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Essere bambini, genitori e adulti responsabili: famiglia è ogni luogo dove c’è amore PDF Stampa E-mail
Sull'educazione e i figli
Sabato 07 Febbraio 2009 14:23

due bambini abbracciatiBrevi considerazioni sulla famiglia, sull’essere bambini, genitori e adulti responsabili

Se fossi bambino….

Come bambino vorrei vivere in un luogo che posso chiamare LA MIA CASA e non “una casa”. Vorrei sentirmi protetto, ascoltato, non giudicato o discriminato, sia dentro che fuori dalla mia casa. Vorrei poter giocare, ridere, divertirmi, fare amicizie, creare relazioni durature, acquisire conoscenze e capacità che mi torneranno utili per poter camminare fra le strade del mondo. Vorrei sperimentare il calore e la forza di quella famiglia che mi spetta per diritto naturale e costituzionale. In poche parole, vorrei crescere con la possibilità di sperimentare liberamente e serenamente tutte le dimensioni che sono connaturate alla fase evolutiva che sto attraversando, percependo sempre accanto a me la vigile e discreta presenza delle persone che mi amano.

Vorrei avere al mio fianco qualcuno capace di correggere, quando necessario, la rotta del mio cammino, non certo per coercizione, attraverso pensieri dogmatici o l’esercizio di un maggior potere fatto sentire come fine a se stesso, ma grazie alla capacità di farmi sempre vedere e comprendere i valori e i significati che si nascondono dietro l’orizzonte delle mete e delle sfide che quotidianamente mi attendono. Vorrei vivere accompagnato da persone che con il loro stesso vivere, pensare e agire, sanno essere prova e testimonianza della verità e realtà di tutte quelle mete che faticosamente vado cercando. Vorrei sempre sentire che la voce e la mano che mi fermano e ammoniscono sono unicamente mosse dall’amore e dal desiderio incondizionato di condurmi al mio bene reale. Infine, guardando nel mio cuore poi un giorno, vorrei poter trovare sempre la presenza di quel luogo che ho imparato a chiamare “Casa” e che è la mia indelebile memoria di un tempo che ho potuto chiamare infanzia e adolescenza.

Se fossi genitore…

Come genitore vorrei invece avere la possibilità di acquisire tutti quegli strumenti indispensabili per potermi reggere unicamente sulle mie gambe, per poter divenire così, finalmente, un individuo autosufficiente, maturo e sereno, capace di reperire tutte quelle energie necessarie per prendersi cura, in modo incondizionato e consapevole, dei propri figli. Vorrei imparare a contenere e trasformare le mie difficoltà personali, affinché queste non debbano mai pesare sulle piccole spalle di un bambino. Vorrei essere capace di coltivare capacità come l’ascolto, la pazienza, la fiducia e la costanza, poiché mi rendo conto di quanto siano indispensabili per poter vivere pienamente quella condizione tanto difficile, quando meravigliosa, che è l’essere genitore.

Infine vorrei sempre portare con me la consapevolezza che non esiste nessun genitore perfetto, ma anzi, che un buon genitore è proprio colui che non perde mai d’occhio le proprie imperfezioni e i propri limiti, capendo pertanto che mai si finirà d’imparare, ascoltare e comprendere: solo grazie a questa consapevolezza credo sia possibile non smettere mai d’amare veramente.

Per quello che sono…

Per me “famiglia” è ogni luogo dove si vive in libertà e amore. Non centra nulla con i legami di sangue e parentela, nemmeno con le questioni di sesso o di genere. “Famiglia” è ogni luogo ove vi sia accudimento, accompagnamento, crescita e riflessione: è ogni forma di relazione capace di contenere e trasformare il bagaglio di dolore e solitudine che ogni essere umano portano con sé. La famiglia dovrebbe essere un luogo capace di consentire un pieno sviluppo fisico, emotivo, cognitivo e spirituale di tutti i suoi membri. Pensando ad ogni individuo adulto che esercita un ruolo educativo sogno, per i ragazzi che vi stanno accanto, che costui possa impersonificare il significato più profondo che la parola “educare” racchiude in sé. “Educare”, come ho spesso ricordato, deriva dal latino “e-ducere”, parola che significa condurre fuori, liberare, far divenire qualcosa ciò per cui quella cosa è nata.

Poiché credo che la più alta forma educativa si concretizzi partendo da questa concezione, mi auguro che ogni donna e uomo possano essere in grado di mettersi in gioco costantemente per poter fare, prima di tutto in se stessi, esperienza di cosa significhi “essere ciò per cui si è nati”. Solo così sarà poi possibile divenire consapevoli veicoli di un messaggio di reale trasformazione, e non ambigue figure condizionanti e deformanti.

Solo se saremo in grado di far emergere, prima in noi stessi, capacità e qualità come l’empatia, la compassione, la gioia e la fiducia, saremo poi capaci di trasferire questo nostro “essere” su quelle pagine bianche che sono le coscienze dei nostri bambini: solo così potremo veder crescere nei loro occhi uno sguardo libero dalle ombre del nostro passato e capace di riflettere la forza e la bellezza di una vita scrutata attraverso pensieri di vastità, armonia e amore.

Se dovessi usare una metafora per descrivere l’atto educativo che vorrei vedersi sedimentare nella cultura del nostro tempo, mi verrebbe da dire che là dove il vero bene e la vera libertà si rendono manifesti, ecco che come una calamita questi attraggono a sé, senza sforzo alcuno, le piccole animelle informi di metallo che giacciono in ogni persona.

A tutti voi, che vi pensate e sognate persone adulte e responsabili, ma in primis a me stesso, auguro pertanto di poter essere per ogni ragazzo e bambino, e più in generale per ogni uomo che ci si avvicini lungo la nostra strada, una grande e forte calamita, capace di accompagnare al bene reale per semplice attrazione e mai per imposizione o cieca convinzione. Per la generazione che sta nascendo mi augurio invece che ogni suo membro possa un giorno divenire a sua volta una piccola o grande calamita che cammina libera e forte per le strade della vita.

Dadrim

 
Sogni, progetti e libertà: dedicarsi alla coppia o vivere la propria vita? PDF Stampa E-mail
Sull'amore e le relazioni
Mercoledì 04 Febbraio 2009 22:24

Ali tarpateVale ha scritto: Ciao Dadrim, ho 28 anni e sono mamma, non sposata, ma fidanzata da quasi 7 anni (lui non è il papà). Tante volte mi sento piena di dubbi: se dedicarmi alla coppia o vivere libera la mia vita. Ho tanti sogni e progetti, ma a volte mi sento con le ali tarpate e si finisce così per discutere. Le mie ansie mi portano ad essere anche 10 kg in sovrappeso e così i rapporti intimi con il partner sono pochi, un po’ per colpa del tempo che manca, un po’ perchè lui mi vorrebbe più in forma, nonostante dica di amarmi anche così; allora la mia femminilità si sente offesa e io reagisco mangiando… cosa mi consigli di fare?

Grazie, Vale

Dadrim ha risposto: Cara Vale, sembra che per qualche motivo tu veda l’essere fidanzata e mamma come qualcosa di non conciliabile con i tuoi sogni e progetti.

La nascita di un bambino richiede dedizione assoluta, energie, pazienza e tanto amore, ma ciò non significa che non sia possibile ritagliarsi degli spazi per portare avanti, magari con più calma, i propri sogni. La mia esperienza mi insegna che quando una donna si sente costretta a rinunciare ai propri progetti per i suoi figli o per il suo compagno, con il tempo si accende un rancore e un rimpianto difficili da superare e che difficilmente riuscirà a non far pesare in qualche modo a coloro per cui si è vista costretta a compiere la sua rinuncia. Ho notato anche, però, che nella maggior parte dei casi i figli non sono mai responsabili del fallimento dei nostri sogni. Le cause vanno rintracciate nel rapporto che viviamo con il nostro partner, in noi stessi, nelle scarse energie personali e disponibilità economiche che possediamo. Se non intuisco male, inoltre, la tua bambina/o non dovrebbe più essere tanto piccola/o, dovrebbe avere almeno sette anni, pertanto non sei più in quella fase di assoluta attenzione che richiede un neonato.

Allora mi chiedo: “Perché vedi il tuo essere fidanzata e mamma inconciliabili con i tuoi sogni?”

Certo…, se tu fossi una mamma, che desidera viaggiare per il mondo facendo l’autostop, ti consiglierei di riflettere molto attentamente sul tuo egoismo e sui tuoi problemi d’equilibrio interiore, ma la tua domanda mi fa capire chiaramente che i desideri e i sogni di cui parli non sono frutto di un delirio, ma sono i sani e fondamentali bisogni che una donna di 28 anni deve poter perseguire per crescere in libertà, forza, fiducia e autostima. Forse vuoi un lavoro più appagante, più adatto alla tua creatività e alle tue capacità personali. Vorresti uno stipendio capace di darti una maggiore sicurezza, per te e il tuo piccolo, vorresti più tempo per coltivare i tuoi interessi e le tue passioni, più tempo per stare con gli amici o magari semplicemente con te stessa…. Vorresti vivere molte cose… Non tutte le cose si possono realizzare, ovviamente, alcune perché è la vita stessa ad impedirci di conquistarle, altre perchè non meritano nemmeno d’essere ricercate, per il semplice motivo che ciò che abbiamo fatto in passato ci ha donato delle situazioni che ora richiedono la nostra attenzione e la nostra energia con una priorità ben maggiore. La nostra intelligenza è il timone che ci dirige verso ciò che merita d’esser perseguito e ci distoglie da ciò che non ha alcun valore per una nostra reale e piena realizzazione. Pertanto sta a te saper discernere tra l’essenziale e il superfluo! Ma nel momento stesso in cui hai chiarito a te stessa quali sono le mete necessarie da perseguire per poter proseguire il tuo cammino di realizzazione come donna e mamma, non lasciarti ostacolare da nulla, tanto meno da quelle persone che dovrebbero contribuire con il loro massimo coinvolgimento ad accompagnarti verso la realizzazione dei tuoi sogni più elevati.

Va chiarita una cosa molto importante su questo punto. Le persone credono che amarsi voglia dire vivere l’uno a discapito dell’altro, credono che il vero amore sia una sorta di reciproca dipendenza, dove nulla, più, può esser fatto senza la presenza o il consenso del partner. Ma questa è pura follia. Troppe persone credono che “amore” voglia dire sacrificio, soppressione dei propri bisogni in nome dei bisogni dell’altro. “Io vivo per te e tu vivi per me”. Ma ci rendiamo conto di quale suicidio dell’anima sia una cosa del genere? Se io vivo per assecondare i tuoi bisogni e tu vivi per assecondare i miei bisogni, nessun bisogno verrà appagato, ma avremo unicamente due individui repressi e oppressi l’uno dall’altro. L’amore non è dipendenza, non è asservimento alle ristrettezze mentali l’uno dell’altra, ma è perseguimento e incitamento alla realizzazione della grandezza l’uno dell’altra. L’amore incoraggia la realizzazione del proprio potenziale spirituale e umano, desidera per il proprio amato la piena realizzazione di ogni sua creatività a discapito di qualsiasi desiderio personale. L’amore apre porte e finestre, abbatte dighe e muri, non innalza mai prigioni, scava trincee o si apre cunicoli fra le profondità della terra. Il vero amore è figlio dell’aria, dell’infinito e dei cieli incontaminati.

Vorrei riportarti le stupende parole che Gibran scrisse nel "Il profeta" parlando del matrimonio:


”Allora Almitra di nuovo parlò e disse: Che cos'è il Matrimonio, maestro?
E lui rispose dicendo:
Voi siete nati insieme e insieme starete per sempre.
Sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
E insieme nella silenziosa memoria di dio.
Ma vi sia spazio nella vostra unione,
E tra voi danzino i venti dei cieli.
Amatevi l'un l'altro, ma non fatene una prigione d'amore:
Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime.
Riempitevi l'un l'altro le coppe, ma non bevete da un'unica coppa.
Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane.
Cantate e danzate insieme e state allegri, ma ognuno di voi sia solo,
Come sole sono le corde del liuto, benché vibrino di musica uguale.
Donatevi il cuore, ma l'uno non sia di rifugio all'altro,
Poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori.
E siate uniti, ma non troppo vicini;
Le colonne del tempio si ergono distanti,
E la quercia e il cipresso non crescono l'una all'ombra dell'altro”.

Cara Vale, se i tuoi desideri, i tuoi sogni e i tuoi progetti nascono dal bisogno di esprimere la tua creatività e di realizzare la tua libertà interiore, cerca di capire ciò che ti ostacola e vai oltre.

Sei forse tu che per qualche condizionamento culturale o famigliare vedi la coppia e la famiglia come cose inconciliabili al tua emancipazione e alla tua realizzazione come donna e individuo? È forse il tuo compagno che ti vorrebbe vedere e plasmare in un certo modo? Siete forse entrambi che vi sorreggete a vicenda in un rapporto di chiusura e dipendenza?

Trova la risposta a questa domanda e poi vai oltre! Per me la libertà è il valore più alto nella vita d’ogni persona. Per nulla al mondo possiamo rinunciare alla nostra libertà. So che questo pensiero spaventa e trova l’opposizione di molte persone, ma cosa posso farci, questo è ciò che vedo. La libertà non è sinonimo di saggezza ed equilibrio, è vero, spesso ci può fare molto male, ma è anche la condizione indispensabile perché un individuo possa un giorno realizzarsi pienamente e divenire così veramente saggio ed equilibrato. Il vero amore, l’equilibrio e la saggezza non si conquistano a due soldi! Libertà significa poter sperimentare sia il bene che il male, significa essere unici responsabili delle nostre azioni, significa non poter scaricare i nostri fallimenti e dolori sulle spalle di nessuno. Se tutto ciò che ho fatto, l’ho fatto per mia scelta, chi o che cosa potrò incolpare dei miei fallimenti o dei miei rimpianti? NESSUNO! Ed è proprio quando non possiamo accusare nessuno che la verità di ciò che siamo o facciamo ci balza costantemente di fronte agli occhi, inconfutabile, irreprensibile, onesta e limpida.

Libertà significa essere soli e, spesso, titubanti, dubbiosi, ma chi vive solo e consapevole dei propri dubbi e limiti, lungo la propria via mette sempre un piede dopo l’altro con molta consapevolezza e attenzione. La libertà ci può spesso portare ad essere troppo attenti a noi stessi e poco agli altri, ma solo chi è liberò può un giorno iniziare ad amare e occuparsi di chi gli sta accanto incondizionatamente, partendo da una realizzazione di vastità e potenza interiore. Tutti coloro che si occupano degli altri per educazione impartita o per appagare il proprio ego crogiolandosi delle proprie azioni pie e compassionevoli, non vedi come fanno sempre pesare la loro presenza, e non senti quanto puzzino di ipocrisia ed egocentrismo!? Se non abdichiamo mai alla nostra libertà, presto o tardi, anche chi ci sta accanto inizierà a comprendere che la nostra distanza e il nostro sano prendersi cura di noi stessi sono le base di una vero rapporto, e se non lo dovessero capire meglio andare ognuno per la propria strada!

Per quanto riguarda il resto…

In dieci mesi, spesi per realizzare il tuo sentiero, i tuoi sogni e i tuoi progetti, avrai sicuramente bruciato i tuoi dici chili in più: chi corre libero ha poco interesse per stare a tavola…

“Fate pure ciò che volete , ma siate prima di tutto di quelli che sanno volere ! Amate pure il vostro prossimo come voi stessi , ma siate prima di tutto di quelli che amano se stessi!” (Nietzsche , Così parlò Zarathustra)

Tra un po’ di tempo fammi sapere come stanno andando le cose.

Un abbraccio,

Dadrim

 
Sulla crisi economica, la sfiducia e l’incertezza: “Il manifesto del vero rivoluzionario!” PDF Stampa E-mail
Società e condizionamenti
Lunedì 02 Febbraio 2009 13:25
Luce fra le nuvoleIl manifesto del vero rivoluzionario!

Crisi economica, malavita organizzata, insicurezza sociale, malgoverno, malapolitica, progressivo deterioramento delle istituzioni scolastiche, clientelarismi, baronie, assoluta mancanza di meritocrazia, democrazia, senso civico, senso dello stato, educazione ed etica ambientale, devastazione del territorio e del patrimonio paesaggistico e monumentale artistico. Questa è l’Italia che ci viene raccontata. Se poi guardiamo il panorama politico internazionale le cose non sembra andare molto meglio: l’eterno conflitto Israelo-Palestinese, l’Iraq e l’Afghanistan ancora tormentati dalla guerra (civile o militare che sia, per me sempre guerra è!), la repressione dei monaci in Tibet, i tremendi conflitti dimenticati che insanguinano le terre dell’Africa, la povertà, la fame, il traffico di organi umani, il traffico di donne destinate alla prostituzione, il traffico d’armi, il traffico di droga, il traffico di merci inutili che vanno da una parte all’altra del mondo, il folle e progressivo aumento del traffico dei mezzi di trasporto, l’inquinamento, lo scioglimento dei ghiacci… Tutto questo e molto ancora è quel che quotidianamente ci riportano i nostri “tanto amati” mezzi di informazione attraverso speciali, tribune politiche, dibattiti, trasmissioni radio, telegiornali, giornali, “matrici”, “sette e mezzi”, “infedeli”, “fedeli”, “ballerini”, “cose personali e niente di personale, “porte a porte varie”, giullari, mangia fuochi, saltimbanchi, menestrelli, cartomanti, notizie strisciate…

Ascoltando tutto ciò viene da chiedersi come faccia il mondo a ruotare ancora sul suo asse sospeso nello spazio senza cadere in una qualche discarica, inceneritore, termovalorizzatore o come lo vorranno chiamare. Tutti propongono la loro ricetta politica, tutti offrono a caro prezzo la loro lettura dei fatti, la loro colta o ignorante opinione. Il nostro paese è una terra di maestri, professori, dottori, esperti, maghi e stregoni.

C’è chi teme una catastrofe mondiale, c’è chi profetizza la fine del mondo, c’è chi parla di un ritorno al medioevo, ma non c’è mai chi sta zitto, e in questo caso nemmeno io, che amo così tanto il silenzio, mi esimo dal partecipare a questa festa di cortile, a questo carnevale nel pollaio.

Per chi teme una catastrofe mondiale vorrei solo ricordare che ogni cento, centoventi anni al massimo la natura compie le sue normali e periodiche pulizie di fine stagione cancellando dalla faccia della terra 6,6 miliardi di persone. È si!, se non ci avete mai pensato, ogni 100 anni un’intera generazione scompare. Fra cento anni la morte si sarà riportata a casa l’intera popolazione che ora respira e cammina in questo istante.

Quindi rilassatevi e smettete di preoccuparvi per la fine del mondo, iniziate piuttosto a preoccuparvi di come vivere il tempo che vi rimane da trascorrere su questa terra, perché la fine arriverà comunque per tutti noi.

Il problema non è mai la fine né l’inizio, ma sempre e solo il come essere e il cosa fare nel presente

V’è da dire, poi, che tutti sembrano essere d’accordo sul preoccuparsi per il mondo che erediteranno i nostri figli. Bugiardi!! Se tutti vivessimo veramente preoccupandoci per il futuro dei nostri figli, non credete che le cose starebbero già andando in un altro modo? Noi non siamo nemmeno capaci di preoccuparci per il nostro futuro, figuriamoci se ci preoccupiamo per quello degli altri, figli o meno che siano! L’unica cosa che riusciamo a fare per i nostri figli è lottare in tutti i modi affinché essi ereditino i nostri patrimoni, le nostre posizioni di potere o i nostri privilegi sociali, senza renderci conto che l’unico bene capace di durare nel tempo è quel bene che nasce da un’azione figlia della comprensione che la natura e gli uomini sono un unico organismo vivente e che un tale organismo non può sopravvivere a lungo se ogni sua cellula pensa unicamente alla propria sopravvivenza e a quella delle cellule sue simili! Ma quel che preme alla maggioranza di noi è sempre e solo il presente, l’adesso, al massimo il domani, ma già la settimana prossima è cosa lontana e incerta.

Ora so che qualcuno starà pensando: “ma non continui a ripetere di vivere il presente in modo totale e di non preoccuparsi per il futuro o per il passato”. “Certo”, dico io, “ma un conto è vivere il presente avendo trasceso il proprio istinto animale e il proprio egoismo personale, ben altra cosa è invece vivere il presente allo stesso modo di una scimmia o di un alligatore”.

L’uomo libero ha trasceso il tempo proprio perché ha saputo vedere e comprendere l’impermanenza e la futilità insiti in tutti i nostri desideri personali, mentre lo schiavo non sa nemmeno di vivere confinato entro le logiche del tempo perché vive unicamente ancorato alla dimensione del “tutto mio”, subito e adesso: “Uno è un uomo semidio, l’altro è un uomo semigallina”.

Comunque, quel che vorrei dire, in risposta a molte domande ricevute da persone preoccupate e spaventate per la crisi economica e la difficile situazione sociopolitica che stiamo attraversando, è: siate sereni, abbandonate ogni pensiero catastrofista, disfattista o pessimista, perché davanti a noi si stanno aprendo possibilità di cambiamento mai avute prima; ci attende un futuro radioso…se lo vogliamo davvero.

Questa che stiamo vivendo non è una crisi dell’Italia, ma è una crisi mondiale che colpisce l’intero sistema economico, politico e valoriale su cui ci siamo basati sino ad ora. Abbiamo trascorso gli ultimi cinquanta anni pensando che il sistema economico capitalista, innestato in una forma sociale democratica e condito con una religione istituzionalizzata di massa avrebbero potuto essere la ricetta di tutti i nostri mali. Ma eccoci qua per scoprire d’aver collaborato ad instaurare una semidemocrazia che si sorregge bilanciata da una semiteocrazia, ambedue guidate e manipolate da una dittatura reale di capitali! Gli ultimi cinquanta anni sono stati segnati dal dominio assoluto del potere per il potere, del controllo per la pura soddisfazione e liberazione degli istinti primari e la glorificazione del narcisismo più assoluto. Dopo il crollo delle grandi ideologie, il sogno di poter instaurare una società democratica, fondata sulla meritocrazia e la solidarietà sociale ha svolto magistralmente il suo lavoro di assopimento delle coscienze individuali. Quanti ancora credono che tutto ciò sia possibile? Molti, ne sono certo, ma non più così tanti da poter mandare ancora avanti il circo. Cosa sto cercando di dirvi con tutto ciò? Semplice! Le nostre democrazie non sono strutturate a livello comunale, ma a livello nazionale, se non addirittura sopranazionale. Pensiamo alla nascita del parlamento europeo o anche ai vecchi e cari Stati Uniti. I palazzi del potere sono ben lontani dalla gente e raccolgono sotto la loro influenza un’enorme quantità di persone.

Ora, il primo reale problema di chi vuole governare oggi, non è come governare, ma come riuscire ad accedere alle posizioni di governo. Supponiamo che io e alcuni miei amici non sopportassimo più la condizione in cui versa la nostra città, la nostra regione e la nostra nazione. Cosa potremmo fare per cambiare le cose? Dovremmo prima pensare a cosa vorremmo cambiare e a come lo vorremmo cambiare, poi a come far giungere il nostro pensiero di cambiamento a più persone possibili per vedere se condividono la nostra iniziativa. Semplice vero? Ma il problema dei problemi sta proprio nella circolazione delle idee! Come possiamo far circolare le nostre idee? Come ho sentito sostenere da qualche politico, in alcune sparate comico-demenziali, ad un comune cittadino basterebbe andare in giro per le piazze a fare volantinaggio o indire dei comizi in qualche cinema o teatro di paese. Ma vi rendete conto? L’Italia ha quasi sessanta milioni di abitanti controllati da un governo centrale che sta a Roma, e secondo questi buffi individui, andando a fare volantinaggio per le piazze o comizi nei cinema di paese, un comune cittadino potrebbe mutare le mostruose e titaniche logiche di potere che controllano la nazione. Siamo all’assurdo. Ma poi così assurdo non è, se ci pensiamo bene. È di fondamentale importanza far credere alla gente d’essere libera e di avere sempre la possibilità di cambiare le cose qualora si dovessero mettere troppo male, perché se la gente iniziasse a comprendere di non avere alcuna possibilità di modificare l’ordine sociale attraverso un’azione di pacifica condivisione, riflessione e proposta d’azione, vi sarebbero tutti i presupposti per l’esplosione di una possibile azione violenta atta a sovvertire l’ordine vigente.

Pertanto bisogna dire alla gente che chiunque, quando e come vuole, può divenire protagonista della vita politica del suo paese e magari mutarne radicalmente le sorti.

Certo!, ne sono assolutamente convinto! Come sono convinto dell’altra ben più tremenda mistificazione della realtà. Quella mistificazione che ritengo stia alla base del sostentamento dell’intero ordine di potere in cui siamo rinchiusi. Questa mistificazione si chiama “MASS MEDIA”.

Ho sentito ripetere più e più volte da politici, giornalisti Tv, intellettuali d’ogni sorta, vallette, presentatori, conduttori televisivi, professori universitari, insomma, da tutti coloro che vivono dello stipendio che gli danno per fare le loro apparizioni sui Mass Media, che i Mass Media hanno una scarsa rilevanza per quanto riguarda la costruzione del pensiero personale del cittadino a riguardo d’ogni cosa. Insomma, secondo tutti questi geni, la Tv e in generale i mezzi di comunicazione, non hanno un gran potere di direzionare la vita, le scelte e i pensieri delle persone.

Ma vi rendete conto di cosa sono capaci di dire? Ma allora se non sono i mezzi di comunicazione che plasmano il pensiero di massa cosa lo forma? Ovviamente, seguendo questi illustri pensatori, la massa si forma ed informa andando a comizi, nei cinema di paese, nei teatri, leggendo volantini, studiano la nascita e il crollo delle grandi ideologie politiche, approfondendo le concezioni etico politiche che stanno alla base di concetti quali “democrazia”, “liberalismo”, “comunismo”, “socialismo”, “società dei capitali”, “libero mercato”… Ne sono convinto!!! Ne sono così convinto che ho la certezza che se domani Maria De Filippi e i ragazzi dei sui "profondi" programmi televisivi fondassero un partito chiamato “Uomini e Donne” sarebbe l’ultima volta che vedremmo Berlusconi e Veltroni in Tv. Non sto scherzando, sono serissimo. La De Filippi potrebbe tranquillamente essere il nostro prossimo Premier!

I mezzi di informazione sono l’arma più potente che sia mai esistita. Possono far nascere guerre, far divenire dei conflitti in corso dei conflitti fantasma, possono cambiare in pochi giorni il nostro modo di magiare, di vestire, di comportarci, possono farci credere qualunque cosa essi vogliano farci credere. I MASS MEDIA SONO ONNIPOTENTI, pertanto chi li controlla e dirige è ONNIPOTENTE!! Possono far divenire, dal giorno alla notte, un politico o un intellettuale, criminali o santi, geni insuperabili o folli scellerati.

Possono tutto per diversi motivi:

  • La maggior parte della gente non li mette mai in dubbio.
  • Si muovono fuori dallo spazio e dal tempo. In un solo secondo un politico può raggiungere 60 milioni di persone. Un uomo comune per riuscire ad avere lo stesso risultato andando per teatri dovrebbe impiegare minimo 30 anni. La loro diffusione di massa crea quell’effetto che io chiamo “Moltiplicazione del potere di fascinazione”, e cioè: quando guardo e ascolto una persona che so che è contemporaneamente guardata e ascoltata da altri milioni di persone, le sue parole e la sua immagine aumentano di potenza tanto quanto sono le persone che credo la stiano ascoltando e vedendo. Questa è anche la spiegazione del perché tutti coloro che vanno in un qualche reality non appena parlano di sè o vedono un parente scoppiano in lacrime. La “Moltiplicazione del potere di fascinazione” è infatti bidirezionale. Chi guarda attribuisce grande importanza a ciò che vede, ma anche chi è guardato e ascoltato moltiplica la rilevanza e l’importanza di quel che fa perché sa d’essere visto da milioni di persone. I Mass Media sono praticamente degli amplificatori degli stati coscienziali degli individui. Questo è anche il segreto del grande successo di tutti quei programmi che mettono i fatti della gente in piazza, o il perché le notizie di cronaca nere occupano tutti gli spazi.

Il mezzo di comunicazione più potente di tutti è il TELEVISORE, per il semplice motivo che interagisce con quasi tutti i nostri apparati sensoriali, pertanto penetra ben più in profondità nella nostra struttura psichica.

Le funzioni di pensiero che stanno alla base della nostra capacità di lettura e comprensione dei significati attraverso la parola sono apparati molto giovani del nostro organismo e pertanto non molto potenti e sviluppati, soprattutto in chi non li ha esercitata e accresciuta un granché. La vista invece è uno degli organo di senso più potenti, pertanto la Tv ha la possibilità di veicolare informazioni attraverso due canali, uno dei quali ha un potere e un’influenza immensi, senza poi entrare nei particolari di tutti i processi di condizionamento inconsci che passano attraverso quelli che vengono definiti messaggi subliminali.

Ora se abbiamo capito la reale potenza dei mezzi di informazione abbiamo anche capito che tutto ciò che non passa attraverso di loro gran poco può fare per mutare una struttura di potere che si sostiene proprio grazie a loro.

Ma come si può accedere al loro utilizzo per farne un uso controproducente proprio per coloro che detengono il potere attraverso questi mezzi? Qualcuno potrebbe dire che internet è la grande speranza per una reale democrazia, ma per ora internet non è ancora sufficientemente diffuso nella popolazione e credo che questo sia anche il motivo per cui è ancora discretamente libero. Allora non c’è speranza? No anzi, con questa crisi e con le premesse che vi stanno alla base le speranze sono ben più che semplici speranze ma sono delle certezze.

Le grandi industrie e le multinazionali, al cui vertice vi sono pochi potentissimi individui, ovviamente controllano i mezzi d’informazione perché hanno i capitali. Controllano poi la politica perché senza una politica assoggettata ai loro interessi non potrebbero mantenere i grandi capitali. Per poter accedere alla politica e tentare di mutare le cose bisogna accedere ai mezzi di informazione, ma i mezzi di informazione sono nelle mani, come dicevamo, di chi ha tutti gli interessi che le cose non cambino mai, e così si è al cospetto di un cerchio di potere chiuso e apparentemente inviolabile. Le multinazionali e i grandi capitalisti controllano poi anche le fonti energetiche, perché anche queste sono strutturate in una forma reticolare controllata da poteri piramidali.

Tutto ciò dovrebbe avervi già fatto comprendere a cosa voglio arrivare. Questo sistema non è mutabile attraverso un’azione diretta a sostituire i vertici che stanno a capo della piramidi. Tale azione nell’arco dell’intera storia umana si è sempre rivelata inconcludente ed intrinsecamente idiota per alcuni ovvi motivi che pochi tengono in considerazione.

Primo: per quale motivo pensiamo che sostituendo chi è al potere potremmo ottenere un ordine sociale diverso se è la struttura stessa della società a basarsi su logiche gerarchiche, di controllo e di esercizio del predominio individuale o di casta a discapito dei gruppi subordinati?

Secondo: come è possibile che non vediamo come la sete di ascesa al potere sia presente sin negli strati più bassi di questa piramide? È folle pensare che il mondo sia come sia per colpa di qualche politico scellerato o di qualche organizzazione multinazionale priva di etica. È la stessa psicologia di massa ad essere intrisa di “valori” che incitano al dominio, al narcisismo, alla sopraffazione e allo sfruttamento del più debole.

Terzo: anche se domani mattina mettessimo al potere un essere illuminato, entro sera quel povero disgraziato verrebbe sbranato vivo dalla massa di lupi famelici che sotto di lui premono per occupare la sua posizione. La storia è la prova assoluta di questo fenomeno.

Pertanto ripeto: questo sistema non è mutabile attraverso un’azione volta a sostituire i vertici che stanno a capo della piramidi.

Come mutare allora l’ordine del cose? Continuando a fare quel che da sempre sta avvenendo, e che forse in questi ultimi tempi si sta accelerando, e cioè il risveglio di sempre più individui. Per risveglio intendo la realizzazione del proprio Essere e di quella pace che vive nelle sue profondità. Liberatevi da ogni paura, da ogni forma di pensiero gerarchico, dipendente, piramidale, da ogni bisogno di essere applauditi, amati, confermati, guidati, lodati, idolatrati. Uccidete il vostro narcisismo ed egoismo, morite a voi stessi per rinascere ad una realtà fatta di immotivata condivisione e gioia. Dopo aver fatto questo contagiate tutto e tutti con il vostro essere, con i vostri pensieri, con le vostre parole e le vostre azioni. Ragionate in piccolo ma agite sempre in grande. Non preoccupatevi del bene della nazione, la nazione non la troverete mai, ma preoccupatevi del bene di quel mondo e di quelle persone che ogni giorno trovate lungo la vostra strada. Scoprite la stupidità d’ogni pensiero e ricerca di ricchezza superiore a ciò che v’è necessario per un sobrio e quieto vivere. Ciò che non avete e v’è indispensabile vi sarà dato da chi come voi sempre si libererà del superfluo e dell’abbondante. Non accumulate più di quanto è necessario per trascorrere i possibili inverni della vita. Pensate sempre e solo, come prima cosa alla pace del vostro cuore e alla libertà della vostra mente, tutto il resto verrà da sè. Se così vivremo, la piramide su cui oggi si fonda il potere, inizierà a vacillare sino a sgretolarsi completamente poiché gli mancherà la base su cui poggia. Chi è al vertice della struttura sarà anche l’ultimo ad accorgersi che il gioco sta finendo. È per questo che nonostante le cose stiano cambiano, nulla, se ascoltiamo quei quattro rozzi informatori, sembra cambiare. I grandi mezzi di comunicazione saranno gli ultimi a dare la notizia del crollo dell’impero. Ma è così che vanno queste cose, e così le vedremo andare.

Sempre più persone sentono il desiderio di iniziare a costruire una nuova dimensione sociale fondata su ordini di grandezza più a misura d’uomo. Saranno i comuni a divenire il centro della vita politica ed amministrativa della gente. Non vi sarà più alcuna necessità di controllare le fonti energetiche a livello centrale, per il semplice motivo che le energie rinnovabili daranno la possibilità alle persone d’essere totalmente libere da ogni forma di controllo superiore. Una società che si fonda su una produzione libera e rinnovabile di energia è una società che ha risolto il novanta per cento dei suoi conflitti. A quale ricatto saremo disposti a cedere il giorno in cui ogni bambino nascerà con una piccola casa già pronta, senza mutui o folli bollette energetiche da pagare, perché la società che lo accoglierà avrà compreso che ogni individuo merita d’essere accolto sin dalla nascita con almeno un tetto sotto cui riposare, e un pasto caldo, senza mai dover dare prova di valore alcuno per ottenere queste cose perché il nascere è già massima manifestazione di gloria in sé? I tempi in cui nessun bambino verrà al mondo scoprendo un luogo ostile e di conflitto sono vicini. La natura sta cercando di comunicarci in tutti i modi possibili che le forme e i modi attraverso cui ci manteniamo sono contrari alle sue leggi. La nostra stessa coscienza ci sta gridando che le nostre azioni e i nostri ideali sono contrari alla sua natura divina.

Il concetto di nazione è orami alla sua fine, i confini stanno, uno ad uno, svanendo, e un'unica lingua mondiale sta lentamente prendendo vita. Quando questo processo sarà completato come potremo anche solo immaginare che i popoli e le genti della terra rimarranno ancora divisi da assurde ideologie politiche, fanatismi religiosi o interessi di parte? Lo sviluppo tecnologico si sta muovendo sempre più rapidamente nella direzione di un’armonizzazione e integrazione con le leggi della natura. Tutto ciò dimostra ampiamente che l’uomo sta iniziando a comprendere che il suo ruolo in questo universo non è quello dell’organismo parassita, ma quello del genio inventore e del poeta innamorato delle meraviglie del mondo.

Pertanto:

  • Se siete scienziati lavorate per creare una sempre più profonda e ampia armonia con la natura che ci circonda.
  • Se siete scrittori, poeti, filosofi o artisti d’ogni genere, diffondete la vostra arte sino al più remoto angolo della terra, sino a colmare ogni cuore e ogni mente di pura bellezza, fantasia e creatività.
  • Se siete artigiani, operai, impiegati, imprenditori o lavoratori d’ogni tipo, impiegate il vostro genio e il vostro sforzo ricordando sempre come prima cosa che il mondo è un unico organismo che si muove all’unisono. Operate quindi per creare unità e benessere reale per tutti, non lasciatevi ingannare da pensieri individualisti o personalismi vari. Se vi trovate, vostro malgrado, a dover operare all’interno di un gruppo che agisce inconsapevolmente, cercate di portare la vostra libertà e vastità di pensiero e animo in ogni vostra azione. Siate come un virus benefico all’interno di un sistema malato. Diffondetevi piano, silenziosamente, create alleanze e amicizie basate sulla solidarietà e l’affetto incondizionati.
  • Se siete disoccupati unitevi in gruppo e condividete le vostre idee e le vostre forze per dare libera espressione alla vostra creatività e a tutte le vostre capacità ancora inespresse. Non attendete che qualcuno vi faccia l’elemosina, ma divenite padroni del vostro sudore e della vostra fatica. Un uomo solo non può fare granché, ma molte anime assieme possono creare un paradiso in un deserto. I poteri parassitari rimarranno in piedi unicamente sino a quando i singoli individui non si uniranno per convogliare tutte le loro energie in uno sforzo creativo. Non accettate un misero piatto di minestra datovi da chi vi offre un arido lavoro già pronto, ma preferite un vecchio pezzo di pane frutto di una vostra fatica che amate fare. Solo facendo ciò che amiamo, un giorno, un pezzo di pane diverrà una grande tavola imbandita d’ogni bene per noi e per molti altri, ma se accettiamo il piatto di minestra già pronta, fra cent’anni avremo sempre e solo una misera minestra, magari riscaldata!

Se questi pensieri circoleranno più di quanto oggi circoli il denaro, prima di quanto si possa sperare, avremo acceso un fuoco capace di illuminare anche la notte più scura, e non temete d’essere ostacolati, perché chi non è pronto a questo cambiamento nemmeno si accorgerà del vostro operato, perché questa rivoluzione è silenziosa e pacifica come una foresta che cresce.

Questa è l’unica vera rivoluzione possibile!

Dadrim

 
Namastè PDF Stampa E-mail
Lettere e messaggi
Sabato 31 Gennaio 2009 13:30

NamastèDomenico ha scritto: Ciao Dadrim,
sul tuo blog ho letto le parole contenute in: "Chi è dadrim". Condivido... e mi è tornata in mente una riflessione di tanti anni fa:

"Sii presente in ogni tuo respiro.
Non lasciar vagare la tua attenzione
nè il tempo di un solo attimo.
Ricordati sempre ed in ogni momento:
viaggia verso la tua "patria".
Stai viaggiando dal mondo delle apparenze
verso il mondo della "realtà".
Pratica la solitudine tra la folla.
Resta libera in ogni tua attività esteriore."


Namastè
Domenico


Dadrim ha risposto: Caro Domenico,
benvenuto in questo luogo di ricerca e condivisione!
Grazie per il tuo messaggio e per aver riportato alla memoria di tutti noi le splendide parole di Abdulhalik.
La "riflessione" che hai riportato, infatti, appartiene al Maestro Sufi Abdulhalik, vissuto nel XII secolo circa, che lasciò un resoconto sulle tecniche spirituali sufiche, ovvero:

"Essenza dell' insegnamento dei maestri"

Sii presente a ogni respiro.
Non fare che la tua attenzione vaghi per la durata di un solo respiro.
Ricordati di te stesso sempre e in ogni situazione.

Abbi il tuo scopo davanti a te a ogni passo che fai.
Tu desideri la libertà e non devi dimenticarlo mai.

Il tuo viaggio è diretto verso la tua terra natia.
Ricordati che stai viaggiando dal mondo delle apparenze verso il Mondo della Realtà.

Solitudine nella folla.
In tutta la tua attività diretta all’ esterno, resta internamente libero.
Impara a non identificare te stesso con una cosa qualunque.

Ricordati del tuo Amico, cioè Dio.
Fa che la preghiera della tua lingua sia la preghiera del tuo cuore.

Torna a Dio. Non avere altra mira se non di raggiungere la Realtà.

Lotta con tutti i pensieri estranei.
Tieni la tua mente su ciò che stai facendo, sia esternamente che internamente.

Renditi continuamente conto della qualità della Presenza divina.
Abituati a riconoscere la Presenza di Dio nel tuo cuore.

(Tratto da “Gurdjieff, un nuovo mondo” di John G. Bennett - Ubaldini editore)

Ti auguro di riuscire a rendere la tua vita prova della realtà di queste parole.
Un saluto a te, mio compagno di viaggio!


Dadrim

 
Come risolvere i conflitti: una risata è la risposta PDF Stampa E-mail
Storie e racconti
Giovedì 29 Gennaio 2009 12:32

storia zenC'è un'antica tradizione in alcuni monasteri Zen del Giappone, secondo la quale se un monaco errante può vincere un dibattito sul Buddismo con uno dei monaci residenti, acquisisce il diritto di pernottare una notte, altrimenti deve proseguire il suo cammino.

Vi era uno di questi monasteri nel Nord del Giappone tenuto da due fratelli; il più anziano era molto istruito, e il più giovane era piuttosto stupido, in più orbo di un occhio.

Una sera un monaco errante capitò da quelle parti per chiedere ospitalità. Il fratello maggiore era molto stanco, poichè aveva passato tutto il giorno a studiare, perciò disse al più giovane che doveva essere lui ad affrontare il dibattito. "Abbi cura che il vostro dialogo avvenga in silenzio", lo ammonì.

Alcune ore dopo il viandante si presentò dal monaco più anziano dicendo: "Vostro fratello è proprio un tipo straordinario! Ha vinto il dibattito in modo assolutamente geniale, così ora devo andarmene, non mi è più possibile rimanere". "Prima di andarvene", disse il fratello più anziano, "vorreste essere così gentile da raccontarmi com'è andato il dibattito?".

"Beh", disse il viandante, "per prima cosa io ho sollevato un dito per simboleggiare il Buddha. Allora il vostro giovane fratello ha alzato due dita, che stavano a rappresentare il Buddha e il suo divino insegnamento. Così ho sollevato tre dita ad indicare il Buddha, il suo divino insegnamento e i suoi discepoli. A quel punto il vostro sagace fratello agitò il pugno chiuso davanti alla mia faccia, ad indicare che tutte queste tre cose provengono da un'unica realizzazione" E con queste parole il viandante partì.

Alcune ore più tardi il giovane monaco comparve davanti al fratello con aria afflitta. "Mi è parso di capire che hai vinto il dibattito", disse il fratello più anziano. "Non ho vinto niente", rispose, "quel viandante era proprio un villano". "Toh", esclamò l'altro, "raccontami come è andata..." "Sai che ha fatto", proseguì il giovane, "appena mi ha visto ha alzato un dito per insultarmi, per farmi notare che sono orbo di un occhio. Ma ho pensato che, poichè era un forestiero, era mio dovere comportarmi educatamente, così ho alzato due dita per congratularmi con lui che di occhi ne aveva due. A quel punto quello screanzato ha alzato re dita per farmi capire che in due avevamo solo tre occhi, così non ci ho visto più... sono diventato pazzo di rabbia e l'ho minacciato di spaccargli il muso con un pugno".

L'anziano fratello rise.

 
Questo è vero amore o una delle tante storie? PDF Stampa E-mail
Sull'amore e le relazioni
Mercoledì 28 Gennaio 2009 13:10

Fiume in pienaHaly ha chiesto: Caro Dadrim, come possa sapere se la relazione che sto vivendo è una storia veramente basata sull’amore o è solo una delle tante storie?

Dadrim ha risposto: Mia cara Haly, quante volte abbiamo parlato, tu e io, dell’amore e della libertà? Molte! Eppure sei ancora piena di dubbi e paure. E da questa tua domanda si capisce bene perché vivi ancora nell’incertezza. Tu sei ancora centrata verso l’esterno, verso l’altro. Vuoi prima capire se chi ti sta accanto è innamorato di te, per poi forse decidere di aprire il tuo cuore. Ma se ti muovi in questo modo l’unica cosa che posso dirti con certezza è che il tuo amore non prenderà mai il volo e che anche questa diverrà una delle tante storie. Rifletti attentamente: perché le relazioni passate le definisci come “le tante storie”? Perché i tuoi incontri del passato non si chiamano: Marco, Francesco, Giulio…, ma sono tante storie senza colore, odore e sapore? Per me la risposta è semplice: sono tante storie, perché tu non hai mai vissuto veramente e pienamente quegli incontri! Sei sempre rimasta in disparte a valutare se era o meno il caso di lasciarsi andare, ma tale certezza non la potrai mai avere!! Com’è possibile sapere se una persona ti ama veramente se nemmeno tu sai se lo ami veramente, e perché dovrebbe essere proprio l’altro a fare il primo passo se tu ti avvicini a lui guardinga, sulla difensiva? È per questo che la maggior parte delle razioni muoiono senza esser mai nate! E tutto ciò che muore prima d'esser giunto al suo apogeo, lascia dietro di sè un senso di fallimento, di promessa mancata, di delusione, di spreco. Non è forse così che ci si sente? Come ti ho sempre detto, l’amore è come la piena di un fiume, non puoi decidere il giorno e l’ora in cui verrà, perché ciò dipende da moltissime cose. Dipende dalla stagione, da quanta neve è caduta durante l’inverno, da quanto abbondanti sono state le piogge… L’unica cosa che noi possiamo fare è rimanere vigili e pazienti seduti sull’argine del fiume pronti a saltarvi dentro quando l’acqua giunge abbondante e cristallina. Ma per saltare dentro a un fiume in piena bisogna avere molto coraggio e voler giungere sino alla foce, là dove i confine svaniscono e la tua piccola identità si dissolve nella grandezza delle maree. Non chiederti mai come puoi sapere se ciò che stai vivendo è solo una delle tante storie o è la storia delle storie, perchè nel momento stesso in cui inizia a volere che qualcosa non finisca stai già creando tutti i presupposti per il suo funerale. Se un'aquila mentre è in volo iniziasse a pensare a quale certezza si può aggrappare, per non dover mai rischiare di cadere, non credi che la prima cosa che farebbe sarebbe ritornare immediatamente al suolo, e lì rimanere a pensare e ripensare continuamente. Mio dio… diventerebbe certamente un buon filosofo, ma non sarebbe più un’aquila.

E tu cosa vuoi diventare, una filosofa inaridita dai vortici dell’inconcludente pensare o una donna che sa volare alta nel cielo portata dalle correnti dell’amore?

L’amore non si chiede mai se viene ricambiato, ma si chiede sempre e unicamente se sta dando abbastanza. L’amore non si chiede mai se durerà per sempre perché nel suo stesso essere non conosce l’ombra del tempo. Quando l’amore accade, nemmeno si guarda alle spalle per paragonare le vecchie esperienze, perché quando giunge, come la piena di un maestoso fiume, sente sempre d’essere unico e irripetibile, ma mai migliore o superiore.

Cara Haly, perché stai ancora pensando a come proteggerti quando non v’è nulla per cui valga la pena combattere in amore. L'amore non è una guerra, anche se molti lo credono! Se ti proteggi sempre forse non soffrirai mai troppo, ma quando i giorni della tua vita staranno per finire cosa te ne sarai fatta di una vita spesa a difenderti? Non credi che in quel tempo il rimpianto potrà essere una sofferenza ben più grande di qualsiasi altro dolore che la giovinezza avrebbe potuto darti, perché nulla sarà più rimediabile?!

Con immenso affetto,

Dadrim

 
I più furbi sono sempre i primi nella corsa degli stupidi! PDF Stampa E-mail
Società e condizionamenti
Lunedì 26 Gennaio 2009 12:21

La gara dei furbi Luigi ha chiesto: “Perché i più furbi e spietati sono sempre i primi in questo mondo?”

Dadrim ha risposto: La tua domanda mi fa venire in mente una simpatica storiella.

< <Un’elegante signora entrò nella banca più importante della sua città e andò direttamente all’ufficio del direttore generale, il quale era impegnato in un colloquio con una coppia di anziani suoi clienti da sempre. La donna, arrogante e spavalda, aprì la porta a vetri dell’ufficio e, prima che qualcuno potesse dire qualcosa, esclamò rivolgendosi ai due clienti: “Voi due, andate subito fuori da qui. È tempo di fare affari… i vostri quattro risparmi possono anche aspettare!! Via, subito!!”

Il direttore allibito si alzò in piedi e, rosso in viso per la vergogna e la rabbia, replicò: “Ma lei chi si crede d’essere. Io sono il direttore generale di questa banca e questi sono due miei rispettabili e fidati clienti da sempre. Come si permette, vada subito fuori da qui o chiamo la sicurezza!!” A quel punto la donna, impassibile, ribatté: “Mio caro direttore, per quanto fidati e stimati siano questi due, io non ho tempo da perdere e se lei mi da cinque minuti le potrei far guadagnare 200.000 euro in meno di ventiquattro ore, pertanto, vecchie cariatidi fuori subito!!” Il direttore, a quel punto, un po’ confuso da tanta spavalderia e convinto della possibilità dell’affare dal tono fermo e deciso della giovane donna, rivolgendosi ai suoi due clienti disse con tono gentile: “Scusatemi signori miei ma, vedendo la scortesia e la cocciutaggine di questa signorina, mi vedo costretto a chiedervi di lasciarmi solo con lei due minuti per cercare di riportarla alla ragione e alle norme minime d’educazione”.

I due anziani signori, un po’ scocciati, si diressero verso la sala d’attesa fuori dall’ufficio. Non appena chiusa la porta, l’arrogante signora affermò: “Io sono certa che lei ha i testicoli triangolari!!”. “Ma come si permette” ribatté il direttore, “ora la faccio veramente sbattere fuori”. “Aspetti un secondo mio caro, io scommetto 200.000 euro che se domani ritornerò qui da lei e mi lascerà toccare un secondo solo i suoi attributi, proverò che lei ha i testicoli triangolari. Sono disposta a firmarle una dichiarazione subito. Se così sarà lei mi darà solo 10.000 euro, ma se non sarà come dico, io le dovrò dare tutti i 200.000 euro pattuiti ”, affermò nuovamente, decisa più che mai, la signora. A quel punto, il direttore, allettato dalla sfida e certo di non avere i testicoli triangolari, accettò la proposta, e alla presenza di un notaio decise di firmare il foglio di convalida della scommessa.

Alle otto in punto del giorno dopo la signora entrò nella banca in compagnia di un distinto signore, e si diresse nuovamente nell’ufficio del direttore. “Buongiorno mia cara signora, vedo con piacere che mantiene le sue promesse” disse il direttore, chiedendo: “ma chi è questo egregio signore che è con lei”. “Questo è il mio avvocato. È qui solo per vedere che tutto accada correttamente. Bene, possiamo iniziare”, ribatté lei. “Ma prego mia cara, faccia pure…” rispose il direttore con sguardo soddisfatto e convinto di sé. A quel punto la signora calò i pantaloni e le mutande del direttore e, soddisfatta più che mai, gli strinse i testicoli voltandosi compiaciuta verso il suo avvocato, il quale, prendendo atto dell’accaduto cadde tramortito a terra. “Mio dio, cosa gli è successo”, esclamò il direttore, ancora con i pantaloni a mezze gambe. “Oh nulla, è un semplice malore” replicò la donna, “ieri ho scommesso con lui un milione di euro che entro le nove di questa mattina avrei tenuto il direttore generale della banca per le palle!”>>

Caro Luigi, questa storia è molto significativa, non è una semplice barzelletta, ci fa capire che se vogliamo partecipare alla gara dei furbi dobbiamo comprendere fin da subito che il più furbo vince sempre. Ma non v’è nulla di strano in tutto questo, perché la ricchezza materiale è limitata, ed è proprio la sua natura limitata a renderla ambizione degli avidi. L’avidità nasce solo in relazione a ciò che è finito, dominabile e sfruttabile. Ciò che è indomabile e infinito, l’individuo avido tenterà sempre e solo di distruggerlo, perché tutto quel che non può possedere per lui non può nemmeno esistere, poiché gli rammenta continuamente la futilità e stupidità del suo vivere!! Questo è anche il motivo per cui tutti i regimi totalitari non permettono la libertà e la pluralità di culto. Un regime dittatoriale può solo eliminare la sete per il divino (pensa al Tibet e al Buddismo) o riconoscere un’unica religione istituzionalizzata, poiché può facilmente dominare e dirigere i vertici di una “spiritualità” di massa strutturata all’interno di logiche di potere piramidali, rimanendo, così, sempre e comunque un’entità superiore all’ordine religioso. Un dittatore o una dittatura non possono accettare che vi sia qualcosa o qualcuno di superiore ad essi, nemmeno Dio stesso!

Gandhi disse: “La terra è abbastanza ricca per soddisfare i bisogni di tutti, ma non l’avidità di ciascuno.” Ecco…, in una sola frase la risposta ad ogni nostra domanda. Chi partecipa alla corsa dei furbi, corre unicamente mosso dall’avidità, e in una gara basata sull’avidità solo pochi possono stare alla testa del gruppo, ma nessuno può mai giungere al traguardo, poiché il traguardo, per chi vuole sempre di più, non può mai arrivare, altrimenti finirebbe il senso stesso della motivazione che da vita alla gara. Per questo dico sempre che la corsa dei furbi è, in realtà, un girotondo di idioti!

Se vogliamo invece partecipare al viaggio, e non alla corsa, delle persone intelligenti, tutti giungeremo al traguardo e tutti saremo primi, per il semplice motivo che questo viaggio nasce dal nostro più intimo e profondo bisogno d’amore e condivisione, e termina nel centro della nostra coscienza individuale, dove solo noi stessi possiamo giungervi, liberi e solitari, privi pertanto d’ogni forma di competizione.

Da quanto detto si capisce come, dal mio punto di vista, l’intelligenza e la furbizia non siano per nulla la stessa cosa. La furbizia è uno sforzo atto a raggiungere uno specifico obbiettivo, mossi esclusivamente dall’avidità. L’intelligenza invece non è uno sforzo egocentrico, ma è l’espressione stessa della nostra capacità di riconoscere la natura unitaria dell’Esistenza. Quando realizziamo che nulla vive separato dal nostro stesso esistere e sentire, nessuna nostra azione potrà mai più esprimersi attraverso le forme dell’avidità, del dominio e della violenza, poiché ciò che è fuori da noi è solo un riflesso di quel che è dentro, e ciò che facciamo a chi pensiamo diverso da noi e sempre anche qualcosa che stiamo facendo a quel noi che ancora non conosciamo.

Rimarremo, infatti, stupiti quando comprenderemo d’aver sempre chiamato "diverso", quel qualcosa o qualcuno che vive fuori da noi, solo perché non eravamo in grado di riconoscere e accettare quel qualcosa o qualcuno a lui uguale che viveva anche dentro di noi.

Un abbraccio,

Dadrim

 
L'esperienza del Tunnel PDF Stampa E-mail
Sulla spiritualità
Giovedì 22 Gennaio 2009 14:06

L'esperienza del TunnelVanna ha scritto: Ciao Dadrim, complimenti per i tuoi scritti, solo su un paio di cose non sono d'accordo ma del resto ognuno ha il suo punto di vista. Riguardo per esempio a tenere gli anziani negli ospizi, dipende da tante cose, io per esempio ancora non sono arrivata a ciò ma devo dire che ci ho pensato. Comunque scrivo per altre cose, vorrei raccontare la mia crescita ed avere da te alcuni consigli. Ho 53 anni, inizio però da quando ne avevo 20: dopo una banale operazione, riportata in camera operatoria per un'emorragia, ho avuto l'esperienza del Tunnel, ho visto una parte di me uscire dal corpo e con una sensazione di solitudine mi sono allontanata, si è aperto questo tunnel e in fondo ad esso questa luce bianca che mi attraeva come una calamita, una gioia indescrivibile, in un attimo ho capito tutto, comunicavo con la luce, ma ricordo solo che volevo rimanere, stavo troppo bene in quel luogo, ma uno sguardo al di sotto (vedevo i miei genitori e mio marito) mi ha fatto capire quanto avrebbero
sofferto... e subito un risucchio e più nulla. Mi sono svegliata, sono guarita, ho cercato di raccontare questa cosa indescrivibile ma nessuno mi credeva e non l'ho più raccontata. A 40 anni un'amica mi ha prestato un libro "La vita oltre la vita" dove ho letto tutte le esperienze simili alla mia e finalmente ho iniziato ad avere più fiducia in me stessa, ho letto tanti libri, ho fatto dei sogni particolari, tante coincidenze ... ed è iniziata la mia ricerca. Sono stata sempre molto tranquilla e anche un po' matta, non mi sono mai lamentata di nulla anche perchè non ho mai avuto grandi sogni o desideri, ma dentro di me ho sempre sentito un richiamo e una differenza tra me e gli altri, delle volte preferisco stare sola anzichè relazionarmi con i soliti luoghi comuni, sono ancora felicemente sposata con un figlio, amavo molto lavorare poi sono cambiate tante cose e ho dedotto che dovevo dedicarmi di più alla mia ricerca spirituale. Leggo molto anche su internet e ognuno dice la sua,
vivere il presente, osservare il respiro, non giudicare, amare, agire, non agire, aspettare, amare, gli specchi… Ma poi passare alla pratica non è facile, e l'ego dove lo mettiamo che ogni tanto fa capolino? Devo dire che ho tanta fede e pazienza .. comunque ho detto a mio marito che alla prossima chiamata non ritorno ... forse dovrei fare meditazione, ma non ci riesco, allora continuo a far tacere la mente ed osservare ... riuscirò a ritrovare il mio Divino?

Dadrim ha risposto: Cara Vanna, Benvenuta in questo luogo di ricerca!!

Credo che all’inizio della tua lettera tu ti voglia riferire all’articolo “Chi sono, mi chiedi?”, e precisamente nel passaggio in cui affermo: “Gli occhi sono lo specchio dell'anima dicevano i vecchi, vero? Ma noi oggi i vecchi li mettiamo nelle case di riposo o con le badanti straniere. Cosa ce ne facciamo di gente che non è più produttiva! Tutta roba da buttare! Che tristezza, vero? Come è più che vero che la gente non si guarda più negli occhi, perchè è più intenta a valutare una persona dalla macchina che guida, dai vestiti che porta o da altre sciocchezze del genere. Che tristezza, ancora, dico io!”.

Credo sia questo uno dei punti che ti trovano in disaccordo, ma se vorrai penetrare sempre più a fondo nella comprensione della mia visione delle cose scoprirai che l’accordo e il disaccordo possono esistere solo quando ci relazioniamo partendo da un punto di vista limitato, partendo da una definizione, da una percezione della vita filtrata dal pensiero.

La mente, con i suoi pensieri lavorano sempre alla periferia della nostra coscienza, poiché intrinsecamente incapace d’entrare in contatto con il nostro centro interiore dove dimora l’essere, ciò che “è” e che vive sempre e solo in uno stato d’imperturbabilità. Sfortunatamente noi abbiamo progressivamente perso il contatto con la nostra dimensione più profonda iniziando a muoverci unicamente alla periferia, attraverso il pensiero e le emozioni (che sono la stessa cosa: i pensieri formano le emozioni e le emozioni formano i pensieri).Quando la nostra coscienza si muove unicamente alla periferia, la nostra lettura della realtà non può che essere frammentaria perché non riusciamo più a scorgere il “sostrato”, la dimensione indivisa che sostiene e alimenta il mondo delle forme, quel mondo che i nostri sensi, filtrati dalla mente, percepiscono come mutevole e impermanente.

Cercando d’essere il più pratico e concreto possibile ritorno al problema dell’essere o non essere d’accordo.

Se dico: “Ma noi oggi i vecchi li mettiamo nelle case di riposo o con le badanti straniere. Cosa ce ne facciamo di gente che non è più produttiva! Tutta roba da buttare!”, ecco che subito la mente tende a interpreta questa affermazione partendo dalla sua dimensione periferica, semantica, pragmatica e assolutista.Perché l’accento viene messo su fatti marginali, e cioè le case di riposo e le badanti? Questi sono fatti periferici, contingenti. Ciò che è rilevante è sempre e solo la dimensione profonda, la disposizione d’animo che ci spinge a fare qualcosa. Come ho ricordato in più di un’occasione, una delle frasi più significative che siano mai state dette è “Ama e fa ciò che vuoi” (Sant'Agostino).Le situazioni periferiche, fenomeniche, sia della mente che del mondo materiale, possono prendere forme e circostanze persino paradossali, l’unica cosa che ne fa da discrimine è lo stato interiore dell’individuo che agisce. Se viviamo in uno stato d’amore, se agiamo senza interessi personali, ma unicamente mossi da una coscienza cristallina, penetrante e intuitiva, tutto quel che faremo rispecchierà la libertà e il “calore” che vivono in noi. Ciò non significa che qualche volta non commetteremo stupidaggini, ma è certo che anche se queste dovessero accadere, non esiteremmo un istante a vedere, riconoscere e aggiustare l’errore, senza alcuna paura d’ammettere i propri sbagli.

Dalla mia affermazione presa in esame, l’accento va posto sul bisogno della nostra società di allontanare e zittire tutte quelle persone che non rientrano più nelle logiche di produttività e d’efficienza capitalistica (cioè atta a sviluppare i capitali). Si può mettere un genitore in una casa di riposo per amore, perché a casa si sente solo, perché non può essere seguito a dovere, perché vuole stare con i suoi amici che alloggiano tutti lì. Ma si può anche mettere un genitore in una casa di riposo perché si ha la mente concentrata unicamente sulla carriera, su interessi personali, e il dover spendere qualche mezzora al giorno per chi pensiamo non ci possa servire più a nulla, per noi è solo un intralcio (v’è da dire poi che spesso il detto “tale padre tale figlio” è vero, perciò sovente abbiamo quel che ci meritiamo, ma questo è un altro discorso).

Cara Vanna, capisci cosa intendo? Quando parlo cerca sempre di intuire lo sfondo da cui nascono le mie parole e cerca sempre di ricordare le parole di Sant’Agostino: “Ama e fa ciò che vuoi!” Questo non significa certo che spesso io non dica delle benemerite sciocchezze, ma spero che l’umiltà e l’intelligenza per correggermi mi seguano sempre come un’ombra.

Ora andiamo pure al nocciolo della tua lettera.

Hai avuto l’esperienza del tunnel… bene… ma di tunnel nella vita se ne aprono tanti, non serve andare in coma. Il problema è sempre avere il coraggio d’imboccarli!! V’è poi da dire che un tunnel aperto da un coma non credo possa essere quel tunnel che una volta attraversato ci conduce alla sorgente stessa della luce, ma molto più probabilmente è un’apertura fra un’esperienza discretamente serena di vita ad un’altra esperienza in cui ti sarà nuovamente chiesto di guadagnarti personalmente e consapevolmente la tua luce interiore.

Tu dici: “Devo dire che ho tanta fede e pazienza .. comunque ho detto a mio marito che alla prossima chiamata non ritorno ... forse dovrei fare meditazione, ma non ci riesco, allora continuo a far tacere la mente e osservare ... riuscirò a ritrovare il mio Divino?”.

Se hai tanta fede e pazienza usale per penetrare sempre più a fondo nel tuo animo, sino a quando scorgerai consapevolmente la fiamma che alimenta la tua stessa vita. Se le stai usando unicamente per attendere il giorno in cui te ne andrai da questo mondo, è solo uno spreco. Sarebbe solo una fuga e non l’inizio di quell’avventura spirituale che è indispensabile per accedere consciamente alla nostra vera natura. Cogli l’esperienza che hai vissuto come un invito a scendere in te, come una piccola intuizione dell’effettiva esistenza di una dimensione altra, da noi purtroppo dimenticata. Ma non trasformare quell’esperienza in una via di fuga dalle fatiche del camminare qui e ora. Non spostare la tua realizzazione nel domani o nell’aldilà, perché il domani non viene mai e l’aldilà è sempre e solo “al di qua”!

Tu dici: “Forse dovrei fare meditazione, ma non ci riesco”. La meditazione non è una cosa può riuscire o non riuscire. La meditazione, per come la intendo io, è una cosa che si vuole o non si vuole, ma non centra nulla con abilità particolari o difficoltà di sorta, perché riguarda semplicemente la decisione d’iniziare a relazionarsi con il mondo e noi stessi partendo da un differente punto d’osservazione. Ecco allora che osservare è la chiave di volta, ma bisogna prestare attenzione e comprendere se stiamo effettivamente osservando o se stiamo manipolando e proiettando le solite difese.

Se osservi non puoi far tacere la tua mente. Osservare la mente e far tacere la mente sono cose totalmente opposte. Se fai tacere la tua mente impieghi le tue energie in un’azione coercitiva, repressiva e pertanto incapace di penetrare il fenomeno mente per trascenderlo e accedere alla dimensione dell’essere che vive oltre. Se osservi veramente, impieghi tutte le tue energie unicamente per lasciare che la mente consumi il suo vorticoso movimento, sino a quando cadrà da sola. Se osservi veramente, tu non ti immischi più con nessuna attività del tuo pensiero e delle tue emozioni, ma rimani in disparte, senza far più girare i pedali della tua bicicletta mentale. Se riusciamo a vivere, con pazienza e fiducia, in questa disposizione d’animo, lentamente la nostra bici interiore terminerà la sua corsa non avendo più nessun motorino d’alimentazione. La mente è come una bici senza freni. Se smetti di pedalare ci vorrà un po’ di tempo prima che si fermi, ma si fermerà.

Osserva con tutta la tua pazienza e fiducia, perché sono certo che se così farai, ritroverai ben più del divino che hai perduto, e a quel punto non dovrai più comunicare a tuo marito l’intenzione di lasciarti andare alla prossima chiamata, ma diverrai tu stessa, per lui e per tutti coloro che ti circondano, una chiamata al risveglio e alla luce!!

Un abbraccio,

Dadrim

 
Malessere profondo, insonnia e incendi vari PDF Stampa E-mail
Crisi interiori
Martedì 20 Gennaio 2009 18:27

Fuoco dell'animaAlessia ha scritto: Caro Dadrim,
le tue parole mi sono molto di aiuto in questo periodo, ma purtroppo solo di giorno.
Mi spiego meglio:dall'estate scorsa non riesco più a dormire e questa insonnia coincide col fatto che mia madre è venuta a vivere nel mio palazzo. Ho voluto io che venisse, forse perchè inconsciamente volevo risolvere il problema che ho con lei. Di notte però non dormo e ho sensazioni di paura, pericolo, come se il mio territorio fosse violato. Ho cominciato ad andare da uno psicologo eriksoniano che cura con l'ipnosi,praticamente lo scopo sarebbe quello di far rivivere le emozioni ricontestualizzandole in una dimensione corretta. Non abbiamo ancora cominciato a fare questo però. Sono terrorizzata e non so che fare.

Grazie

Dadrim ha risposto: Cara Alessia, le mie parole, dopo una prima lettura, possono dare un breve senso di sollievo e di speranza, ma poi tutto si conclude lì se non vengono anche percorse. “Le mie parole sono solo dita che indicano la luna, la mia luna è il dio che danza nascosto nei nostri cuori”, così afferma l’intestazione del blog, ma solo per motivi di spazio non mi hanno permesso di aggiungere: se tu però non cammini verso la luna, le mie parole non servono a nulla”. Ora, se tu stai effettivamente camminano verso la luna, e non ti limiti ad ascoltare piacevoli racconti di viaggi sulla luna, il tragitto a volte potrà farsi molto duro e impervio, perché non possiamo mai sapere quante sono le valli, le montagne, le paludi e le foreste dell’anima che un individuo deve oltrepassare prima di poter fare ritorno alla sua reale dimora. Tutto dipende da quanto una persona si è allontanata dal proprio centro interiore, e questo lo si può capire solo strada facendo.Tengo a ribadire questa cosa, non tanto per te che mi scrivi per la prima volta, e che magari ti stai effettivamente avventurando fra i sentieri del tuo mondo interiore, ma per tutte quelle persone che continuano a ripetermi quanto siano vere le parole che dico, ma quanto altrettanto poco cambino le loro vite. Comprendere intellettualmente qualcosa non significa anche aver trasformato la propria vita nella prova tangibile della verità e realtà di quel qualcosa.

Posso anche leggere tutta la Guida Michelin più e più volte, comprendendone ogni parola e lasciandomi andare in fantastici viaggi immaginari dove attraverso luoghi spettacolari e soggiorno in magnifiche località, ma quando riapro gli occhi e chiudo la guida mi ritroverò sempre e comunque fra le quattro mura della solita casa in cui abito. Se non faccio lo sforzo di comprarmi il biglietto del treno, preparami le valige e comunicare a tutti che ogni tanto mi prenderò del tempo per me stesso, per viaggiare e sperimentare i luoghi e le atmosfere del mio mondo interiore, e che pertanto, durante quei momenti, non sarà più gradita alcuna intromissione o giudizio di sorta, come posso sperare di poter vedere cambiare effettivamente le condizioni della mia vita?Cara Alessia, perdona la divagazione dalla tua domanda e l’utilizzo delle tue parole per ribadire ciò che continuerò a ribadire ad nauseam, pertanto, se deciderai di rimanere in compagnia di questa nostra allegra comitiva, durante il tuo viaggio spirituale, “comprati sin da subito delle pastiglie di plasil”.

Tornando a noi, tu dici: “Di notte però non dormo e ho sensazioni di paura, pericolo, come se il mio territorio fosse violato”. Ora, a livello cosciente colleghi questo stato al fatto che tua madre è venuta a vivere nel tuo stesso palazzo. Può essere o forse può non essere, ma per me non ha molta importanza la causa di questa tua specifica condizione. Spiego perché. Forse potresti anche riuscire attraverso ipnosi o altre tecniche a giungere sino alle radici di questa paura e pertanto a eliminarla, ma ciò che più ci dovrebbe importare è comprendere totalmente e definitivamente il fenomeno “paura” in sé. Tu vuoi risolvere questa condizione o vuoi penetrare nel mistero stesso della paura, per riuscire a dissolverla definitivamente e totalmente?Risolvere questa condizione specifica forse è un percorso più breve e meno impegnativo, ma io, nel mio semplice modo di pensare, mi sono sempre chiesto: “Se nel mio bosco scoppia un incendio, voglio imparare a spegnere i singoli fuochi o voglio scoprire come nasce il fuoco per far si che non accada mai più?”Saggia risposta, a mio modo di vedere, sarebbe: “intanto spengo questo fuoco, evitando, così, che in pochi giorni non ci sia più nemmeno un pino da salvare nel mio bosco, ma nel frattempo scopro anche come far si che il fuoco non ritorni mai più”. Seguendo la metafora, il buon Erikson può fare il pompiere, (sperando che il suo discepolo sia altrettanto competente), mentre la tua consapevolezza può imparare a operare come la “Guardia Forestale”, andando in giro per la tua mente a insegnare ai tuoi pensieri e alle tue emozioni come ci si comporta da buoni amanti dei boschi e delle montagne.Lascio a te valutare l’efficacia del discepolo di Erikson.Per quanto riguarda il corso per diventare “Guardie forestali”, cerchiamo di partire dalle prime basi (se gironzoli per i vari articoli già pubblicati puoi trovare vari passaggi utili).

Corso per “Guardie Forestali”!

La paura nasce quando la nostra mente proietta i suoi vissuti passati sullo stato di fatto delle cose.Quando la mente colora la realtà con i suoi pennelli subito inizia anche a lottare per fare in modo che la realtà cambi colore o rimanga del colore che essa stessa vi proietta.Es. siamo cresciuti con una madre che ci ha sempre soffocati, che ha sempre cercato di manipolare la nostra vita, di dirci cosa, come e quando fare qualcosa. La nostra mente, essendo vissuta all’interno di un’azione “educativa” plasmante, manipolante, “colorante”, si è imbevuta del “colore” di questa madre. Ora questo sarà il suo colore, il suo modello che cercherà di modificare o riprodurre, ma sempre in relazione a questo modello agirà.Quando la nostra mente vive all’interno di un modello non può che patire la condizione di uno schiavo, e se non si comprende che il modello, anche se leggermente modificato, rimane sempre una gabbia, per noi non vi sarà alcuna forma di libertà. Ora, considerando che tutta la nostra “educazione” si basa sul conformare i bambini entro un modello, e non sul far emergere la loro innata creatività e genialità, quel che noi dobbiamo fare per riappropriarci della nostra libertà e spontaneità è saltare completamente fuori dall’intera struttura educativa che abbiamo interiorizzato.

Come fare?

Dobbiamo semplicemente smettere di dare energia alla struttura che ci contiene. Se provo paura e cerco di vincere, eliminare o reprimere questa paura, sto semplicemente alimentando ancor più le dinamiche interiori che generano la paura. Se rimango un semplice osservatore di tutto quel che accade in me e fuori di me, lentamente la paura inizierà a dissolversi mostrando i pensieri e le emozioni che la generavano. La brava Guardia forestale vigila lungo i confini del suo parco, e non appena il piromane viene visto questo fugge a gambe levate. Basta rimanere vigili, non si deve lottare con le ombre, perché le ombre non le cattura mai nessuno.

Come ho spesso ripetuto, la paura si alimenta quando iniziamo ad avere paura di aver paura, così si genera un circolo vizioso in cui ci sembra di venire inghiottiti. Così lottiamo con le ombre, perché la paura della paura è l’ombra della paura. Ma se noi smettiamo di voler eliminare la paura e rimaniamo semplici osservatori di questo nostro fenomeno interiore, essa si ridimensionerà lentamente sino a svanire, perché, non proiettando più alcuna ombra, verrà smascherata sotto i raggi del sole della nostra vigile coscienza.La vera forza non è non avere paura, ma vivere e andare avanti imperturbabili, nonostante ci sia paura. Il vero uomo libero non è colui che non sente più nulla, ma chi, nonostante il suo mare interiore sia in tempesta, spiega le vele e salpa per il suo viaggio. È solo facendo questo che si scopre lentamente che colui che genera le onde, alimenta i venti e guida il timone della nave è sempre e solo la medesima persona, cioè noi stessi. Noi siamo i viandanti, la via e la meta, noi siamo la tempesta, il capitano della nave e il continente d’approdo!!

Se nella notte viene la paura, mettiti seduta su una sedia o a gambe incrociate sul letto, accendi una piccola candela o una tenue lampadina, ascolta il tuo respiro, senza controllarlo (non cercare di rallentarlo se è agitato), ascolta il tuo corpo, lascia scorrere i tuoi pensieri. Qualunque cosa portino con loro lasciali venire (come vengono, così se ne vanno), non giudicarli, non reprimerli, non alimentarli. Fatti gli affari tuoi e loro si faranno i propri. Se dovesse venirti da piangere, osserva anche questo.

Se dormi o vivi con qualcuno, dì a tutti che non si preoccupino se piangi o rimani seduta nel letto per un po’ in silenzio, dì non v’è nulla di cui preoccuparsi, anzi, spiega pure che le tue ferite interiori si stanno spurgando e che bisogna lasciarle fare, altrimenti andrà tutto in cancrena! Se lasci che le cose si esprimano da sole, tutto passerà in poco tempo, portandoti una nuova forza e una nuova fiducia in te stessa, perché avrai capito che tutto ciò che accade in te non ha alcun potere su ti te, se tu non vuoi che lo abbia!!!La paura è come una febbricina dell’anima, se ti tieni al caldo e bevi il tuo latte caldo (cioè, ti raccogli in solitudine e rimani una semplice osservatrice), in poco tempo passa, rigenerando il tuo corpo interiore.

Non praticare un atteggiamento osservativo e distaccato solo quando vieni aggredita dalla paura, ma prova a renderlo un atteggiamento mentale costante, un nuovo modo di relazionarti, con te stessa e con le cose del mondo, solo così, nel momento della prova, riuscirai a rimanere calma e serena, fosse anche la prova più grande!! Se così farai, tra non più di qualche settimana, vedrai sicuramente dei grandi cambiamenti.Fammi sapere, tra un mesetto al massimo, come procede il tuo incendio notturno e i primi passi del tuo nuovo lavoro da “Guardia forestale”.

Un abbraccio,

Dadrim

 
Oltre la depressione, la rabbia e la paura PDF Stampa E-mail
Crisi interiori
Lunedì 19 Gennaio 2009 22:18
Ancalagon ha scritto: Non so sinceramente come sia giunto a lei, ma questo è solo un dubbio fra molti. Sinceramente, non so nemmeno perchè mi sono seduto per chiedere consiglio al mio pc. Alla fine però, sono giunto qui da lei, cercando un aiuto che non so che forma abbia. Sono una persona realista su tanti fatti, tendo ad essere flessibile con la vita ed evito gli estremi che s'incontrano ogni giorno. Non so se sono una persona buona di cuore, ma visto lo stato della mia vita, suppongo fin troppo alcune volte. Almeno fino a qualche tempo fa, ero una persona paziente e calma; non priva di piccoli impulsi o senza quella pazzia che a volte serve per divertirsi, semplicemente razionale. Nelle situazioni difficili, resto abbastanza lucido da capire come comportarmi, per ragionare e prevenire. Tutto questo però, mi ha portato a ciò che sono. Ho letto parecchio a riguardo e quindi posso affermarlo con sicurezza, soffro di depressione. Non sono sicuro di me, e mi sottovaluto anche se dentro so benissimo che potrei oltrepassare la matita per terra. Se mi guardo allo specchio, per quanto poco capiti, mi deludo sempre più sia dal lato fisico che psicologico. Mi lascio calpestare da sempre, per quanto non sia mai stato assolutamente una persona bellicosa, ora sto raggiungendo livelli imbarazzanti. Ma forse, la parte peggiore è che non gioisco più. Non trovo appagamento o piacere più da quasi niente, e ormai non riesco più a "tirarmi su" con piccoli regali o momenti. Sono terribilmente insoddisfatto e perso. L'immagine d'un fiume con una roccia nel mezzo mi descrive perfettamente; io sarei la roccia. Con la vita che scorre, con eventi che capitano, ed io impassibile. Non ho fede, ma non rinnego niente. A volte medito, ma mi porta in uno stato quasi di in-umanità dove anche la più cara delle persone non ha più valore per me. A volte mi vedo pericoloso proprio per questo. Mi trovo vuoto e non mi trovo nel mio corpo, non so localizzarmi nel suo interno. E tutto quello che accade attorno è così inutile, così fragile.
Non so cosa cerco da lei, forse non sto cercando altro che un posto dove posso mandare questo insieme di parole. Magari sapere d'averlo spedito mi farà sentire meglio. In ogni caso, devo fare qualcosa, altrimenti diventerò un vegetale.

Dadrim ha risposto: Caro Ancalagon,
il posto dove mandare l'insieme delle tue parole l'hai trovato!

Per poterti dare una risposta più esaustiva sarebbe utile, però, sapere anche la tua età. Sai, la depressione di un ventenne non è la depresione di un settantenne.

Ancalagon è il nome del drago più grande e possente della terra di Arda raccontata nel Silmarillion di Tolkien, se non sbaglio, figura poi ripresa anche nel Signore degli Anelli. E se così fosse, o anche non fosse, l'unica cosa certa è che anche in te vive un "drago" possente (perchè in ogni uomo vive un fuoco che non può mai consumarsi), ma il tuo drago interiore pare essersi un po' addormentato. Nulla di cui preoccuparsi comunque!! Con un po' di fiducia e voglia di tornare a volare e sputare fuoco e fiamme sul mondo, vedrai che in poco tempo il tuo Ancalagon che riposa nell'anima fenderà l'aria dei cilei libero e forte come prevede il suo destino!!

Attendo la tua età.... e la tua voglia di lasciarti condurre dalle mie parole qualora dovessi intravedervi sprazzi di cielo azzurro!!!

Dadrim

Ancalagon ha scritto: Sono un ragazzo che tra due mesi avrà 1/4 di secolo. Non credo che qualcuno mi possa indicare la soluzione, in ogni caso sono conscio che a volte si può sbattere contro una porta e non vederla. In questi casi, parlare con qualcuno può essere d'aiuto. Non volendo sentire "passerà " oppure " è solo un momento" aggiungo che questo stato vive ormai da oltre 5 anni e, per quanto lentamente, sta peggiorando e diventando sempre più pesante da portare. Da questo puoi capire che già ne ho parlato con qualcuno, anche a livello "professionale" se possiamo dire (anche se la mia opinione a riguardo è che di professionale aveva solo la tariffa oraria).

Come detto tento d'essere una persona razionale e flessibile. Adesso mi trovo di nuovo in una situazione in cui devo usare gran parte della mia forza per calmarmi e non scoppiare. Sono sul punto di chiudere con la mia compagna, due anni di relazione. Non lo scrivo perchè ne vorrei parlare né per cercare una soluzione assieme a te, semplicemente per farti capire che gli eventi per me sono alquanto... programmati. Sembra quasi un bel quadro con dipinto l'esatta sequenza di come dovrebbe andare per rendermi la vita complicata. Non penso che il mondo ce l'abbia con me, né credo proprio in un destino fisso e lineare. Ma le "coincidenze" di quasi tutti gli eventi della mia vita, sono quasi impressionanti. Certo, viene da pensare che veda la vita nera, ma non è proprio così.

Non credo d'essere un santo, ma porto dentro tanta negatività . Rabbia accumulata in almeno quattordici anni di vita (più o meno l'età della mia coscienza, da quando mi sono reso conto di me stesso). A volte, come adesso, combatto contro me stesso per non lasciar esplodere quello che mi porto nel cuore e nello stomaco. Ho un incredibile distacco a volte, da far accapponare la pelle, e alcune persone lo sanno e si tengono a ragione lontano da me. Credo d'essere una persona, almeno così tento di vivere, ma posso fare molto male... e mi spaventa. Tutti possono uccidere, tutti possono far del male, l'unica cosa che cambia tra le persone, è la facilità . E il distacco che so avere, è pericoloso. Non so cosa fare... suppongo tu non ti stupisca se ti parlo di suicidio... il parlarne indica il desiderio d'aiuto, è normale, e non lo nascondo. Non penso di suicidarmi adesso, ma l'idea è sempre più allettante. Inutile parlare di spiritualità , negl'ultimi due o tre anni l'unica consolazione della giornata è che terminerà con il sonno. Mentre il primo pensiero di tante le mattine è... ma perchè ci sono ancora. Penso d'avertelo già scritto, a volte medito. Il tema solitamente sono io, auto-indagine, tentativo di comprensione, auto-aiuto. Ma mi porta spesso in quello stato... al distacco. Una persona diventa una semplice creatura, un semplice insieme di carne ed ossa che misteriosamente si muove. In quello stato sono pericoloso. Solitamente senza espressione, quasi assente. A volte penso che la galera sia il posto più sicuro per le altre persone... perchè mi sento pericoloso. Sono tutti pericolosi volendo, forse questo mio "sentirmi pericoloso" è solo ampliato dal mio stato depressivo...

Non so cosa devo fare. Non so se devo fare. So solo che presto andrò a dormire, perchè sembra la cosa più positiva della giornata. Sperando che questa sia la mia ultima volontà scritta. Quella di non risvegliarmi... ma so che non sarà così, non sono stato abbastanza bravo per meritarmi il riposo.

Dadrim ha risposto: Caro Ancalagon, perdona il ritardo della mia risposta. Dalle tue parole sembra che non ti sia ancora arreso alla condizione che stai vivendo e che cerchi comunque una via di uscita. Allo stesso tempo però non vuoi sentirti dire “passerà” o “è solo un momento”. Hai ragione, sono pienamente d’accordo con te!! Non passerà e non è solo un momento!! Cinque anni non sono un momento e nulla cambia se noi non vogliamo che qualcosa cambi. Quello che stai vivendo è una lenta deriva verso gli spazi più aridi e vuoti della tua mente. Ho l’impressione che tu, durante questi venticinque anni di vita, abbia dovuto affrontare delle condizioni che ti hanno portato a erigere dei possenti muri di difesa, dai quali ora non sai più come uscirne, forse perché non sei nemmeno più consapevole di viverci dentro.

Da un lato racconti di vivere la percezione di un tremendo distacco, d’essere solo carne e ossa che misteriosamente si muovono, d’essere come assente, privo di una locazione nel tuo corpo, ma poi parli di una tremenda rabbia accumulata in quattordici anni che senti esploderti dentro. Affermi di combattere contro te stesso per non lasciar esplodere quello che ti porti nel cuore e nello stomaco.

Caro Ancalagon, non vedi la contraddizione in cui sei caduto? Non vedi la terribile guerra che stai sostenendo dentro di te e che lentamente ti porterà alla distruzione? Da un lato ti senti freddo, assente, distaccato, proprio mentre dall’altro lato stai cercando di contenere la tremenda energia che genera una rabbia contenuta da quattordici anni. La rabbia non può e non deve mai essere contenuta, ma va trasformata, altrimenti prima o poi esploderà distruggendo tutto. Quando cerchiamo di contenere la nostra rabbia, la stiamo unicamente rafforzando e alimentando, e facendo così, prima o poi arriverà il momento in cui non riusciremo più a tenerla sotto controllo.

Hai scritto: “Non so se sono una persona buona di cuore, ma visto lo stato della mia vita, suppongo fin troppo alcune volte. Almeno fino a qualche tempo fa, ero una persona paziente e calma… Nelle situazioni difficili, resto abbastanza lucido da capire come comportarmi, per ragionare e prevenire….Come detto, tento d'essere una persona razionale e flessibile. Adesso mi trovo di nuovo in una situazione in cui devo usare gran parte della mia forza per calmarmi e non scoppiare”.

Sembra che tu sia stato condizionato ad essere una persona sempre controllata, paziente, calma, lucida, razionale, ragionevole, per prevenire, per evitare i conflitti, per mediare. Ma dietro le belle parole spesso si nascondono tutt’altre cose. Essere razionali, lucidi e ragionevoli, per la mia visione delle cose, significa osservare attentamente, totalmente e profondamente la realtà che vive fuori e dentro di noi, per poi agire con altrettanta totalità e profondità. Ma nel nostro assurdo mondo, essere razionali, lucidi e ragionevoli significa unicamente reagire come ci si aspetterebbe che reagisse l’ideale di persona media perbene. Significa rispondere alla vita come ci hanno insegnato, come vorrebbero i nostri genitori, i nostri politici, i nostri insegnati, i nostri leader religiosi. Capisci cosa intendo? Ci siamo dati un modello di comportamento a cui tentiamo continuamente di conformarci, mortificando così la nostra fresca e spontanea capacità di comprendere e agire in ogni situazione partendo unicamente da quel che sentiamo nel profondo del nostro cuore.

Se stai vivendo così male probabilmente è perché sei stato “confinato” e ti sei lasciato “confinare” (ma cosa può fare un bambino nei confronti di un mondo ben più grande e forte di lui?) entro un modello di comportamento, sia interiore che esteriore, per nulla connesso alla tua reale natura. Ma se così fosse, ti rendi conto di quale sforzo hai dovuto fare per una vita intera? Tu dici: “Nelle situazioni difficili, resto abbastanza lucido da capire come comportarmi, per ragionare e prevenire”. Ma cosa c’è da prevenire? Noi reagiamo in modo preventivo solo quando ci relazioniamo alle situazioni della vita partendo da schemi mentali predittivi, cioè quando abbiamo un’idea a priori di ciò che accadrà e che deve o non deve accadere. Se non abbiamo schemi di condotta, non reagiamo alle sfide della vita, ma agiamo intuitivamente alla sfida che il presente ci impone, pertanto non pre-veniamo nulla, ma creiamo di momento in momento situazioni nuove e imprevedibili, che sono fondamento e sostanza di una vita aperta e libera. La vita non ha nulla da prevenire, da calcolare, da valutare attraverso il continua ragionamento, la continua riflessione. La vita esplode dentro di noi e ci fa sentire la sua presenza solo quando seguiamo il suo flusso, la sua corrente, quando ci gettiamo coraggiosi e fiduciosi nelle avventure che ci propone. Con questo non ti sto assolutamente consigliando di agire come un folle, in modo istintivo, irrazionale, impulsivo, illogico, ma sto solo cercando di indicarti quella dimensione che vive oltre la repressione e l’impulsività.

Noi esseri umani abbiamo la peculiare e squisita possibilità di sperimentare e radicarci in una dimensione interiore caratterizzata da spontaneità, intuitività, naturalezza e semplicità. Ma questa dimensione affiora in noi solo quando smettiamo di controllarci, di vivere per assecondare il pensiero degli altri, preoccupandoci delle opinioni altrui, giudicandoci continuamente, valutando sempre cos’è giusto e cos’è sbagliato fare, cos’è morale e cos’è immorale. Chi decide cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa è morale e cos’è immorale? Te lo sei mai chiesto? Tutti noi viviamo l’illusione che esistano dei parametri comuni che ci dicono cos’è buono e cos’è cattivo, e tutti proviamo, chi più chi meno, a conformarci a questi parametri, salvo poi agire in modo totalmente opposto quando non siamo visti o quando non riusciamo più a controllarci, per poi addirittura generare sensi di colpa, o idee di peccato, immoralità, sporcizia interiore o chissà cos’altro. Riesci a vedere quanto tutto ciò sia contorto, insano, violento e perverso. L’uomo ha dichiarato guerra a se stesso, solo perché non ha ancora capito che in lui esiste una capacità innata di auto-regolarsi entro i confini e le direzioni dettati dalla sua propria coscienza. L’uomo ha perso totalmente la capacità di fidarsi di sè, di amarsi e di accettarsi. Per questo ha progressivamente strutturato delle forme di condotta e comportamento che cerca di imporre ad ogni nuova generazione attraverso quella cosa che erroneamente chiama educazione, ma che altro non è che manipolazione, controllo, condizionamento, istupidimento della mente e del cuore dei bambini. Il nostro corpo, la nostra mente e la nostra anima sono sostenute da un’unica energia indivisibile, pertanto, se l’espressione di questa energia viene costantemente bloccata, mortificata, giudicata e repressa, questa energia prende le forme della rabbia, del desiderio di distruggere. Immagina una persona che viene bendata e legata ai polsi chiusa in una cella e poi, dopo anni, lasciata vagare per le strade. Cosa farà durante il suo vagare? Quanta paura e rabbia avrà accumulato? Credi che sentendo le voci delle persone che incontrerà per la strada si lascerà facilmente avvicinare o pensi che rimarrà in disparte, temendo di poter essere nuovamente aggredita e imprigionata? Magari inizierà anche ad aver paura di sfogare, contro i semplici passanti, tutta la paura e la rabbia accumulati nella sua prigione, e quindi inizierà a trattenersi, a reprimersi, tentando di gelare e paralizzare i moti della sua anima, anche se in certi momenti tutto riaffiorerà come dalla bocca di un vulcano mai spento. Forse ricreerà nella sua anima la stessa prigione in cui è vissuto, perché quello è l’unico modo d’esistere che ha sempre sperimentato, nonostante, lentamente, la sua anima inizierà a rivendicare la sua libertà, e se lui non la vorrà assecondare, questa, lentamente, inizierà a pensare che persino il sonno o la morte potrebbero essere una forma di vita migliore, un vaga speranza di libertà.

Se quel che ho detto sino ad ora non dovesse sembrarti solo uno sproloquio, caro Ancalagon, fidati delle mie parole, sino al momento in cui potrai tornare a fidarti del tuo cuore. Oltre la cella in cui sei finito esiste un mondo che non posso nemmeno descriverti, tanta è la sua grandezza, ma per giungervi, solo tu puoi trovare la fiducia e il desiderio necessari per fare quei due passi che ti separano. Come ti ho detto all’inizio di questa lettera: “Hai ragione, sono pienamente d’accordo con te!! Non passerà e non è solo un momento!! Cinque anni non sono un momento e nulla cambia se noi non vogliamo che qualcosa cambi”. Tu vuoi aprire la porta della tua prigione? Credi, almeno in forma ipotetica, che una vita diversa sia possibile, e pertanto decidi di investire le tue energie in un semplice esperimento? Se la risposta è si, quel che ora stai vivendo, tra non molto diverrà un semplice ricordo, sarà stato solo un momento. Se la risposta è no, nessuno potrà aiutarti, perché nessuno ha mai salvato un uomo che vuole veramente morire!

Ma nelle tue ultime parole io vedo già la risposta, quando dici: “Non so cosa devo fare. Non so se devo fare. So solo che presto andrò a dormire, perchè sembra la cosa più positiva della giornata. Sperando che questa sia la mia ultima volontà scritta. Quella di non risvegliarmi... ma so che non sarà così, non sono stato abbastanza bravo per meritarmi il riposo”.

Ancalagon, hai ancora perfettamente ragione: “tu non ti sei meritato il riposo!!!”. Tu non puoi ancora riposare perché il riposo è solo per chi ha combattuto e vinto la battaglia, non per chi ha deciso di soccombere e lasciarsi fare schiavo. Gli schiavi non riposano mai, nemmeno con la morte, perché chi muore schiavo rinasce sempre e solo schiavo, in questo mondo, in un altro mondo, o fosse anche solo nella continua memoria che la vita ha di se stessa. Per saltare fuori dalla tua prigione devi semplicemente saltare dentro la corrente del tuo fiume interiore, smettendo di vivere come una roccia e lasciandoti finalmente condurre dove la tua anima desidera!

Quella che tu dici di praticare non mi pare sia meditazione, ma tutt’altro. Ti invito pertanto a leggere un mio precedente scritto dal titolo “Sul metodo, la tecnica, la pratica, la meditazione: un'osservazione attenta e passiva”, o a leggere un fantastico libro di Osho, breve ed essenziale, intitolato “Che cos’è la meditazione”, Edizioni Oscar Mondatori.

Prova la seguente “ricetta spirituale” per un mese e poi riscrivimi per farmi sapere come sta andando:

Medita (correttamente) una volta al giorno, non più di dieci minuti, al risveglio.

Rileggi e prova ad ascoltare e sentire quanto ci siamo scritti, evitando di ragionarci e rifletterci sopra più e più volte. (cerca di usare sempre più l’intuizione e meno la speculazione intellettuale)

Pratica una volta al giorno una o due attività qui sotto riportate per minimo mezzora al giorno.

  • Nuota in piscina o al mare.
  • Corri in un sentiero di campagna, lungo l’argine di un fiume o di un torrente (va bene anche un bel parco comunale).
  • Balla lasciandoti portare totalmente dalla musica (con un gruppo o solo nella tua camera).
  • Canta a squarciagola una canzone che ti da un senso di gioia, libertà e forza interiore.
  • Vai in un posto isolato, chiuditi nella tua auto, alza la musica dello stereo al massimo e grida al cielo tutta la rabbia che senti dentro sino a quando non hai più voce (scegli bene il posto o ti ricoverano in manicomio!).
  • Dipingi, suona uno strumento, suona dei tamburi o bonghi sino ad avere le mani che bruciano, magari gridando come un folle (scegli sempre bene il posto o ti portano in galera!).

Ancalagon, torna a sputare fuoco e smetti di magiare pastiglie per i bruciori di stomaco!

Attendo la tua risposta fra non più di un mese!

Un abbraccio,

Dadrim

 
Sulla solitudine interiore, l'impermanenza e l'effimero PDF Stampa E-mail
Sulla spiritualità
Domenica 18 Gennaio 2009 20:39

La società come pedine del domino

Antonella ha chiesto: Ciao Dadrim, da quando ho iniziato il percorso interiore, sento sempre più il bisogno di stare sola, allontanando sempre più l'effimero.. Ma tutto è effimero guardando con il concetto di impermanenza...
Come conciliare la quotidianità?

Dadrim ha risposto: Cara Antonella,il bisogno di solitudine, quando si inizia il proprio viaggio alla scoperta di se stessi, è un fenomeno inevitabile, proprio perché la ricerca spirituale, nella sua essenza, è una totale fusione con la solitudine del nostro essere. Quando entriamo nella dimensione dell’essere scopriamo che la percezione della solitudine è connaturata alla realtà stessa della nostra coscienza e che è proprio grazie alla natura solitaria attraverso cui si manifesta l’essere o la pura coscienza, (parole che io uso come sinonimi) che ci è possibile sperimentare la libertà e l’amore.

Chi non è in grado di sopportare la propria solitudine non è nemmeno capace di vivere liberamente. Per essere liberi bisogna radicarsi in una dimensione interiore di solitudine, e per poter affrontare la propria solitudine bisogna desiderare, più d’ogni altra cosa, la libertà. Essere soli non significa però ritirarsi su un monte o rinchiudersi in casa e non vedere più nessuno. La solitudine di cui parlo è una solitudine interiore, è una condizione in cui la nostra coscienza non è più compromessa e fusa assieme alle spinte del desiderio e dei condizionamenti ambientali e culturali. Quando la nostra coscienza diviene capace di scegliere e agire unicamente in base alla sua “legge interna”, alla sua profonda, intima e personale percezione del bene, ecco che la libertà è realizzata, tutte le paure sono state dissolte e la nostra solitudine interiore non ci terrorizza più, ma, anzi, diviene la nostra più cara e inviolabile dimora.

La “legge interna” della nostra coscienza non è qualcosa che si possa conoscere, ma è unicamente un qualcosa che accade quando gettiamo tutte le catene che ci vincolano al pensiero di massa e al bisogno di appartenenza. La nostra “legge interna” inizia a guidarci unicamente quando cominciamo a relazionarci all’esistenza attraverso un’azione totale frutto di un totale sperimentare.Per una vita intera ci hanno insegnato cosa pensare, cosa sentire, come comportarci, chi rispettare e chi escludere. La nostra falsa educazione insegna ai bambini, sin dal loro primo anno di età, ad essere ipocriti, codardi, dipendenti dal giudizio degli altri, dalle logiche di premio e punizione, a non avere fiducia in se stessi, ma a ricercare sempre e comunque una figura di riferimento, un ancora a cui aggrapparsi.

Tutto ciò è idiota oltre ogni modo! Se tutti dipendono da qualcuno, chi o che cos’è la colonna che sostiene tutto il peso di questa vergognosa incapacità di reggersi in piedi soli, fieri e liberi? Capisci cosa intendo? La nostra società si muove come le pedine del domino. Ogni pedina posa il suo fardello sull’altra creando una caduta a catena, è quindi comprensibile il perché l’uomo abbia dovuto attribuire al divino le cratteristiche di un padre che veglia da un regno celeste; su chi avrebbe altrimenti potuto scaricare quel terribile peso che opprime la sua coscienza? Tutto ciò è unicamente il frutto di un inganno, una sorta di allucinazione di massa. Noi nasciamo con il potenziale per essere individui liberi e privi d’ogni forma di paura, capaci d’amare totalmente e incondizionatamente, dobbiamo però sradicare completamente le assurdità che stanno alla base della nostra concezione del mondo e di noi stessi.

L’uomo diviene sempre e solo ciò che pensa e che crede, ma quando l’uomo smette di credere e pensare, ecco che tutto d’un tratto non diviene più nulla, ma scopre ciò che “è”. Così si compie il balzo dal “divenire” all’“essere”!! Ma quanto ci è difficile riconnetterci con la nostra coscienza individuale, per compiere scelte totalmente libere e slegate dalle catene del giudizio altrui! Quanto ci è difficile accettare il fatto che in noi esiste una dimensione nella quale non si sperimenta più alcun desiderio di approvazione, di consolazione, di dipendere, di possedere, di manipolare, governare e controllare! Eppure tutto ciò e facilmente realizzabile non appena si inizia a comprendere l’inscindibile dolore e disperazione che sempre ci accompagneranno sino a quando ci relazioneremo all’esistenza entro le dinamiche dell’io, del mio, del bisogno personale, egoistico, particolare.

Non v’è nulla di santo ed eccezionale nella realizzazione del proprio “essere”, nella scoperta di quell’essenza divina che vive in noi. Eppure, tanto siamo sciocchi da far divenire anche la libertà e la spiritualità un fatto di grandezza, capacità, specialità, particolarità. Ma cosa v’è di così santo ed eccezionale in un individuo che comprende l’inutilità e la sofferenza intrinseche alle mete e ai significati che guidano gli uomini del suo tempo, e che pertanto apre gli occhi su una dimensione altra, fatta di semplicità, pace e amore?

Lo sterminio di sei milioni di ebrei, durante la seconda guerra mondiale, sarebbe stato possibile se gli individui avessero ascoltato la propria coscienza e non fossero stati indottrinati da un’educazione asservita all’obbedienza, al rispetto del potere e delle gerarchie? Quale guerra e quale violenza sarebbero possibili se gli uomini pensassero e agissero partendo dalla solitudine dei loro cuori? Nessuna!!! Quale partito politico, quale fazione, nazione, razza o clan sarebbero concepibili se l’uomo vivesse ascoltando la propria coscienza individuale e sperimentando quella tremenda e sconvolgente solitudine che trabocca in lui? Nessuna!!! Nessuna divisione o frattura sarebbe attuabile se gli uomini non coltivassero nei loro figli, sin da piccoli, i semi della dipendenza, dell’asservimento alle relazioni gerarchiche, del bisogno d’essere confermati e apprezzati dal giudizio altrui.

Cara Antonella, vivi la magnificenza e la potenza della tua solitudine interiore!!! Coltivala, lasciala crescere, siano a farla divenire una maestosa montagna dalla quale potrai osservare, libera e serena, le volgari opinioni, le assordanti chiacchiere del pollaio che si estende giù a valle.Ma la solitudine di cui parlo, ripeto, nasce sempre e solo dall’imparare a stare con gli altri rimanendo sempre e comunque centrati nella propria coscienza, nella propria libertà di pensare, dire e sentire. La solitudine di cui parlo non è isolamento dal mondo o dalle proprie emozioni, ma è quel grande distacco necessario a osservare e comprendere totalmente e profondamente ogni cosa, per poterla poi affrontare e vivere con piena libertà e gioia. La solitudine di cui parlo mostra la sua realizzazione solo se cresce tanto quanto in te cresce l’amore e la comprensione per chi ti sta accanto.

Nella tua domanda poi dici: “Sento sempre più il bisogno di stare sola, allontanando sempre più l'effimero.. Ma tutto è effimero guardando con il concetto di impermanenza...Come conciliare la quotidianità?”

Nulla è effimero nella realtà!! Le cose divengono effimere unicamente quando sono filtrate dal nostro giudizio. Quando ci abbarbichiamo alle cose, alle persone, alle situazioni, ai posti, alle memorie, ecco che pensando all’impermanenza della vita tutto ci appare effimero. Ma perché usiamo in questo modo la parola “effimero” per ciò che non dura? Nella parola effimero vi inseriamo sempre un senso di insignificanza, dolore e tristezza, ma effimero semanticamente significa solo “di breve durata”, e probabilmente ciò che è di breve durata a noi non piace. Ma ciò vale solo per le cose che ci fanno piacere. Un rapporto sessuale è effimero, un amore è effimero, un bacio, un sorriso, un fiore, un tramonto sono cose effimere, questo pensiamo quando iniziamo a riflettere sul fenomeno vita, vero? Ma non diciamo mai che la morte è effimera, o il dolore è effimero, o le gravi conseguenze fisiche di un incidente stradale.

Ciò che ci fa soffrire dilata immensamente il tempo, sembra eterno, sembra che non debba finire mai. Pensa a una vita in carrozzella, nessuno direbbe mai che è cosa effimera, ma facilmente useremmo parole come: che dura prova, che strazio, che forza, che tormento… Effimero non sembra addirsi al dolore, eppure anche questo è impermanente, ma noi non ce lo ricordiamo mai, per il semplice motivo che la nostra mente ha deciso a priori ciò che è bene e ciò che è male poiché legge la vita partendo sempre da condizionamenti. Nulla è effimero!!, perché ogni cosa, se vissuta e sperimentata sino all’ultima goccia, lascia dietro di sé un eco che si espande nel nostro cuore oltre il tempo.

Un bacio, se dato con amore, non può avere fine, anche se l’evento fisico non dura più di qualche secondo. Un sorriso, se nasce dall’anima e giunge al cuore di una persona, crea un ponte che nessuna guerra può abbattere, nemmeno la morte.Chiamiamo effimere le cose del mondo perché i nostri sensi filtrati dalla mente non riescono a vedere oltre la superficie mutevole del corpo della vita, ma quando inizieremo a guardare e sentire attraverso lo specchio limpido della nostra coscienza rimarremo meravigliati nello scoprire che ogni cosa non ha mai fine!! Come conciliare la quotidianità? Non devi conciliare nulla, ma smetti semplicemente di dividere la realtà e vedrai che tutto è sempre stato perfettamente conciliato in se stesso.Vivi totalmente, ama totalmente, soffri totalmente e la parola effimero non farà mai più parte del tuo vocabolario interiore.

Un abbraccio,

Dadrim

 
Il divino non è conoscibile PDF Stampa E-mail
Dio e religioni
Giovedì 15 Gennaio 2009 23:59

Mario ha chiesto: Ciao Dadrim,
eccomi di nuovo con le mie riflessioni, spero che anche questa volta vorrai dirmi cosa ne pensi.
Heisenberg, diceva :
"La realtà di cui Noi parliamo non è mai una realtà "a priori", ma una
realtà conosciuta e creata da Noi".
Se, in riferimento a quest'ultima formulazione, si obietta che, dopo tutto, esiste un mondo oggettivo, indipendente da Noi e dal nostro pensiero, che funziona o può funzionare indipendentemente dal nostro agire, e che è quello che Noi effettivamente intendiamo quando facciamo ricerca, a questa obiezione, così convincente a prima vista, si deve ribattere sottolineando che anche l'espressione "esiste" ha origine nel linguaggio umano e non può quindi avere un significato non legato alla nostra comprensione. Per Noi "esiste" solo il mondo in cui l'espressione "esiste" ha un significato. Se ne deduce che se "esiste" solo il mondo in cui l'espressione "esiste" ha un significato prettamente umano, esiste un altro sotto-mondo dove l'espressione "Dio esiste" assume un significato ancora più umano. Secondo me Noi divinizziamo noi stessi, in quanto l'espressione "il nostro Creatore" ha un significato umano. Io penso che siamo Noi ad aver bisogno di essere divinizzati, in quanto fragili creature. Per fragili creature io intendo creature facilmente istigabili dalla legge.
Per esempio nella teologia paolina, la legge non è solo un freno posto al peccato, ma anche la sua istigatrice. Tanto perverso è il cuore umano che le stesse proibizioni della legge, intese per essere un deterrente per il peccato, servono per suscitare gli stessi desideri
peccaminosi (Romani 7:7,8). Io sono d'accordo con questo, anche se il mio concetto di peccato è diverso da quello della teologia Paolina, infatti per me le leggi ce le
facciamo Noi, è solo che sapendo che non riusciremo a rispettarle, cerchiamo di convincerci che vengano da un autorità superiore alla nostra, per cui la non adempienza di esse ci porterà pesanti conseguenze. E' curioso pensare di avere fiducia in un essere che non abbiamo mai visto, rispetto che averla in Noi stessi, ed e' ancora più curioso continuare a crederci nonostante vediamo sotto ai nostri occhi che anche in questo modo non riusciamo a rispettare le suddette leggi. E' per questo che ci costruiamo dei modelli di "Creatore" diversi in base al periodo storico in cui viviamo. Io penso che se Dio dovesse esistere, non dovrebbe aver bisogno di trovare un "equilibrio", perchè basterebbe a se stesso. Il significato che si da alla parola "Dio" è diverso in base a chi si pone nel ruolo di osservatore. Non dovrei nemmeno chiedermi quale sia questo significato, in quanto attualmente non posso darmi una risposta certa, ma posso fare delle ipotesi. Nel momento in cui scrivo ne ho tre che sto valutando :

1) un "essere" che per me e' impossibile persino immaginare
2) Noi stessi
3) un ordine naturale delle cose che funziona in base a regole
proprie, che e' sempre esistito, ma che non possiede una capacità di
ragionare simile alla nostra.

Siamo quindi Noi, secondo la mia opinione a creare Lui a nostra immagine e somiglianza, ma non siamo Lui, anche se è evidente che vorremmo esserlo. Ed è dall'origine dei tempi che ci proviamo. Ci sentiamo imperfetti e Lui, inteso come il nostro personale modello ideale di perfezione, ovvero l'idealizzazione di Noi stessi, ci ha sempre attratto, anche perchè abbiamo sempre avuto bisogno di credere in qualcosa, dato che la nostra vita si basa veramente su poche certezze.

Vorrei infine citare Kant,che dice : "la radice di ogni errore consiste nell'intendere il modo in cui Noi determiniamo, cataloghiamo o deduciamo i concetti per qualità delle cose in se stesse" e Schopenhauer, che in Sulla volontà nella natura (1836) ha scritto: "Questo è il significato della grande dottrina di Kant, che la teleologia (lo studio delle prove di un disegno e di uno scopo nella natura) è portata nella natura dall'intelletto, che in questo modo si meraviglia di fronte a un miracolo che ha creato lui stesso".
Infatti il sapere viene costruito dall'organismo vivente per ordinare nella misura del possibile il flusso dell'esperienza di per sé informe in esperienze ripetibili e in rapporti relativamente attendibili tra di esse. Le possibilità di costruire un tale ordine vengono sempre determinate dai passi precedenti nella costruzione. Ciò significa che il mondo "reale" si manifesta esclusivamente laddove le nostre costruzioni falliscono. Poiché, tuttavia, possiamo ogni volta descrivere e spiegare il fallimento soltanto con quei concetti che abbiamo utilizzato per la costruzione delle strutture poi fallite, questo processo non potrà mai fornirci un'immagine del mondo che potremmo rendere responsabile del loro fallimento. Ma sono questi insuccessi, questi fallimenti con cui ci scontriamo nel nostro lavoro, gli stati di ansia, disperazione e pazzia, che ci assalgono quando ci scopriamo in un mondo che, gradualmente o improvvisamente, è divenuto privo di significato. E, se accettiamo la possibilità che del mondo reale si possa sapere con certezza soltanto che cosa non è, allora possiamo dedurre che la pace interiore si potrà raggiungere solamente riuscendo a sostituire una costruzione di una realtà che non è più "adatta" con un'altra che si adatta meglio. Questa nuova costruzione è fittizia come la precedente, ma ci permette la comoda illusione di vedere le cose come sono "realmente" e di essere, quindi,
più in sintonia con il significato della vita, concetto a cui al giorno d'oggi ancora non siamo arrivati.

Saluti.

Dadrim ha risposto: Caro Mario, queste tue riflessioni, come le precedenti, si mostrano profonde, lavorate e sentite. Solitamente non rispondo alle domande o alle lettere che manifestano "voli" del pensiero, o se rispondo seguo la via del paradosso, per il semplice motivo che, cercare di liberare chi è caduto nel labirinto dei propri pensieri usando la logica e la ragione, è come cercare di liberare un uomo legato con delle corde usando ago e filo. Ciò che serve in questi casi è unicamente il coltello!

Ma vi sono anche condizioni mediane dove la lama non è necessaria e qualche semplice e diretta indicazione può essere più utile e comprensibile. Spero che questo sia il tuo caso e che le mie parole non divengano unicamente un bel lavoro di cucito, per rimanere nella metafora dell’ago e del filo.

Sembra che tu ti stia prodigando nella riflessione filosofica, nella ricerca della verità, della realtà, del significato della vita, o come lo vogliamo chiamare, attraverso il pensiero. Tutto ciò è cosa magnifica, a patto che tu lentamente riesca a vedere i limiti entro cui si muove il pensiero. La più grande scoperta che il pensiero può fare sulla realtà umana è comprendere che esso stesso non è la porta attraverso cui possiamo passare per giungere alla “radura dell’essere” (come diceva il buon Haidegger). Il pensiero può essere solo un veicolo che utilizziamo per una certa parte del tragitto, sino a quando comprendiamo che è esso stesso a creare e alimentare la prigione entro cui vive la nostra coscienza, il nostro essere o come vogliamo chiamarlo (come ripeto sempre, le parole non sono mai la cosa, ma solo etichette che indicano una realtà). È paradossale, lo so, ma le cose stanno così: l’uomo indaga il mondo e se stesso attraverso il pensiero, ma è proprio il pensiero che gli impedisce di entrare in contatto con la propria realtà interiore, allo stesso tempo, però, è anche sempre e solo il pensiero che lo può incamminare verso quella realtà.

Per vedere la verità di quel che dico dobbiamo solo comprendere come opera il nostro pensiero, dobbiamo osservarci in continuazione per cogliere tutti i fenomeni che accadono quando la nostra mente elabora, interpreta e legge l’esistenza. Come dice, infatti, la citazione di Haiddeger che riporti all’inizio della tua lettera: "La realtà di cui Noi parliamo non è mai una realtà "a priori", ma una realtà conosciuta e creata da Noi". Questo è assolutamente vero! Noi non conosciamo nulla per quello che è, ma unicamente per come noi lo percepiamo e pensiamo. Ora, chiedersi come sia realmente ciò che esiste, al di là del nostro modo di conoscere, è una di quelle tipiche “domande vuote” che può partorire unicamente il nostro intelletto, per il semplice motivo che esso si muove slegato da un sostrato unitario e organico. Cerco di spiegarmi meglio. Il pensiero opera attraverso la frammentazione del corpo unitario e organico dell’esistenza. Il pensiero divide il tutto attraverso la registrazione, in forma verbale e di pensiero, degli stimoli che il nostro organismo subisce quando entra in relazione con l’accadere dei fenomeni quotidiani. Ecco però che già dire "l’accadere dei fenomeni quotidiani" è una frammentazione bella e buona del nostro pensiero. Se ci pensi, infatti, caro Mario, tutto ciò che viviamo ogni giorno della nostra vita, non è mai l’accadere di vari eventi e fenomeni, ma un continuo accadere dell’evento "vita", del fenomeno "esistenza". Siamo solo noi, attraverso il nostro pensiero, a fermare alcuni eventi, a registrare unicamente certe esperienze, a cogliere sempre singoli frammenti, ma se, per un istante dovessimo osservare l’effettivo accadere delle cose, vedremmo che il nostro organismo, ma ancor più la nostra coscienza, esistono in una continua relazione unitaria con l’esistenza. Il nostro respiro accade fluido, indivisibile, come il nostro battito cardiaco, il nostro vedere, il nostro ascoltare, il nostro toccare e, cosa più importante, il nostro essere sempre colui che sperimenta tutto ciò che avviene. Il nostro corpo è totalmente coinvolto nell’accadere di quel “tutto organico” che è la vita. È sempre e solo il nostro pensiero che può muoversi slegato da ciò che sempre esiste e accade nel “qui e ora”. Solo il pensiero, che altro non è se non memoria, può attardarsi sullo ieri, può volare verso un domani che mai sarà come pensato, può generare scienza, può scrivere leggi che collimano con segmenti di realtà . Capisci ciò che intendo? È solo la mente, attraverso il pensiero, che può chiedersi come esiste il mondo che vive al di là della mente, proprio perché la mente è uno strumento finito che percepisce la propria finitudine.

Ma se esiste un qualche cosa di divino, come ti chiedi tu, quel qualcosa non potrà certo rientrare entro gli schemi di un fenomeno limitato e limitante come il nostro pensiero. Ecco allora che chi cerca di comprendere il divino compie un’azione fallimentare a priori. Sarebbe come cercare di raccogliere l’oceano con le mani.
Il divino non è un qualcosa che possa essere conosciuto, proprio perché la sua realtà comprende e si estende oltre l’attività conoscitiva del pensiero. L’unica cosa che il pensiero può fare è comprendere come esso stesso opera, e quando giunge alla comprensione della propria finitudine e impotenza nei confronti dell’immensità della vita, può auto-sospendersi, arrendersi. Quando il pensiero cade, ecco che allora la nostra coscienza è in grado di riconnettersi al flusso costante degli eventi, esperendo così un senso di appartenenza viscerale e totale alla vita. Tale esperienza però non ha nulla a che vedere con le logiche del pensiero, ne con le percezioni derivanti dal nostro organismo, ma è un accadimento profondo, tutto interno al nucleo più segreto dell’uomo, quel nucleo che racchiude l’essenza stessa della vita, quel nucleo che è la reale identità che si nasconde dietro ogni nostro sentire, agire e pensare.

Il divino può unicamente essere un qualcosa che si può sperimentare, vivere, sentire, gioire, celebrare, ma mai e poi mai capire! Ecco perché dico spesso che la via della spiritualità per me è pura poesia, arte e amore.

Ho studiato le varie scuole psicologiche e filosofiche per anni, mi sono pure laureato in filosofia, ma ogni giorno che passava sentivo che invece di avvicinarmi alla pace e all’equilibrio, mi allontanavo sempre più da me stesso, diventavo sempre più nervoso, più rigido, più arrogante e saccente, e nel vedere tutto ciò lentamente ho compreso i limiti e i pericoli del fenomeno “pensiero”. Ora non voglio più capire nulla, non voglio più dominare la vita o ricercare un dio che sarebbe sicuramente e unicamente il parto della mia piccola e impaurita mente, e in questo lento abbandono sento che è la vita stessa a venirmi a cercare, a volermi parlare e volersi raccontare. Ma questo suo confidarsi non avviene mai attraverso le parole, ma sempre e solo attraverso il silenzio.
V’è però da dire che chi non ricerca senza sosta, consumando la propria ragione e il proprio dubbio sino all'ultima goccia, non giunge mai a nulla se non a cechi fideismi e a fanatiche convinzioni!

Grazie per aver voluto condividere i tuoi pensieri,
rimango sempre in attesa di altre tue sentite quanto utili riflessioni, sia per me che per gli amici del blog!

Dadrim

 
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