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A sedici anni PDF Stampa E-mail

Clessidra

A sedici anni

Livide nuvole crollano dal cielo
nei cupi miei occhi,
bramosi di possederti
nell'intimità della tua alcova,
ma corvi dalle ali spezzate
gracidano doloranti
tra le rovine della mia mente
a pochi passi da un regno incantato.
Ti rivorrei limpido,
chiaro,
non più confuso,
mio occhio piagato,
rovinato dal tempo.
Forse un giorno
mi riposerò ancora
nell'umido tuo ventre.
Come il vento del sud
soffierò fra le tue valli,
aldilà delle tue vesti.
Ma ora sento solo il gelo
penetrarmi le ossa,
mentre vacilla la ragione
scossa dal dubbio.
Quel bambino che donasti al mondo
ora piange disperato
nel silenzio della notte.
Urla il tuo nome,
singhiozza nel sudore,
si stringe paralizzato
nell'angolo di una stanza.
Perché m'hai parlato
della voce degli angeli
lasciandomi nel cielo
senza ali per volare?
A volte mi pare di ricordare
la luce calda e rassicurante
di una terra lontana,
dove la tua presenza
permeava ogni luogo.
Quante menzogne,
quante bugie!
Smetti di fuggire,
smetti di nasconderti.
Ascolta il rumore della pioggia
cadere tra le mie mani
e guarda il tuo riflesso
immacolato e puro,
perché solo nel volto
di chi ti ha amata
potrà rivelarsi
la verità di Te Stessa.
O teneri respiri
assopiti qui nel silenzio,
cullate la mia mente
riaffiorando esili e dolci,
mentre passano veloci,
attraverso i miei occhi incantati,
le immagini del mio amore.
Ti prego sussurra ancora,
sussurra ancora il mio nome.
Fra le ombre mi nascondo,
e con gli animali mi confido.
Piango ipocrita,
tollero in silenzio,
fra le nuvole amiche
dei sogni della mente.
Stanco del dubbio,
furioso ora è il mio grido.
Quanto vorrei essere
il pilota del mio inconscio!
Oblio,
lento svanire di coscienza,
portami alla frontiera,
capolinea del dolore.
Ma da qui non v'è più ritorno,
qui terminano tutte le strade
fra luci soffuse e ombre dei corpi.
È qui che giacciono tutte le cose perdute!
Qui saremo per sempre vicini
oltre i tramonti del tempo impietoso
in una scatola di lacrime
nascosta nei nostri cuori.
Mondo famelico, assetato di patiboli,
comprenderai il tuo inganno
solo il giorno in cui ti piegherai
all’insegnamento del Custode del Tempo.
Dove sei mio silenzio
quando porgo il viso alla notte
che tormentata dalle voci
di volti mai perduti,
scava nel regno del sonno
portando in superficie
mille memorie dannate?
Luce lontana,
con uno squarcio del suono
ti maledico,
perché non brilli su di me?
Lo senti questo grido,
ora muto come la morte?
E' la mia vita che si perde nel vento.
.
Dadrim
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