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Lettere e messaggi
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Lunedì 18 Gennaio 2010 21:59 |
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Federica ha scritto: Caro Dadrim, ho visto il tuo sito e l'ho trovato interessante e pieno di spunti. Ho letto le risposte ai vari quesiti che ti sono stati posti e così ho deciso di scriverti. Mi chiamo Federica, ho 38 anni, sposata da quasi 15, due figli, un mutuo. Il mio matrimonio è in crisi ormai da un po', ma forse facevo finta di non vedere. Tutto è iniziato circa due anni fa quando ho scoperto che mio marito si era giocato le 14esime. Lo avevo sempre tenuto d'occhio, e per questo mi sono sentita, in passato, sempre accusare di essere tirchia ed attaccata ai soldi. Ha sempre giocato nella sua vita ma mai così tanto. Poi mio papà è morto e lui tra le lacrime ha giurato di non farlo mai più ma dopo un po' ha replicato....altri giuramenti altre lacrime. Sembra tutto rientrato, ma, l'ultimo Natale, ecco che mi fa di nuovo questo regalo "speciale". In quel momento in me si è rotto qualcosa, mi sembrava di avere un estraneo al mio fianco. Ora mi trovo a dargli la "paghetta" tutte le mattine prima di andare a lavorare, e nonostante gli avessi comunicato che questa situazione non mi piace, perché non sono sua madre e che a 40 anni dovrebbe essere in grado di essere uomo, scopro che salta il pranzo per poter giocare quindi dentro me è scattata la molla e con lui non voglio più avere niente a che fare. Comunico questa cosa ed ecco che lì comincia la paura ed i sensi di colpa perché invece di ammettere i suoi errori mi accusa di volerlo mettere in mezzo ad una strada, di aver pianificato tutto fin dal primo giorno della nostra vita insieme, che non l'ho mai amato, che per un errore così piccolo (parole sue: "mica mi sono giocato la casa od ho scopato con un'altra) non si rovina una famiglia, che ho un altro uomo, che sarà colpa mia se i miei figli non avranno più un padre e se lui sarà costretto a fare il mendicante. Poi mi chiede perdono, mi abbraccia, mi dice che mi desidera e comincia a toccarmi ed a me viene la tachicardia e mi manca l'aria. Tutto questo si ripete ormai da giorni. Ho una tale confusione in testa, cosa devo fare? Continuare così per il bene dei ragazzi o troncare definitivamente ed affrontare, a mano a mano, i problemi che si presenteranno?
Un abbraccio. Federica
Dadrim ha risposto: Cara Federica, il gioco può diventare una dipendenza come la droga o l'alcool, e da quel che ora mi racconti credo che alla dipendenza ci siamo già ben arrivati. Ho lavorato per anni sulle dipendenze e conosco bene il giro di bugie e adulazioni che una persona, caduta in un problema simile, può mettere in piedi. La dipendenza è un problema estremamente delicato, complesso e pericoloso, la cui prima forma di risoluzione risiede nel rendersi conto di avere una dipendenza da parte della persona che ne soffre. Per il momento non mi sembra questo il caso di tuo marito. Essere dipendenti da qualcosa significa mettere quel qualcosa al di sopra di ogni altra persona, situazione o condizione, e chi scivola in questo guaio spesso ha bisogno di un aiuto che trascende le possibilità e le capacità dei famigliari. Se credi nella possibilità di recuperare il rapporto fra te e tuo marito la cosa migliore che mi sento di consigliarti è di rivolgerti ad un centro specializzato, ma questo lo potrai fare unicamente se tuo marito è disposto a compiere il primo e fondamentale passo per uscire dal problema: riconoscere d'essere caduto in delle sabbie mobili. Se questo non accade spesso è facile sprofondare assieme. Per quanto riguarda la felicità dei tuoi figli, se questa situazione non si dirige verso un cambiamento, credi che la finta felicità di una madre e la dipendenza di un padre possano essere tanto peggiori della possibile serenità di una donna libera e di un padre che magari restando solo diviene finalmente consapevole di avere un problema? Ascolta il tuo cuore e guarda con estrema lucidità negli occhi del tuo uomo per cercare di capire se ci sono margini per un percorso di cambiamento insieme. Fammi sapere come vanno le cose... Sempre a tua disposizione per ulteriori chiarimenti, un immenso in bocca al lupo! Dadrim |
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Società e condizionamenti
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Sabato 26 Dicembre 2009 17:06 |
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Laura ha scritto: Caro Dadrim, leggendo il tuo blog mi sento sempre più sollevata, ora però volevo farti una domanda rispetto alla mia vita personale. Sono innamorata da tre anni di una persona molto più grande di me. Abbiamo molti anni di differenza però non posso fare a meno di vederlo, di sentirlo, lo amo molto e sento che fra noi c'è vera intimità. Il problema è che, appunto, a causa di questa differenza d'età io non sono mai riuscita a parlare di lui alla mia famiglia, e solo pochi amici sanno della nostra storia, anche se nei loro confronti non ho mai raccontato quanto lui sia fondamentale per la mia esistenza. Nel frattempo non ho mai rinunciato a vivere le cose della mia età, ho un sacco di amicizie e continuo a farne di nuove. Non ho mai rinunciato a nulla per lui, l'unica cosa che mi sta pesando è non poterne parlare con la mia famiglia, non poter vivere questa relazione senza dovermi nascondere. Ho paura delle reazioni degli altri e del loro giudizio su di me. Vorrei essere libera. Secondo te dovrei fregarmene del giudizio delle altre persone? Poi vorrei anche capire dentro di me cosa sia veramente questo amore. A volte ho paura di esserne "dipendente", appunto perchè lo voglio sentire tutti i giorni ecc, ecc. Altre volte mi chiedo come farei a stare senza questa persona che sa tutto di me, con cui ho un rapporto più intimo che con chiunque altro, e credo di non poter fare a meno di lui proprio perchè lo amo. Sbaglio a farmi queste domande? Sbaglio a chiedermi se questo amore sia giusto o sbagliato? Premetto che non sono una ragazzina...però sono ancora giovane e non so cosa dovrei fare.
Grazie per l'ascolto. Laura Dadrim ha risposto: Mi chiedo per quale motivo l’età anagrafica sia così sopravvalutata? Questa nostra società vive nascosta dietro mille pregiudizi e ipocrisie. Sembra che le uniche persone che possono avere relazioni sentimentali con persone di età ben diversa siano politici, soubrette e attori. La chiesa divulga messaggi etici e morali mortificanti, giudicanti, estremamente limitanti e a mio avviso innaturali. Molti politici e uomini di spettacolo, si mostrano, a parole, più rigidi e conservatori di qualunque istituzione religiosa. È poi con i fatti che mostrano quale sia il loro punto di vista. Non voglio giudicare nessuno nel contenuto dei suoi convincimenti, ma vorrei unicamente far riflettere sulla necessità, da parte di chi governa, promulga leggi e influenza il pensiero di molte persone, di vivere all’interno di una minima coerenza fra sentimenti, pensieri, parole e azioni. Non mi sembra molto democratico vedere che chi detiene il potere può bellamente sfiorare la pedofilia, andando contro ogni sua affermazione relativa alla sfera etica e morale, senza subire alcun danno, mentre un qualunque lavoratore medio rischierebbe sanzioni di vario tipo: etiche, penali o peggio. Vorrei solo ricordare l’ultima perla del Signor Silvio Berlusconi, il quale ha affermato che i valori cristiani sono sempre presenti nell’azione del governo da lui presieduto, che adotterà tutte le misure necessarie per garantire la serenità e la pace sociale”. Cara Laura, perdona la divagazione, ma viviamo in una società estremamente falsa, bigotta, classista e “pecoraia”, che non sa distinguere la lussuria di un vecchio malato dall’amore fra due persone di diversa età. Ma forse è anche peggio di così, forse viviamo a fianco di individui che sanno ben distinguere la lussuria di vecchi malati dall’amore fra due persone con diverse età, ma quando i malati sono ricchi e potenti, la lussuria e la povertà d’animo vengono travestite con insignificanti parole come privacy e libertà individuale, quando invece gli innamorati hanno età anagrafiche lontane, ma nessun potere o denaro, ecco che l’invidia e la cattiveria trovano ogni giustificazione possibile. Dal mio punto di vista l’età anagrafica conta molto poco, la vera età che conta è quella dell’anima. Vi sono persone di cinquant’anni con un animo limpido, forte e sereno, vi sono poi persone di vent’anni già corrotte e ambigue. Ma quel che più conta è la magia e l’armonia che nasce dall’incontro fra due persone, quanto una relazione ci aiuta a crescere in libertà, fiducia e amore. L’amore non ha età, e l’amore non centra nulla con il sesso, quest’ultimo può esserci o non esserci, ciò è irrilevante. Il sesso dipende da molti fattori contingenti, l’amore non è soggetto a contingenza alcuna. Se la tua relazione nasce da un incontro di anime, da un desiderio che nella sua espressione genera nuovi spazi di sempre più vasta e limpida consapevolezza di sé e degli altri, nulla può permettersi di mettere in questione la sua esistenza. Cara Laura, di una cosa sono convinto, se questa tua relazione nasce da un affetto incondizionato e maturo, nel suo procedere diverrà più forte di qualunque tua paura di giudizi altrui, ma se così non fosse, l’ombra del giudizio e del disapprovo ne spegneranno ogni bellezza e luce. Non porti troppe domande, non mettere il carro dei pensieri e delle paure di fronte ai veloci cavalli del sentimento e della consapevolezza. La consapevolezza del nostro più profondo sentire ci guida sicuri lungo la strada della nostra autodeterminazione e maturazione. Tutt’altra cosa compie, invece, il nostro bisogno di gestire, manipolare e controllare gli eventi al fine di evitare una possibile futura sofferenza. Ora sei felice? Se la tua risposta è si, per quale motivo dai corda al vorticare dei tuoi pensieri? È inutile! Se questa relazione finirà, magari rovinosamente, ben venga! Lezione imparata, saggezza conquistata. Ma, se come fanno molti, per paura del futuro tu dovessi iniziare a manipolare le cose, a proteggerti o magari decidessi addirittura di interrompere bruscamente questa storia, quale lezione avresti imparato? Meglio fuggire da un possibile amore se v’è il rischio di un possibile danno? Beh!, se così fosse, io credo che nessuno amerebbe più qualcuno, considerando che non ho mai conosciuto un amore nato dalla certezza e cresciuto entro un recinto. L’amore è incerto per sua stessa natura, spaesante, ignoto, immotivato, illogico, spesso angosciante e devastante, ma lungo il suo percorso di demolizione della nostra personalità ci rende sempre più veggenti, sensibili, aperti al mistero, illimitati e indifferenti ad ogni forma di paura e morte. Ti chiedi se questa tua relazione è amore o dipendenza, ma anche questa domanda non avrà mai una risposta se nasce dalla tua mente. Anche questa tua domanda potrà divenire solo un veleno se non ti permetti di ascoltare attraverso ogni tua cellula, ogni tuo centimetro di pelle. Lo ripeto: non è il pensiero che può guidarci nelle faccende del cuore, ma è solo il desiderio di vivere e sentire totalmente tutto quel che sta fuori e dentro di noi: i nostri pensieri sono solo una piccola parte di tutto questo. Il concetto di dipendenza, letto dalla nostra mente, è sempre visto come un qualcosa di male, di spagliato, ma questo lo può solo ritenere il nostro limitato pensiero, che è il prodotto di un “io” che vorrebbe riscoprirsi sempre immortale, slegato e superiore da tutto e da tutti. Ma la realtà delle cose non è così, non è dipendenza, né indipendenza, ma è interdipendenza, unità, fusione delle parti l’una nell’altra. Senza aria, cibo, sole, acqua non vivremmo, senza relazioni, senza genitori, non saremmo potuti crescere, non avremmo appreso un linguaggio, saremmo morti. Tutte queste cose ci sono state e ci sono indispensabili, ma nessuno le definirebbe cose dalle quali siamo dipendenti. Cos’è la dipendenza allora? Per me la dipendenza è una mancanza di armonia, di equilibrio, di bellezza. La dipendenza è quando una parte cresce smisuratamente, soffocando gli spazi delle altre parti. Quando il bisogno di cibo impedisce, ostacola o annulla nostri altri bisogni, ecco la dipendenza, ecco la perdita di armonia fra le parti nel loro tutto. Ecco la bruttezza! Se una relazione diviene la morte di ogni altra relazione, ecco la limitatezza, l’asfissia emotiva, il decadimento. L’essere umano anela al raggiungimento dell’infinito nella perfetta armonia delle parti, pertanto ogni relazione che nel suo crescere ci confina sempre più entro i sui spazi è una relazione mortificante. Tutto ciò non va comunque letto in maniera rigida, poiché a volte, per crescere sani e forti, si ha bisogno di molta acqua e poco cibo o molto cibo carico di grassi e poca acqua, tutto dipende dalle condizioni ambientali in cui siamo cresciuti. A volte si sentirà il bisogno di dedicare molto tempo ad una certa relazione e meno ad altre, a volte si vorrà rimanere soli con se stessi, a volte non si saprà cosa si vorrà. L’importante è rimanere il più possibile consapevoli del tutto e delle sue parti, l’importante è accorgersi sempre quando un qualcosa sta iniziando ad occupare in modo spropositato gli spazi vitali di qualcos’altro. Qualunque cosa viviamo, se la mettiamo entro lo sfondo di un nostro sconfinato desiderio di armonia e vastità, sempre ci aiuterà a maturare e crescere in bellezza, pace e serenità. Un abbraccio, Dadrim |
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Crisi interiori
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Domenica 20 Dicembre 2009 19:41 |
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Fabio ha scritto: Ciao Dadrim, ciò che ti racconto è la mia insofferenza e insicurezza, insofferenza perchè non mi trovo nella vita che conduco, spesso mi chiedo quale sia la mia strada, in realtà mi allettano 10.000 strade, ma non una in particolare, così, intanto, vedo i miei amici e le persone che mi circondano forgiare le proprie vite ed io qui ancora ad attendere che la mia nebbia si diradi per capire cosa voglio fare dei miei giorni. Non fraintendermi, ho parecchi interessi, il calcio, la lettura, le mostre, ma soprattutto viaggiare, dammi un biglietto aereo in mano e mi farai la persona più felice del mondo. Non mi reputo un apatico ma non mi trovo con la società di oggi e spesso passo per quello senza spina dorsale. Non sono mai stato pienamente sicuro di me stesso, anzi, direi che mi sottovaluto e alcune volte mi sento inferiore ad altre persone, so di avere tanto da dare, ma nello stesso tempo non riesco a capire che vado bene così come sono, allora mi faccio annichilire da ciò che mi circonda. Circa un anno fa ho cominciato ad avere delle piccole crisi d'ansia dovute a inezie, ma questo mi ha fatto arrabbiare tantissimo, non mi era mai successo, alcune volte mi sento come se la mia essenza fosse risucchiata via da questa società che non condivido, ma che purtroppo devo vivere (abito a Milano), mi sembra così impreciso tutto quanto. Insomma Dadrim, ciò che ti chiedo è di districare il mio “incasinamento” mentale, sono una persona insicura che non capisce cosa vuole dalla vita, metto in dubbio ogni cosa, ma vorrei vedere un mondo diverso, mi chiedo sempre chi sono o cosa voglio! Come mai sono così poco determinato?
Ti ringrazio per avermi ascoltato, Fabio Dadrim ha risposto: Caro Fabio, lascia perdere l’idea che i tuoi amici e le persone che ti circondano stiano forgiando le loro vite, questo è un pensiero ingannevole quanto inutile ai fini della tua crescita personale. Se guardi in profondità nell’animo delle persone scoprirai che ogni individuo è convinto che tutti intorno a lui stiano costruendo qualcosa di importante e si stiano muovendo sicuri verso una qualche meta, tutti tranne lui ovviamente. Il paradosso è che proprio questa percezione di smarrimento e insicurezza che accomuna tutti noi, ci spinge a nascondere la nostra confusione e fragilità dietro una maschera di vuote certezze. Ti allettano diecimila strade, nemmeno tante se consideri le infinite possibilità che l’esistenza ci offre ogni giorno. Molti nostri problemi nascono, però, proprio da questo infinito potenziale che è la vita. Se il mio esistere non è una cosa predeterminata, un percorso già tracciato che va da un luogo noto ad una meta ancora più nota, chi sono e dove sto andando? Chi decide i significati, i contenuti e le parabole che la mia vita dovrà creare? Caro Fabio, essere al cospetto dell’infinito è una sfida immensa, poiché siamo chiamati a perdere ogni nostro confine e rassicurante definizione per poterci riscoprire vasti e inconoscibile quanto lui. Ogni istante ci offre la possibilità di sperimentare infinite strade, ma per poter iniziare il nostro viaggio siamo poi costretti a dovere scegliere sempre e solo una strada. Pertanto il punto non sta nel trovare il sentiero giusto o sbagliato, ma nel trovare il coraggio di solcare vie ignote. Chi, stando chiuso in una stanza dalle mille porte, inizia ad interrogarsi su quale sia la più giusta da aprire, non uscirà mai da quella condizione. La vita non è una questione di giusto o sbagliato, ma una realtà interiore sempre più vasta, creata da esperienze totalmente vissute che ci lasciano contiuamente al cospetto di nuovi orizzonti. Chi si mette in gioco totalmente e decide di vivere veramente non ha più né interesse né tempo per paragonarsi agli altri o per rimanere in disparte dubbioso mentre le infinite porte della vita continuano a scorrergli davanti. Chi vuole penetrare il mistero di questa esistenza si getta sempre e comunque in ogni nuova situazione che gli si presenta, senza mai chiedersi cosa ne potrà ricavare, ma unicamente mosso dal ritenere che dal contatto con l’ignoto verrà sicuramente trasformato. Caro Fabio, tu dici: “Non sono mai stato pienamente sicuro di me stesso, anzi, direi che mi sottovaluto e alcune volte mi sento inferiore ad altre persone, so di avere tanto da dare, ma nello stesso tempo non riesco a capire che vado bene così come sono, allora mi faccio annichilire da ciò che mi circonda”. Ma chi è pienamente sicuro di sé? Solo un morto può essere sicuro di sé! Non farti ingannare dalle apparenze, nessuno sa veramente quel che sta facendo e dove sta andando. È certo che quasi tutti cercano in continuazione di convincere se stessi e gli altri d’essere persone forti e determinate, ma questo prova unicamente quanta paura abbiamo di fare i conti con la reale natura di questa nostra esistenza, una natura imprevedibile, sempre mutevole e tremendamente più vasta e saggia di ogni nostra possibilità di conoscenza. Chi attende d’essere pienamente sicuro prima di agire, non agirà mai, non vivrà mai! È sempre e solo chi si getta nel fiume della vita, nonostante stia tremando di paura e sia avvolto da mille incertezze, colui che diviene più vasto delle sue stesse angosce. Non è attraverso il calcolo e la pianificazione mentale che riusiamo a vincere le nostre angosce, ma è grazie all’agire e al sentire nonostante la paura di vivere. Nella tua lettera continui poi dicendo: “Circa un anno fa ho cominciato ad avere delle piccole crisi d'ansia dovute a inezie, ma questo mi ha fatto arrabbiare tantissimo, non mi era mai successo, alcune volte mi sento come se la mia essenza fosse risucchiata via da questa società che non condivido, ma che purtroppo devo vivere (abito a Milano), mi sembra così impreciso tutto quanto”. Ti senti insicuro e non vorresti esserlo, vedi tutti che forgiano le loro vite mentre tu rimani fermo, questa condizione di frustrazione ha iniziato a procurati delle piccole crisi d’ansia, e ora ti vuoi pure arrabbiare con le tue crisi d’ansia! Guarda che l’insicurezza, l’ansia e il dubbio sono solo le prove che sei un essere umano, vivo, sensibile e che sta crescendo. Un roccia non ha dubbi, ansie e preoccupazione, sembra decisamente più forte e determinata di tutti noi, ma non per questo vorremmo divenire delle rocce, anche se in realtà molti individui, proprio perché desideravano fuggire dalle loro caratteristiche umane, sono divenuti interiormente ben più duri e insensibili di una pietra. Caro Fabio, io non posso districare il tuo “incasinamento” mentale, se potessi farlo vorrebbe dire che tu non sei nulla più di un minerale. Un pietra può essere lavorata, manipolata o pulita, ma un essere umano, se vuole rimanere tale, deve generare e trasformare se stesso unicamente attraverso la sua consapevolezza. L’unica cosa che posso fare è condividere con te la mia esperienza dicendoti che solo quando ho smesso di oppormi alle mie paure e alla mia confusione ho iniziato a percepire la nascita di un nuovo modo di stare al mondo. Se ti senti insicuro vivi pienamente nonostante questa tua insicurezza. Se sei confuso e non sai cosa scegliere, fai una scelta pienamente confusa, sarà pur sempre l’inizio di una nuova avventura. Se hai una crisi d’ansia arrabbiati sorridendo e rallegrandoti della tua ansia e della tua arrabbiatura, perché sono tutti segni del fatto che sei ancora un essere vivo, che sente e desidera! Un ultima cosa: forse tutto ti sembra così impreciso, perché lo è. Se la vita fosse precisa, da dove verrebbe la possibilità di cambiamento, di evoluzione, di meravigliarsi e innamorarsi? L’errore è la premessa di ogni nostra possibilità di divenire più saggi e maturi, l’imperfezione è la madre di ogni nuova e sempre maggiore perfezione, il male è il padre di ogni nostra possibilità di comprendere cos’è il bene. Non sognare un mondo preciso, un uomo che non si sente insicuro e confuso, un uomo che non sente la vergogna e la paura. Questa nostra società è così malata e sofferente proprio perché troppe persone non hanno più amore e rispetto per la fragilità umana, pertanto, in prima istanza, per la propria, ma chi non ama e accetta le sue debolezze, quanto potrà essere spietato e duro verso le fragilità altrui? Un abbraccio, Dadrim |
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Meditazione e pratica
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Martedì 17 Novembre 2009 11:01 |
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Rino ha scritto: Caro Dadrim, da diversi mesi non riesco più a dormire bene, faccio una grande fatica ad addormentarmi, ho una miriade di pensieri che mi passano per la mente e che mi agitano. Sono stato dal mio medico, il quale mi ha dato delle gocce, ma ho dovuto sospendere la terapia perché mi procuravano più danni che benefici. Durante la notte dormivo abbastanza bene, ma rimanevo poi stordito per diverse ore alla mattina. Dalla lettura dei tuoi scritti mi sembra di capire che hai una profonda conoscenza della mente umana, sapresti consigliarmi un metodo naturale per dormire meglio, una qualche meditazione?
Spero tanto tu possa aiutarmi, ma comunque vada grazie mille per l’attenzione. Ciao, Rino Dadrim ha risposto: La prima cosa che vorrei comunicarti è l’errore insito nel ritenere la meditazione un qualcosa di utile al fine di dormire meglio e vivere in uno stato di maggiore serenità. La pratica della meditazione, ad un certo punto del suo percorso, porta sicuramente anche a questo, ma spesso prima di arrivare a ciò ci fa passare attraverso le forche caudine. Un vero meditatore non è qualcuno che vive ricercando la pace e il buon sonno, ma è colui che è disposto a perdere tutto, anche quel che solitamente si ritiene possa dare la pace e il sonno, in nome della piena libertà e verità. Se la ricerca finisce poi in una qualche forma di pace, questi sono solo effetti derivati dal desiderio di ricerca incondizionato. Capisci cosa intendo? Non è mai colui che in primis ricerca la sicurezza e la tranquillità colui che le ottiene veramente, ma è sempre e solo l’avventuriero indomito, che ha la possibilità d’incontrare la bellezza e la meraviglia lungo i sentieri tortuosi del suo viaggiare. Venendo ora al cuore della tua domanda, le cause riguardanti lo squilibrio del sonno sono estremamente vaste e molteplici, quanto interessanti e rilevanti per uno sviluppo armonico dell’intero nostro mondo psicofisico. Dalla tua richiesta mi sembra di capire, però, che il tuo interesse non sta tanto nel comprendere le forze sotterranee che ti muovono, ma semplicemente nel risolvere questo disagio. Detto ciò, prima di risponderti, non posso esimermi dal farti notare che ogni qualvolta evitiamo di scavare in profondità dentro a un problema, e ci limitiamo semplicemente a rimuovere i sintomi di un male, il male non si estingue, ma anzi, inizia a svilupparsi imboccando sentieri nascosti e ben più difficili, poi, da rintracciare. Quando in noi insorgono disturbi del sonno, il nostro corpo ci sta dando dei messaggi ben precisi che sta poi solo alla nostra consapevolezza decidere se ascoltarli o negarli. È anche vero che un disturbo può divenire talmente invalidante da richiedere una sua immediata attenuazione, ma poi, sempre, dobbiamo andare a estirparne le radici, altrimenti tornerà a ripresentarsi, magari sotto nuove spoglie, ma sicuramente più intenso e perturbante. Se la porta della tua casa è ostruita da un’edera, tagliare le foglie e i rami che ti impediscono il passaggio ti permetterà sicuramente di entrare in casa, ma dopo poco tempo dovrai ripetere la stessa operazione, facendo sicuramente più fatica, perché si sa che le piante escono sempre rinforzate da una semplice potatura. Perché non desideri strappare l’edera dalle sue radici? Premesso questo, mi auguro che vorrai usare le tecniche che ora ti consiglierò unicamente come momentanei strumenti, utili ad alleviare degli invalidanti sintomi, sin tanto che non riuscirai a comprendere ed estirpare le radici del tuo malessere. Se così non farai, fra non molto ci risentiremo o ti risentirà qualcun altro, magari il tuo medico, con un nuovo sintomo. Non voglio spaventarti in nessun modo, sto solo cercando d’invitarti a mettere in discussione l’intera tua esistenza. Hai sentito di quella persona che è andata dal suo dottore lamentando un leggero ma continuo mal di schiena, e quando il medico gli ha fatto notare che portava sulle spalle una brutta, vecchia e obesa signora, questo gli ha risposto: Dottore, ma come si permette, quella che lei ha appena chiamato brutta vecchia e obesa è mia madre e mica posso lasciarla camminare da sola con tutto il grasso che ha! Si limiti a fare il suo dovere, mi prescriva un antidolorifico e si vergogni, maleducato che non è altro! Veniamo ora alle tecniche: 1. Il metodo delle mani infuocate Quando ti corichi siedi a gambe incrociate sul letto, stendi le bracci di fronte al petto e congiungi i palmi delle mani. Inizia a strofinarli lentamente, aumentando progressivamente la velocità e l’attrito sino a non poter più tollerare il bruciore provocato dallo sfregamento. Fai una pausa di due minuti e poi riprendi. Ripeti l’esercizio per tre volte, poi straiati sul dorso con le braccia stese lungo il corpo e i palmi delle mani rivolti verso l’alto. Infine ascolta attentamente il tuo respiro e lascia che si rilassi spontaneamente. 2. Il trucco dell’orologio Metti uno di qui vecchi orologi che fanno un sonoro tic tac derivato dal movimento della lancetta dei secondi sul comodino. Concentrati esclusivamente su quel suono e cerca di non perdere nemmeno una battuta. Non farti distrarre dalla tua mente, rimani concentrato il più intensamente possibile su quel monotono e stancante suono. Se la tua mente si distrae, appena te ne accorgi riporta la tua consapevolezza al tic tac delle lancette. Puoi anche usare un metronomo, così puoi regolare la velocità dei battiti. Ognuno di noi ha un diverso ritmo mentale che da più o meno rilassamento. 3. Il Mantra In silenzio, ripeti mentalmente, sino al sopraggiungere del sonno le seguenti parole: “Nel sonno sogno un saggio solitario che siede sulla sabbia…” 4. Il paradosso Siediti a gambe incrociate sul letto con una tenue luce accesa. Chiudi gli occhi e cerca di ascoltare il tuo corpo, i tuoi pensieri e le tue emozioni. Quando senti sopraggiungere il sonno cerca di non farti sopraffare, cerca di resistergli. Straiati e abbandonati al sonno solo quando inizi a barcollare e cadere con il capo all’ingiù. Caro Rino, scegli il metodo che ti ispira di più o provali tutti sino a quando non trovi il più efficace. Non dimenticarti, poi, di controllare se porti una vecchia e grassa signora sulle spalle. Con affetto e simpatia, Dadrim |
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Società e condizionamenti
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Mercoledì 04 Novembre 2009 11:23 |
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Davide ha scritto: Caro Dadrim, potresti commentare questo frammento di articolo: “La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo accogliendo il ricorso presentato da una cittadina italiana”. Mi piacerebbe sapere la tua opinione in merito.
Grazie, Davide Dadrim ha risposto: La spiritualità è il bisogno più grande dell’essere umano e qualunque azione vada ad ostacolare le manifestazioni che derivano da questa necessità fondamentale è un grave errore. Un’azione può essere compiuta con infinite buone intenzioni, ma se non nasce da una consapevolezza attenta e profonda dell’intera condizione umana provocherà sempre e comunque dei danni. La ricerca del mistero e del significato ultimo delle nostre esistenze passa attraverso infinite vie. Le religioni istituzionalizzate non sono né buone né cattive, rispecchiano semplicemente lo stato di consapevolezza di una società, di un'epoca, altrettanto vale per i loro simboli. Non vedo pertanto alcun senso nel togliere qualcosa in nome del rispetto della libertà di tutti. Non sarebbe più sano aggiungere qualcosa per poter difendere il diritto di opinione, religione ed espressione di ogni individuo. Se procediamo attraverso la logica del togliere per rispettare la libertà di tutti, finiremo col dover non dire più nulla, perché qualcuno potrebbe non essere della nostra stessa opinione. Inizieremo a vestirci tutti uguali perché qualche colore potrebbe non essere conforme al gusto estetico di pochi o di molti, e così via, sino alla dittatura della repressione agita per difendere l’espressione. Curioso pensiero quello dell’uniformare al niente per difendere la ricchezza di tutti, minoranza o maggioranza che sia. V’è da dire, poi, che l’ignoranza più grave che trovo nelle parole che mi hai mandato, non sta tanto nel togliere i crocefissi per difendere la libertà di religione, ma nel togliere i crocefissi per difendere la libertà dei genitori di educare i figli secondo le loro convinzioni. Questa è la cosa più grave!! Educare non significa inculcare delle convinzioni, dei dogmi, delle personali credenze, ma portare alla luce l’innata capacità di comprendere, conoscere e autodeterminarsi di ogni essere umano. Educare alla spiritualità e alla religiosità significa parlare di ogni ricerca che l’essere umano ha compiuto al fine di ritrovare se stesso e il suo ruolo in questo universo. Educare significa parlare di ogni tradizione religiosa mostrandone le origine, le metamorfosi, gli orrori e le magnificenze. Educare significa offrire al bambino la possibilità di vedere e studiare tutti gli aspetti dell’evoluzione della coscienza umana, affinché possa poi liberamente ricercare la sua via nel mondo. Vietiamo la molteplicità della vita per confinare le menti dei bambini all’interno delle nostre vecchie e orrende gabbie interiori. Proprio brava questa cittadina italiana, che immagino sia anche una mamma o una pseudo insegnate malata di razionalismo sterile. La ragione senza consapevolezza è come un auto guidata da un cieco: potente e utile quanto pericolosa. Quanto mi piacerebbe vedere nelle aule scolastiche una statua del Budda, un crocefisso e un’immagine di Krishna. Quanto mi piacerebbe sentire lezioni di filosofia e religione tenute da insegnati che spiegano la bellezza e la grandezza che si nascondono nel cuore di ogni religione! Amo infinitamente quei meravigliosi capitelli, che riportano statue della Madonna o del Cristo, posti agli angoli delle vecchie strade di campagna. Trovo di una magia unica vedere, nelle nebbiose e gelide sere invernali, piccoli gruppi di anziani, in compagnia dei nipotini, andare a porre delle candele ai piedi dei capitelli per poi raccogliersi qualche istante in preghiera. Come riscaldano l’anima quelle fiammelle che danzano nel buio! Quale enorme simbolismo! Cosa ne faremo di tutto ciò? Prenderemo i capitelli a colpi di mazza? Considerando che sono in luoghi pubblici, qualcuno un giorno potrebbe scrivere alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo facendo notare quanto quei capitelli devino l’educazione alle fondamentali convinzioni genitoriali. Ora, caro Davide, ti saluto, devo scrivere all’illuminata Corte europea dei diritti dell’uomo per chiedere se sia possibile togliere dal cielo l’arcobaleno perché, sai, nega la mia convinzione sull’esistenza di un mondo in bianco e nero. Un caro abbraccio, Dadrim |
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Storie e racconti
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Lunedì 26 Ottobre 2009 23:02 |
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Paola ha scritto: Come uscire davvero dalle nostre carceri? E quando l'uscirne comporta effetti a dir poco spiacevoli sulle persone che ci vogliono bene e che pur inconsapevolmente hanno tutto l'interesse a mantenerci incarcerati? E quando evadere vuol dire "fare del male", magari irreparabile, al nostro più caro prossimo? E quando il nostro più caro prossimo è depresso o malato e delle nostre "evasioni" ha un sommo timore? Come convivere con i nostri postumi sensi di colpa? Grazie Dadrim Paola
Dadrim ha risposto: Cara Paola, vorrei raccontarti una storia… Due uccellini, durante una fredda e nebbiosa notte d’inverno, per paura di finire accidentalmente fra le grinfie di un gatto, decidono di bussare alla porta di una casa per chiedere rifugio. Vengono accolti da una tenera e simpatica vecchietta, che colma di gioia li riceve con un grande sorriso. Dopo averli rifocillati e riscaldati, l’anziana signora spiega loro di aver da poco perso il suo amato canarino. Dice anche di aver conservato la splendida gabbietta dorata in cui dimorava. Infine chiede ai due uccellini se desiderano rimanere a vivere con lei, colmando così il grande vuoto che la morte del suo canarino le ha procurato. Spiega che qualora decidessero di restare non avrebbero più alcun problema di procurarsi cibo o di difendersi da animali predatori. Vivrebbero per sempre al caldo e al sicuro, accuditi con infinito amore e rispetto. I due uccellini, dopo qualche minuto di riflessione, considerando il lungo inverno che li attende e i molti possibili pericoli, accettano la proposta. I due animaletti, dopo qualche giorno di convivenza serena, guardando il limpido e azzurro cielo attraverso le sbarre della gabbietta e attraverso il vetro della cucina, iniziano a sentire una tremenda nostalgia dei giorni in cui, portati dalle correnti, volteggiavano liberi ed estatici lungo le sconfinate rotte della volta celeste. A quel punto Gimmi, il più giovane dei due uccellini, dice a Umur, il suo compagno ormai vecchio: “Umur, io non sono più sicuro della scelta che abbiamo fatto. È vero, qui non dobbiamo stare attenti ai gatti, non dobbiamo faticare per procacciarci il cibo, ma è una noia mortale, è una maledetta prigione. Sento di non avere più alcun significato per cui vivere. Noi siamo nati per danzare fra i venti, per cantare dalle cime degli alberi la gioia dell’aurora e la poesia del tramonto. Cosa facciamo qui dentro? Abbiamo commesso un grande errore!” Umur risponde: “Caro Gimmi, devi crescere ancora un po’, allora capirai la benedizione che abbiamo avuto. Possiamo cantare quanto vogliamo per la nostra padrona. Possiamo saltare da un trespolo all’altro tutto il giorno senza prendere la pioggia, senza patire il freddo o rischiare di essere sbranati da qualche animale famelico e bruto. Io sto ormai invecchiando, sono stanco e malato, non fare pensieri infantili ed egoistici, non sputare sul piatto dove mangi, non ferire chi ci ha accolti con tanto amore e rispetto”. Gimmi ribatte: “Umur, io non sputo sul piatto dove mangio, ma non posso nemmeno accettare di vivere dominato da qualcuno, fosse anche che la sua dominazione viene da un atto d’amore e rispetto. Devo dire, però, che se ci avesse amato e rispettato in piena consapevolezza e con animo forte e privo di bisogni e paure, non avrebbe accettato di assecondare le nostre puerili paure e incertezze, ma molto più probabilmente avrebbe cercato di ricordarci qual’è la nostra vera natura, chiudendoci la porta in faccia e facendoci vergognare per aver anche solo pensato di voler abbandonare l’infinita libertà e magnificenza che l’esistenza ci aveva donato permettendoci di vivere sopra le teste e i problemi di tutto e di tutti. Umur, noi siamo nati per volare e per morire cantando la nostra ultima lode al sole e alle stelle. Non siamo fatti per stare in una gabbia, per quanto comoda e sfavillante possa essere!” L’anziana signora, che si era nascosta dietro la porta della cucina per ascoltare il dialogo fra i due, dopo aver udito queste ultime parole di Gimmi, tremendamente ferita entra nella cucina piangendo ed esclamando: “Miei amati uccellini, perché mi volete abbandonare, io vi ho dato tutto e non ho chiesto nulla in cambio, perché mi volte fare questo, perché volete privarmi del vostro canto e della vostra presenza?” Gimmi allora risponde: “Mia amata signora, io non ti voglio privare del mio canto, né della mia presenza, voglio solo tornare a vivere la vita per cui sono nato, e nel fare questo ti voglio anche dire che se tu iniziassi ad uscire più spesso da questa tua gabbia che chiami casa, potresti sentire il canto di migliaia di animale e potresti stare alla loro presenza in ogni momento. Non è il canto sempre più spento di due prigionieri che potrà alleviare le ferite del tuo cuore, ma sarà sempre e solo l’inno di gioia dell’essere libero e forte che ti spronerà a vivere altrettanto libera e forte nel cuore”. La dolce vecchietta, commossa da così decise e sagge parole, apre la porta della gabbietta dorata dicendo: “Mio piccolo amico, tu parli di orizzonti troppo vasti e temerari per una persona come me, ma comprendo anche quale crimine sarebbe cercare di tenere soffocato un così intenso desiderio di vita. Con il cuore infranto io ti riconsegno alla tua vera dimora, e se anche il tuo compagno vorrà partire con te io non mi opporrò”. Al sentire queste parole il vecchio Umur esclama: “Ma sei impazzito Gimmi!! Se tu vuoi tornare ad una vita selvaggia e priva d’ogni sicurezza, fallo pure, ma non coinvolgere anche me nelle tue follie e nei tuoi adolescenziali desideri!!! Vattene e non farti più vedere!” Gimmi, con gli occhi gonfi di lacrime, salta fuori dalla gabbia, e voltandosi per l’ultima volta esce veloce come un fulmine dalla finestra della cucina. Ma dopo aver volato solo per qualche centinaio di metri i suoi occhi tornano sereni e la tristezza e il dolore hanno già lasciato il posto all’estasi e alla compassione per tutti coloro che ancora vivono in qualche buia ed angusta prigione. L’inverno è ormai finito e le belle giornate si fanno sempre più frequenti. Umur, dalla solita finestra della cucina dell’anziana signora, guarda con un po’ di nostalgia i suoi fratelli volare alti nel cielo. Chiede allora alla sua padrona di mettere sul terrazzo la gabbietta per potersi godere almeno un po’ la tiepida aria primaverile. Dopo pochi istanti, da un ramo che quasi raggiunge la terrazza, con un agile balzo, un gatto affamato piomba sulla gabbietta dorata e con un colpo di zampa uccide il vecchio Umur. L’anziana signora, richiamata dal frastuono, appena comprende l'accaduto, scoppia in un pianto straziante e senza fine. Solo dopo un tempo che pare infinito, distratta da una potente e meravigliosa melodia, la vecchietta alza lo sguardo verso il ramo più alto dell’antico olmo che si erge nel giardino, dove vede Gimmi, fiero e forte, che intona una dolce e soave melodia, accompagnato da tutti gli uccelli del cielo. Allora il suo pianto si interrompe lasciando posto ad un riconoscente e nostalgico sorriso. Ecco allora che un saggio gufo, che ha assistito a tutta la tragedia, esclama: “Solo chi ricerca le più alte vette e la più profonda libertà può pensare di poter trasformare in un sorriso anche la pena più grande!”. L'anziana signora, stringendo fra le mani il cadavere del sua amato uccellino, grida queste ultime parole: “Mio amato Gimmi!, tu che mi hai abbandonata e tanto ferita, ora, nel momento del mio più grande dolore, sei anche l’unico capace di lenire la mia disperazione. Oggi tu mi insegni che a volte è necessario ferire chi amiamo, per poi poterlo veramente guarire!” Con affetto, Dadrim |
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Crisi interiori
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Mercoledì 21 Ottobre 2009 11:16 |
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Giacomo ha scritto: Caro Dadrim, sto vivendo una vita spenta, lenta e vuota. Credo che tutto ciò dipenda da come sono stato cresciuto, dall’ambiente in cui per anni sono stato allevato senza affetto, senza gioia e senza speranza. Credo che questa mia situazione sia un’eredità della mia famiglia, ma ora come posso uscirne? Per quanto cerco di capire i perché di questa mia situazione sembra non cambiare nulla. Potresti dirmi qualcosa, non so proprio più cosa fare!!
Grazie infinite, con affetto, Giacomo. Dadrim ha risposto: Mi ritorna alla mente una storiella… Evaristo aveva compiuto il suo centesimo anno di età e alcuni giornalisti del quotidiano della sua città decisero di andare a trovarlo per fargli un’intervista. Era da diversi decenni che nessun abitante di quella città raggiungeva il secolo. Giunti da lui gli chiesero che stile di vita avesse mantenuto per arrivare così sano e forte a cent’anni. Evaristo rispose: Non ho mai assunto alcolici e non mi sono mai interessato al sesso, credo siano queste le ragioni della mia condizione. Pochi istanti dopo, dal giardino della casa accanto, si iniziarono a sentire grida e rumori di vetri infranti. Un giornalista, incuriosito dal baccano, chiese ad Evaristo cosa stesse accadendo ed il vecchietto rispose: “Credo sia mio padre, che come al solito, rincorre ubriaco la nostra vicina! Caro Giacomo, i credo e le teorie servono a gran poco. Possono anche essere corretti, forse la tua spenta e lenta vita è il prodotto di anni trascorsi in un certo modo, ma come vedi tu stesso, ora cosa te ne farai delle tue teorie? Teorizzare serve solo a rimandare il giorno del nostro cambiamento, serve a consolarci: ho una vita schifosa perché sono stato maltrattato, trascurato… Bene!, e adesso? Adesso non è più ieri, adesso non sono più un bambino e finalmente posso decidere io per me stesso. Finalmente posso decidere se rischiare di vivere veramente, con tutti i pericoli che ciò comporta, o posso anche decidere di rimanere lento e spento, ma finalmente non sarà più responsabilità di nessun altro se non di me stesso. Vuoi veramente vivere intensamente? Cosa te lo sta impedendo? L’ombra del passato! Un passato in cui ti stai immergendo sempre più per commiserarti e difenderti dal rischio di dover affrontare le sfide quotidiane senza alcuna difesa, teoria o giustificazione. Vivere senza filtri e barriere è estremamente difficile, lo so, ma è anche l’unico modo per vivere veramente. Non perderti troppo nei perché e in un ridondante capire, piuttosto gettati totalmente nel presente e in quel che ora puoi continuamente provare a fare, sentire e vivere. Cercare di capire può divenire una trappola subdola. Immagina un carcerato che cerca di capire tutte le regole della sua prigione, le abitudini dei secondini, il loro carattere, i loro punti deboli, i pericoli e le possibilità che sussistono fra quelle mura. Dopo poco il prigioniero può anche affermare di aver capito tutto, di conoscere ogni centimetro della sua prigione, sentendosi, così, più sicuro e integrato. Bello, bravo, ha capito tutto del suo carcere, peccato che non si è posto l’unica domanda che vale la pena fare: come posso evadere! I nostri carceri interiori sono tutti frutto di un inganno, di un’illusione, e nessuno merita di vivere rinchiuso in una menzogna! Vivere in carceri interiori spesso ci rende così disperati, rabbiosi e violenti che alla fine finiamo pure in carceri veri e propri, peccato che la nostra società si occupi principalmente di punire e reprimere chi commette reati, senza vedere come la soluzione risieda unicamente nella possibilità di abbattere le prigioni interiori delle persone. Un uomo libero nell’anima non commetterà mai nulla che possa rendere schiavo il suo corpo o ferire altre persone. Perdona la divagazione… Con affetto, Dadrim |
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Società e condizionamenti
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Mercoledì 07 Ottobre 2009 20:03 |
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Luca ha scritto: Caro Dadrim potresti dire qualcosa sul tema del lavoro, per uno come me che ogni mattina, quando si deve alzare per andare a lavorare, sente una morsa allo stomaco.
Grazie per la tua attenzione, Luca Dadrim ha risposto: La condizione di vita umana più naturale, sana e appagante si realizza avendo la possibilità di meditare, ascoltare i suoni, sentire gli odori, vedere le immagini del mondo che sta fuori e dentro di noi, passeggiare, correre, nuotare, ballare, suonare, cantare, dipingere, fare e creare cose con il corpo e la mente, giocare, ridere, vivere le emozioni, riflettere (nel senso di rispecchiare) i nostri pensieri più profondi, generare relazioni fondate sull’ascolto, la comprensione, l’aiuto reciproco, lo scambio di piacere fisico, mentale, spirituale. La condizione naturale e sana della vita umana consiste nel creare reale benessere per tutti, coesione sociale, bellezza, progresso tecnologico in piena armonia con le leggi della natura. In poche parole, la condizione più sana e naturale dell’uomo si esprime attraverso la creatività, che è manifestazione prima della dimensione spirituale. Ogni nostra azione ed ogni nostro progetto di vita dovrebbero avere come primo ed ultimo fine il raggiungimento di uno stato di libertà spirituale, emotiva, mentale e fisica, pertanto il raggiungimento di una condizione esistenziale da cui poter vivere massimamente il piacere e in cui poter rimanere massimamente aperti nell’accadere dei dolori più intensi. Il vero artista è colui che produce ricchezza attraverso l’esercizio delle facoltà più naturali e sane dell’essere umano. Il vero artista è colui che fa del suo massimo piacere spirituale, mentale, emotivo e fisico il suo lavoro, la sua fonte di guadagno. Solitamente il lavoro è concepito principalmente come mezzo necessario alla sopravvivenza e, quando va bene, come mezzo per reperire tempo e mezzi per vivere ciò che ci rende sereni o appagati. Questa dimensione di vita è terrificante se consideriamo che il lavoro occupa circa l’ottanta, novanta percento delle nostre vite e si concretizza in attività non intrinsecamente piacevoli, elevate, sane e significative. La gran parte della nostra vita trascorre in attività non desiderate per la loro stessa natura, pertanto non v’è da stupirsi se la maggior parte delle persone muore infelice, se non disperata! Se riuscissimo a rendere i nostri piaceri e significati più elevati fonte del nostro guadagno, genereremmo un circolo virtuoso nel quale il nostro piacere ci da la possibilità di vivere ancor più piacere (ovviamente nel termine piacere includo tutti i piani dell’essere umano: fisico, mentale, emotivo e spirituale). Ogni individuo è dotato di grandi capacità, ma il più delle persone eccelle principalmente in alcune dimensioni. Chi in quella fisica, chi in quella mentale, chi in quella emotiva e chi in quella spirituale. Più un individuo riesce a sviluppare tutte le sue dimensioni, più diviene vasto e ricco, ma, qualora questo non fosse possibile, sviluppare principalmente il proprio dono predominante è cosa più che sufficiente per essere persone realizzate e serene. L’unica dimensione dell’essere umano che non può essere minimante trascurata o negata è quella spirituale, poiché da essa viene ogni possibilità di realizzazione. Infatti le dimensioni mentale, emotiva e fisica, se non sono guidate dalla "luce" della dimensione spirituale divengono aride e grande fonte di sofferenza e ignoranza. La dimensione spirituale è quella dimensione che nutre, dirige e da significato a tutte le altre attività, ed è la dimensione verso cui dovrebbero tendere tutte le nostre attività, poiché è principio e fine del nostro stesso vivere. In cosa consiste la dimensione spirituale? Consiste nell’essere individui totalmente sensibili alla natura, agli uomini, a se stessi, liberi da ogni paura, individui che vivono totalmente radicati nella bellezza e nella realtà che pervade il presente, e che pertanto non accumulano oltre il necessario, non pianificano e si organizzano per difendere proprietà nel futuro unicamente per nascondere la loro paura di non essere più. Chi vive nel presente scopre ciò che veramente “è”, scopre la dimensione dell’eterno, della realtà, dell’essere, pertanto non si inganna più attribuendo a cose transitorie ed effimere la qualità dell’essere, della realtà e della massima bellezza. Chi vive il presente è l’unica persona capace di godere pienamente tutti i piaceri della vita, è l’unica persona capace di amare e di sorridere. Chi vive il presente è l’unica persona che non può fare lavori idioti, volgari e dannosi, proprio perché vive unicamente della bellezza che nasce dal rendere ogni singolo istante un momento di creatività, condivisione e vero sviluppo. I lavori volgari e dannosi consistono in tutte quelle attività che hanno come loro fine unicamente il guadagnare denaro, il generare potere per alcuni e paura, povertà e debolezza per altri. I lavori malati sono tutti quei lavori che non nascono dall’attività di persone che vivono avendo come loro faro la dimensione spirituale della vita. Fare il politico può essere un lavoro creativo e utile per tutti se si lavora partendo dalla dimensione spirituale della vita, o può essere un lavoro miserabile e deprecabile se si parte da una visione egoistica e sterile dell’esistenza. Lo stesso vale per chi fa il muratore, il musicista, l’attore, il panettiere, l’idraulico o lo scienziato. Il problema pertanto non sta in cosa facciamo, ma in come e perché lo facciamo. Caro Luca, perché fai quel che stai facendo e come lo stai portando avanti? Con un immenso augurio di piena e vera realizzazione della tua dimensione spirituale e delle tue innate capacità! Dadrim |
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Sulla spiritualità
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Giovedì 01 Ottobre 2009 09:20 |
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Ciro ha scritto: Caro Dadrim, mi piacerebbe tanto sapere il tuo parere su questi due grandi pensatori, sulle loro affinità (secondo me tante, mascherate da una diversa forma espressiva), ed in particolare: "Il testimone interiore" di Osho, ed il "ricordo di sé" di Gurdjieff sono secondo te la stessa cosa? Un abbraccio
Dadrim ha risposto: Ciao Ciro, ti riporto direttamente alcune parole di Osho estremamente significative: “L’osservatore e l’osservato sono due aspetti del testimone. Quando scompaiono l’uno nell’altro, quando si fondono l’uno nell’altro, quando si uniscono – per la prima volta il testimone affiora nella sua totalità. …l’osservatore non è il testimone: né è solo una parte. E quando la parte pensa di essere l’intero, sorge l’errore. L’osservatore indica il soggetto, l’osservato indica l’oggetto. L’osservatore significa ciò che è esterno all’osservato e l’osservato significa anche ciò che è all’interno. L interno e l’esterno non possono essere separati, sono uniti e possono essere solo uniti. Quando sperimenti questa unione, o meglio l’unità, in te affiora il testimone. Non puoi esercitarti a fare il testimone. Se lo fai, ti eserciti solo a fare l’osservatore, e l’osservatore non è il testimone. Allora cosa dovresti fare? Dovresti scioglierti, dovresti fonderti,. Guardando una rosa, dimentica totalmente che un oggetto è visto e un soggetto la vede. Lasciati inondare dalla bellezza e dalla benedizione del momento, così tu e la rosa non sarete più separati – diventerete un unico ritmo, un canto, un’estasi”. (OSHO, Il libro della consapevolezza, Edizioni del Cigno, Giugno 2001, p. 25-26) Il ricordo di sé di Gurdjieff va comparato più alla pratica dell’osservazione che al testimone di Osho. Il testimone di Osho è comparabile alla realizzazione del Sé. Quindi abbiamo “ricordo di sé” come “osservazione” e “il testimone” come “realizzazione del sé”. Rispetto alle affinità fra le due figure, per quanto riguarda il livello sostanziale, cioè la realizzazione del “sé” o del “non io” o del “divino” o come la si voglia chiamare, non v’è alcuna differenza. Per quanto riguarda il livello formale, che concerne i mezzi espressivi e le tecniche che un maestro sente più affini alla sua storia e alla sua visione personale, ognuno ha i suoi e sta ha noi scegliere quali sentiamo più congeniali. Ho spesso mosso alcune osservazioni critiche sulla forma di Krishnamurti. Quelle critiche forse aiuteranno chi, avendo una struttura simile a quella che avevo io, potrebbe incorrere nei miei medesimi intoppi. Mai potrei criticare la sostanza del messaggio di Krishnamurti, perché dove la verità dimora solo il silenzio può parlare. Cosa difficile per molti è distinguere i veri maestri dai falsi, la verità dall’inganno, ma è anche vero che ognuno trova quel che vuole cercare… insomma… ognuno ha quel che si merita. Che altro potrei dire? Come può una formica descrivere degli elefanti? Non è possibile! Quindi mi sento di aggiungere solo questo: come è facile sedersi sulla loro groppa e lasciarsi portare con fiducia. Se fiducia ne abbiamo!!! Un caro saluto, Dadrim |
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Avvisi. notizie ed eventi del blog
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Domenica 27 Settembre 2009 14:00 |
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Non esiste alcuna "periferia" senza un "centro" e non esiste alcun "centro" senza una "periferia". Non esiste alcun "dentro" senza il "fuori", come non esiste il "fuori" senza il "dentro". Non esiste corpo senza mente e non esiste mente senza corpo. Non esiste solitudine senza compagnia, come non esiste compagnia senza solitudine. Non esiste gioia senza dolore, come non esiste dolore senza gioia. Non esiste paura senza ignoranza e non esiste ignoranza senza paura. Non esiste illusione senza cieco bisogno e non esiste cieco bisogno che non diviene odio. Non esiste amore senza fiducia e non esiste fiducia senza un totale desiderio di libertà. Non esiste mutamento senza un profondo sentire e non esiste profondo sentire senza il coraggio di morire! Non esiste mutamento che nasce dal pensiero, ma esiste un pensiero che proviene dal mutamento. Quando la nostra mente e il nostro cuore sono liberi, niente esiste in opposizione a nulla, perchè la ruota dei contrari gira senza l'attrito che nasce dalle preferenze. Quando la ruota gira liberamente, in noi sorge un desiderio vasto e puro quanto l'universo. Questo desidero è la vita stessa, che senza scopo né ragione, celebra la sua potenza e la sua bellezza. Ecco allora che si scopre come l'essere dimori in ogni cosa e ogni cosa dimori nell'essere. Buona Festa delle Bandiere a tutti! Dadrim |
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