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Sull'amore e le relazioni
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Mercoledì 05 Novembre 2008 14:46 |
Qualcuno ha chiesto: “Che si sia in fase di ricerca spirituale o no, purtroppo o per fortuna, la nostra vita quotidiana prosegue ugualmente con svariate peripezie... Io, per esempio, mi scontro spesso con mio marito, secondo me, per delle stupidaggini. Lo detesto sempre di più, visto che è da lui che partono queste assurde discussioni accompagnate da offese e brutte parole. Le prime volte mi sentivo crollare il mondo addosso. Scoprire il mio amato uomo così diverso, inferocito, ingiusto e sempre convinto d’avere ragione per me era una cosa inaccettabile. Adesso, quando capita, sento una tristezza immensa, perché vedo che inciampiamo sempre sugli stessi “sassolini”, e sento che dopo queste brutte cadute non potrò mai condividere con il mio compagno i miei pensieri "spirituali", nonostante lui sembri in grado di comprendermi, a volte parla quasi in modo illuminato, peccato che finisca poi sempre, o per compiacersi delle riflessioni che ha raggiunto, o per deprimersi ancor di più.
Lo so che la ricerca spirituale è un percorso individuale, e che nessuno può cambiare nessuno, e che possiamo solo cambiare il nostro atteggiamento per riuscire a stare sereni ed evitare le collisioni. A dirlo sembra così facile, ma non lo è affatto!
Quale consiglio daresti alle persone, che come me, desiderano proseguire nella ricerca spirituale senza finire per detestare chi ci sta intorno o, peggio ancora, diventare indifferenti nei loro confronti. Non sarà forse proprio il mio cambiamento a infastidire ancora di più? Si tratta di una, per così dire, rivoluzione interna, ma le rivoluzioni, lo sappiamo, non sono mai silenziose.
In sostanza: come possiamo rivoluzionare la nostra vita senza spargere veleni e trovando una felici e un’armonia sia in noi stessi che con il mondo che ci circonda? Per cambiare il mondo bisogna cominciare da noi stessi?”
Dadrim ha risposto: Carissima S., ormai è un po’ di tempo che procediamo insieme lungo i tortuosi e misteriosi sentieri della spiritualità, e mi fa molto piacere vedere con quanta determinazione e sincerità tu stia ricercando un equilibrio, sia interiore che esteriore. Sono certo che se proseguirai con questa motivazione, fra non molto vedrai i frutti del tuo lavoro, ma vi sono ancora diverse cose che vanno maggiormente chiarite, approfondite, comprese e superate. Tu dici: “Che si sia in fase di ricerca spirituale o no, purtroppo o per fortuna, la nostra vita quotidiana prosegue ugualmente con svariate peripezie”. Certo non v’è alcun dubbio su questo. Le peripezie della vita non finiranno mai… Mai!! Ripeto: MAI !!! Anche quando realizzerai il tuo potenziale spirituale, la vita non smetterà d’essere funambolica, per il semplice motivo che la vita è per sua natura imprevedibile, avventurosa, mutevole e misteriosa. E per fortuna che le cose stanno così, altrimenti ti immagini che funerale sarebbe questo mondo e le nostre esistenze? Esistono molte persone che si chiudono completamente alla vita, che si confinano in un routine immutabile, in poche assolute certezze e in poche stantie relazioni, ma osservale con attenzione: sono morti viventi, paralizzati dal terrore del nuovo, del diverso, dell’imprevedibile. Ma una cosa è certa: nonostante i loro disperati tentativi, prima o poi, la vita distruggerà ogni loro barriera e ogni loro difesa, perchè l’esistenza è immensamente più grande di noi, immensamente più potente e immensamente più saggia. Quindi ci rimane un'unica scelta assennata: entrare in armonia con il battito del cuore della vita. Possiamo solo imparare la sua danza e lasciarci portare dalla sua canzone. Prima che la morte, la malattia, l’imprevedibile e l’incomprensibile vengano a frantumare le nostre inutili difese, iniziamo noi stessi ad abbattere i nostri limiti, per entrare volontariamente nel segreto più intimo del nostro esistere. Chi apre le braccia alla vita non teme più alcun male, mentre chi stringe i pugni e chiude gli occhi non è in grado di ricevere nemmeno il dono più sublime della terra.
Tu dici: “Che si sia in fase di ricerca spirituale o no, purtroppo o per fortuna, la nostra vita quotidiana prosegue ugualmente con svariate peripezie”. Certo, la vita è avventura, sfida, lezione continua per tutti, ma v’è una differenza immensa fra chi è in cammino lungo il sentiero della spiritualità e chi deambula incosciente verso illusioni e sogni d’ogni tipo. Chi ha compreso d’esser sempre vissuto in una sorta di sonno, e ora sente il desiderio di risvegliarsi, ogni volta che s’imbatte nelle “peripezie” della vita, ne esce rafforzato, più consapevole di sé e del mondo che lo circonda, più fiducioso, più meravigliato e desideroso di scoprire ancora e ancora. Chi, invece, persegue unicamente il proprio volere, i propri sogni e desideri, senza curarsi minimamente degli equilibri più ampi che muovono e determinano la sua vita e il mondo che lo circonda, ogni volta che s’imbatte nelle peripezie della vita, ne esce ferito, guardingo, deluso, impaurito, avviandosi, così, sempre più velocemente verso una morte, prima interiore e poi anche fisica.
Il male per gli stolti è un avvenimento sfortunato da temere ed evitare, mentre per chi muove verso una crescita spirituale è sempre e solo un’immensa opportunità d’imparare e cambiare, per non dover mai più tornare a commettere gli stessi sbagli e a vivere sempre le stesse paure!
Poi continui la tua domanda dicendo: “Io, per esempio, mi scontro spesso con mio marito, secondo me, per delle stupidaggini. Lo detesto sempre di più, visto che è da lui che partono queste assurde discussioni accompagnate da offese e brutte parole”.
Ti scontri per delle stupidaggini? Ma se le riconosci veramente come delle stupidaggini per quale motivo ti scontri? Probabilmente una parte di te le riconosce come scemenze, ma un’altra parte, più profonda e forte, non le ritiene veramente tali. Ho spesso notato che in questi casi le cause scatenanti dei conflitti non hanno nessuna significato in sé, ma sono unicamente dei pretesti per perpetrare uno scontro che nasce da motivazioni ben più forti e taciute. È come se un razzista picchiasse una persona di colore e poi, una volta preso dalla polizia, giustificasse il suo gesto dicendo che l’uomo aveva gettato una carta sul marciapiede e che lui non sopporta la maleducazione. La colpa sta nella poca educazione civica della persona di colore, non nell’animo razzista del picchiatore. Capisci? Quando in famiglia o nella coppia si litiga continuamente per delle scemenze, dietro si nascondono ferite che non siamo ancora riusciti a vedere e comprendere. Il problema reale non sta mai nelle stupidaggini o nelle cartine per terra! Come potrebbe essere così?!
Se sono delle stupidaggini sono stupidaggini e non ci si scontra. Guarda dentro di te, e in lui, cosa realmente muove questi scontri, e quando avrai sotto agli occhi la reale causa del vostro male, porta alla luce e al vento la vostra ferità: solo così guarirà.
Dici di detestarlo sempre di più visto che pensi partano da lui queste assurde discussioni.
Ma per discutere bisogna sempre essere in due, non si può discutere da soli, altrimenti ci si sentirebbe degli idioti.
Se tu volessi fare una gara a “braccio di ferro” e io non volessi giocare, come potrebbe iniziare il gioco di forza? Tu potresti costringermi con la forza a sedermi sul tavolo, potresti prendermi la mano e schiacciarmela sul tavolo due, tre, dieci volte, ma se io non mi coinvolgessi mai, se non opponessi resistenza, per quanto potrebbe durare questo gioco? Quanto tempo ci metteresti a comprendere la stupidità di quel che stai facendo? Poco, molto poco se non sei totalmente folle. Se mi accorgessi d’aver a che fare con un folle chiamerei la polizia, e cercherei di stargli il più possibile alla larga. Ma il novanta percento delle volte questi conflitti relazionali sono semplici, quanto stupidi, giochi dell’ego che vogliamo entrambi mantenere in piedi, salvo poi accorgerci in vecchiaia d’aver sprecato l’intera nostra vita in fesserie.
Cerca di capire cosa ti ferisce di quel che lui dice. Per il momento lascia perdere completamente tuo marito. Lui per ora, quando litigate, devi vederlo solo come una parte indispensabile per proseguire la tua comprensione personale, per approfondire i tuoi esperimenti spirituali. Lui dice qualcosa, senti che in te nasce un disagio, un fastidio, bene, vattene via e lascialo li con le sue parole ancora in bocca, chiuditi in camera e ascolta questo fastidio, lascialo parlare e lascia che ti spieghi da dove nasce, perché viene, lascia che ti racconti la sua storia. Non giocare a braccio di ferro, non raccogliere la sfida esterna, ma accogli la sfida interiore, scopri perchè senti questo desiderio di giocare a braccio di ferro.
Qui non centra niente chi ha torto o ragione, qui centra solo chi è libero e chi è schiavo, chi e sempre sereno e imperturbabile e chi è nevrotico e sofferente.
Non cercare la ragione: la ragione è sempre degli stolti e degli imbecilli. Cerca sempre e solo la verità, la libertà e la pace.
Continuo con il mio esempio… Se un uomo mi provoca dicendomi “cretino, mollaccione, pauroso, vieni qui che ti sfido a braccio di ferro”, seguendo la logica, chi è in torto è lui e non io, ma cosa me ne faccio della logica e della ragione. Se in me le sue parole non muovono una mosca, perché dovrei partecipare ad un gioco così assurdo? Ma dalle tue parole mi sembra di capire che certe parole muovono in te un intero temporale e non un semplice mosca. E forse in lui, in tuo marito, le tue risposte alle sue parole muovono un uragano. È sempre così che nascono i conflitti. È sempre l’inconsapevolezza delle cause interne al nostro animo a spingerci a voler modificare il mondo esterno, ma il mondo esterno si modifica solo quando eliminiamo le cause interne. Quando tu, alle sue parole, risponderai con amore e serenità (ma reali e non recitate), nel giro di pochi istanti vedrai cambiare completamente le dinamiche della vostra relazione.
Dici inoltre: “Adesso, quando capita, sento una tristezza immensa, perché vedo che inciampiamo sempre sugli stessi “sassolini”, e sento che dopo queste brutte cadute non potrò mai condividere con il mio compagno i miei pensieri "spirituali", nonostante lui sembri in grado di comprendermi, a volte parla quasi in modo illuminato, peccato che finisca poi sempre, o per compiacersi delle riflessioni che ha raggiunto, o per deprimersi ancor di più”.
Condividere i pensieri spirituali è un inganno, è aria fritta. Se tu usi la vostra relazione per comprenderti sempre di più, per superare i tuoi conflitti interiori, vedrai che i cambiamenti, sia interni che esterni arriveranno, e a quel punto vedrai anche che senza saperlo e volerlo avrete camminato assieme lungo il sentiero della realizzazione personale.
Se tu inizi a muoverti verso la serenità e la pace, chi ti sta vicino, o viene con te, o fugge, ma tu non devi fare nulla, tutto accade spontaneamente. Se la persona che ho accanto non alimenta più la mia ira, il mio malumore e la mia inconsapevolezza, sono costretto a vedere che tutte queste brutture sono solo dentro di me e non in chi mi circonda. A quel punto, o cambio o mi vado a cercare qualche altro sonnambulo disposto a giocare al mio triste e stupido gioco. Ma tu dici anche che quest’uomo: “sembra in grado di comprenderti, a volte parla quasi in modo illuminato, peccato che finisca poi sempre, o per compiacersi delle riflessioni che ha raggiunto, o per deprimersi ancor di più.
Credo pertanto che quest’uomo abbia, quanto te, un gran desiderio di uscire dai sui vecchi meccanismi e di incamminarsi verso un nuovo sentiero, ma mi sembra di capire che se il cambiamento non parte da dentro di te, nulla si modificherà.
La ricerca interiore è un fatto personalissimo, hai ragione, ma quando avviene coinvolge anche le persone più lontane a noi. È come un’esplosione nucleare, non si può nascondere e non si può tenere per se stessi.
Se inizi a creare libertà e serenità dentro di te, vedrai che aumenterà anche la tua compassione ed il tuo amore per i limiti e le difficoltà degli altri, di tutti coloro che ti circondano, compreso tuo marito. La consapevolezza non può mai renderci insensibili o portarci a detestare chi ci circonda. La ricerca spirituale, se si sta muovendo nella giusta direzione, può solo portarci a una maggiore sensibilità, e una maggiore sensibilità ci porta inevitabilmente ad avere un maggiore amore e una maggiore accoglienza verso l’altro.
L’amore e l’accoglienza saranno poi il terreno da cui germoglieranno i semi delle tue azione, e quando le nostre azione crescono da una siffatta dimensione, vedrai che le loro conseguenze saranno veramente rivoluzionarie, ma non avranno mai le forme e i modi delle rivoluzioni che nascono dal desiderio di cambiare il mondo che ci circonda in base ai nostri desideri, perché saranno semplicemente il frutto del riflesso della nostra pace e verità interiore.
Un abbraccio
Dadrim
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Sulla spiritualità
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Mercoledì 05 Novembre 2008 00:34 |
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Qualcuno ha chiesto: "Potresti raccontare quali furono le circostanze che ti spinsero a intraprendere un cammino spirituale?"
Dadrim ha risposto: Potrei raccontare brevemente quali furono le circostanze che diversi anni fa mi portarono a intraprendere un’accurata indagine sull’animo umano, e pertanto, in prima istanza, su me stesso. Credo che il ripercorrere quei tempi, in cui muovevo i miei primi passi spinto dalla sensazione di vivere prigioniero d’una specie d’incantesimo, potrebbe essere d'aiuto e conforto per tutti coloro che oggi si trovano nelle mie medesime condizioni d’allora……
In quegli anni avevo praticamente tutto: amici, famiglia, interessi, svaghi, divertimenti. C'era tutto! Avevo il pacchetto completo di quel che usualmente è considerato indispensabile per trascorrere una vita serena: non mi mancava nulla. Ma fra tutte queste cose ve ne era una che molti spesso non hanno o non vogliono proprio avere. Avevo tempo per pensare, guardare, riflettere e rimanere un po’ solo con me stesso. Non che lo volessi, ma forse per semplice pigrizia mi capitava di preferire il divano alla confusione dei locali nel fine settimana, o la terrazza di casa alle frenetiche settimane di metà agosto.
Fu proprio durante quei momenti di solitudine che iniziai a percepire qualcosa in me che chiedeva la mia attenzione, e nonostante cercassi di riaccodarmi, silenzioso e disciplinato, lungo la “comune” via, il cicalare che sentivo tutto intorno a me si era ormai fatto così palesemente grottesco da non permettermi più di tornare a dormire. Come dicevo, il caso mi concesse, lunghi tempi morti, ore di solitudine, d’immobilità, che probabilmente andarono a spezzare quell’altrimenti meccanico e perpetuo movimento che m’ero abituato a chiamare vita.
Durante quelle pause mi capitava di confrontarmi con pensieri che già altre volte mi avevano fatto visita, ma mai cosi vividi e persistenti. Certo, erano tutte cose che già sapevo, ma prima d’allora erano sempre state solo sterili notizie, eventi lontani, mai qualcosa di così reale, vicino, se non addirittura intimo e personale.
Iniziai a sentire tutta la violenza, la paura e il dolore che mi circondavano e penetravano. Dietro i sorrisi e le frasi di rito che cristallizzano i nostri rapporti iniziavo a scorgere il vuoto e la solitudine interiore delle persone.
Iniziai a vedere in modo chiaro e diretto come tutti noi viviamo presi all’amo da ideali e desideri privi d’ogni significato. Mentre passeggiavo per le strade venivo nauseato dalla banale volgarità di tutte quelle immagini di corpi nudi stampati su cartelloni ingrigiti dallo smog. Sfogliando, al bar, il giornale della mia città, rimanevo stupito, quando, dalla notizia di uno stupro, girando pagina, si passava alle pubblicità di una serie interminabile di locali per lo spogliarello. Non potevo far a meno di chiedermi come fosse possibile non comprendere la connessione degli eventi.
Mentre rimanevo così, in disparte, silenzioso fra i miei pensieri, l’idiozia delle cose si faceva, giorno dopo giorno, sempre più invadente, persistente, sfacciata. Iniziavo a vivere tutto ciò come un esplicito insulto all’intelligenza e alla bellezza che l’essere umano racchiude in sé in potenza. Guardando i gatti che giocavano a rincorrersi fra le spighe di grano nel campo sotto casa, percepivo quasi un senso d’invidia tanto mi apparivano più eleganti, sensibili e sereni della maggior parte di noi uomini.
Fu così che in quel periodo qualcosa in me iniziò a cambiare, sino a farmi capire d’esser sempre vissuto come un morto fra una moltitudine di sonnambuli. Quella sensazione di disagio e irrequietudine che da sempre aveva mormorato timidamente in me, ad un tratto iniziò a gridare furiosa. L’evidenza dei fatti era sempre stata di fronte ai miei occhi, ma sino ad allora non ero mai stato pronto ad accettarla.
Consumiamo e sprechiamo più dei tre quarti del pianeta, e già tronfi e gonfi più del possibile siamo anche capaci di prenderci alla gola per sottrarci l’ultima fetta di pane stando seduti ad una tavola che tracima d’ogni bene. Televisioni, quotidiani, riviste, radio e tutti quegli organi che paradossalmente chiamiamo d’informazione, mentre tutto questo accade, non trovavano niente di meglio che l’occuparsi della vita sessuale di qualcuno, delle quisquiglie dell’ultima gazzarra parlamentare o dei tristi quanto inutili retroscena di un omicidio. Parlano del grasso che cresce sui sederi delle persone, di barche e yacht, alberghi di lusso, vini e ristoranti per milionari, mentre noi stiamo li a ingurgitare tutto, seduti su divani imbottiti di rate, protetti da case che saranno di proprietà d’una banca per i prossimi trenta anni. Ci comportiamo come se abitassimo in un altro pianeta, come se le grida di tutti coloro che in questo istante vengono uccisi, violentati, torturati, strappati dalle proprie famiglie non dipendessero anche dalle nostre scelte, dai nostri stili di vita, da quel che accettiamo di credere e sostenere o da quel che continuamente proviamo a negare.
Ci siamo lasciati completamente inebetire e derubare d’ogni tempo necessario per riflettere, pensare, discutere. Non siamo più capaci d’alcuna empatia?
Abbiamo mai provato a calarci per un secondo, con il cuore e la mente, in ciò che può provare un madre mentre micidiali macchine di morte sorvolano i luoghi dove fino a ieri portava il suo bambino a giocare? Rimaniamo ipnotizzati dalle parole di quegli imbonitori televisivi che abbiamo ancora il coraggio di chiamare giornalisti e quasi ci scappa un applauso mentre vediamo scorrere alla tv immagini di soldati che fanno irruzione in una casa. Siamo ormai divenuti totalmente incapaci di distinguere il falso dal vero, la vita dalla morte, l’amore dall’odio, i film dalla realtà? Credo sia giunto il momento di smetterla di attribuire le colpe ad altri. Politici, giornali, multinazionali: sono sempre loro i responsabili. Ma noi un’intelligenza e una volontà non le abbiamo più? Noi siamo i consumatori, noi gli elettori, noi i genitori, gli insegnanti, i lavoratori. Noi siamo parte di tutto questo, responsabili quanto chi agisce deplorevolmente in prima persona perché gli siamo sempre accanto, ma con lo sguardo rivolto altrove. Questa è omertà, questa è mafia, una mafia dell’anima, e noi tutti ne facciamo parte, anche se è così consolante raccontarsi che tutto accade sempre in una sorta di non luogo, dove ovviamente noi non siamo mai. Ma non è forse che quel non luogo sia proprio dentro di noi?
A malincuore devo dirvi, amici miei, che lungo il mio cammino trovo sempre più uomini che non posso dire vivi, ma che non posso nemmeno chiamare morti. Sembra che fra noi umani si sia diffusa una specie d'epidemia capace di spegnere la vita delle persone prima che la morte abbia bussato alle loro porte.
Credo che questo "Male" sia cresciuto attraverso i secoli assumendo forme sempre differenti, senza far troppo rumore, riuscendo così a rimanere nascosto. Se a questo "Male" voi foste immuni, avrete già inteso ciò di cui sto parlando, perché sono proprio quelli ancor capaci di sentire, che pienamente comprendono la miseria di coloro che non sono nemmeno coscienti del loro soffrire. Attraverso questi incontri vorrei condividere con voi, amici mie, la ricerca che iniziai il giorno in cui mi resi conto dell’esistenza di questo inganno, augurandomi che in queste mie parole possiate trovare la luce di un faro capace di orientarvi anche nelle notti più scure.
Tutto ciò che dico cerco sempre di esprimerlo, per quanto ne sono capace, nel modo più chiaro e semplice possibile, perché intravedo quanto semplice e chiara sia la natura stessa della verità. Ma le parole semplici sono anche le più difficili da trovare, perchè nascono solo quando si è pronti a guardare la realtà delle cose, dentro e fuori di noi. Sarà altrimenti inevitabile che le menzogne e le paure, che si nascondono in noi, rendano confuso e bugiardo il nostro stesso ragionare. Il più delle volte, infatti, se ascoltiamo con attenzione, scopriamo come dietro ad eruditi discorsi e complesse argomentazioni si nascondano solo sconnessi e banali concetti. In molte altre occasioni ci accorgeremo, invece, come le parole più famigliari e belle siano usate unicamente per celare le più infami menzogne.
Pertanto dobbiamo esser sempre estremamente accorti proprio a quei discorsi che gli uomini del nostro tempo ritengono giusti, morali, virtuosi o chissà cos’altro, perchè ciò che è scontato nessuno lo mette mai in dubbio, per questo l’inganno vi costruisce sempre il suo rifugio!
Dadrim
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Immagini, poesie e aforismi
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Domenica 02 Novembre 2008 21:34 |
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"Mi chiedo seriamente quali siano i valori, gli ideali e la concezione ultima della vita che hanno guidato questo nostro paese, e forse più in generale l’occidente intero, in questi ultimi quarant’anni?
Qualcuno sa a che livello sono le nostre scuole, il grado di alfabetizzazione e di cultura degli studenti che vi escono? Qualcuno ha riflettuto su quale sia la comprensione che hanno i giovani di un mondo che corre a velocità mai conosciute prima d’ora ma non certo grazie alla spinta, alla volontà e alle competenze della maggioranza dei suoi abitanti?
Siamo stati travolti dalla tecnologia, ed ora, come formiche chiuse in una scatola, aspettiamo che dall’alto qualcuno ci getti un po’ di briciole di pane, che per noi sono un nuovo modello di telefonino, una nuova auto con rate vantaggiose, per poter andare poi in giro per centri commerciali a comprare ultimissimi gadget high tech da sfoggiare fra le file di mastodontici supermercati, mentre una folla indifferente ci passa accanto. Ma poco importa che nessuno badi a qualcuno, perché quel che importa è che il nostro “io” creda che tutti badino a noi.
La tecnologia ci cambierà la vita, pensavamo all’inizio del secolo scorso, ed effettivamente ce l’ha cambiata, direi proprio di sì! Ce l’ha così cambiata che non sappiamo nemmeno più di averne una, perché quando si danno dei giocattoli troppo complicati a dei bambini un po’ stupidi, questi non sapranno come usarli per il meglio e finiranno inevitabilmente per farsi male. Ma vi rendete conto che nonostante tutta questa scienza, conoscenza e tecnologia, lavoriamo sempre di più e guadagnamo sempre di meno, mentre le risorse primarie per la nostra sopravvivenza costano sempre di più e le puttanate high tech costano sempre meno?"
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Dio e religioni
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Martedì 28 Ottobre 2008 13:33 |
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Dadrim ha risposto: Perché in nessun testo mistico cristiano si parla di chakra, kundalini o cose simili? Perché nessun mistico orientale ha mai avuto visioni Mariane, Cristiche, apparizioni di stigmate o cose simili? Come è possibile che le possessioni demoniache assillino solo coloro che in qualche modo sono vissuti in un’atmosfera religiosa di qualche tipo? Hai mai sentito di un ateo convinto, un comunista o un logico colpiti da visioni, possessioni, o che hanno fatto esperienza dell’apertura di chakra, salita di kundalini, scoperta di terzi occhi o altro?
I buddisti parlano di cinque chakra, gli induisti di sette e i tantrici di nove. Ma com’è questa storia?
La storia a mio modo di vedere è semplice: il retaggio culturale che ti porti appresso manipola e dirige le tue esperienze, e questo non ha nulla a che vedere con la realtà, la libertà e l’amore. Tutto ciò non ha nulla a che fare con la realizzazione di sé e con la verità.
Tutto ciò è solo il potere dell’immaginazione!!
La nostra immaginazione, quando è mossa da un potente desiderio è in grado di creare qualsiasi cosa: visioni, chakra, kundalini e persino modificazioni organiche. Un forte shock può generare delle conseguenze fisiologiche di notevole portata: si perdono completamente i capelli o diventano tutti bianchi nel giro di pochissimo tempo, può svilupparsi una grave malattia e molti altri effetti. Non vedo perché non sia possibile anche il processo inverso, e cioè, quando una persona si fissa completamente su un determinato pensiero, qual pensiero assume una forza tale da ripercuotersi anche sull’organismo. Dalle mie osservazioni concludo che questa è la spiegazione del fenomeno dei “miracoli”. I miracoli, letti da una certa prospettiva, non sono nulla di così eccezionale, ma rientrano semplicemente nelle normali potenzialità della nostra struttura CORPO-MENTE. Lo stesso vale per fenomeni come la kundalini, i chacra, le visioni ecc. L’unica differenza risiede nell’intensità energetica che attribuiamo ad un pensiero. Alcune perone arrivano ad un punto tale, di focalizzazione della propria consapevolezza, da poter operare delle mutazione sulla propria struttura organica, o addirittura delle manipolazioni della materia che li circonda. Ma tutto ciò non vedo che rilevanza abbia con il divino. Sono tutti fenomeni auto indotti, nulla di speciale. Non vedo su quali basi un uomo possa pensare che dio, dopo esser stato mosso a compassione dalle sue preghiera, si possa scomodare per risolvere i suoi problemi, mentre contemporaneamente muoiono di fame e per violenze milioni di bambini in tutto il mondo, bambini che probabilmente meriterebbero molto più di lui d’esser salvati, considerando che non hanno ancora avuto il tempo per commettere alcun peccato, come credono molte religioni (non certo io). Ora poi, mi hanno detto che secondo il papa attuale il limbo non esiste più, quindi pari diritti per tutti! Ma vi rendete conto?
I fenomeni miracolosi, come si usa definirli, per me non hanno nulla di miracoloso e nulla di così interessante.
In fondo questo universo è composto da un’unica energia, più o meno consapevole, che vibra a differenti velocità, pertanto non vedo nulla di strano in determinati fenomeni, ai quali la maggior parte della gente, o attribuisce eccessiva importanza, o tende a negarli completamente per sterilità investigativa o semplice paura!
Ma vi sono due cose da dire, che ritengo fondamentali, in merito a questo argomento.
La prima riguarda l’estrema pericolosità dei poteri della nostra mente.
La via che conduce alla realtà, alla verità, alla nostra dimensione interiore più profonda, non è una via che sviluppa i poteri della nostra mente e della nostra immaginazione, tutt’altro. La via che conduce all’Essere è un sentiero fatto di silenzio, di osservazione attenta e passiva, di ascolto, di dissoluzione del proprio volere egocentrico, di estinzione dei propri desideri, del groviglio incessante e tormentoso dei propri pensieri. In sostanza, come hanno sempre riferito i grandi mistici d’ogni tradizione, è un percorso d’abbandono. “Sia fatta la tua volontà”, non la mia o la nostra, diceva il Figlio dell’Uomo!!
Spesso però rischiamo di auto ingannarci e di scambiare la via dell’abbandono con la via dei nostri più assurdi desideri d’immortalità, di potere e di dominio, anche nei confronti del mistero stesso della vita, tutte cose assolutamente dannose e false.
Le nostre paure, i nostri desideri di sicurezza, di certezza, di potere, vanno dissolti, vanno compresi e abbandonati, non vanno incanalati nei processi immaginativi del nostro pensiero.
Quando le nostre paure o le nostre brame (che sono poi la stessa cosa) iniziano ad impossessarsi delle facoltà immaginifiche della nostra mente, ogni sorta di mistificazione diviene possibile.
Questa, a mio parere, è la causa principale d’ogni forma di sofferenza mentale e di fallimento della ricerca interiore.
Pertanto esorto chiunque a desistere da tali attività. Invito a comprenderne l’auto inganno che vi sta alla base, e di cercare di riappropriarsi di quell’unico sentiero che di sicuro ci porterà alla realizzazione del nostro vero potenziale: il sentiero del silenzio, dell’ascolto, dell’introspezione, della calma e della paziente attesa dell’autonomo dischiudersi della realtà che dimora in noi.
Cosa ne sappiamo noi di Dio, del vero, del reale, di cosa accadrà quando raggiungeremo quella sconosciuta dimensione in cui esiste il nostro Essere? Nulla!!! Pertanto ogni rappresentazione che ora ci possiamo fare di quel che sarà o potrebbe essere la nostra meta, ci impedisce unicamente di vedere chiaramente quali sono gli impedimenti che si frappongono fra noi e il mistero, anzi, vorrei dire che ogni nostra immaginazione o rappresentazione è l’impedimento stesso, è il nostro più grande ostacolo al contatto con la verità!
Mai l’uomo è arrivato alla verità, è sempre la verità ad arrivare all’uomo. L’uomo può solo pulire le lenti dei suoi occhiali e rimanere seduto in silenzio, sull’argine del fiume, ad aspettare l’alba del nuovo giorno.
Visioni, chakra, kundalini e tutto quel che ci va dietro, non sono segni d’avvicinamento al reale, ma inutili e a volte pericolosissimi eventi collaterali, dovuti a particolari indottrinamenti culturali, che intervengono lungo il sentiero della nostra ricerca spirituale.
Possono essere fenomeni piacevoli, a volte possono essere immensamente terrorizzanti, ma come ho sempre consigliato per ogni altra cosa che transita sullo schermo della nostra mente: rimanete indifferenti, osservate e lasciate che tutto segua il suo corso.
La seconda cosa che vorrei sottolineare è l’inutilità di questi fenomeni e d’ogni nostra proiezione.
Se anche dovessi andare a Meugorje, e dopo aver pregato per giorni e giorni, ottenessi la guarigione da un brutto male, cosa otterrei? Non dovrò comunque morire fra qualche tempo? Ho ottenuto la risposta ultima a questa mia misteriosa esistenza? No!
Ho solo posticipato il giorno della paura, ho solo posticipato il giorno in cui mi dovrò porre definitivamente l’unica vera domanda che conta: chi sono io e cos’è questa sconcertante realtà che mi circonda e compenetra?
Molti dicono che dopo aver assistito ad un “miracolo” o dopo esserne stati i protagonisti, si vive nella certezza della presenza di dio. Ma cosa ce ne facciamo delle certezze, dei credo e delle convinzioni?
A questa affermazione vorrei ribattere con un esempio banale: Se stando seduto di fronte ad un computer, dopo ore che lo accarezzo, che provo a premere tutti i tasti della tastiera, che provo ad inserire i cavi nelle giuste sedi, ad un tratto, per un caso fortuito, dovesse accendersi il monitor, per quale strano motivo dovrei iniziare a credere che tutto funziona alla meraviglia e che nel giorno del bisogno io lo saprò usare?
“ Beati coloro che crederanno senza aver veduto” sta scritto nel vangelo di Giovanni. E cosa significa questo? Non credo certo: beati coloro che crederanno perché hanno veduto e non sanno nemmeno bene cosa!
Beati sono coloro che credono nel sentiero spirituale, che desiderano scoprire la verità senza lasciarsi abbagliare da futili cose e inutili parole, questo è il significato che leggo io in queste millenarie parole.
E ancora, nel Vangelo di Matteo sta scritto:
<<Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demoni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi? Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande>>.
Che bellezza in questo passaggio del Vangelo!!!
Qual è la volontà del padre che sta nei cieli?
Questa è la vera domanda! Qual è il significato di questa mia esistenza? Chi sono io e cos’è questo mistero che mi circonda?
Se non siamo riusciti a rispondere a queste domande, non ci basteranno nemmeno tutte le kundalini, i chakra e le visioni mistiche dell’universo per poter lasciare questo mondo con un dolce sorriso sulle labbra, invece che con una smorfia di dolore e di paura sul viso, quando verrà il nostro ultimo momento!!
Infine, per quanto riguarda la tua domanda sulla New Age, so solo una cosa: il Nuovo è sempre qui ed ora, di fronte ai nostri occhi, che ci chiede d’essere vissuto e compreso, il resto sono solo idiozie!
Un abbraccio
Dadrim
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Società e condizionamenti
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Venerdì 24 Ottobre 2008 13:12 |
Mi hanno chiesto se posso dire qualcosa in merito ai fatti che stanno accadendo nel nostro paese: Berlusconi e la scuola, le proteste, la riforma Gelmini, i tagli alle scuole, alle università, la rabbia studentesca, le occupazioni, le forze dell'ordine, ecc…
La mia risposta è si, posso dire qualcosa, ma non credo sarà quel qualcosa che i più vorrebbero sentirsi dire!
Quel che molti vorrebbero sentirsi dire è sempre la solita banalità, la solita inutile cantilena che oscilla fra un turbine di vuote parole spese a favore della Gelmini, Berlusconi e compagnia bella, e una tempesta di altrettanto vuote parole contrarie. Ho letto molti articoli in questi giorni, e sono tutti uguali, cambia solo il partito che li finanzia o la statica ideologia che vi sta dietro, ma tutti si muovono solo entro le logiche del si e del no.
Sapete cosa vi dico? Non cambia nulla e non cambierà mai nulla se non iniziamo immediatamente una ribellione spirituale ed educativa senza precedenti. Gelmini, Berlusconi, Veltroni, Magnifici Rettori, sindacati, comunisti, giornalisti, privatisti, tutti stretti per mano in un inutile girotondo che non porta a nulla, se non ad un’ennesima mistificazione del significato più profondo dell’atto educativo. Tutti questi grandi chiacchieroni parlano e straparlano di cose su cui non hanno mai riflettuto e di sogni che non hanno mai avuto. Spostano il centro dell’attenzione su temi irrilevanti, mentre i giovani (i principali soggetti che dovrebbero esprimersi in merito alla questione) non sanno far altro che lasciarsi inebetire dalle parole di Baroni, Baronetti e politicanti d’ogni genere!
Ma non la vedete la realtà dei fatti? V’è chi dice che la scuola prima del 68 funzionava alla meraviglia. V’è poi chi dice che solo dopo il 68 le cose hanno iniziato ad andare meglio e che ora v’è un ritorno ad uno stato di semi dittatura. V’è chi dice che l’Italia dovrebbe seguire l’esempio dell’Europa, v’è chi dice che dovrebbe adattarsi al modello americano, chi addirittura pensa a quello giapponese o cinese.
Si parla sempre e solo di questioni marginali, periferiche, superficiali, speculative, soggettive, legate agli interessi di un gruppo, sia quello del corpo docenti, quello del partito politico, o quello del circolo d’intellettuali della domenica, non fa alcuna differenza.
Non ho letto più di un articolo e non ho sentito parlare, in televisione, più di un minuto rispetto al problema di che cosa sia una vera e sana educazione, di quale dovrebbe essere il vero ruolo della scuola e degli insegnanti rispetto al futuro dei giovani, che tengo a far notare: è il futuro dell’umanità intera, compreso di chi ogni si sente adulto e forte, ma che domani sarà custodito dalle mani di chi oggi è piccole e speranzoso.
La scuola e tutti i nostri processi educativi hanno fallito in pieno, si sono rivelati assolutamente inutile per quanto riguarda la creazione di un ordine sociale fondato sulla libertà interire, sull’amore e il rispetto reciproco, sulla gioia e la serenità, sulla solidarietà e il benessere economico minimo per tutti. Tutte queste parole sono state totalmente rimosse dalle labbra di chiunque. Ci siamo ingannati e presi in giro al punto tale che nessuno si aspetta più che all’interno dei processi formativi debbano essere poste in assoluto risalto questioni come l’educazione ai sentimenti, alle relazioni consapevoli, all’amore. La scuola è diventata unicamente un luogo di formazione al lavoro, di preparazione alla battaglia per la sopravvivenza che vige all’interno delle logiche lavorative e produttive della nostra tanto amata società dei capitali e dei consumi.
Se le cose stanno effettivamente così, cosa potrà mai cambiare se ora questo partito, e domani quell’altro, compiono modifiche all’interno di un’istituzione scolastica che non possiede più nulla di tutti quei requisiti fondamentali, necessari al reale sviluppo del potenziale umano!!!
Il nucleo del problema sta proprio in queste parole: il reale sviluppo del potenziale umano!!!
Quel è il reale potenziale umano? Io dico che ogni uomo, se lasciato crescere nel contesto adatto, può divenire un essere capace di vivere in uno stato di assoluta pace, serenità, fratellanza, amore e gioia. Ma vi rendete conto che queste parole non vengono nemmeno più pronunciate, capite che la gente non crede più in se stessa, nel proprio futuro… le persone hanno smesso di sognare. Poi ci si stupisce che in Italia la natalità è a zero, ma chi non sogna non può desiderare un figlio, perché ha smesso di credere in un possibile futuro! La gente è così avvilita e indottrinata ad accettare sommessamente una condizione di vita miserabile, da essere arrivata al punto tale di non credere più, e nemmeno pensare, all’esistenza di una possibilità, sia interiore che esteriore, di serenità.
Voglio dirvi che la gioia e l’amore sono un vostro diritto!!!
L’Italia non dovrebbe essere una Repubblica fondata sul lavoro, ma sull’amore e la solidarietà sociale!
Pazzi, pazzi scatenati, addormentati, disillusi, morti prima del tempo!!!
E questi giovani cosa fanno? Vanno in piazza per contestare il ripristino del voto in condotta, o la riduzione dei fondi, o l’aumento del numero di studenti per classe…
Svegliatevi!!!
Mi rivolgo a voi ragazzi: vi stanno prendendo per il culo!!! Vi state fregando con le vostre stesse mani!! Svegliatevi!!!
Andate in piazza per riunirvi e iniziare a dialogare e progettare il vostro futuro fra di voi, invece che stare lì a protestare verso chi vi manda la polizia. Maledizione!!!!!! Ribellatevi!!!!! Ribellarsi non vuol dire reagire a chi impone una condotta, usare la violenza, o stupidaggini del genere, ma creare una nuova realtà, essere artisti di se stessi, maestri del proprio futuro, artefici del proprio destino!!!
Voi siete il mago, il cappello e la magia. Comprendere questo è la vera ribellione, e non andare in giro con bandiere rosse, nere, gialle a cantare slogan putridi e patetici riciclati dal fallimento educativo dei nostri padri.
Andate in piazza per pretendere che la scuola abbia come obbligo l’introduzione di gare di poesie e danza, e che si smetta di insegnare a memoria le poesie di qualche poeta morto da secoli. I poeti site voi!!!! Pretendete lezioni obbligatorie d’educazione sessuale, d’informazione sugli effetti delle droghe. Pretendete ore obbligatorie di condivisione dei vostri sogni, di riflessione, di filosofia, di confronto fra le religioni, e non d'indottrinamento ad un’unica religione. Vi siete resi conto che il futuro e multi etnico e multi religioso? Andate in piazza per chiedere a questi politicanti ombra ed evanescenza, che vi rispondano al perché la produzione di ricchezza si moltiplica e la povertà aumenta, perché la tecnologia ha raggiunto livelli mostruosi, ma si lavora tante ore quante un tempo o addirittura più di prima. Andate a chiedere perché si muore per guadagnare i soldi per un pezzo di pane.
Anzi, fate una cosa ben più intelligente. Rispondete voi a queste domande, trovate voi le soluzioni, non cercate l’aiuto di chi è legato con una corda al palo del padrone. Trovatevi nelle piazze, nei parchi, lungo i fiume e nelle vostre case per discutere queste cose fra di voi e vietate la partecipazione a chi ha più di 30 anni. Poi andate sui tetti delle case, andate per le strade, e dite ad ogni uomo, donna e bambino che la via per il cambiamento non sta nelle fesserie che si sentono in Tv, per radio o sui giornali, ma che la via per una nuova condizione sociale e spirituale parte dal nostro intelletto, dall’unione di uomini svegli e liberi che sanno ancora gridare parole come amore, giustizia, fratellanza, rispetto e pace.
Maledizione!!!! Tornate a guardare la bellezza di questo mondo e la bellezza che trabocca dagli occhi dei bambini e di voi giovani. Guardatevi allo specchio e amateveli, apprezzatevi per quello che siete, per i sogni che avete, e non fatevi corrompere dall’idea che per essere qualcuno si debba divenire qualcuno!! Tornate a fidarvi di voi stessi e dell’innato desiderio di felicità che alberga in ogni uomo!
Dadrim.
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Storie e racconti
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Giovedì 23 Ottobre 2008 14:49 |
Mi hanno raccontato una bellissima storia, non so se sia accaduta realmente, ma per quanto riguarda la ricerca spirituale è certo che accade sempre così:
<<Agli inizi della guerra in Iraq v’era un soldato che di continuo abbandonava la sua postazione per corre fra le dune del deserto o fra i vicoli di Baghdad alla ricerca di qualunque resto di carta che riusciva a intravedere fra la polvere, i proiettili e le bombe. Quando ne trovava uno, si fermava immobile sul posto e iniziava ad esaminarlo con molta attenzione, poi scuoteva il capo con disappunto lasciandolo cadere. Sconsolato, tornava poi lentamente al suo posto di combattimento.
I suoi superiori, constatando che questo comportamento tendeva a ripetersi sempre più di frequente e in qualsiasi situazione, lo fecero ricoverare all’ospedale militare del campo base.
Interpellato dai medici, in merito a questo suo comportamento estremamente pericoloso e insensato, il giovane soldato non seppe dare alcuna risposta. Dopo pochi giorni ricominciò a raccogliere carte di ogni tipo anche fra le corsie del reparto psichiatrico. Guardava ovunque: nei cestini dell’immondizia, sotto i letti, nelle tasche dei medici, fra le lenzuola dei letti. Vagava sempre più ansioso e disperato, ed ogni volta che raccoglieva un foglietto, immobile, lo osservava, poi iniziavano a scendergli copiose lacrime dalle guance, mentre lentamente ritornava al suo letto per rannicchiarsi sotto le coperte e ripetere ossessivamente: “Perchè non riesco a trovarti, ho fatto di tutto, ho rischiato la mia vita per te, ora non ho più nulla, tu sei il mio unico desiderio, il mio primo pensiero all’alba e il mio ultimo al tramonto. Non so più dove cercare, non so più dove andare”.
Venne poi un giorno in cui smise definitivamente di parlare e di vagabondare per l’ospedale. Con lo sguardo fisso nel vuoto rimaneva seduto per ore e ore sulla poltrona accanto al suo letto.
Tutto ciò continuò per delle settimane, sino a quando, una mattina d’ottobre, andò da lui un militare che, fissandolo attentamente in viso per cercare d’intuire se fosse ancora in grado di comprendere qualcosa, gli disse : “Sei stato dichiarato inabile al servizio militare, questo è il tuo foglio di congedo”. A quel punto il giovane, ormai considerato completamente pazzo, mosse lentamente una mano… prese la busta… la scartò… e dopo averla fissata attentamente per diversi istanti, scoppio in lacrime e potentissime grida di gioia. Iniziò a ballare e a baciare tutti i medici del reparto, i pazienti, il militare che era venuto per dargli il congedo, e senza più voltarsi si precipitò come un fulmine verso la porta d’uscita dell’ospedale esclamando: “Ti ho cercata in ogni luogo, ti ho sognata in mille forme, ti ho desiderata più della mia stessa vita, ma solo ora capisco che non era in mio potere scovarti fra le cose e le persone. E proprio quando non ti cercavo nemmeno più, e nulla era rimasto nel mio cuore, eccoti qui, sei tu stessa a venire da me senza tamburi ne fanfare, ma con la voce di un semplice soldato. Mia dolce e amata libertà, ora posso tornare alla mia vera casa, nella mia patria, dove mi aspetta l’amore e la pace che sempre ho sognato!!!”>>.
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Dadrim
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Dio e religioni
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Mercoledì 22 Ottobre 2008 14:20 |
La verità non può essere una teoria, non può essere un sillogismo o un dogma. La verità non può appartenere a una religione, a un uomo o a una setta. La verità non può essere provata o confutata, la verità non può essere discussa, ma unicamente vissuta.
Assurdo vero? Eppure per me è così! "Per me la verità è vera solo quando si vive veramente", e la vita è un sentire, mai un pensare, un dibattere, un provare o confutare, un credere o non credere. O sei vivo o sei morto! Non puoi pensare alla vita e poi decidere cosa sei e cos’è!!
È talmente ovvio!!, ma le cose ovvie sono le più difficili da accettare perché non ci lasciano lo spazio per esitare, per difenderci, per demandare, rimandare, e continuare a fuggire, pertanto l’ovvio è stato rimosso e sostituito con il banale e il falso.
Riflettiamo un po’, e vi prego di avere pazienza, perché l’argomento è semplice, ma noi ormai siamo così complicati e contorti che per vedere le cose come stanno dobbiamo fare mille giri di parole. Quindi pazienza, voglia di guardare e scoprire, e niente paura.
Su cosa si basa la pretesa che una certa religione sia vera, mentre un’altra non lo sia? Assunto che per altro è alla base d’ogni conflitto religioso! Quali prove ci sono a sostegno di un’unica religione? Le religioni si fondano su un assunto di fede, non si basano su prove scientifiche inconfutabili. L’acqua bolle a cento gradi, e se ripeto l’esperimento miliardi di volte, l’acqua bollirà sempre a centro gradi. Questo e un fenomeno evidente per chiunque. La terra gira in torno al sole. Per accettare questa realtà c’è voluto del tempo, ma i fatti vincono sempre sulle supposizioni. Ma per quanto riguarda la fede, come è possibile arrogarsi il diritto di dichiarare unica depositaria della verità una certa religione? La religione, per come è stata concepita sino ad ora, è unicamente un fenomeno mentale soggettivo. La religione si sottrae sempre al vaglio della ragione e pertanto diviene un fenomeno sociale irrazionale ed emotivo.
Ogni volta che trovo qualcuno che afferma la veridicità della propria religione e la falsità d’ogni altro credo, non posso fare a meno di sottoporgli alcune domande estremamente semplici, ma alle quali non ho mai ricevuto risposta.
Solitamente queste domande suscitano reazioni d’ira o disagio. In alcuni rari casi noto anche una qualche forma di riflessione, in altri casi, noto solo la fuga! Ma la reazione più comune è l’ira e l’aggressività. Interessante questo fatto. Più una persona si ritiene devota ad una fede, e più diviene violenta nel momento in cui si mette in discussione la solidità di questa sua fede.
Ma la fede non doveva portare alla pace e all’amore fra i popoli e le persone?
Comunque, la domanda delle domande è una: “Su cosa si basa la pretesa di verità e unicità della tua religione?”
Le risposte più comuni a questa domanda sono sempre le stesse:
La verità della mia religione è confermata dalle parole del mio messia, del profeta, del mio Guru, ecc.
La mi religione si basa sulla verità rivelata che sta scritta nei testi sacri.
La mia religione è quella giusta perché è la più antica, perdura nei secoli
Ora…, di messia, guru e profeti ve ne sono stati a milioni e sempre ve ne saranno. Dire che la verità di un credo si basa sulle parole di un certo individuo non mi sembra avere alcun senso. Perché le sue parole sono vere e quelle di un altro sono false? Qual è il metro di giudizio? Questo solitamente non viene mai chiarito. In cosa consiste la verità di queste parole? Si potrebbe al massimo dire che le parole di una certa persona sono conformi al mio modo di pensare alla vita, ma non certo che le parole di quel qualcuno possano essere assunte come verità per ogni uomo!
I Cristiano credono che Gesù sia l’unico figlio di Dio, il salvatore dell’umanità, il redentore. Gli Ebrei stanno ancora aspettando il loro “redentore”. Per gli Islamici Gesù è un profeta come altri, nulla di più e nulla di meno. Per i Buddisti il problema nemmeno si pone, e altrettanto vale per gli Induisti. Per gli Ebrei il testo sacro per antonomasia, ma non l'unico nella religione Ebraica, è la Torah, corrispondente ai 5 libri del Pentateuco, per i Cristiani è il Nuovo Testamento, per i Musulmani è il Corano, per i Buddisti è il Canone Buddista ( Canone Pāli o Pāli Tipitaka, il Canone cinese 大藏經, Dàzàng jīng, e il Canone Tibetano, composto dal Kanjyur e dal Tenjyur) e per gli Induisti vi sono i Veda.
Per gli Ebrei, i Cristiani e i Mussulmani esiste un solo Dio, salvo poi, che questo Dio, a seconda delle razze e delle aree geografiche, desideri cose diverse e mandi suoi rappresentanti in “leggera” contraddizione uno con l’altro. Per i Buddisti non v’è alcun Dio, ma il Samsara e il Nirvana, e per gli Induisti v’è Brahma, la matrice metafisica del Tutto.
V’è poi da dire che la religione più antica pare essere l’Induismo, quindi per quanto riguarda l’affermazione “la mia religione è vera perché è la più antica”, questo varrebbe unicamente per gli Induisti, ma ho scoperto che la maggior parte della gente non conosce minimamente le altre religioni e spesso non conosce un gran che nemmeno della propria, quindi tendono tutti a ritenere che la più antica religione sia sempre quella in cui credono loro. In oltre non posso esimermi dal far notare che non v’è alcuna relazione logica, razionale, intuitiva, e nemmeno di comunissimo buon senso nel ritenere che ciò che è antico è vero. Se tutti avessero pensato sempre così, è molto probabile ritenere che nessuno avrebbe mai attraversato l’oceano per scoprire nuovi continenti, considerando che un’antica credenza (Grecia del periodo arcaico, popoli mesopotamici…) riteneva che la terra fosse piatta e pertanto non circumnavigabile.
Non mi pare il caso di entra nei dettagli delle varie religioni, altrimenti perderemmo anni, forse vite, e credo che non ne uscirebbe nessuno sano di mente, tali e tante sono le divergenze, le sfumature e le possibili interpretazioni. V’è da dire inoltre che non ho citato religioni antiche e degne d’ogni rispetto come lo Zoroastrismo, il Jainismo, il Taoismo, il Confucianesimo, lo Scintoismo, e nemmeno ho menzionato la tradizione Sciamanica, l’Animista e molte altre.
Ma vi rendete conto? Differenze su differenze su differenze! Questa è una giungla vera e propria, e chi vi vuole entrare non sempre è in grado di venirne fuori. Per questo, forse, la maggior parte della gente si trincera in un unico pensiero, escludendo automaticamente il confronto e il dialogo con tutto ciò che v’è intorno.
Da parte della maggior parte delle persone questo atteggiamento non è giustificabile, ma è comprensibile, considerando che il tempo per riflettere, studiare e ricercare è spesso soffocato da una miriade d’impegni caratterizzati da un’urgenza immediata ben maggiore rispetto alla ricerca spirituale, come il mantenere la famiglia, la casa e la salute.
<<È un’ovvietà far notare che il bisogno di spiritualità nasce sempre dopo aver assolto i bisogni primari. Altra cosa, anche se non è questo il momento di parlarne, è far notare che oggi, nonostante molti abbiano una discreta condizione d’appagamento dei bisogni primari, il desiderio di spiritualità sembra non affiorare ugualmente, ma anzi, sembra continuamente aumentare la brama per il superfluo>>.
Tornando a noi, questo atteggiamento di cecità, sordità e generale chiusura non è ammissibile in coloro che, grazie ai soldi di chi lavora, possono vivere esclusivamente per comprendere, studiare, ricercare e ampliare il sapere spirituale e l’unita dei popoli.
Non è ammissibile che le maggiori religioni del pianeta siano sorde al messaggio che ognuna di esse racchiude in potenza o dice di voler diffondere. Non è ammissibile vedere che millenni di evoluzione spirituale vengono gettati in idioti conflitti, figli di vergognosi interessi di parte, nati in seno a quelle istituzioni che proclamano l’amore universale e la realizzazione del divino.
È come se durante una cena di famiglia scoppiasse una violenta rissa per affermare chi è il più capace di amare. Ma vi rendete conto!
Anni fa mi sono preso la briga d’approfondire un po’ lo studio delle varie religioni, e dopo qualche tempo ho avuto la certezza che ogni tradizione sacra, in forme e modi leggermente diversi, tentasse di comunicare la stessa cosa, l’identico messaggio, la medesima direzione verso cui incamminarsi per poter scoprire una dimensione più profonda e della vita e dell’animo umano.
Le parole cambiano, ma se non siamo stupidi capiamo come sia lo stesso linguaggio degli uomini a cambiare negli anni: figuriamoci nei secoli.
Alcuni precetti cambiano, ma se non siamo stupidi capiamo come nei secoli i bisogni fisici delle persone cambino e, pertanto, i messaggi di buon senso mutino con il mutare dei tempi, dei luoghi e delle tradizioni. Ma tutte queste cose sono solo aspetti di superficie.
Le dita che indicano la luna sono tutte diverse. L’idiota lotta per affermare l’unicità del dito, mentre la persona sveglia alza gli occhi al cielo e smette ogni forma di discussione.
<<Io non mangio la carne di maiale, tu invece si. Io festeggio il natale tu il ramadan, lui il Kumbh Mela. Io mi inginocchio a sud, tu a est e lui a nord – ovest. Il mio Dio ha un figlio, il tuo miliardi, il suo non c’è. Tutti predicano l’amore, ma poi operano per la divisione>>.
Tutto ciò e demenziale!!!
Se proprio volete passare attraverso la giungla delle religioni leggete direttamente i testi sacri e lasciate stare le interpretazioni degli altri. Abbandonate le istituzioni, sono solo circoli di potere e d’interessi privati. Cercate poi nel silenzio dei vostri cuori e dimenticate anche i testi sacri. Lasciate cadere le definizioni, le teorie, le ipotesi, le prove e le parole, e fate in modo che la vostra vita sia colma d’amore, che la vostra mente sia in pace, e che la vostra anima faccia esperienza di Dio in se stessa. Cos’altro serve? Che chiacchiere volete sentire ancora? Quanti morti dobbiamo ancora contare prima che l’illusione venga frantumata dalla realtà?
La verità, è un mistero!
Se guardiamo nel vocabolario, verità significa ciò che è conforma alla realtà: questo è il significato esatto della parola. Verità = realtà, e la realtà nella sua essenza è ciò che non è soggetto a interpretazioni, a valutazioni soggettive. Reale è ciò che è, e non ciò che sembra essere. Infatti, ogni vota che noi uomini iniziamo a tessere le nostre interpretazione del mondo, e scambiamo il soggettivo per l’oggettivo, il relativo per l’assoluto, ecco che ciò che ne ricaviamo è inevitabilmente il conflitto, il caos, l’incomprensione. La verità non può essere espressa in parole ma può solo essere vissuta. La verità è lo stato essenziale dell’essere. Può essere condivisa attraverso azioni che nascono dall’amore, dal silenzio, dalla pace interiore. Può essere riflessa negli occhi di chi ne è stato inebriato, ma non può essere comunicata attraverso le parole.
Chi parla della verità è un idiota! Chi afferma l’unicità della propria verità, e la impone e difende con il proprio potere, è una persona o un’istituzione pericolosa. Chi indica la strada che conduce alla porta della verità, senza pretendere d’essere creduto, seguito, idolatrato o d’essere il depositario di qualcosa d’assoluto è semplicemente un buon amico, un folle artista che celebra la sua poesia, ed io amo immensamente la compagnia di questi uomini!
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Dadrim
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Crisi interiori
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Martedì 21 Ottobre 2008 12:01 |
Qualcuno ha chiesto: Caro Dadrim,
ti scrivo per chiederti consigli su come superare i momenti brutti della mia vita, tipo,quando i miei genitori si sono separati, oppure quando è morto mio nonno. Sono una bambina di 10 anni e non è stato facile per me accettare queste brutte cose.
Dadrim ha risposto: Ci sono persone che mi scrivono: “Caro Dadrim, ho aspettato tanto prima di inviarti questa domanda….”. Oppure: “…ho pensato tanto prima di…”. Oppure: “…non sono ancora sicuro che…ma vorrei…”. O ancora: “…ti mando questa domanda, ma per favore non pubblicarla nel blog, perché forse si capirebbe chi sono, e io…”. Quante difese, quante paure, quanti giri contorti.
Ma questa domanda si vede e si sente che è diversa. Questa domanda è diretta, semplice, priva di sovrastrutture. Una domanda così la può fare solo una mente ancora pulita, leggera, sincera, insomma, la mente di una bambina.
Tu, per qualche motivo, devi essere passata su questo blog e aver visto che c’è qualcuno a cui puoi porre una domanda e dal quale puoi ricevere una risposta, un consiglio, un punto di vista, un parere disinteressato. Allora devi aver detto: “Ecco! io ho una domanda… perchè non farla?”.
Quanta bellezza!!
Cara E., rimani sempre così, non permettere a nessuno di corrompere la tua spontaneità, la tua semplicità, la tua chiarezza, perché queste cose sono il tesoro più grande che hai… che tutti noi avevamo quando eravamo bambini, ma che con il tempo siamo riusciti a contaminare.
Mi chiedi: “Come superare i momenti brutti della mia vita?”.
I momenti brutti non vanno superati, ma compresi! Quando in te nasce un dolore, non aver paura di questa sofferenza. Rimani in sua compagnia, ascoltala, trattala come una triste amica che desidera essere ascoltata. Se così farai, lentamente scoprirai che dietro ad ogni dolore si nasconde un segreto, una lezione che la vita vuole farti capire.
Tu dici: “Sono una bambina di 10 anni e non è stato facile per me accettare queste brutte cose”.
Cara E., nella vita non esistono brutte cose!! Chi ti ha insegnato che la morte e la separazione sono brutte cose? Tutto ciò che ci accade non è né bello né brutto, ma semplicemente reale! Bello e brutto sono pensieri e sentimenti che aggiungiamo noi alla vita quando non la vogliamo vivere per quel che è, quando non l'accettiamo per come si manifesta. Non aggiungere mai nulla alla vita, non contaminarla con giudizi che hai sentito pronunciare da chi ti circonda. Guarda sempre e solo attraverso i tuoi occhi! Il dolore non è bello né butto. Il dolore è dolore, e se tu avrai la pazienza e il coraggio di ascoltarlo sino in fondo, vedrai che lentamente si trasformerà in qualcos’altro, in qualcosa di profondo e amichevole, in una specie di chiave capace di aprirti nuove meravigliose porte di questa nostra misteriosa vita. Non aver mai paura di guardare nel cuore delle cose, ma soprattutto di guardare nel tuo cuore, per scoprire cosa vi si nasconde. E se sentirai nascere in te la pura, non aver paura della paura, questo sarebbe l’errore più grande che tu possa fare. Quando hai paura procedi comunque per la tua strada, attenta, consapevole e fiduciosa. Solo così vedrai che tu sei più grande di qualunque dolore e di qualunque paura. Forse le gambe ti tremeranno, forse sentirai lo stomaco stringersi, forse ti suderanno le mani, ma tutto questo non può durare, nessun dolore e nessuna paura possono durare se noi, indifferenti, procediamo verso la via che ci indica la nostra coscienza. Impara, pertanto, a distinguere quelle sane paure che vengono per farci capire che stiamo andando verso un sentiero sbagliato, da quelle stupide paure che nascono dalle nostre illusioni, dai nostri limiti e dai nostri condizionamenti.
So che forse queste mie parole non ti saranno pienamente comprensibili adesso, ma se avrai la pazienza e il desiderio di rileggere ogni tanto, vedrai che con il passare del tempo troveranno nuovi significati e dimensioni.
Quando vorrai mi troverai sempre qui!
Un abbraccio
Dadrim |
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Sulla spiritualità
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Domenica 12 Ottobre 2008 15:37 |
Qualcuno ha chiesto: ...da qualche anno cerco di calarmi nel mio centro interiore... questo mio viaggio è basato soprattutto sull’osservare tutto ciò che accade nella mia mente. Ogni volta che sono presente sento un senso di apertura., di spazio, d’aria...di tutto dentro. Ma dopo un po’, sento che la mente ricomincia a prendere il sopravvento, inizia un turbinio di pensieri di qualunque tipo, sia positivo che negativo. Che consiglio mi potresti dare per aiutarmi in questo viaggio interiore?
Dadrim ha risposto: Nelle mia visione delle cose, calarsi nel proprio centro interiore significa realizzare la dimensione dell’essere, e cioè uno stato di coscienza in cui la nostra consapevolezza vive ogni cosa senza distorsione alcuna, senza essere manipolata, limitata, diretta e distorta da alcuna forma di giudizio, emozione o pensiero.
Questo non significa che sullo “schermo” della nostra mente non debbano più passare pensieri, emozioni, giudizi, o altro, ma significa unicamente che il legame che vincola la nostra consapevolezza a tutti qui fenomeni mutevoli e periferici, che fanno inevitabilmente parte della nostra esistenza, è stata spezzato. A volte possono esservi momenti in cui nulla si muove dentro di noi, dove tutto è silenzio e quiete, altre volte possono esservi momenti in cui v’è chiacchierio e agitazione, ma questo è irrilevante.
Il vero ostacolo che ci impedisce di esperire il potenziale stato di naturale libertà e serenità che risiede in noi, non è la presenza di pensieri ed emozioni che scorrono nella nostra mente, ma il coinvolgimento emotivo che ci incolla a essi.
Facciamo un esempio per chiarire meglio questo punto. Vi sono persone che guardando un film si identificano totalmente nelle situazione che vivono i personaggi nello schermo. Vi sono invece persone che non si identificano quasi per niente. L’immedesimarsi è un fenomeno soggettivo che va dalla totale immedesimazione, sino alla totale disidentificazione, dal totale contatto al totale distacco.
Il problema vero non sono le immagini che scorrono nel televisore, ma che tipo di relazione instauriamo nei confronti dello scorrere di queste immagini. Cos’è che permette ad una persona di guardare un film senza cadere nel film, e cosa, invece, fa si che qualcuno pianga, si terrorizzi, o si esalti guardando una pellicola? Chi guarda un film conservando una costante consapevolezza che ciò che sta vedendo è unicamente un fenomeno esterno a sé, periferico, transitorio, ininfluente rispetto alla propria realtà interiore, mantiene una condizione di imperturbabilità. Ciò significa che potrà godersi la storia senza subire gli eventi. Ciò significa che la consapevolezza di sé non viene mai dimenticata e perduta. Chi invece si identifica totalmente con ciò che accade dentro lo schermo, dimostra semplicemente d’avere uno scarso radicamento in sé, una scarsa capacità di rimanere presente alla percezione della totalità che lo avvolge e compenetra.
Cerco di approfondire ulteriormente. Quando guardo un film, se la mia consapevolezza non si focalizza mai unicamente sullo schermo, rimango sempre cosciente che io sono fuori dalla storia, che io sono su un divano, che oltre la finestra il sole brilla, gli uccelli cantano, i miei amici mi sono seduti accanto, e li di fronte a me scorre una storia fatti di immaginazione. Questo significa che la mia consapevolezza mantiene una costante apertura alla percezione della totalità che mi circonda, avvolge e compenetra. Infatti, quando vogliamo che un film, magari un horror, ci facci maggiore effetto, dobbiamo chiudere tutte le finestre, spegnere le luci, e non avere persone chiassose intorno. Questo è lo stesso motivo per cui amiamo andare a vedere i film al cinema. Al cinema, lo schermo è molto più grande di noi, sembra che ci inghiotta. È buio, la gente rimane in silenzio, nessun telefono suona, nessuno in cucina sta lavando i piatti, nessun vicino di casa inizia a tagliare l’erba. Il cinema è fatto apposta per aiutarci a immedesimarci totalmente agli eventi del film.
Questo mostra che quando la nostra consapevolezza si fissa su qualcosa, perde la percezione della relatività e della transitorietà di quel qualcosa, poiché non ha più uno sfondo che faccia da paragone, da metro di giudizio, iniziando, così, a percepire quel qualcosa come assoluto, totalizzante, inglobante, e quando una parte diviene il tutto, ecco che la sofferenza affiora. Andare al cinema e immergersi in una storia è bello, ma quell’immergersi non diviene mai un totale dimenticare che siamo di fronte ad un film, altrimenti diverrebbe un incubo. Proviamo ad immaginare se mentre guardiamo un film ci dovessimo calare totalmente nei panni del personaggio. Saremmo inevitabilmente condannati alla sofferenza, qualunque sia la trama del film. Se stiamo vivendo un dramma, il dolore risiede nello stesso svolgersi della storia, ma ciò non cambierebbe nemmeno se stessimo vivendo una fantastica storia d’amore o di successo, per il semplice motivo che prima o poi la storia finirà, il proiettore si spegnerà, e noi ci ritroveremo nuovamente seduti sulla poltroncina di un piccolo cinema di periferia.
Tutto questo è esattamente quel che accade anche nelle proiezioni che costantemente vanno in onda sullo schermo della nostra coscienza. I nostri pensieri, interpretando la realtà in base ai nostri desideri, generano un film, ed ogni persona si immedesima più o meno in questo film.
Pensiamo a chi si suicida perché un rapporto è finito. Cosa è successo nella mente di questa persona? La storia che la sua mente stava proiettando sullo schermo della sua coscienza è divenuta così assoluta e totalizzante, che quando le luci si sono riaccese e il proiettore ha smesso di andare, lo shock è stato tale da non poter essere sopportato.
Se questa persona avesse conservato un costante contatto con se stesso, avrebbe sicuramente mantenuto la costante consapevolezza che nonostante le storie che scorrono di fronte ai nostri occhi possono mutare, colui che vede questo flusso dimora in uno stato di libertà e serenità inviolabile.
Tutto ciò mi serve unicamente per farti capire che non è necessario che i tuoi pensieri si arrestino per poter esperire uno stato di serenità, libertà e di realtà. Il fulcro di tutto è riuscire a porsi nei confronti di ogni cosa come un osservatore silente e distaccato, che non giudica, non rifiuta e non privilegia nulla. Tu sei sulla poltrona della tua casa interiore, e da lì osservi il film delle tue emozioni, dei tuoi pensieri, degli eventi quotidiani. Ne puoi anche godere, ma rimani sempre cosciente che il tuo essere interiore è sempre e solo colui che vede tutto e che non subisce alcunché.
Tu dici: da qualche anno cerco di calarmi nel mio centro interiore... questo mio viaggio è basato sopratutto sull’osservare tutto ciò che accade nella mia mente.
Io ti consiglierei di non privilegiare l’osservazione di ciò che accade nella tua mente, ma di mantenere una costante consapevolezza del tutto, di ciò che è dentro di te, quanto di quel che è fuori di te. Quando chiudi gli occhi, guarda e ascolta. Guarda i tuoi pensieri, ascolta le tue emozioni, ascolta i suoni che provengono dall’ambiente esterno, ascolta il tuo corpo, il suo battito cardiaco, il tuo respiro. Ascolta ogni cosa, lasciandola venire naturalmente, perché tu non puoi certo costringerti ad ascoltare tutto contemporaneamente. Lascia che la tua consapevolezza colga quel che vuole cogliere, senza imporle nulla, senza pretendere nulla, perché nell’osservazione nulla va escluso, nulla va giudicato, nulla è sbagliato. L’unica cosa a cui devi stare attento è di ritornare immediatamente ad osservare e ad ascoltare, tutte le volte che ti accorgerai d’esserti immedesimato con le proiezioni del tuo film interiore, e questo probabilmente accadrà molte volte. Ma nemmeno questo è un fatto da giudicare o per cui lasciarsi turbare. Quando la tua consapevolezza si focalizza su qualcosa di specifico, ricadendo così nella tela dei pensieri e delle emozioni, positive o negative, non c’è nulla di male, è naturale che sia così, lo ha fatto per una vita intera, e ora non può mutare in un momento. Quando questo accade vuole solo dire che ti sei immedesimato nuovamente al film. Bene! Appena te ne accorgi, “ritorna sul divano del tuo essere” e ricomincia ad ascoltare e osservare tutto. Come dicevo prima, il problema non sono i nostri pensieri o le nostre emozioni. Il problema non è il loro esser presenti in noi, in forma negativa o positiva, ma il rapporto che abbiamo con questi fenomeni. Se manteniamo una relazione oggettiva e distaccata, tutto inizierà lentamente a rientrare in un equilibrio naturale. Se manteniamo un rapporto di dipendenza e collaborazione, il caos e la sofferenza aumenteranno progressivamente.
Tu dici: quando sono presente sento un senso di apertura, …ma dopo un po’, sento che la mente ricomincia a prendere il sopravvento, inizia un turbinio di pensieri…" Il problema non è il turbinio di pensieri, ma il fatto che tu vieni coinvolto da questo turbinio di pensieri. Tu, in qualche modo, collabori al sostentamento di questo turbinio, forse anche solo preoccupandoti del fatto che sono nuovamente affiorati dei pensieri, e questa opposizione rinforza sicuramente il loro flusso. Sembra che tu abbia un’idea che ti fa dire: solo quando la mia mente è silenziosa è possibile esperire uno stato di libertà e realtà. Ma non è così! Il cambiamento inizia nel momento in cui, nonostante in te vi siano diverse correnti che si muovono, la tua consapevolezza rimane in uno stato di osservazione attenta e passiva. Quando iniziamo a radicarci in questo stato dell’essere, è probabile che vedremo lentamente diminuire il flusso dei nostri pensieri e delle nostre emozioni, ma questa sarà solo una conseguenza secondaria. Non certa però, poichè ogni uomo e un fenomeno unico e misterioso. Il vero nocciolo delle questione sta nello spezzare il rapporto di dipendenza che ci lega ai fenomeni transitori del mondo esterno ed interno a noi. Forse un giorno non vi saranno più pensieri o forse vi sarà sempre una trasmissione in onda sul tuo schermo, ma quando sarai radicato nel tuo centro interiore, tutto ciò sarà irrilevante. Capisci?
Anthony De Mello ha detto: “Prima del risveglio, ero depresso; dopo il risveglio continuo ad essere depresso, ma c’è una differenza: non mi identifico più con la depressione.
È come se tagliassimo le radici di un albero. L’albero non morirà immediatamente, prima inizierà a perdere le sue foglie, e così è il nostro mondo interiore. Quando lo si osserva attentamente, dopo un certo periodo, potrebbe iniziare addirittura ad aumentare la quantità di confusione, ma anche questo non è affare che ci riguarda. Come l’albero prima di morire farà inevitabilmente cadere migliaia di foglie, così la nostra coscienza, prima di stabilirsi in uno stato di quiete, ci farà vedere tutte le cose che nascondeva nelle sue profondità, ma non temere nulla, rimani in silenzio, aperto all’ascolto e all’osservazione. Tutto passerà!
Riporto nuovamente quel che scrissi in una precedente riflessione: “ Vivo seduto sulla sponda del torrente.
Questo torrente è il nostro mondo interiore.
Immobile e distaccato osservo la corrente impetuosa, i potenti vortici d’acqua che trascinano sul fondo tronchi d’alberi, carcasse d’animali, oggetti smarriti e mille altre cose strappate lungo i tortuosi sentieri scavati nei secoli.
I vortici e le correnti sono i nostri pensieri che vivono e si nutrono dei detriti del nostro passato.
Immobile e distaccato lascio che la piena del torrente faccia il suo corso.
A volte sento affiorare tremende paure.
Immobile e distaccato, tengo gli occhi chiusi mentre lascio che tutto il caos della mia mente si rifletta nello spazio limpido della mia coscienza.
A volte cado nel torrente e vengo trascinato per metri, a volte chilometri, verso valle.
A volte vengo trascinato sul fondo da enormi mulinelli d’acqua, ma poi, come sempre, tutto d’un tratto mi ritrovo nuovamente immobile e distaccato, seduto sulla riva.
Noi non siamo i nostri pensieri, non siamo le nostre angosce, le nostre paure, le nostre bramosie.
Quando smettiamo di voler dominare le correnti del nostro mondo interiore, e semplicemente rimaniamo silenti ed immobili al loro cospetto, pazienti e fiduciosi, scopriamo meravigliati come la violenta piena del nostro torrente interiore si plachi da sola”.
Siediti, pertanto, lungo le rive del torrente, mentre lasci che la superficie dell’acqua torni a riflettere le nuvole e le stelle del cielo.
Quando vorrai mi troverai sempre qui, seduto sulla sponda del torrente!
Un abbraccio,
Darim |
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Sulla spiritualità
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Sabato 11 Ottobre 2008 01:39 |
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di Maurizio Pierpaolo) in cui si conclude che la filosofia in oggetto non è altro che semplice tendenza al conformismo. A tal riguardo cito testualmente ciò che appare sulla retrocopertina del testo : "Se le vostre scelte sono condizionate dal dilemma di dover appartenere ad un sistema di pensiero "convenzionale" o "non convenzionale" e nonostante abbiate cercato di seguire scrupolosamente i dettami di uno dei prescelti sistemi e ne avete abbastanza dei consigli di maestri,guru,tecnocrati,capiscuola e quant'altro, questo è il libro che fa per voi. Nella storia dell'umanità, infatti, non esiste regola che non sia stata violata per un qualsiasi motivo, almeno una volta, mostrando che le modalità di interpretazione degli eventi sono sempre transitorie e, spesso, sono dettate da ragioni opportunistiche o da ragioni dogmatiche. Seguendo scrupolosamente le suddette ragioni si può correre il rischio di perdere di vista la qualità del nostro progresso cognitivo, orientandolo verso un ruolo d'asservimento nei confronti dei "centri di potere dogmatico" che tutelano i canoni della "scienza normale" o della "scienza istituzionale". Il contesto postmoderno che viviamo,non smentisce questa regola della storia, anzi la riassume nell'attuale esigenza da parte della società, di sviluppare forme di "cultura non convenzionale" meglio identificabili come "cultura emergente", spesso alimentate da forze di compromesso fra vecchio e nuovo sapere. Il nuovo sapere si trasforma così in un qualcosa di latente oppure in un qualcosa di utilizzabile per trattare solamente evenienze particolari o, addirittura, eccezionali. Questo atteggiamento di difesa è molto resistente ma non impedisce tuttavia ad ognuno di noi di restare disponibili a modificare il proprio sistema di interpretazione in relazione a ciò che è reputato utile o inutile, in relazione a ciò che, in definitiva, non è altro che semplice conformismo" .
Cosa ne pensate, potete darmi qualche risposta, sono un insegnante di filosofia e credo che l'autore abbia colto alcuni spunti di grande attualità.
Grazie
Dadrim ha risposto:
Egr. Professore,
Come Lei ben sa, Ludwig Wittgenstein scrisse: "Il compito della filosofia è insegnare alla mosca a uscire dalla bottiglia".
Assolutamente vero!!
Il problema, però, è che non esiste "una" filosofia, ma tante filosofie, e alcune Filosofie portano la mosca alla libertà, mentre altre "filosofie" spingono la mosca ad arrovellarsi sino alla follia.
Rimettiamo pertanto alla nostra coscienza la capacità di saper discernere!
Mi permetto poi di farLe notare quanto segue.
Mi pone un quesito copiando la retrocopertina di un libro e ponendovi un punto di domanda alla fine. Da questa Sua azione deduco che Le deve esser sembrato un testo non molto chiaro e interessante. Solitamente nel retrocopertina è riportato il tema centrale trattato da un testo, e se Lei ora si sente spinto a chiedere un mio parere, presupponendo che io possa offrirLe una interessante riflessione partendo dalla semplice lettura di una retrocopertina, figuriamoci cosa devono averLe lasciato centinaia di pagine che giustificano quel retrocopertina.
Ma se così non fosse, mi sorge spontanea una domanda: ma Lei l’ha letto questo libro?
Lei dice inoltre che l’autore ha colto alcuni spunti di grande attualità, ma se, come pare Lei sostenga, l’autore ha unicamente colto questi punti, non le bastava andare al bar e leggere il giornale, invece di spendere denaro per un libro? Anche se forse sarebbe meglio parlare con il barista e con qualche cliente: sono certamente più solari e franchi delle solite quattro cose stampate su deprimente carta grigia.
Aaah no, mi scuso!! Per un attimo avevo dimenticato che, per la maggioranza di coloro che si ritengono filosofi o professori di tale disciplina, il concetto comune di attualità non coincide con quello della maggioranza delle persone. In merito a questa discrepanza di vedute ricordo la frase, che Lei certamente ben conosce, pronunciata da Platone nel Teeteto: “Come anche di Talete si racconta che mentre mirava gli astri e guardava in su, cadde nel pozzo, e una servetta di Tracia, piuttosto in gamba e carina, prendendolo in giro gli disse che lui desiderava conoscere i fenomeni celesti, ma si lasciava sfuggire quelli che aveva davanti a sé e sotto ai suoi piedi".
Lei, Professore, conclude poi la Sua domanda affermando: “Sono un insegnante di filosofia”. Ora io mi chiedo che rilevanza ha questa puntualizzazione all’interno della Sua ultima proposizione? È un’informazione assolutamente irrilevante se la valutiamo unicamente considerando l’aspetto logico e semantico della frase, ma se la valutiamo da un punto di vista psicologico può sicuramente offrire molti spunti di riflessione, questi sì, di “grande attualità”.
Ciò che maggiormente mi interessa, però, è il punto di vista spirituale, partendo dal quale Le posso dire con certezza che la Sua affermazione è errata. Lei non è un professore di filosofia, ma fa il professore di filosofia, e questa distinzione non è da sottovalutare, perchè il Suo essere non è soggetto a mutamento, mentre il Suo stato di professore è un fenomeno contingente, e chi identifica il proprio essere con eventi transitori è una persona che soffre o che soffrirà.
Vorrei concludere questa mia banale risposta rievocando “Ananke”.
Il termine Ananke o Ananche, (in greco Ἀνάγκη), come altrettanto Lei ben sa Professore, nella mitologia greca significava destino, ma anche necessità. Che bellezza! Una parola sola per indicare una duplice realtà: ogni necessità è un destino, ogni destino è una necessità.
Qual è la necessità da cui nasce questa Sua domanda, Egr. Professore, tale è il suo destino.
Con il più profondo augurio di ricevere una Sua domanda, che affiora da necessità più reali e personali, Le porgo distinti saluti.
Dadrim. |
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Sulla spiritualità
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Martedì 07 Ottobre 2008 01:26 |
Qualcuno ha chiesto: non sopporto gli orologi, mi illudo sempre che ci sia ancora tanto tempo per fare tante cose e poi, tutto ad un tratto, mi accorgo che è trascorso un altro giorno, un altro mese, un altro anno, ed io ho ancora tutto da fare... Basta con questa inflazione del tempo! Propongo di bruciare tutti gli orologi in una piazza pubblica! Poi portiamo la sabbia dal deserto, così il tempo non si esaurirà mai. Pensi anche tu che si andrebbe meglio con le clessidre?
Dadrim ha risposto: Mi chiedi se si andrebbe meglio con le clessidre. No, io credo che sarebbe la nostra fine!!
Dici di avere dei problemi con gli orologi perché ti ricordano che il tempo sta passando quando tu hai ancora tutto da fare, e per questo vorresti avere un tempo inesauribile. Detta in parole povere: il passare del tempo ti ricorda di continuo che prima o poi dovrai morire e tu non hai ancora trovato quella dimensione della vita capace di farti sentire e vedere anche la morte entro un quadro di bellezza e immensità. Dici, poi, d’illuderti sempre che ci sia ancora tanto tempo per
fare tante cose, e per questo vorresti avere la possibilità di vivere in un tempo infinito. Detto in parole povere: tu stai vivendo di sogni che proietti nel futuro e che pertanto necessitano di tempo per poter essere realizzati, da ciò nasce il desiderio di poter essere immortale.
Vivi di sogni, e per non dover smettere di sognare sei costretta a desiderare il sogno dei sogni: essere immortale! Ma sai anche che questo non ti sarà mai possibile, e così in te nasce un senso di angoscia e paura. Hai la sensazione che la vita ti stia sfuggendo di mano senza che tu l’abbia vissuta e compresa sino alla sue radici.
Ma non ti sei ancora accorta che anche se tu avessi l’eternità per poter continuare a “fare tante cose”,come tu dici, la tua vita non troverebbe mai un reale appagamento? Desideri fare sempre nuove cose per il semplice motivo che tutte le cose che sino ad ora hai fatto e in cui hai investito tante energie e tempo, non ti hanno mai dato una risposta definitiva, non ti hanno mai condotto al cuore della tua stessa esistenza. Ciò che per poter essere realizzato necessita di un domani è unicamente un’azione che vive entro i confini del tempo, pertanto è un fenomeno limitato, poiché è il tempo stesso ad essere un fenomeno delimitante, confinante.
Mi spiego meglio. Il tempo, per esistere, ha bisogno di una realtà che muta. Il tempo è la trasposizione, in forma mentale, dell’accadere del mutamento. Questo oggetto x ora esiste come x, ma tra un certo periodo di tempo non sarà più x ma sarà divenuto y. Questo individuo oggi è un bambino, fra 70 anni sarà un vecchio e fra 80 anni sarà ossa e polvere. Il tempo è mutamento. Se nulla mutasse da dove nascerebbe in noi l’idea di tempo? Da nulla! L’idea di tempo è pertanto legata all’idea di mutamento, che è, a sua volta, legata all’idea di fine, all’idea d’impermanenza, all’idea di morte. Il tempo scandisce il mutamento, quindi, quando vivo per cose che necessitano di tempo per poter essere realizzate, vivo per cose che oggi sono e domani non saranno più!
Supponiamo che viva per fare carriera. Spendo 20 anni per raggiungere l’obbiettivo, altri 40 anni di lotte e tensioni per poter mantenere l’obbiettivo (sempre che ci riesca, poiché le cose non dipendono solo dal mio volere), e poi…? Fine!
Sono morto come uno scemo, per il semplice fatto d’aver sprecato una vita intera per non far mutare la realtà che mi circondava, nonostante il mutamento del mio corpo, ciò la sua fine, è sempre rimasto ingovernabile.
Quando basiamo la nostra vita su cose che necessitano di un domani per poter essere realizzate, ottenendo così una qualche forma di remunerazione, poniamo le basi della nostra esistenza sulle sabbie mobili, e quando arriverà la morte saremo inevitabilmente terrorizzati perché la morte è la fine del tempo per antonomasia.
Chiediti quali sono queste cose che devi realizzare per poterti sentire appagata, e scopri se potranno mai darti la gioia che cerchi. Io credo di no, per il semplice fatto che l’unica cosa che ci può dare vera serenità e pace non vive entro le logiche del tempo, del divenire e del mutamento, ma dimora nel regno dell’Essere. Tu non devi divenire nulla o fare nulla per poter entrare nella dimensione dell’Essere, della realtà e della verità. Devi solo smettere di sognare, di credere che qualcosa ti possa appagare più di quanto tu non lo sia già. L’essere è, e non ha mai smesso di pulsare dentro di te. La tua pace interiore è sempre qui e ora, nell’eterno presente, e non potrai mai perderla. Stai semplicemente guardando nella direzione sbagliata, stai semplicemente credendo in idee errate.
Tu non devi ricercare la tua pace e la tua verità. Dove potrebbero mai essere? In cosa potrebbero mai risiedere? La tua pace, la tua verità, la tua gioia, il mistero stesso della vita sei tu quando smetti di cercare te stessa e di porre condizioni alla tua possibilità d’esser felice. Come è possibile cercare se stessi? È assurdo!!! Tu sei qui, adesso, sei quella che sei, libera dal bisogno di dover dimostrare qualcosa a qualcuno, libera dal bisogno di essere apprezzata ed elogiata da qualcuno, libera dal pensiero che la tua vita dovrebbe andare diversamente da come tu ora la puoi far andare. Sei libera da tutto questo per il semplice motivo che stando con te stessa, qui nel presente, comprendi d’essere, al di la d’ogni condizione, un fenomeno misterioso e meraviglioso.
Il sole brilla nel cielo, l’aria d’ottobre è fresca, le foglie cadono dagli alberi stendendo sui marciapiedi tappeti dai colori meravigliosi. Tu sei in silenzio, la tua mente è in silenzio perché non è più schiava delle logiche di valore e paragone. Per meritare amore non devi dimostrare niente a nessuno, non devi diventare qualcuno, perché tu sei sempre stata ciò che l’esistenza attraverso di te voleva essere. La pioggia, per cadere sul tuo viso, e il vento, per accarezzarti i capelli, non hanno mai preteso nulla, come il giorno in cui nascesti nessuno ti chiese se lo tu lo volessi. Allo stesso modo, ora e per sempre, l’essere che vive in te e in ogni cosa, non ti ha mai posto alcuna condizione per poter ricevere la sua pace e il suo amore. Siamo solo noi uomini che misuriamo tutto entro i confini del merito, del valore, del dover divenire e, pertanto, del tempo.
Ed io ora vorrei sapere chi può arrogarsi il diritto di giudicare qualcuno, compreso se stesso? Vorrei sapere chi può affermare di conoscere i meriti e gli attributi che si dovrebbero avere per potersi meritare il proprio stesso amore quando i doni più grandi di questa vita, come la pioggia, il sole, l’aria e i profumi della natura, cadono su tutti, senza distinzione alcuna. Un raggio di sole non chiede mai ad un uomo: tu cosa hai realizzato nella tua vita, quanti soldi hai, quanto importante sei perché devo decidere se riscaldarti o meno?!
Se l’esistenza stessa non pone condizioni per diffondere il suo amore, quale uomo può permettersi di sentenziare?
Nessuno!!!!!!!!!!!
Tanto meno noi, nei nostri stessi confronti, perché non v’è giudice più spietato e inumano della nostra stessa coscienza quando pone delle condizioni alla nostra innata possibilità di vivere appagati per il semplice motivo d’esser vivi!!
Vivi il presente, osserva il presente, godi il presente, e dal presente vedrai affiorare un mondo fatto di mistero e meraviglia. Un mondo che dimora fuori dai confini del tempo e che non conosce morte alcuna!!
Un abbraccio,
Dadrim |
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Sulla spiritualità
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Sabato 04 Ottobre 2008 18:59 |
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...la morte, per l'uomo, simboleggia l'ignoto, la rottura totale con tutto ciò che è il passato, quindi con tutti i nostri possessi e ricordi, di guisa, anche con i nostri desideri inappagati. Per affrontare l'ignoto senza paure o resistenze è pertanto fondamentale avere una mente e un cuore sereni, colmi di fiducia, privi d'ogni forma di timore rispetto al “domani” e altrettanto liberi da recriminazioni o rimpianti verso il passato.
Ma quanti di noi vivono senza trascinare continuamente con sé pezzi del proprio passato? Quante volte abbiamo affermato: “Che stupido sono stato, se tornassi indietro adesso farei tutto diversamente”. Il passato non vissuto pienamente ci segue come un’ombra, non lasciandoci mai in pace, privandoci, così, della possibilità di vivere pienamente il presente. La morte ci terrorizza perché porta con sé il "conto"! Viene chiedendoci cosa abbiamo fatto, cosa abbiamo compreso, vissuto, quanti momenti di gioia abbiamo sprecato, quanti possibili amori abbiamo gettato o rifiutato per stupide paure o con inutili egoismi.
L’ignoto ci terrorizza perchè il nostro passato è tutto ciò che pensiamo d'avere e di essere, e quel che ieri non siamo riusciti a ottenere, speriamo di raggiungerlo domani, ma se un domani non ci dovesse esser più? Ecco allora la paura che ci assale. Teme maggiormente la morte chi non sa cosa sia la vita o chi sa di averla ormai gettata al vento.
La morte è unicamente la personificazione per antonomasia dell'estinzione d'ogni forma di legame con il passato. Non è pertanto la morte in sé a spaventarci, ma il rapporto che abbiamo con il nostro passato, quanto siamo attaccati a quel che è stato ieri. Quel che accade nel giorno della nostra fine è qualcosa di sconosciuto. Religioni e varie filosofie suppongono molte cose, ma il fatto concreto è che nessuno sa quel che veramente accade, per il semplice motivo che nessuno è mai tornato “dall’al di là” per dirci cosa v’è dopo, e noi non possiamo darvi una sbirciatina veloce per poi tornare alle nostre faccende. Quindi, per un istante, lasciamo da parte i credo e le filosofie, anche perché sono convinto che ciò che si crede non è mai ciò che si sa, e quel che si suppone ci consola solo sino a quando non viene il giorno della prova. È come andare all’esame di maturità avendo fede che nessuno della commissione ci chiederà qualcosa su Dante per il semplice fatto che qualcuno in cui abbiamo fiducia ci ha detto di sapere per certo che Dante non rientra fra le domande previste. Questo ci può tenere relativamente sereni solo sino al giorno in cui non saremo seduti di fronte a dieci esaminatori.
Tornando a noi, dicevamo che quel che accade con la morte ci è ignoto, e non è assolutamente possibile temere l’ignoto, ciò che non conosciamo. Per esempio, in ogni istante ci può accadere qualcosa di imprevisto, positivo o negativo, ma non per questo viviamo nel terrore o nella gioia continui. Se la nostra mente non ha dati, informazioni, esperienze pregresse di un determinato evento o fenomeno, è empiricamente impossibile che in noi sorgano delle paure o delle aspettative.
Ma allora perché temiamo la morte? Temiamo il trapasso non in relazione a quel che potrà essere dopo la morte, ma per quel che sappiamo che la morte implica in relazione a ciò che conosciamo.
Quel che temiamo è la fine della vita per come noi l’abbiamo sempre conosciuta, per questo ci risulta tanto difficile comprendere cosa spinga una persona a suicidarsi. Il suicida, agli occhi dei più, compie un gesto folle, ma questo giudizio nasce dal semplice fatto che per la maggioranza delle persone la vita non prende mai sembianze così mostruose da desiderarne l’estinzione. Va considerato inoltre che ogni individuo ha una soglia di sensibilità differente. Si può esser delusi dal proprio passato, certo, ma sino a quando c’è la speranza di poterlo modificare, l’idea del proprio annullamento non può affiorare in modo radicale. V’è da dire comunque che anche il suicida compie ugualmente un ultimo, se vogliamo estremo, gesto di speranza, perchè dalla distruzione del proprio corpo spera di ottenere la cessazione delle proprie angustie. Pertanto, anche in questo caso, la lotta dell’individuo è in relazione a quel che conosce come vita, al proprio passato. C’è chi teme la morte perché lo priva dell’idea di vita che si è fatto e alla quale si è abituato, v’è poi chi agogna la morte perché non tollera più l’immagine dell’esistenza che vive in lui. In ogni caso il fulcro di ogni timore sta nell’esperienza che abbiamo fatto della vita, nel modo in cui concepiamo la nostra esistenza e quella del mondo che ci circonda.
Osservando la morte di altri uomini e constatando la conseguente dissoluzione del loro corpo, associamo l’idea della morte all’idea del nostro annientamento assoluto poiché tutto ciò che conosciamo di noi e della vita in generale, spesso, si limita alle funzionalità del nostro corpo fisico. Ipso facto, no body no party!
La morte in ultima analisi ci spaventa perché ci priva del tempo per realizzare quel che non siamo riusciti a compiere sino ad ora, o perché ci toglie la speranza di poter continuare a fare quelle cose che ci danno una qualche forma di soddisfazione.
Ma perché viviamo la maggior parte delle nostre vite abbarbicati a delle abitudini, a ricordi o proiezioni future?
Il passato è un’entità fittizia, rimane unicamente nelle nostre menti sotto forma di pensieri, immagini scolorite o vaghe sensazioni. Più il nostro mondo interiore conserva entro di sé, non come semplici ricordi inattivi, ma come eventi irrisolti ancora influenti, degli accadimenti passati, più la nostra mente non è in grado di vivere libera e serena le possibilità che continuamente il presente dischiude. Chi vive nel passato utilizza il futuro unicamente per evitare i dolori che lo ieri gli ha arrecato o per cercare di rivivere quei piaceri che ha conosciuto un tempo. Ma se osserviamo attentamente gli avvenimenti che caratterizzano l’esistenza, senza cercare di sovrapporvi desideri, opinioni, ideologie o altre forme interpretative, e pertanto distorcenti, constatiamo che nulla intorno a noi sembra conciliarsi con un atteggiamento mentale volto al passato o alla proiezione del medesimo nel futuro.
Progettare il futuro è una delle peculiarità più squisite dell’intelletto umano, ma trova la sua piena espressione unicamente quando la nostra capacità di pianificare e gettare il nostro sguardo oltre l’immediato presente affiora da una mente libera da statiche concezione, rigidi confini, ferite mai risanate o altri mostri del tempo.
Durante l’arco di un’intera vita accadono in continuazione dei piccoli o grandi eventi non molto dissimili al morire, dei piccoli o grandi distacchi: la fine di una relazione affettiva, la perdita di un lavoro, l'estinzione di un caro. Nella realtà dei fatti viviamo costantemente esposti alla possibilità di perdere parti, più o meno consistenti, di quel mondo che ci circonda e a cui, purtroppo, così facilmente ci aggrappiamo. La morte, osservata da questo punto di vista, non è un qualcosa che accade unicamente alla fine dei nostri giorni su questa terra, ma è un evento che accade in continuazione durante tutta la nostra esistenza. La morte ci circonda, è sempre accanto a noi. Non la vediamo mai per il semplice fatto che il doverla affrontare onestamente e apertamente implicherebbe uno stravolgimento della concezione che abbiamo di noi stessi, dei nostri legami e del modo in cui interpretiamo il vivere quotidiano.
Ma se la morte è costantemente accanto a noi, anzi, è parte integrante di quel fenomeno che chiamiamo vita, il nostro temere metà del "corpo" attraverso cui si manifesta la vita ci rende impossibile comprendere il significato ultimo del perché siamo qui. Temere la realtà delle cose ci costringe a trincerarci in noi stessi, divenendo, così, delle cittadelle fortificate inoppugnabili, individui chiusi in se stessi e timorosi di aprirsi alla relazione. Per vivere pienamente una relazione con un individuo, con la natura o con la vita stessa, non si può aver paura della sua possibile fine, altrimenti il nostro unico intento sarà quello di cercare di controllare, manipolare, gestire e dirigere i nostri rapporti in base alle nostre paure ed esigenze. In questo modo la relazione muore veramente ancor prima di fiorire, per il semplice motivo che, se quel che sto vivendo è un legame da me controllato, quel che sperimenterò sarà in realtà unicamente un’ennesima estensione di me stesso, del mio volere. Così non potrò mai entrare in contatto con l'essere di un altro individuo, con la sua diversità, novità, freschezza e spontaneità, tanto meno con la vita che mi circonda e compenetra.
Incontrare l'altro, dal mio punto di vista, significa rendersi capaci di accogliere la libertà che costituisce l'essenza stessa dell'individualità di un essere umano e, nella sua massima espressione, dell’esistenza stessa. Incontrare l’altro significa esser capaci di accogliere un individuo per quel che è, e non per quel che vorremmo che fosse. Per incontrare l’altro devo quindi “morire” a me stesso e giungere così a conoscere l’amore. Ma quanto è raro trovare una mente e un cuore così disposti!
Temiamo la morte perché rappresenta la sintesi suprema del cambiamento, della perdita di tutto quel che è abitudine, certezza, sicurezza, ma, paradossalmente, se nulla cambia nelle nostre esistenza lentamente iniziamo a sentire un’opprimente sensazione di stagnazione e di morte interiore. Ecco allora che sembrano trovare senso quelle enigmatiche frasi, pronunciate da mistici, poeti o filosofi, come: “Chi teme la morte muore per davvero - Chi avrà trovato la sua vita, la perderà. Chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà - Tutti coloro che praticano la filosofia in modo retto… la loro autentica occupazione non è altra se non quella di morire...”
Il vero amore non ha un oggetto specifico verso cui indirizzarsi, per il semplice fatto che nasce quando l’animo di un uomo non è più ossessionato da orizzonti parziali. L’amore non conosce personalismi, ma si estende su tutto ciò che lo circonda, indistintamente, disinteressatamente. Non può patire gelosie perché non è un fatto di possesso e di esclusività, ma un fenomeno di condivisione totale senza riserve. Da un siffatto amore non si può venir mai traditi perché non promette di corrispondere i nostri futili bisogni o di lenire le nostre egoistiche ferite attraverso la sua presenza, ma ci insegna unicamente come scoprire in noi la sorgente dalla quale esso stesso affiora.
L’acqua che scorre nel sottosuolo, rare volte, riesce ad aprirsi un varco fra le rocce del terreno e sgorgare fresca da una sorgente, e noi, sorgenti a nostra volta, ma ormai inaridite da tempo, vedendo questo miracolo, cominciamo a godere e gioire dell’umidità e degli spruzzi che fuoriescono da questa feconda falda, ma subito cerchiamo poi, in ogni modo, di possederla e depredarla per non dover tornare a fare i confronti con la nostra sterilità.
Ma chi è divenuto una vera sorgente di vita non può esser ingannato ne consumato dai nostri cechi bisogni o inutili scopi. Paziente e instancabile ci esorterà in continuazione a scavare un po’ più a fondo dentro noi stessi per poterci così ricongiungere a nostra volta a quella medesima fonte da cui ogni goccia proviene, sino al giorno in cui non temeremo più alcuna morte e non costruiremo più pensieri d’odio o discriminazione.
Quando si sentono e si vedono chiaramente scorrere le stesse limpide acque attraverso tutte quelle sorgenti che sono gli uomini di questa terra, come è possibile discriminarli, emarginarli, o sfruttarli, per depauperarli di qualche piccola goccia che fuoriesce dalle loro labbra. Come è possibile sprecare la propria vita nella violenza, nell’odio, nel sotterfugio e nella paura quando si giunge a capire d’esser seduti tutti su un’inesauribile fonte di vita?
"Temere l'amore è temere la vita, e chi teme la vita è già morto per tre quarti". (Bertrand Russell)
Dadrim
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