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Lettere e messaggi
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Mercoledì 18 Febbraio 2009 12:39 |
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Francesca ha scritto: Parlo da donna giovane, arrabbiata e disorientata, o meglio, scrivo..
Mi ha appena chiamata mia madre e ha scatenato tutta una serie di emozioni e ricordi, potrei aggiungere anche rancori. Sappiamo tutti che viviamo in una società ancora tanto maschilista. Ieri ho parlato con una persona molto saggia, di cui mi fido ciecamente e con cui mi confronto su vari temi che spesso centrano con la mia storia personale. Abbiamo parlato delle ragazze di sedici anni che fanno le prime esperienze sessuali, delle loro paure, rimorsi, sensi di colpa. Appunto, abbiamo parlato delle ragazze, non dei ragazzi. I ragazzi non hanno problemi di sentirsi poco di buono se fanno sesso con dieci persone diverse, le ragazze ancora sì, sempre meno per fortuna. Le ragazze sono quelle più represse, quelle che sognano il principe azzurro, che si devono comportare a modo. La vittima dei miei sfoghi mi ha risposto che non è proprie così, che le ragazze di oggi sono più naturali, istintuali. Mah!! Io vorrei che fosse così, ma i fatti sociali di ogni giorno mi ricordano sempre che viviamo in un paese ancora tanto maschilista, e di conseguenza tutta questa libertà femminile non può avere poi così tanto spazio nelle relazioni. Tutto questo cosa c’entra con mia madre?! Mia madre è stata il mio idolo, la donna forte, intraprendente, che ha detto al marito possessivo e geloso: “Io faccio la patente, mi compro la macchina , faccio pure la carriera per quel che mi è possibile per le mie capacità e tu non rompere!!!” Solo che ha fatto tutto questo, ma non ha capito che era comunque dipendente da lui psicologicamente, e nonostante lui la trattasse anche spesso molto male lei gli è rimasta sempre accanto. Non è mai stata una casalinga tutta pranzi e lavatrici, ha sempre lavorato, e adesso guadagna anche più di lui. Non ha mai visto la possibilità di vivere serena, più rispettata, più amata, più valorizzata. Ma questa è la sua vita, mi dico io, se non accadesse che ogni tanto trasbordi anche nella mia vita con queste concezioni della donna dipendente da un uomo che si prende cura di lei, che le dà da mangiare e una casa. Lei in pratica non è mai stata una donna del genere, ma non lo ha mai capito e non le è mai venuto in mente che la figlia potesse essere felice in modo diverso, più libero, più sano. Non si è mai scansata dall’idea della famiglia tradizionale, cioè il modello della famiglia in cui è cresciuta, pur lamentandosi da sempre dell’insensibilità, l’ignoranza e la freddezza dei gesti dei suoi genitori. Mai una volta mi ha consigliato di lavorare da sola per il mio futuro, di essere libera e autonoma, di pensare prima a me, imparare a volermi bene, per poi trovare un giorno un uomo che mi ama per quello che sono e non perché ha bisogno di avere una persona accanto a sé fragile e dipendente. Io non sono una femminista, però sono stufa di vedere le donne con tanto potenziale, tante capacità e tanta forza, soffocate da questi uomini deboli, bambinoni viziati, che non possono farsi neanche un caffé, perché solo così possono sentirsi forti e più maschi. Della loro debolezza fanno la loro forza, la loro incapacità di vivere soli la trasformano in “maschio forte che ha potere su una donna che senza di lui sarebbe persa”, perché ha un lavoro poco pagato, perchè la casa è intestata solo a lui, perché sa che per la madre di lei sarebbe la fine del mondo se la figlia si separasse… Così la donna passa dalla dipendenza dalla madre che l’ha cresciuta alla dipendenza di un uomo, senza avere la possibilità di riflettere, di fermarsi a respirare, di sentire, di vedere il mondo intorno a sé, di osservare la vita degli altri, capire se la vita va vissuta così o bisogna rivoluzionare tutti gli schemi familiari preimpostati sviluppatisi nei secoli, da quando la chiesa ha preso le redini della società. E’ stata dura per me sconfinare i cerchi della famiglia, della società con le sue regole ancora tanto bigotte, della chiesa tanto maschilista, e non lo sono riuscita a fare ancora del tutto, direi molto poco. E’ tanto difficile rinnegare tutto quello che ti hanno insegnato i genitori, che da quando sei nata sono il tuo mondo, il tuo primo contatto con la vita. E’ stato difficile capire in quante menzogne viviamo, cose mai dette, mai approfondite, mai indagate, apprese perchè qualcuno le ha dette senza mai chiederci chi è quel qualcuno. Quando si tratta della chiesa e dei potenti , le loro parole, tantissime volte, non si discutono. Eppure non ci vuole tanto. Un esame di storia medievale, un po’ di filosofia, e capisci che l’ unica religione è sempre stata ed è ancora il potere di comandare, vendere e comprare; che fossero pezzi di terreno, castelli, scomunicare gli imperatori o pretendere l’obolo nel medioevo, oppure trafficare con i più potenti, creare catene di alberghi e vivere lussi sfrenati, cercare di ostacolare le innovazioni scientifiche e denigrare i diversi pensieri spirituali, oggi. E’ vero che sono arrabbiata. Sono alla soglia dei trent’anni e non mi sento libera nelle scelte che faccio, mi sento legata ancora alle cose a cui intellettualmente non credo più, mi sento soffocata in un paese in cui le donne guadagnano meno degli uomini solo perché donne. E la cosa che mi fa imbestialire di più è che non vedo forza e motivazione nei giovani per cambiare qualcosa. I genitori che fine hanno fatto? Perché i figli hanno l’unico obiettivo di sballarsi e mettersi in mostra? Forse perché i figli si educano con i fatti, comportamenti e gesta che vedono dagli adulti? Gli adulti di oggi sono adulti? E perché io all’età di diciotto anni non volevo perdere un attimo di lucidità perché volevo vedere e sentire tutto intorno a me? Sono una pazza? Ditemi che mi sto sbagliando, che sto esagerando! Fatemi capire che la realtà non è questa! Dadrim ha risposto: Non è questione di giusto o sbagliato, reale o irreale. L’unica cosa rilevante è riuscire o meno a trascendere e bruciare le scorie del tuo passato, dell'intero passato di questa nostra ottusa società, che tu senti roderti l'anima, per divenire quella donna forte e libera che senti di voler essere. Un immenso in bocca al lupo!!!!!!!!!!! Dadrim |
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Avvisi. notizie ed eventi del blog
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Lunedì 16 Febbraio 2009 19:22 |
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Ieri sera, mi sono trovato con i miei amici più vicini per festeggiare i primi sei mesi di vita di questo blog. L’unica cosa che mi hanno fortemente consigliato, argomentando convincentemente, è stata quella di inserire qualche notizia aggiuntiva nella pagina “Chi è Dadrim”, di “metterci la faccia” e un po’ di immagini personali e/o d’incontri nella “galleria d’immagini”. Detto fatto. Così non mi potranno più dire di voler fare l’enigmatico eccentrico.
A parte queste chiacchiere da camerini, attraverso questo breve articolo vorrei cogliere l’occasione per condividere con tutti Voi la mia gioia e gratitudine per un’avventura che nessuno sa dove ci porterà, ma che certamente da qualche parte sta andando, fosse anche solo nel mio cuore, ma che altro potrei volere di più? Vorrei partire salutando Gentian, il nostro primo iscritto alla Newsletters e sincero ricercatore, e passare a Emanuela, la nostra ultima iscritta. Un saluto va poi a tutti coloro che hanno lasciato un pensiero nel libro degli ospiti e/o un commento agli articoli. Saluto poi con affetto: Paola, ricordandole che attendo di sapere come procedono le sue “prove”; Ancalagon, il nostro drago; Enrichetta; Vale; Vanna; Alessia, nella speranza che ora dorma serenamente; Marietto il filosofo; Domenico; Namastè, Giuliana, con la speranza che stia gustando il pieno della vita; Rita, augurandole che ora la sua mente rifletta la vita limpida come un lago di montagna. Vorrei inoltre ringraziare il Dott. Dario T. e Sladjana M. per le lunghe e sentite “discussioni filosofiche”, per la sempre utilissima e sapiente lezione medico scientifica e per la loro calorosa e sincera amicizia. A J.Z., mia luce e ombra, un bacio senza tempo! Infine, ma non certo per importanza, un abbraccio a tutti i miei “compagni di viaggio”, vicini e lontani, persi e ritrovati. Grazie a Voi tutti e a chi deve ancora arrivare, Dadrim |
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Avvisi. notizie ed eventi del blog
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Venerdì 13 Febbraio 2009 00:00 |
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Con un sentimento di grande affetto e riconoscenza, per chi un tempo seppe sostenere e guidare i miei deboli e incerti passi verso la libertà, oggi vorrei condividere con Voi tutti, miei compagni di viaggio, la “Bandiera di Preghiera” che scrissi nel Natale del 2000, mentre mi trovavo nella comunità di ricerca spirituale che diede una svolta definitiva al mio percorso di vita. Cosa sono le bandiere di preghiera. Le “Bandiere di Preghiera” solitamente sono dei pezzi di stoffa colorati, con impresse parole sacre e immagini di divinità. Vengono usate dai buddisti tibetani, che le appendono all'aria aperta, per fare in modo che il vento possa soffiare le loro parole verso il cielo. Nel Natale del 2000, i miei compagni ed io, appendemmo a un grande albero delle bandiere con scritte le preghiere che avremmo voluto far arrivare sino al cielo, dove avrebbero potuto essere viste da ogni uomo sulla terra. Ci fu infatti detto che solo una preghiera che si sente di poter condividere con ogni persona merita anche d’essere esaudita. Immagine: Bandiera di Dadrim, Natale 2000 Partendo da questo dolce ricordo vorrei proporre a tutti Voi, miei compagni di viaggio, due momenti di preghiera, riflessione e incontro, che vorrei potessero divenire eventi fissi annuali, da far cadere negli equinozi di primavera e d'autunno. Questi due momenti li potremmo chiamare “La Festa delle Bandiere”. (La parola "equinozio" deriva dal latino e significa "notte uguale". Gli equinozi di marzo e settembre sono i due giorni di ogni anno in cui il dì e la notte hanno la stessa durata. Per definire esattamente la lunghezza del giorno, l'alba comincia quando il Sole ha superato di metà l'orizzonte e il tramonto finisce quando il Sole è di metà sotto l'orizzonte. Usando questa definizione, la lunghezza del dì è esattamente 12 ore. Agli equinozi, il Sole sorge all'esatto est e tramonta all'esatto ovest. Nell'emisfero settentrionale, l'equinozio di marzo - che cade il 20 o 21 Marzo- è l'equinozio di primavera, e l'equinozio di settembre - che cade il 22 o il 23 settembre - è l'equinozio d'autunno; nell'emisfero meridionale, questi termini sono invertiti). In cosa consistono questi due momenti d'incontro che dovrebbero avvenire nei giorni d'equinozio? Ognuno di noi inviti nella sua casa, o in qualsiasi luogo senta più adatto per l’occasione, le persone a lui più vicine. Un volta giunti, tutti i presenti prenderanno un pezzo di stoffa colorata, che noi avremo precedentemente preparato, di superficie rettangolare di circa 40 x 30 cm (le stoffe dovranno essere di colori diversi, una per ogni presente, inoltre dovremo far trovare dei pennerelli indelebili di vari colori). A questo punto ognuno inizierà a disegnare e scrivere con i diversi colori sul suo pezzo di stoffa, rimanendo con gli altri o stando da solo. Attraverso disegni e/o parole esprimeremo una preghiera che vorremmo far salire sino al cielo. Quando tutti avranno terminato di scrivere e/o disegnare, assieme si cercherà un luogo all'aperto dove poter appendere le bandiere, una vicina all’altra, per lasciarle muovere dal vento per sette giorni completi. Dopo aver appeso le bandiere ognuno rimarrà per il tempo desiderato in silenzio osservando il movimento delle stoffe accarezzate dal vento e rievocando dentro di sè il significato impresso nella bandiera. Tutto dovrebbe svolgersi in un clima di serenità e introspezione. Il momento migliore della giornata per svolgere tutto ciò è il tramonto. Al tramonto del settimo giorno, poi, il padrone di casa andrà a togliere le bandiere, le lascerà asciugare se bagnate, per poi conservarle sino all’equinozio successivo, quando la “Festa delle Bandiere di Preghiera” verrà ripetuta, e solo allora le riconsegnerà ai rispettivi creatori, arrotolate e legate con uno spago di corda grezza. Sarebbe cosa buona che la festa avvenisse sempre in luoghi diversi facendo sì che il padrone di casa cambi ogni volta. Di fondamentale importanza è poi, ovviamente, che il primo "padrone di casa", cioè colui che vorrà far nascere questa catena di preghiera, riesca a trasmettere a tutti coloro che vorrà coinvolgere il significato e l'atmosfera di quanto si andrà facendo. Create bandiere coloratissime, appendetele nei vostri giardini, ai fili della biancheria dei condomini, lungo le cancellate delle nostre, spesso tristi, vie di periferia (Se la cancellata è vostra: evitiamo di metterci nei guai!!). Per due settimane all’anno facciamo in modo che ogni passante, vicino di casa o semplice turista possa fermarsi fra le strade delle nostre città attratto da parole di profondi desideri, preghiere, colori e gioia. Se non amate esporvi troppo o vivete isolati, lasciate pure che sia solo il cielo ad ascoltare le vostre parole portate dal vento, perché le preghiere non hanno bisogno di pubblico, semmai è il pubblico ad avere bisogno di pregare e meditare. Ricordate inoltre che tutto ciò non ha nulla accheffare con riti religiosi, sette, culti strani o altro. Tutto ciò è solo una festa, un momento di incontro, riflessione e presa di consapevolezza dei propri desideri più profondi. La Festa delle Bandiere vuole essere solo un momento in cui, anche attraverso un fare simbolico, si rafforza la memoria e il desiderio di portare a compimento il nostro viaggio interiore! Ho scelto come date l'equinozio di primavera e d'autunno per due ragione principali. La prima è che in questi due momenti l'intero nostro universo passa attraverso una condizione di grande equilibrio considerando che il giorno e la notte si equivalgono temporalmente. La seconda è che questi due momenti rappresentano e manifestano, a vari livelli d'intensità e profondità, l'essenza stessa dei due momenti più rilevanti nella vita di ogni creatura: la nascita, con l'equinozio di primavera, e la morte con l'equinozio d'autunno. Immensamente significativo è anche il fatto che mentre metà del nostro pianeta si sta risvegliando dal sonno invernale, l'altra metà si sta preparando ad entrarvi, e viceversa. Quest’anno l’equinozio di primavera sarà il 20 marzo, in questa data ognuno di noi si trovi nella propria casa con i sui “compagni di viaggio”, e mi auguro con tutto il cuore che l’alba del 21 marzo possa illuminare uno spettacolo di bandiere colorate. Scattate delle foto alle vostre "catene di bandiere", inviatele poi all’indirizzo e-mail del blog con il vostro nome e quello della provincia dove avete esposto le bandiere. Le più belle immagini verranno pubblicate nella home page del blog e archiviate nella galleria fotografica. Il vostro nome e quello della vostra città serviranno a creare una mappa geografica con indicati i punti dove si è svolta la Festa. (Indirizzo del blog: info (chiocciola) dadrim.org, scriviamo la chiocciola così per evitare spam, ovviamente voi inserite la chiocciola tipica degli indirizzi e-mail @). Riportiamo il calendario dei prossimi equinozi, sino all’anno 2020 | Date degli equinozi per la "Festa delle Bandiere" | | Anno | Equinozio di primavera (Marzo) | Equinozio d'autunno (Settembre) | | 2009 | 20 Mar | 22 Set | | 2010 | 20 Mar | 23 Set | | 2011 | 20 Mar | 23 Set | | 2012 | 20 Mar | 22 Set | | 2013 | 20 Mar | 22 Set | | 2014 | 20 Mar | 23 Set | | 2015 | 20 Mar | 23 Set | | 2016 | 20 Mar | 22 Set | | 2017 | 20 Mar | 22 Set | | 2018 | 20 Mar | 23 Set | | 2019 | 20 Mar | 23 Set | | 2020 | 20 Mar | 22 Set | Riportiamo una foto di come la terra viene illuminata nei giorni d’equinozio: 
Un abbraccio a tutti Voi, Dadrim |
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Società e condizionamenti
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Mercoledì 11 Febbraio 2009 00:23 |
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Negli ultimi cent’anni abbiamo combattuto le guerre più devastanti che l’intera storia umana ricordi. Siamo giunti al punto di possedere un arsenale bellico capace di distruggere l’intero pianeta più e più volte, ma nulla sembra cambiare. Il fondamentalismo religioso ci ha riportati, in soli pochi anni, indietro di secoli; il progresso tecnologico, mal impiegato, sta devastando la natura, per non parlare poi del completo e folle sacrificio d’ogni valore, compiuto in nome di un'antica, quanto bestiale, trinità: potere, denaro e piacere. Mentre tutto questo accade sentiamo, ad ogni ora del giorno, religiosi, politici, capi di stato, economisti, intellettuali ripetere ossessivamente che l’unico loro obbiettivo è la pace, la serenità, l’armonia e il benessere di tutti i popoli, le nazioni e le genti. Ma come è possibile?
Come è possibile che ciò sia vero se più dei tre quarti della popolazione mondiale vive solo dolore, morte, distruzione, iniquità e paure. Come è possibile? Tra le nostre parole e le nostre azioni v’è una tale discrepanza e contraddittorietà, che non possiamo esimerci dal chiederci se cose come l’armonia, la pace o l’amore siano solo illusione, allucinazioni prodotte da una mente che soffre e che per questo si lascia fuggire in pensieri rassicuranti, mentre la realtà si consuma nell’idiozia! Temo che ancora troppi fra noi preferiscano le menzogne e le fantasie ad una realtà che contrariamente pretende un enorme impegno, lucido e coraggioso. Temo che nella migliore delle ipotesi, molti di questi nostri leader partano da buone intenzioni, senza aver mai speso, però, un solo giorno per comprendere la reale natura dei problemi umani. Va sottolineato, comunque, che non ci si può certo aspettare qualcosa di molto diverso da una società come la nostra, basata su una cultura che propaganda la notorietà e il culto dell'immagine a discapito d’ogni forma di collaborazione e attenta riflessione. V’è da dire, inoltre, che spesso le persone sono abilissime a trovare capri espiatori, colpevoli e responsabili, ed e proprio per questo che ancora oggi la figura del leader carismatico è capace di infiammare le piazze o i telespettatori. Quanto è rasserenante sapere che v’è chi fa i lavori scomodi e pesanti per noi, quanto ci tranquillizza sapere che non abbiamo nessuna responsabilità per ciò che sta avvenendo, e che qualora le cose dovessero mettersi davvero male noi siamo sempre quelli dalla parte del giusto, di chi ha subito un torto o un sopruso. Questa è una logica dell’irresponsabilità, e questa logica continuerà sino a quando esisterà una cultura che educa al comando e all’ubbidienza. La logica della cooperazione e della responsabilità condivisa non è cosa ancora molto diffusa e sentita. Vedendo tutto ciò, se veramente ne percepiamo la realtà e l'urgenza, credo non ci rimanga altro da fare che cercare di riprenderci le nostre responsabilità, smettendo di demandare ad altri ciò che invero spetta solo a noi. È tempo di smetterla con il riempirsi la bocca di parole di pace, amore, speranza, quanto di quelle di disprezzo, di disfattismo e sudditanza. La realtà è l’unica cosa su cui possiamo operare, e alla realtà non importa nulla delle nostre suppliche o delle nostre imprecazioni. La realtà rimane sempre lì di fronte a noi, aperta e disponibile, in attesa che noi ne facciamo qualcosa. Assistiamo a scontri terribili, sia microscopici, fra i singoli individui, sia macroscopici, fra gruppi o nazioni, dettati esclusivamente dal desiderio di potere, di controllo e di soddisfacimento di desideri personali, perpetrati attraverso lo sfruttamento e l’annientamento dell’altro, del diverso, del più debole. Religioni che credono nello stesso dio in conflitto da millenni, uomini divisi e ostili fra loro a causa del diverso nome del loro redentore, per colpa dei colori di una bandiera, per la diversità di una lingua, delle tradizioni o solamente perché un fiume divide le terre in cui sono nati. Pare proprio che quando noi uomini sosteniamo qualcosa, o tutto il mondo è con noi o è contro di noi. Idee, fedi, opinioni, tradizioni, bandiere, messia, ideologie politico-economiche, religioni, lingue, dialetti, nazioni, regioni, città, quartieri, strade, case, famiglie, tutto è motivo di divisione, frammentazione, scontro, e a tutto ciò, ogni volta, riusciamo a trovarvi qualche interessante giustificazione o evasione dalla nostra responsabilità. Ora, se siamo sufficientemente pronti ad affrontare la realtà, dovremmo, come prima cosa, attraversare e superare il timore che si prova nel momento in cui si inizia a intuire come tutta la sofferenza e l’immane incomprensione che ci circondano e attraversano non vivano in qualche luogo ameno e sconosciuto, ma sono cose che crescono e si nutrono proprio dentro i nostri cuori e le nostre menti. Le multinazionali non vendono prodotti malsani se non v’è chi li compra, le televisioni e i giornali non diffondono notizie spazzatura se v’è chi smette di ascoltarle e inizia a spendere un po’ di tempo per informarsi e riflettere da solo. Il mondo del lavoro non sarebbe così opprimente e precario se ognuno di noi esprimesse tutta la creatività che nasconde in sé, impegnandosi, con altri, a sviluppare idee nuove e di reale interesse per la collettività, anziché deambulare da un’agenzia interinale all’altra sperando di trovare chi gli dica cosa e come deve fare. È tempo d’inoltrarci, audaci e fiduciosi, dentro noi stessi e fra le vie del mondo, come avventurieri che esplorano un sepolcro antico alla ricerca di un tesoro perduto, e quando lo avremo trovato potremo finalmente tornare alla luce del sole, consapevoli che solo noi siamo gli artefici della nostra esistenza. Poche cose so per certo e una è questa: ciò che siamo diviene ciò che pensiamo, ciò che pensiamo diviene ciò che facciamo, e ciò che facciamo diviene la realtà in cui viviamo, pertanto, chi scopre in sé creatività, fiducia e collaborazione, porterà nel mondo una realtà fatta di creatività, fiducia e collaborazione. Chi, invece, attende che sia il mondo a divenire creativo, fiducioso e collaborativo, ovunque andrà porterà con se una realtà fatta di sterilità, sfiducia e frammentazione. Dadrim |
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Sull'educazione e i figli
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Sabato 07 Febbraio 2009 14:23 |
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Brevi considerazioni sulla famiglia, sull’essere bambini, genitori e adulti responsabili
Se fossi bambino…. Come bambino vorrei vivere in un luogo che posso chiamare LA MIA CASA e non “una casa”. Vorrei sentirmi protetto, ascoltato, non giudicato o discriminato, sia dentro che fuori dalla mia casa. Vorrei poter giocare, ridere, divertirmi, fare amicizie, creare relazioni durature, acquisire conoscenze e capacità che mi torneranno utili per poter camminare fra le strade del mondo. Vorrei sperimentare il calore e la forza di quella famiglia che mi spetta per diritto naturale e costituzionale. In poche parole, vorrei crescere con la possibilità di sperimentare liberamente e serenamente tutte le dimensioni che sono connaturate alla fase evolutiva che sto attraversando, percependo sempre accanto a me la vigile e discreta presenza delle persone che mi amano. Vorrei avere al mio fianco qualcuno capace di correggere, quando necessario, la rotta del mio cammino, non certo per coercizione, attraverso pensieri dogmatici o l’esercizio di un maggior potere fatto sentire come fine a se stesso, ma grazie alla capacità di farmi sempre vedere e comprendere i valori e i significati che si nascondono dietro l’orizzonte delle mete e delle sfide che quotidianamente mi attendono. Vorrei vivere accompagnato da persone che con il loro stesso vivere, pensare e agire, sanno essere prova e testimonianza della verità e realtà di tutte quelle mete che faticosamente vado cercando. Vorrei sempre sentire che la voce e la mano che mi fermano e ammoniscono sono unicamente mosse dall’amore e dal desiderio incondizionato di condurmi al mio bene reale. Infine, guardando nel mio cuore poi un giorno, vorrei poter trovare sempre la presenza di quel luogo che ho imparato a chiamare “Casa” e che è la mia indelebile memoria di un tempo che ho potuto chiamare infanzia e adolescenza. Se fossi genitore… Come genitore vorrei invece avere la possibilità di acquisire tutti quegli strumenti indispensabili per potermi reggere unicamente sulle mie gambe, per poter divenire così, finalmente, un individuo autosufficiente, maturo e sereno, capace di reperire tutte quelle energie necessarie per prendersi cura, in modo incondizionato e consapevole, dei propri figli. Vorrei imparare a contenere e trasformare le mie difficoltà personali, affinché queste non debbano mai pesare sulle piccole spalle di un bambino. Vorrei essere capace di coltivare capacità come l’ascolto, la pazienza, la fiducia e la costanza, poiché mi rendo conto di quanto siano indispensabili per poter vivere pienamente quella condizione tanto difficile, quando meravigliosa, che è l’essere genitore. Infine vorrei sempre portare con me la consapevolezza che non esiste nessun genitore perfetto, ma anzi, che un buon genitore è proprio colui che non perde mai d’occhio le proprie imperfezioni e i propri limiti, capendo pertanto che mai si finirà d’imparare, ascoltare e comprendere: solo grazie a questa consapevolezza credo sia possibile non smettere mai d’amare veramente. Per quello che sono… Per me “famiglia” è ogni luogo dove si vive in libertà e amore. Non centra nulla con i legami di sangue e parentela, nemmeno con le questioni di sesso o di genere. “Famiglia” è ogni luogo ove vi sia accudimento, accompagnamento, crescita e riflessione: è ogni forma di relazione capace di contenere e trasformare il bagaglio di dolore e solitudine che ogni essere umano portano con sé. La famiglia dovrebbe essere un luogo capace di consentire un pieno sviluppo fisico, emotivo, cognitivo e spirituale di tutti i suoi membri. Pensando ad ogni individuo adulto che esercita un ruolo educativo sogno, per i ragazzi che vi stanno accanto, che costui possa impersonificare il significato più profondo che la parola “educare” racchiude in sé. “Educare”, come ho spesso ricordato, deriva dal latino “e-ducere”, parola che significa condurre fuori, liberare, far divenire qualcosa ciò per cui quella cosa è nata. Poiché credo che la più alta forma educativa si concretizzi partendo da questa concezione, mi auguro che ogni donna e uomo possano essere in grado di mettersi in gioco costantemente per poter fare, prima di tutto in se stessi, esperienza di cosa significhi “essere ciò per cui si è nati”. Solo così sarà poi possibile divenire consapevoli veicoli di un messaggio di reale trasformazione, e non ambigue figure condizionanti e deformanti. Solo se saremo in grado di far emergere, prima in noi stessi, capacità e qualità come l’empatia, la compassione, la gioia e la fiducia, saremo poi capaci di trasferire questo nostro “essere” su quelle pagine bianche che sono le coscienze dei nostri bambini: solo così potremo veder crescere nei loro occhi uno sguardo libero dalle ombre del nostro passato e capace di riflettere la forza e la bellezza di una vita scrutata attraverso pensieri di vastità, armonia e amore. Se dovessi usare una metafora per descrivere l’atto educativo che vorrei vedersi sedimentare nella cultura del nostro tempo, mi verrebbe da dire che là dove il vero bene e la vera libertà si rendono manifesti, ecco che come una calamita questi attraggono a sé, senza sforzo alcuno, le piccole animelle informi di metallo che giacciono in ogni persona. A tutti voi, che vi pensate e sognate persone adulte e responsabili, ma in primis a me stesso, auguro pertanto di poter essere per ogni ragazzo e bambino, e più in generale per ogni uomo che ci si avvicini lungo la nostra strada, una grande e forte calamita, capace di accompagnare al bene reale per semplice attrazione e mai per imposizione o cieca convinzione. Per la generazione che sta nascendo mi augurio invece che ogni suo membro possa un giorno divenire a sua volta una piccola o grande calamita che cammina libera e forte per le strade della vita. Dadrim |
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Sull'amore e le relazioni
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Mercoledì 04 Febbraio 2009 22:24 |
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Vale ha scritto: Ciao Dadrim, ho 28 anni e sono mamma, non sposata, ma fidanzata da quasi 7 anni (lui non è il papà). Tante volte mi sento piena di dubbi: se dedicarmi alla coppia o vivere libera la mia vita. Ho tanti sogni e progetti, ma a volte mi sento con le ali tarpate e si finisce così per discutere. Le mie ansie mi portano ad essere anche 10 kg in sovrappeso e così i rapporti intimi con il partner sono pochi, un po’ per colpa del tempo che manca, un po’ perchè lui mi vorrebbe più in forma, nonostante dica di amarmi anche così; allora la mia femminilità si sente offesa e io reagisco mangiando… cosa mi consigli di fare?
Grazie, Vale Dadrim ha risposto: Cara Vale, sembra che per qualche motivo tu veda l’essere fidanzata e mamma come qualcosa di non conciliabile con i tuoi sogni e progetti. La nascita di un bambino richiede dedizione assoluta, energie, pazienza e tanto amore, ma ciò non significa che non sia possibile ritagliarsi degli spazi per portare avanti, magari con più calma, i propri sogni. La mia esperienza mi insegna che quando una donna si sente costretta a rinunciare ai propri progetti per i suoi figli o per il suo compagno, con il tempo si accende un rancore e un rimpianto difficili da superare e che difficilmente riuscirà a non far pesare in qualche modo a coloro per cui si è vista costretta a compiere la sua rinuncia. Ho notato anche, però, che nella maggior parte dei casi i figli non sono mai responsabili del fallimento dei nostri sogni. Le cause vanno rintracciate nel rapporto che viviamo con il nostro partner, in noi stessi, nelle scarse energie personali e disponibilità economiche che possediamo. Se non intuisco male, inoltre, la tua bambina/o non dovrebbe più essere tanto piccola/o, dovrebbe avere almeno sette anni, pertanto non sei più in quella fase di assoluta attenzione che richiede un neonato. Allora mi chiedo: “Perché vedi il tuo essere fidanzata e mamma inconciliabili con i tuoi sogni?” Certo…, se tu fossi una mamma, che desidera viaggiare per il mondo facendo l’autostop, ti consiglierei di riflettere molto attentamente sul tuo egoismo e sui tuoi problemi d’equilibrio interiore, ma la tua domanda mi fa capire chiaramente che i desideri e i sogni di cui parli non sono frutto di un delirio, ma sono i sani e fondamentali bisogni che una donna di 28 anni deve poter perseguire per crescere in libertà, forza, fiducia e autostima. Forse vuoi un lavoro più appagante, più adatto alla tua creatività e alle tue capacità personali. Vorresti uno stipendio capace di darti una maggiore sicurezza, per te e il tuo piccolo, vorresti più tempo per coltivare i tuoi interessi e le tue passioni, più tempo per stare con gli amici o magari semplicemente con te stessa…. Vorresti vivere molte cose… Non tutte le cose si possono realizzare, ovviamente, alcune perché è la vita stessa ad impedirci di conquistarle, altre perchè non meritano nemmeno d’essere ricercate, per il semplice motivo che ciò che abbiamo fatto in passato ci ha donato delle situazioni che ora richiedono la nostra attenzione e la nostra energia con una priorità ben maggiore. La nostra intelligenza è il timone che ci dirige verso ciò che merita d’esser perseguito e ci distoglie da ciò che non ha alcun valore per una nostra reale e piena realizzazione. Pertanto sta a te saper discernere tra l’essenziale e il superfluo! Ma nel momento stesso in cui hai chiarito a te stessa quali sono le mete necessarie da perseguire per poter proseguire il tuo cammino di realizzazione come donna e mamma, non lasciarti ostacolare da nulla, tanto meno da quelle persone che dovrebbero contribuire con il loro massimo coinvolgimento ad accompagnarti verso la realizzazione dei tuoi sogni più elevati. Va chiarita una cosa molto importante su questo punto. Le persone credono che amarsi voglia dire vivere l’uno a discapito dell’altro, credono che il vero amore sia una sorta di reciproca dipendenza, dove nulla, più, può esser fatto senza la presenza o il consenso del partner. Ma questa è pura follia. Troppe persone credono che “amore” voglia dire sacrificio, soppressione dei propri bisogni in nome dei bisogni dell’altro. “Io vivo per te e tu vivi per me”. Ma ci rendiamo conto di quale suicidio dell’anima sia una cosa del genere? Se io vivo per assecondare i tuoi bisogni e tu vivi per assecondare i miei bisogni, nessun bisogno verrà appagato, ma avremo unicamente due individui repressi e oppressi l’uno dall’altro. L’amore non è dipendenza, non è asservimento alle ristrettezze mentali l’uno dell’altra, ma è perseguimento e incitamento alla realizzazione della grandezza l’uno dell’altra. L’amore incoraggia la realizzazione del proprio potenziale spirituale e umano, desidera per il proprio amato la piena realizzazione di ogni sua creatività a discapito di qualsiasi desiderio personale. L’amore apre porte e finestre, abbatte dighe e muri, non innalza mai prigioni, scava trincee o si apre cunicoli fra le profondità della terra. Il vero amore è figlio dell’aria, dell’infinito e dei cieli incontaminati. Vorrei riportarti le stupende parole che Gibran scrisse nel "Il profeta" parlando del matrimonio: ”Allora Almitra di nuovo parlò e disse: Che cos'è il Matrimonio, maestro? E lui rispose dicendo: Voi siete nati insieme e insieme starete per sempre. Sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni. E insieme nella silenziosa memoria di dio. Ma vi sia spazio nella vostra unione, E tra voi danzino i venti dei cieli. Amatevi l'un l'altro, ma non fatene una prigione d'amore: Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime. Riempitevi l'un l'altro le coppe, ma non bevete da un'unica coppa. Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane. Cantate e danzate insieme e state allegri, ma ognuno di voi sia solo, Come sole sono le corde del liuto, benché vibrino di musica uguale. Donatevi il cuore, ma l'uno non sia di rifugio all'altro, Poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori. E siate uniti, ma non troppo vicini; Le colonne del tempio si ergono distanti, E la quercia e il cipresso non crescono l'una all'ombra dell'altro”.
Cara Vale, se i tuoi desideri, i tuoi sogni e i tuoi progetti nascono dal bisogno di esprimere la tua creatività e di realizzare la tua libertà interiore, cerca di capire ciò che ti ostacola e vai oltre. Sei forse tu che per qualche condizionamento culturale o famigliare vedi la coppia e la famiglia come cose inconciliabili al tua emancipazione e alla tua realizzazione come donna e individuo? È forse il tuo compagno che ti vorrebbe vedere e plasmare in un certo modo? Siete forse entrambi che vi sorreggete a vicenda in un rapporto di chiusura e dipendenza? Trova la risposta a questa domanda e poi vai oltre! Per me la libertà è il valore più alto nella vita d’ogni persona. Per nulla al mondo possiamo rinunciare alla nostra libertà. So che questo pensiero spaventa e trova l’opposizione di molte persone, ma cosa posso farci, questo è ciò che vedo. La libertà non è sinonimo di saggezza ed equilibrio, è vero, spesso ci può fare molto male, ma è anche la condizione indispensabile perché un individuo possa un giorno realizzarsi pienamente e divenire così veramente saggio ed equilibrato. Il vero amore, l’equilibrio e la saggezza non si conquistano a due soldi! Libertà significa poter sperimentare sia il bene che il male, significa essere unici responsabili delle nostre azioni, significa non poter scaricare i nostri fallimenti e dolori sulle spalle di nessuno. Se tutto ciò che ho fatto, l’ho fatto per mia scelta, chi o che cosa potrò incolpare dei miei fallimenti o dei miei rimpianti? NESSUNO! Ed è proprio quando non possiamo accusare nessuno che la verità di ciò che siamo o facciamo ci balza costantemente di fronte agli occhi, inconfutabile, irreprensibile, onesta e limpida. Libertà significa essere soli e, spesso, titubanti, dubbiosi, ma chi vive solo e consapevole dei propri dubbi e limiti, lungo la propria via mette sempre un piede dopo l’altro con molta consapevolezza e attenzione. La libertà ci può spesso portare ad essere troppo attenti a noi stessi e poco agli altri, ma solo chi è liberò può un giorno iniziare ad amare e occuparsi di chi gli sta accanto incondizionatamente, partendo da una realizzazione di vastità e potenza interiore. Tutti coloro che si occupano degli altri per educazione impartita o per appagare il proprio ego crogiolandosi delle proprie azioni pie e compassionevoli, non vedi come fanno sempre pesare la loro presenza, e non senti quanto puzzino di ipocrisia ed egocentrismo!? Se non abdichiamo mai alla nostra libertà, presto o tardi, anche chi ci sta accanto inizierà a comprendere che la nostra distanza e il nostro sano prendersi cura di noi stessi sono le base di una vero rapporto, e se non lo dovessero capire meglio andare ognuno per la propria strada! Per quanto riguarda il resto… In dieci mesi, spesi per realizzare il tuo sentiero, i tuoi sogni e i tuoi progetti, avrai sicuramente bruciato i tuoi dici chili in più: chi corre libero ha poco interesse per stare a tavola… “Fate pure ciò che volete , ma siate prima di tutto di quelli che sanno volere ! Amate pure il vostro prossimo come voi stessi , ma siate prima di tutto di quelli che amano se stessi!” (Nietzsche , Così parlò Zarathustra) Tra un po’ di tempo fammi sapere come stanno andando le cose. Un abbraccio, Dadrim |
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Società e condizionamenti
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Lunedì 02 Febbraio 2009 13:25 |
Il manifesto del vero rivoluzionario!
Crisi economica, malavita organizzata, insicurezza sociale, malgoverno, malapolitica, progressivo deterioramento delle istituzioni scolastiche, clientelarismi, baronie, assoluta mancanza di meritocrazia, democrazia, senso civico, senso dello stato, educazione ed etica ambientale, devastazione del territorio e del patrimonio paesaggistico e monumentale artistico. Questa è l’Italia che ci viene raccontata. Se poi guardiamo il panorama politico internazionale le cose non sembra andare molto meglio: l’eterno conflitto Israelo-Palestinese, l’Iraq e l’Afghanistan ancora tormentati dalla guerra (civile o militare che sia, per me sempre guerra è!), la repressione dei monaci in Tibet, i tremendi conflitti dimenticati che insanguinano le terre dell’Africa, la povertà, la fame, il traffico di organi umani, il traffico di donne destinate alla prostituzione, il traffico d’armi, il traffico di droga, il traffico di merci inutili che vanno da una parte all’altra del mondo, il folle e progressivo aumento del traffico dei mezzi di trasporto, l’inquinamento, lo scioglimento dei ghiacci… Tutto questo e molto ancora è quel che quotidianamente ci riportano i nostri “tanto amati” mezzi di informazione attraverso speciali, tribune politiche, dibattiti, trasmissioni radio, telegiornali, giornali, “matrici”, “sette e mezzi”, “infedeli”, “fedeli”, “ballerini”, “cose personali e niente di personale, “porte a porte varie”, giullari, mangia fuochi, saltimbanchi, menestrelli, cartomanti, notizie strisciate…
Ascoltando tutto ciò viene da chiedersi come faccia il mondo a ruotare ancora sul suo asse sospeso nello spazio senza cadere in una qualche discarica, inceneritore, termovalorizzatore o come lo vorranno chiamare. Tutti propongono la loro ricetta politica, tutti offrono a caro prezzo la loro lettura dei fatti, la loro colta o ignorante opinione. Il nostro paese è una terra di maestri, professori, dottori, esperti, maghi e stregoni.
C’è chi teme una catastrofe mondiale, c’è chi profetizza la fine del mondo, c’è chi parla di un ritorno al medioevo, ma non c’è mai chi sta zitto, e in questo caso nemmeno io, che amo così tanto il silenzio, mi esimo dal partecipare a questa festa di cortile, a questo carnevale nel pollaio.
Per chi teme una catastrofe mondiale vorrei solo ricordare che ogni cento, centoventi anni al massimo la natura compie le sue normali e periodiche pulizie di fine stagione cancellando dalla faccia della terra 6,6 miliardi di persone. È si!, se non ci avete mai pensato, ogni 100 anni un’intera generazione scompare. Fra cento anni la morte si sarà riportata a casa l’intera popolazione che ora respira e cammina in questo istante.
Quindi rilassatevi e smettete di preoccuparvi per la fine del mondo, iniziate piuttosto a preoccuparvi di come vivere il tempo che vi rimane da trascorrere su questa terra, perché la fine arriverà comunque per tutti noi.
Il problema non è mai la fine né l’inizio, ma sempre e solo il come essere e il cosa fare nel presente
V’è da dire, poi, che tutti sembrano essere d’accordo sul preoccuparsi per il mondo che erediteranno i nostri figli. Bugiardi!! Se tutti vivessimo veramente preoccupandoci per il futuro dei nostri figli, non credete che le cose starebbero già andando in un altro modo? Noi non siamo nemmeno capaci di preoccuparci per il nostro futuro, figuriamoci se ci preoccupiamo per quello degli altri, figli o meno che siano! L’unica cosa che riusciamo a fare per i nostri figli è lottare in tutti i modi affinché essi ereditino i nostri patrimoni, le nostre posizioni di potere o i nostri privilegi sociali, senza renderci conto che l’unico bene capace di durare nel tempo è quel bene che nasce da un’azione figlia della comprensione che la natura e gli uomini sono un unico organismo vivente e che un tale organismo non può sopravvivere a lungo se ogni sua cellula pensa unicamente alla propria sopravvivenza e a quella delle cellule sue simili! Ma quel che preme alla maggioranza di noi è sempre e solo il presente, l’adesso, al massimo il domani, ma già la settimana prossima è cosa lontana e incerta.
Ora so che qualcuno starà pensando: “ma non continui a ripetere di vivere il presente in modo totale e di non preoccuparsi per il futuro o per il passato”. “Certo”, dico io, “ma un conto è vivere il presente avendo trasceso il proprio istinto animale e il proprio egoismo personale, ben altra cosa è invece vivere il presente allo stesso modo di una scimmia o di un alligatore”.
L’uomo libero ha trasceso il tempo proprio perché ha saputo vedere e comprendere l’impermanenza e la futilità insiti in tutti i nostri desideri personali, mentre lo schiavo non sa nemmeno di vivere confinato entro le logiche del tempo perché vive unicamente ancorato alla dimensione del “tutto mio”, subito e adesso: “Uno è un uomo semidio, l’altro è un uomo semigallina”.
Comunque, quel che vorrei dire, in risposta a molte domande ricevute da persone preoccupate e spaventate per la crisi economica e la difficile situazione sociopolitica che stiamo attraversando, è: siate sereni, abbandonate ogni pensiero catastrofista, disfattista o pessimista, perché davanti a noi si stanno aprendo possibilità di cambiamento mai avute prima; ci attende un futuro radioso…se lo vogliamo davvero.
Questa che stiamo vivendo non è una crisi dell’Italia, ma è una crisi mondiale che colpisce l’intero sistema economico, politico e valoriale su cui ci siamo basati sino ad ora. Abbiamo trascorso gli ultimi cinquanta anni pensando che il sistema economico capitalista, innestato in una forma sociale democratica e condito con una religione istituzionalizzata di massa avrebbero potuto essere la ricetta di tutti i nostri mali. Ma eccoci qua per scoprire d’aver collaborato ad instaurare una semidemocrazia che si sorregge bilanciata da una semiteocrazia, ambedue guidate e manipolate da una dittatura reale di capitali! Gli ultimi cinquanta anni sono stati segnati dal dominio assoluto del potere per il potere, del controllo per la pura soddisfazione e liberazione degli istinti primari e la glorificazione del narcisismo più assoluto. Dopo il crollo delle grandi ideologie, il sogno di poter instaurare una società democratica, fondata sulla meritocrazia e la solidarietà sociale ha svolto magistralmente il suo lavoro di assopimento delle coscienze individuali. Quanti ancora credono che tutto ciò sia possibile? Molti, ne sono certo, ma non più così tanti da poter mandare ancora avanti il circo. Cosa sto cercando di dirvi con tutto ciò? Semplice! Le nostre democrazie non sono strutturate a livello comunale, ma a livello nazionale, se non addirittura sopranazionale. Pensiamo alla nascita del parlamento europeo o anche ai vecchi e cari Stati Uniti. I palazzi del potere sono ben lontani dalla gente e raccolgono sotto la loro influenza un’enorme quantità di persone.
Ora, il primo reale problema di chi vuole governare oggi, non è come governare, ma come riuscire ad accedere alle posizioni di governo. Supponiamo che io e alcuni miei amici non sopportassimo più la condizione in cui versa la nostra città, la nostra regione e la nostra nazione. Cosa potremmo fare per cambiare le cose? Dovremmo prima pensare a cosa vorremmo cambiare e a come lo vorremmo cambiare, poi a come far giungere il nostro pensiero di cambiamento a più persone possibili per vedere se condividono la nostra iniziativa. Semplice vero? Ma il problema dei problemi sta proprio nella circolazione delle idee! Come possiamo far circolare le nostre idee? Come ho sentito sostenere da qualche politico, in alcune sparate comico-demenziali, ad un comune cittadino basterebbe andare in giro per le piazze a fare volantinaggio o indire dei comizi in qualche cinema o teatro di paese. Ma vi rendete conto? L’Italia ha quasi sessanta milioni di abitanti controllati da un governo centrale che sta a Roma, e secondo questi buffi individui, andando a fare volantinaggio per le piazze o comizi nei cinema di paese, un comune cittadino potrebbe mutare le mostruose e titaniche logiche di potere che controllano la nazione. Siamo all’assurdo. Ma poi così assurdo non è, se ci pensiamo bene. È di fondamentale importanza far credere alla gente d’essere libera e di avere sempre la possibilità di cambiare le cose qualora si dovessero mettere troppo male, perché se la gente iniziasse a comprendere di non avere alcuna possibilità di modificare l’ordine sociale attraverso un’azione di pacifica condivisione, riflessione e proposta d’azione, vi sarebbero tutti i presupposti per l’esplosione di una possibile azione violenta atta a sovvertire l’ordine vigente.
Pertanto bisogna dire alla gente che chiunque, quando e come vuole, può divenire protagonista della vita politica del suo paese e magari mutarne radicalmente le sorti.
Certo!, ne sono assolutamente convinto! Come sono convinto dell’altra ben più tremenda mistificazione della realtà. Quella mistificazione che ritengo stia alla base del sostentamento dell’intero ordine di potere in cui siamo rinchiusi. Questa mistificazione si chiama “MASS MEDIA”.
Ho sentito ripetere più e più volte da politici, giornalisti Tv, intellettuali d’ogni sorta, vallette, presentatori, conduttori televisivi, professori universitari, insomma, da tutti coloro che vivono dello stipendio che gli danno per fare le loro apparizioni sui Mass Media, che i Mass Media hanno una scarsa rilevanza per quanto riguarda la costruzione del pensiero personale del cittadino a riguardo d’ogni cosa. Insomma, secondo tutti questi geni, la Tv e in generale i mezzi di comunicazione, non hanno un gran potere di direzionare la vita, le scelte e i pensieri delle persone.
Ma vi rendete conto di cosa sono capaci di dire? Ma allora se non sono i mezzi di comunicazione che plasmano il pensiero di massa cosa lo forma? Ovviamente, seguendo questi illustri pensatori, la massa si forma ed informa andando a comizi, nei cinema di paese, nei teatri, leggendo volantini, studiano la nascita e il crollo delle grandi ideologie politiche, approfondendo le concezioni etico politiche che stanno alla base di concetti quali “democrazia”, “liberalismo”, “comunismo”, “socialismo”, “società dei capitali”, “libero mercato”… Ne sono convinto!!! Ne sono così convinto che ho la certezza che se domani Maria De Filippi e i ragazzi dei sui "profondi" programmi televisivi fondassero un partito chiamato “Uomini e Donne” sarebbe l’ultima volta che vedremmo Berlusconi e Veltroni in Tv. Non sto scherzando, sono serissimo. La De Filippi potrebbe tranquillamente essere il nostro prossimo Premier!
I mezzi di informazione sono l’arma più potente che sia mai esistita. Possono far nascere guerre, far divenire dei conflitti in corso dei conflitti fantasma, possono cambiare in pochi giorni il nostro modo di magiare, di vestire, di comportarci, possono farci credere qualunque cosa essi vogliano farci credere. I MASS MEDIA SONO ONNIPOTENTI, pertanto chi li controlla e dirige è ONNIPOTENTE!! Possono far divenire, dal giorno alla notte, un politico o un intellettuale, criminali o santi, geni insuperabili o folli scellerati.
Possono tutto per diversi motivi:
- La maggior parte della gente non li mette mai in dubbio.
- Si muovono fuori dallo spazio e dal tempo. In un solo secondo un politico può raggiungere 60 milioni di persone. Un uomo comune per riuscire ad avere lo stesso risultato andando per teatri dovrebbe impiegare minimo 30 anni. La loro diffusione di massa crea quell’effetto che io chiamo “Moltiplicazione del potere di fascinazione”, e cioè: quando guardo e ascolto una persona che so che è contemporaneamente guardata e ascoltata da altri milioni di persone, le sue parole e la sua immagine aumentano di potenza tanto quanto sono le persone che credo la stiano ascoltando e vedendo. Questa è anche la spiegazione del perché tutti coloro che vanno in un qualche reality non appena parlano di sè o vedono un parente scoppiano in lacrime. La “Moltiplicazione del potere di fascinazione” è infatti bidirezionale. Chi guarda attribuisce grande importanza a ciò che vede, ma anche chi è guardato e ascoltato moltiplica la rilevanza e l’importanza di quel che fa perché sa d’essere visto da milioni di persone. I Mass Media sono praticamente degli amplificatori degli stati coscienziali degli individui. Questo è anche il segreto del grande successo di tutti quei programmi che mettono i fatti della gente in piazza, o il perché le notizie di cronaca nere occupano tutti gli spazi.
Il mezzo di comunicazione più potente di tutti è il TELEVISORE, per il semplice motivo che interagisce con quasi tutti i nostri apparati sensoriali, pertanto penetra ben più in profondità nella nostra struttura psichica.
Le funzioni di pensiero che stanno alla base della nostra capacità di lettura e comprensione dei significati attraverso la parola sono apparati molto giovani del nostro organismo e pertanto non molto potenti e sviluppati, soprattutto in chi non li ha esercitata e accresciuta un granché. La vista invece è uno degli organo di senso più potenti, pertanto la Tv ha la possibilità di veicolare informazioni attraverso due canali, uno dei quali ha un potere e un’influenza immensi, senza poi entrare nei particolari di tutti i processi di condizionamento inconsci che passano attraverso quelli che vengono definiti messaggi subliminali.
Ora se abbiamo capito la reale potenza dei mezzi di informazione abbiamo anche capito che tutto ciò che non passa attraverso di loro gran poco può fare per mutare una struttura di potere che si sostiene proprio grazie a loro.
Ma come si può accedere al loro utilizzo per farne un uso controproducente proprio per coloro che detengono il potere attraverso questi mezzi? Qualcuno potrebbe dire che internet è la grande speranza per una reale democrazia, ma per ora internet non è ancora sufficientemente diffuso nella popolazione e credo che questo sia anche il motivo per cui è ancora discretamente libero. Allora non c’è speranza? No anzi, con questa crisi e con le premesse che vi stanno alla base le speranze sono ben più che semplici speranze ma sono delle certezze.
Le grandi industrie e le multinazionali, al cui vertice vi sono pochi potentissimi individui, ovviamente controllano i mezzi d’informazione perché hanno i capitali. Controllano poi la politica perché senza una politica assoggettata ai loro interessi non potrebbero mantenere i grandi capitali. Per poter accedere alla politica e tentare di mutare le cose bisogna accedere ai mezzi di informazione, ma i mezzi di informazione sono nelle mani, come dicevamo, di chi ha tutti gli interessi che le cose non cambino mai, e così si è al cospetto di un cerchio di potere chiuso e apparentemente inviolabile. Le multinazionali e i grandi capitalisti controllano poi anche le fonti energetiche, perché anche queste sono strutturate in una forma reticolare controllata da poteri piramidali.
Tutto ciò dovrebbe avervi già fatto comprendere a cosa voglio arrivare. Questo sistema non è mutabile attraverso un’azione diretta a sostituire i vertici che stanno a capo della piramidi. Tale azione nell’arco dell’intera storia umana si è sempre rivelata inconcludente ed intrinsecamente idiota per alcuni ovvi motivi che pochi tengono in considerazione.
Primo: per quale motivo pensiamo che sostituendo chi è al potere potremmo ottenere un ordine sociale diverso se è la struttura stessa della società a basarsi su logiche gerarchiche, di controllo e di esercizio del predominio individuale o di casta a discapito dei gruppi subordinati?
Secondo: come è possibile che non vediamo come la sete di ascesa al potere sia presente sin negli strati più bassi di questa piramide? È folle pensare che il mondo sia come sia per colpa di qualche politico scellerato o di qualche organizzazione multinazionale priva di etica. È la stessa psicologia di massa ad essere intrisa di “valori” che incitano al dominio, al narcisismo, alla sopraffazione e allo sfruttamento del più debole.
Terzo: anche se domani mattina mettessimo al potere un essere illuminato, entro sera quel povero disgraziato verrebbe sbranato vivo dalla massa di lupi famelici che sotto di lui premono per occupare la sua posizione. La storia è la prova assoluta di questo fenomeno.
Pertanto ripeto: questo sistema non è mutabile attraverso un’azione volta a sostituire i vertici che stanno a capo della piramidi.
Come mutare allora l’ordine del cose? Continuando a fare quel che da sempre sta avvenendo, e che forse in questi ultimi tempi si sta accelerando, e cioè il risveglio di sempre più individui. Per risveglio intendo la realizzazione del proprio Essere e di quella pace che vive nelle sue profondità. Liberatevi da ogni paura, da ogni forma di pensiero gerarchico, dipendente, piramidale, da ogni bisogno di essere applauditi, amati, confermati, guidati, lodati, idolatrati. Uccidete il vostro narcisismo ed egoismo, morite a voi stessi per rinascere ad una realtà fatta di immotivata condivisione e gioia. Dopo aver fatto questo contagiate tutto e tutti con il vostro essere, con i vostri pensieri, con le vostre parole e le vostre azioni. Ragionate in piccolo ma agite sempre in grande. Non preoccupatevi del bene della nazione, la nazione non la troverete mai, ma preoccupatevi del bene di quel mondo e di quelle persone che ogni giorno trovate lungo la vostra strada. Scoprite la stupidità d’ogni pensiero e ricerca di ricchezza superiore a ciò che v’è necessario per un sobrio e quieto vivere. Ciò che non avete e v’è indispensabile vi sarà dato da chi come voi sempre si libererà del superfluo e dell’abbondante. Non accumulate più di quanto è necessario per trascorrere i possibili inverni della vita. Pensate sempre e solo, come prima cosa alla pace del vostro cuore e alla libertà della vostra mente, tutto il resto verrà da sè. Se così vivremo, la piramide su cui oggi si fonda il potere, inizierà a vacillare sino a sgretolarsi completamente poiché gli mancherà la base su cui poggia. Chi è al vertice della struttura sarà anche l’ultimo ad accorgersi che il gioco sta finendo. È per questo che nonostante le cose stiano cambiano, nulla, se ascoltiamo quei quattro rozzi informatori, sembra cambiare. I grandi mezzi di comunicazione saranno gli ultimi a dare la notizia del crollo dell’impero. Ma è così che vanno queste cose, e così le vedremo andare.
Sempre più persone sentono il desiderio di iniziare a costruire una nuova dimensione sociale fondata su ordini di grandezza più a misura d’uomo. Saranno i comuni a divenire il centro della vita politica ed amministrativa della gente. Non vi sarà più alcuna necessità di controllare le fonti energetiche a livello centrale, per il semplice motivo che le energie rinnovabili daranno la possibilità alle persone d’essere totalmente libere da ogni forma di controllo superiore. Una società che si fonda su una produzione libera e rinnovabile di energia è una società che ha risolto il novanta per cento dei suoi conflitti. A quale ricatto saremo disposti a cedere il giorno in cui ogni bambino nascerà con una piccola casa già pronta, senza mutui o folli bollette energetiche da pagare, perché la società che lo accoglierà avrà compreso che ogni individuo merita d’essere accolto sin dalla nascita con almeno un tetto sotto cui riposare, e un pasto caldo, senza mai dover dare prova di valore alcuno per ottenere queste cose perché il nascere è già massima manifestazione di gloria in sé? I tempi in cui nessun bambino verrà al mondo scoprendo un luogo ostile e di conflitto sono vicini. La natura sta cercando di comunicarci in tutti i modi possibili che le forme e i modi attraverso cui ci manteniamo sono contrari alle sue leggi. La nostra stessa coscienza ci sta gridando che le nostre azioni e i nostri ideali sono contrari alla sua natura divina.
Il concetto di nazione è orami alla sua fine, i confini stanno, uno ad uno, svanendo, e un'unica lingua mondiale sta lentamente prendendo vita. Quando questo processo sarà completato come potremo anche solo immaginare che i popoli e le genti della terra rimarranno ancora divisi da assurde ideologie politiche, fanatismi religiosi o interessi di parte? Lo sviluppo tecnologico si sta muovendo sempre più rapidamente nella direzione di un’armonizzazione e integrazione con le leggi della natura. Tutto ciò dimostra ampiamente che l’uomo sta iniziando a comprendere che il suo ruolo in questo universo non è quello dell’organismo parassita, ma quello del genio inventore e del poeta innamorato delle meraviglie del mondo.
Pertanto:
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Se siete scienziati lavorate per creare una sempre più profonda e ampia armonia con la natura che ci circonda.
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Se siete scrittori, poeti, filosofi o artisti d’ogni genere, diffondete la vostra arte sino al più remoto angolo della terra, sino a colmare ogni cuore e ogni mente di pura bellezza, fantasia e creatività.
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Se siete artigiani, operai, impiegati, imprenditori o lavoratori d’ogni tipo, impiegate il vostro genio e il vostro sforzo ricordando sempre come prima cosa che il mondo è un unico organismo che si muove all’unisono. Operate quindi per creare unità e benessere reale per tutti, non lasciatevi ingannare da pensieri individualisti o personalismi vari. Se vi trovate, vostro malgrado, a dover operare all’interno di un gruppo che agisce inconsapevolmente, cercate di portare la vostra libertà e vastità di pensiero e animo in ogni vostra azione. Siate come un virus benefico all’interno di un sistema malato. Diffondetevi piano, silenziosamente, create alleanze e amicizie basate sulla solidarietà e l’affetto incondizionati.
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Se siete disoccupati unitevi in gruppo e condividete le vostre idee e le vostre forze per dare libera espressione alla vostra creatività e a tutte le vostre capacità ancora inespresse. Non attendete che qualcuno vi faccia l’elemosina, ma divenite padroni del vostro sudore e della vostra fatica. Un uomo solo non può fare granché, ma molte anime assieme possono creare un paradiso in un deserto. I poteri parassitari rimarranno in piedi unicamente sino a quando i singoli individui non si uniranno per convogliare tutte le loro energie in uno sforzo creativo. Non accettate un misero piatto di minestra datovi da chi vi offre un arido lavoro già pronto, ma preferite un vecchio pezzo di pane frutto di una vostra fatica che amate fare. Solo facendo ciò che amiamo, un giorno, un pezzo di pane diverrà una grande tavola imbandita d’ogni bene per noi e per molti altri, ma se accettiamo il piatto di minestra già pronta, fra cent’anni avremo sempre e solo una misera minestra, magari riscaldata!
Se questi pensieri circoleranno più di quanto oggi circoli il denaro, prima di quanto si possa sperare, avremo acceso un fuoco capace di illuminare anche la notte più scura, e non temete d’essere ostacolati, perché chi non è pronto a questo cambiamento nemmeno si accorgerà del vostro operato, perché questa rivoluzione è silenziosa e pacifica come una foresta che cresce.
Questa è l’unica vera rivoluzione possibile!
Dadrim |
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Lettere e messaggi
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Sabato 31 Gennaio 2009 13:30 |
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Domenico ha scritto: Ciao Dadrim, sul tuo blog ho letto le parole contenute in: "Chi è dadrim". Condivido... e mi è tornata in mente una riflessione di tanti anni fa:
"Sii presente in ogni tuo respiro. Non lasciar vagare la tua attenzione nè il tempo di un solo attimo. Ricordati sempre ed in ogni momento: viaggia verso la tua "patria". Stai viaggiando dal mondo delle apparenze verso il mondo della "realtà". Pratica la solitudine tra la folla. Resta libera in ogni tua attività esteriore." Namastè Domenico
Dadrim ha risposto: Caro Domenico, benvenuto in questo luogo di ricerca e condivisione! Grazie per il tuo messaggio e per aver riportato alla memoria di tutti noi le splendide parole di Abdulhalik. La "riflessione" che hai riportato, infatti, appartiene al Maestro Sufi Abdulhalik, vissuto nel XII secolo circa, che lasciò un resoconto sulle tecniche spirituali sufiche, ovvero:
"Essenza dell' insegnamento dei maestri" Sii presente a ogni respiro. Non fare che la tua attenzione vaghi per la durata di un solo respiro. Ricordati di te stesso sempre e in ogni situazione. Abbi il tuo scopo davanti a te a ogni passo che fai. Tu desideri la libertà e non devi dimenticarlo mai. Il tuo viaggio è diretto verso la tua terra natia. Ricordati che stai viaggiando dal mondo delle apparenze verso il Mondo della Realtà. Solitudine nella folla. In tutta la tua attività diretta all’ esterno, resta internamente libero. Impara a non identificare te stesso con una cosa qualunque. Ricordati del tuo Amico, cioè Dio. Fa che la preghiera della tua lingua sia la preghiera del tuo cuore. Torna a Dio. Non avere altra mira se non di raggiungere la Realtà. Lotta con tutti i pensieri estranei. Tieni la tua mente su ciò che stai facendo, sia esternamente che internamente. Renditi continuamente conto della qualità della Presenza divina. Abituati a riconoscere la Presenza di Dio nel tuo cuore. (Tratto da “Gurdjieff, un nuovo mondo” di John G. Bennett - Ubaldini editore) Ti auguro di riuscire a rendere la tua vita prova della realtà di queste parole. Un saluto a te, mio compagno di viaggio! Dadrim
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Storie e racconti
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Giovedì 29 Gennaio 2009 12:32 |
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C'è un'antica tradizione in alcuni monasteri Zen del Giappone, secondo la quale se un monaco errante può vincere un dibattito sul Buddismo con uno dei monaci residenti, acquisisce il diritto di pernottare una notte, altrimenti deve proseguire il suo cammino.
Vi era uno di questi monasteri nel Nord del Giappone tenuto da due fratelli; il più anziano era molto istruito, e il più giovane era piuttosto stupido, in più orbo di un occhio. Una sera un monaco errante capitò da quelle parti per chiedere ospitalità. Il fratello maggiore era molto stanco, poichè aveva passato tutto il giorno a studiare, perciò disse al più giovane che doveva essere lui ad affrontare il dibattito. "Abbi cura che il vostro dialogo avvenga in silenzio", lo ammonì. Alcune ore dopo il viandante si presentò dal monaco più anziano dicendo: "Vostro fratello è proprio un tipo straordinario! Ha vinto il dibattito in modo assolutamente geniale, così ora devo andarmene, non mi è più possibile rimanere". "Prima di andarvene", disse il fratello più anziano, "vorreste essere così gentile da raccontarmi com'è andato il dibattito?". "Beh", disse il viandante, "per prima cosa io ho sollevato un dito per simboleggiare il Buddha. Allora il vostro giovane fratello ha alzato due dita, che stavano a rappresentare il Buddha e il suo divino insegnamento. Così ho sollevato tre dita ad indicare il Buddha, il suo divino insegnamento e i suoi discepoli. A quel punto il vostro sagace fratello agitò il pugno chiuso davanti alla mia faccia, ad indicare che tutte queste tre cose provengono da un'unica realizzazione" E con queste parole il viandante partì. Alcune ore più tardi il giovane monaco comparve davanti al fratello con aria afflitta. "Mi è parso di capire che hai vinto il dibattito", disse il fratello più anziano. "Non ho vinto niente", rispose, "quel viandante era proprio un villano". "Toh", esclamò l'altro, "raccontami come è andata..." "Sai che ha fatto", proseguì il giovane, "appena mi ha visto ha alzato un dito per insultarmi, per farmi notare che sono orbo di un occhio. Ma ho pensato che, poichè era un forestiero, era mio dovere comportarmi educatamente, così ho alzato due dita per congratularmi con lui che di occhi ne aveva due. A quel punto quello screanzato ha alzato re dita per farmi capire che in due avevamo solo tre occhi, così non ci ho visto più... sono diventato pazzo di rabbia e l'ho minacciato di spaccargli il muso con un pugno". L'anziano fratello rise. |
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Sull'amore e le relazioni
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Mercoledì 28 Gennaio 2009 13:10 |
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Haly ha chiesto: Caro Dadrim, come possa sapere se la relazione che sto vivendo è una storia veramente basata sull’amore o è solo una delle tante storie?
Dadrim ha risposto: Mia cara Haly, quante volte abbiamo parlato, tu e io, dell’amore e della libertà? Molte! Eppure sei ancora piena di dubbi e paure. E da questa tua domanda si capisce bene perché vivi ancora nell’incertezza. Tu sei ancora centrata verso l’esterno, verso l’altro. Vuoi prima capire se chi ti sta accanto è innamorato di te, per poi forse decidere di aprire il tuo cuore. Ma se ti muovi in questo modo l’unica cosa che posso dirti con certezza è che il tuo amore non prenderà mai il volo e che anche questa diverrà una delle tante storie. Rifletti attentamente: perché le relazioni passate le definisci come “le tante storie”? Perché i tuoi incontri del passato non si chiamano: Marco, Francesco, Giulio…, ma sono tante storie senza colore, odore e sapore? Per me la risposta è semplice: sono tante storie, perché tu non hai mai vissuto veramente e pienamente quegli incontri! Sei sempre rimasta in disparte a valutare se era o meno il caso di lasciarsi andare, ma tale certezza non la potrai mai avere!! Com’è possibile sapere se una persona ti ama veramente se nemmeno tu sai se lo ami veramente, e perché dovrebbe essere proprio l’altro a fare il primo passo se tu ti avvicini a lui guardinga, sulla difensiva? È per questo che la maggior parte delle razioni muoiono senza esser mai nate! E tutto ciò che muore prima d'esser giunto al suo apogeo, lascia dietro di sè un senso di fallimento, di promessa mancata, di delusione, di spreco. Non è forse così che ci si sente? Come ti ho sempre detto, l’amore è come la piena di un fiume, non puoi decidere il giorno e l’ora in cui verrà, perché ciò dipende da moltissime cose. Dipende dalla stagione, da quanta neve è caduta durante l’inverno, da quanto abbondanti sono state le piogge… L’unica cosa che noi possiamo fare è rimanere vigili e pazienti seduti sull’argine del fiume pronti a saltarvi dentro quando l’acqua giunge abbondante e cristallina. Ma per saltare dentro a un fiume in piena bisogna avere molto coraggio e voler giungere sino alla foce, là dove i confine svaniscono e la tua piccola identità si dissolve nella grandezza delle maree. Non chiederti mai come puoi sapere se ciò che stai vivendo è solo una delle tante storie o è la storia delle storie, perchè nel momento stesso in cui inizia a volere che qualcosa non finisca stai già creando tutti i presupposti per il suo funerale. Se un'aquila mentre è in volo iniziasse a pensare a quale certezza si può aggrappare, per non dover mai rischiare di cadere, non credi che la prima cosa che farebbe sarebbe ritornare immediatamente al suolo, e lì rimanere a pensare e ripensare continuamente. Mio dio… diventerebbe certamente un buon filosofo, ma non sarebbe più un’aquila. E tu cosa vuoi diventare, una filosofa inaridita dai vortici dell’inconcludente pensare o una donna che sa volare alta nel cielo portata dalle correnti dell’amore? L’amore non si chiede mai se viene ricambiato, ma si chiede sempre e unicamente se sta dando abbastanza. L’amore non si chiede mai se durerà per sempre perché nel suo stesso essere non conosce l’ombra del tempo. Quando l’amore accade, nemmeno si guarda alle spalle per paragonare le vecchie esperienze, perché quando giunge, come la piena di un maestoso fiume, sente sempre d’essere unico e irripetibile, ma mai migliore o superiore. Cara Haly, perché stai ancora pensando a come proteggerti quando non v’è nulla per cui valga la pena combattere in amore. L'amore non è una guerra, anche se molti lo credono! Se ti proteggi sempre forse non soffrirai mai troppo, ma quando i giorni della tua vita staranno per finire cosa te ne sarai fatta di una vita spesa a difenderti? Non credi che in quel tempo il rimpianto potrà essere una sofferenza ben più grande di qualsiasi altro dolore che la giovinezza avrebbe potuto darti, perché nulla sarà più rimediabile?! Con immenso affetto, Dadrim |
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Società e condizionamenti
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Lunedì 26 Gennaio 2009 12:21 |
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Luigi ha chiesto: “Perché i più furbi e spietati sono sempre i primi in questo mondo?”
Dadrim ha risposto: La tua domanda mi fa venire in mente una simpatica storiella. < <Un’elegante signora entrò nella banca più importante della sua città e andò direttamente all’ufficio del direttore generale, il quale era impegnato in un colloquio con una coppia di anziani suoi clienti da sempre. La donna, arrogante e spavalda, aprì la porta a vetri dell’ufficio e, prima che qualcuno potesse dire qualcosa, esclamò rivolgendosi ai due clienti: “Voi due, andate subito fuori da qui. È tempo di fare affari… i vostri quattro risparmi possono anche aspettare!! Via, subito!!” Il direttore allibito si alzò in piedi e, rosso in viso per la vergogna e la rabbia, replicò: “Ma lei chi si crede d’essere. Io sono il direttore generale di questa banca e questi sono due miei rispettabili e fidati clienti da sempre. Come si permette, vada subito fuori da qui o chiamo la sicurezza!!” A quel punto la donna, impassibile, ribatté: “Mio caro direttore, per quanto fidati e stimati siano questi due, io non ho tempo da perdere e se lei mi da cinque minuti le potrei far guadagnare 200.000 euro in meno di ventiquattro ore, pertanto, vecchie cariatidi fuori subito!!” Il direttore, a quel punto, un po’ confuso da tanta spavalderia e convinto della possibilità dell’affare dal tono fermo e deciso della giovane donna, rivolgendosi ai suoi due clienti disse con tono gentile: “Scusatemi signori miei ma, vedendo la scortesia e la cocciutaggine di questa signorina, mi vedo costretto a chiedervi di lasciarmi solo con lei due minuti per cercare di riportarla alla ragione e alle norme minime d’educazione”. I due anziani signori, un po’ scocciati, si diressero verso la sala d’attesa fuori dall’ufficio. Non appena chiusa la porta, l’arrogante signora affermò: “Io sono certa che lei ha i testicoli triangolari!!”. “Ma come si permette” ribatté il direttore, “ora la faccio veramente sbattere fuori”. “Aspetti un secondo mio caro, io scommetto 200.000 euro che se domani ritornerò qui da lei e mi lascerà toccare un secondo solo i suoi attributi, proverò che lei ha i testicoli triangolari. Sono disposta a firmarle una dichiarazione subito. Se così sarà lei mi darà solo 10.000 euro, ma se non sarà come dico, io le dovrò dare tutti i 200.000 euro pattuiti ”, affermò nuovamente, decisa più che mai, la signora. A quel punto, il direttore, allettato dalla sfida e certo di non avere i testicoli triangolari, accettò la proposta, e alla presenza di un notaio decise di firmare il foglio di convalida della scommessa. Alle otto in punto del giorno dopo la signora entrò nella banca in compagnia di un distinto signore, e si diresse nuovamente nell’ufficio del direttore. “Buongiorno mia cara signora, vedo con piacere che mantiene le sue promesse” disse il direttore, chiedendo: “ma chi è questo egregio signore che è con lei”. “Questo è il mio avvocato. È qui solo per vedere che tutto accada correttamente. Bene, possiamo iniziare”, ribatté lei. “Ma prego mia cara, faccia pure…” rispose il direttore con sguardo soddisfatto e convinto di sé. A quel punto la signora calò i pantaloni e le mutande del direttore e, soddisfatta più che mai, gli strinse i testicoli voltandosi compiaciuta verso il suo avvocato, il quale, prendendo atto dell’accaduto cadde tramortito a terra. “Mio dio, cosa gli è successo”, esclamò il direttore, ancora con i pantaloni a mezze gambe. “Oh nulla, è un semplice malore” replicò la donna, “ieri ho scommesso con lui un milione di euro che entro le nove di questa mattina avrei tenuto il direttore generale della banca per le palle!”>> Caro Luigi, questa storia è molto significativa, non è una semplice barzelletta, ci fa capire che se vogliamo partecipare alla gara dei furbi dobbiamo comprendere fin da subito che il più furbo vince sempre. Ma non v’è nulla di strano in tutto questo, perché la ricchezza materiale è limitata, ed è proprio la sua natura limitata a renderla ambizione degli avidi. L’avidità nasce solo in relazione a ciò che è finito, dominabile e sfruttabile. Ciò che è indomabile e infinito, l’individuo avido tenterà sempre e solo di distruggerlo, perché tutto quel che non può possedere per lui non può nemmeno esistere, poiché gli rammenta continuamente la futilità e stupidità del suo vivere!! Questo è anche il motivo per cui tutti i regimi totalitari non permettono la libertà e la pluralità di culto. Un regime dittatoriale può solo eliminare la sete per il divino (pensa al Tibet e al Buddismo) o riconoscere un’unica religione istituzionalizzata, poiché può facilmente dominare e dirigere i vertici di una “spiritualità” di massa strutturata all’interno di logiche di potere piramidali, rimanendo, così, sempre e comunque un’entità superiore all’ordine religioso. Un dittatore o una dittatura non possono accettare che vi sia qualcosa o qualcuno di superiore ad essi, nemmeno Dio stesso! Gandhi disse: “La terra è abbastanza ricca per soddisfare i bisogni di tutti, ma non l’avidità di ciascuno.” Ecco…, in una sola frase la risposta ad ogni nostra domanda. Chi partecipa alla corsa dei furbi, corre unicamente mosso dall’avidità, e in una gara basata sull’avidità solo pochi possono stare alla testa del gruppo, ma nessuno può mai giungere al traguardo, poiché il traguardo, per chi vuole sempre di più, non può mai arrivare, altrimenti finirebbe il senso stesso della motivazione che da vita alla gara. Per questo dico sempre che la corsa dei furbi è, in realtà, un girotondo di idioti! Se vogliamo invece partecipare al viaggio, e non alla corsa, delle persone intelligenti, tutti giungeremo al traguardo e tutti saremo primi, per il semplice motivo che questo viaggio nasce dal nostro più intimo e profondo bisogno d’amore e condivisione, e termina nel centro della nostra coscienza individuale, dove solo noi stessi possiamo giungervi, liberi e solitari, privi pertanto d’ogni forma di competizione. Da quanto detto si capisce come, dal mio punto di vista, l’intelligenza e la furbizia non siano per nulla la stessa cosa. La furbizia è uno sforzo atto a raggiungere uno specifico obbiettivo, mossi esclusivamente dall’avidità. L’intelligenza invece non è uno sforzo egocentrico, ma è l’espressione stessa della nostra capacità di riconoscere la natura unitaria dell’Esistenza. Quando realizziamo che nulla vive separato dal nostro stesso esistere e sentire, nessuna nostra azione potrà mai più esprimersi attraverso le forme dell’avidità, del dominio e della violenza, poiché ciò che è fuori da noi è solo un riflesso di quel che è dentro, e ciò che facciamo a chi pensiamo diverso da noi e sempre anche qualcosa che stiamo facendo a quel noi che ancora non conosciamo. Rimarremo, infatti, stupiti quando comprenderemo d’aver sempre chiamato "diverso", quel qualcosa o qualcuno che vive fuori da noi, solo perché non eravamo in grado di riconoscere e accettare quel qualcosa o qualcuno a lui uguale che viveva anche dentro di noi. Un abbraccio, Dadrim |
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Sulla spiritualità
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Giovedì 22 Gennaio 2009 14:06 |
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Vanna ha scritto: Ciao Dadrim, complimenti per i tuoi scritti, solo su un paio di cose non sono d'accordo ma del resto ognuno ha il suo punto di vista. Riguardo per esempio a tenere gli anziani negli ospizi, dipende da tante cose, io per esempio ancora non sono arrivata a ciò ma devo dire che ci ho pensato. Comunque scrivo per altre cose, vorrei raccontare la mia crescita ed avere da te alcuni consigli. Ho 53 anni, inizio però da quando ne avevo 20: dopo una banale operazione, riportata in camera operatoria per un'emorragia, ho avuto l'esperienza del Tunnel, ho visto una parte di me uscire dal corpo e con una sensazione di solitudine mi sono allontanata, si è aperto questo tunnel e in fondo ad esso questa luce bianca che mi attraeva come una calamita, una gioia indescrivibile, in un attimo ho capito tutto, comunicavo con la luce, ma ricordo solo che volevo rimanere, stavo troppo bene in quel luogo, ma uno sguardo al di sotto (vedevo i miei genitori e mio marito) mi ha fatto capire quanto avrebbero sofferto... e subito un risucchio e più nulla. Mi sono svegliata, sono guarita, ho cercato di raccontare questa cosa indescrivibile ma nessuno mi credeva e non l'ho più raccontata. A 40 anni un'amica mi ha prestato un libro "La vita oltre la vita" dove ho letto tutte le esperienze simili alla mia e finalmente ho iniziato ad avere più fiducia in me stessa, ho letto tanti libri, ho fatto dei sogni particolari, tante coincidenze ... ed è iniziata la mia ricerca. Sono stata sempre molto tranquilla e anche un po' matta, non mi sono mai lamentata di nulla anche perchè non ho mai avuto grandi sogni o desideri, ma dentro di me ho sempre sentito un richiamo e una differenza tra me e gli altri, delle volte preferisco stare sola anzichè relazionarmi con i soliti luoghi comuni, sono ancora felicemente sposata con un figlio, amavo molto lavorare poi sono cambiate tante cose e ho dedotto che dovevo dedicarmi di più alla mia ricerca spirituale. Leggo molto anche su internet e ognuno dice la sua, vivere il presente, osservare il respiro, non giudicare, amare, agire, non agire, aspettare, amare, gli specchi… Ma poi passare alla pratica non è facile, e l'ego dove lo mettiamo che ogni tanto fa capolino? Devo dire che ho tanta fede e pazienza .. comunque ho detto a mio marito che alla prossima chiamata non ritorno ... forse dovrei fare meditazione, ma non ci riesco, allora continuo a far tacere la mente ed osservare ... riuscirò a ritrovare il mio Divino? Dadrim ha risposto: Cara Vanna, Benvenuta in questo luogo di ricerca!! Credo che all’inizio della tua lettera tu ti voglia riferire all’articolo “Chi sono, mi chiedi?”, e precisamente nel passaggio in cui affermo: “Gli occhi sono lo specchio dell'anima dicevano i vecchi, vero? Ma noi oggi i vecchi li mettiamo nelle case di riposo o con le badanti straniere. Cosa ce ne facciamo di gente che non è più produttiva! Tutta roba da buttare! Che tristezza, vero? Come è più che vero che la gente non si guarda più negli occhi, perchè è più intenta a valutare una persona dalla macchina che guida, dai vestiti che porta o da altre sciocchezze del genere. Che tristezza, ancora, dico io!”. Credo sia questo uno dei punti che ti trovano in disaccordo, ma se vorrai penetrare sempre più a fondo nella comprensione della mia visione delle cose scoprirai che l’accordo e il disaccordo possono esistere solo quando ci relazioniamo partendo da un punto di vista limitato, partendo da una definizione, da una percezione della vita filtrata dal pensiero. La mente, con i suoi pensieri lavorano sempre alla periferia della nostra coscienza, poiché intrinsecamente incapace d’entrare in contatto con il nostro centro interiore dove dimora l’essere, ciò che “è” e che vive sempre e solo in uno stato d’imperturbabilità. Sfortunatamente noi abbiamo progressivamente perso il contatto con la nostra dimensione più profonda iniziando a muoverci unicamente alla periferia, attraverso il pensiero e le emozioni (che sono la stessa cosa: i pensieri formano le emozioni e le emozioni formano i pensieri).Quando la nostra coscienza si muove unicamente alla periferia, la nostra lettura della realtà non può che essere frammentaria perché non riusciamo più a scorgere il “sostrato”, la dimensione indivisa che sostiene e alimenta il mondo delle forme, quel mondo che i nostri sensi, filtrati dalla mente, percepiscono come mutevole e impermanente. Cercando d’essere il più pratico e concreto possibile ritorno al problema dell’essere o non essere d’accordo. Se dico: “Ma noi oggi i vecchi li mettiamo nelle case di riposo o con le badanti straniere. Cosa ce ne facciamo di gente che non è più produttiva! Tutta roba da buttare!”, ecco che subito la mente tende a interpreta questa affermazione partendo dalla sua dimensione periferica, semantica, pragmatica e assolutista.Perché l’accento viene messo su fatti marginali, e cioè le case di riposo e le badanti? Questi sono fatti periferici, contingenti. Ciò che è rilevante è sempre e solo la dimensione profonda, la disposizione d’animo che ci spinge a fare qualcosa. Come ho ricordato in più di un’occasione, una delle frasi più significative che siano mai state dette è “Ama e fa ciò che vuoi” (Sant'Agostino).Le situazioni periferiche, fenomeniche, sia della mente che del mondo materiale, possono prendere forme e circostanze persino paradossali, l’unica cosa che ne fa da discrimine è lo stato interiore dell’individuo che agisce. Se viviamo in uno stato d’amore, se agiamo senza interessi personali, ma unicamente mossi da una coscienza cristallina, penetrante e intuitiva, tutto quel che faremo rispecchierà la libertà e il “calore” che vivono in noi. Ciò non significa che qualche volta non commetteremo stupidaggini, ma è certo che anche se queste dovessero accadere, non esiteremmo un istante a vedere, riconoscere e aggiustare l’errore, senza alcuna paura d’ammettere i propri sbagli. Dalla mia affermazione presa in esame, l’accento va posto sul bisogno della nostra società di allontanare e zittire tutte quelle persone che non rientrano più nelle logiche di produttività e d’efficienza capitalistica (cioè atta a sviluppare i capitali). Si può mettere un genitore in una casa di riposo per amore, perché a casa si sente solo, perché non può essere seguito a dovere, perché vuole stare con i suoi amici che alloggiano tutti lì. Ma si può anche mettere un genitore in una casa di riposo perché si ha la mente concentrata unicamente sulla carriera, su interessi personali, e il dover spendere qualche mezzora al giorno per chi pensiamo non ci possa servire più a nulla, per noi è solo un intralcio (v’è da dire poi che spesso il detto “tale padre tale figlio” è vero, perciò sovente abbiamo quel che ci meritiamo, ma questo è un altro discorso). Cara Vanna, capisci cosa intendo? Quando parlo cerca sempre di intuire lo sfondo da cui nascono le mie parole e cerca sempre di ricordare le parole di Sant’Agostino: “Ama e fa ciò che vuoi!” Questo non significa certo che spesso io non dica delle benemerite sciocchezze, ma spero che l’umiltà e l’intelligenza per correggermi mi seguano sempre come un’ombra. Ora andiamo pure al nocciolo della tua lettera. Hai avuto l’esperienza del tunnel… bene… ma di tunnel nella vita se ne aprono tanti, non serve andare in coma. Il problema è sempre avere il coraggio d’imboccarli!! V’è poi da dire che un tunnel aperto da un coma non credo possa essere quel tunnel che una volta attraversato ci conduce alla sorgente stessa della luce, ma molto più probabilmente è un’apertura fra un’esperienza discretamente serena di vita ad un’altra esperienza in cui ti sarà nuovamente chiesto di guadagnarti personalmente e consapevolmente la tua luce interiore. Tu dici: “Devo dire che ho tanta fede e pazienza .. comunque ho detto a mio marito che alla prossima chiamata non ritorno ... forse dovrei fare meditazione, ma non ci riesco, allora continuo a far tacere la mente e osservare ... riuscirò a ritrovare il mio Divino?”. Se hai tanta fede e pazienza usale per penetrare sempre più a fondo nel tuo animo, sino a quando scorgerai consapevolmente la fiamma che alimenta la tua stessa vita. Se le stai usando unicamente per attendere il giorno in cui te ne andrai da questo mondo, è solo uno spreco. Sarebbe solo una fuga e non l’inizio di quell’avventura spirituale che è indispensabile per accedere consciamente alla nostra vera natura. Cogli l’esperienza che hai vissuto come un invito a scendere in te, come una piccola intuizione dell’effettiva esistenza di una dimensione altra, da noi purtroppo dimenticata. Ma non trasformare quell’esperienza in una via di fuga dalle fatiche del camminare qui e ora. Non spostare la tua realizzazione nel domani o nell’aldilà, perché il domani non viene mai e l’aldilà è sempre e solo “al di qua”! Tu dici: “Forse dovrei fare meditazione, ma non ci riesco”. La meditazione non è una cosa può riuscire o non riuscire. La meditazione, per come la intendo io, è una cosa che si vuole o non si vuole, ma non centra nulla con abilità particolari o difficoltà di sorta, perché riguarda semplicemente la decisione d’iniziare a relazionarsi con il mondo e noi stessi partendo da un differente punto d’osservazione. Ecco allora che osservare è la chiave di volta, ma bisogna prestare attenzione e comprendere se stiamo effettivamente osservando o se stiamo manipolando e proiettando le solite difese. Se osservi non puoi far tacere la tua mente. Osservare la mente e far tacere la mente sono cose totalmente opposte. Se fai tacere la tua mente impieghi le tue energie in un’azione coercitiva, repressiva e pertanto incapace di penetrare il fenomeno mente per trascenderlo e accedere alla dimensione dell’essere che vive oltre. Se osservi veramente, impieghi tutte le tue energie unicamente per lasciare che la mente consumi il suo vorticoso movimento, sino a quando cadrà da sola. Se osservi veramente, tu non ti immischi più con nessuna attività del tuo pensiero e delle tue emozioni, ma rimani in disparte, senza far più girare i pedali della tua bicicletta mentale. Se riusciamo a vivere, con pazienza e fiducia, in questa disposizione d’animo, lentamente la nostra bici interiore terminerà la sua corsa non avendo più nessun motorino d’alimentazione. La mente è come una bici senza freni. Se smetti di pedalare ci vorrà un po’ di tempo prima che si fermi, ma si fermerà. Osserva con tutta la tua pazienza e fiducia, perché sono certo che se così farai, ritroverai ben più del divino che hai perduto, e a quel punto non dovrai più comunicare a tuo marito l’intenzione di lasciarti andare alla prossima chiamata, ma diverrai tu stessa, per lui e per tutti coloro che ti circondano, una chiamata al risveglio e alla luce!! Un abbraccio, Dadrim |
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