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Alessia ha scritto: Ciao caro Dadrim, sono Alessia, quella che aveva terribili problemi di insonnia e depressione, intanto ti voglio ringraziare perché le tue parole sono sempre un balsamo per le mie ferite interiori e trovo moltissime indicazioni utili su come cercare di curarle. Ora sto molto meglio e ho capito che non bisogna fuggire la sofferenza, ma usarla per capire meglio noi stessi ed apprezzare maggiormente la vita. D'altra parte l'estate non sarebbe altrettanto bella se non ci fosse l'inverno.
Il mio umore è molto migliorato e vivo più serenamente anche i momenti di crisi. E' un pò come nello yoga, quando devi tenere delle posizioni difficili alla fine impari a rilassarti per soffrire meno e poi con l'abitudine diventano addirittura piacevoli e così penso sia nella vita, se nei momenti difficili aggiungi anche la tensione e l'agitazione stai male due volte e non arrivi a capirne l'intrinseca bellezza. Con l'insonnia va molto meglio, da che quando non dormivo mi agitavo e mi innervosivo ed ero preda di ansia e paura, piano piano ho imparato a rilassarmi anche se non riuscivo a prendere sonno e così via via fino a che riuscivo a crollare finalmente grazie al fatto che comunque bene o male la vivevo senza angoscia. Ho notato però che quando mi capita per esempio di stare a casa in malattia o in ferie o nei fine settimana dormo molto meglio e profondo, quando invece so che devo andare al lavoro mi prende una sottile inquietudine e non capisco perché, ma ho come la sensazione che debba sempre succedere qualcosa di terribile...Ora in effetti c'è da dire che mi trovo in una situazione lavorativa non ottimale per me, in quanto devo occuparmi di vendita e consulenza di prodotti e servizi finanziari e io personalmente non sono tanto portata per le relazioni con il pubblico, né tanto meno sono un'abile venditrice...inoltre non ho avuto una sufficiente formazione per potermi sentire preparata, tranquilla e sicura di me. Perché non cambi lavoro dirai tu, ma a parte il fatto che oggi non è una cosa tanto facile, diciamo che insisto perché mi metto alla prova e cerco così di superare alcuni miei limiti e paure. Mi capita di sentirmi sempre inadeguata e anche quando magari riesco bene a fare qualcosa e sento un po' più di sicurezza in me stessa e di soddisfazione personale,il giorno dopo tutto torna come prima ( come se la carrozza si ritrasformasse in zucca di Cenerentola!) e riaffiorano nuovamente le mie angosce e paure di qualcosa di indefinito e terrificante. Ho sempre paura di fare tutto, di sbagliare, di non essere all'altezza anche se magari ho colleghi che sono pure meno preparati di me, ma che vivono il lavoro con molta più serenità. Quando poi mi trovo a fare le cose e ad affrontarle mi accorgo che in fondo non era così terribile come avevo pensato, ma poi zac! ecco che il giorno dopo , o meglio durante la notte, ricompaiono scenari terrificanti...potrebbe secondo me forse essere collegato al fatto che la morte di mio padre e di mia nonna quando ero piccola sono state da me vissute in modo estremamente tragico perché tenuta all'oscuro dei fatti reali, ho vissuto un clima di paura e incertezza perché non capivo cosa stesse succedendo. E' l'unica spiegazione che mi viene in mente, tu cosa ne pensi? Grazie e un caro saluto Dadrim ha risposto: Ciao Alessia, bentornata! Per quanto riguarda la spiegazione che ti sei data ai tuoi problemi non ho alcun modo per sapere se sia corretta o meno, ma quel che so è che le spiegazioni non sono mai risolutive. Non è attraverso la ricostruzione dei nostri eventi passati e la loro connessione, più o meno corretta, che possiamo dissolvere le sofferenze che abitano il nostro presente. Perché il nostro presente è inquieto? Per risolvere questa domanda, se usiamo il pensiero, possiamo unicamente iniziare a scandagliare il nostro passato per cercare di cogliere eventi traumatici da poter ipotizzare come causa dei nostri incubi presenti. Ma qualora dovessimo cogliere, nelle soffitte della memoria, alcuni episodi, cosa ce ne faremo poi? Quando iniziamo a pensare di aver capito, il nostro presente si modifica? Solitamente no! Il presente può modificarsi unicamente grazie ad azioni che fondano la loro realtà e forza nel presente stesso. Immaginiamo una vera e propria ferita presente sulla nostra mano, qui ed ora, che ci provoca un immenso dolore ogni volta che la muoviamo. Stranamente, immediatamente non ricordiamo la sua causa, ma dopo un po' di sforzi mentali, eccola, qualche ora prima pulendo i piatti ci siamo feriti rompendo un bicchiere nel lavello. Ora che sappiamo iniziamo a chiederci come sia potuto succedere, cosa ha determinato tale distrazione, iniziamo a chiederci come sia possibile evitare che questo dolore continui, ci chiediamo cosa possiamo fare per non sentirlo più, forse dobbiamo tornare sul lavello e rivedere la scena. Forse rivedendo il luogo del trauma il dolore della nostra ferita verrà superato. Ecco cosa succede di solito quando tentiamo di risolvere i nostri problemi. Cadiamo in un vortice di parole, di spiegazioni, di domande, di ipotesi e di tentativi astratti, speculativi senza fine e senza senso. Il guaio è che vogliamo unicamente eliminare il dolore della ferita, non vogliamo curarla veramente. Ma l'unica cosa che ci può salvare non è eliminare il dolore, ma fermare l'emorragia, magari dovendo dare anche dei punti di sutura, cosa che può ovviamente implicare altro dolore. Con queste parole voglio semplicemente dire che più ci focalizziamo sulla nostra percezione di disagio più non riusciamo a vedere ciò che effettivamente genera il disagio. Il nostro malessere è unicamente un sano segnale di allarme che il nostro organismo ci sta inviando. Il nostro malessere ci sta dicendo: “ti prego presta massima attenzione perché qualcosa è fuori posto”. Dobbiamo imparare a guardare cosa ci vuole comunicare il nostro dolore smettendo d'interpretarlo come un problema da eliminare. Se troviamo il modo di eliminare il dolore senza aver visto il messaggio che si nasconde in lui, finiremo per morire dissanguati, magari senza sentire alcun male, ma quando si è morti si è solo morti. Cosa possiamo fare allora per curare la nostra ferita alla mano? Il dolore ci avvisa che qualcosa non va... guardiamo nel presente, nel qui ed ora, cos'è e dov'è questo qualcosa che non va... poi prendiamo ago e filo e cuciamo la ferita. Il dolore rimarrà ancora per un po', ma il vero guaio è stato risolto. Solo l'azione immediata e diretta sul fatto è risolutiva, mai le speculazioni sul fatto. Trasportando tutta questa metafora nella nostra dimensione interiore, i fatti che osservi e senti sono: percezione d'inadeguatezza... angosce e paure per qualcosa d'indefinito... pura di fare tutto sbagliato, di non essere all'altezza. Questi sono i sintomi, questo è il dolore della ferita alla mano, ma la ferita qual'è, dov'è? Posso avere paura di qualcosa che non conosco? Se cade un coppo da un tetto e mi sfiora poi frantumandosi in mille pezzi quando impatta con il suolo, ho paura prima che il coppo cada o la paura nasce quando tutto è accaduto ed io inizio ad immaginare cosa poteva accadermi? Ovviamente la paura nasce solo dopo, quando il mio pensiero può proiettare qualcosa, mai prima, mai quando il mio pensiero è assente, privo della possibilità di proiezione. Le cose possono essere fatte bene o male, se vengono bene non c'è problema, se vengono male dall'errore impariamo a migliorarci. Senza errori non c'è crescita, non c'è evoluzione. Perché quando il nostro pensiero ipotizza la non riuscita di qualcosa in noi affiora la paura. Di cosa abbiamo paura? Di sbagliare? Ma perché abbiamo paura di sbagliare? Se ci osserviamo con estrema attenzione nell'esatto istante in cui tutto questo processo di proiezioni mentali ed emotive viene in essere riusciamo a scoprire sempre più cose, riusciamo a conoscerci sempre più. Ma per fare ciò non dobbiamo avere paura di guardare le nostre paure, non dobbiamo desiderare di evitare il dolore, di metterci in situazioni che ci creano disagio. Con questo non dico nemmeno che dobbiamo desiderare il dolore, ma dovremmo semplicemente provare a rimanere in disparte, leggermente distanziati dall'accadere dei fatti. In fin dei conti per poter osservare qualcosa è sempre necessaria una certa distanza. Detto questo, ciò che ci può liberare è la nostra diretta osservazione di quel che accade dentro di noi. Se ti osserverai con attenzione probabilmente inizierai a vedere che dietro la paura che crea l'idea di sbagliare hai un pensiero di te come di una persona che non si può mai permettere alcun errore, che deve sempre essere adeguata, che deve sempre essere all'altezza. Ecco allora che non hai paura di sbagliare, ma hai paura di non rispecchiarti più in quell'immagine di te che ti sei costruita o che ti hanno aiutato a costruire (ma il come e il perché sia nata non ci interessa poi tanto), e che ora subisci proprio perché non vi poni una distanza. Devi poterti rispecchiare nelle relazioni e nelle tua azioni sempre attraverso quell'immagine che vive dentro di te, ma ovviamente la realtà non è fatta per corrispondere alle nostre fantasie su noi stessi, e più comprendiamo ciò più in noi crescono ansie e paure, almeno sino a quando non troviamo il coraggio di affrontare la vita nudi, senza idee aprioristiche. Forse le cose stanno così, ma forse stanno in maniera diversa, l'unica cosa che conta è il tuo entrare sempre più in profondità nel tuo essere. Lì incontrerai faccia a faccia quel che si nasconde. Più entrerai dentro di te e inizierai a vedere direttamente i pensieri che danno origine al vortice delle tue angosce, più capirai che non v'è alcun motivo per continuare a dare energia a questi pensieri. A quel punto inizierai a distanziartene siano a quando questi perderanno la loro influenza. Noi in realtà non abbiamo mai paura del giudizio delle persone, ma abbiamo paura del giudizio che noi diamo al giudizio delle persone. Datti la possibilità di essere quella che sei, né capace né incapace, né adeguata né inadeguata, semplicemente una persona che in ogni istante vive pienamente e liberamente tutto quel che accade, con tutte le sue capacità, senza voler essere di più o di meno, senza alcune idea di come dovrebbe essere o non essere. Quando poi ti trovi a fare le cose e ad affrontarle ti accorgi che in fondo non era così terribile come avevi pensato, ma poi zac! Il giorno dopo, o meglio durante la notte, ricompaiono scenari terrificanti. Per quanto riguarda la notte sono certo che più inizierai a vedere i pensieri profondi che ti controllano durante il giorno e a distanziartene, più inizierai a dormire serenamente. Perché sogniamo? Semplicemente perché durante il giorno non ci possiamo permettere di vivere, sentire ed affrontare tutte le spinte che si muovono in noi. Più lascerai affiorare alla tua consapevolezza il meccanismo del tuo conflitto interiore e più questo svanirà dal tuo mondo onirico. Così potrai essere finalmente quella che sei smettendo di dover essere qualcosa o qualcuno. Essere se stessi significa non avere alcuna idea su chi siamo poiché di momento in momento rispondiamo alla vita unicamente grazie alla nostra sensibilità. L'essere non ha confini, la personalità è una prigione dalle mille stanze! Sono certo che con ancora un po' di fiducia e coraggio anche queste ultime antiche paure si dissolveranno. Un abbraccio, Dadrim
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