo mi completa! Un grande abbraccio, Dadrim
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Ti farai bandiera e I HAVE A DREAM!
…tutto ciò che nasce è tutto ciò che muore
ma il significato, i discorsi di libertà
sventoleranno unione per sempre…
La legge razziale nel 1968
Pianse al sogno castigato.
Si era spenta
L’America
Ma durante i dialoghi per il civile
La candela divampava
Ancora.
Era sola l’America
Sola nel predicatore
La cecità
La parità degli uomini
Sola nei suoi occhi futuri
Occhi
Lampanti
Di una luce pacifista
Promessi
All’inizio di un credo
Viandanti
Tra vie e comizi strabilianti.
L’impossibile
Era stato
Il possibile è situato in storia
L’impossibile
Era il panico
Il possibile è razza
Di una stesura gandhiana
L’impossibile
Era l’addio
Il possibile è il sogno.
Ti farai bandiera
La bandiera che hai alzato
Di un grande popolo
Il popolo nero
Ti farai bandiera
E il ritornello fraterno…
Verrà in fronte
Ad un altro appuntamento.
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I have a dream...
Io ho un sogno...
I sogni non sempre si realizzano.
Ma non perché siano troppo grandi o impossibili.
Perché noi smettiamo di crederci.
I have a dream...
Io ho un sogno...
Martin Luther King Jr.
1929/1968
©
Da “Il cuore degli Angeli”
di Maurizio Spagna
www.ilrotoversi.com
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L’ideatore
paroliere, scrittore e poeta al leggìo-