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Frasi da meditare tratte dagli scritti di Platone PDF Stampa E-mail
Galleria dei Mistici
Giovedì 14 Agosto 2008 14:22

Platone“Per chi intraprende cose belle è bello anche soffrire”. (Fedro, 274 A-B)

“Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta”. (Apologia di Socrate, 30 A-B)

“Io vado intorno facendo nient’altro se non cercare di persuadere voi, e più giovani e più vecchi, che non dei corpi dovete prendervi cura, né delle ricchezze né di nessun’altra cosa prima e con maggiore impegno che dell’anima in modo che diventi buona il più possibile, sostenendo che la virtù non nasce dalle ricchezze, ma che dalla virtù stessa nascono le ricchezze e tutti gli altri beni per gli uomini, e in privato e in pubblico”. (Apologia di Socrate, 30 A-B)

“Non il vivere è da tenere in massimo conto, ma il vivere bene…E il vivere bene è lo stesso che il vivere con virtù e con giustizia”. (Critone, 48 B)

“Neppure se si subisce ingiustizia si deve rendere ingiustizia, come, invece, crede la gente, perché per nessuna ragione si deve commettere ingiustizia”. (Critone, 49 B)

“Vuoi che ti esponga, o Cebete, la seconda navigazione che intrapresi per andare alla ricerca di questa causa?”. (Fedone, 99 C-D)

“Poniamo dunque, se vuoi, due forme di esseri: una visibile e l’altra invisibile”. (Fedone, 79 A)

“L’anima è in sommo grado simile a ciò che è divino, immortale, intelligibile, uniforme, indissolubile, sempre identico a se medesimo, mentre il corpo è in sommo grado simile a ciò che è umano, mortale, multiforme, inintelligibile, dissolubile e mai identico a se medesimo”. (Fedone, 80 B)

“Visto che sei giovane, esercitati, impegnandoti a fondo in quell’attività che può sembrare inutile e che i più considerano puro gioco di parole, altrimenti la verità ti sfuggirà”. (Parmenide, 135 D)

“La giusta maniera di procedere da sé o di essere condotti da un altro nelle cose d’amore è questa: prendendo le mosse dalle cose belle di quaggiù, al fine di raggiungere il Bello, salire sempre di più, come procedendo per gradi, da un solo corpo bello a due, e da due a tutti i corpi belli, e da tutti i corpi belli alle belle attività umane,e da queste alle belle conoscenze, e dalle conoscenze procedere fino a che non si pervenga a quella conoscenza che è conoscenza di null’altro se non del Bello stesso, e così, giungendo al termine, conoscere ciò che è bello in sé”. (Simposio, 211 B – C)

“La bellezza splendeva fra le realtà di lassù come Essere. E noi, venuti quaggiù, l’abbiamo colta con la più chiara delle nostre sensazioni, in quanto risplende in modo luminoso […]: solamente la Bellezza ricevette questa sorte di essere ciò che è più manifesto e più amabile. (Fedro, 250 D)

“ Il motivo per cui le anime mettono tanto impegno per poter vedere la Pianura della Verità è questo: il nutrimento adatto alla parte migliore dell’anima proviene dal prato che è là, e la natura dell’ala con cui l’anima può volare si nutre proprio di questo”. (Fedro, 348 B – C)

“L’anima ci comanda di conoscere colui che ci ammonisce ‘Conosci te stesso’ “. (Alcibiade Maggiore, 130 E)

“Quello, Teodoro, che si racconta anche di Talete, il quale, mentre studiava gli astri e stava guardando in alto, cadde in un pozzo: una sua giovane schiava di Tracia, intelligente e graziosa, lo prese in giro, osservando che si preoccupava tanto di conoscere le cose che stanno nel cielo, e, invece, non vedeva quelle che aveva davanti, tra i piedi. La medesima facezia si può riferire a tutti quelli che dedicano la loro vita alla filosofia. In realtà, ad un uomo simile sfugge non solo che cosa fa il suo prossimo, persino il suo vicino di casa, ma quasi quasi anche se è un uomo o qualche altro animale. Invece, che cosa sia un uomo o che cosa convenga alla natura umana fare o subire in modo diverso dalle altre nature, di questo va in cerca, e si impegna a fondo nell’indagine”. (Teeteto, 174 A-B)

“Dunque, non è in queste impressioni sensibili che c’è scienza, bensì nel ragionamento su di esse: infatti, è in questo che è possibile, come pare, toccare l’essere e la verità; in quella, invece, è impossibile”. (Teeteto, 186 D)

“Invece, quanto a ciò che noi ora abbiamo detto, ossia che il non-ente è, o qualcuno dovrà cercare di persuaderci che non diciamo bene, confutandoci, oppure, fintanto che non ne sarà capace, bisogna che anche lui dica come diciamo noi, ossia che i generi si mescolano fra di loro, e che l‘ente e il diverso penetrano attraverso tutti i generi e l’uno nell’altro, e che il diverso, partecipando dell’ente, non è però a motivo di questa partecipazione, ciò di cui partecipa, bensì è diverso; e poiché è diverso dall’ente, è evidentissimo che è necessario che sia non ente”. (Sofista, 250 A)

(Tutti i brani sono tratti dagli scritti di Platone)

 
La vita: un viaggio senza fine né inizio PDF Stampa E-mail
Crisi interiori
Lunedì 11 Agosto 2008 14:24

chiesaGiovanna ha posto la seguente domanda: “Mio figlio è morto dieci giorni fa, a soli diciott’anni, per un incidente d’auto. Si è addormentato tornando a casa dopo una serata passata con la sua ragazza. In quella notte, quando i carabinieri sono venuti a casa nostra, alle quattro di mattina, per avvisarmi dell’accaduto, una parte di me è morta. Non so più cosa sia rimasto di me. Che senso ha questa assurda vita? Che senso può avere per me ora? Tu che parli di dita che indicano la luna, puoi dirmi dov’è finita la mia luna? Dov’è il mio bambino adesso? Perché da dove sono io ora non si vede nemmeno la più piccola stella, è solo e tutto tenebra!”

Dadrim ha risposto: Cara Giovanna,

Mi dispiace profondamente per il dolore che stai provando adesso, ma se sarai capace di vivere pienamente questa difficile prova, la vita ti aprirà nuove porte e sentieri, che forse ora, travolta da questo duro evento, non puoi nemmeno immaginare o volere.

Mi poni una domanda difficile, immensa, pregna di significati. La morte, il senso ultimo delle nostre vite, l’amore, la speranza, il dolore, la perdita. Quante domande possono nascere in noi dal verificarsi di un singolo, istantaneo evento! Diciott’anni e un futuro che non c’è più. Questo fatto ci angoscia tremendamente, è inaccettabile per il nostro modo di concepire la vita e, soprattutto, per il senso che diamo al nostro essere genitori.

I figli per noi sono il nostro domani. Tutto ciò che noi non abbiamo potuto essere e che non potremo vivere è consegnato nelle piccole mani di quegli esseri che nascono dal nostro desiderio d’amore e d’immortalità. Si, è proprio così che vanno le cose. I figli sono il nostro desiderio d’immortalità che si incarna in un individuo, in un fragile respiro che per anni dovremo proteggere e accompagnare lungo i difficili sentieri dell’esistenza. E quanta nostra vita abbiamo donato affinché questo piccolo uomo potesse divenire grande e forte abbastanza da reggersi con le sue gambe, sino al giorno in cui lo avremmo visto correre da solo vero un futuro in cui non saremmo più potuti essere al suo fianco.

Ma adesso Giovanna è tutto finito. Il tuo futuro, la tua immortalità, il tuo sacrificio, il tuo dono di una vita intera non è più. È svanito come un fiocco di neve al sole. Ma per chi stai soffrendo ora? Per tuo figlio o per quel tuo desiderio di futuro che non può più vedersi realizzato? Chieditelo, perché se saprai rispondere sinceramente a questa domanda credo che gran parte del tuo dolore svanirà. Se comprenderai come ogni nostro desiderio, d’immortalità o altro, proiettato su un altro essere umano, sia unicamente una catena che impedisce la realizzazione della liberta, in questo caso sia dei figli che dei genitori. E se comprenderai che i tuoi sogni e le tue speranze non hanno mai avuto alcun legame con quel bambino che hai visto crescere e poi partire da questo mondo, il tuo cuore tornerà ad essere leggero, forse come non lo era mai stato prima. Tuo figlio ha fatto la sua strada, ha vissuto la sua vita, e non vedo cosa vi sia di sbagliato in tutto questo. Tornava dalla casa della sua ragazza. Forse aveva passato una notte d’more e di gioia. Il suo cuore era sereno, sgombro da tutte quelle nubi che la vecchiaia spesso porta con sé. Un istante, un attimo di sonno, la macchina sbanda, e una nuova avventura lo accoglie fra le sue braccia. Riesci a vedere la naturalezza di tutto questo? Riesci a comprendere come siano solo e sempre i nostri desideri inappagati a creare sofferenze inutili? Per chi stai soffrendo adesso? Cosa ti fa soffrire ora? Giovanna guardati intorno: in questo mondo, ogni istante, milioni di persone partono, e altrettante arrivano. E’ come essere ad una frontiera, ma noi scambiamo una linea di confine per la nostra dimora fissa. Se pensiamo in questo modo, non sarà mai possibile trovare un po’ di pace.

Ora forse tu sei lì nella stanza di tuo figlio che raccogli le sue cose, che cerchi, riordinando i suoi vestiti, di respirare per un istante ancora la sua presenza, mentre scorri lentamente tutti gli anni che avete trascorso assieme, tutti gli istanti di gioia e di dolore che avete condiviso.

Ecco questo è il momento della prova. Questo è il momento in cui la vita ti chiede di fare le somme, di trarre le conclusioni, perché ora nulla è più rimandabile, nulla è modificabile. Cosa rimane nel tuo cuore adesso che tutto quel che è stato non può più esser cambiato? Ora che non potrete più aggiungere una sola parola o un semplice sguardo a quel che vi siete donati sino a quando eravate uno accanto all’altra. Questo è ciò che ti sta chiedendo la vita. Questa è la sfida che ci pone la morte ogni volta che viene a bussare alle nostre case. Perché sai, la morte e la vita sono intime amiche, lavorano l’una per l’altra. La vita ci dona lo spazio, il terreno su cui sperimentare l’amore e la comprensione, mentre la morte ci impone il tempo, il senso dell’urgenza, la consapevolezza che qualcosa deve esser fatto, che qualcosa deve esser vissuto, che non si può rimandare il momento in cui cogliere la vita, l’amore, la gioia!! Se non ci fosse la morte ti immagini noi poveri uomini in cosa saremmo capaci di buttare le nostre esistenze? Se non sapessimo che tutto quel che abbiamo tra le mani è un fatto temporaneo, contingente, ti immagini in quali banalità potremmo rimanere impigliati per sempre? E se guardi bene ti accorgerai che nonostante esista la morte, la maggior parte di noi vive come se non dovesse mai venire la fine.

La morte è la nostra più cara amica perché ci sottrae tutto il superfluo, per lasciarci tra le mani unicamente l’essenziale. Ma per poter vedere questo dobbiamo aver iniziato a comprendere la vita e la morte sufficientemente prima che la fine bussi alle nostre porte. Altrimenti, come spesso accade, quando la morte verrà a noi, inizieremo a tremare come delle foglie per il semplice motivo che a quel punto non ci sarà più tempo per capire, per rifare tutto ciò che, in quell’istante di estrema urgenza e verità, ci sembrerà di non aver fatto o di aver sprecato.

Ora, quindi, la domanda più difficile: hai saputo spremere ogni singolo istante del tempo che ti è stato concesso per vivere con tuo figlio, o hai esitato, hai rimandato perché erano mille gli impegni che dovevi adempiere prima di poterti gustare qualche dolce attimo d’amore e serenità con quel piccolo essere che ritenevi dovesse vivere per sempre, ben oltre il tuo tempo?

Mia cara Giovanna, perdona, se puoi, la schiettezza di questa mia risposta, ma su queste cose non ci si può permettere più di continuare a raccontare fiabe consolatorie che non sono mai servite a nessuno. Il dolore che tu ora provi si trasformerà in un amore ancor più grande e forte se dall’evento della morte di tuo figlio, voltandoti alle spalle e leggendo il vostro passato trascorso assieme, capirai che la vostra relazione è stata vissuta sino all’ultimo respiro e che tu sei stata la madre che potevi essere, sino all’ultima tua carezza, sino all’ultima tua parola o rimprovero. Se così fosse, il dolore che stai provando è solo l’inevitabile ferita che si prova quando si deve salutare un grande amore che sta per partire per una nuova misteriosa avventura! Se così è stato, attendi ora serena lo scemare della tua pena, mentre vedrai nascere un nuovo amore, un sentire che nel suo donarsi include anche la dimensione della libertà, del distacco, del non possesso. Questo ci insegna la morte di chi abbiamo amato!

Ma se così non fosse, ti prego di non perdere le tue giornate a pensare a tutto quel che non hai vissuto o a tutto quel che non è stato, ma impara da questa dura lezione che la vita ti sta offrendo. Comprendi come tutto quel che diamo per scontato, dovuto, ovvio o trascurabile, al cospetto della morte possa mostrarsi diversamente. Comprendi come questa nostra cultura, che ha relegato l’evento della nostra fine in asettici letti d’ospedale o in banali quisquiglie teologiche, abbia dimenticato che la morte è il più grande metro di giudizio per comprendere se ciò che stiamo facendo delle nostre vite sia rilevante o meno. Io penso questo: tutto ciò che la morte ci può sottrarre è futile, banale, mentre tutto ciò che la morte non può cancellare è divino, e l’amore che è stato vissuto sino alla sua ultima goccia è una di quelle cose che non ci potranno mai esser sottratte.

Se questo figlio lo hai amato veramente, lui vivrà in te sino alla fine del tempo, ma se così non dovesse essere stato, comprendi come d’ora in avanti la vita ti comanda d’amare e sentire ogni tuo istante come se fosse l’ultimo. E non rammaricarti se quel figlio non c’è più, perché questa nostra esistenza trabocca di uomini e donne a cui donare l’amore che non hai saputo liberare. Tuo figlio ora è già in viaggio per un nuovo giorno, non preoccuparti più per lui perchè son certo che se potesse parlarti ancora ti direbbe di occuparti unicamente di te stessa e di chi ora è al tuo fianco. Ti direbbe di non lasciarti sfuggire nemmeno un istante per gioire e amare, perché la vita è così breve da non permetterci di gettare un solo istante nel vano tentativo di riportare in vita il passato. Il tuo passato è adesso, tuo figlio ora vive in tutti gli occhi e in tutti i cuori di questa umanità che ha un infinito bisogno del tuo amore!

Abbandonati all’amore e son certo che scoprirai come nulla muore e come nulla nasce, ma che tutto è sempre stato e sempre sarà qui al nostro fianco.

Vorrei concludere questa lettera lasciandoti con le stupende parole che Gibran ha scritto sui figli:

"E una donna che reggeva un bambino al seno disse:
Parlaci dei Figli.
E lui rispose:
I vostri figli non sono figli vostri.
Sono figli e figlie della sete che la vita ha di sé stessa.
Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi,
E benché vivano con voi non vi appartengono.

Potete donare loro amore ma non i vostri pensieri:
Essi hanno i loro pensieri.
Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:
Esse abitano la casa del domani, che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno.
Potete tentare di essere simili a loro, ma non farli simili a voi:
La vita procede e non s'attarda sul passato.
Voi site gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccate in avanti.
L'Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell'infinito, e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
Affidatevi con gioia alla mano dell'Arciere;
poiché come ama il volo della freccia così ama la fermezza dell'arco".

 
Il Vangelo di Tommaso PDF Stampa E-mail
Galleria dei Mistici
Mercoledì 10 Settembre 2008 20:43
S. TommasoBreve storia del Vangelo di Tommaso
 
Il Vangelo di Tommaso o Vangelo di Didimo Thoma o Quinto Vangelo è un vangelo apocrifo di origine gnostica, scritto in copto probabilmente nella seconda metà del II secolo, forse da un prototesto greco perduto. L'attribuzione pseudoepigrafa è a Tommaso, apostolo. Contiene una raccolta eterogenea di detti attribuiti a Gesù.
Ritenuto perduto, nel 1945 ne è stato ritrovato tra i Codici di Nag Hammâdi un manoscritto in copto datato al IV secolo, tradotto per la prima volta dal francese da Jean Doresse.
Non va confuso con altri due vangeli apocrifi, il Vangelo dell'infanzia di Tommaso e il Libro di Tommaso il contendente o l'atleta.
 
Il Vangelo di Tommaso
 
 
Una guerra vinta in partenza PDF Stampa E-mail
Sulla spiritualità
Domenica 10 Agosto 2008 16:14
VicenzaChe infinita tristezza Amici miei! Le guerre si susseguono ancora con la stessa naturalezza delle stagioni perché noi uomini coltiviamo ancora nei nostri cuori i semi della violenza, dell’odio e dell’egoismo. Non abbiamo ancora compreso come la sofferenza e la morte seguano i sentieri del desiderio di potere e di dominio.
  
Mi guardo qua, ora! Sono sull'altopiano di Asiago, in provincia di Vicenza, e passo i miei ultimi giorni di vacanza in una splendida casa d'Amici che si affaccia sui prati e le valli di queste meravigliose montagne che oggi vivono in pace, ma che per anni sono state teatro di scontri sanguinosi. Come è stupendo adesso!
Vedo i bambini giocare sereni nel parco qui vicino, inconsapevoli della follia che li circonda. I profumi dell'estate si diffonderanno ancora per pochi giorni far le strade, le case, gli animali che pascolano lungo i pendii… ma voi lo vedete l'amore che ci circonda, Amici miei? E' meraviglioso, immotivato, disponibile a tutti coloro che sono pronti a sentirlo.
Ma dopo tutto questo ritornerò alla mia città, quella città dove il “governo” americano ( non certo il Popolo americano) ha deciso di comprare una parte della sua terra, e il nostro inesistente “governo” italiano ha “deciso” di regalarla volentieri. Tornerò in quel posto dove una lobby di sciacalli ha deciso di piantare la sua nuova bandierina per fomentare nuove guerre e genocidi, per espandere la sua sete di dominio e potere.

Tutto ciò farcito, ovviamente, da vuote parolone come: libertà, democrazia e giustizia. Se guardiamo ai fatti, però, questa democrazia e libertà va unicamente a occupare i prati e gli spazzi che spettano di diritto alle famiglie, ai bambini, ai vecchi e a tutti coloro che alla vista di un campo vuoto sanno immaginare solo giorni di pace e amore, non certo a chi sa solo sognare metri cubi di cemento, armi ed esercizi preparatori a un nuovo conflitto!!

Amici miei, provo molta tristezza per tutto le sofferenze a cui dovremo ancora assistere e far fronte, ma sapete qual'è la cosa buffa? Questi quattro assassini hanno già perso la loro battaglia finale, perchè le genti di tutti i popoli si stanno ormai avvicinando, spazzando via definitivamente le paure e le distanze su cui si fondavano le ideologie aberranti del passato e i folli dogmi utilitaristi e materialisti su cui si regge il nostro presente.

Volevano usare la globalizzazione per scambiare merci e fare più soldi, senza sapere che l’uomo non è fatto per essere un ingranaggio all’interno di un sistema economico, e che, pertanto, aprendo le porte al denaro avrebbero anche lasciato aperti i canali al dialogo e alla conoscenza fra le genti. Questi uomini, proni al denaro e al potere, non riescono ancora a vedere come questo processo di speculazione selvaggia su scala mondiale, in realtà, lentamente abbatterà ogni barriera che sino a ieri  divideva l’uomo dall’uomo!!

L'amore non conosce confini di razza, lingua, pensiero o religione, e quando dai la possibilità agli uomini di incontrarsi e conoscersi,  è solo questione di tempo… Amici miei, questa guerra noi l'abbiamo vinta in partenza!!!

Dadrim

 
Sull'angoscia e la paura di vivere PDF Stampa E-mail
Crisi interiori
Sabato 09 Agosto 2008 20:17

alberi

Francesca ha posto la seguente domanda: "Perché sento sempre una strana angoscia, una specie di paura costante che accompagna le mie giornate. Mi sembra d'essere isolata dal mondo, distante, chiusa alla vita. Puoi dirmi qualcosa in proposito? Grazie.

Dadrim ha risposto: Cara Francesca,

Sbagli nel dire che ti sembra d'essere isolata dal mondo, distante e chiusa alla vita: tu sei isolata e chiusa alla vita. Chi è aperto e disponibile alla vita non può patire paura alcuna. Sono le nostre difese che generano ogni sorta d'angoscia e problema. Sembra assurdo ma, per la mia esperienza, posso dirti che è proprio così. Crescendo iniziamo progressivamente a erigere dei muri per difenderci dall'inevitabile dolore che comporta l'affrontare totalmente le sfide della vita, ma così facendo rinunciamo anche alla possibilità di comprendere il significato che si nasconde dietro il volto del dolore. Quando tentiamo d'eliminare il dolore dalle nostre vite, ecco che lentamente l'esistenza inizia ad apparirci insensata, vuota, distante. Il dolore è un elemento fondamentale lungo il percorso di crescita che ognuno di noi deve compiere.

Cerca di non fraintendermi. Non ti sto dicendo di andare alla caccia del dolore o d'indulgere in esso. Voglio solo dire che, a volte, la vita comporta il dover affrontare delle situazioni che generano in noi profonde crisi, e se noi rimaniamo totalmente aperti e sensibili in queste situazioni, l'atteggiamento di apertura, di disponibilità alla comprensione che assumiamo, trasforma il dolore in un nuovo stato di maggiore coscienza e forza interiore. Riflettiamo insieme un momento su cosa sia il dolore. V'è il male fisico che genera dolore fisico, e questa è un'altra storia. V'è poi il male interiore che genera quel che io preferisco chiamare sofferenza, per distinguerla dal dolore, che è un fatto del corpo. I mali del corpo sono problemi della medicina, sino a quando non infettano anche l'anima. Ora, però, è la sofferenza quel che vogliamo comprendere.

Bene, quando nasce in noi la sofferenza? La radice di ogni sofferenza è la nostra incapacità di accettare la realtà delle cose. Tutto qui. È poi vero che la sofferenza, nella sua manifestazione, prende mille forme, ma la sua essenza, se guardi con attenzione nella sofferenza di chiunque, è un atteggiamento, più o meno nascosto, di non accettazione della realtà. Non accettare la realtà delle cose significa, inevitabilmente, sprofondare in una spirale di sofferenza senza fine, perché quando una situazione non può essere modificata secondo il nostro desiderio, se in noi non nasce una serena accettazione dello stato di fatto delle cose, sarà inevitabile che il conflitto si sposti completamente nel nostro mondo interiore, rendendoci dei campi di battaglia ambulanti.

Ci chiudiamo alla vita quando vogliamo che la vita vada secondo i nostri piani, ma tutto ciò è folle. La vita è infinitamente più vasta e potente di noi piccoli individui, e opporvisi significa unicamente andare verso un sconfitta certa. In alcuni casi ci è possibile modificare gli eventi, certo, ma là dove non è possibile, per quale motivo non riusciamo a vivere ugualmente sereni? In oltre v'è da dire che è proprio una fortuna che la vita, un gran numero di volte, non vada come noi vogliamo: come sarebbe possibile, altrimenti, crescere e cambiare. Tutto sarebbe sempre uguale a se stesso. Noi rimarremmo sempre gli stessi, con le stesse idee, gli stessi scopi e gli stessi bisogni. Sarebbe come essere già morti.

No...è proprio una fortuna che la vita sia più grande e forte di noi. Ma l'unico modo che abbiamo per vivere e sentire questa nostra impotenza come una benedizione è iniziare a percorrere con fiducia le strade lungo cui la vita ci conduce, rimanendo sempre aperti e pronti a scoprire e comprendere nuove lezioni, nuovi significati. La tua angoscia nasce dalla tua opposizione alla vita, questo è l'unico motivo per cui ti senti distante dalla vita stessa.

Cara Francesca, prova a comprendere a cosa ti stai opponendo con così tanta forza, e vedrai che dalla comprensione dell'ostacolo che ti sei posta di fronte nascerà un nuovo senso di libertà e comunione con il mondo che ti circonda. La paura e l'angoscia non sono nemici ma semplici spie dall'arme che ti segnalano che stai andando fuori strada. Cerca, pertanto, di essere aperta al messaggio che ti vogliono trasmettere.

Dadrim

 
Vuote parole PDF Stampa E-mail
Storie e racconti
Sabato 09 Agosto 2008 15:55

monaciIn Oriente c'erano due templi nemici tra loro. I monaci erano talmente rivali da aver smesso perfino di guardarsi. Se si incontravano per la strada non si salutavano, non si parlavano: da secoli ormai i "religiosi" di questi due templi non si sopportavano. Ma ciascuno di questi monaci aveva un ragazzino che lo serviva, che faceva per lui le commissioni di routine. Pertanto i monaci temevano che i due avrebbero potuto fare amicizia tra loro, dopotutto i bambini sono sempre bambini.Un monaco disse al suo giovane aiutante: "Ricordati che l'altro tempio è nostro nemico. Non parlare mai con il ragazzino dell'altro tempio. Quella è gente pericolosa: evitala come si evita una disgrazie, come si evita un flagello. Evita quelle persone!". A quelle parole il ragazzino provò un'attrazione irresistibile poiché era stanco delle grandi prediche, non riusciva a capirle. Leggevano delle scritture strane, in una lingua che non capiva. Discutevano di problemi grandi, supremi, e non aveva alcun compagno con il quale giocare e parlare. Quando gli fu detto: "Non parlare mai con il ragazzino dell'altro tmpio!", lui fu irresistibilmente tentato, sino a quando, un giorno, non riuscì a evitare di parlare con l'altro ragazzino. Quando lo incontrò per strada gli chiese: "Dove vai?". Questo giovane aiutante, che aveva una mentalità un po' filosofica, sviluppata ascoltando le dissertazioni dei monaci, rispose: "Andare? Non c'è nessuno che viene e che va! Accade...ovunque mi porti il vento...". Aveva udito molte volte il suo maestro dire che così vive un Buddha, come una foglia morta: ovunque lo porti il vento, egli va. Perciò continuò: "Io non ci sono! Colui che agisce non c'è. Pertanto come posso andare? Che assurdità dici? Io sono una foglia morta...ovunque mi porti il vento...". Il primo ragazzino era ammutolito dallo stupore. Non riuscì neppure a rispondere, non riuscì a trovare qualcosa da dire. L'imbarazzo l'aveva zittito, si vergognava e pensava che aveva ragione il suo maestro nel dirgli di non parlare con gente simile: era pericolosa! "Che discorso è mai questo? Io ho fatto una semplice domanda: 'Dove vai?'. Di fatto, so già dove sta andando, entrambi stiamo andando a comperare la verdura al mercato. Avrebbe dovuto darmi una risposta semplice". Al ritorno andò dal suo maestro e disse: "Mi spiace, scusami! Tu mi avevi proibito di parlare con quel ragazzino ed io non ti ho ascoltato. Ma è stato proprio a causa della tua proibizione che sono stato tentato. Per la prima volta ho parlato con quella gente pericolosa. Io ho fatto una semplice domanda: "Dove vai?". Il ragazzino a quel punto ha iniziato a dire cose strane come: "Non c'è l'andare, non c'è il venire. Chi viene? Chi va? Io sono il vuoto completo, sono soltanto una foglia morta nel vento...ovunque mi porti il vento...". Il maestro rispose: "Te l'avevo detto! Domani ti fermerai allo stesso posto e quando arriverà il ragazzo gli chiederai ancora: 'Dove vai?'. Quando comincerà a dire tutte quelle cose tu gli dirai semplicemente: 'E' vero. Tu sei una foglia morta e lo sono anch'io. Ma quando non soffia il vento, dove vai? Dove puoi andare?'. Dirai proprio così e lo metterai in imbarazzo...bisogna metterlo in imbarazzo, bisogna vincerlo. Abbiamo sempre partecipato a discussioni e quella gente non è mai riuscita ad avere la meglio su di noi in alcun dibattito. Quindi, domani devi rimettere quel ragazzo al suo posto!". Il giovane aiutante si alzò presto, preparò la sua risposta, la ripeté molte volte prima di incamminarsi. Poi si fermò dove l'altro ragazzino era solito attraversare la strada continuando a ripetere tra sé la risposta, a prepararsi, e quando finalmente lo vide arrivare si disse: "Bene! E' il momento!". Gli chiese: "Dove vai?". Sperava di avere l'opportunità... ma l'altro rispose: "Ovunque mi portino le gambe...". Nessun accenno al vento! Nessun accenno al nulla! Nessun accenno a colui che agisce! Cosa doveva fare? Tutta la sua risposta prefabbricata ora gli sembrava assurda. Ora parlare del vento non sarebbe stato per nulla pertinente. Di nuovo mortificato pensò: "Certamente questo ragazzo conosce cose strane. Ora ha detto: 'Ovunque mi portino le gambe...'". Tornò affranto dal suo maestro che gli disse: "Ti avevo detto di non parlare con quella gente: è pericolosa! E' una cosa che va avanti da secoli. Ma adesso bisogna farla finita, dobbiamo fare qualcosa. Perciò domani gli chiederai ancora: 'Dove vai?'. Quando risponderà: 'Ovunque mi portino le gambe...', tu gli dirai: 'E se tu non avessi le gambe...?'. In un modo o nell'altro dovrai ridurlo al silenzio!". E così il giorno seguente il ragazzino chiese nuovamente: "Dove vai?" e rimase in attesa. L'altro rispose: "Sto andando al mercato a comprare la verdura, dove vuoi che vada a quest'ora?".   

 
Questo è il viaggio dell'amore PDF Stampa E-mail
Sulla spiritualità
Sabato 09 Agosto 2008 16:06

gabbianoMi hanno chiesto di scrivere alcune parole per aprire questa avventura del blog. Bene, ecco le parole che più sento adatte a questo inatteso viaggio:

"La tempesta dei desideri devasta le vele della nostra nave, spezza l'albero maestro, cancella le rotte coprendo le stelle dietro un cielo carico di nuvole nere e pesanti; ci travolge spingendoci alla deriva. Dov'è la dolce e calda luce del faro? Dove sono i moli del porto e la vecchia locanda a picco sul mare dove andavamo sempre a ristorarci?

No!… Ora non v'è più nulla di tutto quel che avevamo. Da qui si vedono solo grandi onde e lampi di tuono.Ma un giorno accadde, era inevitabile. Una vita fatta di pace e silenzio forse ora nemmeno più la ricordiamo, ma un tempo ci parve scontata e insignificante. Guardando il vasto spazio all'orizzonte, dove l'ultima stella della notte scompare, e maestoso il sole sorge, udimmo una voce, proveniente dall'abisso dei nostri cuori, esclamare: la tua anima è pronta, spiega le vele e salpa verso l'ignoto! Era la voce dello Spirito, che avendoci colti immemori della beatitudine in cui riposavamo ci offrì l'illusione di poter dominare i venti, soltanto per renderci consci, poi un giorno, d'essere naufraghi fra le tempeste. Ma quale immane gioia sarà quando quest'anima, oggi perduta, scorgerà la via del ritorno? Quale estasi proverà nel vedere da lontano i possenti attracchi del porto, capendo così che la notte è ormai alla fine, e che la fioca luce delle candele, entro pochi istanti, tornerà ad unirsi all'immenso splendore dell'aurora? Questo è il viaggio dell'amore, che lega ogni frammento di questa nostra folle esistenza: dal ventre di una madre sino al cuore d’un assassino. Questo è un cerchio che si chiude solo quando chi ama si riscopre ciò che è amato. Tu che sei vita, tu che sei amore, guida le mie parole, affinché questa voce non risuoni mai del mio volere!"

Dadrim 

 
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