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Dadrim

Pierluigi Peruffo (Dadrim) nasce a Vicenza, all’alba di un giorno d'autunno del 1979. Dopo aver trascorso un’infanzia e un’adolescenza caratterizzate da un’intensa quanto confusa ricerca di armonia e significato, a diciannove anni, l'incontro con un Frate Francescano, figura carismatica e fuori dagli schemi, determina la svolta spirituale della sua vita.

Si laurea in Filosofia all’università di Padova per poi specializzarsi in Counseling Filosofico.

Termina gli studi fortemente deluso da un ambiente accademico e intellettuale che sente completamente sconnesso dalle reali necessità dell’essere umano.

Inizia a lavorare in diversi ambiti del sociale sino a giungere in una Comunità Residenziale per bambini e adolescenti, luogo dove tuttora lavora come educatore.

Per avere una maggiore comprensione del suo "pensiero e della sua visione" vi invitiamo a leggere le pubblicazioni di questo blog, raccolte nel menu "Archivio scritti di Dadrim". Ricordiamo, inoltre, che grazie al Blog è possibile confrontarsi direttamentre con Dadrim, attraverso un dialogo via e-mail (vedi: "Scrivi a Dadrim").

Riportiamo alcune risposte di carattere biografico...

(1a) Domanda: "Volevo solo chiederti se puoi parlare un po' di te, della tua storia, per cercare di capire meglio chi sei? Non ti ho mai sentito parlare del tuo passato".

(1a) Dadrim ha risposto: Chi sono, mi chiedi? Ma che importanza ha? Non stiamo mica facendo affari insieme. In quel caso capisco che la gente si preoccupi di sapere con chi ha a che fare, con chi sta mettendo in comune i propri soldi. Nonostante, anche in questo caso, la storia passata di un uomo non credo possa essere la garanzia assoluta di nulla.

Sai come dice il detto: sono le occasioni che fanno l'uomo ladro. E se quell'uomo in passato non ha mai avuto occasioni? La sua fedina penale è pulita, certo, ma come fai a sapere se anche il suo cuore è limpido e sincero usando come unico metro di giudizio le sue azioni passate.

Dobbiamo imparare a vedere dentro gli sguardi delle persone. Dobbiamo ritrovare il coraggio di guardarci dritti negli occhi. Gli occhi sono lo specchio dell'anima si diceva un tempo?

Oggi però la gente non si guarda più negli occhi perchè è più intenta a valutare una persona dalla macchina che guida, dai vestiti che porta o da altre sciocchezze del genere. Che tristezza!

Vuoi sapere chi sono io? Guardami negli occhi e scopri che non ho alcun secondo fine nelle mie parole. Qui non si fanno affari! Qui stiamo solo condividendo dei pensieri, delle esperienze, senza alcuna meta al di là del tentativo di crescere assieme e di scoprire se possa esistere un modo diverso di vivere. Almeno per me è così! Per te com'è?

(1b) Domanda: "Ritieni d'essere un illuminato o roba del genere".

(1b) Risposta: Illuminato, santo, maestro, guida, sono tutti paroloni altisonanti che generano, solo a dirli, dipendenza, riverenza, gigantismi vari, limitazioni del proprio libero giudizio. Sai.., se sono al cospetto di un illuminato io posso anche non pensare più! Se poi questo mi dice pure che sbaglio, ecco allora che è finita davvero. No, niente illuminati, solo donne e uomini che possono essere sereni e vivere in pace come sino ad ora non lo si era mai immaginato. Se poi questo significa essere illuminati a me sta bene. Sono illuminato!!! Ma come la mettiamo poi con tutti quei momenti in cui mi sento da buttare e non ho nemmeno voglia di scendere dal letto. No, no, non sono un illuminato e neanche una santo. E allora cosa sono? Non lo so! Chi sono?

E se non avessi una risposta tu cosa ne penseresti? Se non lo sapessi? Ma poi, tu vieni qui e mi chiedi chi sono, mi chiedi se sono illuminato, vuoi saper del mio passato, ma tu lo sai chi sei?.... Salti fuori con queste domande, all'improvviso, mi metti in confusione e poi magari tu sei la prima a non sapere chi sei!

Se tu per prima non sai chi sei speri di scoprirlo venendo a chiedere a me chi sono io? E' come se un uomo andasse dal suo vicino di casa per chiedergli se sa dove sono finite le sue mutande. E certe domande è sempre meglio non farle perchè magari quello risponde: "No, mi dispiace. Dove tu metti le mutande non te lo so dire, ma posso dirti dove le mette tua moglie se vuoi?"

Battute a aprte, l'unico modo che hai per scoprire chi sono io veramente suppongo sia comprendere prima chi sei tu. Allora saprai chi sono io, chi sono tutte queste persone che ci circondano e, infine, cos'è questa misteriosa esistenza di cui facciamo parte, perchè sono certo che l'anima che fa battere il tuo cuore è la stessa anima che muove l'universo intero.

(2)Domanda: "Ti sarebbe possibile riassumere in poche parole l'essenza del tuo pensiero, per uno come me che ti ascolta per la prima volta".

(2)Dadrim ha risposto: No!

Credo che nella mente di troppe persone si sia ormai radicato un pensiero alquanto pericoloso: "per tutto ciò che non riguarda soldi, carriera e successo non vale la pena spendere troppo tempo". Non sto dicendo che questo sia il tuo caso. Questo lo sai solo tu. Ma credo che per tanti si possa dire che ciò è vero.

Rifletti un po' su alcune cose. Andresti da un fisico a chiedergli se ti può riassumere in poche parole anni di studio e fatica spesi nel tentativo di apprendere le leggi del cosmo? Non credo. Oppure, andresti da un pianista a chiedergli se può riassumerti in poche note le canzoni che ha composto in una vita? Credo meno ancora, non ti pare?

E allora perché quando una persona parla dell'animo umano, della ricerca interiore e del significato ultimo delle nostre vite c'è sempre qualcuno che salta fuori con queste domande? Se vai ad ascoltare una conferenza di economia, e magri paghi per partecipare, non credi che alla fine dell'incontro ti verrebbero domande ben più interessate e utili del chiedere: mi scusi l'ho ascoltata per un po', ma ora ho fretta, mi può riassumere in due parole il succo del suo pensiero?

La fretta e la superficialità non aiutano la comprensione di nulla, figuriamoci se possono servire a comprendere la nostra mente, le nostre emozioni e le nostre vite, che sono i fenomeni più complessi e rilevanti in assoluto, non credi?


Il mio pensiero non è un'equazione matematica, non vuole comunicare dei concetti fine a se stessi. Le mie parole sono più simili a delle indicazioni stradali, sono dei rimandi ad una dimensione che esiste nascosta in noi, quella che io chiamo la dimensione dell'Essere.

Pertanto, con la tua domanda è come se avessi chiesto a un topografo di riassumerti in poche parole il senso delle sue carte geografiche. È una domanda impossibile, capisci?

La carta geografica non ha alcun senso in sé, ma trova valore unicamente se tu la usi per raggiungere un luogo, per andare di persona, con tutto te stesso, in una terra lontana e sconosciuta. Ecco, il mio pensiero è simile a una carta geografica, niente di più.

L'unico modo che hai per comprendere ciò che dico è seguire le mie distanze per cercare di capire se la meta che intravedi in lontananza è di tuo gradimento. Fine.

Voglio comunque tentare di darti una risposta, cercando di comunicarti cosa ritengo indispensabile affinchè un uomo pensi liberamente e non facendoti il riassuntino di un ipotetico mio pensiero.

Io vedo che ogni uomo racchiude in potenza un'innata capacità di discernimento e un innato bisogno di ricevere e dare amore e libertà, ma ciò che è solo in potenza non sempre giunge a maturazione. Credo quindi fondamentale stimolare percorsi capaci di favorire il pieno e naturale sviluppo della persona, sottolineando che un'assoluta e particolare cura va ovviamente data ai bambini, dato che sono gli unici a non essere stati ancora rovinati da questa nostra "cultura" malata!

Inoltre, so per certo che ogni forma di pensiero irragionevole e dogmatico ostacola enormemente la possibilità della spontanea fioritura di quell'unicità che contraddistingue ognuno di noi.

Pertanto concludo dicendoti che il mio pensiero non è riconducibile ad alcuna ideologia politica, chiesa, setta, religione istituzionalizzata o gruppo organizzato. Non si fonda su alcun dogma, verità rivelata o tramandata.

La mia visione delle cose è unicamente frutto dell'innata capacità, insita in ogni individuo, di riconoscere in se stesso e negli altri il Bene, la Verità e la Libertà attraverso la ragione, il dialogo, il confronto, in poche parole: "attraverso il pieno esercizio della Coscienza!"

Io non parlo di verità assolute ma condivido unicamente esperienze e riflessioni discutibili!


Se ascoltando quel che dico intravedi qualcosa che può avere un significato per la tua vita, allora proviamo a fare un po' di strada insieme. Se invece la tua ragione e la tua coscienza non si sentono toccate, bene! Tu continua lungo la tua strada, io procedo per la mia, e chissà, magri un giorno ci ritroviamo, venendo così a scoprire che entrambe le nostre vie portavano alla stessa meta.

(3) Domanda: "Potresti raccontare quali furono le circostanze che ti spinsero a intraprendere un cammino spirituale?"

(3) Dadrim ha risposto: Si, forse il ripercorrere quei tempi, in cui muovevo i miei primi passi spinto dalla sensazione di vivere prigioniero d’una specie d’incantesimo, potrebbe essere d'aiuto e conforto per tutti coloro che oggi si trovano nelle mie medesime condizioni d’allora……

In quegli anni avevo praticamente tutto: amici, famiglia, interessi, svaghi, divertimenti. C'era tutto! Avevo il pacchetto completo di quel che usualmente è considerato indispensabile per trascorrere una vita serena: non mi mancava nulla. Ma fra tutte queste cose ve ne era una che molti spesso non hanno o non vogliono proprio avere. Avevo tempo per pensare, guardare, riflettere e rimanere un po’ solo con me stesso. Non che lo volessi, ma forse per semplice pigrizia mi capitava di preferire il divano alla confusione dei locali nel fine settimana, o la terrazza di casa alle frenetiche settimane di metà agosto.

Fu proprio durante quei momenti di solitudine che iniziai a percepire qualcosa in me che chiedeva la mia attenzione, e nonostante cercassi di riaccodarmi, silenzioso e disciplinato, lungo la “comune” via, il cicalare che sentivo tutto intorno a me si era ormai fatto così palesemente grottesco da non permettermi più di tornare a dormire. Come dicevo, il caso mi concesse, lunghi tempi morti, ore di solitudine, d’immobilità, che probabilmente andarono a spezzare quell’altrimenti meccanico e perpetuo movimento che m’ero abituato a chiamare vita.

Durante quelle pause mi capitava di confrontarmi con pensieri che già altre volte mi avevano fatto visita, ma mai cosi vividi e persistenti. Certo, erano tutte cose che già sapevo, ma prima d’allora erano sempre state solo sterili notizie, eventi lontani, mai qualcosa di così reale, vicino, se non addirittura intimo e personale.

Iniziai a sentire tutta la violenza, la paura e il dolore che mi circondavano e penetravano. Dietro i sorrisi e le frasi di rito che cristallizzano i nostri rapporti iniziavo a scorgere il vuoto e la solitudine interiore delle persone.

Iniziai a vedere in modo chiaro e diretto come tutti noi viviamo presi all’amo da ideali e desideri privi d’ogni significato. Mentre passeggiavo per le strade venivo nauseato dalla banale volgarità di tutte quelle immagini di corpi nudi stampati su cartelloni ingrigiti dallo smog. Sfogliando, al bar, il giornale della mia città, rimanevo stupito, quando, dalla notizia di uno stupro, girando pagina, si passava alle pubblicità di una serie interminabile di locali per lo spogliarello. Non potevo far a meno di chiedermi come fosse possibile non comprendere la connessione degli eventi.

Mentre rimanevo così, in disparte, silenzioso fra i miei pensieri, l’idiozia delle cose si faceva, giorno dopo giorno, sempre più invadente, persistente, sfacciata. Iniziavo a vivere tutto ciò come un esplicito insulto all’intelligenza e alla bellezza che l’essere umano racchiude in sé in potenza. Guardando i gatti che giocavano a rincorrersi fra le spighe di grano nel campo sotto casa, percepivo quasi un senso d’invidia tanto mi apparivano più eleganti, sensibili e sereni della maggior parte di noi uomini.

Fu così che in quel periodo qualcosa in me iniziò a cambiare, sino a farmi capire d’esser sempre vissuto come un dormiente fra una moltitudine di sonnambuli. Quella sensazione di disagio e irrequietudine che da sempre aveva mormorato timidamente in me, ad un tratto iniziò a gridare furiosa. L’evidenza dei fatti era sempre stata di fronte ai miei occhi, ma sino ad allora non ero mai stato pronto ad accettarla (...).

(...)Consumiamo e sprechiamo più dei restanti tre quarti degli abitanti del pianeta, e già tronfi e gonfi più del possibile siamo anche capaci di prenderci alla gola per sottrarci l’ultima fetta di pane stando seduti ad una tavola che tracima d’ogni bene. Televisioni, quotidiani, riviste, radio e tutti quegli organi che paradossalmente chiamiamo d’informazione, mentre tutto questo accade, non trovavano niente di meglio che l’occuparsi della vita sessuale di qualcuno, delle quisquilie dell’ultima gazzarra parlamentare o dei tristi quanto inutili retroscena di un omicidio. Parlano del grasso che cresce sui sederi delle persone, di barche e yacht, alberghi di lusso, vini e ristoranti per milionari, mentre noi stiamo li a ingurgitare tutto, seduti su divani imbottiti di rate, protetti da case che saranno di proprietà d’una banca per i prossimi trenta anni. Ci comportiamo come se abitassimo in un altro pianeta, come se le grida di tutti coloro che in questo istante vengono uccisi, violentati, torturati, strappati dalle proprie famiglie non dipendessero anche dalle nostre scelte, dai nostri stili di vita, da quel che accettiamo di credere e sostenere o da quel che continuamente proviamo a negare.

Ci siamo lasciati completamente inebetire e derubare d’ogni tempo necessario per riflettere, pensare, discutere. Non siamo più capaci d’alcuna empatia?

Abbiamo mai provato a calarci per un secondo, con il cuore e la mente, in ciò che può provare un madre mentre micidiali macchine di morte sorvolano i luoghi dove fino a ieri portava il suo bambino a giocare? Rimaniamo ipnotizzati dalle parole di quegli imbonitori televisivi che abbiamo ancora il coraggio di chiamare giornalisti. Siamo ormai divenuti totalmente incapaci di distinguere il falso dal vero, la vita dalla morte, l’amore dall’odio, i film dalla realtà? Credo sia giunto il momento di smetterla di attribuire le colpe ad altri. Politici, giornali, multinazionali: sono sempre loro i responsabili. Ma noi un’intelligenza e una volontà non le abbiamo più? Noi siamo i consumatori, noi gli elettori, noi i genitori, gli insegnanti, i lavoratori. Noi siamo parte di tutto questo, responsabili quanto chi agisce deplorevolmente in prima persona perché gli siamo sempre accanto, ma con lo sguardo rivolto altrove. Questa è omertà, questa è mafia, una mafia dell’anima, e noi tutti ne facciamo parte, anche se è così consolante raccontarsi che tutto accade sempre in una sorta di non luogo, dove ovviamente noi non siamo mai. Ma non è forse che quel non luogo sia proprio dentro di noi?(...).

(...)A malincuore devo dirvi, amici miei, che lungo il mio cammino trovo sempre più uomini che non posso dire vivi, ma che non posso nemmeno chiamare morti. Sembra che fra noi umani si sia diffusa una specie d'epidemia capace di spegnere la vita delle persone prima che la morte abbia bussato alle loro porte.

Credo che questo "Male" sia cresciuto attraverso i secoli assumendo forme sempre differenti, senza far troppo rumore, riuscendo così a rimanere nascosto. Se a questo "Male" voi foste immuni, avrete già inteso ciò di cui sto parlando, perché sono proprio quelli ancor capaci di sentire, che pienamente comprendono la miseria di coloro che non sono nemmeno coscienti del loro soffrire. Attraverso questi incontri vorrei condividere con voi, amici miei, la ricerca che iniziai il giorno in cui mi resi conto dell’esistenza di questo inganno, augurandomi che in queste mie parole possiate trovare la luce di un faro capace di orientarvi anche nelle notti più scure (...).

(...)Tutto ciò che dico cerco sempre di esprimerlo, per quanto ne sono capace, nel modo più chiaro e semplice possibile, perché intravedo quanto semplice e chiara sia la natura stessa di questa esistenza. Ma le parole semplici sono anche le più difficili da trovare, perchè nascono solo quando si è pronti a guardare la realtà delle cose, dentro e fuori di noi. Sarà altrimenti inevitabile che le menzogne e le paure, che si nascondono in noi, rendano confuso e bugiardo il nostro stesso ragionare. Il più delle volte, infatti, se ascoltiamo con attenzione, scopriamo come dietro ad eruditi discorsi e complesse argomentazioni si nascondano solo sconnessi e banali concetti. In molte altre occasioni ci accorgeremo, invece, come le parole più famigliari e belle siano usate unicamente per celare le più infami menzogne.

Pertanto dobbiamo esser sempre estremamente accorti proprio a quei discorsi che gli uomini del nostro tempo ritengono giusti, morali, virtuosi o chissà cos’altro, perchè ciò che è scontato nessuno lo mette mai in dubbio, per questo l’inganno vi costruisce sempre il suo rifugio! (...).

 

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