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Nuovi Giorni PDF Stampa E-mail
Video di Dadirm
Lunedì 08 Giugno 2009 21:12

Video della canzone nuovi giorni

Clicca sull'immagine per vedere il video

Nuovi Giorni (Canzone composta nel 1996, musica, parole e immagini di Dadrim)

Testo:

Oggi ho dormito sulle sponde del fiume della mia vita,

tutto scorreva in silenzio ed io restavo lì immobile,

con i miei sogni, con le mie illusioni, aspettando il vascello per il lungo viaggio...

Ed ora posso sentire nuovi giorni venire con il vento verso di me...

C'è un futuro nella mia mente che vive aspettando,

mentre strani riflessi e lontane luci si imprimono piano nella mia mente,

ma ormai il tempo sta arrivando ed io sono pronto per il lungo viaggio e tu lo sai...

Ed ora posso sentire strani giorni venire con il vento verso di me...

Dadrim

 
Non si può più tornare indietro PDF Stampa E-mail
Commenti interessanti
Venerdì 05 Giugno 2009 22:29

Riflesso d'acqua"Equanimità per me non significa accettare qualunque cosa mi venga messa nel piatto, questo mi sembra più uno stato vegetativo."

Infatti... In questi giorni vivo una sensazione di stupore, gratificazione e felicità per quello che sono riuscita a fare. Peccato però che adesso sento un'enorme responsabilità per i passi successivi che dovrò fare e una paura tremenda perchè non so se riuscirò a portare a termine i progetti. Qua non parliamo di un lavoro, qua si tratta della mia vita, della grande possibilità del cambiamento. Ho 26 anni e non ho mai sentito veramente per un momento di avere la mia vita nelle mie mani. Adesso sto tentando di fare qualcosa per me, cerco di prendermi cura di me stessa, ma sento una grande responsabilità e grande paura di ricadere nel solito meccanismo di sconforto, sfiducia e flagellazione. Adesso che ho visto che posso fare certe cose, non posso più tornare indietro, sono sorpresa dalle capacità che sto scoprendo in me e tremo, sono agitata. La mente a volte può essere tanto contorta. Quando siamo nel buio soffriamo e ci lamentiamo, ma quando vediamo la luce abbiamo paura di guardarla. Il paradosso più grande della vita è essere zerbini di sè stessi, perchè tante volte non dobbiamo lottare contro il mondo intero, ma con la nostra abitudine, le nostre debolezze e le nostre paure.

Commento di Elena all'articolo "Mi sento un equanimo bastardino"

Dadrim: Non posso aggiungere nulla alle tue parole! Vorrei solo sottolineare un passaggio per me fondamentale: non puoi più tornare indietro! Quando si riesce a intravedere anche solo un debole raggio di luce, la notte è finita, forse non si riescono ancora a distinguere chiaramente le forme e i colori del giorno, ma è solo questione di tempo, la notte è ormai finita!

Un immenso abbraccio, ciao Elena, ci si vede presto!

 
Mi sento un equanimo bastardino PDF Stampa E-mail
Lettere e messaggi
Mercoledì 03 Giugno 2009 22:04

Zen PomodoroA. ha scritto: ...vorrei chiederti un parere come sai fare tu riguardo a un articolo che ho letto su "pomodorozen"; circa a metà dell'articolo, scritto in obliquo... te lo riporto:

Se riuscite a restare tranquillamente seduti dopo delle cattive notizie, se in un momento di difficoltà finanziarie rimanete perfettamente calmi, se vedete i vostri vicini fare un viaggio in paesi esotici senza una fitta di gelosia, se riuscite a mangiare con soddisfazione qualsiasi cosa vi si metta nel piatto, se riuscite ad amare incondizionatamente quelli che vi circondano, se potete addormentarvi dopo una giornata impegnativa senza prendere una bevanda alcolica o una pillola, se potere essere sempre contenti dovunque vi troviate, siete probabilmente un cane.

ecco non capisco come viene usata la parola "cane" in questo contesto. poi mi chiedevo quale altro animale uno sarebbe se non fosse sempre contento ovunque... gatto? uccello?
boh, a me vien da dire bau bau, ma anche di volare via e di far le fusa.
insomma, meglio che ora vado a cucinarmi qualcosa... hi!

ciao carissimo!
A.

Dadrim ha risposto: Il frammento in questione è un'affermazione, estrapolata da un contesto che non conosco, della Signora Patricia Genoud Feldman, insegnante di meditazione al centro Valmalakirti di Ginevra, almeno così pare. L'articolo che mi riporti è scritto da tal Christina Feldman. Che siano parenti? Non so! L'unica cosa che so è che amo i cani, specialmente i bastardi (tutti gli incroci sono più ricchi delle linee rette), ma i bastardini, per mia esperienza, solitamente non sono come qui vengono descritti, pertanto non condivido la comparazione. Non saprei prorpio dire cosa volessero intendere le Signore Feldman con quel "...cane", colgo però l'ispirazione e l'occasione per dire due mie parole sull'equanimità.

Equanimità per me non significa accettare qualunque cosa mi venga messa nel piatto, questo mi sembra più uno stato vegetativo. Quando una cosa mi fa schifo, mi fa schifo, quando mi piace, mi piace!

Equanimamente accetto quel che non è in mio potere cambiare, ma cambio quel che la mia coscienza ritiene debba essere cambiato e che è in mio potere modificare.

Equanimamente mi adiro per quel che ritengo ci si debba e sia utile adirarsi, ma cerco di non cedere mai a un cieco moto del mio capriccio personale.

L'equanimità non è uno stato di controllo dei nostri picchi e delle nostre valli emotive, ma è uno stato di accettazione, comprensione e distanziamento da tutto ciò che oggi è e domani non sarà più.

Equanimamente vivo quel che in ogni momento sono, sapendo che sempre continuerò a stupirmi per quanto non mi conosco "ancora", ben consapevole che in questo mistero risiede la bellezza del mio Essere umano.


Cara A., un abbraccio,
Dadrim

 
O.B.E., Out of Body Experience, Esperienze fuori dal corpo PDF Stampa E-mail
Meditazione e pratica
Martedì 02 Giugno 2009 22:05

Quercia: immagine donata da VannaAntonella ha scritto: Ciao Dadrim (…). Per quanto riguarda la meditazione ti posso dire che riesco sempre più a fare il "vuoto" nella mente, ad osservare quella voce che parla di continuo; accetto quando non tace, sapendo che non c'è nessun "io" dietro di lei. Ho notato che puntualmente, quando ci sono molti stimoli esterni sento più spesso il bisogno di staccare la spina e ricentrarmi per calmare la sensazione di fastidio. Nel post sulla meditazione, ti parlai di "osservarmi" dall'esterno, in merito vorrei tu visitassi questo forum, Sollecitazionementale, dove si parla di O.B.E. (Out of Body Experience = Esperienze fuori dal corpo) in concomitanza con la meditazione. Saranno fandonie che la mente concettualizza?

Un abbraccio amorevole,
Antonella

Dadrim ha risposto: Cara Antonella, per quanto riguarda le uscite fuori dal corpo, dove sta il problema? Anche qui, come in ogni altra esperienza, v'è un osservatore e una cosa osservata, ma noi siamo sempre e solo l'Osservatore, ed è l'Osservatore la meta ultima del nostro viaggio: il ricercatore è la cosa ricercata, noi siamo la barca, il fiume e il molo d'approdo! Certo, esistono esperienze fuori dal comune, ma questo unicamente perchè il più delle persone si occupa solo delle solite quattro cose. Il fulcro della questione però non sta nel fare nuove esperienze, poiché tutte le esperienze con il tempo divengono cose note e scontate, anche quelle che in principio sembrano incredibili. Il fulcro della questione sta sempre e solo nel rientrare in “contatto” con quel Colui che sta dietro ogni cosa ed esperienza, quel colui che non possiamo dire "io", ma nemmeno "dio", perchè è sia questo che quello o né quello né questo.

Un abbraccio,

Dadrim

 
Prima di tutto Maestri di noi stessi PDF Stampa E-mail
Sull'educazione e i figli
Domenica 31 Maggio 2009 22:38

Immanuel KantChi diviene maestro di se stesso dà inevitabilmente vita a delle relazioni significative e trasformatrici, qualunque sia lo stato interiore delle persone con cui entra in contatto e qualunque siano i presupposti che determinano gli incontri.

Essere maestri di se stessi non centra nulla con avere una laurea in psicologia, filosofia, pedagogia, o con l’aver seguito corsi di meditazione e letto libri di spiritualità. Queste sono tutte cose che possono aiutare o ostacolare la realizzazione di noi stessi, poiché tutto dipende sempre e unicamente da quanto noi vogliamo veramente crescere e scoprire la vita. V’è chi dalla lettura dei Vangeli ha dato vita alle inquisizioni e chi ha servito e aiutato gli ultimi e gli indifesi. V’è chi dall’esperienza dei lager nazisti ha accresciuto la sua riflessione e la sua compassione, ma anche chi è uscito corrotto dall’odio e dalla violenza subiti. L’estrapolazione di un significato da un’esperienza spetta sempre e solo a noi, alla nostra coscienza individuale, volenti o nolenti!

L’unica cosa che può renderci liberi e forti è raccogliere il coraggio necessario a mettere in gioco qualunque aspetto della nostra vita, al fine di vagliarne la realtà, la verità e l’effettiva bontà. Chi trasforma la propria anima nella fucina del suo illimitato sperimentare e creare, con il tempo forgia inevitabilmente un cuore e una mente limpidi e imperturbabili, e solo da siffatti presupposti si può sperare di generare delle relazioni profonde ed edificanti, prima di tutto con noi stessi, poi con gli altri e che con la natura nella sua totalità.

Chi diviene maestro di se stesso vede accadere nel proprio animo delle incredibili trasformazioni.

Dalle relazioni con gli altri non ci si aspetta più nulla in cambio, non si pretende e non si manipola, ma si vive la semplice bellezza e vastità che risiedono nell’atto stesso di essere in relazioni.

Quando non ci si aspetta più nulla dalle persone che ci circondano si riesce a vedere con obbiettività i loro pensieri, le loro emozioni e i loro sentimenti, divenendo, così, capaci di consigliarli e sostenerli o riprenderli e scuoterli, là dove è effettivamente necessario.

Chi diviene maestro di se stesso, poiché non vede più l’altro come un mezzo o un oggetto per la realizzazione dei propri desideri e della propria felicità, per l’altro può solo desiderare la sua intrinseca, vera e piena serenità. In questa visione delle cose, per me, si concretizza quel che Immanuel Kant ha espresso meravigliosamente dicendo: "Agisci in modo da trattare l'uomo, così in te come negli altri, sempre anche come fine, non mai solo come mezzo!".

Chi realizza in se stesso una mente e un cuore limpidi e imperturbabili sa con certezza che in ogni uomo vivono i semi di altrettanta forza e bellezza, per questo ogni volta che incontrerà una persona ancora chiusa e inconsapevole, mai giudicherà questa per il suo limite e la sua paura, ma ne vedrà anche sempre il suo potenziale, pertanto cercherà in mille modi d’ispirarla e condurla alla realizzazione della sua innata natura interiore indomita e illimitata.

Chi diviene maestro di se stesso comprende quanto importante sia il bene di una persona, ma comprende ancor più l’importanza di non indebolire la libertà di scelta dell’individuo, poiché unicamente nel continuo esercizio di questa risiede, per la persona, la possibilità di divenire guida e maestro di sè. Pertanto, qualora si dovesse scegliere fra proteggere un individuo da un evidente male a discapito, però, della sua autonoma capacità di riconoscere il male, è spesso preferibile lasciare che la persona provi sulla propria pelle le conseguenze di una scelta sbagliata, piuttosto che imporre il bene.

Un bene imposto si trasforma facilmente in un male acquisito, mentre un male autonomamente procurato si trasforma in una sempre più efficace capacità di riconoscere il proprio vero bene!

Personalmente ritengo che non vi sia nulla di superiore alla possibilità di sperimentare liberamente la propria intelligenza, poiché è solo dall’esercizio della nostra autonoma consapevolezza che fioriscono tutti gli altri beni: amore, serenità, compassione, creatività…

È quindi primo dovere di ogni essere umano custodire e sviluppare massimamente, in se stessi e negli altri, il seme dell’intelligenza personale, un seme che si schiude unicamente grazia alla possibilità di sbagliare. È pertanto ovvio che un margine di errore e sofferenza sono necessari a una sana e completa crescita e realizzazione.

Vorrei far riflettere anche sul fatto che se a un individuo, sin da quando è piccolo, viene permesso di sperimentare la propria libera intelligenza, gli errori con l’aumentare dell’età diminuiranno, mentre chi da bambino viene inibito nella capacità di sperimentare e sbagliare, il più delle volte, crescendo aumenterà progressivamente il grado di errore e sofferenza.

Chi diviene maestro di se stesso non ostacolerà mai la vita di un altro individuo: potrà condividere il suo punto di vista, potrà essere un esempio attraverso le sue azioni, potrà usare mille stratagemmi per far balzare più facilmente agli occhi dell’altro la realtà che percepisce in una situazione, ma mai imporrà attraverso mezzo alcuno la propria volontà.

Chi è divenuto maestro di se stesso sa che quando un individuo vede rispettate le proprie scelte, le proprie azioni, i propri sentimenti e le proprie emozioni, lentamente apre il suo cuore all’ascolto e alla fiducia, pertanto si rende disponibile ad una comunione con l’altro, e quindi a una trasformazione reciproca.

Per essere in grado di rispettare l’altro nella sua totalità bisogna però avere già in se stessi qualità come la fiducia, l’ascolto e l'amore, altrimenti come si potrà accettare anche quel che non ci sembra appropriato?

Solo quando si è capaci di amore e fiducia, ciò che sembra inappropriato diviene un qualcosa di irrilevante, mentre quando si è unicamente mossi dal desiderio personale, l’inappropriato diviene un problema insormontabile.

Da quanto detto risulta quindi evidente che chi si relaziona partendo da uno stato interiore di fiducia, ascolto e amore, nell’altro attiverà spontaneamente le medesime qualità. Per questo è fondamentale divenire prima maestri di se stessi e poi, semmai, iniziare a preoccuparsi degli altri. Ma quando si diviene calmi e silenziosi nel cuore e nella mente, cos’altro si potrà fare se non cercare di condividere la propria serenità con chi ci sta accanto? È per questo che chi è in pace con se stesso, senza rendersene conto, diviene, suo malgrado, un polo d’attrazione per molti altri, mentre chi è agitato nell’anima vorrebbe mettere in pace e in armonia il mondo intero, ma secondo voi, quest’ultimo, vi riuscirà mai?

Dadrim

P.S.: Grazie a tutti coloro che mi hanno comunicato il problema audio presente nel video "Nuvole bianche". Abbiamo cercato di migliorare il livello del volume della voce. Sembra vada meglio, ma non è certamente cosa ottimale. Mi dispicae molto non poter offrire una qualità audio-video superiore, ma per il momento la tecnologia di registrazione di cui disponiamo non permette ulteriori miglioramenti. Grazie ancora!!

Link al nuovo video: "Nuvole bianche"

 
Silenzio PDF Stampa E-mail
Sulla spiritualità
Venerdì 29 Maggio 2009 23:20

Maestoso si erge al cielo in completa solitudine. Non emette alcun richiamo, non conosce le lingue degli uomini, non chiede attenzione e non impone alcuna ragione, eppure gli uccelli vi si posano per trovarvi rifugio e gli amanti ai suoi piedi si fondono, perchè la sua accoglienza è assoluta e la sua presenza è discreta quanto la sua ombra è rassicurante.

Il vento, passando fra le sue foglie e i suoi rami, canta canzoni che i più non riescono a sentire, perchè per udire bisogna saper sostenere un profondo silenzio nel cuore... ma in questo tempo v'è solo un gran rumore.

In silenziosa comunione, così vicini così lontani!

Un abbraccio,

Dadrim

 
Nuvole bianche PDF Stampa E-mail
Video di Dadirm
Domenica 24 Maggio 2009 21:27

Nuvole bianche

Clicca sull’immagine per vedere il video

Nuvole bianche (Canzone composta nel 2003, mausica parole e immagine di Dadrim)

L’ora più fredda in questa notte precede l’alba con il sole,

la luce più intensa di questo giorno sfuma piano e diviene il tramonto.

Soffia il vento fra le nuvole bianche, senza una meta e senza un perché,

come viene l’amore nei nostri cuori. Guarda ora vedo siamo nuvole bianche.

Lascia alla pioggia bagnare la terra, scarica il tuono nel cielo infinito,

e all’alba vedrai, sarai come una nuvola bianca che danza nel sole.

Perdona i miei sbagli, sai, non capivo. Ora sto cercando di restare con me stesso.

Sento un vuoto in fondo al cuore, ma non posso più fuggire dal mio dolore.

Soffia il vento fra le nuvole bianche, senza una meta e senza un perché,

come viene l’amore nei nostri cuori. Guarda ora vedo siamo nuvole bianche.

Lascia alla pioggia bagnare la terra, scarica il tuono nel cielo infinito,

e all’alba vedrai, sarai come una nuvola bianca che danza nel sole.

Nuvole bianche che danzano nel sole…

Dadrim

 
La stanza dalle cento porte PDF Stampa E-mail
Storie e racconti
Giovedì 21 Maggio 2009 23:20

La stanza dalle cento porteUn uomo, dopo essere andato a coricarsi come ogni notte nel suo solito e confortevole letto, tutto d’un tratto si risveglia in un’enorme sala dal perimetro circolare, lungo il quale vi sono centinaia di porte chiuse, fatte di diverso colore e materiale. Nei primi istanti, il poveretto, crede e spera d’essere ancora immerso nel sonno, pertanto prova a stropicciarsi gli occhi, ma niente. Prova a darsi un bel pizzicotto sulla gamba, ma ancora niente. A quel punto, in preda al panico, corre verso una porta per aprirla, sperando che dall’altra parte vi sia qualcuno in grado di aiutarlo a capire quel che sta succedendo, ma quando giunge di fronte alla prima porta vede un cartello affisso con scritta una parola: “Vita?”. Confuso guarda la porta accanto, e anche su questa vede un cartello affisso, ma con una diversa scritta: “Amore?”. Inizia quindi a percorrere il perimetro della stanza, sino a concludere che tutte le porte hanno un cartello affisso con scritta una parola seguita da un punto interrogativo: morte, amore, dolore, ricchezza, gioia, povertà, angoscia, successo, serenità, confusione, chiarezza, vita, odio, paura, tristezza, solitudine, fallimento, fama…?

Sempre più confuso e spaventato l’uomo inizia a camminare per la sala con lo sguardo rivolto al pavimento e le mani giunte sul capo cercando un senso e una soluzione a tutta l’assurda faccenda. Ad un tratto vede che proprio al centro della sala v’è un grande specchio incassato nel pavimento in legno che ricopre tutta la restante superficie della stanza. Incuriosito si avvicina, ma appena vi è vicino vede che è quasi completamente ricoperto dalla polvere. Istintivamente si inginocchia e con un lembo del pigiama ripulisce una piccola parte di superficie dello specchio, quel tanto che basta per vedere malamente la sua immagine riflessa. Fissa per qualche istante il suo volto, ma qualcosa lo turba, gli sembra che il suo viso abbia fatto un mezzo sorriso nonostante lui non lo abbia minimamente accennato. Osserva con più attenzione e d’un tratto vede le labbra del volto riflesso nello specchio muoversi e sente una voce dire: “Ciao!”. L’uomo torna a pizzicarsi la gamba, si schiaffeggia il viso, scuote la testa violentemente, ma nulla cambia, la voce ripete ancora: “Ciao”. L’uomo inizia allora a gridare a squarciagola: “MI VOGLIO SVEGLIAREEEEEEEEEEEEE, VOGLIO USCIRE DA QUESTO INCUBOOOOOOOO!!!!!”.

Senza più forze e piangente cade a terra, ma proprio quando sta quasi per ricadere nel sonno un voce dallo specchio esclama: “Hooo, ciaooo, sono quiii!!!”

L’uomo a quel punto, raccogliendo l’ultimo granello di energia e coraggio che gli rimane, chiede con un filo di voce: “Ma chi sei tu e cos’è tutto questo?”

“Cosa vuoi che ne sappia io di cos’è tutto questo, non vedi cosa sono? Io sono solo un puro e semplice specchio che riflette la tua immagine”, risponde la voce.

Lentamente l’uomo si riavvicina allo specchio, e guardandovi nuovamente dentro vede il suo volto riflesso che sorride.

“Ecco, ora mi vedi?”, chiede la voce. “Si ti vedo, ti vedo! Dimmi come posso uscire da qui!”, replica l’uomo.

“Ed io come faccio a saperlo? Sono solo uno specchio. Io ne so quanto te”, risponde la voce.

“Ma allora perché hai quel sorriso sulle labbra? Io non sto ridendo, e se tu sei veramente la mia immagine riflessa dovresti riflettere quel che veramente sono e non quel che vuoi tu. Inoltre tu parli, tutto ciò è assurdo!”, afferma l’uomo.

“Ma guarda che sei proprio un bel tipo! Io non ho una forma e non ho una sostanza, sono qui ora con il tuo volto e non so per quanto vi rimarrò prima di riapparire altrove con un altro sguardo, e tu vorresti che rispettassi i tuoi umori e le tue noiose parole? Io vivo l’istante e me ne frego dei tuoi guai. Sei tu quello che ha problemi esistenziali, io come posso averne? Sono solo un “rispecchiare”, sono assolutamente inesistente!”, afferma perentoria la voce.

“Comoda la tua situazione! Tu ti godi l’istante mentre io devo risolvere i problemi reali!”, ribatte spazientito l’uomo.

“Certo, certo… Tu hai anche ragione guardando dalla tua parte, ma sai, da dove sono io, a volte, mi chiedo se non sia tu quello che non ha alcuna esistenza. Ti voglio confessare una cosa: lentamente ho scoperto che quando tu sei qui riflesso, con tutte le tue paure, le tue angosce e i tuoi desideri, se io mi limito a rispecchiarti nulla mi turba, e anche se tu ti specchi con quel viso terrorizzato e cupo che hai ora, io posso anche sorriderti. Se invece mi immedesimo nei tuoi problemi rifiniamo immediatamente nel mondo da cui provieni”, conclude la voce.

“Ma io voglio proprio tornare nel mondo da cui provengo!? Io voglio solo sapere come si fa ad uscire di qui!”, prosegue l’uomo.

“Ma sei cieco? Non vedi che vi sono mille porte? Non hai mai avuto così tante possibilità di scelta in vita tua, e proprio ora ti chiedi come si fa ad uscire da qui?! Quando non avevi nessuna libertà, quando avevi sempre e solo un’unica possibilità di scelta e di azione, quando vivevi come uno schiavo non ti sei mai chiesto come uscire da quella condizione, mentre ora che hai tutte le porte a tua disposizione mi chiedi come si fa ad uscire. Non ti sembra assurdo?”, risponde la voce.

“Tu sei ceco!”, grida l’uomo, “Non vedi quei maledetti cartelli affissi?! Perché quei punti di domanda?”

“Perché così è la vita. Sono solo gli uomini ad aprire le porte della vita convinti che al di là vi troveranno quel che la loro mente e il loro desiderio vogliono ottenere. Ma la verità non è questa e tu lo sai. Cosa ti garantisce di raggiungere quel che cerchi e come fai a sapere se quel che desideri è veramente quel che vuoi se non lo hai mai avuto o vissuto prima? Ma ancor più, come fai a sapere se quel che desideri è veramente ciò di cui hai effettivamente bisogno?”, afferma la voce.

“E se sbaglio porta e incontro la morte?”, chiede l’uomo.

“La morte? Cos’è la morte? Non conosco questa parola”, risponde la voce.

“È la fine di tutto, credo”, afferma l’uomo.

“La fine di tutto cosa? Cos’è questo tutto? Cosa sta accadendo qui di così Tutto come tu dici? Io vedo solo un volto pieno di paura e sento parole sempre uguali. Non mi sembri niente di così Tutto!”, prosegue la voce.

“E se mi dovesse attendere una strada di fallimenti o di dolore? Come faccio a scegliere la porta giusta”, chiede l’uomo.

“Ma non capisci ancora? Non esiste la porta giusta o la via giusta. L’unica cosa che puoi fare è smettere di cercare e credere a quel che sta scritto sulle porte. Se continui ad aspettarti qualcosa da quel che v’è dietro una porta, mai nulla ti appagherà veramente, perché non varcherai mai la soglia per il puro piacere di vivere l’ignoto, ma cercherai solo e sempre quel che ti è noto, anche se quel che già conosci sai bene che non ti ha mai dato risposta alcuna”, conclude la voce.

Dadrim

 
Sentimento come pieno sentire la vita PDF Stampa E-mail
Sulla spiritualità
Sabato 16 Maggio 2009 17:56

Maristela ha scritto: Ciao Dadrim, mi chiamo Maristela e ho 29 anni. Sono sposata e ho una figlia piccola. Ho trovato il tuo Blog per caso e, curiosando un po', ho notato che il tuo modo di vedere la vita e le sue difficoltà è molto simile a quello che sto ricercando ultimamente. Ovvero, le stesse cose che affermava Osho (ho letto un suo libro e mi sembrano molto vere le cose che dice): dobbiamo cercare noi stesse, stare "nel presente" e lasciar perdere i pensieri, la mente e anche le emozioni.
Io però, non riesco a mettere in pratica questi insegnamenti. Come si fa a stare sempre (o perlomeno quasi sempre) nel presente? Come si fa a vivere solo nel presente senza preoccuparsi di avere un lavoro, una casa o a quello che mangerò domani? Tante volte, almeno nel mio caso, io starei volentieri fuori a passeggiare e a guardare il sole e il mare tutto il giorno, ma se non avessi il pensiero che mi dice che devo invece lavorare oppure preoccuparmi in qualche modo di garantire il mio cibo e le necessità minime di domani, potrei un domani ritrovarmi come una mendicante in mezzo alla strada, e questa non credo assolutamente sia la via giusta per incontrare la felicità o per ritrovare me stessa.
Credo quindi che si debba trovare una via di mezzo. Non preoccuparci troppo per il futuro, ma non che non dobbiamo assolutamente pensarci, perché comunque ci serve per le questioni pratiche della vita.
Un altro punto che non riesco a capire bene è come vivere così, senza aspettative o progetti, mi sembra che se uno vive in questo modo è come se non avesse vissuto. A cosa servirebbero la nostra mente e il nostro libero arbitrio, se tanto dobbiamo semplicemente seguire e accettare quello che ci capita nella vita? Se dobbiamo accettare sempre tutto, allora che senso ha vivere? E' quasi come se ci fosse già un destino scritto, mi sembra un po' inutile...
Scusami ma mi sento proprio molto confusa. Non riesco più ad accettare questa vita "artificiale" a cui siamo abituati, ma allo stesso tempo non riesco capire bene come mettere in pratica questa altra visione di vita. Anche per quanto riguarda le emozioni. Io riesco a capire che i pensieri ci disturbano e ci controllano, ma le emozioni, invece, sono sempre stata convinta che rappresentano quello che sentiamo e proviamo per davvero, e che quindi dobbiamo sempre ascoltarle.
Ti ringrazio tantissimo in anticipo e spero che potrai rispondermi.
Maristela

Dadrim ha risposto: Cara Maristela, all’inizio di una nuova avventura è normale essere un po’ confusi, anzi, è un buon segno, perché significa che non stiamo accettando passivamente il sentiero che stiamo percorrendo. Se entriamo in una nuova visione delle cose senza mettere in dubbio quel che vediamo subiremo unicamente un ulteriore lavaggio del cervello, e l’unica cosa che ci può rendere liberi non è certo quale percorso seguiamo, ma come lo attraversiamo. Il dubbio è l’anticamera della vera fiducia nella vita e della vera libertà interiore, perché è solo grazie alla più totale e sincera messa in discussione delle certezze su cui basiamo la nostra esistenza, che il superfluo e il falso possono essere svelati ed eliminati. Pertanto vivi serena anche i tuoi dubbi, sono cosa buona!

Mi chiedi: “Come si fa a stare sempre nel presente?” Stai facendo la domanda sbagliata! Noi non riusciamo ad incontrare il presente perché viviamo aggrappati ai pesi del passato e al bisogno di dover esaudire per forza i nostri desideri futuri. Questo ci rende simili ad un uccello che cerca di volare, inconsapevole di avere le ali legate a delle pietre pesanti. Per questo ci chiediamo come possiamo imparare a volare, quando, però, la vera questione sta nel riuscire a vedere e sciogliere i pesi che ci tarpano le ali! Cerca di osservare e comprendere totalmente la natura dei pensieri e dei desideri che ti spostano dal presente, facendoti, così, viaggiare nel passato o nel futuro. Ogni volta che il tuo pensiero inizia a vagabondare, appena te ne accorgi, riporta la tua coscienza all’ascolto e alla presenza del qui ed ora. Il trucco consiste unicamente nello spezzare un’abitudine malsana che abbiamo coltivato negli anni: l’abitudine di continuare ad immaginare e fantasticare ininterrottamente, 24 ore su 24. L’avrai notato, la nostra mente non tace mai, è come un macchina lanciata a folle velocità senza freni. Avere un mezzo di trasporto è fondamentale, ma è altrettanto fondamentale poterne scendere quando si vuole. Vivere in un’auto in perpetuo movimento non è il massimo, soprattutto se si percorrono strade trafficate come quelle che attraversano le città delle nostre relazioni. Per questo capitano di continuo incidenti esistenziali!

Altro punto, vivere il presente non significa smettere di progettare o sognare, anzi, significa poter progettare e sognare l’infinito, poiché si vive ben radicati al suolo. Solo gli alberi che hanno radici profonde e robuste possono lanciarsi alla conquista dei cieli senza temere d’essere sradicati dal primo venticello primaverile. Essere immersi nel presente significa vivere totalmente appagati semplicemente perché non poniamo più nulla come condizione imprescindibile della nostra felicità, e quando un individuo è sereno senza alcun motivo, in ogni cosa che fa mette una leggerezza e un’energia che gli consentono di raggiungere anche le mete più impensate, ma queste mete sono sempre un in più, pertanto, anche se non le dovesse raggiungere, non verrà minimamente turbato dal suo insuccesso. È come un miliardario che spende cinquanta euro per acquistare una scatola chiusa: se la scatola è piena di doni o è vuota, a lui non farà poi molta differenza, una risata affiorerà comunque dalle sue labbra, sia che vi trovi un simpatico gattino, sia che vi trovi un osso di pollo. Guarda l’esempio della vita dello stesso Osho che hai citato nella tua domanda! È stato arrestato, accusato di ogni cosa possibile, ha visto smantellare l’enorme realizzazione che aveva portato a termine in America, ma il suo lavoro e la sua intenzione, nonostante tutto ciò, non hanno subito la minima incrinatura. Non è certo cosa comune! Quanto profonde devono essere state le radici della sua anima?

Immergiti, quindi, nel presente, continuando a portare avanti i tuoi progetti e i tuoi sogni, non temere nulla, non finirai a fare la barbona, al massimo, più il tuo essere si ridesterà e la tua libertà di scelta si farà guidare dalle esigenze più vere della tua anima, più vedrai che certi desideri svaniranno e certi progetti perderanno di significato, ma che male c’è? Nessuno, perché nasceranno altri sogni, altri orizzonti più vasti, più profondi, più appaganti!

Per quanto riguarda le emozioni, invece, un conto è vivere chiusi in una gabbia di emotività ridondante, e un conto è vivere unicamente guidati dal nostro più profondo e penetrante Sentire. Chi vive nel primo modo è solo schiavo delle esperienze e dei bisogni inappagati del passato, chi vive nel secondo modo è Maestro di se stesso! Dobbiamo imparare a distinguere quell’emotività che nasce dalle ferite del passato da quel Sentire che nasce dall’essere totalmente aperti e sensibili alla vita, alle persone e a noi stessi. L’emotività è una manifestazione egocentrica, isolante e distruttiva, mentre, quel che io definirei come sentimento (da pieno sentire), è la sorgete da cui sgorga il fiume dell’amore, e l’amore è l’unica realizzazione per cui valga la pena vivere.

Sempre a tua disposizione per qualunque altra domanda o chiarificazione.

Un abbraccio,

Dadrim

 
Riflessione di Roberto Benigni sul messaggio della Divina Commedia PDF Stampa E-mail
Pubblicazioni varie
Lunedì 11 Maggio 2009 12:33

Video Benigni

(Clicca sull'immagine per vedere il video)

“Un uomo che è ridiventato bambino, che ha fatto tutto il percorso. Un conto è restare bambini, ma un conto è ritornare bambini…”

“Si è occupato, Dante, di quella cosa di cui non si occupa più nessuno, questo strano dono che abbiamo avuto tutti in sorte: la vita, la vita! Non se ne occupa più nessuno!”

“…ognuno di noi è l’eroe, il protagonista di una storia irripetibile, anche se i suoi giorni e le sue notti non appaiono eccezionali a nessuno, ognuno di noi è protagonista di un dramma epico irripetibile per l’eternità, che non si ripeterà mai più… quando ognuno di noi se ne andrà, non accadrà mai più che ne nasca uno uguale, e ognuno di noi è il protagonista di quella storia impressionante… ci dice, Dante, che Dio ha bisogno degli uomini… Ci dice che i fatti del mondo non sono la fine della questione…”

“Ci ha detto che la nostra libertà ci porta con sé, e ci dice che il viaggio è dentro di noi, a cercare noi stessi. È inutile che andiate a cercare il senso, il senso siete voi stessi!”

“Ci fa sentire che anche la sconfitta, se sentita profondamente, può diventare una vittoria. Se noi abbiamo sempre presente il miracolo d’esistere, quella è una cosa impressionante, ogni tanto bisognerebbe ricordarsi che si esiste…”

Roberto Benigni

 
L'uomo immortale non è colui che non muore PDF Stampa E-mail
Sulla spiritualità
Giovedì 07 Maggio 2009 22:57

DonoElena ha scritto: Ciao Dadrim, in diversi tuoi articoli ti ho sentito dire che uno dei motivi che stanno alla base della sofferenza umana è la dimenticanza della morte, il nostro vivere come se la vita fosse eterna. Nel tuo ultimo scritto però dici che il problema sta nel pensiero di dover morire. Come stanno le cose?

Con affetto, Elena!

Dadrim ha risposto: Cara Elena, la tua domanda è molto importante e spero di riuscire ad essere chiaro e semplice nella risposta. La nostra sofferenza deriva dal tentativo continuo di rimuovere dalla nostra coscienza la consapevolezza di dover morire. Questa rimozione la pratichiamo tessendo un’infinita ragnatela di sogni e progetti che sostengono l’idea d’essere in continuo divenire. Sino a quando mi sto impegnando per divenire qualcosa o qualcuno non dovrò fare i conti con l’angoscia dell’ignoto che si cela nella consapevolezza del dover morire. Da questo desiderio di evitamento nasce un pensiero di continuità, di perpetuo divenire, che come un fuoco alimenta il nostro piccolo e tremante ego. Dalla paura del contatto con l’infinito che si nasconde in noi generiamo tutta quella serie di stupide attività a cui dobbiamo inevitabilmente attribuire massima importanza per non fare i conti con la nostra irrilevanza. Questo modo di vivere si fonda su un’idea di tempo scandita da progetti e mete che progressivamente rinnoviamo sino a quando l’esistenza, nostro malgrado, non cala il sipario, spezzando un circolo vizioso d’attività unicamente finalizzate all’intrattenimento. È curioso vedere quanto ci lamentiamo di quei tanto odiati contratti di lavoro a progetto, che oggi vanno per la maggiore, quando, in fin dei conti, sono le nostre stesse vite ad essere vissute entro una dimensione meramente progettuale: per paura dell’ignoto, della morte e del cambiamento iniziamo a vivere sospesi in un mondo mentale fittizio, solipsistico, fatto di sogni che cerchiamo di raggiungere rilanciando sempre avanti il confine del tempo. Questa concezione dell’esistenza ci fa vivere mossi da bisogni temporanei, superficiali ed entro una visione del mondo e di noi stessi fragile e sempre esposta alla frustrazione.

Quando iniziamo a dare massima importanza a tutte quelle cose che per essere realizzate e raggiunte hanno bisogno di tempo e di spazio la nostra mente inizia a creare un’illusoria idea d’eternità, indispensabile per dare continuità al nostro desiderio di divenire e possedere.

Tutt’altra cosa accade invece quando comprendiamo che per quanto riusciremo a fare e divenire in questa società di allucinati, nulla sarà servito a colmare la profondità della nostra ignoranza in merito al nostro Essere e al nostro dover morire. Quando comprendiamo la futilità delle nostre aspirazioni, desideri, progetti e volontà cadono in secondo piano, lasciando così emergere dalla nostra coscienza la piena consapevolezza di ciò che da sempre e per sempre si manifesta nell’unicità della realtà del presente. Questa dimensione non conosce morte alcuna, ma non perché si estende in un tempo infinito, ma perché si consuma totalmente estasiata nella pienezza di vita che ogni istante del nostro esistere porta con se.

L’uomo immortale non è colui che non muore, ma colui che vive ogni istante senza paura dell’istante successivo, perché nel continuo accadere del presente scioglie ogni catena che lo vincola al passato e al futuro.

L’uomo immortale non è colui che non fa più sogni e progetti , ma colui che sogna ben consapevole d’essere sveglio e che progetta senza mai far divenire un progetto più importante della bellezza del poter progettare.

Cara Elena, vi sono uomini che pensano d’essere eterni sino a quando non scoprono d’essere in punto di morte, vi sono poi uomini che scoprono ogni giorno un eterno presente, perché pensano sempre d’avere ancora un solo istante per poter sentire d’essere veramente vivi.

Non so se sono stato effettivamente chiaro e semplice come avrei voluto, ma so che per questo istante ho dotato tutto quel che potevo, e questo mi completa!

Un grande abbraccio,

Dadrim

 
Fallimenti sentimentali PDF Stampa E-mail
Sull'amore e le relazioni
Sabato 02 Maggio 2009 17:42

Vita di coppiaGiovanna ha scritto: Sono una donna single di 38 anni con esperienze sentimentali finite, quasi tutte non per mia scelta. Cosa dovrei aspettarmi dagli uomini oggi, senza andare incontro alla delusione? Che visione della vita dovrei maturare per non soffrire la frustrazione del mio stato e delle sofferenze che derivano da fallimenti sentimentali?

Dadrim ha risposto: Cara Giovanna, non aspettarti nulla dagli uomini di oggi e nemmeno da quelli di domani, non perché gli uomini siano un problema, ma perché il vero ed unico problema di ogni essere umano, uomo o donna che sia, è l’aspettativa. Il vivere filtrando l’esistenza attraverso le nostre aspettative genera un inferno. Sono le nostre pretese, i nostri sogni, i nostri rigidi progetti sul futuro a crearci delusioni. Se iniziamo a pensare che il fulcro dei nostri problemi risieda in chi o in cosa non corrisponde al nostro desiderio, cadiamo in una prigione senza via di uscita, perchè questa esistenza è un fenomeno ben più grande di noi, e non ci è dato il potere di decidere nemmeno sulle sorti di un filo d’erba. So che per molte persone queste parole suonano disperanti, ma ciò accade unicamente perché abbiamo perso il contatto con il presente, iniziando, così, a vivere unicamente nel futuro e nel passato. Ognuno di noi, crescendo, sviluppa progressivamente un modello mentale, una gabbia progettuale entro cui cerchiamo di plasmare le nostre vite. La società in cui viviamo, con la sua pseudo cultura, la sua pseudo educazione e le sue pseudo leggi, ci indottrina sin dalla nascita a perpetrare certi modelli. Abbiamo poi i modelli che ci vengono imposti dai desideri inappagati dei nostri genitori e, infine, abbiamo anche le recriminazioni che nascono da tutte quelle esperienze incomplete che noi stessi ci portiamo appresso. Viviamo schiacciati da macigni enormi che soffocano la nostra anima, che ci costringono a strisciare come vermi fra la polvere del suolo, impedendoci di spiegare quelle immense ali che per diritto di nascita ci sono state donate. Siamo figli del cielo che vivono come talpe, in stretti cunicoli del pensiero. Quanti pensieri abbiamo? Quanti doveri, dogmi e desideri lacerano la nostra anima? Quanti “se” e “ma” ci siamo imposti prima di poter dire un tremendo e totale “SI” alla Vita?

Lo senti anche tu, Giovanna, questo odioso rumore di fondo che istupidisce le nostre coscienze?

“Devi andare bene a scuola, devi essere un bravo bambino, devi rispettare gli adulti, devi avere successo, devi fare i soldi, devi avere una casa con giardino e piscina, devi essere colto, sensibile, arrogante, spietato, seducente e brillante. Devi avere pazienza, ma senza essere pigro, devi vivere freneticamente, ma senza essere agitato, devi fare successo, ma senza far vedere quante persone hai calpestato per raggiungerlo, devi essere potente e temuto, ma facendo passare l’immagine di una persona buona e mite. A diciotto anni devi aver finito le superiori, a venticinque l’università e la specializzazione, a trenta devi aver terminato la gavetta, cioè il leccare il culo a qualcuno che comanda perché ha già leccato molto più di te. A quarant’anni devi aver ormai raggiunto una posizione di prestigio altrimenti entri subito nella categoria dei falliti, e nel frattempo devi aver avuto come minimo un bambino e un matrimonio, se c’è anche un divorzio meglio, perché dà quel “fascino” in più che alla sera, durante il momento dell’aperitivo al bar, torna sempre utile per qualcosa. Se non hai fatto l’università, non hai imparato un mestiere o magari nemmeno finito le superiori non c’è problema, tanto oggi si può essere popolari, ricchi e famosi senza saper dire o fare nulla. Forse servirà qualcosa in più di una leccata di culo, ma che importanza ha, se il metro della dignità di un individuo oggi si misura in denaro, visibilità e stupidità. Quindi puoi anche non andare bene a suola, puoi anche non essere un bravo bambino, puoi anche non rispettare gli adulti, puoi anche non avere alcuna coscienza, pazienza, sensibilità, mitezza e onestà, ma tutto ciò solo se mostri quei tratti narcisistici e megalomani sufficienti da far sperare che prima o poi qualche zoo televisivo ti accoglierà fra le sue bestie.

Le uniche cose che non si devono assolutamente mai fare sono: pensare con la propria testa, cercare di essere sempre se stessi, senza mai seguire nulla e nessuno all’infuori della propria voce interiore. No, quella voce non deve mai parlare, deve essere soffocata subito sotto un cumulo di immondizie. Non accettarti mai per quello che sei, non amarti per il semplice motivo che sei vivo, intelligente, cosciente e figlio di questa misteriosa vita. Non essere libero, non scoprire, parlare e diffondere l’amore incondizionato, altrimenti sarai escluso, emarginato e ostacolato da tutto e da tutti. Mai che tu possa divenire un vero essere umano altrimenti che fine farà tutta questa patetica recita di scimmie, scimmiotte e pupazzi? Non chiederti mai qual è il significato ultimo di questa esistenza, se esiste qualcosa dopo la morte, non chiederti mai nulla, non ricercare, non pensare! Perché fare questa fatica, perché uscire dai binari che la nostra secolare e “sapiente” cultura ci ha riservato, perché andare contro corrente? È stato già tutto preparato sin nei minimi dettagli, devi solo addormentarti e goderti questo meraviglioso e incantevole sogno che ci è stato preparato. Tutto uguale, tutto già scritto, detto, vissuto, consumato, usato e recitato. Non è meraviglioso vivere in questo modo?”

Sai da cosa nasce tutta questa follia? Dal tempo! Noi viviamo imprigionati entro i confini del tempo e questi confini sono generati dall’idea di nascita e dall’idea di morte. Entro queste due parole la nostra mente crea l’idea di divenire, di raggiungere. Noi umani “diveniamo”, proprio perché riteniamo di dover finire, morire, svanire nel nulla. È la paura della morte che genera tutto questo circo di vuoti significati, valori e scopi. Se la nostra prospettiva fosse eterna non si potrebbe generare questa tremenda spinta di desideri e traguardi, ma il presente tornerebbe ad essere l’unica vera prova d’esistenza.

L’idea di divenire è partorita dall’idea di dover morire, mentre l’esperienza dell’essere è prodotta dall’immersione nel presente. Solo nel presente accade la vita, mai nel passato o nel futuro. Solo ora puoi amare, sentire il vento, bere un bicchiere d’acqua, danzare, ridere e giocare. Vivere il presente significa iniziare ad amare la vita incondizionatamente, ma per vivere il presente bisogna abbandonare ogni desiderio futuro, ogni aspettativa. Questo non significa non fare più progetti o sogni, anzi, questo significa iniziare a generare unicamente quei sogni e quei progetti che mai ci lasceranno inappagati e delusi, proprio perché il loro essere non esiste in funzione di una meta ventura, ma unicamente in funzione di un quotidiano e sempre presente costruirsi.

Io non amo quest’uomo perché rientra in un mio progetto che troverà realizzazione solo un domani, ma amo quest’uomo perché il mio progetto si concretizza nell’amarlo ogni giorno, a prescindere da qualunque cosa egli decida di fare domani, fosse anche andare lontano da me il mio amore lo seguirà come una benedizione, nella speranza che ovunque vada la pace e la felicità lo accompagnino.

Quando viviamo sentendo che, anche se la morte dovesse accadere in questo istante, nulla è incompiuto, poiché troviamo il nostro scopo di vita nel consumare sino all’osso ogni singolo istante che c’è dato, ecco che tutto è possibile!

L'augurio più grande che posso farti è di riscoprire la tua voce interiore, perchè a quel punto non sarai mai più una donna single o una donna fidanzata, ma sarai sempre e solo una donna libera, qualunque situazione dovessi trovarti a vivere, e questa è l'unica cosa che conta veramente!

Sempre a tua disposizione per qualunque chiarimento o approfondimento.

Un abbraccio,

Dadrim

 
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