| Sulla fede in Dio |
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Grazie mille in anticipo caro Dadrim! Spero di tornare presto a sorridere! Dadrim ha risposto: Caro D., sei sicuro che io possa essere la persona adatta ad aprire la tua mente e a rinfrescare la tua anima? Hai letto e ascoltato attentamente le varie risposte che ho dato ad altri in merito a situazioni simili alla tua? Ti invito a leggere con grande attenzione alcuni articoli che potrebbero aiutarti ad approfondire la mia visione delle cose e, qualora vi trovassi risonanza con il tuo sentire, anche la tua attuale situazione. Articoli: Come trovare Dio? - Verità, religioni e idiozie - Sulla solitudine interiore, l'impermanenza e l'effimero - Tu credi in Dio e nella vita dopo la morte -Sull'angoscia e la paura di vivere Premesso questo, a chiunque mi ha posto una domanda non ho mai evitato di dare una risposta, per quanto questa potesse essere scomoda o non corrispondente alla richiesta di consolazione che vedevo implicita nell'interrogazione. Spesso la struttura condizionata del nostro pensiero, quando viene sollecitata dalle prove della vita, inizia a cedere, ed è proprio in questi momenti che le persone vagano alla ricerca della mano di qualcuno intenzionato ad aiutarli a rinforzare e sorreggere la traballante impalcatura delle loro convinzioni. Io non sono mai stato questa persona. Quando vedo che una struttura inizia a cedere, come prima cosa cerco di far ricordare alla persona che vi sta seduta sopra, la sua intrinseca capacità di volare, e solo poi, se questo ricordo si traduce in realtà, prendo un martello e completo l’opera di demolizione dell’impalcatura. Non siamo nati per vivere come pappagalli appesi ad un trespolo, ma per essere aquile che volano maestose al di là di ogni nuvola d’ignoranza! Caro D., la tua impalcatura sta vacillano, il terremoto ha assolto magistralmente il suo compito, ora sta solo a te decidere se terminare la sua opera o se opporti, irrigidirti e rimanere tremante in attesa della prossima scossa. I fenomeni che colpiscono il mondo fisico si ripercuotono inevitabilmente nel nostro spazio interiore, e quando questo accade, dobbiamo cercare di cogliere il messaggio che risuona in noi. Il terremoto che ha colpito l’Abruzzo mette a nudo diversi aspetti dell’animo umano. Il primo e il più grave è il suo egoismo e la brama di denaro e potere che ancora lo caratterizzano. Centinaia di morti e migliaia di sfollati causati dall’azione criminale di chi ha costruito delle baracche di cemento in una zona sismica, pienamente consapevole di quel che andava facendo. Se le cose venissero fatte con consapevolezza e amore queste immani tragedie non accadrebbero, inoltre, colgo l’occasione per sottolineare quanto sia fuori luogo il parlare di quelle persone che tirano in ballo dio o la crudeltà della natura per giustificare questi eventi. Cosa centra dio, cosa centra la natura? Se metto il sedere sulla stufa della cucina, è colpa della stufa e del fuoco l’ustione che mi provoco? Costruire case in sabbia e cemento in una zona sismica centra qualcosa con la natura? Io vedo solo responsabilità umane, stupidità, egoismo, incuria e barbarie, né dio, né santi, né madonne, come si dice da queste parti. Se tutto fosse stato costruito a dovere, forse, qualche morto ci sarebbe stato, ma questa è tutta un’altra faccenda che coinvolge un altro aspetto dell’animo umano: l’esistenza della morte e l’impermanenza delle nostre vite. Anche in questo caso l’esistenza, attraverso un terremoto, assolve magistralmente il suo compito inviando, per chi lo vuole vedere e sentire, un chiaro messaggio: “Penetrate nel segreto della vita, cercate la risposta, non dormite, svelate la verità su voi stessi e il mondo che vi circonda, perché la morte, prima o poi, verrà per tutti, ma solo coloro che avranno conosciuto, in vita, qualcosa di più grande della fine, attraverseranno l’ultima prova con un sorriso sulle labbra”. Caro D., io credo che questo terremoto sia risuonato in te come un campanello, risvegliandoti da una fede e un’idea di dio ancora fragili. Questo terremoto deve averti risvegliato pienamente la consapevolezza di come tutti noi siamo costantemente esposti alla morte, e per riflesso ti devi essere accorto di non aver ancora trovato quella sorgente viva capace di oltrepassare qualunque pensiero di estinzione e sofferenza. Bene, tutto ciò è ottimo, l’angoscia e il male sono i segugi che il divino sguinzaglia alle nostre calcagna per ricondurci a lui, come credo affermasse Kirkegaard, ed è tremendamente vero. Tu dici. “Sono sempre stato un Cristiano, Credente, famiglia cattolica, battesimo, comunione e cresima fatti e sempre una grande Fede in Dio, e rispetto per i suoi comandamenti, ma davanti a queste domande così ENORMI la paura mi assale, la tranquillità svanisce, la vita diventa un incubo, quasi come quando il diavolo cercava continuamente di tentare Gesù, ed io come LUI non voglio cedere!” Cosa significa essere un Cristiano, credere, avere una famiglia cattolica, fare la comunione, la cresima e avere sempre una grande fede? La nostra chiesa ha creato un grande teatrino di riti e vuote parole tutt’attorno a quella che per me è la vera essenza del messaggio che possiamo raccogliere dalla lettura dei Vangeli, come di moti altri testi sacri o di maestri spirituali. Lasciamo cadere la recita, abbandoniamo l’inutile e cerchiamo di penetrare nel cuore della spiritualità. Ma qual è il cuore? Per me il cuore della spiritualità è solo e unicamente la riscoperta di quella scintilla divina che arde perpetua proprio nel punto più profondo del nostro mondo interiore. Questa scintilla non può essere descritta a parole, non può essere raccontata o spiegata, ma può unicamente essere indicata. Si può indicare la via che conduce ad essa, questa via, però, non è una sentiero di acquisizione, ma un sentiero di abbandono, di demolizione di tutte quelle difese e strutture che ci impediscono di farne esperienza diretta. Caro D., tu dici di avere sempre avuto una grande fede, ma se così fosse, dal mio punto di vista, ora vivresti in uno stato di armonia e pace con te stesso, con gli altri e con Dio, il divino, il mistero, l’ineffabile o come lo vogliamo chiamare, ovviamente la parola non è la cosa, come diceva Krishnamurti. Per me la vera fede è l’essenza stessa della realizzazione del divino, pertanto non è possibile avere fede e contemporaneamente vivere nel caos e nella paura. Il problema però è che comunemente si usa dire “abbi fede” intendendo: non desistere, sappi attendere, che le cose andranno meglio. Che idiozia, questa idea distorta di fede serve solo a sorreggere la nostra vecchia, chiusa, egoistica e confusa struttura mentale. Questa fede è un atteggiamento utile, nel migliore dei casi, a non suicidarsi quando i nostri desideri vanno in frantumi, ma non certo utile alla realizzazione di una vita piena e serena, perché in armonia con l’Esistenza. Per me vivere nella fede significa esistere senza alcuna forma di resistenza, di preconcetto, di idea, né su dio, né su noi stessi, né sul mondo. Quando rimaniamo interiormente silenti, in ascolto, pronti a ricevere qualunque cosa ci venga donata, buona o cattiva, con lo stesso atteggiamento di apertura, ecco che qualcosa può accadere, qualcosa dalle viscere della nostra coscienza si può risvegliare, mostrandoci e facendoci esperire quella scintilla divina, che cancella ogni paura generata dall’idea d’impermanenza e dal pensiero di morte. Fede significa l’estinzione più assoluta del nostro personale volere, del nostro dubitare, del nostro recriminare, ma non per cieco credo, ma unicamente perché si ha profondamente compreso quanto inutile e inconcludente sia la nostra volontà, il nostro continuo volere questo e poi quello e poi quell’altro ancora. La vera fede non nasce da un dubbio represso o da una volontà personale schiacciata sotto i dogmi e i comandamenti di un dio chiacchierato da preti, papi e santoni, ma nasce dal coraggio di abbandonarsi all’infinito, all’ignoto, al misterioso. Nasce dalla massima libertà individuale e dall’annullamento totale di qualunque forma di imposizione, credo, teoria, sentiero, rotta, mappa, tracciato o guida. Vivere con fiducia è la più alta realizzazione che un essere umano possa raggiungere, è il fulcro di ogni preghiera, meditazione, pratica: è il cuore da cui ogni altro miracolo è possibile. Caro D., lascia perdere il diavolo, la tentazione e il dono della vita Eterna che Dio ci ha promesso a patto di credere in Lui! Non credere in nulla, lascia perdere l’arcobaleno della tua mente, i sui giochi, il suo dubitare e il suo ritenere, ma riversa piuttosto tutte le tue energie nella fiducia. Rimani in disparte, silenzioso, aperto a tutto, in ascolto di ogni cosa. Guarda indifferente i pensieri che vagano per la tua mente, le tue emozioni. La fiducia, la fede è un azione del cuore, è un atto che parte dalle viscere del nostro Essere. Il credere e il dubitare sono azione del pensiero, ma attraverso il pensiero non raggiungeremo mai il cuore della vita. Non credere a nulla, non dubitare in niente, limitati a godere pienamente ogni singolo istante di questa misteriosa vita rimanendo in uno stato di fiducioso ascolto. Infine dici: “Se puoi aiutami anche a fortificare la mia Fede”. Anche qui mi dispiace, ma non posso esserti di aiuto nel senso che tu intendi. Per me la fede non può essere fortificata, o c’è o non c’è. Non è qualcosa che dal poco arriva al molto, o da debole diviene forte, non è qualcosa di quantitativo, ma unicamente un qualcosa di qualitativo. La fiducia è una qualità della nostra coscienza, che nasce quando ci rendiamo conto dell’inutilità intrinseca al nostro continuo resistere ad una vita immensamente più grande, forte e saggia di noi. Caro D., se comprendi questo, dentro di te una parte della tua coscienza inizierà a porsi, nei confronti di tutto e ogni cosa, in una qualità recettiva, aperta alla comprensione, di naturale e spontanea fiducia. Questo non significa che la tua anima non continuerà ad attraversare mari in tempesta e terre selvagge, significa, però, che d’ora in poi, tutto ciò che accadrà non andrà più ad intaccare quel centro di fiducia che sempre rimane in disparte, ad osservare, sapendo di non poter patire mai nulla. Ecco allora che lentamente le onde si acquieteranno, le terre del tuo mondo interiore diverranno rigogliose e fertili, e forse i tuoi amici non si prenderanno più gioco di te, perché non vedranno più una persona impaurita che dispensa consigli, ma vedranno una persona tremendamente serena che vive in pace. Qualora in queste mie parole tu riuscissi a trovato qualcosa di vero e reale per la tua situazione, per qualunque chiarimento o ulteriore approfondimento, sono sempre a tua disposizione. Un abbraccio, Dadrim Trackback(0)
Commenti (2)
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Sulla fede in dio scritto da Renato, aprile 21, 2009
....bellissimo, veramente una giusta analisi.
Quanti D. ci sono o stanno fra color che son sospesi... Un giorno stavo pescando sott'acqua e rimasi impi- gliato con il naylon della freccia che si era infi- lata sotto una roccia.Ero in àpnea e già dovevo prendere aria, non potevo salire, avevo 4 metri d'acqua sopra di me. Mi stavo annegando. Il mio pensiero non corse verso nessun dio, solo dissi calmati Renato. Poi improvvisamente il nodo si sciolse per conto suo e potetti "riveder lo sole".... Sempre pensai che mia madre o la sua energia mi aveva aiutato.Ho voluto raccontare questo episodio, non perchè sono un miscredente ma perchè credo in una energia universale e che in noi c'è una coscienza "divina" che se sappiamo interpretarla sapremo riconoscere e interpretare il Mistero della vita e accettarla, così come accettare la morte come parte del ciclo.La vita è bella e la terra in cui viviamo è il nostro paradiso ma non tuttti ancora l'hanno capito. Scrivi commento
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Ho voluto scriverti queste parole nella speranza di poter dare anch'io il mio piccolo contributo al tuo percorso di ricerca, sperando di non sembrare arrogante.
Un caro saluto, Sandro.