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Eutanasia, testamento biologico e diritto alla vita PDF Stampa E-mail

Pomodoro a forma di cuoreTemi trattati e discussi in modo veramente assurdo quelli del testamento biologico, dell’eutanasia e del diritto alla vita. Sembra proprio che gli uomini che abbiamo al potere pensino sempre e solo in bianco o in nero, con loro o contro di loro, o forse si sentano un po’ tutti Gesù: “io sono la via, la verità e la vita”. Peccato che di Gesù ricordino solo questa affermazione, interpretandola a proprio piacere, e mai la sua infinita compassione e il suo immenso rispetto per la libertà spirituale di ogni individuo. Che i politici non facciano caso a tutto ciò ormai può anche non stupire più di tanto, ma per chi veste l’abito religioso mi sembra un’ingiustificabile comportamento, predicare amore e compassione per poi agire con durezza di cuore e dogmaticità ritenendosi unici legittimi depositari di una verità ed eticità universale, fatta però valere principalmente sul suolo nazionale italiano. Si dice che siamo in un paese democratico e non teocratico, pertanto le scelte della politica dovrebbero partire da un ascolto delle reali necessità degli individui e non dai dettami d’apparati di potere. Ma le cose non sembrano andare così. Quelli che dovrebbero essere i nostri rappresentanti nell’amministrazione della cosa pubblica sono, a tutti gli effetti, i nostri giudici e controllori. Chi oggi è al potere vorrebbe un mondo fatto di automi e di copie, mostrando, anche in questo caso, tutti i sintomi di una sindrome di megalomania al quadrato, visto che, per il caso, vestono i panni di Dio stesso. Nel libro della Genesi v’è scritto, “Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza”, per costoro vale il detto, “e il potente di turno condizionò il cittadino a sua immagine e somiglianza”. Un certo numero di individui, quando giunge al potere, sembra non distinguere più gli uomini dagli scarichi delle automobili: “tutte cose da omologare, per una questione d’ordine, di salute e morale, ovviamente!”.

Molti politici, intellettuali e sedicenti religiosi, parlano in continuazione di libertà, democrazia, responsabilità individuale e libertà di culto, ma quando un povero e semplice cittadino alza anche un solo dito per esprimere un suo profondo desiderio in merito alla sua stessa vita, ecco che tutti quei paroloni si rivelano per quello che realmente sono: strumenti di raccolta voti e fedeli. La cosa strana è, però, che oggi, Anno Domini 2009, la maggioranza degli italiani pare condividere l’idea che un essere umano abbia il diritto di decidere di poter mettere fine alla propria vita, quando questa, dal suo punto di vista, superi i limiti di un’esistenza minimamente degna d’esser chiamata tale.

Ora vorrei citare e commentare brevemente alcune delle più grandi assurdità che in questi ultimi anni ho sentito pronunciare ogni volta che si parla di quel tema che dovremmo iniziare a definire “buona morte”, perché questa è la reale traduzione di “eutanasia” dal greco. Anche su questo vi sarebbe da scrivere all’infinito, e cioè sullo stravolgimento del reale significato delle parole. Oggi infatti, grazie ad un’ottima azione mediatica di condizionamento, si è iniziato ad associare il termine eutanasia ad una sorta di omicidio medico. Tenere un moribondo in vita per anni invece non lo si definisce tortura di stato, ma accanimento terapeutico. Ora, vi rendete conto dell’assurdità del termine accanimento terapeutico? Terapia deriva dal greco e significa propriamente “guarire”, "accanimento" invece, nel dizionario etimologico è definito come: ira ostinata dei cani. Qualcuno mi sa spiegare la connessione che esiste fra l’azione di guarire una persona e l’azione irosa ostinata di un cane? Se qualcuno si accanisce non sta facendo terapia ma tortura! Tortura infatti deriva dal latino torcere, piegare, che può significare anche volgere a proprio favore. Ecco che v’è più senso. Mi accanisco su un moribondo per volgere a mio favore la situazione, per imporre a un morente il mio bisogno di non rimanere solo, di non voler accettare la fine, la morte e la solitudine. Letto così, l’accanimento terapeutico non sembra più un atto di eccessivo altruismo, ma pare più un’azione egoistica, non vi pare? Ognuno lo legga come più gli piace, l'iportante è sempre e comunque che lo legga per sè e non per gli altri.

Torniamo alle assurdità che ho sentito in questi anni altrimenti non la finiamo più.

Una è questa: “Se lo Stato acconsente l’eutanasia (la buona morte), in poco tempo avremo uno spaventoso aumento dei suicidi”.

Ma io dico, solo un demente può affermare una cosa simile. Secondo questo grande pensatore la gente ora non si suicida solo perché la legge non lo consente! Allora dovrebbe valere anche l’idea che, qualora vi fosse una legge che acconsente alla depressione, un gran numero di persone sprofonderebbe immediatamente in depressione. Sembra venir fuori che la nostra vita emotiva è una cosa che possiamo comandare attraverso la promulgazione di leggi. Fantastico!!!, niente più farmaci, niente più psicologi, niente più mistici, niente più religioni, niente più filosofia: solo e soltanto comandi, ordini, leggi, perché la vita è bianca o nera, e per quei soggetti che arrivano a dire cose del genere, meglio se è bianca, ma di quel bianco che dicono loro!!!

Ovviamente il “grande psicologo” che ha affermato ciò, probabilmente non sa nemmeno che molti altri paesi hanno già approvato delle leggi che permettono una buona morte, e che l’ecatombe preannunciata non s’è verificata. Ma so già cosa mi direbbe “l’emerito scienziato filosofo” dell’assurdo: “Questa non è una prova scientifica”. Ed io sono già pronto a riconoscere la sua sapienza, perché ha perfettamente ragione: per l’Italia valgono sempre e solo altre leggi, quelle delle persone come costui ovviamente!

Ho sentito dire poi che Papa Giovanni Paolo II è stato un esempio di cosa significhi vivere e morire nel dolore da veri cristiani. Ora, prima cosa non capisco perché codesti cristiani non possono morire come meglio credono rispettando le idee altrui. Seconda cosa, è sempre facile scaricare significati e simboli sulla vita dei morti, visto che fino a prova contraria l’ultimo caso di resurrezione di cui si sia discusso seriamente è stato quello di Gesù, e sino ad ora nessun Papa pare esser stato in gradi di emularlo in questo. Terza cosa, mi sembra come minimo inopportuno paragonare il cammino verso la morte di Giovanni Paolo II, sicuramente grande anima e grande uomo, ma non certo indigente e poco assistito, con la fine che stanno facendo tante persone sole, povere e male assistite in uno dei tanti nostri, altrettanto poveri, ospedali. Mi sembra poi ancor più inopportuno costringere altri esseri umani a leggere un certo tipo di dolore entro le logiche di emulazione della vita del Cristo. Logiche, peraltro, derivanti da un certo tipo di esegesi, che come tutte le interpretazioni è cosa puramente soggettiva. Ma la vita si sa, o è bianca o è nera, meglio se bianca e di quel bianco che dicono loro!

Vi sarebbero troppe altre assurdità su cui discutere, ma credo sia meglio parlare del buon senso che alberga in ogni uomo. Per me è buon senso permettere ad ogni individuo di decidere quando la sua vita sia ormai giunta al suo apogeo. Uso volontariamente la parola apogeo, poiché credo che un essere umano che ha saputo cogliere la bellezza di questa esistenza quando era in salute, sappia anche cogliere la grandezza dell’ultimo passo che si compie prima di voltare pagina. Non comprendo infatti quel lugubre pensiero che caratterizza proprio la visione di quelli che dovrebbero esser più sereni al cospetto della morte, dato che in questa vedono un ritorno al Padre, ma forse di questo ritorno non ne sono molto convinti!?

Credo pertanto sia saggezza smettere di leggere la morte come un evento nefasto, come la sconfitta della vita, un’offesa al creatore o altre stramberie, e iniziare a comprendere la complementarità che sussiste fra la vita e la morte, l’essere e il non essere, il creatore e il distruttore. Per quanto riguarda poi proprio coloro che dovrebbero avere un’esperienza o un’intuizione del divino, leggo unicamente come prova d’un fallimento spirituale l’eccessiva resistenza al morire. Trovo poi incomprensibile sostenere che l’eutanasia sia un atto umano contro le leggi divine, quando un paziente, per esser mantenuto in vita, deve rimanere collegato a decine di macchine massimamente umane e minimamente divine. Non ricordo infatti di aver mai sentito che nel giardino dell’Eden vi fosse anche un rivenditore di tecnologia biomeccaniche. Vedete l’assurdità, queste persone dividono la vita in umana e divina, così nascono tutti questi stupidi ragionamenti. La vita è una, l’unica cosa rilevante è saperla vivere con intelligenza e sensibilità. Dio è tanto nella macchina quanto nell’uomo e nella natura, infatti se l’uomo è un essere divino, la macchina che deriva dall’uomo sarà altrettanto prodotto divino: il vero problema sta unicamente nell’avere o meno l’intelligenza per saperla usare ugualmente divinamente.

Per me è inoltre buon senso lasciare che un genitore decida di porre fina alla vita della sua figliola, dopo averla vista deperire in maniera irreversibile per anni ed essersi sentito dire che non v’è più alcuna speranza. Chi ha sofferto e sperato per anni al capezzale di quell’anima? I nostri legislatori o suo padre, sua madre, suo marito, il suo compagno e i suoi amici?

Perché le leggi non le discutono mai i diretti interessati?

Concludo consigliando, a tutti quegli uomini che devono assumersi il peso di scelte che influiscono sulla vita di milioni di persone, di non trasformarsi mai negli esecutori dei sentimenti e delle esistenze altrui quando non ci si può anche prendere l’onere di portare il peso delle nostre azioni. Infatti, quando un pensiero diviene azione, ma le conseguenze di tale azione non ricadono anche sul pensatore stesso, un tale pensiero non diviene mai un esperienza di chi l’ha partorito, ma diviene unicamente un’azione irriflessa che ricade su altri esseri umani, usati in questo modo come cavie per esperimenti di ingegneria sociale! Ma la società non è composta da topi, meno che meno da mattoni e putrelle, pertanto, prima o poi le cavie escono dalla gabbia e si accaniscono, questa volta sì “terapeuticamente”, contro gli l’esecutori degli esperimenti.

Questo è l’eterno male che genera il potere quando si manifesta attraverso “geometrie sociali piramidali”. Chi detiene il potere fa le leggi, la base le deve rispettare, i vertici le possono dimenticare. Ma la base è sempre più grande del vertice, quindi, il giorno in cui la base non sopporta più l’eccessivo peso esercitato dalle pulci parassite che siedono sopra di lei, con un leggero colpo di reni, tutto quel che è sopra finisce sotto terra. Peccato che nel giro di poco tempo dalla base spuntino nuove pulci desiderose di sedere ai vertici, e così il girotondo riprende senza sosta. Quando ci stuferemo di tutto questo triste spettacolo? Forse il giorno in cui inizieremo ad avere più rispetto per la dignità e la libertà di ogni singolo individuo, a prescindere dal suo conto in banca e dal suo potere politico. Forse quel giorno smetteremo di riversare nelle mani di pochi le responsabilità e le scelte che spettano a ciascuno.

Dadrim

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Commenti (1)Add Comment
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scritto da Satellite, febbraio 26, 2009
Quale tipo di società è quello giusto? Siamo presi talmete male che non saprei più districarmi in mezzo a tutto sto casino. Nelle scuole ci insegnano vari modelli di società, ci incasellano in popoli, etnie, razze, tipi di cultura, ma non ci chiedono mai la nostra opinione. Non ci chiedono se per noi le cose vanno bene così, non ci spronano a riflettere, a capire gli errori del passato. Hai ragione che le cose ormai sono o bianche o nere, peccato che, secondo me, la vita è fatta di colori. Ma questo blog è coloratissimo!

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