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A poche centinaia di metri da dove lavoro, in soli quattro giorni, sono accaduti due incidenti stradali che hanno visto coinvolte due donne in bicicletta. La prima, investita da un autobus, ha riportato gravi lesioni alle gambe, la seconda, finita sotto le ruote di un autotreno, ha terminato la sua esistenza sull’asfalto di un grigio e sporco viale di periferia. Cosa centra tutto ciò con la spiritualità e il benessere interiore, si starà chiedendo qualcuno? Centra eccome!
Gli inquirenti stanno facendo i loro accertamenti, e questi accertamenti andranno come sempre in due uniche direzioni: stabilire se la colpa è del conducente del mezzo o se la responsabilità è della vittima. Nessuno parlerà mai delle responsabilità che si dovrebbero assumere gli assessori all’urbanistica e i sindaci che si sono susseguiti in questi ultimi decenni in Comune. Non voglio poi rimuovere o negare le altrettante responsabilità che portiamo anche noi cittadini, che non ci siamo certo affaticati per ottenere una rapida modifica della viabilità e vivibilità della nostra città, ma che, anzi, abbiamo sudato e lottato caparbiamente per comprarci un bel Sov o per aumentare il transito di mezzi pesanti, certi che tutto ciò volesse dire più benessere e status quo, se non per tutti almeno per noi stessi! Peccato poi che molti di noi abbiano anche una figlia, un figlio o un parente che non perde quel "brutto e malsano vizio" di andare in giro con una bicicletta!
Vi invito a guardare la foto dell’incidente, che riporta l’esatta posizione in cui si trovavano camion e vittima appena avvenuto l’impatto…

Il camino sembra essere correttamente dentro le linee bianche delimitanti il suo spazio di corsia, poi vediamo un lembo di circa 50 centimetri scarsi d’asfalto prima di incontrare il gradino del marciapiede. Questa foto è l’esatta copia della quasi totalità delle strade che attraversano Vicenza e, come ho potuto verificare in più di una occasione, molte altre città d’Italia. Le vie che si differenziano, lo fanno unicamente per la mancanza del marciapiede! Ora, se siamo mai andati in bici almeno una volta nella nostra vita, sappiamo che quando un grosso mezzo ci passa accanto veniamo investiti da un grande spostamento d’aria, oltre che da una nube di polvere e sassi che si alza dal manto stradale e che proviene dalle ruote del mezzo, per non parlare poi dell’eventualità di trovarsi a pedalare lungo una pavimentazione bagnata. Quale potrà mai essere la causa di molte di quelle assurde morti che avvengono lungo le nostre strade? Domanda veramente idiota! Costringiamo le persone a pedalare in meno di 50 centimetri di spazio, superate a sinistra da camion e macchine, e limitate a destra da un marciapiede che magari è ben più alto della distanza che il pedale di una bici ha rispetto al selciato quando giunge a ore sei del cerchio della corona su cui è fissato. Questa a me sembra una vera e propria trappola mortale, una di quelle tante situazioni che producono omicidi frutto dell’incoscienza e dell’insensibilità collettiva. Ora non posso dire che questa sia stata la causa di questi due specifici incidenti, ma posso, con assoluta certezza, affermare che questa è la causa di molte morti che accadono lungo le nostre vie di città.
Le nostre città non sono pensate per i cittadini ma unicamente per le macchine, e una società che imposta la sua viabilità unicamente pensando al transito di mezzi, merci e bolidi a due o quattro ruote è una società malata. Questo fatto è rilevante per due motivi. Il primo è che un’ennesima vita è stata gettata, triturata, non solo dalle gomme di un camion, ma prima ancora dall’arroganza e dall’ignoranza che muove le scelte di chi ci governa. Il secondo motivo è che ancora una volta vediamo come sia indispensabile che ognuno di noi inizi a promuovere un cambiamento di valori e d’azioni partendo dal suo personale modo di pensare e agire, senza rimanere seduti ad aspettare che qualcuno, da qualche palazzo, prenda decisioni differenti. Se la maggior parte delle persone vedesse quanto del loro nervosismo, della loro rabbia, violenza e del loro malumore nascono dal vivere in città caotiche, sporche, grigie, prive di spazi per incontrarsi, passeggiare o pedalare all’aperto, le nostre scelte sulla viabilità, sull’edilizia e più in generale su tutto quel che riguarda l’ambiente in cui viviamo sarebbero ben differenti, e nessun politico o imprenditore potrebbe opporvisi. Anche se sono riusciti a convincerci del contrario, sono sempre e solo i cittadini che hanno l’ultima parola sulla direzione che deve prendere la politica, ed è sempre la maggioranza che ha potere sulla minoranza, ma deve esistere una maggioranza fatta non solo di numeri ma anche di intenti, altrimenti non saremo mai niente più che un gregge di pecore, infatti, per mille pecore basta solo un pastore!
I nostri quotidiani riportano notizie, in grigi trafiletti che durano un giorno, per informarci. La parola “informarci”, tradotta nel reale significato che oggi le viene attribuito, equivale a dire: catalogare muti eventi per intrattenerci e fare in modo che nulla cambi. Auguro a tutti noi di non dimenticare mai che dietro ad ogni "notizia" vi sono sempre donne e uomini, con tutti i loro sogni, drammi e speranze, altrimenti anche i nostri cuori diverranno grigi trafiletti vissuti per non più di un giorno!
Venerdì 6 Marzo, alle 11.40, Javorka Jovicic muore a soli 54 anni, schiacciata da un autotreno lungo Via Ragazzi del 99 a Vicenza. Originaria della Serbia, lavorava per un’impresa di pulizie bresciana. Nel suo paese natale lascia due figli.
Pocivaj u miru, Javorka!
Dadrim
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