| Mi sento un equanimo bastardino |
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Dadrim ha risposto: Il frammento in questione è un'affermazione, estrapolata da un contesto che non conosco, della Signora Patricia Genoud Feldman, insegnante di meditazione al centro Valmalakirti di Ginevra, almeno così pare. L'articolo che mi riporti è scritto da tal Christina Feldman. Che siano parenti? Non so! L'unica cosa che so è che amo i cani, specialmente i bastardi (tutti gli incroci sono più ricchi delle linee rette), ma i bastardini, per mia esperienza, solitamente non sono come qui vengono descritti, pertanto non condivido la comparazione. Non saprei prorpio dire cosa volessero intendere le Signore Feldman con quel "...cane", colgo però l'ispirazione e l'occasione per dire due mie parole sull'equanimità. Equanimità per me non significa accettare qualunque cosa mi venga messa nel piatto, questo mi sembra più uno stato vegetativo. Quando una cosa mi fa schifo, mi fa schifo, quando mi piace, mi piace! Equanimamente accetto quel che non è in mio potere cambiare, ma cambio quel che la mia coscienza ritiene debba essere cambiato e che è in mio potere modificare. Equanimamente mi adiro per quel che ritengo ci si debba e sia utile adirarsi, ma cerco di non cedere mai a un cieco moto del mio capriccio personale. L'equanimità non è uno stato di controllo dei nostri picchi e delle nostre valli emotive, ma è uno stato di accettazione, comprensione e distanziamento da tutto ciò che oggi è e domani non sarà più. Equanimamente vivo quel che in ogni momento sono, sapendo che sempre continuerò a stupirmi per quanto non mi conosco "ancora", ben consapevole che in questo mistero risiede la bellezza del mio Essere umano.
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tratto da Kesamutti Sutta
scritto da Athena, giugno 04, 2009
"non credete a tutto ciò che vi si dice o a tutto ciò che è stato tramandato dalle generazioni passate, e neppure a ciò che è opinione corrente o che dicono i testi sacri. non accettate qualcosa come vera semplicemente basandovi su una deduzione o su un'illusione, sull'apparenza esteriore o sulla parzialità di una certa prospettiva o in base alla sua plausibilità o perché il vostro maestro vi dice che è così. ma quando voi, da soli, direttamente riconoscete: 'questi princìpi non sono benefici, sono biasimevoli, condannati dai saggi, se adottati e messi in pratica producono danno e sofferenza', allora li dovete abbandonare. e quando da soli, direttamente, riconoscete: 'questi princìpi sono benefici, non biasimevoli, lodati dai saggi, se adottati e messi in pratica conducono al benessere e alla felicità'. allora li dovete accettare e mettere in pratica."
poi, su chi sono i saggi, ci sarebbe da aprire un altro grande capitolo o, in fondo nemmeno uno... Scrivi commento
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A. ha scritto: ...vorrei chiederti un parere come sai fare tu riguardo a un articolo che ho letto su "


In questi giorni vivo una sensazione di stupore, gratificazione e felicità per quello che sono riuscita a fare. Peccato però che adesso sento un'enorme responsabilità per i passi successivi che dovrò fare e una paura tremenda perchè non so se riuscirò a portare a termine i progetti. Qua non parliamo di un lavoro, qua si tratta della mia vita, della grande possibiltà del cambiamento. Ho 26 anni e non ho mai sentito veramente per un momento di avere la mia vita nelle mie mani. Adesso sto tentando di fare qualcosa per me, cerco di prendermi cura di me stessa, ma sento una grande responsabilità e grande paura di ricadere nel solito meccanismo di sconforto, sfiducia e flagellazione. Adesso che ho visto che che posso fare certe cose non posso più tornare indietro, sono sorpresa dalle capacità che sto scoprendo in me e tremo, sono agitata. La mente a volte può essere tanto contorta. Quando siamo nel buio soffriamo e ci lamentiamo, ma quando vediamo la luce abbiamo paura di guardarla. Il paradosso più grande della vita è essere zerbini di sè stessi, perchè tante volte non dobbiamo lottare contro il mondo intero, ma con la nostra abitudine, le nostre debolezze e le nostre paure.