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Scie chimiche, progetto HAARP e il destino del mondo PDF Stampa E-mail

Fabio ha Scritto: Ciao Dadrim, sono Fabio. Bazzicando in internet sono capitato nel tuo blog per caso, si fa per dire, dato che credo il caso non esista, e sono rimasto molto colpito dalle risposte giuste ed illuminanti che dai a coloro che cercano conforto nella tua saggezza. Ho scoperto solo dopo, andando a leggere qualche notizia su di te, delle forti similitudini con la mia vita. Innanzitutto anch'io sono di Vicenza, poi anch’io ho studiato filosofia e anch’io sono stato deluso dall’accademicità e dalla chiusura mentale e spirituale dell’ambiente universitario rispetto ad una materia che in realtà potrebbe dare molto come la filosofia. Ero andato a studiarla in seguito ad una crisi dolorosa della mia vita per avere delle risposte che l’ambiente universitario quasi mai è riuscito a darmi. Per fortuna nel frattempo ho scoperto, piano piano, la spiritualità orientale e, di riflesso, ogni tipo di vera spiritualità e saggezza che, piano piano, mi ha dato la strada e alcune delle risposte che cercavo, o perlomeno la direzione giusta in cui cercare. Così ho continuato a studiare filosofia rendendomi sempre più conto di quanto la filosofia, almeno per come viene diffusa al giorno d’oggi dai più, non assolvesse veramente al suo compito di ricerca e di “amore per la sapienza”, come invece le spiritualità e le saggezze più o meno religiose riescono ancora a fare. Mi sono laureato a marzo portando una tesi che esprime proprio cose di questo tipo e che cerca di far capire quanto una vera filosofia (come lo era nell’antichità) dovrebbe aiutarci a vivere meglio, a conoscere noi stessi, a conoscere Dio, la Verità, la Luce, o comunque si voglia chiamare ciò che ricerchiamo nel profondo. Non dovrebbe differenziarsi quindi da ciò a cui tende ogni vera corrente spirituale, di saggezza. Non so se condividi pienamente, ma questo è ciò che penso e mi pareva potesse avere delle affinità con ciò che ho percepito nello spirito delle tue risposte. In ogni caso questo era solo per presentarmi. In realtà ciò che mi ha spinto a scriverti è più una serie di dilemmi che mi affligge in questo momento della vita.

Come ti ho detto, mi sono laureato da poco e in questo periodo sono in una fase di “stallo”. Diciamo che sto aspettando di partire per un’esperienza in giro per il mondo, per accrescere me stesso vivendo per un po’ a contatto con certe culture a cui mi interessa stare vicino; a fine luglio dovrei partire per l’Africa e stare lì per un po’ (credo facendo volontariato ma ancora non so). Poi mi piacerebbe visitare anche paesi più orientali, come la Cina, e altri sudamericani, come il Messico, ma quello poi si vedrà, intanto parto con l’Africa. Comunque, sarà appunto perché sono in questo momento di vuoto, in cui ho poco da fare e in cui devo decidere di me e della mia vita, ma le domande mi stanno un po’ sommergendo. Andiamo al punto. Come faccio a capire qual è la mia vera strada? Capisco bene che devo seguire il cuore e la voce interiore, ma non è sempre così facile. In particolare è da un po’ che mi logoro riguardo ad una questione a cui non riesco a trovare risposta. Cosa devo e posso fare veramente per aiutare a migliorare questo mondo sempre più decadente e a rischio di distruzione? I maestri che ho sentito, parlando, o tra un libro e l’altro, non fanno altro che “dirmi” che prima devo trovare me stesso, liberarmi, illuminarmi, e solo dopo posso dare veramente me stesso agli altri e al mondo per aiutarlo a migliorare. E questo lo capisco, lo condivido; è da un bel po’ che ho intrapreso un gran percorso di cambiamento e redenzione, anche se non è ancora giunto al culmine. Ma è come se mi sentissi in colpa nel pensare a me stesso e a ciò che mi fa star bene quando da qualche parte c’è un bambino che muore di fame. Ad esempio, ho fatto volontariato per un periodo, ma lo facevo come uno sforzo, come un dovere morale, non mi piaceva più di tanto andarci, e dopo che me lo sono chiesto e richiesto ho deciso di mollare, convinto anche un po’ dalle parole dei maestri, fidandomi di loro, ed essendone anche piuttosto sollevato. Ma sono egoista così? Molti dicono che bisogna fare solo ciò che piace, solo ciò che rende felici, perché solo così diffondiamo energia positiva nell’universo e contribuiamo a migliorarlo… che è inutile fare i volontari se è uno sforzo. Eppure se facessi veramente quello che mi piace ho paura che sarei egoista verso coloro che non hanno la possibilità di farlo. Mettiamo in chiaro che ciò che vorrei fare nella vita, che sicuramente mi piacerebbe, è coniugare l’arte, la creatività, al miglioramento e all’innalzamento del mondo e di coloro che lo abitano, quindi so che sarebbe comunque positivo ciò che farei, ma ora non so come arrivarci, come metterlo in pratica. Ad esempio, riguardo all’Africa, non so se andare con un’organizzazione di volontariato o se andare e girare per i cavoli miei (come forse mi piacerebbe di più) facendomi guidare dal vento e dalle persone che incontro… ho sempre un po’ paura di essere egoista. E sempre inerente a questo discorso ti pongo un’ultima questione, un po’ più materiale, che forse troverai paranoica, ma che non posso fare a meno di porti, perché non riesco proprio a capire come devo comportarmi.

Non so se hai mai sentito parlare delle "scie chimiche" e del progetto "HAARP", cose che credo siano uno dei più grandi pericoli e dei più grandi attentati umani e naturalistici che quei pazzi invasati scienziati-militari stanno attuando verso noi e il pianeta. Sono questi aerei-cisterna che passano sopra le nostre teste rilasciando scie che persistono nel cielo, si espandono e sono capaci di modificare le condizioni atmosferiche oltre a rilasciare metalli fortemente dannosi e avendo chissà quali assurde conseguenze. vi sono molte teorie sulle infinite applicazioni che potrebbero avere queste scie a livello militare, di controllo atmosferico, economico, eccetera, sui paesi in cui vengono rilasciate. E HAARP è un centro immenso di antenne in Alaska che sembra connesso a queste scie per agire a livello elettromagnetico sulla ionosfera, basandosi su scoperte di importanti scienziati. Te l’ho spiegato banalmente e velocemente, non so se ne avevi già sentito parlare? Comunque, ecco, questa è una di quelle cose che non riesco più a tollerare. Uscire, alzare gli occhi al cielo e vedere questi aerei che passano, queste nuvole chimiche che si formano e si deformano oscurando spesso il cielo con uno strato biancastro, mi rende triste: nemmeno il cielo è più libero dall’egoismo e dalle vergogne che quei quattro egoisti assetati di soldi e di potere stanno facendo al nostro pianeta. Ho paura per il male che ci stanno facendo.
Anche se devo ammettere che ho fiducia che una grande parte del mondo si stia
risvegliando e si stia aprendo ad una ricerca spirituale che cambierà le cose. Ma che cosa devo fare io ora? Unirmi ad uno di quei tanti movimenti contro queste scie o seguire un’altra strada? Le scie sono solo una cartina di tornasole per la mia attuale questione fondamentale, che poi è un po’ la stessa che ti ho posto all’inizio: se mi concentrassi sulle scie e su come fare per farli smettere di certo non seguirei ciò che mi piace e lo farei per dovere verso il pianeta, ma come potrei fare ciò che mi piace mentre questi pazzi continuano a distruggere la nostra terra, a rovinare i nostri cieli? Mi sento impotente, e non so cosa sia meglio fare. A volte mi pare di non riuscire a distinguere il seguire il cuore dal seguire le proprie voglie. Scusami se ti ho “sparato” questa raffica di questioni magari non facili, ma dato che conforti il cuore di molte persone, ho pensato che forse potessi
confortare anche il mio. Ti sarei infinitamente grato se mi rispondessi.
Un caro saluto.

Fabio

Dadrim ha risposto: Caro Fabio, dal mio punto di vista il mondo è un'astrazione, il mondo non esiste. Prova a trovare una foresta. Cosa troverai? Migliaia di singoli alberi. Singoli alberi, ma la foresta non la troverai mai! Il mondo è uguale ad una foresta, non lo troverai mai, troverai solo singole persone. Ecco allora che il pensiero di aiutare il pianeta, aiutare il mondo o aiutare l'umanità è un pensiero fallace, che ci può solo creare angoscia e disperdere le nostre energie. Non esisterà mai qualcuno capace di aiutare il mondo, il pianeta, ecc.. Esisterà sempre e solo qualcuno che ha prima aiutato se stesso e poi, per pura gioia, compassione e piacere, inizia a condividere la sua serenità con le altre persone, inizia ad agire partendo da questa centratura generando azioni, pensieri e parole consapevoli. Il cambiamento è come un virus infettivo, prima si ammala un singolo individuo, questo poi sta a contatto con altre persone e gli passa il morbo. Il morbo di cui noi parliamo è il morbo della bellezza, dell'amore, della semplicità, dell'onestà, della verità, della consapevolezza, della percezione dell'unità della vita in tutte le sue forme. Vi sono persone immuni a questo virus per il semplice fatto che sono stracolme di difese immunitarie. Ecco allora che dobbiamo imparare ad abbattere le nostre difese, dobbiamo iniziare ad arrenderci alla vita. Il mondo non esiste, è un'astrazione della mente; la vita invece esiste da sempre e per sempre esiterà, magari sotto altre forme, magari questo pianeta terra, con tutta la stupidità dei suoi milioni di singoli abitanti, si rovinerà, ma la vita andrà avanti. In un solo istante rigenererà un'altra possibilità di realizzare bellezza, amore e gloria. Forse passeranno miliardi di anni, ma cosa sono per questa esistenza? Due tre granelli di sabbia su di una spiaggia sconfinata. Siamo solo noi esseri umani a vedere tutto in piccolo, e, pertanto, tutto assoluto, fondamentale, drammatico perché irrimediabile. Per noi sessanta anni sono tutto, per noi questo pianeta è tutto, l'oltre è impensabile, la Totalità, con le sue infinite possibilità, ci angoscia, ci destruttura. Meglio pensare di essere fondamentali, i soli, gli unici, la differenza. Ma non è così! Noi valiamo quanto una rosa. La rosa vive pochi giorni, fragile quanto bella, poi appassisce. Nessuno si dispera, nessuno la ricorda, eppure lei è esistita, è passata attraverso questa dimensione e l'ha arricchita, l'ha modificata con il suo profumo, con la sua presenza. Noi non siamo nulla più di questo e nulla di meno. Siamo quanto un'onda dell'oceano o il volo di una farfalla, siamo così poco importati quanto indispensabili. Noi siamo parte di un mistero che non conosce tempo, distinzioni, preferenze, etichette, lodi e certificati. Noi siamo qualcosa che non abbiamo ancora compreso perché continuiamo a guardare la punta delle nostre dita invece di osservare l'intero, il tutto e le sue parti.

Quanto amiamo pensare di valere più di un topo, quanto amiamo fare le gerarchie: il cane è superiore al gatto, il gatto è superiore alla mucca, la mucca è superiore al coniglio, il coniglio è superiore all'uccello. Ecco allora che uccidere una mucca va bene, ma un cane è cosa da barbari. Facciamo le campagne per salvare i cani dall'abbandono estivo, salvo poi torture le galline in gabbie di ferro per atrofizzarne le membra e tirarne fuori carne bianca, morbida perché i nostri bambini mangino cose sane e tenere.

La mente genera l'illusione che tutto ciò abbia un senso, ma tutto ciò ha un senso solo per chi lo pensa. L'universo non ha gerarchie, non fa distinzioni. Un fulmine uccide un uomo o un passero con la stessa presenza.

La mente dell'uomo è stata capace di rinchiudere gli stessi esseri umani all'interno di categorie, affinché le distinzioni permettessero la giustificazione di stermini, schiavitù, torture e abusi di ogni genere. La mente umana lo sta ancora facendo e lo continuerà a fare ancora per molto. Perché? Perché la mente umana si può perdere nell'illusione delle astrazioni, delle credenze, delle generalizzazioni, perdendo la capacità di sentire con il cuore e di vedere, come prima cosa, sempre e solo il singolo individuo, il singolo animale, insetto o stelo d'erba in tutta la sua irripetibilità, vitalità, sofferenza e gioia.

L'esistenza quando distrugge lo fa con amore, per necessità di generazione. L'uomo quanto distrugge mosso dalle illusioni della mente lo fa con odio, per ignoranza e paura.

L'affermazione che l'esistenza non distingua fra una rosa è un essere umano terrorizza la maggior parte della gente, la quale non vuole sentire, non può accettare. Questo unicamente perché abbiamo fondato la nostra vita sull'idea di essere al centro dell'universo, senza capire però che questa stessa idea è la causa di tutti i nostri guai, paure e conflitti. Ci siamo pensati padroni e baricentri del tutto, ma non appena questo pensiero si è radicato nelle nostre menti, subito è anche sorta la tremenda percezione di essere soli, scissi da ogni cosa, privi di un significato armonico e di un moto organico con tutto ciò che ci circonda. Ecco allora che l'uomo, pensandosi solo e centrale, inizia a colmare la sua angoscia attraverso l'unica forma di appagamento che questa condizione gli può dare: la manipolazione e il controllo di tutto ciò che è fuori, dentro ed oltre di lui.

Come spighe in un campo di grano siamo accarezzati e mossi dal vento, come gli animali facciamo sogni, dormiamo, abbiamo fame, sete e impulsi sessuali.

Sicuramente siamo il fenomeno più complesso e sensibile di questa vita che conosciamo, siamo il suo sogno più compiuto, ma questo non centra nulla con l'essere superiori o l'avere il diritto di gestire ogni cosa come mezzo del nostro bisogno.

Il progetto HAARP, le scie chimiche, la fama dell'Africa, il dolore e la solitudine che devastano molte famiglie, le malattie e la morte, sono tutti fenomeni che caratterizzano questo nostro tempo, ma mai dobbiamo dimenticare che dietro ogni cosa esistono sempre e solo singoli individui, con una consapevolezza e una responsabilità a cui devono rispondere. Ad ogni singolo individuo è dato un piccolo segmento di realtà su cui lavorare, e su quella realtà può creare o distruggere, crescere o perire. Io credo che ogni individuo deve agire partendo dalla consapevole di far parte di un flusso di vita indivisibile. Solo così le sue azioni, per quanto piccole o grandi siano, potranno entrare a far parte di un movimento di consapevolezza globale e pertanto generativo. Chi agisce partendo unicamente dalla percezione di sé inevitabilmente arreca danno ad altri e a se stesso. Altrettanto vale anche per chi agisce partendo dalla percezione dell'immane sofferenza che contraddistingue questa umanità. Chi cade nel pensiero degli infiniti dolori che attraversano questo pianeta può solo perdersi in un'inutile disperazione, generata proprio da quell'idea di cui parlavo prima, l'idea di essere il centro del mondo.

V'è chi partendo da questa idea vuole dominare nel mondo per trarne propri vantaggi e chi invece vorrebbe cambiare il mondo per vederlo in pace e armonia. Ma anche l'idea di voler vedere il mondo in pace e armonia è sempre una forma di manipolazione e desiderio di ricavare un proprio vantaggio. I conflitti del mondo mi spaventano pertanto vorrei fare qualcosa per risolverli affinché possa eliminare il dolore che questi creano in me: così agiscono molte persone. Ma anche questo è un pensiero che parte unicamente dall'idea di essere soli, isolati e di voler cambiare il mondo in base alle proprie esigenze. Chi usa il mondo come mezzo per soddisfare i sui più bassi istinti non crea più conflitti di chi agisce nel mondo per realizzare i suoi più alti ideali. Il mondo non esiste, esistono solo singole persone, pertanto non si può agire sul mondo ma unicamente sulle persone, e mai per coercizione, ma unicamente per contagio, per fascinazione.

Supponiamo che io voglia l'armonia e la pace, ma sappiamo benissimo che molti individui traggono profitti e piacere proprio dalla discordia e dai conflitti. Come farò a relazionarmi con questi individui? Gli farò guerra per ottenere la pace che desidero? Abbiamo mai visto nascere una vera e duratura pace da una guerra? No, poiché l'unico modo che ho per ottenere la pace attraverso un conflitto consiste unicamente nell'eliminare tutti i miei oppositori, e dico tutti perché se ne lascio anche solo uno vivo, questo, avendo vissuto la morte di tutti i suoi amici e parenti, appena potrà si vendicherà. Attaccherà, diffonderà nuovamente odio e confusione. Ma se in questo sta la mia soluzione, cioè nell'annientamento totale di chi non vive entro il mio pensiero di pace e serenità, che differenza c'è fra me e chi ho annientato? Non sono forse io peggiore? Almeno questi sfruttavano le persone, ma perlomeno gli lasciava la possibilità di vivere, e chi vive ha sempre la possibilità di cambiare, di divenire più consapevole e magari imparare come smettere di farsi sfruttare.

Allora come posso volere l'armonia? L'armonia non è qualcosa che si realizza fuori e che poi sento dentro di me. È qualcosa che posso solo scoprire in me e che, una volta trovata, qualunque siano le condizioni esterne, non posso più perdere. Ecco allora che in qualunque luogo o situazione mi trovi a vivere, il mio agire nascerà sempre da uno stato interiore di equilibrio e serenità.

Questo stato interiore è contagioso e trasformativo in se stesso, e dal mio punto di vista è anche l'unico modo per generare una vera e duratura rivoluzione. La vera rivoluzione è una faccenda che riguarda la consapevolezza di ogni singolo individuo e non la modificazione delle regole su cui si deve basare una società. Nessun governo potrà mai rendere migliori gli uomini, ma saranno sempre e solo gli uomini che genereranno governi migliori.  

Noi non siamo il centro del mondo, perché il mondo non ha ancora un centro. Il mondo ora come ora ha unicamente un'infinità di piccoli centri di consapevolezza più o meno espansa, che consistono in tutti i suoi abitanti. Solo il giorno in cui ognuno di questi centri inizierà ad agire, nel suo spazio e nelle sue relazioni, in piena consapevolmente di sé e degli altri, il mondo inizierà ad avere un centro e pertanto un'armonia.

Caro Fabio, l'unico consiglio che mi sento di darti è di dimenticare il mondo con tutti i sui mali, i suoi dolori e le sue brutture. Agisci, vivi e scegli partendo da tutto ciò che ti ispira bellezza, amore e armonia, e quando lungo la tua strada incontrerai le sofferenze dell'uomo, dona tutto il tuo bagaglio di libertà e fiducia.

Se senti amore e armonia fra chi soffre, è lì che devi andare. Se senti amore e armonia restaurando mobili, costruendo case o insegnando filosofia, è questo ciò che devi fare. Se invece le percepisci stando seduto sotto un albero a meditare, bene uguale...

Buona ricerca!!!!

Dadrim

 
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