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Religioni, etica e morale

Riflessioni sul Verbo

Adelaide ha scritto: Fra i passi dei Vangeli, questo di Giovanni, più di altri tocca il mio cuore. Questo, più di altri, invita alla riflessione e alla comprensione di come per mezzo di Dio, abbiamo tutti e ogni cosa la sua stessa natura divina fatta di luce e amore. Ti sarei molto grata se tu, Pier, mi aiutassi in una più profonda comprensione con una delle tue meravigliose e "spaziose" riflessioni.

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.

Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.

Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.

Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.

A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Pier ha risposto: Premetto, come sempre, che le riflessioni che seguono sono la sintesi del mio personalissimo viaggio di ricerca spirituale ed esistenziale, pertanto, ognuno ne faccia quel che vuole, senza troppa serietà e pesantezza. Come un aereo lascia la sua scia nel cielo sino a quando un po’ di vento non la disperde, allo stesso modo svaniscono le parole che non hanno verità e profondità. Ciò che esce dalla mia bocca senza essere in armonia con la Vita possa svanire prima che il mio stesso orecchio l’abbia sentito, ciò che può crescere ed è bene che venga condiviso possa trovare cuori e orecchi capaci di accoglierlo. Ciò che vuole durare nasconde in sé la consapevolezza del suo errore, per questo teme la fine. Ogni mia riflessione chiede d’essere vagliata senza posa per non dolersi d’essere stata fraintesa o assorbita come un nuovo condizionamento penoso e senza senso. Venendo a noi, cara Tranchi, mi chiedi cos’è precisamente il Verbo?

Il Verbo è ciò che qui (nel blog) noi solitamente chiamiamo Coscienza Originaria. Il Verbo è la parola che Giovanni usa per indicare la Sorgente di tutte le cose, quell’essenza che ogni mistico ed ogni religione indicano con una loro peculiare parola. Ogni parola cambia a seconda del momento storico e del contesto culturale, ma l’essenza che indica è necessariamente la medesima se l’esperienza di base è autentica. Il guaio si genera, però, sempre, quando il maestro che usava consapevolmente la “parola” per indicare una realtà d’amore e vita reale muore. Con la morte del saggio la parola viene scambiata per realtà. È così che una parola diversa dall’altra, per lo stolto, significa una realtà diversa dall’altra, una religione opposta ad un’altra, un amore più vero dell’altro, e così via, nell’assurdo sempre più assurdo, nella violenza e nell’odio sempre più vergognosi, agiti, paradossalmente, con l’idea di affermare una realtà d’amore e vita eterna. La parola “dio” non è il reale incontro con il divino, come la parola “amore” non significa nulla senza una reale esperienza d’amore che colma il cuore. In un’area geografica, in uno specifico periodo storico un uomo si risveglia alla vera Vita e chiama tale esperienza il Tao. In un altro periodo storico un altro individuo sperimenta la medesima realtà e la definisce il Dharma. Se i due si potessero incontrare probabilmente capirebbero solo dal primo sguardo d’aver raggiunto la medesima realizzazione e probabilmente si darebbero una mano per aiutare altre persone a risvegliarsi. Ma così non funziona per la maggior parte degli esseri umani. Sembra assurdo, almeno per me lo è, eppure ancora oggi “induisti” lottano contro “mussulmani”, “cattolici” contro “protestanti” e così via. Ho messo le parole fra le virgolette perché nei fatti coloro che lottano per una religione non sono religiosi. La maggior parte della gente, infatti non è realmente religiosa, è solo credente e spesso ottusa e fanatica. La maggior parte delle persone si attacca ai riti, desidera sentirsi parte di un gruppo che le dia sicurezza e la faccia sentire speciale e diversa dagli altri. Desidera dividere per primeggiare. Dimmi se si può concepire la religione entro questi ideali? Dimmi come si può leggere i Vangeli senza comprendere che il cuore del messaggio è il medesimo del Dhammapada, della Bagavad Gita o del Corano?

Il Verbo di Giovanni lo troviamo chiamato Tao nella spiritualità Cinese, Dharma nel buddismo e nel Jiainismo, Brahman nell’Induismo e nel Sikhismo, Logos nella prima filosofia ellenica, prevalentemente fra quei filosofi che i manuali definiscono, a mio avviso erroneamente, naturalisti. Sto semplificando tremendamente un campo che sarebbe enorme, ma ciò che mi interessa non è sostenere un lezione di filosofia e teologia, cosa che non saprei nemmeno fare, ma puntare il dito direttamente a quell’unico cuore che batte dietro ad ogni testo sacro e condivisione lasciata dai mistici di ogni religione e tempo. Nell’Induismo troviamo queste meravigliose parole:

« Al principio in questo universo soltanto il Brahman esisteva. Illimitato verso l'oriente, illimitato verso il mezzogiorno, illimitato verso l'occidente, illimitato verso settentrione, illimitato di sopra, illimitato da ogni parte. Esso è costituito di etere. Da questo etere esso desta questo universo. Da questo esso sorge e in esso va a finire. Di questo Brahman la forma luminosa è quella che arde nel sole lassù, nel fuoco senza fumo [e nel cuore]. Quello che è nel fuoco e quello che è nel cuore e quello che è nel sole, sono in realtà una sola cosa. Nell'unità con l'Uno va colui che così sa »

(Maitrāyanīa Upanisad VI,17)

Eraclito ci dice:

« Non ascoltando me, ma il logos, è saggio intuire che tutte le cose sono Uno e che l'Uno è tutte le cose. »

Plotino:

« L'Uno non può essere una di quelle cose alle quali è anteriore: perciò non potrai chiamarlo Intelligenza. E nemmeno lo chiamerai Bene, se Bene voglia significare una tra le cose. Ma se Bene indica Colui che è prima di tutte le cose, lo si chiami pure così. »

Insomma, tutte le religioni, i maestri spirituali e i grandi filosofi-mistici non sono altro che un sempre nuovo invito a sperimentare direttamente e interiormente quella realtà indivisa che abita, sostiene ed alla fine riassorbe ogni aspetto e forma di vita. I nomi sono tanti, forse incalcolabili, chi può sapere la sola storia di questo pianeta quante religioni e quanti maestri ha visto nascere, proliferare e poi svanire? Comunque, poco importa quanti siano stati, perché nella sua universalità questo movimento è eterno, infinito. Questo mondo potrà anche “spegnersi”, ma il movimento della Coscienza, con il suo viaggio di risveglio dal buio alla luce, dall’ignoranza alla saggezza, non terminerà mai.

Giovanni dice:

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.


Dio, qui, è il termine usato per esprimere la Sorgente della vita nel suo stato di quiete. Il Verbo è la parola che descrive il potere creativo che da Dio stesso sgorga e genera ogni cosa. Una metafora che potrebbe rendere meglio l’idea è quella dell’oceano e delle onde, molto cara all’oriente. Nelle sue profondità l’oceano è quieto, i fondali sono silenti e ignoti, ma più si va verso la superficie, a seconda del luogo e delle condizioni atmosferiche, più lo stesso oceano si mostra in infiniti modi diversi: onde enormi, correnti potentissime, superfici immobili e immacolate, pesci, bolle, scogliere, alghe… La profondità dell’oceano la possiamo chiamare Dio, l’energia che ne determina le mille forme la possiamo chiamare il “Verbo”.
Le onde si alzano, danzano nel vento e poi ricadono. Allo stesso modo ogni forma vivente sorge dagli “abissi del ventre divino”, e poi vi si reimmerge, mai nata come realtà sola e isolata, pertanto mai morta. Il nostro “lavoro”, come coscienza personificata, consiste proprio nel risvegliarci alla consapevolezza d’essere parte di un unico “fenomeno immenso e grandioso” senza inizio e senza fine, la cui realtà è sperimentata dalla mente individuale come pace e amore insondabili.

Giovanni prosegue dicendo...

Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.


Qui, dal mio punto di vista, Giovanni mostra e sottolinea la differenza che esiste fra un ricercatore e un maestro. Il Battista è un ricercatore spirituale, un uomo di grande intuizione, un uomo che può riconoscere e persino aiutare chi ha raggiunto la Sorgente, chi si è Risvegliato, ma che non è ancora giunto, lui stesso, a quella vetta di comprensione esistenziale.
Il Battista non era ancora pienamente radicato nella “Luce” , in Dio, ma sapeva e poteva dare testimonianza a colui che vi si era immerso e dissolto: Gesù.

Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.

Qui è interessante notare come vengono usati i tempi. Dice che la luce “venne” nel mondo e poi che “era” nel mondo, e che il mondo è stato fatto per mezzo di lui. Qui Giovanni sottolinea la non distinzione che sussiste fra la persona Gesù e la sua natura interiore risvegliata a Dio.
Gesù come corpo ovviamente nasce nel mondo in un preciso momento. Non era prima che il mondo fosse e non fece il mondo. Ma se, come dicevamo prima, l’onda riconosce di non essere diversa dall’intero oceano, ecco che può affermare: Io ero prima che il mondo fosse, prima che questo corpo nascesse, e sarò quando tutto ciò finirà. Le forme hanno un tempo, nascono e si dissolvono, ma l’essenza rimane ciò che è. Infatti, proprio per indicare ciò il Cristo afferma: prima che Abramo fosse Io Sono. Non usa nemmeno il tempo, non si appoggia al passato e al futuro per indicare la sua natura spirituale, ma usa il presente come chiaro messaggio di disidentificazione da ogni coscienza di sé contingente.
Il verbo è l’essenza del mondo, è il mondo, noi siamo quel verbo, ma se non ci risvegliamo non lo possiamo comprendere. Siamo come un uomo che sogna di essersi perso e di ricercare la sua casa mentre dorme comodamente sdraiato sul suo letto di sempre.

Per questo Giovanni dice:

“Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto”.
Ma ancor più importante è questo:
“Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto”.

Il Verbo, nella figura di Gesù, diviene uomo consapevole, e l’uomo diviene Verbo pienamente incarnato, ma i “suoi”, cioè la maggior parte degli uomini, non lo riconoscono. L’uomo comune non riconosce la natura indivisa dell’esistenza, e questo è noto e in parte comprensibile, ma fatica ancor più a riconoscere la verità e l’importanza di coloro che portano la Buona Novella (Vangeli), e cioè la possibilità di conoscere la natura atemporale e immortale della Coscienza umana, la possibilità di risvegliarsi dal mondo contingente ed effimero del possesso e della morte per accedere alla serena pace della Vita. Questo è il guaio più grande per ogni uomo: non il dormire ma il non voler sentire ed ascoltare le campane che suonano per risvegliarci.

“A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati”.

Giovanni ci dice che a coloro che lo hanno creduto, cioè ascoltato e compreso, ha dato la possibilità di riconoscersi come figli di Dio, come il Verbo stesso.
È importante comprendere la differenza che sussiste fra credere ciecamente e comprendere, fra portare e accogliere.
La maggior parte delle persone che appartiene ad una Chiesa cristiana, ovviamente, si ritiene discepola di Gesù, ma, perdonatemi se mi permetto, sembra comprendere proprio poco i Vangeli. La maggior parte, infatti, non li ha mai nemmeno letti personalmente, lo so per certo dato che ogni volta che trovo qualcuno che si dichiara credente la prima cosa che faccio è chiedergli se ha letto ciò in cui crede. No! Di solito ha solo udito qualche frammento interpretato. La maggior parte delle persone è religiosa sessanta minuti, di domenica, e in modo confuso e pecorone, tutto qui. Per questo il mondo va come vediamo. Se tutti coloro che si dichiarano cristiani, mussulmani o induisti avessero compreso il messaggio, e pertanto visto e conosciuto l’unità profonda e inscindibile delle coscienze umane, la pace abiterebbe questo mondo da un bel pezzo. Ma le persone non sentono, non vedono, non comprendono, non sperimentano direttamente e personalmente. Le persone si limitano a credere, e la differenza è enorme. Se sto dormendo e la campana mi sveglia è una cosa. Se nel sonno qualcuno mi viene a dire che dormo, che c’è una campana che suona e che mi vuole risvegliare, ed io credo a tutto ciò, ma me ne resto a dormire, per poi dire in dormiveglia, cinque minuti la domenica, “io credo, mi pento, si, si, hai ragione…”, cosa vuoi che accada?

“A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati”.

Giovanni, in queste sue parole, ci dice che chi ha accolto Gesù, cioè il Verbo, è divenuto figlio di Dio. Ma cosa significa accogliere Gesù? Accogliere Gesù, per me, significa accogliere se stessi, poiché fra Gesù e ogni individuo non v’è alcuna differenza, come non vi può essere fra il Verbo ed ogni singolo uomo. Gesù è il Verbo, il Verbo è Dio, Dio è tutto, pertanto è anche ogni cosa, di conseguenza anche me e te e tutti gli uomini di questo universo: assassini, santi, prostitute, politici, preti, eretici, malati… Ma se Dio è ogni cosa perché le cose del mondo sembrano essere guidate da un folle più che da un Dio? Perché le onde dell’oceano, quando iniziano a pensarsi entità separate, quando iniziano a perdere la consapevolezza della loro sorgente, sperimentano vari stati di confusione e sofferenza mentale. Questo sorta di fraintendimento della coscienza, nel cristianesimo, nell’ebraismo e nell’islam, è simboleggiato dal mito di Adamo ed Eva (ho già scritto in dettaglio sul mito di Adamo ed Eva: clicca qui). Questo doloroso e antico fraintendimento è superabile unicamente ritornando ad accogliere-comprendere noi stessi. Cosa significa accogliere se stessi?
Significa convertirsi, cambiare la direzione della propria coscienza, dal fuori al dentro, dal mondo delle idee e delle cose, al mondo del silenzio e della Presenza attenta. Significa passare dall’idea d’essere un’onda peritura e aliena al corpo unitario dell’esistenza, alla piena consapevolezza d’essere parte dell’oceano, parte di Dio. E’ in meditazione, in profonda riflessione (intesa come rispecchiamento del Reale) che si ha la possibilità di ripulirsi dai condizionamenti e di riconoscere il Verbo che anima e abita tutte le cose, il Tao, il Logos, il Dharma, ciò che ha mille nomi, ma non è un nome, poiché è l’esperire sempre nuovo ed eterno che la Vita stessa ha di Sé.

E Giovanni conclude così:

“Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato”.

Dio non lo puoi vedere poiché, così, sarebbe un oggetto della tua percezione, e come può essere l’Altissimo, il mistero dell’esistenza stessa un misero oggetto dell’esperienza sensoriale umana? Dio non lo puoi conoscere mentalmente, poiché anche il conoscere del pensiero è unicamente un feticcio dell’ego umano, cosa veramente piccola e sterile. Puoi conoscere le cose nella loro forma più superficiale, puoi conoscere leggi contingenti della natura, ma come conoscere ciò che rende possibile la stessa conoscenza?
Giovanni ci dice che solo chi è figlio unigenito, cioè generato dall’Uno, uguale all’uno, che è nel seno di Dio, può rivelare Dio. Non dice che può conoscere Dio, ma che lo può rivelare. La differenza è enorme! Gesù non conosce Dio, ma è in Dio, è Dio, di conseguenza nel suo essere uno con Dio ogni suo fare, dire e condividere è espressione di Dio. Ma più di ogni cosa il suo semplice essere è l’essere di Dio. Ma Gesù cosa ci dice di sé? Cosa ci invita a condividere, a quale mensa ci invita a partecipare?

“Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi”.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 9-17)

“Carissimi amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. (…) Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore di lui è perfetto in noi”.

Dalla prima lettera di Giovanni

Un abbraccio
Pier

 

Tags: Maestri spirituali, Riflessioni sulla vita

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Commenti   

# Tranchi 2014-01-09 09:24
Il prologo,e la cosmica riflessione rendono onore al Ma....merito!
Caro Dadrim,nulla mi sento di aggiungere o commentare,sare bbe come profanare con vile e indegna voce una siffatta sacralita' e bellezza.
Mi sono cosi tanto coinvolta e commossa che stanotte ho sognato..
Gesu' con il tuo volto che parlava tra la gente,il Suo viso era l'immagine dell'Amore,ma umanamente amorevole. Avevamo appuntamento per vederci,io stavo lavorando e tu ogni tanto mi guardavi per vedere se arrivavo,io nonostante il mio cuore non vedeva l'ora di incontrarci,non so perche' o come,non riuscivo a finire il lavoro per raggiungerti..c on immenso dispiacere ti guardavo dispensare ad altri parole e sguardi che avrei voluto anche per me,ne avevo la priorita',giacc he tu mi avevi invitata..Mah! I sogni..
# Giorgio 59 2014-01-10 17:04
Caro Pier come al solito sei stupendo nel tuo spiegare,cercan do di farci possibilmente capire e poi comprendere ciò che significa essere ed esistere come umani ma...figli di Dio.Si sono spese molte parole in questi millenni,una sola è la verità,"AMORE"( Luce)tutto il resto è "PAURA"(Tenebre )bravo Pier,lo sò, le parole,le definizioni,l'e tichettature,ci allontanano da questa essenza che ci dà il "Silenzio"quest a coscienza originaria,il bambino piccolo non sà parlare,ma "sente"cose al di la dei sensi,per questo è più vivo e vicino a "Dio"di quanto lo siamo noi aduti"?"Ora come dici tu,come dissero i saggi,tocca a voi,tocca a me,giorno dopo giorno,ora dopo ora,torna in seno al "PADRE"di tutte le cose,"Visibili e invisibili"ora comprendo,non importa ciò che ho "fatto" in questa vita,l'importan te che l'abbia fatto con "AMORE"tutto il resto non ha importanza...Si a fatta "Luce"e "Verità",grazie Pier per quello che ci dai,ciao a presto!!!
# Tranchi 2014-01-13 21:25
Rileggendo la tua riflessione,mi sorge spontanea un'altra riflessione:
Se una semplice,grosso lana,piu' ignorante che istruita persona come me, e non solo nelle questioni religiose,ma in generale,e' arrivata a comprendere,e non da ora,cio' che abbiamo condiviso e commentato sul Verbo, vuoi che non ci siano riuscite persone sicuramente piu' preparate e addentro a tali questioni spirituali?
Come puo' un Papa,un Cardinale,un Rabbino,un teologo, il capo di una qualunque Fede di qualunque religione del mondo o anche un parroco di campagna,insomm a ci siamo capiti..come puo',secondo te,non aver compreso profondamente che vi sia un'unica Verita'? Forse mi son persa qualcosa perche' non vado in Chiesa ne' frequento moschee o altro tipo di comunita',ma tu hai mai sentito da un cattolico o da un mussulmano o da un ebreo che Dio e' un solo Dio anche se chiamato in mille modi? La ragione mi farebbe dire di si,ma poi come giustamente dici te, se cosi' fosse non ci ritroveremmo in questa immensa e meravigliosa Valle immersa nella follia e nella sofferenza...
# Dadrim 2014-01-14 20:27
Le motivazioni credo siano varie. La principale è l'ego. L'ego vive di opposizione, di appartenenze, di contrasti fra diversità. La mia Chiesa è la migliore, il mio redentore è l'unico, tutti gli altri sono da meno o nessuno. Non ti pare che più o meno i rappresentanti delle varie Chiese affermino questo? E non ti ricorda qualcosa? A me vengono in mente i litigi che molti miei compagni di classe avevano a causa dell'idea che si portavano nella mente e nel cuore dei loro papà. Ogni bimbo era disposto a lottare per dimostrare che il suo papà era il migliore. Credo che anche oggi fra i bimbi le cose vadano così, ed è bello e tenero... fra i bimbi... Ma che dire quando la cosa riguarda degli adulti, che per di più si dichiarano saggi? Forse v’è solo da dire che non siamo ancora poi tanto adulti.
Altra motivazione che sta alla base dei conflitti religiosi e ideologici è la non conoscenza del diverso e la diffidenza data dalle barriere culturali e linguistiche. Immagina i primi cristiani che incontravano gruppi di mussulmani, o induisti che incontravano cristiani. Lingua diversa, riti diversi, testi incomprensibili , interpretazioni della medesima essenza estremamente diverse. La diffidenza e la paura erano quasi inevitabili. Siano a qualche decennio fa si poteva ancora trovare qualche plausibile giustificazione . Oggi non più! Oggi il mondo è vicino ad un grande punto di svolta, mai come ora siamo stati prossimi l’uno all’altro e potenzialmente capaci di comprenderci. Speriamo che l’intelligenza e l’amore prevalgano. Speriamo che i bambini crescano in fretta… sani, forti e saggi…
Un caro saluto
Pier

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