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La morte dell'autorità e la nascità della vera libertà PDF Stampa E-mail

TempestaAthena ha scritto: Dadrim, vorresti ampliare ed estendere questa tua affermazione: "non mi riconosco in nessuno"?

Dadrim ha risposto: Cara Athena, con questa mia affermazione desidero evidenziare l’inganno che si cela nell’identificazione ad un pensiero, una filosofia, una religione o una teoria. Quando qualcuno afferma d’essere cristiano, mussulmano, induista, ebreo, ateo, credente, nietscheano, kantiano, hegeliano, darwiniano, krishnamurtiano, comunista, capitalista, socialista o qualunque altro possibile “ismo”, nella mia visione delle cose, dimostra solamente d’aver lasciato cadere la propria intelligenza in una gabbia, in una scura e stretta cella.

La maggior parte della gente vive con una testa piena di credo e convinzioni, ed è ben contenta di averne, ma ciò accade unicamente perché questa è la strada più facile per riuscire ad avere una minima sensazione di sicurezza e importanza in un mondo estremamente complesso e apparentemente ostile e indifferente alle sorti di noi umani.

Se credo nella teologia cristiana posso terminare la mia indagine, posso smettere di dover stare in quella sgradevole sensazione di vivere una vita priva di sentieri sicuri e destinazioni certe. Non devo più indagare in prima persona il senso di questa mia esistenza, cos’è la morte, l’amore, il dolore e tutti i misteriosi fenomeni che mi circondano e compenetrano: tutto è fatto, detto e chiarito. Se poi questo mio credo non dovesse bastarmi, posso sempre condirlo con qualche altra fede o teoria politico-sociale. Posso sempre essere un cattolico comunista o un moderato capitalista cristiano o un credente razionalista. Di credo assurdi ne nascono ogni giorno!

Quel che io vedo è che l’essere umano viene condizionato sin dalla nascita a sviluppare un senso di timore e sfiducia nei confronti dell’esistenza, della sua stessa vita e dei suoi simili, e partendo da premesse simili sarà poi facile fargli accettare o sviluppare pensieri e teorie d’ogni tipo.

Si tramanda la storia di un missionario cristiano che giunge in uno sperduto villaggio dell’Africa. Dopo qualche tempo ha già fondato una chiesa e convertito gli adulti del posto alla fede cattolica. Una domenica mattina, mentre sta indottrinando i bambini più piccoli del villaggio, conclude la sua oratoria affermando con tono solenne: “Il regno dei celi è solo per chi si è pentito dei suoi peccati e per chi ha visto la corruzione e il male che albergano nella sua anima. Solo a chi chiede perdono il nostro Padre celeste aprirà i cancelli della gioia e della vita eterna!” Alla fine di queste parole, dall’ultima fila di banchi, un bambino alza la mano intimorito chiedendo la parola. Il prete, con voce gentile, afferma: “Dimmi pure figliolo, vuoi sapere altro sul regno dei cieli?” Il bimbetto con innocenza risponde: “ No padre, volevo solo capire. Come prima cosa dobbiamo peccare, e pure molto, così poi ci possiamo pentire e chiedere perdono?”

Questo è quel che combinano tutte le dottrine, le teorie e i credo di tutto il mondo. Prima ancora che il bambino abbia fatto una domanda noi gli abbiamo già dato un miliardo di risposte, ma fare una cosa simile significa unicamente aver condizionato la sua mente, avergli posto dei limiti ben definiti alla naturale e spontanea fioritura della sua intelligenza.

Questo punto è di estrema importanza e spero di riuscire a comunicarlo chiaramente. Supponiamo che dopo una vita di ricerca faticosa io riesca ad avere una concreta e profonda esperienza dell’esistenza di una dimensione divina, fatta di pace, armonia e bellezza. Supponiamo anche che io sia un insegnate in una scuola materna. Secondo te, la mia esperienza, il mio vissuto di pace e vastità, lo trasmetterò ai bambini attraverso il mio vivere quotidiano, attraverso il mio semplice e spontaneo relazionarmi con infinito amore e pazienza con loro o inizierò ad organizzare lezioni e incontri per indottrinarli al pensiero di dio, della bellezza e dell’amore?

Chi indottrina dimostra unicamente di non saper vivere in amore e bellezza, dimostra unicamente di vivere soffocato da condizionamenti, pensieri e ideologie. Ma non esiste alcuna ideologia che possa sostituire la fatica e la profondità di un cammino fatto di esperienze totali, concrete, e pertanto trasfiguranti, di incontro con l’altro, con il diverso, con noi stessi, con i nostri limiti, le nostre paure e la nostra angoscia per l’ignoto. È solo l’esperienza reale, che è sempre un’esperienza totale, l’unica vera azione trasformativi possibile. Il pensiero, il chiudersi in teorie, fedi e dogmi è sempre e solo un’esperienza parziale, incompleta, che non costa grande sacrificio e sforzo. Posso infatti pensare all’amore, alla solidarietà e alla non violenza tutto il giorno, ma ciò non implica per nulla che nella realtà dei fatti io sia effettivamente quel che penso! Il pensiero è solo una piccola e debole parte del nostro essere e questo ci permette di sognare d’essere mille e una cosa, quando in realtà quel che realmente vive in noi è solo miseria.

I bambini non vanno indottrinati, non vanno portati a lezioni su dio e l’amore, ma vanno amati ed educati da persone che sentono la reale presenza del divino nei loro cuori e nel mondo intero. Solo così, rispecchiandosi in una relazione fatta di bellezza e profondità, l’intrinseco e naturale potenziale di divenire esseri divini si dischiuderà nei cuori delle nuove generazioni.

Aiutare i bambini a sviluppare la loro innata dimensione interiore di pace e silenzio è una cosa semplicissima se noi stessi siamo esseri che vivono in pace e in silenzio, perché con i bambini non servono parole. I bambini assorbono tutto, dal più piccolo movimento degli occhi, alla minima sfumatura d’emozione che passa attraverso le nostre voci.

Il vero guaio è aiutare gli adulti ad uscire dalle loro caotiche, intricate e chiassose menti, ingolfate da teorie, credi, dogmi, fantasie, allucinazioni. Gli adulti non vedono più nulla in modo diretto e semplice, non sentono, ma interpretano di continuo, fraintendono, manipolano, e tutto per difendere in continuazione quella stessa gabbia mentale che gli impedisce di vivere sereni.

L’adulto, nella quasi totalità dei casi, è un relitto che viene portato alla deriva dalle onde dei suoi pensieri.

Dopo aver visto e compreso tutto ciò, come possiamo riconoscerci ancora in qualcosa o in qualcuno? L’unica cosa che possiamo fare è tuffarci nell’oceano della vita per averne finalmente un’esperienza totale e reale, smettendo così di teorizzare restando seduti sulla nostra barchetta scassata che va alla deriva. E quando faremo esperienza di cosa voglia dire nuotare realmente fra le grandi onde dell’oceano, non ci sarà più possibile dire io sono un “oceanista”, io credo nell’esistenza dell’oceano e teorizzo sulle sue onde. A quel punto potremo solo sorridere per la felicità che proviene dall’esservi totalmente immersi!”

A quel punto, se vorremo effettivamente aiutare qualcuno a vivere veramente, certo non gli parleremo dell’oceano, non gli daremo nuove teorie o superstizioni, ma semplicemente lo condurremo ad una spiaggia e quando saremo lì gli diremo: “Ecco!, questo è l’oceano, se vuoi puoi immergerti e conoscerlo, se hai paura puoi anche tornare a casa, ma d’ora in poi, ovunque andrai, non potrai più scordare che la realtà e la bellezza sono sempre a tua disposizione, e che se vivi in una menzogna è solo perché tu lo vuoi, perché dentro di te sei pieno di paura d’affogare!

La metafora dell’oceano e del nuotarvi dentro è veramente significativa, infatti come impariamo a nuotare? Impariamo a nuotare solo dopo aver imparato a rimanere a galla. Ma come si fa a rimanere a galla? Si rimane a galla solo quando si prende grande confidenza con l’acqua e fiduciosi ci si abbandona totalmente ad essa, infatti, solo un corpo che non pone alcuna resistenza può rimanere a galla. Dopo aver vissuto la fiducia ed essersi abbandonati totalmente, con leggeri movimenti armonici possiamo anche iniziare a giocare e a muoverci fra le onde e le correnti.

Questa è la metafora perfetta che descrive la relazione che sussiste fra il nostro Essere e l’Esistenza! Quando il nostro Essere si abbandona totalmente all’Esistenza, senza sforzo alcuno, iniziamo a fluttuarvi beati in superficie, siano a fonderci, poi, totalmente in essa, senza più alcuna necessità di respirare, poiché il nostro respiro diviene il suo respiro e il suo il nostro.

Tornando a noi e concludendo, io non mi riconosco in nessun pensiero e in nessuna persona, però ho sempre voluto sperimentare totalmente e sino alla fine i sentieri che ritenevo buoni per me stesso, chiunque o qualunque cosa me li indicasse. Molte volte ho imboccato vie estremamente dolorose, ma anche questo mi è servito, forse più di tante comode e sicure vie, poiché ho scoperto che quando cadiamo in errore unicamente per una nostra scelta, l’errore diviene fonte di saggezza e motivo di subitaneo cambiamento. Ben altra cosa accade quando cadiamo in errore perché ci lasciamo guidare dall’autorità d’altri. In questo caso, infatti, non avendo voluto assumerci la responsabilità e le conseguenze che comporta il dover scegliere con la nostra sola intelligenza, quando le cose si mettono male proseguiamo con il nostro atteggiamento dipendente e irresponsabile addossando le colpe a chi ci ha consigliati. Questo è quel che accade di continuo nella nostra società ed è anche il principale motivo per cui la nostra società non matura mai!

Pertanto il punto di svolta non sta mai in cosa facciamo o in chi seguiamo, ma nel come facciamo qualcosa e nel come seguiamo qualcuno. Se l’unica cosa che ci muove è la nostra libera e totale intelligenza, qualunque cosa ci accada diverrà motivo di crescita e maturazione, ma se ciò che ci muove è il bisogno di dipendere da qualcuno, anche se trovassimo un uomo di grande saggezza e amore, quel che raccoglieremo sarà sempre e solo miseria e sudditanza, poiché la nostra coscienza si amplia unicamente quando ci mettiamo in gioco personalmente, totalmente e LIBERAMENTE.

È anche vero, però, che un vero uomo di saggezza non permetterà mai a nessuno di dipendere da lui e mai sceglierà al posto d'altri o si assumerà le responsabilità d'altri. Questo atteggiamento, infatti, è sempre stata la componente fondamentale che doveva dimostrare un individuo per meritare la mia fiducia.

Sperando di aver sufficientemente risposto alla tua domanda,

un abbraccio,

Dadrim

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Commenti (2)Add Comment
quando il titolo dice tutto
scritto da athena, luglio 15, 2009
Mi vengono alla mente le parole di Gandhi "Siate il cambiamento che volete vedere nella società" e altre simili, con lievi sfumature, di Krishnamurti.. e sicuramente di altri ancora. Allucinazione(?): mi piace immaginare un mondo dove tutti possano essere connessi a quella sorgente, La Sorgente, consapevolmente e con riconoscimento. Poiché avviene comunque, ma troppo spesso si dorme ingratamente.
Hai più che risposto, anzi apprezzo infinitamente la ricchezza con la quale sai esporre ciò che vedi e contieni.
E, per difetto, ne estrapolo un passaggio:
"I bambini non vanno indottrinati, non vanno portati a lezioni su dio e l’amore, ma vanno amati ed educati da persone che sentono la reale presenza del divino nei loro cuori e nel mondo intero. Solo così, rispecchiandosi in una relazione fatta di bellezza e profondità, l’intrinseco e naturale potenziale di divenire esseri divini si dischiuderà nei cuori delle nuove generazioni."

Che dire, bando alla sudditanza, mi riconosco in queste tue come altre parole smilies/wink.gif
??
scritto da renato farina, luglio 13, 2009
Ai miei 82 anni mi domando ancora PERCHÊ e qual'è la nostra ragione di vita,mi guardo intorno e la risposta è sempre la stessa domanda: PERCHÊ !

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